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	<title>Antonio Costa Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 30 Apr 2026 11:14:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Antonio Costa Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:14:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il nuovo leader dell'Ungheria ha ripreso il dialogo con i vertici Ue interrotto da Orban, ma ha richieste da fare e mezzi per difenderle. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html">L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/magyar-600x374.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Pagare moneta, vedere cammello. Chi si aspettava che l&#8217;Ungheria polemica e ribelle verso la Ue diventasse, con <strong>Peter Magyar,</strong> un agnellino docile e fedele, deve evidentemente ricredersi. Non ancora insediato ma forte di un successo elettorale che gli ha consegnato una super-maggioranza di oltre i due terzi del Parlamento in coda a un voto che ha visto la maggiore partecipazione popolare dalla caduta del comunismo nel 1989, Magyar è sì corso a Bruxelles ma con le idee piuttosto chiare. Prima ha incontrato <strong>Ursula von der Leyen</strong> con la quale, al di là degli inevitabili discorsi sui &#8220;valori condivisi&#8221; e la &#8220;casa comune europea&#8221;, si è parlato soprattutto di soldi. A Magyar interessa sbloccare i 10 miliardi di fondi post-pandemia che l&#8217;Unione Europea aveva congelato come reazione alle contro-riforme di Viktor Orban in tema di Stato di diritto e come preoccupazione rispetto alla corruzione in Ungheria. </p>



<p>Nei vent&#8217;anni dall&#8217;adesione alla Ue, l&#8217;Ungheria ha ricevuto 50 miliardi solo dai fondi di coesione, risultando uno dei maggiori beneficiari netti dei fondi strutturali, peraltro superando spesso la media europea per utilizzo. È tutto interesse di Magyar, quindi, che questo flusso di quattrini non si interrompa, visto che il combinato disposto &#8220;soldi Ue + accorto impiego&#8221; ha dato i suoi risultati: come ha sottolineato di recente la commissaria alla Coesione <strong>Elisa Ferreira</strong>, in questi venti anni &#8220;<strong>il Pil pro capite dell’Ungheria è cresciuto</strong>, passando dal 63% della media Ue al 78%, e il tasso di occupazione è cresciuto passando dal 57% all’80%&#8221;.</p>



<p>Magyar, però, non è andato a Bruxelles disarmato, e la leva negoziale l&#8217;ha ereditata proprio dall&#8217;arci-rivale Orban che, come reazione al blocco dell&#8217;oleodotto Druzhba, che porta all&#8217;Ungheria il petrolio russo, da parte degli ucraini, aveva posto <strong>il veto al prestito da 90 miliardi deciso dall&#8217;Ue a favore dell&#8217;Ucraina. </strong>Caduto Orban, l&#8217;oleodotto nel tratto ucraino è stato riparato in una notte, a conferma della teoria orbaniana che si trattasse di una manovra concordata contro di lui, alla vigilia delle elezioni, tra Ucraina e Ue. <strong>Tutto bene ma il veto ungherese è ancora lì</strong>, e Magyar ha tempo almeno fino all&#8217;insediamento (previsto per il 9 o 10 maggio) prima di decidere che farne, mentre ha tempo fino ad agosto per avviare le riforme che scioglierebbero le preoccupazioni Ue e libererebbero i famosi miliardi bloccati con Orban. Una tempistica che, certamente, alla Von der Leyen non sfugge.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magyar porta a Bruxelles anche il dossier Ucraina</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/ungheria-tutti-esultano-per-magyar-tranne-gli-ucraini-ecco-perche.html">Avevamo già sottolineato, in queste pagine,</a> che Magyar non sembra incline a fare particolari sconti all&#8217;Ucraina, anche in questo forte di <a href="https://www.policysolutions.hu/userfiles/elemzes/378/policy_solutions_the_world_through_hungarian_eyes_2025.pdf">un sentimento popolare di vecchia data</a> per cui il 50% degli ungheresi giudica l’Ucraina pericolosa per l’Ungheria, il 64% è contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Ue e il 74% pensa che l’Ungheria dovrebbe smettere di aiutare l’Ucraina. tutto questo è stato puntualmente ribadito, pur nelle dovute forme della diplomazia, durante l&#8217;incontro con <strong>Antonio Costa</strong>, presidente del Consiglio europeo e, come tale, rappresentante dei 27 Paesi che concorrono a determinare le politiche comunitarie. A lui <strong>Magyar ha ribadito la richiesta di maggiori diritti  per la minoranza ungherese in Ucraina</strong>, in particolare in Transcarpatia, regione cui il censimento del 2001 attribuiva una corposissima minoranza ungherese (circa il 20% della popolazione) e dove comunque, anche oggi, vivono almeno 100 mila ungheresi, poco meno del 10% del totale.</p>



