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	<title>Nicolas Maduro Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nicolas Maduro Archives - InsideOver</title>
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		<title>Se gli Usa diventano il super-Stato canaglia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-gli-usa-diventano-il-super-stato-canaglia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 23:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli interessi americani prima dell'ordine internazionale. Questa è l'unica morale della Casa Bianca nella sua attuale politica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/se-gli-usa-diventano-il-super-stato-canaglia.html">Se gli Usa diventano il super-Stato canaglia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/trump-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si ha spesso la sensazione che Donald Trump, alla bella età di 80 anni, sia più svelto e &#8220;moderno&#8221; della gran parte dei suoi critici. Siamo tutti troppo concentrati sulle baggianate narcisistiche e autocelebrative che ci spingono a giudicarlo un vecchio coglione o un pazzerello di quelli da barzelletta, con la mano nella falda del cappotto e un cappelluccio di carta che gli fanno credere di essere Napoleone. Soprattutto, tendiamo a pensare che si muova a casaccio,<strong> un giorno sul melo e l&#8217;altro sul pero</strong>, senza un piano o un&#8217;idea coerente. Dovremmo, per il nostro bene, cambiare atteggiamento.</p>



<p>Proviamo a dare un&#8217;occhiata al quadro generale. Trump e la sua amministrazione hanno dichiarato che l&#8217;emisfero occidentale è cosa degli Usa, un loro dominio. Ed è esattamente quanto sta avvenendo. <strong>Javier Milei</strong> è diventato presidente dell&#8217;Argentina nel 2023, cioè prima che Trump rientrasse alla Casa Bianca nel 2025. Ma nell&#8217;ottobre del 2025 la vittoria della maggioranza di Milei nelle elezioni parlamentari è stata grandemente favorita dal prestito Usa di 20 miliardi di dollari, arrivato puntuale in un momento di forte crisi per il presidente-istrione. Poi c&#8217;è stato il Venezuela: con la scusa della lotta al narcotraffico è stato abbattuto l&#8217;autocrate <strong>Nicolas Maduro</strong> lasciando intatto il suo regime, che dietro la facciata della presidente ad interim <strong>Delcy Rodriguez</strong> si è di buon grado allineato ai desideri dei nuovi padroni. Così il Venezuela ha &#8220;liberamente&#8221; deciso di passare un quinto della sue riserve petrolifere al controllo degli Usa e, se non fosse bastato, ha anche trasferito 312 tonnellate d&#8217;oro dalla Bank of England alla Federal Reserve Usa. Il resto mancia.</p>



<p>Più di recente l&#8217;amministrazione Usa ha lavorato per far vincere <strong>Abelardo de la Espriella</strong> in Colombia, aggiungendo un altro tassello al proprio dominio. <strong>E ora tenta il colpo grosso con il Brasile</strong>, dove la rielezione di Lula (sarebbe il quarto mandato) è messa fortemente a rischio dalla spinta pro-<strong>Flavio Bolsonaro</strong>, finanziata addirittura da una fondazione vicina al vice-presidente J.D. Vance. Bolsonaro che, nella sua campagna elettorale, già preannuncia accordi particolari con gli Usa sugli ambitissimi minerali delle terre rare. Se a questo aggiungiamo El Salvador (presidente <strong>Nayib Bukele</strong>), l&#8217;Ecuador (<strong>Daniel Noboa</strong>), la Bolivia (<strong>Rodrigo Paz</strong>), il Cile (<strong>José Antonio Kast</strong>) e il Perù (<strong>Keiko Fujimori</strong>). Un tappeto di governi di destra che, con l&#8217;eventuale caduta di Lula, offrirebbe alla Casa Bianca il monopolio sul continente e soprattutto sulle sue risorse. Le presenze aliene, soprattutto quella della Cina, verrebbero eliminate. Cuba diventerebbe un boccone facile facile. Molte questioni su Panama, soprattutto quelle relative alla gestione dei porti e del canale, sono già state regolate a favore degli Usa. E al Canada si penserà con calma, tra sanzioni e velate interferenze nella sua politica interna.</p>



<p>Con l&#8217;Europa abbiamo visto come va. Paghiamo gas e petrolio tre volte tanto perché prima gli Usa hanno collaborato con gli ucraini a far saltare il gasdotto Nord Stream e poi si sono inventati la guerra contro l&#8217;Iran. In più, ora paghiamo anche le armi americane per poter sostenere l&#8217;Ucraina. Una trappola perfetta, neanche Vladimir Putin e Donald Trump si fossero messi d&#8217;accordo.  Tanto più che ora anche gli Usa, appunto dopo la Russia, minacciano di bloccare l&#8217;export di diesel.In più, sempre per mantenere l&#8217;analogia, siamo molto preoccupati per i tentativi, ibridi o no, del Cremlino di dividere l&#8217;Europa. E quelli di Trump, che festeggia per la vittoria dell&#8217;AfD in Germania, minaccia di ritirare le truppe Usa del contingente Nato dall&#8217;Europa e intanto briga per sistemarle, a pagamento peraltro, nei Paesi più amici come la Polonia?</p>



<p>Non c&#8217;è bisogno di parlare del Medio Oriente. L&#8217;appoggio incondizionato a Israele, sancito dall&#8217;ultima fornitura di potenziale esplosivo superiore a quello di Hiroshima, serve a tenere in soggezione, con la minaccia o la pratica della guerra, l&#8217;intera regione, facendo anche qui pagare il prezzo agli alleati. <strong>Lo scontro con l&#8217;Iran e l crisi di Hormuz sono costati molto agli Usa</strong> ma ancor più ai loro tradizionali alleati: al di là dei colpi inferti dai droni e dai missili iraniani, il Qatar ha visto ridursi di quasi il 90% le esportazioni di gas liquefatto e<strong> l&#8217;Arabia Saudita è impegolata in uno scontro con gli Houthi dello Yemen </strong>che l&#8217;attaccano alla giugulare energetica. Gli Usa ci guadagnano e in ogni caso hanno trasferito un pezzo notevole della loro macchina bellica in uno dei tratti di mare fondamenta.i per il commercio mondiale. Non è un caso, e non è nemmeno troppo pretestuoso, che Trump voglia ribattezzare lo Stretto di Hormuz col proprio nome: gli Usa sono lì per restarci. Perché quello a cui stiamo assistendo è un attacco generalizzato alle risorse mondiali, e quelle energetiche sono solo le prime nel mirino. Trump un piano ce l&#8217;ha, eccome.</p>



<p>A tutto questo, pur sommariamente descritto, dobbiamo aggiungere l&#8217;offensiva e le rappresaglie contro le maggiori istituzioni internazionali: dall&#8217;Onu (Trump ha ordinato il ritiro da 60 organizzazioni e agenzie, di cui circa la metà legate alla Nazioni Unite) <strong>alla Corte Penale Internazionale</strong>, dalla Ue alla Nato, nulla che possa fare ombra agli Atti Uniti è stato risparmiato. D&#8217;altra parte qualche giorno fa il segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> lo ha detto chiaramente: &#8220;Non metteremo mai l&#8217;ordine internazionale al di sopra degli interessi degli Stati Uniti&#8221;. La conclusione è facile e inevitabile: tra tanti Stati-canaglia, <strong>si aggira per il mondo un super-Stato canaglia</strong> dotato di armi atomiche, dell&#8217;esercito più potente del mondo e dell&#8217;apparato tecnologico di gran lunga più sviluppato. Per i cui dirigenti il mondo può anche bruciare purché ciò convenga al loro Paese. Che si chiama Stati Uniti d&#8217;America.  </p>



<p></p>



<p></p>



<p>Riferimenti</p>



<p>Per la dottrina Monroe: https://it.insideover.com/politica/panama-groenlandia-ma-se-credete-che-siano-solo-farneticazioni-di-trump.html</p>



<p>Per la Colombia: https://it.insideover.com/tag/elezioni-in-colombia</p>



<p>Per il Brasile: https://it.insideover.com/politica/lula-o-bolsonaro-brasile-al-voto-con-lombra-dellingerenza-usa.html</p>



<p>Per Panama: https://formiche.net/2026/08/panama-cina-canale-ck-hutchinson-stati-uniti/</p>



<p>Per Trump e il Canada: https://www.corriere.ca/lultima-provocazione-di-trump-il-canada-si-sta-autodistruggendo/</p>



<p>Per Trump e le truppe Nato: https://it.insideover.com/difesa/via-le-truppe-usa-dalleuropa-dellest-piu-un-grande-bluff-che-un-grande-gioco.html</p>



<p>Per Trump e Israele: https://it.insideover.com/guerra/tre-volte-hiroshima-trump-prepara-40-000-bombe-per-netanyahu-maxi-vendita-da-28-miliardi-di-dollari.html</p>



<p>Per il costo della guerra contro l&#8217;Iran: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/19/il-costo-della-guerra-in-iran-supera-le-stime-del-pentagono-oltre-45-miliardi_4d7cef8c-59f8-4f7c-ab77-c72acb884175.html</p>



<p>I guadagni Usa su gas e petrolio: https://www.corriere.it/economia/finanza/26_marzo_12/quanto-guadagnano-gli-usa-se-il-petrolio-sale-e-anche-il-gas-i-conti-della-guerra-e-cosa-cambia-per-l-europa-32200586-2128-43ec-8fab-233eca5c7xlk.shtml</p>



<p>Per Usa e Corte penale internazionale: https://www.rainews.it/articoli/2026/08/gli-usa-sanzionano-la-presidente-della-corte-penale-internazionale-ira-di-tokyo-c8e7e4a6-102a-4799-992b-c663aec7dd71.html</p>



<p>Per la dichiarazione di Rubio: https://t.me/letteradamosca/38487</p>



<p></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>America Latina: dal Cile alla Colombia, i flirt con la destra israeliana per avere i favori di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-destra-israeliana-sta-ottenendo-vittorie-su-vittorie-in-america-latina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Aug 2026 08:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colombia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/colombia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'America Latina passa ancora una volta dalle recite dell'internazionalismo militante alla sottomissione al padrone di turno. </p>
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<p>L&#8217;America Latina come eterna riserva morale dell’altermondismo e del <em>post-colonialismo</em> è una illusione che si sta infrangendo sotto il peso della cruda geopolitica. C’è stata per anni la retorica dell’<em>onda rosa</em>, che raccontava un subcontinente compatto nel contestare l&#8217;egemonia nordamericana e, quando si parlava del Medio Oriente, sostenere la causa palestinese nei consessi internazionali. Ma oggi la forza di gravità dell’Impero non perdona le velleità ideologiche. <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-colombia-de-la-espriella-caos-istituzionale-svolta-pro-israele.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/terremoto-colombia-de-la-espriella-caos-istituzionale-svolta-pro-israele.html">L&#8217;ascesa</a> di <strong>Abelardo de la Espriella</strong> in Colombia, sommata al consolidamento di <strong>Javier Milei</strong> in Argentina, allo strapotere <strong>Nayib Bukele</strong> in El Salvador, alla vittoria di <strong>José Antonio Kast</strong> in Cile e di <strong>Daniel Noboa</strong> in Ecuador, ci segnala un ribaltamento anti-romantico, dove la diplomazia della postura socialista cede il passo al cinismo della destra radicale.</p>



<p>Risparmiata dalle sanzioni europee nonostante la mattanza di Gaza e l’espansionismo in Cisgiordania, <strong>la destra likudista israeliana segna punti e trova ampie sponde in questa parte di mondo,</strong> riallacciando o intensificando relazioni. Il riallineamento delle classi dirigenti sudamericane non nasce da un’improvvisa illuminazione, ma da una pura necessità di sopravvivenza politica al Trump 2.0, e in parte come meccanismo di compensazione storica. Se nell’alleanza euroatlantica, la retorica del diritto internazionale perde presa di fronte alla politica di potenza, <strong>i governi conservatori della regione hanno compreso che la solidarietà con la causa palestinese era un lusso per tempi di pace.</strong> L’uscita della Colombia dal Gruppo dell’Aia, il ripristino dei legami diplomatici con Israele da parte del Venezuela e persino il riconoscimento atipico della sovranità israeliana sul Golan da parte colombiana rispondono a una logica brutale e pragmatica: accreditarsi presso la Casa Bianca. Per <strong>De la Espriella,</strong> come per <strong>Milei</strong>, la fedeltà allo Stato ebraico è la moneta di scambio più economica per ottenere coperture di sicurezza, <em>intelligence</em> e concessioni commerciali a Washington.</p>



