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	<title>Total Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Nov 2025 05:53:10 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Total Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Mozambico, torna l&#8217;incubo Isis a Cabo Delgado: 50mila persone in fuga</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-torna-lincubo-isis-a-cabo-delgado-50mila-persone-in-fuga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 05:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1648" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mozambico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp 1648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-300x166.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1024x565.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-768x424.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1536x848.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-600x331.webp 600w" sizes="(max-width: 1648px) 100vw, 1648px" /></p>
<p>Gli islamisti colpiscono nel Nord del Mozambico con una frequenza quasi quotidiana, spesso in più comunità nello stesso giorno. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-torna-lincubo-isis-a-cabo-delgado-50mila-persone-in-fuga.html">Mozambico, torna l&#8217;incubo Isis a Cabo Delgado: 50mila persone in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1648" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mozambico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico.webp 1648w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-300x166.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1024x565.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-768x424.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-1536x848.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/mozambico-600x331.webp 600w" sizes="(max-width: 1648px) 100vw, 1648px" /></p>
<p>Nel <strong>Nord del Mozambico, tra Nampula e Cabo Delgado</strong>, una violenza che sembrava attenuarsi è tornata a travolgere intere comunità. In poche settimane oltre cinquantamila persone sono scappate dai villaggi di Memba, inseguite dalla paura di nuovi assalti e dalla certezza che gli insorti non fanno distinzioni: bruciano case, distruggono scuole, saccheggiano negozi, rapiscono bambini. È una fuga disordinata, fatta di donne e bambini che percorrono chilometri verso l’interno, dove le strutture che li accolgono sono già sovraffollate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno degli insorti e l’assenza dello Stato</h2>



<p>Dopo una breve pausa, gli insorti sono riapparsi a Memba il 10 novembre. Da allora colpiscono con una frequenza quasi quotidiana, spesso in più comunità nello stesso giorno. Danni materiali enormi, paura diffusa e l’idea, confermata dal governatore <strong>Eduardo Abdula</strong>, che non si tratti di una migrazione spontanea ma di un’espulsione forzata: famiglie cacciate dalle loro terre. E mentre si raccolgono i primi cinquanta mila sfollati, altre migliaia potrebbero arrivare.</p>



<p>La situazione sanitaria precipita. Il colera, già presente con centinaia di casi, trova terreno fertile tra rifugi precari, mancanza di acqua e piogge imminenti. È un’emergenza che rischia di trasformarsi in una catastrofe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cabo Delgado: una guerra di otto anni</h2>



<p>Il dramma di Nampula si somma alla crisi storica di <strong>Cabo Delgado, dove da otto anni gli insorti affiliati allo Stato Islamico agiscono con brutalità</strong>: decapitazioni, sequestri, assalti alle città. A settembre il gruppo ha lanciato una nuova offensiva nella sua ex roccaforte di Mocimboa da Praia, provocando altri novantatremila sfollati. Gli analisti di ACLED stimano che l’undici per cento delle azioni violente globali dell’IS nel 2025 sia avvenuto proprio in Mozambico. Il Paese è diventato uno dei poli africani dell’estremismo jihadista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tagli agli aiuti e vuoti pericolosi</h2>



<p>A complicare tutto, i tagli ai programmi di assistenza degli Stati Uniti. Lo smantellamento dell’USAID deciso a gennaio ha cancellato o ridotto drasticamente iniziative dedicate alla prevenzione dell’estremismo, soprattutto in aree dove i giovani, senza opportunità, finiscono reclutati dagli insorti. Ex funzionari dell’Agenzia lo dicono apertamente: <strong>la fine dei programmi ha creato uno spazio che i gruppi jihadisti hanno riempito con facilità.</strong></p>



<p>Anche gli aiuti delle Nazioni Unite sono insufficienti: i fondi arrivati coprono appena un quinto di quanto richiesto per il 2025. Il Programma alimentare mondiale ha dovuto ridurre gli assistiti da un milione a poco più di trecentomila persone, lasciando indietro centinaia di migliaia di sfollati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso delle risorse: gas e instabilità</h2>



<p>Il cuore del paradosso mozambicano è tutto qui: a pochi chilometri dalla crisi umanitaria si trovano giacimenti di gas naturale tra i più promettenti dell’Africa. Colossi come TotalEnergies ed ExxonMobil hanno investito miliardi nel progetto di Afungi, vicino a Palma. <strong>Ma lo sviluppo è continuamente frenato dall’instabilità.</strong> Il solo attacco del 2021 ha costretto a sospendere i lavori e a evacuare tecnici e operai. Ora <a href="https://it.insideover.com/guerra/massacri-in-mozambico-total-denunciata-in-francia.html">TotalEnergies</a> lascia intendere che potrebbe revocare la “forza maggiore”, ma la ripresa dipende dal ritorno della sicurezza. E quando la sicurezza è così fragile, ogni decisione diventa un azzardo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>Il Nord del Mozambico non è solo teatro di una crisi locale. È un crocevia dove estremismo, povertà, fragilità istituzionale e interessi energetici globali si sovrappongono. Le fughe di massa, i villaggi incendiati e le scuole distrutte sono il sintomo più evidente di <strong>uno Stato che non riesce a controllare una parte del proprio territorio.</strong> Finché la comunità internazionale non investirà con continuità nella stabilizzazione – e non solo nelle emergenze – questa crisi continuerà a ripresentarsi, ogni volta più devastante della precedente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/mozambico-torna-lincubo-isis-a-cabo-delgado-50mila-persone-in-fuga.html">Mozambico, torna l&#8217;incubo Isis a Cabo Delgado: 50mila persone in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Massacri in Mozambico, Total denunciata in Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/massacri-in-mozambico-total-denunciata-in-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 15:13:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-600x450.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>TotalEnergies è sotto attacco nel suo Paese d&#8217;origine, la Francia, dopo che&#160; il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr) ha presentato una denuncia alla Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizione forzata nel quadro dell&#8217;attivit.à del colosso transalpino in Mozambico, Paese ove nel 2021 l&#8217;insorgenza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/massacri-in-mozambico-total-denunciata-in-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/massacri-in-mozambico-total-denunciata-in-francia.html">Massacri in Mozambico, Total denunciata in Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TOTAL-MOZAMBICO-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>TotalEnergies è sotto attacco nel suo Paese d&#8217;origine, la Francia, dopo che&nbsp; il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (Ecchr) ha presentato una denuncia alla Procura nazionale antiterrorismo francese (Pnat) per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizione forzata nel quadro dell&#8217;attivit.à del colosso transalpino in Mozambico, Paese ove nel 2021 l&#8217;insorgenza dello Stato Islamico a Cabo Delgado spinse il governo di Maputo a intervenire con la mano pesante della repressione e in cui TotalEnergies è accusata di aver permesso che nei suoi stabilimenti avvenissero veri e propri massacri di civili, spesso in fuga dalle orde ribelli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le violenze in Mozambico</h2>