<p>Per sottolineare quanto sia delicata la questione, basterà ricordare che <strong>la Transcarpatia fu parte del regno di Ungheria per più di mille anni,</strong> per diventare parte dell&#8217;Urss nel 1945 e dell&#8217;Ucraina indipendente nel 1991. In questi anni la regione ha vissuto una campagna di ucrainizzazione che ha previsto l&#8217;abolizione dell&#8217;ungherese nei cicli scolastici e una limitazione della sfera d&#8217;influenza delle associazioni &#8220;ungheresi&#8221; attive tra la popolazione, anche con raid della polizia nelle associazioni culturali. Su questo tema Orban aveva polemizzato senza sosta, avanzando <strong>le famose 11 richieste </strong>che comprendevano il ripristino del pieno diritto all&#8217;uso della lingua ungherese nelle scuole, nell&#8217;amministrazione pubblica e nei media, una più ampia rappresentanza della minoranza ungherese sia nelle istituzioni locali sia nel Parlamento nazionale, l&#8217;istituzione della doppia cittadinanza, una maggiore tutela della libertà di associazione e così via. Richieste molto impegnative. Nel 2024 l&#8217;Ucraina si era anche detta disposta ad accoglierle ma poi non se n&#8217;era fatto nulla.</p>



<p>Magyar con Costa ha ritirato fuori tutto, con una mossa che certamente lo rafforza davanti all&#8217;opinione pubblica ungherese e, in ogni caso, mette sul piatto dei rapporti con la Ue un altro contrappeso di non poco conto, vista anche la strettissima relazione tra Ucraina e istituzioni comunitarie.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lungheria-e-la-ue-magyar-torna-a-bruxelles-ma-non-si-presenta-disarmato.html">L&#8217;Ungheria e la UE: Magyar torna a Bruxelles ma non si presenta disarmato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Doppi standard e vuoto strategico: l’UE di fronte all’attacco Usa all’Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/doppi-standard-e-vuoto-strategico-lue-di-fronte-allattacco-usa-alliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’illegittimità dell’attacco avrebbe offerto ai vertici UE l’occasione perfetta per affermare una propria linea autonoma. Invece...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Durante la Conferenza degli Ambasciatori dell’UE, tenutasi a dieci giorni dall’attacco degli Usa e Israele contro l’Iran, la presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen</strong> ha osservato che l’Europa non può più svolgere il ruolo di «<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/speech_26_576">custode del vecchio ordine mondiale</a>». Da qui l’auspicio di una politica estera più realistica e guidata dai propri interessi. Tale discorso, data la sua discrepanza con i valori fondanti dell&#8217;Unione, ha <a href="https://ilmanifesto.it/ordine-internazionale-costa-contro-la-presidente-della-commissione">suscitato numerose critiche</a>, tra cui quelle del presidente del Consiglio europeo <strong>Antonio Costa </strong>e della vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. Tuttavia, queste critiche finiscono per eclissare un problema di fondo ancora più grave: anche qualora le istituzioni europee intendessero assumere posizioni più realiste a scapito dei valori dell’Unione, esse faticano a delineare un orientamento geopolitico coerente con i propri interessi. La (non) reazione degli alti funzionari UE e della stessa von der Leyen ai raid contro l’Iran è emblematica di questo paradosso.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il boomerang dei doppi standard europei</strong></h2>



<p>Giuridicamente, l’operazione Usa-Israele contro la Repubblica Islamica non può che qualificarsi come un’aggressione e, in quanto tale, come violazione del diritto internazionale. <strong>Il divieto di minaccia e di uso della forza, sancito dall&#8217;art. 2 della Carta ONU, costituisce una delle poche norme perentorie del diritto internazionale </strong>(<em>jus cogens</em>) ed è uno dei cardini dell’ordine globale affermatosi dopo il secondo conflitto mondiale. Bisogna inoltre sottolineare l’illegittimità dei cosiddetti «attacchi preventivi» poiché, come osservato dal cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, in mancanza di un quadro legale sovranazionale, ogni nazione può ritenere di avere le proprie buone ragioni per condurre un attacco preventivo, con l’effetto che, accogliendo la legittimità di guerre preventive, si rischierebbe di «<a href="https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-03/parolin-santa-sede-guerre-diplomazia-medio-oriente-iran.html">incendiare il mondo</a>». Ad ogni modo, anche ammettendo la legittimità di guerre preventive in casi estremi, occorre constatare che né Israele né l’amministrazione Trump hanno fornito informazioni credibili riguardo ai rischi che questo attacco avrebbe scongiurato, specialmente all’indomani di <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/18/ignorance-misunderstanding-obfuscation-iran-nuclear-talks-trump">importanti concessioni da parte di Teheran sul proprio programma nucleare</a>.</p>



