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	<title>Carestia Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Nov 2025 17:01:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Carestia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Gaza: l&#8217;ingegneria della fame</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-lingegneria-della-fame.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 17:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza: l&#039;ingegneria della fame" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> tale studio "dimostra che la fame a Gaza non è una conseguenza indesiderata della guerra, ma un risultato deliberatamente progettato, reso possibile da tecnologie avanzate e una pianificazione sistematica".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-lingegneria-della-fame.html">Gaza: l&#8217;ingegneria della fame</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza: l&#039;ingegneria della fame" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/GAZA-FAME-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l&#8217;entrata in vigore della tregua, 10 ottobre, Israele ha violato il cessate il fuoco almeno &#8220;282 volte&#8221;, uccidendo 242 persone e ferendone altre 622. Né si arrestano le violenze in Cisgiordania, dove gli squadristi israeliani attaccano impunemente i civili che cercano di raccogliere le olive. Ieri, per la prima volta, gli Stati Uniti hanno rotto il silenzio sulle violenze dei coloni: il Capo del Dipartimento di Stato Marco Rubio ha dichiarato che potrebbero mettere in discussione il cessate il fuoco.</p>



<p>Una querula, quanto tragicamente tardiva, protesta pigolata, che in Israele è stata accolta con l&#8217;ovvia indifferenza del caso, come altrettanta indifferenza gli States dimostrano per le violazioni della tregua a Gaza, sulle quali non hanno finora detto nulla.</p>



<p>A Tel Aviv tutto è permesso purché il cosiddetto cessate il fuoco non sia messo in discussione seriamente, ne va dell&#8217;immagine di Trump e dei rapporti tra Stati Uniti e Paesi arabi.</p>



<p>E, a quanto pare, i diuturni bombardamenti su Gaza e le incursioni in Cisgiordania non hanno raggiunto questo livello critico. Ciò solo e soltanto perché Hamas, nonostante tutto, continua a ottemperare agli accordi senza reagire, che è quello che vorrebbe Tel Aviv per riprendere le ostilità in grande stile, come chiedono i messianici al governo e come vorrebbe Netanyahu, che morde il freno.</p>



<p>Insomma, il calcolo statunitense è tutto fondato sulla capacità di sopportazione di Hamas e, soprattutto, del popolo palestinese, mentre le pressioni su Israele, che pure sono esercitate, si limitano a un indulgente consiglio a non esagerare (cioè a non tornare ai ritmi precedenti alla cosiddetta tregua, che hanno visto in media cento morti al giorno).</p>



<p>Tutto ciò mentre ai gazawi continuano a essere negati beni essenziali per la sopravvivenza, con la fame che ancora attanaglia la Striscia, ma anche l&#8217;indispensabile acqua, ormai avvelenata da <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/11/8/gazas-water-turns-deadly-as-israels-genocide-leaves-toxic-aftermath" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scorie e liquami</a>.</p>



<p>Proprio sulla fame che ha imperversato e imperversa a Gaza, un documentato studio pubblicato su Springer Nature, una casa editrice accademica anglo-tedesca, dal titolo &#8220;<a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s41055-025-00189-7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;ingegneria della fame a Gaza</a>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s41055-025-00189-7"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-I-1-1024x548.jpg" alt="The Engineering of Starvation in Gaza" class="wp-image-79167"/></a></figure>



<p>Nell&#8217;abstract della pubblicazione si riferisce che tale studio &#8220;dimostra che la fame a Gaza non è una conseguenza indesiderata della guerra, ma un risultato deliberatamente progettato, reso possibile da tecnologie avanzate e una pianificazione sistematica&#8221;.</p>



<p>Lo studio rileva che &#8220;sistemi di puntamento assistiti dall&#8217;intelligenza artificiale, attacchi di droni di precisione e sorveglianza sono stati impiegati per smantellare le infrastrutture alimentari a ogni livello, dai terreni agricoli alla pesca fino a panifici, mulini e magazzini, paralizzando l&#8217;intera filiera alimentare di Gaza&#8221;.</p>



<p>&#8220;Gli aiuti umanitari sono ostacolati dalla sorveglianza biometrica, dal targeting dei convogli e dai ripetuti attacchi contro organizzazioni affidabili come l&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l&#8217;occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), mentre controverse fondazioni allineate allo Stato [israeliano] vengono scientemente rafforzate&#8221;.</p>



<p>&#8220;La distruzione di acqua, energia e altre risorse vitali ha innescato il collasso del nesso cibo-acqua-energia di Gaza, paralizzando tutti i meccanismi di sopravvivenza. Ancora più critico, il deliberato attacco e l&#8217;esecuzione di civili mentre facevano la fila per il pane o si appressavano alla distribuzione degli aiuti rivela una strategia calcolata per trasformare la fame in un&#8217;arma, trasformando la ricerca degli alimenti in un rischio letale&#8221;.</p>



<p>Fin qui il catalogo degli orrori, anche se parziale, che tanto ci sarebbe da aggiungere. Resta da riferire sugli sviluppi del cosiddetto cessate il fuoco a Gaza, che tale non è, che gli Usa vorrebbero stabilizzare.</p>



<p>A tale scopo hanno presentato un prospetto al Consiglio di Sicurezza Onu nel quale si dettagliano gli sviluppi proposti: lo stanziamento di una forza di stabilizzazione internazionale arabo-islamica, l&#8217;instaurazione di una governance tecnocratica palestinese supervisionata da un bizzarro Board of peace (composto da più o meno eminenti figure internazionali, ma a trazione Usa), oltre a prevedere il ritiro delle forze israeliane dall&#8217;area di Gaza attualmente occupata, il disarmo di Hamas e un nebuloso orizzonte per un possibile, quanto aletorio, Stato palestinese.</p>



<p>La bozza ha il favore di alcuni Paesi arabi, ma ha trovato ostacoli in Russia e Cina che hanno obiettato su diversi punti, tra i quali anzitutto la tempistica non ben specificata del ritiro israeliano, la necessità di coinvolgere da subito l&#8217;Autorità nazionale palestinese nell&#8217;amministrazione della Striscia che prefiguri la nascita dello Stato palestinese. Infine, si chiede di abolire il cosiddetto Board of peace, organismo peraltro davvero bizzarro il cui ruolo precipuo sembra essere solo quello di garantire affari alle imprese occidentali, arabe e israeliane che intendono investire su Gaza.</p>



<p>Cina e Russia possono opporre il veto alla risoluzione Usa, ma a quel punto gli States potrebbero rivolgersi alla solita coalizione di volenterosi, sempre pronta all&#8217;occorrenza, per metterlo in pratica al fuori dei vincoli e del controllo dell&#8217;Onu, come riferisce <a href="https://www.timesofisrael.com/us-proposal-at-un-for-gaza-stabilization-force-faces-pusback-from-russia-china-and-arabs/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timesofisrael</a> che dettaglia la querelle. Possibile, ma difficile date le resistenze israeliane, un compromesso.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.timesofisrael.com/us-proposal-at-un-for-gaza-stabilization-force-faces-pusback-from-russia-china-and-arabs/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-TOI-13-1024x591.jpg" alt="US proposal at UN for Gaza stabilization force faces pushback from Russia, China and Arabs" class="wp-image-79169"/></a></figure>



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		<item>
		<title>Fao, Unicef e Oms certificano: a Gaza è carestia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/fao-unicef-e-oms-certificano-a-gaza-e-carestia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 13:46:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-600x400.webp 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>“Secondo un nuovo studio dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), reso pubblico oggi, oltre mezzo milione di persone a Gaza sono preda della carestia […]. Si prevede che nelle prossime settimane la carestia si estenderà dal governatorato di Gaza ai governatorati di Deir Al Balah e Khan Younis”. Inizia così un comunicato congiunto dell‘Organizzazione delle Nazioni Unite &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/fao-unicef-e-oms-certificano-a-gaza-e-carestia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-1-600x400.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>“Secondo un nuovo studio dell’<strong>Integrated Food Security Phase Classification (IPC), </strong>reso pubblico oggi, oltre mezzo milione di persone a Gaza sono preda della carestia […]. Si prevede che nelle prossime settimane la carestia si estenderà dal governatorato di Gaza ai governatorati di Deir Al Balah e Khan Younis”. Inizia così un <a href="https://www.who.int/news/item/22-08-2025-famine-confirmed-for-first-time-in-gaza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunicato congiunto</a> dell‘Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), l’UNICEF, il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP) e l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che più volte in questi quasi due anni di genocidio hanno allarmato sulla situazione umanitaria di Gaza. </p>



<p>Come altre volte, tali agenzie, nel comunicato congiunto, chiedono la fine delle ostilità, aggiungendo che il previsto attacco massivo a Gaza City peggiorerebbe di molto la situazione perché “molte persone, in particolare bambini malati e malnutriti, anziani e persone con disabilità, potrebbero non essere in grado di evacuare” [e anche per chi riuscirà a evacuare non sarà certo una passeggiata di salute ndr.]</p>