<p>Nel marzo-aprile 2021 l&#8217;assalto dell&#8217;Isis mozambicano a <strong>Palma, città della provincia settentrionale di <a href="https://it.insideover.com/energia/mozambico-le-multinazionali-il-denaro-italiano-e-il-gas-insanguinato-di-cabo-delgado.html">Cabo Delgado,</a> al confine con la Tanzania</strong>, provocò un vero e proprio shock in Mozambico e spinse Total a sospendere le sue operazioni in loco, minacciando il ritiro dai grandi progetti di <strong>estrazione del gas naturale che sono vitali per l’economia di Maputo</strong>. Dal 2019, infatti, Total aveva in campo un enorme investimento per realizzare impianti di estrazione del gas naturale e un terminal di esportazione del <strong>gas naturale liquefatto (Gnl) nella penisola di Afungi, </strong>nella provincia di Cabo Delgado. Come ha scritto <em>Politico.eu, </em>il piano “insieme allo sviluppo di un secondo giacimento di gas da parte di ExxonMobil, era considerato il <a href="https://www.afdb.org/sites/default/files/documents/projects-and-operations/mozambique_-_mozambique_lng_area_1_-_psn_compressed.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">più grande investimento privato</a> mai realizzato in Africa, con un costo totale di 50 miliardi di dollari”, ma è rimasto fermo dall’attacco dell’Isis, sostenuto da volontari somali di Al-Shabaab, a Cabo Delgado.</p>



<p>Il piano per Mozambique LNG, la joint venture per l&#8217;estrazione di gas guidata da Total, fu contrastato dall&#8217;Isis, desideroso di provocare il collasso economico del Paese africano colpendo le regioni produttive sul piano energetico. L&#8217;assalto a Palma portò dunque grande apprensione a Total, e fu il campanello d&#8217;allarme che portò alla vigorosa controffensiva del Mozambico, sostenuto dai combattivi militanti <a href="https://www.mod.gov.rw/news-detail/mozambique-defence-minister-receives-the-incoming-rwanda-security-forces-joint-task-force-commander">del <strong>Ruanda</strong></a><strong> e da truppe fornite da Tanzania, Sudafrica, Botswana e Lesotho nel quadro della missione della Comunità per lo Sviluppo dell&#8217;Africa Australe (Sadc).</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse a Total</h2>



<p>Ebbene, secondo l’Ecchr nel quadro della controffensiva si verificarono massacri che la Total non avrebbe in alcun modo impedito proprio in prossimità dei suoi siti. <a href="https://www.politico.eu/article/totalenergies-mozambique-patrick-pouyanne-atrocites-afungi-palma-cabo-delgado-al-shabab-isis/">Nella sua inchiesta per <em>Politico.eu, </em>in particolare Alex Perry ha denunciato</a> che le truppe della Joint Task Force, l&#8217;unità dell&#8217;esercito mozambicano che forniva protezione ai lavori di Total, avrebbero trattenuto in condizioni brutali dentro dei container, picchiato, abusato e ucciso decine di civili che erano scappati dal fuoco incrociato con i jihadisti, accusandoli di essere sostenitori occulti dell&#8217;Isis. Almeno 97 civili sarebbero morti, ma per alcune scuse sarebbero il doppio. L&#8217;accusa degli attivisti è che Total sapesse ciò che stava accadendo, e Ecchr fa anche riferimento al caso <strong>di un’altra </strong><a href="https://www.lemonde.fr/en/le-monde-africa/article/2025/03/15/french-prosecutors-launch-manslaughter-probe-against-totalenergies-over-mozambique-attack_6739177_124.html"><strong>indagine aperta dalla Procura di Nanterre riguardo l’operato di Total in Mozambico</strong></a><strong>.</strong></p>



<p><strong>Sostanzialmente, l’azienda di Courbevoie </strong>è accusata di aver chiuso un occhio sull’operato dei militari mozambicani che proteggevano i suoi asset con l’obiettivo di ottenere una rapida e sbrigativa fine del problema Isis nella regione. <a href="https://ca.news.yahoo.com/total-faces-war-crimes-allegations-100215717.html">Total nega ogni responsabilità</a> e bisognerà capire se la procura francese darà seguito alla denuncia, che però riapre <strong>una ferita mai sanata nella recente storia africana. Quella di Cabo Delgado </strong>è stata, e continua a essere, una guerra insurrezionale brutale su ogni fronte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Una guerra devastante per i civili</h2>



<p>Da un lato, l’insorgenza dell’Isis guidato in loco dal comandante Abu Yasir Hassan si è <strong>nutrito tanto del fanatismo religioso quanto del distacco dallo Stato centrale </strong>degli abitanti di Cabo Delgado, provincia povera e dimenticata del Mozambico, e ha <strong>provocato violenti massacri</strong>, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2020/11/10/isil-linked-attackers-behead-50-people-in-northern-mozambique">decapitazioni di massa</a> e <a href="https://www.theguardian.com/world/2021/mar/16/isis-linked-militants-beheading-children-in-mozambique-says-aid-group">uccisioni di bambini</a> comprese. Dall’altro, il ristabilimento dell’autorità legittima è stato spesso accompagnato da violenze di <strong>rango non secondario, in un brutale semplificazionismo </strong>che ha spinto i militari mozambicani e i loro alleati a accanirsi su avversari e civili senza distinzione, con una foga sospetta se non si pensasse alla volontà di ristabilire quanto prima lo status quo e, dunque, gli affari energetici. In totale, almeno 6mila i morti accertati nell&#8217;insorgenza dal 2017 a oggi.</p>



<p> La denuncia a Total arriva proprio mentre il gruppo energetico francese si sta <a href="https://www.lemonde.fr/en/environment/article/2025/03/15/trump-administration-backs-totalenergies-controversial-gas-megaproject-in-mozambique_6739164_114.html">preparando a far ripartire il progetto</a>, sostenuta da un corposo prestito di 4,7 miliardi di dollari <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-10-25/totalenergies-makes-call-to-end-force-majeure-at-mozambique-lng">della Export-Import Bank degli Usa</a> nonostante il parere contrario della società civile di molti Paesi. <strong>Si apre un mosaico complesso, tra ricordi di violenze mai sanate e una giustizia che tarda a emergere</strong>. Ma un dato di fatto è chiaro: a Cabo Delgado i civili sono o oggetto di dinamiche violente o una componente sullo sfondo, in un grande gioco di affari e sangue che appare sempre più difficile comprendere appieno.</p>



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		<title>La Francia non molla la Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-francia-non-molla-la-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 14:34:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Undici anni dopo aver inaugurato i bombardamenti contro il colonnello Muammar Gheddafi, all’epoca principale alleato dell’Italia nel Mediterraneo, la Francia non ha alcuna intenzione di mollare la Libia. Il portavoce dell’attuale governo libico di unità nazionale, Mohamed Hamuda, lo ha detto apertamente: Parigi sta investendo cinquanta volte più di Roma nel settore delle fonti rinnovabili &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-non-molla-la-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/Agenzia_Fotogramma_IPA14534234-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Undici anni dopo aver inaugurato i bombardamenti contro il colonnello <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a>, all’epoca principale alleato dell’Italia nel Mediterraneo, la <strong>Francia</strong> non ha alcuna intenzione di mollare la <strong>Libia</strong>. Il portavoce dell’attuale governo libico di unità nazionale, <strong>Mohamed Hamuda</strong>, lo ha <a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-parla-a-roma-il-portavoce-del-governo-dabaiba-noi-pronti-a-favorire-la-stabilita-del-paese/">detto</a> apertamente: Parigi sta investendo <strong>cinquanta</strong> volte più di Roma nel settore delle fonti rinnovabili di energia.</p>
<p>Il dibattito sulla Libia in Italia verte quasi esclusivamente sulla questione migratoria. Eppure, siamo i primi importatori del <strong>petrolio</strong> libico, un greggio leggero, altamente puro e richiesto, a basso contenuto di zolfo, perfetto per la raffinazione. Importiamo anche <strong>gas naturale</strong>, nella quantità di circa 3-4 miliardi di metri cubi all’anno, meno della metà rispetto ai <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/cosa-e-greenstream.htm">9,4 miliardi</a> di metri cubi del periodo antecedente all’intervento militare della <strong>Nato</strong>. Sviluppare l’energia “pulita” nell’ex <em>Jamahiriya</em> di Gheddafi significherebbe liberare quantità di gas per l&#8217;Italia. Ma se l’instabilità politica e la mancanza di sicurezza frenano gli investimenti italiani, l’industria francese sembra poter sfruttare la situazione a suo vantaggio.</p>