<p>Date queste premesse, vari governi, organi ONU e la Santa Sede non hanno tardato ad esprimersi contro i raid. I vertici delle istituzioni dell’UE, al contrario, si sono limitati a condannare la risposta iraniana. I post su X successivi ai bombardamenti <a href="https://x.com/kajakallas/status/2027683279789252990?s=46">dell’Alta rappresentante dell&#8217;Unione Kaja Kallas</a>, della presidente <a href="https://x.com/vonderleyen/status/2027797172196917643">della Commissione Ursula von der Leyen</a> e <a href="https://x.com/EP_President/status/2027710158562849185">della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola</a> finiscono per rovesciare i fatti: condannano duramente la risposta iraniana, evitando però di pronunciarsi sull’attacco iniziale di Usa e Israele.</p>



<p>Alla Conferenza degli Ambasciatori dell’UE, quando era ormai evidente che l’attacco di Usa e Israele fosse stato condotto senza alcuna chiara pianificazione militare, né tantomeno politica, e senza il dovuto rispetto del diritto internazionale umanitario, i vertici europei non sono comunque riusciti a formulare alcuna condanna, per quanto tiepida, dell’aggressione. Nel suo intervento alla conferenza, von der Leyen ha perfino evitato qualsiasi riferimento all’operazione militare, preferendo ricorrere al consueto accenno alla «situation in the Middle East» (formula già da tempo collaudata per riferirsi alla guerra a Gaza). Allo stesso modo, le <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/03/20/european-council-conclusions/">conclusioni adottate dal Consiglio europeo</a> il 19 marzo non fanno menzione dell’attacco iniziale di Usa e Israele, pur condannando severamente la risposta iraniana. La dicotomia aggredito-aggressore, così cara ai vertici UE nel parlare della guerra in Ucraina, raramente si applica nel caso del Medio Oriente e ancor meno in quello dell’Iran.</p>



<p>Non condannare un’aggressione poiché diretta contro un regime equivale a voler stabilire, in maniera discrezionale, quali Paesi possono beneficiare del diritto internazionale e quali no, quali Paesi possono invece calpestarlo e quali no. Una logica del resto resa esplicita dal cancelliere Merz in un <a href="https://www.bundesregierung.de/breg-en/news/chancellor-statement-near-east-2409224">comunicato stampa all’indomani dell’attacco</a> e ribadita implicitamente dalla presidente del Parlamento europeo in una <a href="https://www.avvenire.it/mondo/metsola-liran-e-una-minaccia-globale-lue-eviti-lescalation_105386">recente intervista a L’Avvenire</a>.</p>



<p>Questi doppi standard non riflettono solamente una carenza etica della nostra leadership, ma anche e soprattutto un’inadeguata percezione della realtà in cui essa opera. <strong>Essi infatti contribuiscono all’erosione del diritto internazionale che i leader dell’UE lamentano spesso,</strong> da ultimo per contrastare le ambizioni di Trump nei confronti della Groenlandia. Tornando al discorso di von der Leyen, appare quindi evidente che la salvaguardia dell’ordine mondiale e del diritto internazionale non costituisce un ostacolo al perseguimento degli interessi dell’UE in politica estera, bensì è funzionale al loro raggiungimento. In particolare, l’adozione di una retorica meno schierata e maggiormente fondata sul diritto internazionale rappresenta un passaggio chiave per ampliare gli spazi di manovra in un mondo sempre più multipolare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un attacco contrario agli interessi dell’UE</strong></h2>



<p>La mancata messa in discussione da parte dei vertici dell’UE dell’opportunità strategica dell’attacco dimostra non solo un completo asservimento verso partner sempre meno affidabili, ma anche una mancata comprensione della natura del regime iraniano, specialmente per quanto riguarda la sua <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iC6X3lE17M0">struttura di potere collegiale</a>. Difatti, l’effetto paradossale dei raid, e in particolare l’uccisione di Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e figura chiave nell’establishment conservatore, è quello di accelerare l’avvento al potere di un’élite interna al regime più giovane e meno incline al compromesso, proveniente in larga parte dall’apparato delle Guardie rivoluzionarie, <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/02/19/eu-terrorist-list-council-designates-the-islamic-revolutionary-guard-corps-as-a-terrorist-organisation/">designate come organizzazione terroristica</a> dal Consiglio dell’UE a febbraio. Tra le figure più influenti di quest’élite spicca il portavoce del Parlamento ed ex sindaco di Teheran <strong>Mohammad Baqer Qalibaf,</strong> la cui ascesa è già sancita dalla sua nomina a capo delegazione per i negoziati a Islamabad. Raramente le azioni dei partner dell’UE sono state così manifestamente contrarie all’interesse europeo. </p>