<p>“Entro la fine di settembre – prosegue il comunicato – più di 640.000 persone affronteranno&nbsp;<strong>livelli catastrofici di insicurezza alimentare</strong>&nbsp;– classificati come Fase IPC 5 – in tutta la Striscia di Gaza. Ulteriori 1,14 milioni di persone verseranno in condizioni di Emergenza (Fase IPC 4) e 396.000 persone in condizioni di Crisi (Fase IPC 3). Si stima che le condizioni nel nord di Gaza siano altrettanto gravi – se non peggiori – rispetto a quelle di Gaza City. Tuttavia, i dati limitati hanno impedito una classificazione IPC, lacuna che evidenzia&nbsp;<strong>l’urgente necessità di accesso per valutare e fornire assistenza</strong>. Rafah non è stata analizzata perché si ritiene che sia in gran parte disabitata”.</p>



<p>“Per certificare una carestia deve essere accertato che siano state superate tre soglie critiche: estrema privazione alimentare, malnutrizione acuta e decessi per fame. L’ultimo studio conferma ora, in base a prove ragionevoli, che questi criteri sono stati accertati”.</p>



<p>“Quasi due anni di conflitto, ripetuti sfollamenti e gravi restrizioni all’accesso umanitario, aggravati dalle ripetute interruzioni e dagli ostacoli frapposti all’accesso al cibo, all’acqua, alle cure mediche, alla produzione agricola, all’allevamento e alla pesca e dal collasso dei sistemi sanitari, igienico-sanitari e del mercato, hanno ridotto le persone alla fame”.</p>



<p>“L’accesso al cibo a Gaza è stato gravemente limitato. A luglio, il numero di famiglie che, da tutto il territorio, hanno segnalato un livello grave di fame è raddoppiato rispetto a maggio e più che triplicato a Gaza City.&nbsp;<strong>Più di una persona su tre (39%) ha dichiarato di trascorrere intere giornate senza mangiare e gli adulti saltano regolarmente i pasti per sfamare i propri figli</strong>“.</p>



<p>“<strong>La malnutrizione tra i bambini di Gaza sta accelerando a un ritmo catastrofico.</strong>&nbsp;Solo a luglio, su oltre 12.000 bambini è stata riscontrata una malnutrizione acuta, il dato mensile più alto mai registrato e aumentato sei volte rispetto all’inizio dell’anno. Quasi un bambino su quattro soffre di malnutrizione acuta grave (SAM), la forma più mortale, con conseguenze sia a breve che a lungo termine”.</p>



<p>“Dall’ultima analisi IPC di maggio, il numero di bambini che si prevede saranno a grave rischio di morte per malnutrizione entro la fine del giugno 2026 è triplicato, passando da 14.100 a 43.400. Analogamente, per le donne incinte e in allattamento, il numero di casi stimati è triplicato, passando da 17.000 a 55.000 le donne per le quali si prevede che, entro la metà del 2026, saranno afflitte da un livello rischioso di malnutrizione. L’impatto è visibile: un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia.webp" alt="" class="wp-image-482718" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia.webp 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/carestia-600x400.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>“La nuova valutazione segnala il peggioramento più grave da quando l’IPC ha iniziato ad analizzare l’insicurezza alimentare acuta e la malnutrizione acuta nella Striscia di Gaza e per la prima volta registra ufficialmente una carestia conclamata nella regione del Medio Oriente”.</p>



<p>“Da luglio, le forniture di cibo e aiuti a Gaza sono leggermente aumentate, ma sono rimaste molto più che insufficienti, caotiche e inaccessibili rispetto alle necessità.&nbsp;Nel frattempo, circa il 98% dei terreni coltivabili è stato danneggiato o risulta inaccessibile, situazione che ha falcidiato il settore agricolo e la produzione alimentare locale, e nove persone su dieci sono state sfollate più volte”.</p>



<p>“Il denaro contante è più che scarso, mentre le operazioni di soccorso restano più che precarie, dal momento che, in un clima di crescente disperazione, la maggior parte dei camion delle Nazioni Unite sono saccheggiati. I prezzi dei prodotti alimentari sono altissimi e non c’è abbastanza carburante né acqua per cucinare, come anche medicinali e assistenza sanitaria”.</p>



<p>“Il sistema sanitario di Gaza è gravemente deteriorato, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è stato drasticamente ridotto, mentre le infezioni resistenti ai farmaci sono in aumento e i livelli di morbilità nei bambini – in particolare per quanto riguarda diarrea, febbre, infezioni respiratorie acute e infezioni cutanee – sono allarmanti”.</p>



<p>Questa la catastrofe provocata dalle restrizioni che Israele ha imposto all’intera popolazione di Gaza; le richieste conclusive del comunicato sono intuitive, dall’urgenza di un cessate il fuoco a quella di aprire immediatamente le frontiere alle agenzie umanitarie etc.</p>



<p>Per i dettagli rimandiamo al testo. Più importante, in questa sede, riportare l’esito di un’inchiesta congiunta del&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2025/aug/21/revealed-israeli-militarys-own-data-indicates-civilian-death-rate-of-83-in-gaza-war" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Guardian</a>, della rivista israelo-palestinese +972 Magazine e del quotidiano in lingua ebraica Local Call, che, analizzando un database classificato dell’intelligence militare israeliana, ha rivelato come, dall’inizio delle ostilità allo scorso maggio, su 53mila vittime di guerra registrate a Gaza, solo 8.900 erano miliziani di Hamas, cioè l’83% dei morti registrati ufficialmente erano civili: quattro su cinque.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/fao-unicef-e-oms-certificano-a-gaza-e-carestia.html">Fao, Unicef e Oms certificano: a Gaza è carestia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il grano nel deserto, così le aziende straniere danno l&#8217;assalto alle risorse dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/il-grano-nel-deserto-cosi-le-aziende-straniere-danno-lassalto-alle-risorse-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Mar 2025 15:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Land grabbing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'assalto all'Africa e la corsa alle risorse minacciano la sicurezza alimentare di molti Paesi e di milioni di persone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-grano-nel-deserto-cosi-le-aziende-straniere-danno-lassalto-alle-risorse-dellafrica.html">Il grano nel deserto, così le aziende straniere danno l&#8217;assalto alle risorse dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250303180713220_2ed9a7c9d7cf86e70a0aedcb2916aa14-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Africa settentrionale, la parola d’ordine è &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/il-grande-gioco-del-cibo-perche-la-cina-vuole-blindare-la-sua-sicurezza-alimentare.html">sicurezza alimentare&#8221;</a></strong>. Ma dietro lo slogan si nasconde una realtà ben più complessa, fatta di concessioni fondiarie, sfruttamento delle risorse idriche e strategie di investimento che sembrano favorire più le multinazionali che le popolazioni locali. <strong>Algeria ed Egitto sono in prima linea in questo processo</strong>, con Governi che incentivano massicci progetti agricoli nel deserto, spesso in collaborazione con aziende straniere. Tra gli investitori principali emergono colossi del settore agroalimentare come la qatariota Baladna e l’italiana BF Spa, entrambe protagoniste di operazioni di vasta portata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Algeria: il business lattiero-caseario di Baladna</h2>



<p>L’accordo tra il Governo algerino e Baladna, annunciato nel luglio 2024, prevede la coltivazione di foraggio e l’allevamento di 280mila vacche su 117mila ettari nella provincia di Adrar. Secondo l’ONG indipendente Grain (<a href="http://grain.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grain.org</a>), il progetto nasce per ridurre la dipendenza dell’Algeria dal latte in polvere importato, ma presenta criticità ambientali enormi. <strong>Per alimentare l’azienda sarà necessario un consumo idrico stimato in 1.700 miliardi di litri</strong>, prelevati da una falda acquifera non rinnovabile. Il Governo algerino e Baladna promuovono il progetto come una pietra miliare della sicurezza alimentare nazionale, ma la realtà potrebbe essere ben diversa. Come sottolinea Grain, dietro le dichiarazioni rassicuranti si cela un’operazione finanziaria volta a garantire un &#8220;significativo ritorno sugli investimenti&#8221; per gli azionisti di Baladna, più che per il popolo algerino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’espansione italiana: BF Spa e il Piano Mattei</h2>



<p>Accanto a Baladna, l’italiana BF Spa gioca un ruolo di primo piano nell’espansione agricola algerina. Definita da Altreconomia il &#8220;sovrano&#8221; dell’agricoltura italiana, <strong>BF Spa ha ottenuto due importanti concessioni nel deserto:</strong> una di 900 ettari nella provincia di Ouargla e un’altra ben più estesa, di 36mila ettari, a Timimoun. L’azienda prevede di coltivare grano, lenticchie e fagioli, e di costruire un pastificio, mentre il Governo algerino ha garantito licenze per lo scavo di pozzi per l’irrigazione.</p>



<p>La gestione di queste attività è affidata a BF El Djazair Spa, una joint venture tra BF e il Fondo nazionale di investimento algerino, con l’azienda italiana che detiene il 51% delle azioni. Ma dietro il linguaggio degli affari si nasconde una verità meno edulcorata: secondo Grain, il progetto non è pensato per rafforzare la sicurezza alimentare dell’Algeria, bensì per ampliare la capacità produttiva di BF all’estero e <strong>garantire una fornitura stabile di grano per le sue fabbriche italiane di pasta e cous cous.</strong> Circa il 30% della produzione sarà destinato all’esportazione in Italia, mettendo in dubbio il reale beneficio per la popolazione locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Egitto: terra fertile per l’accaparramento di risorse</h2>