<h2>La provocazione del portavoce</h2>
<p>“Incoraggiamo le aziende italiane a investire nelle energie da fonti rinnovabili, come ha fatto <strong>Total</strong>, che sta realizzando un impianto a energia solare della capacità di <a href="https://www.libyaherald.com/2022/05/libya-and-total-energy-sign-preliminary-agreement-to-establish-500-mw-solar-power-project/">500 megawatt</a>”, ha <a href="https://www.youtube.com/watch?v=592LySveEwc&amp;ab_channel=SpecialeLibia">detto</a> il portavoce ufficiale del governo libico in occasione della conferenza stampa “Nuove strade per la stabilità del Mediterraneo, una prospettiva dalla Libia” svolta il 26 luglio nel Senato italiano. “Per la verità anche l’Eni aveva un altro progetto. Stava pianificando di realizzare una centrale solare sempre a Rubiana, nel deserto libico, con la capacità di 10 megawatt”, ha aggiunto Hamuda, secondo quanto riportato dall’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/62dfb2367c75f9.45917651/4011687/2022-07-26/libia-portavoce-gun-incoraggiamo-aziende-italiane-a-investire-in-rinnovabili">Agenzia Nova</a></em>. Come a dire: Francia batte Italia 500 a 10. E’ ovviamente una <strong>provocazione</strong>. L’azienda di San Donato Milanese ha pronto da tempo un massiccio piano d’investimento del valore di <strong>5 miliardi di dollari</strong> in Libia, ma procede giustamente con cautela. Non solo Eni, ma anche <strong>Ansaldo</strong> è in grado di aumentare la produzione elettrica libica con un mix di strumenti (a partire dalle energie da fonti rinnovabili, ma anche fornendo turbine per le centrali elettriche) e liberare quote di gas aggiuntivo in Italia, ma l’instabilità politica in Libia è serio un ostacolo.</p>
<h2>La Francia rientra in partita?</h2>
<p>La Francia, al contrario, sembra intenzionata a giocare la sua partita in Libia nonostante i rischi. Parigi era uscita fuori dai radar in Libia dopo una <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-errori-libia.html">lunga serie di scivoloni</a>: dall’annuncio in pompa magna di elezioni “entro dicembre 2018” (mai tenute), al fermo dei consiglieri militari in fuga dalla Tripolitania (negato senza troppa convinzione), fino alla scoperta di <strong>missili francesi</strong> nel quartier generale del generale <strong>Khalifa Haftar</strong> (ammessa con imbarazzo). Il <strong>doppio gioco</strong> portato avanti da Parigi – da un lato con i governi legittimi riconosciuti dalle Nazioni Unite, dall’altro sul terreno con l’uomo forte della Cirenaica, il generale <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Haftar</a>, recentemente ritenuto responsabile di <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-generale-haftar-condannato-per-crimini-di-guerra.html">crimini di guerra</a> in una causa civile negli Stati Uniti – non ha ancora portato i frutti sperati. Ora, nel caos della Libia dove due governi si contendono il potere sostenuti da milizie rivali, Parigi spera di recuperare il terreno perduto. Chiunque salirà al governo in Italia dopo il <strong>25 settembre</strong> sarà chiamato a difendere la posizione di <a href="https://www.agenzianova.com/news/libia-litalia-e-tornata-a-essere-il-primo-partner-commerciale-nel-2021/">primo partner commerciale</a> riconquistata a fatica nel 2021 non solo dall&#8217;assalto dei cugini d&#8217;oltralpe, ma anche dalla <strong>Turchia</strong> e dalla <strong>Cina</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-francia-non-molla-la-libia.html">La Francia non molla la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dal Medio Oriente all&#8217;Africa: Total rafforza la proiezione della Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Sep 2021 07:32:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle ultime settimane la Francia di Emmanuel Macron sta manifestando la sua proiezione geopolitica sulla scia dell&#8217;espansione degli interessi del colosso energetico nazionale, Total. Come accade in Italia con l&#8217;Eni, il campione nazionale dell&#8217;energia a controllo pubblico è un formidabile apparato di proiezione dell&#8217;interesse nazionale transalpino, un consorzio dall&#8217;elevata strategicità per Parigi. Ma se in Italia spesso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-medio-oriente-allafrica-total-rafforza-la-proiezione-della-francia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nelle ultime settimane la Francia di Emmanuel Macron sta manifestando la sua proiezione geopolitica sulla scia dell&#8217;espansione degli interessi del colosso energetico nazionale, <strong>Total</strong>. Come <a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html" target="_blank" rel="noopener">accade in Italia con l&#8217;<strong>Eni, </strong></a>il campione nazionale dell&#8217;energia a controllo pubblico è un formidabile apparato di proiezione dell&#8217;interesse nazionale transalpino, un consorzio dall&#8217;elevata strategicità per Parigi. Ma se in Italia spesso succede che le partecipate pubbliche svolgano un ruolo di <strong>supplenza </strong>dell&#8217;azione diplomatica e dell&#8217;elaborazione dell&#8217;interesse nazionale, in Francia la relazione è biunivoca: Total, così come altri attori, partecipa dell&#8217;elaborazione delle rotte dell&#8217;interesse nazionale, ma l&#8217;Eliseo tiene le redini del processo e, ragionando in ottica di &#8220;<strong>capitalismo politico&#8221;</strong>, fa degli affari delle sue multinazionali un volano.</p>
<p>Lo si vede chiaramente dagli ultimi risultati conseguiti dal gruppo nel contesto mediorientale ed africano, ove Total si muove sul solco tracciato dalla politica nazionale, contribuendo ad ampliarlo. Nelle scorse settimane, in particolare, sono stati due i Paesi attenzionati dal colosso guidato dal gruppo di <strong>La Défense: Iraq e Uganda</strong>.</p>
<h2>Mega-affare in Iraq</h2>
<p>A fine agosto Total ha piazzato un risultato importante siglando una maxi-partnership col governo di Baghdad per sviluppare appalti dal valore complessivo di <strong>27 miliardi di dollari</strong>. Una vera e propria manovra finanziaria, per usare un paragone italiano, o una tranche intera di Recovery Fund andrà al gruppo energetico transalpino per progetti nel settore del petrolio, del gas, del solare. L&#8217;ad Patrick Pouyanné ha firmato l&#8217;accordo a Baghdad alla presenza del primo ministro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mustafa-al-kadhimi.html" target="_blank" rel="noopener">Mustafa Al-Kadhimi</a> e del ministro del Petrolio Ihsan Abdul Jaber, annunciando un investimento iniziale da <strong>10 miliardi</strong>. Per i prossimi venticinque anni Total rafforzerà le attività nel Paese in cui nel 1924 ha iniziato ad operare: costruirà oleodotti, gasdotti, impianti moderni nei pozzi del Paese, lancerà le prime, strutturate, centrali alimentate con fonti rinnovabili, creerà occupazione e posti di lavoro ben remunerati nel Paese. Inoltre il gruppo investirà in impianti per riutilizzare il gas bruciato di tre giacimenti petroliferi per generare elettricità sfruttando tecnologie innovative e avvierà la costruzione di un impianto solare per garantire un efficace rifornimento alla strategica regione meridionale di Bassora, tra le più ricche di risorse energetiche ma tra le più povere e meno servite di tutto l’Iraq, in un&#8217;area dove le sue attività si sovrapporranno a quelle del Cane a sei zampe. Un progetto ambizioso su cui punta fortemente anche l&#8217;Iraq, Paese che <a href="https://www.ft.com/content/9e0f98c5-11f0-4ccb-a0e2-b0ff1df9ca1c" target="_blank" rel="noopener">mira a ridurre la dipendenza energetica dal vicino Iran sul fronte del gas naturale e a diversificare l&#8217;economia.</a></p>
<p>La firma dell&#8217;accordo è arrivata ai margini dell&#8217;importante visita di Macron nel Paese mediorientale, in cui il presidente ha ribadito la volontà di Parigi di continuare a supportare Baghdad nella lotta al terrorismo anche dopo il ritiro statunitense, che aprirà la strada al comando italiano della missione occidentale in loco e dunque a uno spazio d&#8217;azione per i Paesi europei, e lanciato un messagigo all&#8217;<strong>Iran</strong>. Macron ha chiamato nelle scorse settimane il presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-ebrahim-raisi-il-nuovo-presidente-dell-iran.html" target="_blank" rel="noopener">Ebrahim Raisi</a>, </strong>dichiarandosi pronto a riprendere i discorsi sul rilancio degli accordi sul nucleare, ma non ha mancato di utilizzare l&#8217;ambiziosa strategia di espansione di Total per fornire un indiretto mezzo di pressione su Teheran aiutando Baghdad ad affrancarsi dal legame con l&#8217;ingombrante vicino.</p>