<p>Da un paio d&#8217;anni l&#8217;Argentina sta imprimendo una svolta alle relazioni con Israele tramite gli <strong>Accordi di Isacco,</strong> progetto ispirato ai traballanti Accordi di Abramo. Un riavvicinamento partito dal sostegno al trasferimento dell’ambasciata argentina a Gerusalemme e dal riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica, che contrasta con la linea storica dei socialisti. Secondo l’analista Gaston Saidman, è stata l&#8217;influenza iraniana ad aver alimentato parte dell’ostilità latinoamericana verso Israele. </p>



<p>Il ritiro di <strong>Bolivia e Honduras dal Gruppo dell’Aia</strong>, nel marzo 2026, ha mostrato quanto siano state fragili le iniziative dei Paesi non allineati negli anni Zero e Dieci. Bolivia e Israele avevano già annunciato il ripristino delle relazioni diplomatiche pochi mesi prima del ritiro, mentre Honduras e Israele hanno rafforzato la cooperazione in agricoltura, gestione dell’acqua, sanità, istruzione e sicurezza. Stessa cosa riguarda <strong>il Cile, che ha ripristinato le relazioni diplomatiche con Israele in agosto </strong>e nominato ambasciatore Gabriel Zaliasnik, che si <a href="https://www.elciudadano.com/en/zaliasniks-troubling-appointment-in-israel-judges-he-helped-nominate-ruling-on-his-cases/06/15/" type="link" id="https://www.elciudadano.com/en/zaliasniks-troubling-appointment-in-israel-judges-he-helped-nominate-ruling-on-his-cases/06/15/">definisce</a> «orgogliosamente sionista».</p>



<h2 class="wp-block-heading">All&#8217;inizio fu Maduro</h2>



<p>Questo <em>pivot</em> ideologico rivela una spaccatura antropologica, prima ancora che diplomatica, tra una visione cosmopolita e terzomondista che concepisce l’America Latina come avanguardia del Global South e, dall’altro lato, una nuova controrivoluzione che salda le pulsioni evangeliche locali, il rigetto del multilateralismo e l’ossessione per il <em>law and order</em>. Non è un caso che leader come <strong>Gideon Sa’ar</strong> o figure della destra olandese come <strong>Geert Wilders</strong> trovino oggi a Bogotá o Buenos Aires un&#8217;accoglienza più calorosa che nelle capitali europee. La convergenza con Tel Aviv non è una stranezza esotica, ma <strong>il pilastro di una nuova dottrina di difesa basata su droni, cybersorveglianza e tecniche anti-guerriglia.</strong> C’è soprattutto la rimozione di <strong>Nicolás Maduro</strong> a Caracas, tramite golpe-lampo e con un bilancio relativamente basso in termini di vittime, ad aver accelerato la decomposizione dell’asse anti-imperiale, costringendo persino i regimi rimasti a ricalibrare le proprie velleità per evitare di finire stritolati.</p>



<p>La modernità periferica compie così l’ennesima parabola, abbandonando l’idea decennale della sinistra latinoamericana di poter sostituire con la politica estera il gramo compito di costruire uno Stato, trasformando il palcoscenico delle<strong>Nazioni Unite</strong> nella piattaforma prediletta per la propria ideologia (ricordate i discorsi fiume di Fidel Castro?). Oggi, la controffensiva destrorsa compie forse l’errore speculare, <strong>scambiando l’asservimento agli interessi di potenze esterne per un realismo vincente. </strong>Chissà se, nel tentativo di sfuggire all’irrilevanza attraverso una geopolitica dell&#8217;allineamento cieco, le élite della regione rischiano di riscoprire che fare i mercenari nell&#8217;arena altrui non garantisce alcuna sovranità.</p>



<p>L’esempio di <strong>Panama</strong>, costretta ad abbandonare la Via della Seta di Pechino e rimuovere i gestori di Hong Kong da un paio dei suoi porti strategici per ordine di <strong>Marco Rubio</strong>, segretario di Stato Usa, senza ricevere quasi nulla in cambio se non una rappresaglia commerciale cinese, insegna che piegarsi al trumpismo è un’avventura tanto quanto contrastarlo. La storia dell&#8217;America Latina sembra ancora quella di un pendolo tragico, che passa dalle recite dell&#8217;internazionalismo militante alla sottomissione al padrone di turno, senza mai riuscire a diventare soggetto della propria storia.</p>



<p></p>
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		<title>Nemici ovunque, guerre senza fine: l&#8217;antiterrorismo di Trump somiglia tanto a quello di Bush</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/nemici-ovunque-guerre-senza-fine-lantiterrorismo-di-trump-somiglia-tanto-a-quello-di-bush.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 02:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Antiterrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Usa Pyne" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nemici senza limiti, guerre infinite: la strategia antiterrorismo di Trump rilancia l'interventismo Usa con assertività e durezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nemici-ovunque-guerre-senza-fine-lantiterrorismo-di-trump-somiglia-tanto-a-quello-di-bush.html">Nemici ovunque, guerre senza fine: l&#8217;antiterrorismo di Trump somiglia tanto a quello di Bush</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Usa Pyne" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260428093630533_cefc3013c5b83d88eea278b22e08c4bf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>War on Terror</strong> è ancora qui: la strategia antiterrorismo di <strong>Donald Trump pubblicata dalla Casa Bianca</strong> ha un retrogusto di primi Anni Duemila, dell&#8217;epoca post-11 settembre 200. Sono passati 25 anni dagli attacchi alle Torri Gemelle ma l&#8217;attuale amministrazione, il cui interventismo rivaleggia fino anche a superarlo con quello di <a href="https://it.insideover.com/politica/i-can-hear-you-bush-e-l11-settembre-ventanni-dopo.html" type="post" id="330802">George W. Bush</a>, recupera lessico, prassi e pensieri di un mondo che si riteneva passato. Trump si considera la nemesi della classe politica Usa tradizionale, ma nell&#8217;era dell&#8217;America First la <a href="https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2026/05/2026-USCT-Strategy-1.pdf">National Counterterrorism Strategy</a> <strong>recupera una duplice prassi della guerra al terrore degli architetti neoconservatori </strong>dell&#8217;interventismo Usa: da un lato, l&#8217;identificazione di un perimetro di nemici e minacce vasto e in continua espansione; dall&#8217;altro, la rivendicazione di ogni mezzo utilizzato, ivi compresi quelli cinetici e preventivi, per contrastare e reprimere tali minacce, <strong>i cui confini non sono mai veramente tracciati</strong>.</p>



<div data-wp-interactive="core/file" class="wp-block-file"><object data-wp-bind--hidden="!state.hasPdfPreview" hidden class="wp-block-file__embed" data="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf" type="application/pdf" style="width:100%;height:600px" aria-label="Incorporamento di Scarica la National Counterterrorism Strategy 2026 degli Usa ."></object><a id="wp-block-file--media-6819445a-437f-4daa-b3e6-e21e8f16bdf0" href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf">Scarica la National Counterterrorism Strategy 2026 degli Usa </a><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/2026-USCT-Strategy-1.pdf" class="wp-block-file__button wp-element-button" download aria-describedby="wp-block-file--media-6819445a-437f-4daa-b3e6-e21e8f16bdf0">Download</a></div>



<p>Ad esempio, sul primo fronte è interessante notare come la <em>National Counterterrorism Strategy </em>identifichi tre tipologie di minacce come equivalenti e ritenute maggioritarie: ciò che resta del terrorismo islamista si somma al &#8220;narcoterrorismo&#8221; e alle gang transnazionali e, fatto curioso, all&#8217;estremismo violento di estrema sinistra, inclusi anarchici e Antifa, ritenuti un pericolo sistemico. Questo racconta molto della rilettura, sicuramente più ideologica e brutale, <strong>della dialettica post-2001</strong>, in cui ai nemici esterni si sommava la caccia a quelli interni, ben dimostrata dall&#8217;ampliamento delle misure repressive e di analisi preventiva delle minacce, come il Patriot Act e le campagne di sorveglianza di massa della National Security Agency.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Antiterrorismo e sicurezza emisferica</h2>



<p>Sul secondo, la guerra al terrorismo dell&#8217;era Trump è vista come un&#8217;operazione da condurre senza confini e limiti. Nella dichiarazione di Trump la scelta di catturare <strong>Nicolas Maduro </strong>in Venezuela, le due guerre all&#8217;Iran di giugno 2025 e febbraio-aprile 2026, la designazione della Fratellanza Musulmana a organizzazione terroristica, i bombardamenti nel Golfo del Messico contro i presunti narco-terroristi, ma anche il cessate il fuoco a Gaza che dovrebbe, secondo la Casa Bianca, prevenire la trasformazione della Striscia in un enclave terroristica sono tutti parti della stessa strategia di contrasto a azioni malevole contro gli Usa. Se in passato era il Medio Oriente il teatro delle &#8220;guerre infinite&#8221;, ora l&#8217;America intende riportare <strong>l&#8217;interventismo vicino ai confini di casa. La Nct riprende quanto emerso nella </strong><em><strong>National Security Strategy</strong> </em>e nella <a href="https://it.insideover.com/politica/la-national-security-strategy-e-il-distacco-usa-unopportunita-che-leuropa-non-puo-farsi-scappare.html" type="post" id="496691"><strong>National Defense Strategy</strong> </a>della nuova amministrazione in materia di &#8220;sicurezza emisferica&#8221;, indicando nelle Americhe la priorità militare e operativa.</p>



<p>&#8220;Il Presidente ha autorizzato decine di attacchi da parte del Dipartimento della Guerra contro le imbarcazioni dei cartelli dedite al traffico di droga, con conseguente riduzione di oltre il 90% del contrabbando di droga via mare verso gli Stati Uniti&#8221;, rivendica la Nct, sottolineando che la guerra al terrore combatte un&#8217;alleanza sistemica tra nemici degli Usa: &#8220;L&#8217;integrazione degli sforzi anti-cartello e antiterrorismo consente agli Stati Uniti di interrompere le reti condivise, i finanziamenti e le rotte logistiche utilizzate sia dai <strong>narcotrafficanti designati che dai terroristi islamici</strong>&#8220;. Come la guerra in Iraq fu (falsamente) giustificata anche dai report su presunti aiuti di Saddam Hussein ad al-Qaeda, così oggi i rapporti tra jihadisti e gang sono utilizzati come leva per colpire le minacce terroristiche fuori dagli States.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Terrore, nemico perfetto</h2>



<p>La guerra, nota la strategia, si combatte su più fronti: ordine militare, ordine poliziesco, ordine finanziario. &#8220;Continueremo le nostre campagne militari e di polizia contro tutti i cartelli e le bande criminali designati come organizzazioni terroristiche dal Presidente e allo stesso tempo, continueremo a colpire le loro finanze e le linee di approvvigionamento dei precursori per paralizzare i loro mezzi di produzione e il movimento dei profitti&#8221;, si legge nel documento.</p>