<p>Il fenomeno non si ferma all’Algeria. Anche l’Egitto, <strong>primo importatore mondiale di grano</strong>, ha avviato progetti su larga scala. Il governo di Abdel Fattah al-Sisi ha lanciato il programma &#8220;Future of Egypt&#8221;, con l’obiettivo di convertire 1,6 milioni di ettari di deserto in terreni agricoli. Tuttavia, la gestione di queste terre rimane opaca, e l’impatto sul deficit idrico del Paese è preoccupante: ogni anno l’Egitto registra un deficit di sette miliardi di metri cubi d’acqua. Anche qui BF Spa entra in gioco come protagonista: <strong>una delle iniziative pilota del Piano Mattei in Egitto</strong> prevede la sua partecipazione alla produzione di grano, soia, mais e girasole su 15mila ettari nella regione di Dabaa, attraverso una joint venture con la società egiziana Mostaqbal Masr.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Land grabbing: la nuova corsa all’oro</strong></h2>



<p>Questi progetti si inseriscono in un trend più ampio noto come &#8220;land grabbing&#8221;, l’accaparramento di terre su larga scala da parte di aziende e Governi stranieri. Secondo Land Matrix Initiative (<a href="http://landmatrix.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">landmatrix.org</a>), <strong>il fenomeno riguarda oltre 40 milioni di ettari di terreno in Africa</strong>, con 1.219 accordi di acquisizione o affitto fondiario. L’Italia non è estranea a questa dinamica: con 59 accordi stipulati da aziende italiane, per un totale di 1,6 milioni di ettari a livello globale, il nostro Paese si colloca tra gli attori principali dell’espansione agricola all’estero.</p>



<p>Ma il land grabbing non si limita all’agricoltura. <strong>Un’ampia fetta degli accordi riguarda il settore forestale</strong>: quasi la metà delle superfici oggetto di contratti in Africa è destinata alla produzione di legname. Un caso emblematico è quello del gruppo Sefac, attivo in Camerun, che possiede cinque licenze per la gestione di 405mila ettari di foresta. Secondo Altreconomia, Sefac avrebbe un accordo di <strong>vendita esclusiva con la società italiana Vasto Legno</strong>, che commercializza legname africano dal XIX secolo.</p>



<p>Le ONG internazionali, tra cui Greenpeace e Survival International, denunciano da tempo le conseguenze di questi progetti sulle popolazioni indigene, come i Baka del Camerun. Le loro terre ancestrali vengono trasformate in concessioni forestali senza consenso, costringendoli ad abbandonare il loro stile di vita tradizionale. L’apertura di nuove strade per il trasporto del legname, inoltre, facilita anche il traffico di specie selvatiche, con effetti devastanti sull’ecosistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra sicurezza alimentare e strategia commerciale</strong></h2>



<p>Mentre i Governi e le aziende continuano a presentare questi progetti come la chiave per la sicurezza alimentare dell’Africa, cresce il sospetto che la vera posta in gioco sia il controllo delle risorse e l’espansione dei colossi agroalimentari. L’accaparramento delle terre e delle risorse idriche pone interrogativi etici e ambientali che non possono essere ignorati. In un continente dove l’84% delle aziende agricole possiede meno del 12% delle terre, la disuguaglianza fondiaria rischia di aggravarsi, a discapito delle comunità locali.</p>
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		<title>Si parla tanto dell&#8217;Iran ma a Gaza si continua a morire</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/si-parla-tanto-delliran-ma-a-gaza-si-continua-a-morire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593-600x311.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593-1024x531.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593-768x398.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_202404171553083_59f746de9068ea6d6323a9c1a40de6bf-e1713362615593-1536x796.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre tutto il mondo guarda allo scontro Iran-Israele a Gaza (e in Cisgiordania) si continua a morire di fame, di malattie e sotto le bombe</p>
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<p>Mentre i riflettori sono tutti puntati sull’Iran, a Gaza si continua a morire. Si muore di fame, per mancanza di cure mediche e di aiuti, oltre che nei raid dell’esercito israeliano. L’ONU, attraverso un <a href="https://www.fao.org/newsroom/detail/projected-famine-in-gaza--fao-urges-immediate-access-to-deliver-urgent-and-critical-assistance-at-scale/en">comunicato della FAO</a>, ha evidenziato un netto peggioramento della crisi alimentare nella Striscia, dove, entro l’inizio del prossimo mese, prevede che inizierà ufficialmente la carestia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una crisi non immaginabile</h2>



<p>Non c’è modo di quantificare la sofferenza a Gaza. E’ questa la conclusione di un recente rapporto della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite sulla grave crisi umanitaria in cui riversa la popolazione della Striscia. Nell’articolo, <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-04-10/ty-article-magazine/.premium/numbers-that-stagger-the-imagination-theres-no-way-to-quantify-the-suffering-in-gaza/0000018e-c1db-d480-a99e-cfdf01240000">pubblicato su Haaretz</a>, si leggono dati che superano ogni più oscura immaginazione: i palestinesi a Gaza rappresentano l’80% di tutte le persone che, attualmente e nel mondo, “si trovano ad attraversare una grave carestia”. Ma c’è di più, perché, al di là della disumana situazione alimentare, altri numeri descrivono bene la portata della catastrofe umanitaria in corso: sono<strong> 14mila i bambini uccisi, mentre 17mila sono rimasti totalmente soli</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli orrori della guerra</h2>



<p>In un profondo e accorato <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-04-13/ty-article-opinion/.highlight/all-israelis-must-ask-themselves-is-it-legitimate-to-kill-100-000-gazans/0000018e-d4d2-df04-adae-fdd27f510000?lts=1713266866461">articolo di Haaretz</a>, lo storico <strong>Ofri Ilany</strong>, pone un quesito scomodo: “Tutti gli israeliani devono chiedersi: è legittimo uccidere 100mila gazawi?”. Una riflessione addolorata, che  intende fare leva sulla coscienza dei suoi concittadini. E Ilany lo fa tirando in ballo i tragici fatti del 7 ottobre, poiché da quel giorno in poi “sembra che l&#8217;opinione pubblica israeliana si sia fissata nel perseguire una guerra illimitata”, come ha commentato il giornalista. Certo, prosegue Ilany, “Israele è stato brutalmente attaccato nel suo territorio sovrano” e “Hamas sta facendo un uso manipolativo delle vittime della guerra a Gaza, per isolare Israele a livello internazionale”. Tuttavia, è altrettanto certo che “dall’inizio della guerra, le autorità israeliane hanno negato o fortemente limitato l’ingresso di molti beni salvavita nell’enclave assediata. I bombardamenti in corso &#8211; prosegue lo storico &#8211; hanno ucciso finora oltre <strong>33.700 </strong>palestinesi, hanno fatto crollare il sistema sanitario e causato sfollamenti di massa”. Alla fine di questo drammatico quadro, per Ilany resta solo una domanda da porsi: “<strong>Quanti civili palestinesi è giusto uccidere per raggiungere gli obiettivi della guerra</strong>?”. E la risposta che dà lo storico è perentoria: <strong>“Chiunque pensi che un numero di vittime del genere (100mila) sia legittimo, sta effettivamente sostenendo il genocidio</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">All&#8217;arrembaggio dei terreni in Cisgiordania</h2>



<p>Mentre acuta e pubblica è la situazione di Gaza, più nascosta, ma quasi altrettanto dura, è l’oppressione che si registra nelle altre aree palestinesi. Ogni giorno si registrano arresti più o meno arbitrari, uccisioni, scontri.</p>



<p>In questo clima, e in totale sordina, Israele sta realizzando un’<strong>annessione </strong>senza precedenti di nuovi territori palestinesi.  Infatti, come riportato dalla giornalista <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-04-11/ty-article/.premium/israel-has-declared-record-amount-of-west-bank-land-as-state-owned-in-2024/0000018e-c7a2-dd23-a3cf-e7a713c90000">Hagar Shezaf su Haaretz</a>, Tel Aviv ha dichiarato di proprietà statale una quantità record di acri in Cisgiordania. Il tutto è avvenuto in soli tre mesi, a partire dall’inizio del 2024. Un’annessione silenziosa di terre che apre, di fatto, la strada a potenziali nuovi insediamenti. Come si legge nel dettagliato report di Haaretz, il blocco più grande dei nuovi appezzamenti si trova nella Valle del Giordano, e ammonta a 8mila dunum (circa 2mila acri), mentre le altre aree si trovano nella Cisgiordania meridionale.</p>



<p>Si tratta di acquisizioni da record: mai, dal 1998 ad oggi, Israele si era accaparrato tante terre. L’anno in cui tale attività è stata più intensa, stando ai <a href="https://peacenow.org.il/en/government-declares-2640-dunams-in-abu-dis-and-el-azariya-as-state-land-located-in-the-southern-area-of-the-e1-plan-threatening-palestinian-communities">dati della ONG Peace Now</a>, fu il 1999, quando furono acquisiti 1285 acri, ovvero meno della metà delle acquisizioni succitate.</p>