<p>In prospettiva parliamo di un&#8217;importante scommessa politica sul fronte dei legami franco-iracheni e della proiezione di Parigi in Medio Oriente in una fase in cui dall&#8217;Iraq le compagnie occidentali si stanno via via ritirando. A <strong> Exxon Mobil, Occidental Petroleum e Shell</strong>, già ritiratesi dai giacimenti petroliferi della regione meridionale di Bassora, potrebbero presto aggiungersi <strong>British Petroleum </strong>e la russa <strong>Lukoil, </strong>in un esodo motivato,<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2021/07/25/iraq-le-compagnie-petrolifere-della-cina-sostituiscono-quelle-occidentali/" target="_blank" rel="noopener"> secondo <em>Sicurezza Internazionale, </em>non solo dall&#8217;insorgenza degli attacchi terroristici</a> contro le strutture, ma anche dall&#8217;aumento di casi di &#8220;estorsioni da parte di tribù, milizie e funzionari burocratici delle istituzioni statali&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;Uganda, la nuova frontiera di Total</h2>
<p>A migliaia di chilometri di distanza, in uno scenario apparentemente periferico ma dalla crescente valenza geopolitica, la sinergia tra Total e governo francese si è consolidata: Parigi è intervenuta negli ultimi tempi consolidando la sua presenza a fianco dell&#8217;Uganda dopo che la crisi securitaria dell&#8217;Africa orientale ha messo a repentaglio le prospettive della costruzione dell&#8217;East Africa Crude Oil Pipeline (Eacop), l&#8217;oleodotto da quasi 1.500 km che collegherà il Paese ai porti della Tanzania e al cui consorzio partecipa anche Total.</p>
<p><strong>Macron </strong>ha schierato elementi dei servizi segreti esteri (Dgse) nella regione dei Grandi Laghi e inviato ranger e militari ad addestrare le truppe ugandesi impegnate a presidiare la regione orientale del Monte Elgon, a cavallo del confine tra Uganda e Kenya, ove si temono infiltrazioni dei gruppi jihadisti del Corno d&#8217;Africa e, l&#8217;ancora più strategica regione montuosa del Rwenzori, che costituisce la frontiera con la Repubblica Democratica del Congo e la sua turbolenta provincia del Nord Kivu. <a href="https://www.startmag.it/mondo/come-la-francia-tutela-total-in-africa/" target="_blank" rel="noopener"><em>StartMag </em>ricorda</a> che a ciò si aggiunge la crescita del sostegno militare francese a Kampala: &#8220;il produttore francese di attrezzature per la difesa Marck &amp; Balsan ha vinto un importante contratto per equipaggiare le truppe da montagna delle forze di difesa del popolo ugandese (Updf) entro ottobre&#8221;.</p>
<p>In questo caso l&#8217;energia chiama un allineamento diretto in un altro ambito, quello militare, fungendo da cassa di risonanza per la proiezione di Parigi. A dimostrazione del fatto che lo Stato francese pensa in maniera organica mettendo gli interessi economici al servizio dei piani di proiezione della potenza nazionale. Potendo contare su potenzialità come quella economica, tecnologica e di conoscenza dei territori in cui opera propria di un gruppo consolidato come Total.</p>
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		<title>Total sempre più protagonista in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/total-sempre-piu-protagonista-in-libia-esulta-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 14:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra prosegue, l&#8217;instabilità nel Paese è sempre più elevata, ma gli affari sul petrolio non si interrompono. In Libia nelle scorse ore sono state registrate importanti novità in tal senso, con la Noc (la National Oil Company) che ha dato il via libera definitivo all&#8217;ingresso della francese Total nella concessione del giacimento di Waha. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/total-sempre-piu-protagonista-in-libia-esulta-macron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La guerra prosegue, l&#8217;instabilità nel Paese è sempre più elevata, ma gli affari sul <strong>petrolio</strong> non si interrompono. In Libia nelle scorse ore sono state registrate importanti novità in tal senso, con la <strong>Noc</strong> (la National Oil Company) c<a href="https://www.agenzianova.com/a/5defeda5899458.47949402/2729648/2019-12-10/energia-libia-noc-approva-partecipazione-total-a-concessione-waha">he ha dato il via libera definitivo</a> all&#8217;ingresso della francese <strong>Total</strong> nella concessione del giacimento di <strong>Waha</strong>. Una mossa attesa da mesi, resa ufficiale dopo il consiglio d&#8217;amministrazione tenuto martedì della compagnia petrolifera libica.</p>
<h2>L&#8217;affare portato in porto dai francesi</h2>
<p>Il giacimento di Waha rappresenta uno dei tanti campi, non ancora del tutto esplorati, che si trovano tra la parte centrale ed orientale della Libia. Attualmente a controllare il territorio in cui sorge tale giacimento, sono le forze fedeli al <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">generale Haftar</a>. La storia di questo campo è strettamente connessa con la fine dell&#8217;embargo Usa sulla Libia, avvenuto nel 2004, ed il contestuale riavvicinamento tra Washington ed il rais <strong>Muhammar Gheddafi</strong>. Nel 2005 infatti ha fatto il suo ingresso nel giacimento di Waha la compagnia americana <strong>ConocoPhillips</strong>, la quale ha acquistato dalla Noc il 16.33% dei diritti di concessione del campo. Assieme a lei, si sono inserite anche altre società statunitensi e, in particolare, la <strong>Hess</strong> con l&#8217;8.16% e la <strong>Marathon Oil</strong>, anch&#8217;essa con il 16.33%. La Noc è comunque rimasta in maggioranza, detenendo il 59.17% sul totale della concessione.</p>
<p>Si tratta di accordi molto diffusi nel contesto libico: la Noc, partecipata al 100% dallo Stato, negli anni del rais ha stipulato contratti del genere con molte compagnie straniere, in cui comunque nelle sue mani nei vari giacimenti libici rimaneva almeno la metà delle concessioni. In molti casi sono state create, assieme alle compagnie straniere, delle <em>joint venture</em> con lo scopo di gestire i campi petroliferi. Anche con l&#8217;<strong>Eni</strong>, che nel paese nordafricano storicamente rappresenta la società più attiva, ha sempre funzionato così. I campi di <strong>Mellitah</strong> e di <strong>El Feel</strong>, per citare alcuni dei più importanti nelle mani dell&#8217;azienda italiana, sono gestiti da società che vedono la partecipazione sia della Noc che della stessa Eni.</p>
<p>Alcuni mesi fa i francesi della Total hanno messo gli occhi su Waha, da cui in tempo di pace si sono estratti anche 350.000 barili al giorno. L&#8217;offerta fatta dalla società transalpina ha riguardato l&#8217;acquisto per intero della quota detenuta dalla Marathon Oil, entrando dunque con il 16.33% all&#8217;interno delle attività del campo di Waha. Così come spiegato martedì da<strong> Mustafah Sanalla</strong>, numero uno della Noc, il consiglio di amministrazione &#8220;dopo aver valutato attentamente l&#8217;offerta&#8221; ha dato il via libera. E la Total adesso potrà iniziare a sviluppare i suoi progetti in questo giacimento dell&#8217;est della Libia.</p>
<h2>I possibili significati politici dell&#8217;affare</h2>