<p>Il &#8220;Terrore&#8221; torna, dunque, il nemico per antonomasia e <strong>il mezzo attraverso cui giustificare le azioni operative degli Usa</strong>. La designazione di una struttura come terroristica ne rende legittima la potenziale eradicazione con mezzi militari. L&#8217;Iran? Spesso è stato apostrofato come <em>Terror Regime</em> prima e dopo la guerra. Cuba? Rientra nella lista degli &#8220;Stati sponsor del terrorismo&#8221;, per presunti legami coi cartelli sudamericani, in nome della lotta ai quali Washington sta riscoprendo un&#8217;assertiva muscolarità in America Latina. <em>En passant,</em> chi non <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-riceve-al-sharaa-meeting-blindato-e-via-le-ultime-sanzioni-alla-siria.html" type="post" id="493187">è più un terrorista è <strong>Ahmad al-Sharaa</strong>, presidente della Siria già transitato per Al Qaeda</a> e ricevuto con tutti gli onori alla Casa Bianca nel 2025. <strong>Il terrorismo come nemico perfetto, per identificare come nemici non solo dell&#8217;America ma dell&#8217;intero genere umano</strong> i suoi esponenti e portavoce: Trump, pur distaccandosene a parole, recupera il meglio del lessico interventista dei primi Anni Duemila. E nella prassi spesso ricalca l&#8217;interventismo americano di ieri. <strong>America First come dettame d&#8217;azione: si troverà sempre un &#8220;terrorista&#8221; con cui giustificare nuove operazioni</strong>, del resto.</p>
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		<title>Donald Trump, l&#8217;imperatore di una civiltà morente. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/donald-trump-limperatore-di-una-civilta-morente-lanalisi-di-alain-de-benoist.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 00:50:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152501686_8a6223eb58e162ff43126d343011c55a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'approfondita analisi su Donald Trump, il suo atteggiamento politico e il suo modus operandi scritta da Alain De Benoist.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/donald-trump-limperatore-di-una-civilta-morente-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Donald Trump, l&#8217;imperatore di una civiltà morente. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Andiamo subito all’essenziale. L’arrivo al potere di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> non è uno dei tanti episodi della storia degli <strong>Stati Uniti</strong> e non è soltanto una svolta. È una rivoluzione di cui non tutti hanno ancora misurato l’ampiezza e che ha già comportato il disaccoppiamento tra l’Europa e l’America, l’esplosione dell’Alleanza Atlantica, la probabile fine della Nato, la messa in discussione del libero scambio, il crollo di un <strong>ordine internazionale</strong> fondato sulla democrazia liberale, sul diritto internazionale – questa &#8220;inutile finzione&#8221; evocata a Davos dal canadese <strong>Marc Carney</strong> – e sull’ideologia dei diritti dell’uomo, il che è non poca cosa. Tanto più che a tutto ciò si è accompagnata una vera e propria trasformazione dottrinaria. Non si tratta neanche di una parentesi destinata a richiudersi quando Trump lascerà il potere. Ci vorrà molto tempo per rincollare i pezzi rotti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg" alt="Trump Iran" class="wp-image-513784" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260418004035785_741096756de0ee761cc1da241d63b662-e1776465680463.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le particolarità del trumpismo</h2>



<p>Trump è un esempio notevole del <strong>carattere cesaristico</strong> delle forme di potere che Spengler considerava tipiche delle civiltà in fase terminale. Questo cesarismo si è messo sulla via del populismo, di cui tuttavia non è un sinonimo. Il <strong>trumpismo </strong>non è però un populismo come gli altri. Prima di tutto a causa della personalità caratteriale di <strong>Donald Trump</strong>, il cui narcisismo megalomane oggi non sfugge a nessuno. Manon bisogna cadere nell’errore: il grizzly di Mar-a-Lago (126 stanze, 10.000 m<sup>2</sup>) è spesso sorprendente, ma non è affatto imprevedibile. Le sue intenzioni sono chiare, ed è tanto più facile conoscerle in quanto non perde un’occasione per proclamarle.</p>



<p>Grande amante del <strong>golf</strong>, Trump è anche un <strong>giocatore di Monopoli</strong> (&#8220;compro tre alberghi in via della Pace!&#8221;) e un giocatore di poker. L’<strong>arte del <em>deal</em></strong> alla quale fa appello è prima di tutto un <strong>bluff</strong>. A partire dal vecchio metodo che consiste, per ottenere 500, nell’iniziare a chiedere 1.000 minacciando nel contempo di esigere 5.000 (è il principio stesso della sua guerra dei dazi doganali).</p>



<p>Trump è soprattutto convinto che nella vita tutto è questione di <strong>rapporti di forza</strong>, il che non è falso, ma anche che, purché ci si metta il prezzo, tutto è in vendita (dalla striscia di <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">Gaza </a>alla <a href="https://it.insideover.com/economia/groenlandia-la-conquista-usa-e-gia-avvenuta-ma-nessuno-la-nota.html">Groenlandia</a>), il che lo è molto meno. Certo, molte cose sono in vendita, ma in talune circostanze ci sono, per il popolo, cose <em>non negoziabili</em>, perché sono cose dal valore esistenziale. L’arricchimento non è la risposta a tutto.</p>



<p>Si aggiunga che, in un momento in cui c’è chi sostiene che gli Stati Uniti non sono lontani dalla <strong>guerra civile</strong> (è stato il tema di un film recente), è importante constatare che Trump non tratta gli <strong>oppositori </strong>da avversari, ma da <strong>nemici</strong>. È vero che lui stesso è trattato da nemico da coloro che lo detestano. Risorge il vecchio concetto di «nemico interno», con tutto ciò che implica in termini di brutalità e malafede (sostituire un’intolleranza di sinistra con un’intolleranza di destra e risuscitare il maccartismo non significa sicuramente difendere la «libertà di espressione»).</p>



<p>Di fronte alla multipolarità che si sta gradualmente imponendo nell’ordine internazionale, Trump ha un atteggiamento ambiguo. Da una parte riconosce che gli Stati Uniti devono rinunciare ad atteggiarsi a gendarmi del mondo e non devono più cercare di imporre le loro concezioni ideologiche al <em>rest of the world</em>, il che è un punto essenziale, ma vuole anche continuare ad intervenire ovunque lo desidera ogni volta che i suoi interessi sono minacciati o semplicemente in gioco (sembra evidente, ad esempio, che intende porre il <strong>Medio Oriente</strong> sotto tutela americana). D’altra parte, anche se condivide l’idea che ovunque stiano imponendosi dei &#8220;grandi spazi&#8221; sovranazionali, ne trae la convinzione di poter fare quello che vuole – ad esempio organizzare il rapimento del presidente in esercizio di uno Stato teoricamente sovrano (<strong>Nicolas Maduro</strong>) – in quello che chiama &#8220;<strong>emisfero occidentale</strong>&#8220;, vale a dire il continente americano. Ciò significa che, anche se rinuncia a battere il mondo per cercarvi dei &#8220;mostri da distruggere&#8221; – per riprendere l’espressione utilizzata nel luglio 1821 da <strong>John Quincy Adams</strong>, segretario di Stato di James Monroe –, egli concepisce il ruolo di egemone regionale come un mezzo per sottrarre qualunque margine di autonomia alle diverse componenti del &#8220;grande spazio&#8221; americano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-1024x684.jpg" alt="" class="wp-image-517272" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260515152450494_14d2ddae88f56cf59506b740b13b6950.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come sta oggi il trumpismo?</h2>



<p>L’elettorato di base di Donald Trump è, come altrove, costituito da membri delle <strong>classi popolari</strong> e delle <strong>classi medie</strong> in rivolta contro una classe politica che li disprezza e li ignora: &#8220;La stessa collera sociale e identitaria, la stessa reazione alla deindustrializzazione e alla durezza della vita quotidiana, la stessa povertà, la stessa sensazione di emarginazione, la stessa esasperazione nei confronti dell’ideologia <em>woke</em>, la stessa inquietudine nazionale, la stessa attesa delusa di considerazione e di rispetto da parte di coloro la cui vocazione politica è di rappresentare e difendere queste classi popolari: la sinistra&#8221;.</p>



<p>I <strong>militanti Maga</strong> sono in maggior parte isolazionisti (accettano solo un &#8220;interventismo di sicurezza&#8221;, cioè interventi militari brevi, che non sfociano in un logoramento). Il grosso della truppa si richiama ad un nazionalismo di tipo jacksoniano. Vi si trovano paleoconservatori dell’<em><strong>America First</strong></em>, vicini nel recente passato a Pat Buchanan, Rusch Limbaugh o Samuel T. Francis. Quest’ultimo parlava in nome delle &#8220;classi medie bianche post-borghesi», che subiscono disprezzo e continua proletarizzazione da parte delle élites economiche e culturali, e consigliava loro di adottare una posizione di rottura: &#8220;Noi non ci battiamo per la conservazione&#8221;, diceva, «ma per il rovesciamento&#8221;. Soltanto una frangia radicale, attivistica, spesso complottista e maschilista (gli &#8220;opliti sotto steroidi&#8221; di cui parla Eugénie Bastie) si richiama apertamente al razzismo o al suprematismo. Ciò che si trova di più specificamente americano in questo ambiente è la venerazione del capitalismo (vero punto cieco), l’attaccamento ad un &#8220;governo limitato&#8221; e la forte presa dei culti religiosi.</p>



<p>L’ <strong>atmosfera religiosa</strong> – più esattamente biblica – del populismo trumpiano è in effetti uno dei tratti che lo distinguono dalla maggior parte degli altri populisti. Oltreoceano i nazionalisti cristiani (ai quali bisogna aggiungere i &#8220;sionisti cristiani&#8221;) si suddividono in tre correnti principali: gli<strong> evangelici &#8220;dominionisti&#8221;</strong>, i <strong>pentecostali della Riforma apostolica</strong> e i <strong>cattolici integralisti</strong>, tutti egualmente convinti che la società debba essere governata da persone elette da Dio. I due primi gruppi, inoltre, ritengono che l’intera vita culturale e sociale degli Stati Uniti debba essere conforme alle prescrizioni della Bibbia, così come loro la interpretano (&#8220;<em>All of Christ for All of Life</em>&#8220;).</p>



<p>Anche la fedeltà incondizionata che i suoi elettori tributano a Donald Trump, che va molto al di là dei limiti abituali del sostegno politico, ha una <strong>coloritura religiosa</strong>, se non <strong>settaria</strong>. Essa è stata confermata da due notevoli studi empirici, il primo concepito nel 2021, il secondo che si è avvalso dei dati dell’American National Election Study, i cui risultati sono stati pubblicati su &#8220;<em>Political Psychology</em>&#8221; nel gennaio 2026. Queste inchieste mostrano che l’attaccamento personale a Trump, che può giungere fino ad un vero e proprio culto della personalità, non dipende praticamente da nessun atto oggettivo ma poggia su un’adesione quasi religiosa (ripulsa spontanea di qualunque critica, credenza nell’infallibilità del leader, visto come l’unico salvatore possibile). Contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare, né l’ansia né la chiusura alle idee nuove consentono di spiegarlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cattolici e tecno-futuristi</h2>



<p>Sul piano intellettuale, Trump gode inoltre del sostegno più o meno pronunciato di due alleati, comodi o scomodi, che non hanno granché in comune: da un lato i cattolici «post-liberali», dall’altro i tecno-futuristi.</p>



<p>Come ha detto Gene Zubovich, ricercatore dell’Universaità di Toronto, <strong>nel mondo trumpiano «gli evangelici forniscono i voti, i cattolici la materia grigia».</strong> I cattolici post-liberali si caratterizzano per la loro ripulsa delle idee illuministe e per l’accento che mettono sul concetto di bene comune. Essi hanno molto influenzato il vicepresidente <strong>J.D. Vance.</strong> I due loro principali esponenti sono il costituzionalista Adrian Vermeire, professore a Harvard, e Patric Deneen, professore all’Università Notre-Dame, autore di <em>Perché il liberalismo è fallito </em>(2020), ma si possono citare anche Sohrab Ahmari, Edwin Aponte e Matthew Schmitz, fondatore della webzine «Compact». Il loro merito principale è di criticare il liberalismo, cosa che non è frequente negli Stati Uniti, e di non limitarsi ad una critica meramente difensiva. Vermeire, capovolgendo la tradizione americana su questo punto, non esista a perorare l’intervento dello Stato per rimodellare la società e a contrapporre all’individualismo un «costituzionalismo del bene comune». Il loro principale limite è di non apportare granché a questa critica, così come è stata da molto tempo teorizzata in Europa (Vermeire si basa molto sulla tradizione giuridica ereditata dall’Antichità e cita anche Carl Schmitt) e di astenersi dall’estenderla al sistema capitalista, che pure gli è consustanzialmente legato.</p>



<p>I tecno-futuristi della Silicon Valley, la cui dottrina è una miscela di escatologia messianica e di tecnologia vicina alla fantascienza, costituiscono ovviamente un ambiente del tutto diverso. Sognando l’immortalità, la post-umanità e un folle prometeismo, sono per molti versi in totale rottura con l’elettorato MAGA, che non ama l’eccesso. Eleon Musk ne fa parte, ma i suoi esponenti più conosciuti sono Curtis Yavin, Peter Thiel, Nick Land, Mark Andreessen e Vivek Ramaswamy.</p>