<p>A tale attività si sta dedicando assiduamente Bezalel Smotrich, leader del partito di estrema destra Sionismo religioso e ministro delle Finanze del governo Netanyahu, che sta applicando massivamente uno schema semplice. Una volta che i nuovi terreni palestinesi passano ufficialmente allo Stato israeliano, si apre la strada per chiedere fondi per la costruzione di nuovi insediamenti. Così, se a Gaza gli ultraortodossi sperano di realizzare il sogno messianico della grande Israele in punta di baionetta, in Cisgiordania si affidano ad altri mezzi, più subdoli, ma non meno costrittivi.</p>
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		<title>Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Bellocchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jul 2021 16:40:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Indipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Sudan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1175" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-300x183.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1024x626.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-768x470.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-1536x939.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/sud-sudan-la-presse-2048x1253.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dieci anni sono passati da quando il mondo volgeva lo sguardo verso il continente africano e celebrava la nascita del Sud Sudan. <a href="https://www.ilpost.it/2011/07/09/e-nato-il-sud-sudan-qual-e-la-capitale/">L&#8217;indipendenza del nuovo Paese dell&#8217;Africa, il 9 luglio 2011</a>, veniva festeggiata non solo a Juba e tra i confini della nazione racchiusa tra il Sudan, l&#8217;Etiopia, il Kenya, la Repubblica Democratica del Congo, l&#8217;Uganda e la Repubblica Centrafricana, ma anche a livello internazionale. Il mondo intero infatti vedeva nella nascita del cinquantaquattresimo stato africano la fine di una guerra che durava da decenni e di una situazione che costringeva le genti del Sud Sudan a vivere oppresse, discriminate, escluse economicamente e segregate dalla popolazione di origine araba del nord e dai vertici di Khartoum.</p>
<p>L&#8217;autonomia e l&#8217;indipendenza sono state plaudite dai leader di tutti i Paesi del primo mondo e, da Tokyo a Washington, tutti i capi di stato si sono prodigati nel promettere aiuti e sostegni al neonato stato africano. Le parole però si sono infrante sul frangiflutti della realtà.</p>
<p>Quello che era stato battezzato come un sogno di pace si è tramutato in breve tempo in un nuovo incubo di guerra. Sebbene la comunità internazionale si sia impegnata nel costruire le infrastrutture di un Paese che usciva frantumato da una guerra civile inclemente e feroce, ciò che non è stato fatto e non è stato considerato, è che non erano assenti solo i sistemi basici del Paese, ma persistevano a mancare le fondamenta vere e proprie della nazione: la coesione nazionale, l&#8217;unità dei leader politici, la riconciliazione sociale e l&#8217;idea di cittadinanza. Così il più giovane stato africano ha catalizzato in sé gli errori e gli orrori che dopo le indipendenze degli anni &#8217;60 si erano verificati in molti altri paesi del continente: tribalismo, nepotismo, furto di risorse pubbliche e autoritarismo, e la violenza ha infettato in breve tempo i gangli vitali della società sud sudanese e ha trascinato il Paese, in soli tre anni, in una <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-sta-succedendo-in-sud-sudan.html">guerra civile che ancor oggi, nonostante siano stati firmati dei fragili accordi di pace, prosegue a intermittenza.</a></p>
<p><figure id="attachment_325068" aria-describedby="caption-attachment-325068" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325068" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg" alt="South Sudan 2012" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-1536x1017.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-2048x1356.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/Agenzia_Fotogramma_IPA1346664-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption id="caption-attachment-325068" class="wp-caption-text">Giuba (Sud Sudan), le celebrazioni per il primo anniversario dell&#8217;indipendenza del Sudan del Sud</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi giorni in cui si dovrebbe festeggiare l&#8217;anniversario della nascita di una nazione invece si assiste con impotenza all&#8217;ennesimo fallimento di uno stato africano che ,su una popolazione di 11milioni di abitanti, ne registra 4 milioni e mezzo nei campi profughi interni e in quelli dei paesi confinanti e ad oggi, secondo <a href="https://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/Inform%202019%20WEB%20spreads.pdf">il Global Crisis Severity Index</a>, il Sud Sudan risulta essere uno dei Paesi più instabili al mondo e le prospettive di una ripresa nel futuro prossimo sono al momento intangibili.</p>
<p>Per comprendere perché il Sud Sudan sia oggi tormentato da odio e crisi umanitarie bisogna riavvolgere il rocchetto della storia almeno sino agli anni sessanta e conoscere così alcune vicende storico e politiche e alcune parole chiave che sono determinanti per avere una visione chiara di ciò che è successo dalla metà del &#8216;900 sino ad oggi in questa regione africana.</p>
<h2>La storia</h2>
<p>Il Sud Sudan ha sempre fatto parte, sino al 2011, del Sudan, uno stato che, anche durante il periodo coloniale, ha avuto una storia alquanto travagliata e atipica rispetto agli altri paesi africani. E&#8217; stato, questo Paese, nell&#8217;occhio di diverse potenze europee, ed, è qui, per l&#8217;esattezza a Fascioda, che si sono fronteggiati inglesi e francesi e si è rischiata una guerra aperta tra due eserciti coloniali. E&#8217; questa terra bagnata dal Nilo ad essere stata una dei palcoscenici delle prime <a href="https://www.blackpast.org/global-african-history/mahdist-revolution-1881-1898/">resistenze armate anticoloniali mosse da una forte componenti religiosa islamica,</a> ed è sempre il Sudan ad aver avuto una forma coloniale unica essendo stato dalla fine del &#8216;900 sino al 1955 un protettorato anglo egiziano abitato da popolazioni islamiche e arabe nel nord e da gruppi etnici dell&#8217;Africa equatoriale e sub-sahariana nel sud.</p>
<h2>La scoperta del petrolio</h2>
<p>La divisione etnica e geografica ha sempre caratterizzato la storia di questa nazione tanto che già nel 1955, un anno prima dell&#8217;indipendenza del Paese, nelle regioni meridionali è nato un gruppo guerrigliero che rivendicava l&#8217;indipendenza del sud: il Movimento di resistenza del Sud Sudan (Ssrm nell’acronimo inglese). La guerra civile vera e propria però tra il nord e il sud è iniziata nel &#8217;62 e solo nel &#8217;69, quando i militari hanno portato al potere il colonnello Nimeiri che ha ascoltato le istanze autonomista delle genti del sud si è avuta la parvenza di una fine delle ostilità. Nel &#8217;72 infatti, ad Addis Abeba, c&#8217;è stata la firma di un accordo di pace che ha sancito lo statuto di regione autonoma al Sud Sudan. Ma nel &#8217;78 è successo un qualcosa che ha sparigliato le carte, ha annullato ogni accordo pregresso, ha infiammato avidità e corruzione e ha acceso gli istinti più brutali nelle leadership locali: nella regione autonoma del Sud Sudan sono stati rinvenuti giacimenti di petrolio.</p>
<p>La scoperta dell&#8217; oro nero ha portato il colonnello Nimeiri a imporre la sharia in tutta la nazione e a revocare l&#8217;autonomia al sud. Una decisione che ha avuto il peso di una dichiarazione di guerra e infatti nel 1983, i partigiani del Sud Sudan hanno ripreso in mano le armi e, sotto la guida di John Garan, è nato l&#8217;SPLA (Sudan People Liberation Army), ed è iniziata la seconda guerra civile.</p>
<p>Nel 1989 il Paese è stato sconvolto da un altro colpo di stato, quello Omar El Bashir, uno dei dittatori più sanguinari della storia recente africana che rimarrà in carica per 30 anni e che proseguirà la sua guerra contro l&#8217;esercito indipendentista del sud.</p>
<h2>Il cessate il fuoco</h2>
<p>Una data importante, che porterà da lì a qualche anno alla separazione del Sud Sudan è il 2004 perchè il 7 gennaio di quell&#8217;anno è stato firmato un protocollo che prevedeva la divisione in parti uguali delle rendite petrolifere del Sudan (in gran parte nel sud) tra il governo di Khartoum e il Movimento/esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla/m). Una stretta di mano molto significativa tanto che, l&#8217;anno dopo, il 9 gennaio del 2005, è stato siglato l&#8217; Accordo globale di pace (Agp) tra Khartoum e l’Spla, a Nairobi, che prevedeva un cessate-il-fuoco permanente, autonomia per il sud, un governo di coalizione tra Khartoum e Spla/m, e un referendum da tenere nel sud, entro sei anni, per decidere sull’indipendenza o meno di quelle regioni.</p>
<p>Nella parte meridionale del Paese questo accordo è stato salutato come una vittoria soprattutto perchè John Garang, il capo dei ribelli, divenuto vicepresidente del Sudan, ha concesso enorme autonomia alla sua gente. Pochi mesi dopo però, in un incidente aereo, Garang è morto e il suo posto è stato preso da Salva Kiir e gli accordi di pace sono stati sul punto di saltare e la guerra sembrava doversi infiammare di nuovo. Si sono registrati infatti scontri tra lealisti e irregolari in tutto il paese, soprattutto nelle regioni contese dei Monti Nuba, dello Stato del Blu Nile e della contea di Abey, zone ricchissime di giacimenti petroliferi. Ma la crisi umanitaria e un arbitrariato internazionale che ha stabilito a chi appartenessero i pozzi petroliferi hanno convinto le due parti a silenziare le armi e a dicembre 2009 si è arrivati all&#8217;accordo tra il governo di Khartoum e quello di Juba sul referendum per l’indipendenza del sud da tenere nel 2011.</p>
<h2>L&#8217;indipendenza e la guerra civile</h2>
<p>Si è arrivati quindi, nel 2011, al fatidico referendum sull’autodeterminazione del Sud Sudan, che ha visto i favorevoli all&#8217;indipendenza trionfare alle urne con il 98,83% dei voti, e il 9 luglio, è stata de facto proclamata la nascita del più giovane stato africano.</p>
<p>E&#8217; una vita da subito travagliata, quella del nuovo stato che, un anno dopo il referendum, ha affrontato una crisi politica ed economica con Karthoum in merito all&#8217;esportazione del greggio e i due Paesi sono stati molto vicini dall&#8217;intraprendere una guerra. Ma una volta risolta la situazione in politica estera a Juba si è assistito all&#8217;inizio di una crisi interna che non ha ancora visto la fine.</p>
<p>Nel 2013 il presidente Salva Kiir ha sospeso dapprima il ministro delle finanze, Kosti Manibe, e il ministro per gli affari di governo, poi ha rimosso il vicepresidente, Riek Machar Teny, ha sciolto l’intero governo e licenziato tutti i ministri; poi ha dato vita a un nuovo governo con i suoi fedelissimi e ha nominato come vicepresidente James Wani Igga, ex comandante ribelle dell’Spla/m. Ma l&#8217;epurazione dei rivali politici e la deriva autoritaria di Salva Kiir non erano finite. A dicembre il Presidente ha accusato l&#8217;ex vice Machar di aver ordito un golpe, e a questo punto non c&#8217;è stato più nulla da fare: in Sud Sudan è scoppiata la guerra civile.</p>
<p><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-325065" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-2048x1365.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/11617057_large-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Violenze a Juba, nelle principali città del Paese e anche nei villaggi più remoti hanno lasciato subito una scia di sangue e migliaia di morti e la guerra, che ufficialmente si protrarrà sino a febbraio 2020, ha visto contrapporsi le due principali etnie: i dinka, maggioritari, fedeli a Kiir e i nuer invece fedeli a Machar.</p>
<p>Il bilancio finale, dopo svariati accordi di pace risultati fallimentari, sarà di 4 milioni di sud sudanesi costretti a fuggire dai propri villaggi, oltre 400mila vittime,<a href="https://it.insideover.com/politica/orrore-in-sud-sudan-stuprate-150-donne.html"> massacri e casi di pulizia etnica, stupri di guerra</a> e una crisi umanitaria senza pari che ha portato persino il Papa a invitare al digiuno e alla preghiera per la pace nel Paese africano.</p>
<p>Si è dovuto attendere il 2020 prima che la guerra in Sud Sudan potesse dirsi definitivamente conclusa. A Roma il 12 Gennaio 2020, presso la Comunità di Sant&#8217;Egidio è stata firmata la &#8220;Dichiarazione di Roma&#8221;, che per la prima volta ha visto tutte le parti politiche del Paese firmare un accordo di cessate il fuoco e a febbraio una delegazione di Sant&#8217;Egidio si è recata in Sud Sudan per la firma dell&#8217;Accordo politico di Juba, frutto dell&#8217;intesa tra il presidente Kiir e il leader dell&#8217;opposizione Machar e che ha portato alla formazione di un governo di unità nazionale.</p>
<h2>Un bilancio</h2>