<p>Piccola premessa: il contratto portato a termine non lede né gli interessi italiani e né quelli dell&#8217;Eni, visto che la nostra società non è mai stata presente all&#8217;interno del campo di Waha. L&#8217;ingresso di Total nella gestione del giacimento, è un affare come tanti altri del genere andati in porto in Libia, che di per sé non ha smosso più di tanto gli equilibri complessivi nella gestione del petrolio libico. Tuttavia, è impossibile non analizzare anche sotto una <strong>prospettiva politica</strong> quanto avvenuto. In primo luogo, l&#8217;affare concluso ha mostrato che la Noc è ancora in grado di gestire la situazione nonostante un contesto, quale quello libico, sempre più contraddistinto da scenari di guerra e di destabilizzazione. E questo non è un fatto secondario nell&#8217;economia complessiva del dossier libico.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro elemento importante, che riguarda in special modo la Francia, che è possibile rintracciare nelle parole dello stesso Sanallah: &#8220;Prima di dare il via libera definitivo &#8211; <a href="https://www.oilandgasmiddleeast.com/drilling-production/35688-libya-noc-approves-totals-acquisition-of-waha-concession-stake">ha dichiarato tramite una nota il numero uno della società libica</a> &#8211; la Noc ha anche cercato le autorizzazioni governative necessarie per completare l&#8217;accordo&#8221;. I campi di Waha sono sì in un territorio controllato da Haftar, ma il disco verde per l&#8217;ingresso di Total è arrivato da Tripoli visto che l&#8217;azienda libica risponde al governo di unità nazionale. Dunque, è stato l&#8217;esecutivo di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Al Sarraj</a> a non mettere ostacoli all&#8217;affare mandato in porto dai francesi. Per Parigi è un segnale più che positivo: i piani transalpini sul petrolio libico, in ottica futura, potrebbero infatti adesso essere implementati. Soprattutto in quella <strong>Cirenaica</strong> poi, dove i francesi vorrebbero mettere le mani in tanti giacimenti non ancora esplorati. Per l&#8217;Eliseo l&#8217;ingresso di Total a Waha potrebbe rappresentare solo il primo di tanti tasselli da piazzare tra le dune del Sahara.</p>
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		<title>Yemen, un campo di tortura dentro uno stabilimento Total</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-un-campo-di-tortura-dentro-uno-stabilimento-total.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2019 08:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una donna colpita dal colera in Yemen (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno stabilimento della Total in Yemen sarebbe stato trasformato in un carcere a disposizione delle forze emiratine. È questo quanto emerso da una testimonianza riportata dall&#8217;Osservatorio sugli armamenti e dalla ong SumOfUs. Lo stabilimento in questione è quello della cittadina di Balhaf, situato in una zona controllata dall&#8217;esercito rimasto fedele al presidente Hadi, contrapposto alle forze filo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-un-campo-di-tortura-dentro-uno-stabilimento-total.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Una donna colpita dal colera in Yemen (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Una-donna-colpita-dal-colera-in-Yemen-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Uno stabilimento della Total in <strong>Yemen</strong> sarebbe stato trasformato in un carcere a disposizione delle forze emiratine. È questo quanto emerso da una testimonianza riportata dall&#8217;<strong>Osservatorio sugli armamenti</strong> e dalla ong <strong>SumOfUs</strong>. Lo stabilimento in questione è quello della cittadina di Balhaf, situato in una zona controllata dall&#8217;esercito rimasto fedele al presidente Hadi, contrapposto alle forze filo sciite degli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/chi-sono-gli-houthi.html" target="_blank" rel="noopener">Houthi</a>.</p>
<h2>La testimonianza dell&#8217;orrore</h2>
<p><a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2019/11/07/un-site-de-total-utilise-comme-prison-au-yemen_6018350_3210.html">Così come riportato da <em>Le Monde</em></a>, che ha ripreso quanto emerso dall&#8217;Osservatorio sugli armamenti, un uomo avrebbe dichiarato di essere stato per diverse settimane all&#8217;interno dello stabilimento di Balhaf, gestito per il 40% dalla francese Total. Qui il testimone ha riferito di essere stato picchiato e torturato, rinchiuso al buio per giornate intere ed interrogato in maniera brutale. Dopo aver raccolto questo macabro racconto, sono state avviate indagini da parte delle associazioni e delle ong sopra menzionate sullo stabilimento di Balhaf. Inchieste, pubblicate per l&#8217;appunto in un reportage di <em>Le Monde</em>, che hanno portato ad un&#8217;incredibile scoperta: all&#8217;interno del giacimento, sono stati costruiti di recente nuovi locali. Una prova arrivata soprattutto da foto satellitari scattate dopo l&#8217;inizio della guerra del blocco saudita contro gli Houthi.</p>
<p>E questo è soltanto uno degli elementi che confermerebbe l&#8217;esistenza di una <strong>prigione</strong> all&#8217;interno dello stabilimento Total. Si tratta di un ulteriore riscontro della testimonianza dell&#8217;ex prigioniero, a cui hanno fatto seguito altri racconti: c&#8217;è ad esempio, come riportato ancora da Le Monde, quello di una donna portata all&#8217;interno del centro di Balhaf in elicottero assieme alla sua famiglia. La testimonianza in questione è stata raccolta, racconta <em>Le Monde</em>, dall&#8217;avvocato yemenita Tawfik Hamidi, il quale ha lavorato per l&#8217;associazione Amici della Terra, anch&#8217;essa protagonista delle inchieste avviate sul giacimento di Balhaf. <span style="font-size: 1rem;">In base alle testimonianze raccolte, si è giunti alla conclusione che il carcere interno a questo stabilimento era effettivamente gestito da forze emiratine, alleate dei sauditi anche se adesso sostengono maggiormente le forze locali di Aden che il presidente Hadi</span></p>
<p>Il carcere all&#8217;interno di Balhaf sarebbe però soltanto uno dei tanti installati dagli<strong> Emirati Arabi Uniti</strong> nel sud dello Yemen. Al loro interno, hanno sottolineato esponenti dell&#8217;Osservatorio sugli armamenti, verrebbero portati membri di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/al-qaeda.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Al Qaeda</strong></a> e di altre sigle jihadiste catturati in operazioni militari nelle province centrali del paese arabo. Ma secondo <strong>Amnesty International</strong>, la situazione sarebbe in realtà diversa: &#8220;Molti arresti si baserebbero su sospetti infondati e vendette personali&#8221;, fanno sapere in una nota alcuni esponenti dell&#8217;associazione. In poche parole, all&#8217;interno di Balhaf non ci sarebbero solo terroristi e fondamentalisti, bensì anche giornalisti, oppositori od altri che hanno espresso critiche sull&#8217;operato della coalizione sostenuta dagli Emirati. A Balhaf in particolare, torture ed abusi sui prigionieri sarebbero all&#8217;ordine del giorno.</p>
<h2>Lo stabilimento in questione</h2>
<p>La storia di questo avamposto della Total inizia nel 2009, quando in questa cittadina portuale del sud dello Yemen, la società francese decise di investire per la distribuzione del gas naturale. Lo stabilimento di Balhaf infatti, è collegato tramite gasdotto ai giacimenti della città di Marib. Il gas naturale liquefatto prodotto a Balhaf è destinato ad essere raccolto dalle navi presenti nel porto per essere poi esportato. Un introito che potrebbe far fatturare al governo yemenita anche un miliardo di euro all&#8217;anno. Il giacimento è gestito, oltre che da Total (che detiene il 40%), anche dal consorzio yemenita Ylng, azionista di maggioranza. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/punto-la-guerra-nello-yemen.html">Con lo scoppio della guerra anti Houthi nel 2015</a>, le condizioni di sicurezza non sono state più le stesse. E così, grazie alla presenza della <strong>Marina francese</strong> posta a difesa dello strategico stabilimento Total, il personale è stato in gran parte evacuato. Per garantire un minimo indispensabile di operatività al centro, alcuni operai da anni fanno i turni evitando lo spegnimento totale delle strutture. Ma intanto, come detto, all&#8217;interno del giacimento è stato installato negli ultimi anni un campo di prigionia emiratino.</p>
<p>Della questione sono stati chiesti chiarimenti sia al governo francese che alla stessa Total. Le Monde ha riferito di aver ricevuto risposta dall&#8217;ufficio del primo ministro <strong>Edouard Philippe</strong>: &#8220;I fatti seri raccontati dovranno essere tutti verificati&#8221;, è stata la dichiarazione ufficiale. Nessuna risposta invece è pervenuta dalla Total, la quale però in merito ha lanciato un comunicato: &#8220;Total è stato informato nell&#8217;aprile 2017 dalla Yemen Lng, della requisizione, da parte delle autorità internazionalmente riconosciute dello Yemen, di una parte delle installazioni del sito di Balhaf, non in uso, a favore delle forze della coalizione &#8211; si legge nella dichiarazione &#8211; Total però non dispone di informazioni relative all&#8217;uso che la coalizione ne fa&#8221;.</p>