<p>Costoro non credono ai diritti dell’uomo, ma non sono interessati nemmeno al popolo. Profondamente influenzati dal pensiero libertario (o anarcocapitalista), <strong>vogliono farla finita con la democrazia affidandosi alla tecnologia. </strong>Significativamente, negano per ciò la specificità (e il primato) del politico. La grande idea di Curtis Yarvin è che, per aver ragione della religione progressista (la «Cattedrale»), occorre sostituire la democrazia con una tecno-monarchia, diretta da un re Amministratore delegato, accordando nel contempo a ciascuno il diritto di rompere con lo Stato così come un consumatore si distacca da una marca o da un servizio. Secondo lui, «gli Stati Uniti sono solo un’impresa. Non è un contratto mistico trasmesso di generazione in generazione […] Il regno è una proprietà dell’impresa e l’insieme è una sorta di progetto immobiliare su larga scala» (<em>sic</em>).</p>



<p>In un’ottica simile, il britannico Nick Land, inventore dell’espressione <em>Dark Enlightenment </em>(Illuminismo oscuro), si fa teorico dell’ «accelerazionismo», ovvero dell’idea che occorre spingere a fondo tutti i cursori del capitalismo e dell’innovazione tecnologico, anche a costo di correre il rischio di arrivare alla distruzione dell’umanità<sup>5</sup>.</p>



<p><strong>Peter Thiel,</strong> che Chantal Delsol ha invitato a prendere la parola a Parigi lo scorso 26 gennaio, sotto l’egida dell’Accademia delle scienze morali e politiche, è invece ossessionato dall’Apocalisse. Anche questo miliardario, cofondatore del sistema Paypal, che è stato uno dei primi boss della tech a schierarsi con Donald Trump nel 2016, è un libertario dichiarato che colloca i diritti individuali al di sopra di tutto e <strong>predica un capitalismo totalmente deregolato</strong>. Teme di veder emergere dalla rivoluzione tecnologica in corso l’Anticristo, ma pensa anche che una nuova religione, anch’essa fondata sulla tecnologia, consentirà di porvi rimedio<sup>6</sup>. Nel luglio 2018 ha dichiarato: «Siamo impegnati in una corsa all’ultimo respiro tra la politica e la tecnologia. La sorte del nostro mondo dipende da un solo individuo, da una persona, che sarà capace di costruire e diffondere strumenti tecnologici che favoriscano la libertà [<em>sic</em>] e consentano un mondo più sicuro per l’espansione del capitalismo». «Eviteremo l’Armageddon instaurando uno Stato mondiale dotato di un vero potere, abbastanza forte da sottrarci alle grinfie dell’Anticristo», dichiara oggi. Soltanto l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di salvare l’umanità. Inoltre, Peter Thiel si dichiara «contrario all’ideologia dell’inevitabilità della morte» (<em>sic</em>). «Noi pensiamo che non esista alcun problema materiale che non possa essere risolto con più tecnologia», scrive Marc Andreessen nel suo <em>Manifesto tecno-ottimista</em>. Siamo piuttosto lontani dal populismo trumpiano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg" alt="Trump afferma che un accordo con l'Iran è vicino" class="wp-image-510304" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260323181225484_f0f7d4c86558021fff54f0b4249bc365-e1774286107230.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come comportarsi con Trump?</h2>



<p>Che atteggiamento va adottato nei confronti di Donald Trump? Per le destre trumpiste europee, ovviamente, grande è la tentazione di celebrare i successi di Trump immaginando che siamo i loro (così come si sono identificati con i soldati di Tsahal impegnati nella pulizia etnica della striscia di Gaza perché avrebbero voluto assistere allo stesso spettacolo nelle <em>banlieues</em>). La loro convinzione è che Trump mostra l’esempio: realizza negli Stati Uniti quel che si deve fare anche in Europa, il che fa di lui contemporaneamente un mentore, un esempio e un alleato.</p>



<p>È una visione tanto miope quanto ingenua. I <strong>trumpisti europei</strong>, a quanto pare, non hanno capito che lo slogan <em>Make America Great Again</em> riguarda esclusivamente l’America e non il resto del mondo. Non hanno compreso che l’America non è necessariamente interessata a che l’Europa ritrovi la sua grandezza, e che neanche l’Europa è necessariamente interessa a che l’America ritrovi la sua, per il buon motivo che i loro interessi sono strutturalmente diversi, se non opposti – e perché l’Europa può ridiventare una potenza solo a condizione di cessare di essere vassalla degli americani. Americani ed europei possono pure vantarsi, sia gli uni che gli altri, di &#8220;difendere il proprio Paese&#8221;; ma devono anche rendersi conto che non si tratta dello stesso paese.</p>



<p>Se le <strong>destre </strong>che oggi lo sostengono giungessero al potere in Europa, è assai probabile che Trump non ne sarebbe affatto contento. Oggi può anche vantare i meriti di Giorgia Meloni, dell’AfD, di Vox o di Marine Le Pen, ma più di ogni altra cosa teme l’ascesa di un’Europa-potenza che per lui sarebbe inevitabilmente una rivale. Se l’Europa riuscisse a porre fine alla «cancellazione come civiltà» che oggi egli denuncia con gran strepito, si può scommettere che non ne sarebbe altrettanto affascinato. Perché è nell’interesse degli Stati Uniti vedere l’Europa impotente e divisa. Al limite, «c’è un reale pericolo che attori americani tentino di utilizzare il populismo di destra europeo come vettore di una rinnovata vassallizzazione» (Bruno Wolters). «Il pericolo di vedere Donald Trump seppellire la destra europea invece di spingerla sul proscenio è ben reale», aggiunge David Engels<sup>7</sup>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Contro l&#8217;Europa, con o senza Trump</h2>



<p>Con o senza Trump, gli americani cercheranno sempre di emarginare un’Europa che in fondo detestano, perché è in un certo senso il padre che hanno ripudiato e incarna il loro senso di colpa.</p>



<p>Il nuovo progetto di sicurezza nazionale (<em><strong>National Security Strategy</strong>)</em> pubblicato lo scorso 4 dicembre dalla Casa Bianca, documento storico in cui l’amministrazione Trump espone senza fronzoli l’intenzione di regnare grazie alla forza (e non con il pretesto di far avanzare &#8220;la libertà e la democrazia&#8221;), occupa solo 33 pagine. L’Europa vi è relegata a pagina 29. Vi si legge che l’Europa è &#8220;strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti&#8221;, il che significa che deve essere mantenuta in stato di dipendenza, perché per loro è un ostacolo economico, ideologico e politico. I paesi europei, agli occhi di Trump, sono solo &#8220;giocattoli gettabili&#8221; (Stephen Holmes).</p>



<p>Certo, è assolutamente vero che l’Europa, benché sia ancora la prima potenza commerciale mondiale, è oggi la grande malata della scena internazionale. Gli europei non hanno la benché minima idea di quale potrebbe essere il destino dell’Europa: la parola &#8220;destino&#8221; per loro non ha senso. Ma come potrebbero riscoprire la loro sovranità continuando ad essere dipendenti dagli Stati Uniti in tutti gli ambiti? Non è andando a prendere ordini a Washington che comprenderanno che, come afferma John Mearsheimer, &#8220;sullo scenario internazionale è meglio essere Godzilla che Bambi&#8221;.</p>



<p>L’analista Christian Saint-Etienne ricorda che &#8220;le principali offensive condotte contro la Francia nel corso degli ultimi cinquant’anni non provengono né dalla Cina né dalla Russia ma dagli Stati Uniti: isolamento diplomatico dopo il rifiuto di partecipare alla guerra in Iraq, spionaggio industriale, multe esorbitanti alle grandi banche francese, acquisizione di Alstom, vicenda dei sottomarini australiani, per citare solo alcuni esempi. Trump agisce in realtà come tutte le amministrazioni americane recenti, ma lo fa allo scoperto, contrariamente a Biden o a Obama. <strong>Se i nostri governanti non capiscono che gli americani non sono nostri amici, la loro stupidità è illimitata&#8221;.</strong> Sottolineando &#8220;il disdegno mostruoso che Donald Trump manifesta non solo verso le élites europee (che se lo sono sicuramente meritate) ma anche verso gli interessi europei&#8221;, David Engels scrive: &#8220;Questa umiliazione proviene, in fondo, dal disprezzo totale di Donald Trump per tutto ciò che potrebbe limitare l’influenza e la potenza americane: non c’è posto per un’Europa fiera e autonoma nel sistema Maga&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-496700" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_20251207094305690_924f5d62af033b19f61e4dd18e9307dd.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;America del declino</h2>



<p>Non dimentichiamoci, poi, che Donald Trump non è il simbolo di un’<strong>America trionfante</strong>, ma il rappresentante di un’<strong>America sull’orlo del declino</strong>. Nello slogan <em>Make America Great Again</em>, la parola più importa è <em>again</em>: si tratta di ridare all’America un vigore che non ha più. La percentuale degli Stati Uniti nell’economia mondiale è passata dal 40% degli anni Cinquanta al 25% odierno. Gli Stati Uniti continuano ad essere la principale potenza militare del mondo, <strong>ma il loro esercito non ha mai ottenuto una sola vittoria dal 1945.</strong> La loro società è al limite dell’implosione e la dedollarizzazione dell’economia mondiale, annunciata da tempo, sembra essere iniziata davvero. Questo declino è stato efficacemente descritto da <strong>Emmanuel Todd</strong> nel suo libro <em><strong>La sconfitta dell’Occidente</strong> </em>del 2024. Il saggista Jérémie Gallon, autore di un libro su Henry Kissinger, dichiara oggi: &#8220;Siamo stati umiliati e resi vassalli dalla potenza che consideravamo il più stretto alleato. Il tempo della cecità è terminato. Non abbiamo più altra scelta se non stabilire un rapporto di forza con gli Stati Uniti&#8221;.</p>



<p>Un sondaggio Ifop, realizzato alla metà di gennaio 2026l 51%, risuona da questo punto di vista come un tuono: il 51% dei francesi ritiene ormai che gli Stati Uniti costituiscano una minaccia militare per la Francia, e il 42% considera gli Stati Uniti un &#8220;Paese nemico&#8221;. Questo ribaltamento è spiegato, certo, dall’antitrumpismo, ma è prima di tutto la conseguenza della rottura storica intervenuta all’interno dell’Alleanza Atlantica.</p>



<p><strong>&#8220;Chi oggi difende Donald Trump si colloca da solo nel campo del nemico&#8221;</strong>, ha recentemente dichiarato Alexandre de Galzain sul sito della rivista <em>Éléments</em> (3 febbraio 2026). Forse è eccessivo, ma è anche una reazione salutare agli ingenui deliri delle destre trumpiane in Europa, sempre prigioniere del mito dell’“uomo provvidenziale”. &#8220;Da quando&#8221;, aggiunge egli peraltro, &#8220;gli Stati Uniti in buona salute sono una buona notizia per gli interessi europei e francesi?&#8221;. In effetti, questa è la vera domanda.</p>



<p>Ciò non significa che non ci sia niente di positivo in Donald Trump. Tutt’altro. Egli ha il merito di mettere le cose a nudo. Spoglia la vita politica e i rapporti internazionali della maschera deformante dell’<strong>ipocrisia</strong>. Facendo vedere che i rapporti di forza prevalgono sulle <strong>astratte considerazioni moraleggianti</strong>, fa ritorno alla concretezza, fa ritorno alla realtà. Ricordando che l’essenza dell’azione governativa è la decisione, e non la discussione perpetua, si dimostra un realista, il che non è poca cosa. Lo si può approvare quando adotta una politica migratoria imperniata sulla remigrazione, quando reagisce violentemente contro il progressismo woke, quando si dichiara pronto a &#8220;prosciugare la palude&#8221; e così via. Ci si può appoggiare a quello che fa per mostrare che alcune cose che si presumevano impossibili in realtà sono assolutamente possibili. Ma tutto ciò non implica l’accettare di esserne vassalli. Detta con altre parole, non si potrà fare &#8220;come Trump&#8221; se non facendolo anche <em>contro</em> di lui.</p>