<p>Nonostante gli accordi di pace, la formazione di un esecutivo transitorio e la riapertura del Parlamento la violenza non è mai del tutto finita in Sud Sudan e <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sud-sudan-dieci-anni-dopo-31032">secondo l&#8217;ONG sud sudanese Community Empowerment Progress Organization (CEPO),</a> tra gennaio e maggio 2021 oltre 3000 persone sono state uccise o ferite in scontri intercomunitari e ad oggi la situazione, aggravata anche dall&#8217;epidemia di Covid, rimane estremamente precaria: l&#8217;economia è criticissima, le armi continuano a circolare e le differenze etniche permangono divenendo un argine concreto a una rinascita unitaria del Paese. E sebbene dal 2013 ad oggi, molti sforzi siano stati fatti per uscire dalla crisi bellica, il Sud Sudan però se vuole cambiare rotta e, a dieci anni di distanza della sua nascita, intraprendere un percorso diverso deve ascoltare e fare tesoro delle parole di un suo illustre cittadino, Koj Madut Jok, antropologo e sottosegretario del ministro della cultura che, nel suo libro &#8221;A Shared struggle: people and cultures of Sud Sudan&#8221;, ripreso in un editoriale della rivista <a href="https://www.nigrizia.it/notizia/dieci-anni-di-sud-sudan-che-cosa-aspettarsi">Nigrizia</a>, ha scritto queste parole per parlare di quella che è la grande piaga della sua nazione e quale deve essere la soluzione:“In questo momento, quasi tutte le questioni riguardanti la violenza di stato sono basate sull’etnia, con i gruppi minoritari che si lamentano di essere esclusi e che la loro terra è invasa. Quasi tutte le frequenti ribellioni hanno radici in risentimenti etnici o settoriali. Il Sud Sudan diventerà mai una nazione unificata, dove, ad esempio, l’appartenenza etnica non sarà più un elemento da considerare nelle interviste per un lavoro, dove non ci saranno più gruppi politico-militari fondati su base etnica, dove l’assegnazione di servizi, progetti di sviluppo, contratti pubblici non dipenderà dal gruppo etnico? Ora tutto questo è la norma e crea un contesto politico caratterizzato da sospetto e sfiducia&#8230;Se non si trova una soluzione a questa questione divisiva, la stabilità politica in Sud Sudan rimarrà con ogni probabilità un concetto vago&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/dieci-anni-di-sud-sudan-storia-di-uno-stato-fallito.html">Dieci anni di Sud Sudan, storia di uno Stato fallito</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Africa occidentale affronta un 2020 di terrore e carestia</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lafrica-occidentale-affronta-un-2020-di-terrore-e-carestia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 13:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=274635</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="475" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria donne Boko Haram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-768x365.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Sono 75mila i casi confermati nel Continente africano, ma sarebbe utopistico credere che a questi numeri si limiti la diffusione della pandemia di coronavirus nel continente, considerando i pochissimi tamponi effettuati e le gravi condizioni in cui versano i sistemi sanitari. Dopo il Sudafrica (il Paese più colpito, ma anche quello dove le rilevazioni sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lafrica-occidentale-affronta-un-2020-di-terrore-e-carestia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lafrica-occidentale-affronta-un-2020-di-terrore-e-carestia.html">L&#8217;Africa occidentale affronta un 2020 di terrore e carestia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="475" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Nigeria donne Boko Haram" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Nigeria-Boko-Haram-donne-La-Presse-e1581269239746-768x365.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Sono <strong>75mila</strong> i casi confermati nel Continente africano, ma sarebbe utopistico credere che a questi numeri si limiti la diffusione della pandemia di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">coronavirus</a> nel continente, considerando i pochissimi tamponi effettuati e le gravi condizioni in cui versano i sistemi sanitari. Dopo il Sudafrica (il Paese più colpito, ma anche quello dove le rilevazioni sono state più capillari) e nazioni limitrofe, il grosso dei contagi è stato riscontrato nella regione dell&#8217;Africa occidentale. Un luogo dove il <strong>Covid-19</strong> si aggiunge ad una lunghissima serie di problematiche che rischia di peggiorare ulteriormente i fragili equilibri dell&#8217;area, già alle prese con il <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/il-terrorismo-islamico-in-africa.html">Jihad islamico</a> e con una tremenda <strong>carestia</strong> che ha affamato le fasce più deboli &#8211; e più numerose &#8211; della popolazione. E contro questa &#8220;Triplice alleanza&#8221; le misure che i Paesi colpiti possono mettere in campo rischiano di non essere sufficienti, perdendo molto del terreno recuperato con la fatica ed il sudore della fronte negli ultimi anni.</p>
<h2>Sistemi sanitari al collasso e nuovi contagi in aumento</h2>
<p>Sebbene come sottolineato &#8211; almeno stando ai dati ufficiali &#8211; i numeri siano sostanzialmente contenuti, la paura e le stringenti normative messe in campo per arginare la diffusione del Covid-19 hanno danneggiato il sostrato economico africano. Tutto ciò mentre il debole sistema sanitario ha già iniziato a dare i segni di <strong>cedimento</strong>, come accaduto nel piccolo Paese della <strong>Guinea-Bissau</strong>: primo Stato africano a dichiarare ufficialmente il collasso delle proprie strutture mediche a causa degli affollamenti causati dalla pandemia.</p>
<p>Nella stessa situazione rischiano però di giungere anche tutti i Paesi dell&#8217;Africa occidentale, tra i quali anche il colosso della Nigeria, con la regione di <strong>Kano</strong> &#8211; vessata anche dal terrorismo &#8211; che sta iniziando a dare i primi segni di cedimento. E con l&#8217;economia del Paese atterrata a causa del <em>lockdown </em>imposto nelle metropoli di Lagos ed Abuja, la sensazione è che la Nigeria stia per essere messa con le spalle al muro.</p>
<h2>Dal lago Ciad alle rive dell&#8217;Atlantico: uno scenario raccapricciante</h2>
<p>Dalle incursioni contro i civili di <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/boko-haram-una-storia-di-terrore-lunga-10-anni.html">Boko Haram</a> agli attentati a bordo di motociclette contro le caserme dei soldati del Mali, il 2020 dello Jihad africano era già iniziato con una forte <strong>impennata</strong>, che all&#8217;ultimo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/cose-la-g5-sahel.html">G5 Sahel</a> aveva costretto la <strong>Francia</strong> ad <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-francia-dispiega-600-unita-nel-sahel.html">aumentare i propri sforzi</a> nella regione e chiedere aiuto ai propri partner europei: come l&#8217;<a href="https://it.insideover.com/guerra/macron-chiama-litalia-risponde-militari-a-sostegno-di-parigi.html">Italia nell&#8217;operazione Takuba</a>. Il tutto, mentre nel Sahel stanno imperversando una serie di criticità climatiche che per la prima volta hanno <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-per-il-lago-ciad-un-patto-per-rilanciare-un-paese.html">unito i quattro paesi bagnati dal Lago Ciad</a> (Ciad, Niger, Nigeria e Camerun) nella battaglia congiunta contro la fame e la carestia. Ma col peggioramento della situazione e per via delle complicazioni scaturite dalla pandemia di coronavirus, una battaglia sotto questi fronti appare un limite insormontabile non soltanto per i fragili Paesi africani ma anche per gli attori internazionali impegnati nella regione.</p>
<p>Con le misure di <em>lockdown</em> imposte anche nel Continente nero, il blocco del lavoro e le difficoltà negli approvvigionamenti alimentari laddove l&#8217;agricoltura di sussistenza non è sufficiente ha contribuito ad alimentare la <strong>fame</strong> nella popolazione. Soprattutto nei bambini, che con le scuole chiuse si sono visti &#8220;privati&#8221; dell&#8217;unico pasto caldo garantito al quale in molti casi hanno accesso; e con le famiglie atterrate, le stesse possibilità di sopravvivenza sono state duramente ridimensionate. E in questo scenario, la capacità di reclutamento delle compagini jihadiste rischiano di aumentare notevolmente, facendo presa su una popolazione <strong>debole</strong> quanto mai prima e assoggettata spesso a semplici necessità di sostentamento.</p>
<h2>Dove non arriva lo Stato, arriva la criminalità</h2>
<p>&#8220;Laddove non arriva lo Stato, arriva la Mafia&#8221;: questa frase o sue varianti sono state spesso utilizzate per spiegare le criticità nella lotta alla criminalità organizzata nel nostro Paese. Ma se si sostituisce al termine &#8220;Mafia&#8221; il termine &#8220;Jihad&#8221;, ci si renderà rapidamente conto di come questa massima sia valida anche in un <strong>Sahel</strong> alle prese con una sfida per la sopravvivenza ancora più ardua rispetto a quella affrontata nel passato.<br />
Non è complicato dunque in questa chiave leggere un parallelismo con l&#8217;aumento degli attacchi dell&#8217;ultimo periodo e con una difficoltà maggiore nell&#8217;eradicare soprattutto dalle società rurali la piaga dell&#8217;estremismo islamico. Una situazione che, purtroppo, rischia di gettare le basi per un nuovo <strong>aumento dei conflitti</strong> che si ripercuoterà anche negli anni a venire, sin tanto che le condizioni non verranno quanto meno stabilizzate da un punto di vista economico e sociale.</p>
<h2>Il Jihad è una via di fuga dalla fame</h2>
<p>Accettare di unirsi alle compagini islamiste spesso diventa una scelta obbligata per una moltitudine di soggetti della regione: padri di famiglia senza lavoro che devono dare sostentamento alla propria famiglia, orfani privi dei mezzi di sussistenza e chi semplicemente vuole aumentare il proprio tenore di vita. Tutte <strong>persone fragili</strong>, che una volta entrate all&#8217;interno delle milizie vengono estremizzate e accrescono la forza dei gruppi jihadisti. E quando la situazione media peggiora, ecco che anche i numeri di questo fenomeno improvvisamente accrescono, gettando le basi per un nuovo incremento anche delle <strong>scie di terrore</strong>: situazione questa che si sta verificando proprio in questi mesi nella regione del Sahel.</p>
<p>Il vero problema, però, è insito nella grande <strong>marcia indietro</strong> che viene prodotta nei confronti di quelle piccole ma importanti conquiste portate avanti negli ultimi anni, tra vittorie sul campo e tra strumenti sociali dati in mano alla popolazione per combattere l&#8217;ideologia islamista. E mentre per portare a casa una piccola conquista sono necessari molto spesso anni di lavoro, per perdere terreno nelle difficoltà bastano poche settimane: il tempo necessario affinché le persone non abbiamo più nulla da perde. E tra <strong>morte</strong>, terrore, fame e paura, i tempi non sono mai stati così tanto stringenti come in questo momento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lafrica-occidentale-affronta-un-2020-di-terrore-e-carestia.html">L&#8217;Africa occidentale affronta un 2020 di terrore e carestia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; L&#8217;invasione delle locuste</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/linvasione-delle-locuste</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 08:20:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Locuste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Il Kenya sta attraversando oggi la più grande piaga di locuste del deserto che il Paese abbia visto negli ultimi 70 anni.<br />
Da lontano, sembrano dei piccoli insetti innocui, eppure questi sciami di locuste hanno messo in ginocchio agricoltori e allevatori di diversi Paesi dell'Africa, e hanno minato la sicurezza alimentare di un continente già in difficoltà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/linvasione-delle-locuste">REPORTAGE | L&#8217;invasione delle locuste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/hqdefault-2-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Il Kenya sta attraversando oggi la più grande piaga di locuste del deserto che il Paese abbia visto negli ultimi 70 anni.<br />
Da lontano, sembrano dei piccoli insetti innocui, eppure questi sciami di locuste hanno messo in ginocchio agricoltori e allevatori di diversi Paesi dell&#8217;Africa, e hanno minato la sicurezza alimentare di un continente già in difficoltà.</p>
<p>Leggi il reportage completo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/la-piaga-delle-locuste-in-kenya.html">QUI</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/linvasione-delle-locuste">REPORTAGE | L&#8217;invasione delle locuste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La piaga delle locuste in Kenya</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/ambiente/la-piaga-delle-locuste-in-kenya.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 17:46:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[Locuste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Contea di Tharaka Nithi, Kenya. In un tranquillo giovedì pomeriggio, mentre Teresina Karen portava avanti le sue faccende domestiche, notò quella che sembrava essere una nuvola scura coprire il sole in pieno giorno. Teresina credeva si trattasse di nuvole che annunciavano la pioggia, ma si stupì non appena si accorse che la nuvola scura era &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/la-piaga-delle-locuste-in-kenya.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/la-piaga-delle-locuste-in-kenya.html">La piaga delle locuste in Kenya</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11194830-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                        Ambiente
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                        20.04.2020
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                <h1 class="article__title">
                    La piaga delle locuste in Kenya
                </h1>