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		<title>La Turchia a Cipro sfida il consorzio Eni-Total</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-turchia-a-cipro-sfida-il-consorzio-eni-total.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 10:19:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[gas naturale]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="761" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan in conferenza stampa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Turchia di Recep Tayyip Erdogan non ha alzato la posta solo in Siria, dove si prevede l&#8217;inizio di un&#8217;operazione militare contro i curdi nel Nord, ma anche nell&#8217;area del Mediterraneo orientale, oggetto diretto di una partita per l&#8217;accaparramento delle ingenti risorse di gas naturale ivi presenti. Come riportato dal quotidiano turco Hurryet, infatti, il ministro dell&#8217;Energia di Ankara Fatih Donmez ha dato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-turchia-a-cipro-sfida-il-consorzio-eni-total.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="761" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan in conferenza stampa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Erdogan-a-Belgrado-La-Presse-e1570529960383-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La Turchia di <strong>Recep Tayyip <a href="https://www.insideover.com/schede/politics/who-is-recep-tayyip-erdogan.html" target="_blank" rel="noopener">Erdogan</a> </strong>non ha alzato la posta solo in Siria, dove si prevede l&#8217;inizio di <a href="https://www.insideover.com/politics/erdogans-real-motives-for-the-new-war-in-syria.html" target="_blank" rel="noopener">un&#8217;operazione militare contro i curdi nel Nord</a>, ma anche nell&#8217;area del <strong>Mediterraneo orientale, </strong>oggetto diretto di una partita per l&#8217;accaparramento delle ingenti risorse di gas naturale ivi presenti.</p>
<p><a href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkish-drilling-ship-to-start-activity-in-a-couple-of-days-minister-147217" target="_blank" rel="noopener">Come riportato dal quotidiano turco </a><em>Hurryet, </em>infatti, il ministro dell&#8217;Energia di Ankara Fatih Donmez ha dato ordine alla nave da perforazione <em>Yavuz</em> di iniziare le trivellazioni esplorative nel <strong>Blocco 7</strong> del mare circondante Cipro, assegnato dal governo di Nicosia a un consorzio formato da <strong>Eni </strong>e dalla francese <strong>Total</strong>. La mossa turca è il naturale proseguimento delle accuse lanciate da Ankara contro Nicosia a settembre, quando l&#8217;accordo tra il governo di Cipro, il cane a sei zampe e Total per il Blocco 7 fu raggiunto: secondo la Turchia l&#8217;offshore cipriota oggetto del contendere è parte della piattaforma continentale turca.</p>
<p>Erdogan, così facendo, accende la partita energetica nel Mediterraneo e rinfocola le tensioni tra la Repubblica di Cipro e lo Stato-fantoccio turco-cipriota controllato dal 1974 da Ankara nella parte settentrionale dell&#8217;isola. Nicos Anastasiades, Presidente di Cipro, ha di recente proposto di istituire un fondo-idrocarburi entro cui destinare gli utili delle future esportazioni gasiere del Paese offrendo il 30% dei proventi a Cipro Nord come segnale distensivo in cambio dello sdoganamento dello sfruttamento di tutte le acque intorno all&#8217;isola, in previsione della futura costituzione dell&#8217;hub sud-mediterraneo in Egitto a cui Cipro sarà collegata dal gasdotto Afrodite. In tale contesto difficilmente potrebbe rientrare come area contesa il Blocco 7 che, <a href="https://www.startmag.it/energia/tensioni-tra-cipro-e-turchia-eni-e-total-nel-mirino-di-ankara/" target="_blank" rel="noopener">ricorda </a><em>StartMag, </em>è contenuto nella <strong>zona economica esclusiva cipriota e nella sua piattaforma continentale, </strong>in un&#8217;area marina a Sud-ovest dell&#8217;isola.</p>
<p>La Turchia, che non è firmataria della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (<strong>Unclos</strong>) perturba lo scenario energetico del Mediterraneo orientale. E punta gli interessi delle due major più attive nell&#8217;offshore cipriota. In particolare, sono gli interessi italiani a patire maggiormente per l&#8217;incertezza legata alle tensioni causate da Ankara. Chi ha la memoria lunga ricorderà il caso della nave Saipem 12000, che a febbraio 2018 si era vista costretta ad abbandonare la zona sotto le pressioni marittime di Ankara. Eni e Total assommano buona parte delle concessioni di Cipro, avendo giocato in anticipo rispetto alle concorrenti mediorientali, statunitensi e israeliane che puntano a trarre giovamento dall&#8217;inserimento di Cipro nel &#8220;grande gioco&#8221; del gas naturale tra Grecia, Israele ed Egitto.</p>
<p>Gli Stati Uniti, depositari di importanti interessi nel progetto di costruzione di un hub sudmediterraneo del gas, per loro fondamentale prospettiva di riequilibrio verso la Russia, hanno attaccato la mossa turca per bocca del <strong>Segretario di Stato Mike Pompeo, </strong>in visita ufficiale ad Atene. L&#8217;Unione Europea, dal canto suo, ha inserito il caso-Turchia nell&#8217;agenda del prossimo Consiglio europeo del 17 ottobre, che potrebbe valutare misure più severe contro Ankara per gli atteggiamenti ricattatori e scostanti tenuti nel terreno energetico.</p>
<p>E ora anche per il governo italiano è venuta l&#8217;ora di far sentire la sua voce: nel febbraio 2018, il caso-Saipem fu contraddistinto dalla totale assenza di risposte politiche da parte del governo Gentiloni, che si avviava alle imminenti elezioni con scarse prospettive di riconferma. Non aver stabilito allora delle linee rosse per Erdogan e i suoi è stato un errore: saprà il <strong>governo Conte II</strong> affrontare una minaccia diretta<a href="https://it.insideover.com/economia/cosi-litalia-regala-i-giacimenti-di-gas-e-petrolio-delladriatico.html" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;Adriatico </a>a un campione nazionale come Eni e al nostro interesse energetico? Una risposta affermativa è auspicabile, anche se fino ad ora in campo energetico l&#8217;esecutivo giallorosso, in continuità col predecessore gialloverde, ha avuto le idee poco chiare sul da farsi tra <a href="https://it.insideover.com/economia/cosi-litalia-regala-i-giacimenti-di-gas-e-petrolio-delladriatico.html" target="_blank" rel="noopener">stop &#8220;ideologici&#8221; alle trivellazioni </a>e poca progettualità strategica. Un cambio di passo è ora più che mai necessario.</p>
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		<title>Libia, la mossa di Al Sarraj: sospesi lavori con Total e Siemens</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-la-mossa-di-al-sarraj-sospesi-lavori-con-total-e-siemens.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 May 2019 07:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Total]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1624" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080.jpg 1624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1624px) 100vw, 1624px" /></p>
<p>Il ministro dell’economia del governo di Tripoli, Ali al Issawi, nella tarda mattinata di questo giovedì annuncia l’interruzione provvisoria della collaborazione con alcune aziende straniere. Sono in tutto una quarantina, alcuni nomi appaiono davvero pesanti: si va dalla francese Totalalla tedesca Siemens. Lo si apprende in un articolo del portale AddressLibya, che pubblica le dichiarazioni con cui viene comunicata la decisione assunta dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-mossa-di-al-sarraj-sospesi-lavori-con-total-e-siemens.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1624" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080.jpg 1624w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9668274-1624x1080-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1624px) 100vw, 1624px" /></p><p>Il ministro dell’economia del governo di Tripoli, Ali al Issawi, nella tarda mattinata di questo giovedì annuncia l’interruzione provvisoria della collaborazione con alcune aziende straniere. Sono in tutto una quarantina, alcuni nomi appaiono davvero pesanti: si va dalla francese Totalalla tedesca Siemens. Lo si apprende in un articolo del portale AddressLibya, che pubblica le dichiarazioni con cui viene comunicata la decisione assunta dal governo tripolino. Secondo l’esecutivo di Fayez al-Sarraj, le società colpite da questa misura avrebbero violato la legge dell’attività imprenditoriale in Libia. In particolare, per queste aziende le rispettive concessioni sarebbero scadute ed il loro lavoro nel paese era basato su una deroga adesso evidentemente tolta. Chiaro però che la mossa sembra avere principalmente natura politica, specialmente perché arriva il giorno successivo al poco positivo tour europeo del premier Al Sarraj.</p>