<p>Articolo tratto dal numero 391 (maggio-giugno) di Diorama.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/donald-trump-limperatore-di-una-civilta-morente-lanalisi-di-alain-de-benoist.html">Donald Trump, l&#8217;imperatore di una civiltà morente. L&#8217;analisi di Alain De Benoist</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pacifico senza diritti: 180 civili uccisi dagli Usa con la scusa del narcotraffico. Ma la cocaina di Noboa&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ci-hanno-trattato-come-animali-pescatori-torturati-noboa-colluso-mare-senza-diritti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 12:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le testimonianze dei pescatori ecuadoriani torturati dalle forze Usa nel Pacifico svelano un sistema di violenza extragiudiziale coperto dal governo Noboa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ci-hanno-trattato-come-animali-pescatori-torturati-noboa-colluso-mare-senza-diritti.html">Pacifico senza diritti: 180 civili uccisi dagli Usa con la scusa del narcotraffico. Ma la cocaina di Noboa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260501093833814_c2de8f46de5b6fcc4bc3a6467f356c49-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>«La missione ha l&#8217;obiettivo di difendere il nostro Paese, eliminare i narco-terroristi dal nostro emisfero e metterci in sicurezza dalle droghe che stanno uccidendo il nostro popolo». Così il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, aveva presentato lo scorso novembre <strong>l’operazione <em>Southern Spear </em></strong>(Lancia del Sud), interpretata da diversi analisti come un’ibridazione tra “guerra al terrorismo” e “guerra alla droga”, con un <strong>obiettivo strategico di <em>regime change</em>.</strong> Al centro del teatro operativo allora c’era infatti il Venezuela di Nicolás Maduro – poi catturato e condotto negli Stati Uniti in un’operazione che, dal punto di vista del diritto internazionale, si configura come una violazione della sovranità del Paese sudamericano. Nei mesi successivi, tuttavia, – <a href="https://it.insideover.com/criminalita/dai-caraibi-allecuador-gli-usa-allargano-il-raggio-della-guerra-ai-narcos-in-america.html">lo avevamo raccontato in precedenza su InsideOver</a> – <strong>la campagna si è estesa ad altre nazioni affacciate sul Pacifico orientale tra cui l’Ecuador,</strong> Paese in stato di “conflitto armato interno”, come è stato definito in un decreto emanato dallo stesso presidente <strong>Daniel Noboa.</strong> Quest’ultimo – eletto in un contesto di violenza diffusa e crisi dello Stato, e sostenuto da un blocco di governo con un’impronta fortemente oligarchica e liberista – ha costruito la propria immagine sul tema dell’ordine e della sicurezza e ha reso il suo Paese un importante alleato del vicino nordamericano. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La denuncia dei pescatori ecuadoriani</strong></h2>



<p>In questo scenario volto a riaffermare l’influenza di Washington in America Latina con la connivenza dei governi locali, si sono <strong>moltiplicati gli attacchi da parte degli Stati Uniti a imbarcazioni sospettate di trasportare droga</strong> e contro le quali si sono consumati episodi segnati da <strong>un uso eccessivo della forza</strong> che adombrerebbero vere e proprie <strong>violazioni dei diritti umani</strong>. Lo scorso 22 aprile, il media investigativo <em>Drop Site News</em> ha riportato le testimonianze di 36 pescatori sopravvissuti a due attacchi nel Pacifico, i quali hanno raccontato di essere stati <strong>rapiti, torturati e trasferiti via mare fino a El Salvador</strong> – il cui presidente Nayib Bukele dimostra forte sostegno alle politiche migratorie di Donald Trump –,  prima di essere ricondotti nel loro Paese. </p>



<p>Il primo attacco ricostruito da <em>Drop Site News </em>è avvenuto a marzo contro l’imbarcazione La Negra Francisca Duarte II, colpita da un drone e poi esplosa. I pescatori a bordo del natante sono stati <strong>catturati dalle forze a bordo di una motovedetta blu con bandiera statunitense.</strong> A tutti sono stati <strong>negati cibo e assistenza medica, nonostante le gravi ferite. </strong>La ministra degli Esteri dell&#8217;Ecuador, <strong>Gabriela Sommerfeld</strong>, ha messo in dubbio l&#8217;innocenza dei pescatori e ha difeso l&#8217;esecuzione extragiudiziale per mano degli Stati Uniti. </p>



<p>«Ci hanno trattato come animali» è invece la denuncia arrivata da altri 20 pescatori, vittime dell’attacco consumatosi appena pochi giorni dopo contro l’imbarcazione chiamata Don Maca. Anche in questo caso, un drone si è schiantato contro la barca, provocando un&#8217;esplosione a soli 15 centimetri dal serbatoio del carburante. Gli uomini a bordo del Don Maca hanno riferito di essere stati <strong>tenuti in ostaggio e bendati per otto giorni.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli affari oscuri del presidente Noboa</strong></h2>



<p>Su nessuna delle imbarcazioni attaccate con la presunta scusa della lotta al narcotraffico sono state rinvenute droghe. Lo stesso non si può dire, invece, di alcune navi appartenenti alla compagnia del presidente ecuadoriano, la Noboa Trading. Nel 2025, <a href="https://revistaraya.com/familia-daniel-noboa-presidente-de-ecuador-trafico-de-cocaina-europa.html">il media colombiano Revista Raya</a> ha rivelato che le autorità ecuadoriane avevano sequestrato <strong>cocaina, destinata alla Croazia, per un valore di 26 milioni di euro</strong>, in container appartenenti alla società di navigazione di Noboa. Lo scorso marzo <a href="https://www.elmundo.es/cronica/2026/03/21/69b9a8c6e85ecefe738b4594.html">il quotidiano spagnolo El Mundo ha raccolto le dichiarazioni di William Joffre Alcívar Bautista</a> – leader del cartello ecuadoriano Los Tiguerones –, il quale ha affermato che Noboa aveva stretto <strong>un accordo con il gruppo criminale per ottenere voti in cambio dell&#8217;immunità.</strong> II traffico di droga è peraltro aumentato vertiginosamente durante la presidenza del multimilionario e attualmente rappresenta <strong>il 70% della distribuzione mondiale di cocaina, </strong>prodotta in Colombia e Perù e spedita appunto attraverso l’Ecuador.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il mare come zona d’ombra</strong></h2>



<p>Da settembre 2025, secondo stime basate su comunicati militari e monitoraggi indipendenti, sarebbero <strong>più di 180 i civili uccisi nelle presunte operazioni di lotta al narcotraffico</strong> che assumono piuttosto i contorni di <strong>esecuzioni extragiudiziali.</strong> Con le dovute differenze, non si può fare a meno di pensare come, dal Pacifico al Mediterraneo – dove pochi giorni fa in acque internazionali al largo di Creta, l’esercito israeliano ha bloccato nuovamente le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla – <strong>il mare vada configurandosi sempre più come una “zona d’ombra” </strong>in cui si stanno normalizzando vere e proprie pratiche violente in aperta violazione del diritto internazionale, utilizzando una narrativa fondata sulla presunta sicurezza, volta in realtà a <strong>subordinare i diritti di civili, che siano pescatori o attivisti, alle dinamiche di dominio di Stati Uniti e Israele.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ci-hanno-trattato-come-animali-pescatori-torturati-noboa-colluso-mare-senza-diritti.html">Pacifico senza diritti: 180 civili uccisi dagli Usa con la scusa del narcotraffico. Ma la cocaina di Noboa&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cuba firma la resa: trattativa con gli Usa alle condizioni degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cuba-firma-la-resa-trattativa-con-gli-usa-alle-condizioni-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509195</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Diaz-Canel ha annunciato "trattative con gli Usa". Ma è Trump a dettare le condizioni, dopo aver messo in crisi l'isola. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cuba-firma-la-resa-trattativa-con-gli-usa-alle-condizioni-degli-usa.html">Cuba firma la resa: trattativa con gli Usa alle condizioni degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/cuba-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l&#8217;attenzione del mondo puntata sul Golfo Persico, è passata sotto traccia, quasi inosservata una notizia importante in arrivo dalla parte opposta del mondo: la resa di Cuba. La scenografia per l&#8217;annuncio sembrava uscire dritta dal secolo scorso: la tutt&#8217;altro che affascinante sede del Comitato centrale del Partito comunista cubano. Idem per la platea: i membri del Politburo, l&#8217;ufficio politico del partito. Lì, in una delle sue rare apparizioni televisive, il presidente <strong>Miguel Diaz-Canel</strong> ha annunciato che funzionari cubani sono in contatto con esponenti del Governo americano per “cercare soluzioni, attraverso il dialogo, ai contrasti bilaterali che esistono tra le due nazioni”. Poche parole con cui Diaz-Canel ha cercato di dare dignità a quella che, a tutti gli effetti, è una dichiarazione di resa dell’isola che dal 1960 resiste al <em>bloqueo</em>, all’embargo totale decretato dagli Stati Uniti. </p>



<p><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/usa-cuba-la-scommessa-di-obama-14861">Dopo una parziale distensione ai tempi di Barack Obama</a>, fallita per l&#8217;opposizione del Congresso a maggioranza repubblicana, il colpo di grazia per Cuba è arrivato con la seconda presidenza di <strong>Donald Trump </strong>che, nella versione da lui aggiornata e corretta della Dottrina Monroe, ha deciso di riaffermare il controllo Usa sull&#8217;intero continente americano. Dopo l&#8217;incursione sul Venezuela di <strong>Nicolas Maduro</strong>, Cuba è diventata l’obiettivo più immediato e più facile. Con poche mosse l’amministrazione Trump l’ha ridotta alla disperazione. Prima ha bloccato il flusso del petrolio dal Venezuela, minacciando dazi (illegittimi, come ha stabilito la Corte Suprema degli Usa, ma tant&#8217;è) agli altri Paesi che volessero eventualmente rifornirla. Poi ha inserito Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo, potendo così rendere ancora più crude le condizioni del blocco economico. Quindi ha costituito un gruppo di lavoro, guidato dal procuratore federale <strong>Reding Quinones </strong>(figlio di un esule cubano), per avviare procedimenti penali contro i leader cubani, sul modello di quanto fatto appunto con Maduro, poi rapito e portato negli Usa, anche se poi le accuse sono state subito lasciate cadere dalla magistratura Usa.</p>



<p>Infine, dopo il lungo blocco ai rifornimenti, ha consentito la vendita del petrolio ai soli privati cubani, <strong>scavando così il terreno sotto i piedi dei governanti di Cuba</strong>, che hanno perso potere e legittimità agli occhi della popolazione. Non è un caso se, subito dopo l&#8217;annuncio del Presidente, <a href="https://www.swissinfo.ch/ita/sale-la-tensione-a-cuba%2C-incendiata-una-sede-del-partito-comunista/91097850">nell&#8217;isola sono partite proteste di piazza,</a> con tanto di sedi del Partito date alle fiamme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La minaccia di un colpo di mano</h2>



<p>Il risultato, oltre alla crisi dell’economia dell’isola e del livello di vita (già non alto) dei suoi abitanti, è <strong>aver portato il regime cubano a una scelta comunque perdente.</strong> Resistere, insistere nella sfida, confidare in aiuti lontani, improbabili e comunque insufficienti come quelli promessi dalla Russia, e rischiare non solo un rapido sprofondo sociale ma <strong>anche un colpo di mano militare americano </strong>come quello minacciato dal segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>(anche lui di origini cubane). Oppure, come sta succedendo, cedere, fingere di trattare con un interlocutore che in realtà detta le condizioni, e <strong>sperare di ottenere qualche concessione. </strong>In fondo, proprio l’esempio del Venezuela autorizza Diaz-Canel e i suoi a nutrire qualche speranza: là Maduro è finito in carcere ma tutti gli altri sono rimasti ai propri posti, per quanto spietati fossero stati negli anni nel ruolo di collaboratori dell’autocrate e del suo regime.</p>



<p>Non sono certo le risorse di Cuba quelle che interessano a Trump, ma piuttosto la posizione strategica. In più, la prospettiva di riportare l’isola alle condizioni precedenti la rivoluzione castrista, quelle di un protettorato Usa in tutto e per tutto dipendente dalla volontà di Washington. L’alibi, come sempre, è la natura antidemocratica del regime cubano. Ma il progetto è ben diverso: come si diceva, mettere pezzo dopo pezzo sotto controllo (almeno politico) l’intero continente americano. Da questo punto di vista, <strong>le manovre su Cuba non sono diverse dall’aperta simpatia che la Casa Bianca manifesta per i separatisti dell’Alberta,</strong> nella tipica idea trumpiana di trasformare il Canada nel 51° Stato dell’Unione. Cuba è un boccone assai più facile. E Trump, come l’Iran tragicamente dimostra, è deciso a procedere. Costi quel che costi, soprattutto agli altri.</p>
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		<title>Marco Tarchi: Donald Trump o la diplomazia del bastone</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-donald-trump-o-la-diplomazia-del-bastone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 07:10:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump agisce in politica estera principalmente per interessi economici mentre l’Europa rimane passiva e vassalla.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143411669_f5e764e7a6e0f689f6a467873acf8d06-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Guerrafondaio commerciale</strong>? La formula brillantemente coniata da Alain de Benoist riecheggia, in sostanza, nelle argomentazioni avanzate da gran parte dei commentatori per spiegare il senso dei comportamenti che <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> sta assumendo ormai da tempo sullo scenario internazionale. </p>