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                        Contea di Tharaka Nithi, Kenya. In un tranquillo giovedì pomeriggio, mentre Teresina Karen portava avanti le sue faccende domestiche, notò quella che sembrava essere una nuvola scura coprire il sole in pieno giorno. Teresina credeva si trattasse di nuvole che&#8230;
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                Maurice Oniango
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        <p>Contea di Tharaka Nithi, Kenya.</p><p>In un tranquillo giovedì pomeriggio, mentre Teresina Karen portava avanti le sue faccende domestiche, notò quella che sembrava essere una nuvola scura coprire il sole in pieno giorno. Teresina credeva si trattasse di nuvole che annunciavano la pioggia, ma si stupì non appena si accorse che la nuvola scura era in realtà uno sciame di locuste del deserto che presto si sarebbe abbattuto sulla sua tenuta agricola, distruggendo tutte le coltivazioni che aveva piantato solo poche settimane prima.</p><figure id="attachment_268887" aria-describedby="caption-attachment-268887" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268887" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945270-prova-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268887" class="wp-caption-text">Kenya, venerdì, 24 gennaio 2020. Degli agricoltori provano a cacciare degli sciami di locuste del deserto da un albero del loro terreno scuotendo dei rami, sbattendo dei legnetti e gridando. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>
    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Teresina, contadina dalla nascita, esprime il proprio choc dovuto a questa straordinaria circostanza: &#8220;Lavoro nei campi da più di 50 anni e non ho mai visto niente di simile&#8221;, confessa.</p>
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    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Proprio di fronte alla tenuta agricola di Teresina, è possibile sentire urla e grida che rompono la quiete e la calma del villaggio: si tratta dei contadini che cercano di scacciare le locuste.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991373-2.jpg" alt="" class="wp-image-268883" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991373-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991373-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991373-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991373-2-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Kenya, sabato 1 febbraio 2020. Le locuste del deserto saltano dal terreno e volano via mentre un cameraman passa oltre, nella riserva di Nasuulu, nel Kenya settentrionale. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Ad Agusta Karemi si uniscono le sue due figlie: girano per i campi armate di bastoni e pentole che percuotono per creare rumore. Karemi, frustrata, spiega che stanno continuando a farlo ormai dal pomeriggio precedente, quando sono arrivate le locuste. &#8220;Abbiamo ripreso a farlo stamattina; i bambini non hanno nemmeno fatto colazione&#8221;, racconta.</p>
<figure id="attachment_268881" aria-describedby="caption-attachment-268881" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268881" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2-1024x678.jpg" alt="" width="1024" height="678" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2-1024x678.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945288-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268881" class="wp-caption-text">Kenya, venerdì, 24 gennaio 2020. Una coltivatrice agita il suo scialle nell&#8217;aria per tentare di scacciare gli sciami di locuste del deserto dalle sue coltivazioni. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Tuttavia, le urla ed il baccano si rivelano inutili dal momento che le locuste si alzano in volo per poi ritornare sugli stessi campi. &#8220;Continuiamo ad urlare ma non serve a nulla; se ne vanno quando facciamo rumore e ritornano appena smettiamo o ci spostiamo&#8221;, spiega Karemi. Queste tecniche &#8220;alternative&#8221; di battere padelle ed utensili di plastica che stanno utilizzando i contadini del posto sta però danneggiando le loro risorse: &#8220;Abbiamo distrutto diverse pentole e bicchieri a forza di colpirli&#8221;, aggiunge.</p>
<figure id="attachment_268890" aria-describedby="caption-attachment-268890" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268890" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945282-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268890" class="wp-caption-text">Kenya, venerdì, 24 gennaio 2020. La coltivatrice Kanini Ndunda alza una pala per tentare di scuotere i rami di un albero e scacciare le locuste del deserto dalle sue coltivazioni (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Oggi il Kenya sta attraversando la più grande piaga di locuste del deserto che il Paese abbia visto negli ultimi 70 anni. Miliardi di insetti hanno invaso il Paese arrivando dalla Somalia e dall’Etiopia, devastando intere comunità di allevatori e agricoltori. In un singolo sciame possono esserci fino a 150 milioni di locuste per ogni chilometro quadrato di terreno coltivato, un&#8217;area pari a quella di circa 250 campi da calcio.</p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11000887-2.jpg" alt="" class="wp-image-268885" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11000887-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11000887-2-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11000887-2-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_11000887-2-1024x687.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Kenya, sabato 1 febbraio 2020. Il ranger Gabriel Lesoipa è circondato da locuste del deserto mentre lui e una squadra terrestre comunicano le cordinate dello sciame a un aereo che sparge pesticidi nella riserva di Nasuulu, nel Kenya settentrionale. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Secondo un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#8217;alimentazione e l’agricoltura (Fao), le locuste del deserto hanno invaso oltre 26 delle 47 contee del Kenya e ci si aspetta che continuino a diffondersi. I contadini stanno ora attribuendo al governo la colpa delle proprie sofferenze; secondo alcuni di loro, il governo avrebbe dovuto trovare delle misure per arginare l’invasione di locuste all&#8217;interno del Paese.</p>
<figure id="attachment_268884" aria-describedby="caption-attachment-268884" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268884" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10991390-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268884" class="wp-caption-text">Kenya, sabato 1 febbraio 2020. Un aereo che sparge pesticidi sorvola uno sciame di locuste del desertonella riserva di Nasuulu, nel Kenya settentrionale (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Elias Ngori Nyaga, un contadino keniota, sostiene che il governo dovrebbe aiutarli adesso, portando sul posto degli aerei per spruzzare insetticidi sui campi infestati e dando agli agricoltori semi e fertilizzante, avendo loro già terminato tutte le proprie riserve. Ha dichiarato: &#8220;Il governo ci ha messi in difficoltà perché avrebbe dovuto fermare le locuste là dove sono penetrate dall&#8217;Etiopia. Mi appello a loro affinché vengano ad aiutarci a fermare le locuste per permetterci di continuare a coltivare&#8221;.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945284-2.jpg" alt="" class="wp-image-268879" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945284-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945284-2-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945284-2-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945284-2-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Kenya, venerdì 24 gennaio 2020. Degli sciami di locuste del deserto volano sopra gli alberi del villaggio di Katitika. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Sempre secondo la Fao, l’attuale ondata di parassiti sarebbe dovuta alle favorevoli condizioni di accoppiamento delle locuste verificatesi in Yemen in seguito ai cicloni di maggio ed ottobre 2018. Queste locuste hanno viaggiato attraverso l&#8217;Arabia Saudita, l’Iran e il corno d’Africa, arrivando così nei Paesi dell’Africa orientale, tra cui Etiopia, Somalia, Gibuti, Eritrea e Uganda. La Fao ha inoltre avvisato che la situazione è estremamente pericolosa in Africa orientale, dove 20 milioni di persone sono già in stato di insicurezza alimentare.</p>
<figure id="attachment_268888" aria-describedby="caption-attachment-268888" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945275-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268888" class="wp-caption-text">Kenya, venerdì 24 gennaio 2020. Il figlio di un agricoltore piange mentre viene circondato dalle locuste del deserto che sta tentando di scacciare dalle sue coltivazioni. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>

