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Non è iniziata con il piede giusto la lotta alla malnutrizione del nuovo decennio per il Continente africano, alle prese con una crisi legata all’accesso alle risorse alimentari che non ha precedenti. Nonostante i rapporti redatti dall’Onu che evidenziano come dal 2000 a oggi la situazione sia migliorata per il 31% della popolazione mondiale, sono le stesse Nazioni unite a sottolineare come l’Africa meridionale rischi una crisi senza precedenti. In particolare, stando a quanto riportato dal quotidiano Avvenire, sarebbero 45 milioni le persone dell’Africa australe che, nel corso del 2020, rischiano gravi conseguenze a causa della fame. Siccità e disastrose politiche agrarie non fanno altro che peggiorare la situazione.

Questa volta, però, non si parla semplicemente del Mozambico tediato dalla guerra civile del Nord del Paese e dagli ex Stati appartenenti alla Rhodesia di Zambia e Zimbabwe alle prese con lasciti disastrosi delle gestioni passate (e non). La situazione, a causa soprattutto della mancanza di piogge e di un aumentato indice di povertà, è destinata a peggiorare e a raggiungere livelli che sembrano senza precedenti.

Mentre però l’Africa meridionale vive sotto il giogo della fame causata dalla mala gestione politica e dalle condizioni climatiche avverse, anche il Corno d’Africa e in generale l’Africa orientale affrontano una piaga destinata a creare problemi anche per gli anni a venire: l’invasione delle locuste. Il fenomeno, come scritto su InsideOver, è in grado di distruggere la quasi totalità delle coltivazioni privando la popolazione del Kenya, della Somalia, della Tanzania e dell’Uganda delle più essenziali forniture alimentari, danneggiando la produzione interna di diversi Paesi.

La fame potrebbe potrebbe portare a un vero proprio esodo e a uno spopolamento delle campagne. Ma non solo: nel 2020 dell’Africa c’è anche la guerra nel Sahel, che miete vittime soprattutto tra la popolazione dei villaggi rurali tra Nigeria e il bacino del Lago Ciad.

Nonostante in questo caso l’interesse internazionale si sia già mosso anche sotto forma militare, le tecniche di guerriglia jihadiste unite a una scarsa efficienza soprattutto dei contingenti africani non hanno permesso uno stabilizzarsi della situazione. Analogamente all’Africa meridionale, la combinazione tra fame e mancanza di prospettive ha acceso una nuova ondata di partenze che lascia le campagne incolte e la popolazione cittadina esposta a un rischio maggiore di malnutrizione.

Secondo quanto dichiarato dal rapporto delle Nazioni unite, la comunità internazionale dovrebbe prepararsi a fornire una dose aggiuntiva di aiuti verso l’Africa nel prossimo anno, al fine di limitare i danni subiti dalla popolazione e, di riflesso, dall’economia.