<p>Per trovare una motivazione ai <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-lintelligenza-artificiale-entra-nel-pentagono-nasce-la-dottrina-militare-ai-first.html">suoi irrefrenabili e paradossali appetiti</a> sulla <strong>Groenlandia</strong>, che pare assurta per lui a un’ossessione, si cita il più delle volte la ricchezza delle terre rare celate sotto il permafrost della “terra verde”, <a href="https://it.insideover.com/politica/dazi-e-minacce-trump-va-in-all-in-contro-la-difesa-europea-della-groenlandia.html">e la questione del rilievo strategico dell’isola</a>, della sua crucialità per il controllo delle rotte artiche, viene chiamata in causa solo di rincalzo.</p>



<p>Anche i persistenti e petulanti riferimenti a una presunta necessità del possesso del territorio per motivi di “<strong>sicurezza nazionale</strong>” non sono presi troppo sul serio, visto anche che i governi di tutti i Paesi del Nord Europa hanno assicurato, in coro, che nella zona bramata dal tycoon non si segnalano presenze di navi russe o cinesi e neppure investimenti economici, trivellazioni o altre forme di interferenza diretta da parte del paese del dragone.</p>



<p>Il mantra del &#8220;ci serve&#8221; che l’attuale inquilino della Casa Bianca non si stanca di recitare in ogni occasione viene quindi interpretato in chiave principalmente, se non esclusivamente, economica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-505639" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143430814_9f55caa3bb94598d28ca2276c94be6bd.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nemmeno l’atto di pirateria commesso ai danni di <strong>Nicolás Maduro</strong> sfugge alla regola di questa classificazione, e del resto chi lo ha ordinato è il primo a voler accreditare il movente commerciale dell’azione compiuta, quando afferma che il petrolio venezuelano è stato “rubato” agli Stati Uniti a seguito della nazionalizzazione voluta da Hugo Chávez e deve quindi ad essi ritornare per il tramite delle compagnie made in Usa che lo estrarranno, lo raffineranno e lo distribuiranno a vantaggio prima di tutto proprio e poi del loro paese. </p>



<p>Dichiarazione che, fra l’altro, vanifica il pretesto con cui erano stati giustificati i numerosi mortali attacchi delle settimane precedenti a mezzi nautici di vario tipo, accusati di fare da veicolo all’esportazione di droga: <strong>del narcotraffico e dei suoi danni sui giovani <em>yankee</em>, a presidente venezuelano rapito e incarcerato, non si fa più cenno</strong>, tanto più che la giustizia nordamericana ammette che dell’esistenza del “cartello Maduro” di cui si era vociferato non c’è prova né traccia.</p>



<p>Sotto la stessa voce “<strong>avidità economica</strong>” vengono rubricate molte altre esternazioni trumpiane, fra le più recenti quelle connesse alle minacce rivolte a Cuba, dato che non vi si parla di invasioni in nome del ritorno alla libertà, in stile <em>remake</em> del kennedyano sbarco nella Baia dei Porci, ma di “accordi” che dovrebbero essere sottoscritti al più presto dai governanti dell’isola caraibica, <strong>onde evitare blocchi navali o altri atti di aperta ostilità</strong>, al fine di sostituire alle forniture gratuite o a basso costo di petrolio ed altri generi essenziali sin qui garantite dal regime venezuelano con merci equivalenti ma procurate onerosamente dagli <em>States.</em></p>



<p>E sono ancora vividi nella memoria di chi non dimentica lo strazio della popolazione palestinese il video generato dall’intelligenza artificiale con cui l’idolo del popolo dei Maga profetizzava la futura <strong>metamorfosi di Gaza</strong> in riviera della sponda sud del Mediterraneo e, soprattutto, i lucrosi concreti piani di costruzione di villaggi turistici nella terra martoriata del genero Kushner, di Tony Blair e di altri personaggi legati all’amministrazione di Washington e/o ad Israele. </p>



<p>Inquadrato in questa prospettiva, persino l’appoggio alla politica di sterminio condotta da Netanyahu e complici ai danni della popolazione civile celerebbe motivi di interesse economico. Quegli stessi su cui, ad avviso degli stessi osservatori, poggerebbe la sempre più evidente – e del resto tutt’altro che negata – riesumazione della dottrina Monroe del “cortile di casa”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-505640" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260216143448669_377ca6315dd66bd1466a885e81d8fb04.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Sarebbe insensato negare la consistenza degli argomenti che sorreggono questa tesi, alla quale lo stesso Trump ha fornito legittimazione quando ha fatto dell’imposizione di dazi all’importazione di merci da tutti gli altri paesi il primo atto qualificante del suo secondo mandato, o quando, poco più tardi, ha condizionato la prosecuzione di forniture militari all’Ucraina alla sottoscrizione di un accordo di sfruttamento futuro delle risorse naturali del paese una volta ripristinata la pace. </p>



<p>Ma questo aspetto di quella che ormai si comincia a definire “<strong>dottrina Donroe</strong>” ne esaurisce davvero la portata? E le uniche guerre che ci si può aspettare di veder scoppiare nei prossimi tre anni della sua gestione sono quelle legate al – e determinate dal – dominio dei mercati internazionali e dalle preoccupazioni di risanamento del bilancio interno? Ci sia quantomeno concesso di dubitarne.</p>



<p>L’ipotesi che l’unica ambizione sottostante allo slogan del <em><strong>Make America great again </strong></em>sia il rilancio dell’economia di un Paese che ha sofferto troppo pesantemente di processi di deindustrializzazione e di endemici squilibri del rapporto import/export non rende ragione di molti, troppi atteggiamenti <em>borderline</em> adottati da Donald Trump in materia di politica estera.</p>



<p><strong>C’è chi tende ad attribuirne le cause agli squilibri psicologici del soggetto</strong>, e non vi è dubbio che alcune palesi connotazioni della sua personalità – narcisista, megalomane, arrogante, cinico, avido, sbruffone, mentitore seriale – possano spingere in questa direzione, ma dietro al versante idiosincratico (che, come spiegano i manuali di scienza politica, ha sempre esercitato un ruolo significativo nell’ambito delle relazioni internazionali) c’è, con ogni probabilità, una serie di altri motivi dietro la direzione da lui impressa all’azione statunitense in questo campo, con un netto voltafaccia rispetto alle promesse di ritorno all’isolazionismo fatte agli elettori durante la campagna che lo ha riportato alla presidenza.</p>



<p>E alcune delle sue mosse più recenti, a partire dagli incitamenti indirizzati ai protagonisti delle rivolte iraniane, conditi dalle minacce di un intervento militare diretto, stanno a dimostrarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg" alt="Usa" class="wp-image-503969" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>Che Trump abbia deciso di modificare la linea strategica adottata dalle precedenti amministrazioni Usa per riconfermare il ruolo egemonico del paese che pretende di essere guidato dal messianico “destino manifesto”, puntando decisamente sull’<em><strong>hard power</strong></em> anche a costo di indebolire l’attrattiva di quel <em><strong>soft power</strong> </em>da <em><strong>american dream</strong> </em>che tanto aveva pesato nei decenni precedenti, liquidando bruscamente le ipocrite motivazioni umanitarie delle azioni belliche passate e la pretesa di ergersi a guida della crociata universale del “mondo libero” contro il despotismo, è un dato innegabile. </p>



<p>Lo si è visto con il trattamento riservato prima a Zelensky e poi a Corina Machado e nella diffidenza nei confronti del figlio dell’ex imperatore persiano, ansioso di passare dall’esilio al trono. Così come è altrettanto evidente, e persino sfacciata, l<strong>a sua parallela indifferenza ai principi e alle prescrizioni del diritto internazionale,</strong> che lo sta rendendo un campione del realismo più spregiudicato e gli vale per questo l’ammirazione, dichiarata o celata, di tutta la destra mondiale. Resta però da capire se a muoverlo a queste scelte sia solo l’obiettivo della riaffermazione del primato economico-finanziario planetario, sempre più insidiato dall’ascesa cinese, o uno scopo di portata più ampia.</p>



<p>Non sappiamo, nel momento in cui scriviamo queste righe, se lo spostamento della portaerei Lincoln dal Mar Cinese meridionale al Golfo persico preluda a un passaggio dalle parole ai fatti nei confronti del regime di Teheran. Di sicuro, se gli Usa decidessero di giocare questa pedina, con il rischio di aggravare ulteriormente l’instabilità dell’area, sarebbe impossibile continuare a coltivare dubbi sul loro intento di modificare radicalmente gli attuali equilibri geopolitici.</p>



<p>L’attivismo di cui essi hanno dato prove ripetute sul quadrante mediorientale nell’ultimo anno, puntando a fare del nuovo governo siriano un alleato e consentendo ad Israele di fare un consistente passo avanti nel progetto di espulsione della popolazione autoctona dalla Palestina, induce piuttosto a pensare che Trump, o più realisticamente qualcuno dei suoi consiglieri di formazione neoconservatrice, <strong>abbia deciso di allargare il terreno dello scontro con la Cina </strong>– il vero ed unico nemico principale degli <strong>Usa </strong>ormai da decenni – all’intero scenario planetario.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg" alt="Iran: l'invincibile Armada Usa pronta a colpire" class="wp-image-503599" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260129184414640_2a6f21a34ce9dad4bb1ad282aaaf4cd8-e1769709097949.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>C’è chi, pur non coltivando simpatie per il Grande Fratello d’oltreoceano, ne accoglie con favore il nuovo approccio, sostenendo che la franchezza spesso spinta fino alla brutalità di <strong>Donald Trump</strong> alza finalmente il sipario intessuto di retorica e manipolazioni dietro il quale gli Stati Uniti hanno, da oltre due secoli, nascosto le loro reali intenzioni imperialistiche, come fecero appunto per bocca di Monroe, quando la volontà di colonizzare i Paesi del centro e Sud America da poco approdati all’indipendenza venne spacciata per riflesso difensivo contro le interferenze europee, o <strong>del primo Roosevelt, Theodore, che ai primi del Novecento proclamò, sempre in funzione antieuropea</strong>, la necessità di «interventi di polizia internazionale» per arginare «comportamenti cronici sbagliati nel continente americano». È una posizione che ha una sua logica, ma non può portare, nell’attuale contesto internazionale, ad alcun esito positivo.</p>



<p>Mettere allo scoperto il vero volto dell’americanismo, il suo carattere aggressivo e immorale, serve infatti a ben poco se chi dovrebbe trarre spunto da questa visione per trovare la forza di uno scatto d’orgoglio ed iniziare a pensare seriamente a liberarsi del condizionamento degli <em>States</em> imbocca la strada opposta, cercando il modo più adatto per non dispiacere allo “storico alleato”. Ed è questo lo spettacolo deprimente che l’<strong>Unione europea</strong> ha offerto al mondo da quando il nuovo esecutivo di Washington ha iniziato ad esprimerle apertamente il suo (non immotivato) disprezzo. </p>



<p>Di fronte al <em>j’accuse</em> pronunciato da<strong> J.D. Vance</strong> a Berlino, che le ha rimproverato di aver sostituito la libertà di pensiero con il culto dell’ideologia <em>woke</em>, si è chiusa in un attonito silenzio. Quando è stata investita da una raffica di dazi per ostacolarne le esportazioni, si è recata in comitiva alla corte di Trump in un plateale gesto di vassallaggio per implorarne la benevolenza, ammainando in fretta e furia le iniziali velleità di contromisure compensative. </p>



<p>E nemmeno la prospettiva di vedersi amputata di una propaggine del proprio territorio le ha ispirato una credibile indignazione, se è vero che l’unica voce di decisa ripulsa dell’ipotesi di un controllo extraeuropeo sulla sua terra è stata quella dell’Alto commissario groenlandese e persino la simbolica operazione coordinata di un ristretto contingente di militari di alcuni paesi dell’Unione è stata presentata immediatamente non come un segnale di dissuasione o un atto di difesa preventiva in caso di invasione, ma come un gesto di buona volontà nei confronti dei potenziali invasori, volto a rassicurarli sulla disponibilità ad essere sempre e comunque al loro fianco, sperando di continuare ad essere almeno accettato in questo ruolo di retroguardia ausiliaria.</p>