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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>I contadini sono disperati per le ingenti perdite provocate dalle locuste del deserto e temono di dover affrontare una carestia nel caso i soccorsi tardassero ad arrivare. “Se queste locuste non vengono fermate ci sarà una carestia per diversi anni. Avevamo venduto il ricavato dello scorso raccolto per mandare a scuola i nostri figli e ora non abbiamo da mangiare”, spiega Karemi.</p>

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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1329" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945280-2.jpg" alt="" class="wp-image-268889" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945280-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945280-2-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945280-2-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945280-2-1024x709.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Kenya, venerdì 24 gennaio 2020. Il figlio di un agricoltore alza le mani mentre viene circondato dalle locuste del deserto che sta tentando di scacciare dalle sue coltivazioni. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Catherine Wanja Nyaga è un’altra contadina a cui mancano le parole per esprimere la perdita che ha appena subito a causa dell’infestazione di locuste nei suoi terreni coltivati: “Non riesco nemmeno a realizzare quanto ho perso, ma si tratta di una grossa perdita. Avevo seminato un sacco di fagioli, cinque sacchi di mais e messo anche del fertilizzante”, racconta.</p>
<figure id="attachment_268880" aria-describedby="caption-attachment-268880" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="size-large wp-image-268880" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2-1024x699.jpg" alt="" width="1024" height="699" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2-1024x699.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/LP_10945286-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-268880" class="wp-caption-text">Kenya, venerdì 24 gennaio 2020. Una coltivatrice si guarda intorno mentre gli sciami di locuste del deserto divorano le sue coltivazioni. (AP Photo/Ben Curtis)</figcaption></figure>

    </div>
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p>Teresina fa appello al governo affinché aiuti i contadini del posto a seminare una seconda volta: “Il governo dovrebbe aiutarci con semi e fertilizzanti, in modo da poter seminare di nuovo”.</p>

