ChatGPT e l’Intelligenza Artificiale non saranno più utilizzate per farsi aiutare con i compiti scolastici e a preparare i documenti in ufficio, ma diventeranno un supporto per la messa a punto delle operazioni militari. Il dipartimento della Guerra ha annunciato una partnership con OpenAI volta a integrare ChatGPT in GenAI.mil, piattaforma sviluppata dal Pentagono e alimentata da modelli di intelligenza generativa e dedicata alle attività delle Forze Armate.   

Il motivo di questa integrazione? Oggi l’intero comparto della difesa statunitense conta più di tre milioni di addetti che interagiscono con gli strumenti di IA nell’analisi delle carte e nella valutazione delle strategie e delle operazioni militari. Grazie a questo sodalizio tecnologico, accederanno a dei modelli di intelligenza generativa molto più avanzati che potranno fare del settore della difesa un pilastro portante dell’agenda “America First” del presidente Donald Trump.

Cosa cambia per il Pentagono

Il dipartimento della Guerra coltiva l’ambizione di plasmare un ecosistema di Intelligenza Artificiale in cui possono convivere diversi modelli linguistici in grado di garantire un’efficienza e un’operatività totale. Con l’ingresso di OpenAI, il Pentagono intravede lo spiraglio per trasformare i suoi sogni in realtà. Non solo, dietro le quinte i funzionari del dipartimento stanno lavorando per mettere a segno un altro accordo con Anthropic, azienda attiva nella messa a punto  di programmi IA fortemente improntati all’etica e alla sicurezza. La società, fondata da ex ricercatori di OpenAI, ha messo a punto un chatbot chiamato Claude in grado di funzionare su reti classificate e governative grazie ad elevati standard di sicurezza capaci di garantire l’integrità e la riservatezza delle informazioni di intelligence. È proprio qui il nocciolo della questione: il futuro delle missioni speciali e il coordinamento delle operazioni sensibili passerà nei circuiti più riservati alimentati dall’intelligenza generativa.  

I benefici per il Governo americano consisterebbero in un’ottimizzazione dei mezzi logistici e delle catene di approvvigionamento (prevedendo i tempi di fermo dei trasporti ed evitando le rotture di stock), analisi di intelligence realizzate tramite l’elaborazione di moli imponenti di dati e un abbattimento dei tempi e dei costi burocratici. 

Tuttavia, non mancano i timori e le perplessità circa l’impiego dell’IA in ambito governativo e militare. È pacifico affermare che i modelli generativi non siano infallibili e che possano offrire soluzioni non esenti da errori o imprecisioni che nel mondo della difesa possono tradursi in un rischio tangibile per la sicurezza nazionale.

L’Intelligenza Artificiale nell’America di Trump

A gennaio, Donald Trump ha presentato agli americani il programma “Artificial Intelligence Acceleration Strategy che mira alla sperimentazione delle tecnologie più avanguardistiche per l’efficientamento e ammodernamento della macchina militare. L’iniziativa poggia su tre pilastri fondamentali:

  • combattimento: i modelli generativi dovranno fare la loro parte al fianco delle forze impegnate sul campo. Con programmi come Swarm Forge, si studiano nuove tattiche contro le minacce; con Agent Network, agenti prodotti con l’IA supportano i comandanti nell’assunzione delle decisioni, mentre Ender’s Foundryaccelera le simulazioni avanzate per anticipare le mosse degli avversari.
  • intelligence: comprimere i tempi di raccolta e disamina dei dati e delle informazioni con programmi come Open Arsenal con l’auspicio di individuare nuove armi da mettere a punto senza attendere le tempistiche tradizionali. 
  • operazioni di tipo aziendale: creazione di agenti artificiali capaci di ottimizzare il lavoro e di ripensare i flussi operativi e gestionali mediante l’individuazione di nuove regole e procedure, nonché l’identificazione dei colli di bottiglia da estirpare. 

Il segretario alla Guerra Pete Hegseth non ha usato mezzi termini: “Diventeremo una forza di combattimento AI-First in tutti i settori”. Chi ha orecchie per intendere, intenda il messaggio tra le righe: se si controlla l’algoritmo, si ha la meglio non solo sull’accesso ai dati ma anche sul campo di battaglia. In un’era dove le operazioni con droni pilotati da remoto e gli attacchi cibernetici sono sempre più frequenti, l’apporto dell’Intelligenza Artificiale può essere decisivo.

L’amministrazione Trump è pronta a inaugurare un partenariato pubblico-privato per garantire la supremazia tecnologica degli Stati Uniti e fare in modo che gli strumenti generativi diventino armi sofisticate tali da anticipare le mosse del nemico e di adattarsi tempestivamente a scenari mutevoli. L’algoritmo sarà dunque sempre più presente nel linguaggio dei militari e nelle loro strategie. 

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