<p>Stando così le cose, è inutile sperare che dal trionfale ritorno sulla scena della <em><strong>Big stick diplomacy</strong></em> possa scaturire un soprassalto di dignità da parte del Vecchio continente, troppo immedesimatosi, ormai, nella parte del fedele esecutore di ordini altrui, come dimostra il cocciuto e insensato sforzo di riarmo che Washington ha voluto soltanto per rimpinguare le già ricche casse della sua industria bellica. Se qualcuno ci libererà in futuro dal ritorno dell’era del Gendarme planetario che tanti danni fece nell’era del <em><strong>New World Order</strong></em> di <strong>George W. Bush</strong> e dei suoi neo-con, non sarà certo da Bruxelles che avrà mosso i suoi passi.</p>



<p><em>Per abbonarsi alla rivista&nbsp;<strong>Diorama Letterario</strong>&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-donald-trump-o-la-diplomazia-del-bastone.html">Marco Tarchi: Donald Trump o la diplomazia del bastone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Intelligenza Artificiale in missione: il caso Claude e la cattura di Maduro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/intelligenza-artificiale-in-missione-il-caso-claude-e-la-cattura-di-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2026 05:51:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Anthropic]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Il modello di intelligenza artificiale Claude della società Anthropic sarebbe stato impiegato nella cattura di Nicolás Maduro. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/intelligenza-artificiale-in-missione-il-caso-claude-e-la-cattura-di-maduro.html">Intelligenza Artificiale in missione: il caso Claude e la cattura di Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/maduro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Secondo quanto riportato dal <em>Wall Street Journal </em>e ripreso da Reuters, il modello di intelligenza artificiale <strong><a href="https://it.insideover.com/tecnologia/ia-schiaffo-ad-anthropic-15-miliardi-di-dollari-di-multa-per-il-copyright.html">Claude della società Anthropic</a></strong> sarebbe stato impiegato nell’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura di <strong>Nicolás Maduro </strong>e al suo trasferimento negli Stati Uniti per rispondere di accuse legate al narcotraffico. Reuters precisa di non avere verificato in modo indipendente i dettagli operativi</p>



<p>La questione non è solo “se” sia successo, ma “che cosa significa” se è vero: perché qui l’Intelligenza Artificiale non è più un assistente d’ufficio o un motore di produttività, ma un pezzo della catena decisionale e informativa in un’azione ad alta sensibilità politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Regole dichiarate e usi possibili</h2>



<p>Anthropic, come molte società del settore, pubblica norme di utilizzo che vietano l’impiego del modello per facilitare violenza, sviluppo di armi o attività di sorveglianza. Nelle dichiarazioni attribuite all’azienda, la linea è prudente: <strong>non confermare né smentire l’uso in operazioni specifiche </strong>e ribadire che ogni impiego deve rispettare le regole e i controlli di conformità.</p>



<p>Questa postura è tipica quando si sfiora l’area delle attività classificate: si difende il principio, si evita il dettaglio, si mantiene uno spazio di manovra. Ma proprio quel vuoto alimenta il tema politico: chi decide che cosa rientra in “supporto operativo” e che cosa sconfinerebbe in “uso per la violenza”?</p>



<h2 class="wp-block-heading">La filiera Palantir e l’accesso ai sistemi riservati</h2>



<p>Il punto tecnico-politico indicato dalle ricostruzioni è l’integrazione attraverso Palantir, società di dati storicamente radicata nei flussi di lavoro di difesa e sicurezza, che avrebbe consentito l’impiego di Claude anche su reti classificate. È qui che il tema smette di essere una disputa astratta sull’etica dell’Intelligenza Artificiale e diventa infrastruttura: <strong>non conta solo il modello, conta dove gira,</strong> con quali dati, con quali autorizzazioni e con quali “contenitori” operativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Intelligenza Artificiale come acceleratore</h2>



<p>In uno scenario realistico, l’utilità di un modello linguistico in una missione non è “premere il grilletto”, ma comprimere i tempi. <strong>Sintesi rapida di grandi volumi di informazioni,</strong> collegamento tra segnali deboli, supporto alla redazione di rapporti, preparazione di opzioni operative, interrogazione di archivi, produzione di ipotesi. Tutte cose che, se avvengono dentro una missione, non sono neutre: migliorano il ritmo, riducono l’attrito, aumentano la capacità di coordinamento.</p>



<p>Il punto delicato è la responsabilità: più si accelera il ciclo, più si deve essere certi della qualità dei dati, dei limiti del modello, della possibilità di errori e allucinazioni. In un teatro operativo, anche un fraintendimento non è un refuso: può diventare una decisione sbagliata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La trasformazione del mercato dell’IA</h2>



<p>Quando un modello entra, anche indirettamente, in un’operazione militare sensibile, si accende un riflettore su contratti, clausole e rischio reputazionale. Le ricostruzioni giornalistiche evocano tensioni interne e la possibilità che la vicenda pesi su rapporti economici in corso o futuri nel settore difesa. Al di là del singolo caso, il trend è chiaro: <strong>l’Intelligenza Artificiale sta diventando un mercato di sovranità,</strong> dove il cliente pubblico non compra solo software, compra capacità strategica. Ne deriva una conseguenza pratica: le aziende che promettono “sicurezza e regole” dovranno dimostrare che quei limiti sono applicabili anche quando l’utente è un apparato statale, e non un’azienda privata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il precedente e il messaggio agli alleati</h2>



<p>Sul piano geopolitico, la cattura di Maduro è già di per sé un evento dirompente, con inevitabili discussioni su sovranità, legittimità e diritto internazionale. L’eventuale uso di Intelligenza Artificiale in quel contesto aggiunge un livello: significa che <strong>la competizione tra potenze incorpora strumenti che accelerano raccolta, fusione e interpretazione delle informazioni.</strong> Geoeconomicamente, è un segnale ai partner: chi controlla i sistemi, i dati e i modelli controlla anche un pezzo della capacità di azione. Ed è un segnale ai concorrenti: la corsa non è solo a costruire modelli più potenti, ma a renderli utilizzabili in ambienti sensibili, con integrazioni che superano il confine tra civile e militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il punto politico finale: la zona grigia diventa dottrina</h2>



<p>Se questa vicenda verrà confermata nei dettagli, non dimostrerà che “l’Intelligenza Artificiale fa la guerra”. Dimostrerà qualcosa di più sottile: che la zona grigia tra analisi, pianificazione e operazione è ormai un terreno dove l’Intelligenza Artificiale può entrare senza proclamazioni ufficiali, attraverso partnership e integrazioni. E quando una tecnologia entra così, non resta un episodio: tende a diventare prassi.</p>
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		<title>Venezuela tra petrolio e pragmatismo: la riforma che apre ai privati e il nodo del debito con la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 05:57:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Relazioni Stati Uniti-America Latina]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260212091253165_c9e75a60ace73f54d15cd232039c5ff9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano Nicolás Maduro, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il petrolio. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-tra-petrolio-e-pragmatismo-la-riforma-che-apre-ai-privati-e-il-nodo-del-debito-con-la-cina.html">[...]</a></p>
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<p>Dopo la cattura dell’ormai ex presidente venezuelano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/trump-maduro-e-la-vera-storia-del-narcotraffico-gestito-dagli-usa.html">Nicolás Maduro</a></strong>, per Caracas si è aperto un nuovo corso scandito dalle tensioni geopolitiche e dalla battaglia energetica che ha come bottino la sua risorsa più preziosa: il <strong>petrolio</strong>. Il Venezuela nasconde nel suo sottosuolo le maggiori riserve di oro nero al mondo, ma dai tempi della rivoluzione chavista la produzione di greggio è ben lontana dalla massimizzazione dei profitti per come ci si potrebbe aspettare. Sul banco degli imputati, siede la combinazione di diverse cause tra cui <strong>sanzioni economiche</strong> (embargo che ha portato al boicottaggio del petrolio venezuelano da parte dell’Occidente), <strong>carenza di infrastrutture e capitali</strong>, nonché<strong> inefficienze da parte della holding statale PDVSA</strong>.&nbsp;</p>



<p>Negli anni al potere di Hugo Chávez, i giacimenti di petrolio furono del tutto nazionalizzati, ma a più di vent’anni di distanza la neopresidente<a href="https://it.insideover.com/politica/il-dilemma-del-venezuela-tra-lapertura-a-trump-e-il-futuro-del-petrolio.html"><strong>Delcy Rodriguez </strong></a>potrebbe imprimere una svolta: <strong>apertura ai privati</strong> per l’estrazione di oro nero. Il Governo di Caracas potrebbe rinunciare al controllo totale della lavorazione degli idrocarburi attirando nuovi capitali e per non finire schiacciato sotto il peso delle pressioni americane esercitate a seguito dell’arresto di Maduro. All&#8217;orizzonte, però, si staglia un ostacolo non di poco conto per il nuovo corso delle relazioni tra Washington e Caracas: Pechino.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’apertura tra realpolitik e commissariamento Usa</h2>



<p>A fine gennaio, l’Assemblea Nazionale venezuelana, ha approvato <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">la legge sugli idrocarburi</a> che punta a una riforma organica del settore dell’oro nero. La colonna portante del provvedimento legislativo consiste nell’introduzione di forme contrattuali che consentano a compagnie private di operare al fianco di PDVSA. </p>



<p>Detto in parole povere, la holding di Stato rimarrà l’azionista di maggioranza nel mercato idrocarburico, ma le <strong>Big Oil straniere potranno perforare i pozzi petroliferi e rimpinguare le loro tasche tramite l’incasso dei ricavi derivanti dalla commercializzazione</strong>. Non è tutto, perché a chi ha intenzione di investire nelle risorse del Paese sudamericano saranno garantiti un taglio delle royalties del 15%, una tassazione non superiore al 30% e un arbitrato internazionale per consentire la risoluzione delle dispute tra le aziende straniere e le autorità locali (garanzia volta a rassicurare i partner internazionali riguardo a eventuali espropri governativi).</p>



<p>La nuova strategia energetica è, da una parte, frutto dell’esigenza di nuova linfa economica per ammodernare delle strutture ormai obsolete &#8211; attualmente la produzione quotidiana non raggiunge il milione di barili &#8211; ma dall’altra anche del fiato che a Caracas si sentono sul collo da parte degli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Il segretario di Stato <strong>Marco Rubio </strong>e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, sin dalle ore successive all’arresto di Maduro, hanno dato a intendere che l’amministrazione Trump avrebbe supervisionato le esportazioni di petrolio venezuelano e la destinazione dei proventi. Ad essere più precisi, gli americani decideranno quali compagnie del settore&nbsp; saranno autorizzate ad operare in quel di Caracas. L’obiettivo è finché mai lapalissiano: <strong>immettere sul mercato barili utili alle raffinerie occidentali, contrastare il contrabbando delle materie prime da parte di cartelli criminali, tenere alla porta acquirenti non occidentali </strong>se sgraditi allo zio Sam. Tuttavia, molti osservatori puntano il dito contro la lesione della sovranità nazionale del Venezuela, in quanto la riorganizzazione di un settore vitale per la sua economia è d<em>e facto</em> sottoposta a un vincolo esterno senza che il suo Governo abbia piena facoltà decisionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ingombrante presenza della Cina</h2>



<p>Le pagine del futuro venezuelano verranno scritte con penna e inchiostro di marca occidentale, ma le pagine del passato sono fitte di ideogrammi cinesi. Negli ultimi anni, P<strong>echino ha elargito lauti prestiti a Caracas </strong>in cambio della fornitura di petrolio, ma c’è un particolare in tutto questo: <strong>i barili di oro nero erano la moneta tramite cui ripagare il debito cinese.</strong>&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli accordi tra i due Paesi, sotto la vigilanza della <em>China Development Bank</em>, prevedevano che parte dei ricavi derivanti dalla vendita del greggio non confluisse nelle casse di Caracas ma venissero caricati su conti correnti presso banche cinesi e impiegati per saldare, man mano, quote del debito venezuelano. Secondo fonti della PDVSA, <strong>più di 600 mila barili di oro nero erano destinati giornalmente oltre la Muraglia</strong> e, per un certo periodo, gli interessi sul debito erano pagati mediante la contabilizzazione degli idrocarburi. </p>