<h2>Una misura contro Francia e Germania</h2>
<p>La giustificazione data da Tripoli, come detto, riguarda motivazioni prettamente economiche: visto che molte concessioni risultano scadute, allora si sospendono i permessi per continuare il lavoro nel paese. Ma il fatto che gran parte di queste aziende siano francesi e tedesche, porta a pensare che la decisione del governo di Al Sarraj sia frutto dell’insoddisfazione degli incontri tenuti in giro per l’Europa nelle scorse ore. Anche perché non si tratta di aziende di secondo piano: oltre alla Total, leader francese negli idrocarburi, ed alla tedesca Siemens che ha la gestione di gran parte dei servizi della rete elettrica, risultano colpite Alcatel, Thales e Bruges. Come si legge su AddressLibya, per molte di queste aziende gli appalti e le commissioni sono scaduti in alcuni casi anche da due anni: è quindi significativo che il governo di Tripoli proprio adesso intervenga annullando più o meno tacite e consolidate proroghe.</p>
<p>Evidentemente Al Sarraj vuole mettere pressione sui governi di Parigi e Berlino, rei di non essere sufficientemente chiari nel supporto dato all’esecutivo di Tripoli. Per la verità, fino alle scorse ore, i sospetti di Al Sarraj si concentrano soprattutto sulla Francia, la quale da anni appoggia anche il generale Khalifa Haftar, il rivale cioè che bussa da più di un mese alle porte della capitale libica con il suo esercito. Evidentemente l’attuale premier non valuta positivamente anche l’incontro con Angela Merkel, tenuto prima di quello con Macron nella giornata di mercoledì.</p>
<h2>Misure figlie dell’insuccesso del tour europeo</h2>
<p>Che Al Sarraj fosse insoddisfatto del suo viaggio nel vecchio continente, dove incontra anche il premier Conte prima di volare a Berlino e Parigi, lo si evince già poche ore dopo il rientro del capo del governo libico a Tripoli. Ma del resto, le sue richieste appaiono più velleitarie che altro: in particolare, Al Sarraj richiede all’Europa di condannare Haftar e di mediare un cessate il fuoco solo a patto di un ritiro del generale alle posizioni antecedenti al 4 aprile, al giorno cioè in cui scatta la battaglia per Tripoli.</p>
<p>Quelli odierni non sono comunque i primi screzi con la Francia da parte di Al Sarraj: ad aprile il suo governo interrompe la collaborazione in materia di sicurezza con Parigi, segno di una tensione crescente tra i due esecutivi evidentemente non placata dall’incontro di mercoledì all’Eliseo. Con la Germania invece Al Sarraj sembra in buoni rapporti, almeno fino alle scorse ore. Adesso si attendono le reazioni dall’altra parte dal vecchio continente: in ballo ci sono commissioni ed interessi per un valore di miliardi di Euro, oltre che le varie diverse questioni politiche sul tavolo del dossier libico.</p>
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		<title>Il Libano &#8220;chiama&#8221; l&#8217;Italia: gli interessi economici in ballo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-libano-chiama-litalia-ecco-gli-interessi-economici-in-ballo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 15:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Dopo la visita lampo e (quasi) a sorpresa a Baghdad, Giuseppe Conte atterra a Beirut e prova a strappare il rinnovo della partnership con il Libano, paese delicato da cui passano gran parte dei principali dossier mediorientali. L&#8217;Italia vuole recitare la sua parte nel paese dei cedri, confermando da un lato il proprio ruolo di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-libano-chiama-litalia-ecco-gli-interessi-economici-in-ballo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9196289-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Dopo la visita lampo e (quasi) a sorpresa a Baghdad, Giuseppe Conte atterra a Beirut e prova a strappare il rinnovo della partnership con il Libano, paese delicato da cui passano gran parte dei principali dossier mediorientali. L&#8217;Italia vuole recitare la sua parte nel paese dei cedri, confermando da un lato il proprio ruolo di mediazione nel contesto dei casi più spinosi che riguardano (anche) il Libano, e dall&#8217;altro imprimendo una significativa sterzata positiva al proprio ruolo economico. In primis sull&#8217;<strong>energia</strong> ma, più in generale, sui settori chiave di un paese che da troppo tempo aspira a riprendere la sua corsa economico &#8211; sociale. </p>
<p>Hariri: &#8220;Libano può essere piattaforma degli interessi italiani nella regione&#8221;</p>
<p>Un intento, quello della diplomazia italiana e di Palazzo Chigi, che sembra essere in linea anche con le aspettative dello stesso governo libanese. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/obiettivi-giuseppe-conte-libano/">Come detto nei giorni scorsi</a>, Conte è il primo capo di un esecutivo occidentale a visitare Beirut dopo<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/in-libano-nasce-il-nuovo-governo-guidato-da-saad-hariri/"> l&#8217;insediamento del nuovo governo guidato da Saad Hariri</a>. La compagine libanese composta da trenta ministri, di cui tre di Hezbollah, giura lo scorso 2 febbraio ed in tal modo sancisce la fine di uno stallo politico che dura da otto mesi. Il primo incontro a Beirut il presidente del consiglio lo ha proprio con il riconfermato Hariri. In conferenza stampa i due confermano le ottime impressioni date dall&#8217;incontro bilaterale e, soprattutto, pongono sul piatto obiettivi ambiziosi per le relazioni tra Italia e Libano. </p>
<p>Il premier Hariri, in particolare, ribadisce la necessità del Libano di avviare seri programmi di rilancio e sbloccare uno stallo che in questi anni è anche economico. <strong>E Beirut vuole l&#8217;Italia al suo fianco</strong>: &#8220;Non solo nell&#8217;energia e nel petrolio &#8211; afferma Hariri nell&#8217;incontro con la stampa, per come riportato dall&#8217;AdnKronos &#8211; Ma anche in altri settori importanti&#8221;. Il premier libanese  si spinge anche oltre: &#8220;Il Libano può trasformarsi nella piattaforme degli interessi italiani nella regione&#8221;. È questa la frase forse che, dalle parti della Farnesina e di Palazzo Chigi, alla vigilia del bilaterale si augura di sentire. Da parte del paese dei cedri dunque, c&#8217;è la volontà di vivacizzare ulteriormente gli scambi commerciali tra Italia e Libano e di rafforzare i rapporti tra le due sponde del Mediterraneo. <strong>Un ottimo segnale per Roma</strong> e per la sua strategia diplomatica ed economica nel Mare Nostrum. </p>
<p>Gli interessi energetici italiani in Libano </p>
<p>Lo scenario libico visto da Beirut è molto lontano, pur insistendo nella medesima area mediterranea. Nessun derby Italia &#8211; Francia, né tanto meno tra <strong>Eni</strong> e <strong>Total</strong>. Anzi,<a href="https://it.reuters.com/article/itEuroRpt/idITL5N1T033F"> i due colossi energetici collaborano </a>e da maggio assieme alla russa Novatek fondano un consorzio che da Beirut è in grado di assicurarsi il via libera alla ricerca di giacimenti off shore dinnanzi le coste libanesi. <strong>Un affare ghiotto non soltanto sotto il profilo economico</strong>: l&#8217;area in questione è molto delicata, poco più a sud vi sono le acque  della zona economica esclusiva israeliana e, più ad ovest, il grande giacimento di Zohr, mentre poco più a nord vi sono le aree di ispezione appaltate dal governo cipriote e che nei mesi scorsi sono teatro del<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-02-12/la-nave-eni-bloccata-cipro-diventa-caso-diplomatico-132023.shtml?uuid=AEgHkjyD"> blocco della nave della Saipem da parte del governo turco</a>. Mettere un piede qui assieme a russi e francesi, non vuol dire soltanto partecipare ad un affare di svariati miliardi di Euro, ma anche garantirsi un posto in uno scenario geopolitico importante e decisivo. </p>
<p></p>