    </div>
</div><div class="bottom-page">
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                            Testo e video di
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                                    Maurice Oniango
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/ambiente/la-piaga-delle-locuste-in-kenya.html">La piaga delle locuste in Kenya</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra locuste e jihad: la sofferenza dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/tra-locuste-e-jihad-la-sofferenza-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 14:53:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Locuste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=258986</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="4598" height="3086" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_10945276.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Non è iniziata con il piede giusto la lotta alla malnutrizione del nuovo decennio per il Continente africano, alle prese con una crisi legata all&#8217;accesso alle risorse alimentari che non ha precedenti. Nonostante i rapporti redatti dall&#8217;Onu che evidenziano come dal 2000 a oggi la situazione sia migliorata per il 31% della popolazione mondiale, sono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/tra-locuste-e-jihad-la-sofferenza-dellafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/tra-locuste-e-jihad-la-sofferenza-dellafrica.html">Tra locuste e jihad: la sofferenza dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4598" height="3086" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/LP_10945276.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p><p>Non è iniziata con il piede giusto la lotta alla malnutrizione del nuovo decennio per il Continente africano, alle prese con una crisi legata all&#8217;accesso alle <strong>risorse alimentari</strong> che non ha precedenti. Nonostante <a href="https://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2019/10/15/news/fame_nel_mondo_e_in_calo_del_31_ma_servono_70_miliardi_di_dollari_per_debellarla_entro_il_2030-238570023/" target="_blank" rel="noopener">i rapporti redatti dall&#8217;Onu</a> che evidenziano come dal 2000 a oggi la situazione sia migliorata per il 31% della popolazione mondiale, sono le stesse Nazioni unite a sottolineare come l&#8217;Africa meridionale rischi una crisi senza precedenti. In particolare, <a href="https://www.avvenire.it/mondo/pagine/fame-record-in-africa-australe-45-milioni-a-rischio" target="_blank" rel="noopener">stando a quanto riportato dal quotidiano <em>Avvenire</em></a>, sarebbero <strong>45 milioni</strong> le persone dell&#8217;Africa australe che, nel corso del 2020, rischiano gravi conseguenze a causa della <strong>fame</strong>. Siccità e disastrose politiche agrarie non fanno altro che peggiorare la situazione.</p>
<p><div id="gallery_259112" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_259112 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Invasione-di-locuste-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Invasione-di-locuste-1-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945276.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945276.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945272.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945272.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10947063.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10947063.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945264.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945264.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10948152.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10948152.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10948155.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10948155.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945289.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10945289.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10992283.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_10992283.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11000887.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11000887.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039119.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039119.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039135.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039135.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039118.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039118.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039124.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11039124.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027338.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027338-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027334.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027334-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027330.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027330-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027331-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027331-1-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027331.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11027331-150x150.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11026540.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/LP_11026540-150x150.jpg","subHtml":""}];</script></p>
<p>Questa volta, però, non si parla semplicemente del <strong>Mozambico</strong> tediato dalla guerra civile del Nord del Paese e dagli ex Stati appartenenti alla Rhodesia di Zambia e Zimbabwe alle prese con lasciti disastrosi delle gestioni passate (e non). La situazione, a causa soprattutto della mancanza di piogge e di un aumentato indice di povertà, è destinata a <strong>peggiorare</strong> e a raggiungere livelli che sembrano senza precedenti.</p>
<p>Mentre però l&#8217;Africa meridionale vive sotto il giogo della fame causata dalla mala gestione politica e dalle condizioni climatiche avverse, anche il Corno d&#8217;Africa e in generale l&#8217;Africa orientale affrontano una piaga destinata a creare problemi anche per gli anni a venire: l&#8217;<strong>invasione delle locuste</strong>. Il fenomeno, <a href="https://it.insideover.com/ambiente/linvasione-delle-locuste-mette-in-ginocchio-lafrica.html" target="_blank" rel="noopener">come scritto su <em>InsideOver</em></a>, è in grado di distruggere la quasi totalità delle coltivazioni privando la popolazione del Kenya, della Somalia, della Tanzania e dell&#8217;Uganda delle più essenziali forniture alimentari, danneggiando la produzione interna di diversi Paesi.</p>
<p>La fame potrebbe potrebbe portare a un vero proprio esodo e a uno <strong>spopolamento delle campagne</strong>. Ma non solo: nel 2020 dell&#8217;Africa c&#8217;è anche la guerra nel Sahel, che miete vittime soprattutto tra la popolazione dei villaggi rurali tra Nigeria e il <a href="https://it.insideover.com/reportage/terrorismo/ciad-sotto-assedio-di-boko-haram.html" target="_blank" rel="noopener">bacino del Lago Ciad.</a></p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Vittime e carnefici" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/CY_gcB728I0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Nonostante in questo caso l&#8217;interesse internazionale si sia già mosso anche sotto forma militare, le tecniche di guerriglia jihadiste unite a una scarsa efficienza soprattutto dei contingenti africani non hanno permesso uno stabilizzarsi della situazione. Analogamente all&#8217;Africa meridionale, la combinazione tra fame e mancanza di prospettive ha acceso una nuova ondata di partenze che lascia le campagne incolte e la popolazione cittadina esposta a un rischio maggiore di <strong>malnutrizione</strong>.</p>
<p>Secondo quanto dichiarato dal rapporto delle Nazioni unite, la comunità internazionale dovrebbe prepararsi a fornire una dose aggiuntiva di aiuti verso l&#8217;Africa nel prossimo anno, al fine di limitare i danni subiti dalla popolazione e, di riflesso, dall&#8217;economia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/tra-locuste-e-jihad-la-sofferenza-dellafrica.html">Tra locuste e jihad: la sofferenza dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;invasione delle locuste mette in ginocchio l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/linvasione-delle-locuste-mette-in-ginocchio-lafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2020 07:24:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Carestia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Locuste in Africa orientale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-1024x509.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo sciame di locuste che ha colpito il Kenya e la Somalia nelle scorse settimane ha continuato a spostarsi negli ultimi giorni, raggiungendo i territori meridionali del Kilimangiaro, l&#8217;Uganda e la Tanzania. Dopo aver devastato i raccolti della regione di Meru danneggiando irreparabilmente le risorse alimentari del Kenya, lo sciame di locuste adesso sta diventando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/linvasione-delle-locuste-mette-in-ginocchio-lafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/linvasione-delle-locuste-mette-in-ginocchio-lafrica.html">L&#8217;invasione delle locuste mette in ginocchio l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Locuste in Africa orientale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-300x149.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-768x382.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/02/Locuste-in-Africa-orientale-La-Presse-e1581406601869-1024x509.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo <strong>sciame di locuste</strong> che ha colpito il Kenya e la Somalia nelle scorse settimane ha continuato a spostarsi negli ultimi giorni, <a href="https://www.theguardian.com/world/2020/feb/10/food-fears-grow-as-swarms-of-locusts-reach-uganda-and-tanzania">raggiungendo i territori meridionali del Kilimangiaro, l&#8217;Uganda e la Tanzania</a>. Dopo aver devastato i raccolti della regione di Meru danneggiando irreparabilmente le risorse alimentari del Kenya, lo sciame di locuste adesso sta diventando un pericolo anche fuori dal <strong>Corno d&#8217;Africa</strong>, ampliando la portata del danno alla popolazione africana.</p>
<p>Come già sottolineato, lo sciame di locuste in questione ha una estensione pari a quella di una metropoli europea come Parigi, con gli insetti in grado di mangiare gli approvvigionamenti giornalieri di <strong>35mila persone</strong>. Ed in una situazione come quella africana, con la crisi alimentare alle porte e la carenza di rifornimenti, la portata dei danni assume dimensioni ancora maggiori.</p>
<p>Nel tentativo di respingere l&#8217;assalto di quella che pare una piaga biblica, la Tanzania e l&#8217;Uganda hanno messo in campo tutti i propri velivoli idonei allo spargimento di <strong>pesticidi</strong> ed hanno mobilitato gli eserciti per continuare l&#8217;opera anche tramite la strumentazione manuale. Tuttavia, gli sforzi compiuti &#8211; come in precedenza anche quelli del Kenya &#8211; hanno solo contribuito a limitare parzialmente i danni, senza riuscire però a risolvere definitivamente il problema. E nonostante in questo modo vengano temporaneamente allontanate, il loro ritorno non è comunque da escludere.</p>
<p>Nonostante l&#8217;Africa conviva da sempre con questo pericolo, la portata dell&#8217;evento di quest&#8217;anno ha sorpreso gli addetti ai lavori, incapaci di rispondere adeguatamente alla situazione. Uno dei fattori chiave che ha contributo al proliferare degli insetti sono state le grandi piogge che hanno colpito la regione, combinate con i forti cicloni provenienti dalla penisola arabica. Il <strong>mix climatico</strong> che ne è derivato ha permesso la formazione di sciami di dimensioni colossali, ai quali la popolazione non è stata in grado di far fronte nemmeno a seguito degli interventi governativi.</p>
<p>Non soltanto l&#8217;Africa è stata però colpita da questo fenomeno. Anche l&#8217;India e il Pakistan hanno subito lo stesso destino, sebbene in questo caso i danni derivanti siano stati meno pesanti e di conseguenza meglio assorbiti. Tuttavia, anche in questo caso le zone rurali avranno facilmente bisogno di aiuti esterni per poter far fronte alla carenza di scorte di viveri che è stato causato dal passaggio degli sciami di locuste di questa prima parte del 2020.</p>
<p>Essendosi il fenomeno manifestato in modo così marcato le possibilità che gli <strong>aiuti internazionali</strong> riescano a coprire l&#8217;intero fabbisogno delle vittime del disastro ambientale sono molto scarse. Mentre infatti lo stesso fenomeno circoscritto ad una regione più limitata ed abitata da un numero inferiore di popolazione potrebbe essere facilmente gestito dagli interventi governativi centrali ed esteri, in questa situazione un qualsiasi tentativo di normalizzazione diviene assai più dispendioso e complicato. Non soltanto per quanto riguarda l&#8217;approvvigionamento di cibo per far fronte al breve periodo, ma soprattutto per quanto concerne la <strong>ripresa</strong> delle coltivazioni che sono state completamente distrutte dal passaggio degli sciami di locuste, complicando anche la ripresa dei lavori in vista dei prossimi raccolti.</p>
<p>Nella sola Africa, si stima che le persone che saranno colpite dalla carenza di viveri nel 2020 a causa del fenomeno saranno oltre 20 milioni, peggiorando le già attuali problematiche legate alla malnutrizione del Continente, in uno scenario catastrofico per la popolazione dell&#8217;Africa orientale; che ancora una volta si vede costretta a combattere con le <strong>dure condizioni ambientali</strong> della regione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/linvasione-delle-locuste-mette-in-ginocchio-lafrica.html">L&#8217;invasione delle locuste mette in ginocchio l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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