<p>Da gennaio, però, le esportazioni di petrolio sono sotto egida americana e per la Cina le cose si complicano alquanto. Se la destituzione di Maduro da molti è stata letta come una manovra volta ad accaparrarsi le risorse idrocarburiche e a lasciare il Dragone a bocca asciutta, viene difficile pensare che gli Stati Uniti concedano l’afflusso di greggio per onorare gli impegni contratti da Caracas. Tuttavia, il presidente Trump <a href="https://www.channelnewsasia.com/east-asia/venezuela-oil-trump-says-welcomes-chinese-investment-5899061">ha recentemente annunciato </a>che la Cina è benvoluta se intende acquistare oro nero dal Venezuela dal momento che <strong>la nuova leadership collabora attivamente con la Casa Bianca</strong> e gli Usa decideranno come saranno impiegati i guadagni delle vendite.&nbsp;Probabilmente, dietro queste parole, si cela la strategia di sganciare il Dragone dall&#8217;approvvigionamento di oro nero dall&#8217;Iran, sempre più nel mirino degli yankee. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Governo Rodriguez, indubbiamente, deve dare prova di grande equilibrio. Da un lato deve avere la capacità a mantenere in vita le relazioni con Pechino, essendosi dimostrato un partner affidabile negli anni recenti somministrando ossigeno all’economia venezuelana. Dall’altro non può permettersi di scontentare i desiderata di Washington e degli investitori occidentali, pronti a studiare ogni singola sua mossa e a intervenire.</p>



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		<title>Venezuela, Rodriguez apre ai privati nel petrolio. Ma l&#8217;intervento dei giganti Usa non è scontato</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 09:22:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[ExxonMobil]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Repsol]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1216" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato-1536x973.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Venezuela-Rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio.-Ma-lintervento-dei-giganti-Usa-non-e-scontato-600x380.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con una svolta decisiva, il Parlamento venezuelano ha approvato nella giornata di giovedì 29 gennaio la possibilità per gli operatori privati stranieri di acquisire concessioni nel settore petrolifero del Paese latinoamericano senza dover passare dalla cooperazione con il colosso statale Pdvsa. La sponda di Rodriguez a Trump Il nuovo provvedimento, il più impattante tra quelli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">[...]</a></p>
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<p>Con una <strong>svolta decisiva, il Parlamento venezuelano</strong> ha approvato nella giornata di giovedì 29 gennaio la possibilità per gli operatori privati stranieri di acquisire concessioni nel settore petrolifero del Paese latinoamericano senza <strong>dover passare dalla cooperazione con il colosso statale Pdvsa</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La sponda di Rodriguez a Trump</h2>



<p>Il nuovo provvedimento, il più impattante tra quelli promossi dalla neo-presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/piu-rodriguez-che-machado-i-calcoli-di-trump-per-gestire-il-futuro-del-venezuela.html">Delcy Rodriguez</a></strong>, si inserisce nel nuovo rapporto con gli Usa dopo l&#8217;operazione del 3 gennaio che ha portato alla cattura dell&#8217;ex capo di Stato <strong>Nicolas Maduro</strong> e mira a ridurre la pressione statunitense sul Paese affacciato sul Mar dei Caraibi.</p>



<p>Nelle settimane scorse il <strong>presidente statunitense Donald Trump</strong> ha indicato nel petrolio uno degli obiettivi strategici per gli Usa in Venezuela, garanzia assieme alla proiezione strategica di un rafforzamento dell&#8217;influenza regionale di Washington, e ha riunito alla Casa Bianca i Ceo delle grandi aziende del petrolio, americane e non (presente anche l&#8217;Eni con Claudio Descalzi) per capire come <strong>mettere a terra un piano da 100 miliardi di dollari</strong> per rafforzare la produzione di un Paese che ha le più grandi riserve provate di<a href="https://it.insideover.com/energia/il-caos-in-venezuela-non-cambia-il-mercato-del-petrolio.html"> greggio al mondo ma ad oggi contribuisce per solo l&#8217;1% dell&#8217;offerta mondiale,</a> ed estrae oltre i due terzi del petrolio in meno rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;era del governo socialista avviato da Hugo Chavez nel 1999.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="481" height="289" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/1.png" alt="" class="wp-image-503762" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/1.png 481w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/1-300x180.png 300w" sizes="auto, (max-width: 481px) 100vw, 481px" /><figcaption class="wp-element-caption">Analisi del Congresso Usa sulla produzione petrolifera in Venezuela dall&#8217;ascesa al potere di Hugo Chavez ad oggi</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come è crollato il petrolio venezuelano</h2>



<p>Le sanzioni statunitensi, la crisi interna di un Venezuela da almeno dieci anni in perenne bilico tra il caos e la condizione di Stato fallito, l&#8217;arrocco graduale del regime a sistema <strong>estrattivista e cleptocratico</strong> hanno contribuito a sfasciare il settore, solo lievemente lasciato respirare nel 2023 quando il governo Usa di Joe Biden allentò alcune delle sanzioni internazionali introdotte nel primo mandato di Trump. </p>



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<p><strong>Caracas necessita di importanti investimenti infrastrutturali e produttivi</strong> per ricostituire il capitale fisso ed umano del settore estrattivo e la riforma votata dall&#8217;Assemblea Nazionale mira ad <strong>attrarre attori stranieri desiderosi di aver voce in capitolo</strong>, anche <a href="https://www.realinstitutoelcano.org/en/analyses/venezuelas-oil-evolution-scenarios-and-international-repercussions/">se il Real Institut Elcano spagnolo</a> segnala che &#8220;applicando il&nbsp;<br><a href="https://www.realinstitutoelcano.org/documento-de-trabajo/claves-de-la-nueva-estrategia-de-seguridad-nacional-de-estados-unidos/">corollario di Trump alla Dottrina Monroe elaborata</a>&nbsp;nella <a href="https://it.insideover.com/difesa/priorita-allemisfero-occidentale-e-duro-realismo-con-cina-e-russia-la-nuova-strategia-del-pentagono.html">Strategia per la Sicurezza Nazionale dello scorso novembre</a>, ciò implicherebbe un controllo esclusivo ed escludente delle risorse naturali venezuelane da parte degli Stati Uniti&#8221;, in un contesto in cui l&#8217;investimento previsto si prospetta ingente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Secondo <a href="https://www.rystadenergy.com/trump-and-energy-special-report-series?gad_source=1&amp;gad_campaignid=23449277500&amp;gbraid=0AAAAADvuAFND1lY4kNixIIH0p2d0qtS5u&amp;gclid=CjwKCAiAmp3LBhAkEiwAJM2JUEqbCCPlkcdjxJTJuQXzsPZ5R94sEsEjMMhOtWsw5sXUXHzv9mzXjhoCr84QAvD_BwE">Rystad Energy</a>&nbsp;, sarebbe tecnicamente possibile per il Venezuela raggiungere una produzione di 3 milioni di barili al giorno entro il 2040 con un investimento di oltre 180 miliardi di dollari nei settori petrolifero e del gas del Paese nel suo complesso. Per recuperare il picco di 3,5 milioni di barili al giorno, il settore petrolifero avrebbe bisogno di circa&nbsp;<a href="https://www.economist.com/finance-and-economics/2026/01/04/an-american-oil-empire-is-a-deeply-flawed-idea">110 miliardi di dollari di investimenti solo in esplorazione e produzione</a></p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il fermento del Venezuela per la ripresa degli investimenti</h2>



<p>In Venezuela gli imprenditori spesso confinati ai margini dal regime socialista aspettano con attenzione. L&#8217;Ibc, la lista più importante della Borsa di Caracas, ha accelerato dopo l&#8217;operazione contro Maduro. Seppur sceso dopo una fiammata post-cambio di governo<a href="https://tradingeconomics.com/venezuela/stock-market">, scambia in crescita del 61% da inizio anno</a> scommettendo sull&#8217;allentamento delle sanzioni e il ritorno degli <strong>investimenti internazionali</strong>. Investimenti che, però, saranno soggetti a diversi <em>caveat</em>. </p>



<p><a href="https://www.spglobal.com/energy/en/news-research/latest-news/crude-oil/012926-venezuelas-oil-industry-could-recover-by-2030-with-us-supervision-reforms">S&amp;P Global </a>ritiene, in modo più ottimistico di Rystad Energy, che già nel 2030 si potrebbero vedere degli scenari positivi per il petrolio venezuelano sottolineando che &#8220;si prevede che il miglioramento delle condizioni di superficie consentirà un aumento della produzione di liquidi da 800.000 barili al giorno nel 2025 a circa<strong> 1,5 milioni di barili al giorno entro il 2030</strong>&#8221; con una media di investimenti annui di 3,2 miliardi di dollari, ovvero di 16 complessivi<strong>. </strong></p>



<p><strong>S&amp;P Global fa il paragone con l&#8217;Iraq post-Saddam Hussein:</strong> Baghdad, travolta da sanzioni e isolamento internazionale, alla vigilia dell&#8217;invasione americana del 2003 produceva solo 1,4 milioni di barili di petrolio. Oggi la produzione è triplicata a circa 4 milioni di barili. C&#8217;è però anche il caso della Libia, dove la produzione è di circa il 40% inferiore al periodo precedente la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011. Sono almeno tre i fattori che gli Usa devono prendere in considerazione attivamente per capire se la loro strategia di rilancio del petrolio venezuelano e di inserimento nell&#8217;orbita a stelle e strisce avrà successo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte degli investimenti in Venezuela resta incerto</h2>



<p>Il primo ha a che vedere con la volontà delle major americane di aggiungersi all&#8217;unica oggi operante in loco, <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/chevron-punta-sul-giacimento-leviatahn-israele-sempre-piu-grande-potenza-del-gas.html">Chevron</a></strong>. C&#8217;è, in particolar modo, da segnalare il fatto che il Ceo della prima multinazionale americana, <strong>Darren Woods di Exxon Mobil, è quantomeno freddo sul prosieguo dell&#8217;avventura in Venezuela</strong>. Woods ha detto alla Cnbc che conferma la condizione di Paese &#8220;non investibile&#8221; del Venezuela, chiedendo il pronto ritorno alla democrazia. </p>



<p>E se Exxon resta scettica, ci sono compagnie come <a href="https://it.insideover.com/energia/usa-la-corsa-al-venezuela-e-contro-leuropa-i-6-miliardi-in-bilico-per-eni-e-repsol.html">Eni e Repsol </a>che non muoveranno un dollaro prima di aver visto saldato il debito di Caracas nei loro confronti: 6 miliardi di dollari accumulati dal 2019 a oggi.</p>



<p>In secondo luogo, c&#8217;è da sottolineare che la sfida del petrolio venezuelano andrà a drenare investimenti da altri settori. Dall&#8217;opposizione Maria Corina Machado dichiara che il Venezuela a pieno regime potrà rendere secondari i Paesi del Golfo nel gioco del petrolio mondiale. Un&#8217;esagerazione, perché anche a pieno ritmo la produzione non supererebbe <strong>l&#8217;attuale extra-capacità del mercato globale di 4 milioni di barili al giorno</strong>. Piuttosto, gli Usa possono pensare che a perdere quote di mercato sarebbero i produttori interni di shale oil, che hanno un prezzo di pareggio ben più alto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo Guyana</h2>



<p>Infine, va notato come il Venezuela debba guardarsi da un concorrente alle porte di casa: la caduta di Maduro allenta le minacce che Caracas esercitava sulla confinante <strong>Guyana, autrice nell&#8217;ultimo quinquennio di un vero e proprio boom petrolifero</strong> a cui hanno contribuito gli investimenti della compagnia più scettica sul ritorno sul delta dell&#8217;Orinoco, <a href="https://www.money.it/dopo-il-venezuela-il-piano-trump-rischia-di-fallire-la-vera-partita-del-petrolio-si-gioca-in-guyana">ovvero proprio Exxon Mobil.</a><strong> Georgetown prevede di portare il suo output a 1,5 milioni di barili al giorno</strong> entro fine anno e può essere la vera vincitrice di questa fase di caos. Il grande gioco di un petrolio non è strutturato come un domino, dove una tessera cadendo trascina con sé tutte le altre in meccanismi automatici, ma bensì come una scacchiera fatta di giochi di posizione. E nulla va dato per scontato nel suo sviluppo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">Venezuela, Rodriguez apre ai privati nel petrolio. Ma l&#8217;intervento dei giganti Usa non è scontato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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