<p>Ecco perchè la partnership con il Libano è vitale per l&#8217;Italia e perchè Roma a livello politico ha necessità di rimarcare la propria vicinanza con Beirut ed il proprio ruolo nel paese dei cedri. Oltre al petrolio, l&#8217;Italia gioca una partita importante nel paese mediorientale anche sul fronte della <strong>distribuzione di energia</strong>. E, a sua volta, al fianco del settore energetico Roma può annoverare importanti investimenti su tanti altri fronti, a partire da quello infrastrutturale e dalla vendita di armamenti. Investimenti pubblici, ma anche privati: una galassia di partnership economiche che rendono palese la vicinanza tra Italia e Libano.  </p>
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		<title>I protagonisti della spartizione del petrolio in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-protagonisti-della-spartizione-del-petrolio-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 18:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p>
<p>Il petrolio oramai sta raggiungendo i livelli ante guerra: quando ancora a Tripoli sventolava la bandiera verde della Jamahiriya, in media, si producevano 1.6 milioni di barili al giorno. Poi ovviamente l&#8217;instabilità e la guerra hanno iniziato a far scemare l&#8217;estrazione dell&#8217;oro nero. Tra giacimenti insicuri e società che hanno iniziato una repentina evacuazione dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-protagonisti-della-spartizione-del-petrolio-in-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="870" height="472" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG.jpg 870w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/RTXZIAG-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 870px) 100vw, 870px" /></p><p>Il petrolio oramai sta raggiungendo i livelli ante guerra: quando ancora a Tripoli sventolava la bandiera verde della Jamahiriya, in media, si producevano 1.6 milioni di barili al giorno. Poi ovviamente l&#8217;instabilità e la guerra hanno iniziato a far scemare l&#8217;estrazione dell&#8217;oro nero. Tra giacimenti insicuri e società che hanno iniziato una repentina evacuazione dei propri dipendenti, dalla Libia è iniziato ad arrivare sempre meno petrolio. Adesso, con <strong>1.3 milioni di barili al giorno</strong>, ci si avvicina ai livelli pre 2011 e non è un caso, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://cartadiroma.waypress.eu//RassegnaStampa/LeggiArticolo.aspx?codice=ECO41038.TIF&amp;subcod=20181129&amp;numPag=1&amp;">come sottolineato su Libero da Carlo Nicolato</a>, che le più importanti potenze inizino a premere per una ricomposizione del frastagliato mosaico del paese. </p>
<p>Le qualità del petrolio libico </p>
<p>Del resto sotto la sabbia del Sahara, ma anche sotto una parte dello specchio d&#8217;acqua dirimpettaio alle coste libiche, si nasconde una qualità di oro nero che fa gola soprattutto nel vecchio continente. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-ecco-gli-interessi-che-ruotano-attorno-al-petrolio/">Il petrolio della Libia è poco denso e con poco zolfo</a>. Dunque è più facile da lavorare e questo implica costi di raffinazione notevolmente minori. Ma non solo: la Libia è a meno di 300 km dal primo lembo di terra d&#8217;Europa, il trasporto del greggio soprattutto nel vecchio continente è molto più semplice. Per fare un esempio, le navi petroliere dall&#8217;Arabia Saudita impiegano in media quasi 25 giorni per raggiungere i porti del nord Europa. Dalla Libia si risparmia più della metà del tempo. <strong>Tornare dunque a pompare petrolio nel paese nordafricano è un guadagno per tutti</strong>, specie per quei paesi che hanno al loro interno alcune delle più importanti compagnie petrolifere. </p>
<p></p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61704"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61704" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_libia.jpg" alt="strip_occhi_articolo_libia" /></a></p>
<p>Grazie ad una serie di contingenze, come detto i livello di produzione sono tornati a salire e sfiorano quelli antecedenti al conflitto scoppiato nel 2011. Questa, almeno sulla carta, è una buona notizia anche per gli stessi libici. <strong>Il 95% degli introiti del bilancio arrivano dalla vendita del petrolio</strong>, la propria azienda di Stato che si occupa dell&#8217;estrazione dell&#8217;oro nero, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/petrolio-ed-economia-ecco-le-priorita-per-la-libia/">ossia la Noc</a>, continua ad operare in tutte le parti del paese e risente solo in parte dell&#8217;attuale caos istituzionale e politico. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-a-palermo-la-spartizione-del-petrolio-al-primo-posto-nelle-discussioni/">Anche per questo si inizia a parlare di unificazione delle due banche centrali </a>e della possibilità di rilanciare le attività economiche. Il giro d&#8217;affari indubbiamente è ghiotto: i principali attori libici vedono la possibilità di spartirsi l&#8217;enorme torta delle rendite petrolifere, molti paesi stranieri non vedono l&#8217;ora di mettere le mani nuovamente sul petrolio libico. </p>
<p>I paesi interessati all&#8217;oro nero della Libia </p>
<p>L&#8217;Italia ha un ruolo di primo piano nell&#8217;estrazione del petrolio dal paese nordafricano. <strong>L&#8217;Eni è in Libia dal 1959</strong>, già prima dunque dell&#8217;inizio dell&#8217;era Gheddafi. Durante il periodo del rais, la nostra azienda ha saputo ulteriormente ramificarsi nel paese: <strong>dalla Tripolitania al Fezzan</strong>, sono diversi gli stabilimenti dove l&#8217;Eni opera assieme alla Noc. L&#8217;azienda del cane a sei zampe anche nei periodi di maggiore crisi degli ultimi anni, ha saputo rimanere a galla in Libia aumentando anche gli investimenti. Lo dimostra il fatto che oggi l&#8217;Eni estrae circa il 70% del petrolio libico, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.eni.com/it_IT/media/2018/07/il-progetto-offshore-bahr-essalam-fase-2-ha-iniziato-la-produzione">così come anche l&#8217;avvio della produzione nei giacimenti off shore di Bahr Essalam</a>. L&#8217;Italia quindi può rivendicare un importante primato sull&#8217;estrazione dell&#8217;oro nero, uno dei motivi che spinge Roma ad operare per non perdere l&#8217;iniziativa politica nella sua ex colonia.</p>
<p>Ma non c&#8217;è naturalmente solo l&#8217;Italia e l&#8217;Eni. In Libia è ben presente la <strong>Total</strong>, con la compagnia francese interessata soprattutto ad investire in Cirenaica, lì dove ancora molti giacimenti non sono stati esplorati del tutto. Interessata al petrolio libico è ovviamene anche <strong>Gazprom</strong>, non a caso la Russia sta imprimendo una politica sempre più incisiva sul dossier che riguarda la Libia. Mosca sostiene Haftar ed intrattiene con il generale della Cirenaica importanti rapporti. Il Cremlino è stato in prima linea nel supportare l&#8217;Italia<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-gli-elementi-positivi-per-l-italia-del-vertice-di-palermo/"> nell&#8217;organizzazione del vertice di Palermo</a>, mandando in Sicilia anche il primo ministro Medvedev. Inoltre la Russia vorrebbe anche impiantare una nuova base navale sul Mediterraneo proprio nell&#8217;est della Libia. Alla &#8220;partita&#8221; per il petrolio libico partecipa pure <strong>la Britsh Petroleum</strong>, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/libia-eni-british-petroleum/">che con l&#8217;Eni nei mesi scorsi ha concluso un importante contratto</a> dove vengono cedute alla nostra azienda il 42.5% delle proprie partecipazioni nei giacimenti in Libia. </p>
<p>L’Italia non può prescindere dalla Libia. E noi vogliamo tornare sul campo per raccontarvi la nostra sfida. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/">Scopri come sostenerci</a></p>
<p></p>
<p>La Germania, che pure ha mantenuto un profilo apparentemente basso sulla Libia, potrebbe entrare in gioco con la <strong>Wintershall</strong>. In lizza pure aziende d&#8217;oltreoceano, tra società americane e canadesi. Una corsa, quella verso l&#8217;oro nero libico, che forse è appena iniziata. Una vera maratona che fa rendere molto ottimista la Noc, il cui presidente <strong>Mustafa Senalla</strong> ha dichiarato nei mesi scorsi l&#8217;intenzione di arrivare a 2.2 milioni di barili estratti al giorno nel paese africano. </p>
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