<p>L’illegittimità dell’attacco, l’assenza di consultazioni preventive e l’approssimazione con cui esso è tuttora condotto avrebbero offerto ai vertici delle istituzioni UE l’occasione perfetta per affermare una propria linea autonoma a salvaguardia dei propri interessi. Ciò avrebbe rappresentato un passaggio verso quel profilo geopolitico indipendente auspicato da molti e necessario secondo il <a href="https://commission.europa.eu/document/download/97e481fd-2dc3-412d-be4c-f152a8232961_en?filename=The%20future%20of%20European%20competitiveness%20_%20A%20competitiveness%20strategy%20for%20Europe.pdf">Rapporto Draghi</a> alla competitività dell’Unione. Purtroppo, la retorica finora adottata dai suoi massimi funzionari lascia intendere che l’UE non abbandonerà la sua passività rispetto alle azioni dei suoi partner nella regione, per quanto esse possano risultare avverse ai suoi inter</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/doppi-standard-e-vuoto-strategico-lue-di-fronte-allattacco-usa-alliran.html">Doppi standard e vuoto strategico: l’UE di fronte all’attacco Usa all’Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 15:29:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di fronte all'emergenza energetica, i Paesi "storici"  della Ue cercano rimedi ma l'ex-Est si schiera con gli Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html">La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Giorgia Meloni" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Meloni-e1775318502974.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il viaggio, improvviso ma non improvvisato e tenuto parzialmente segreto anche ai Paesi alleati e ai partner di Governo, di <strong>Giorgia Meloni</strong> nei Paesi del Golfo Persico (Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, non Kuwait per ragioni di sicurezza) certifica l&#8217;ennesimo episodio in cui l&#8217;Unione Europea si rivela drammaticamente incerta di fronte a un&#8217;emergenza, quella energetica, che riguarda l&#8217;intero continente. Del resto la Meloni è stata chiara: si tratta di &#8220;difendere i nostri interessi nazionali&#8221;. E se <strong>per lo Stretto di Hormuz passano petroliere indiane, giapponesi e francesi, vuol dire che con l&#8217;Iran si può trattare</strong> (e infatti si dice che anche l&#8217;Italia abbia contatti in ballo, anche se nessuno lo confermerà mai) e che in ogni caso siamo all&#8217;ognuno per sé.</p>



<p><strong>Ai Paesi arabi che ci forniscono il 15% del petrolio e il 10% del gas </strong>l&#8217;Italia chiederà probabilmente uno sforzo supplementare, nella speranza che la guerra finisca il più presto possibile, prima che i propositi di razionamento del carburante per aereo, il diesel a 3 euro e i rincari in bolletta diventino troppo costosi: per le famiglie in primo luogo, e per il consenso dei governi subito dopo.</p>



<p>Quel riferimento agli &#8220;interessi nazionali&#8221; dice tante cose. Tra l&#8217;altro il senso di abbandono e solitudine rispetto a una reazione comunitaria che latita mentre abbondano altre iniziative: su tutte, la decisione dell&#8217;Agenzia internazionale dell&#8217;energia (IEA) che con voto unanime ha stabilito di liberare <a href="https://youtu.be/GmDnCSHyU4Y?si=cJ9E8q1jkQz48rSX">400 milioni di barili</a> delle riserve strategiche dei 32 Paesi che ne fanno parte (la quota dell&#8217;Italia, poco meno di 10 milioni di barili, equivale al 2,5% del totale), <strong>equivalenti a 16 giorni della produzione petrolifera giornaliera.</strong> Anche il G7 sta pensando a qualcosa di analogo.</p>



<p>Quello dell&#8217;IEA non è l&#8217;unico provvedimento che i Governi e le istituzioni possono prendere per alleviare l&#8217;emergenza. Ma in ogni caso una scorta aggiuntiva di 16 giorni prevede ovviamente che la guerra si concluda in tempi relativamente brevi. Purtroppo l&#8217;IEA ha preso la sua decisione l&#8217;11 marzo, i 16 giorni sono passati e la fine della guerra in Iran, con il relativo blocco dello Stretto di Hormuz, non è nemmeno all&#8217;orizzonte. Così come <strong>ancora da vedere è un&#8217;iniziativa unitaria dell&#8217;Unione Europea </strong>per intervenire su questa ennesima emergenza. Il massimo di europeo che abbiamo visto finora è stata, dopo l&#8217;approvazione della <a href="https://www.affarinternazionali.it/il-consiglio-di-sicurezza-adotta-una-risoluzione-contro-gli-attacchi-iraniani-ai-paesi-del-golfo/">Risoluzione 2817 al Consiglio di sicurezza Onu</a>, la lettera dei 7 Paesi (quattro UE, cioè Francia, Germania, Italia e Olanda, più Canada, Giappone e Regno Unito) per segnalare <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/03/20/news/piano_sette_paesi_liberare_stretto_hormuz-425233543/">una disponibilità a lavorare per la libera navigazione nello Stretto di Hormuz,</a> ma solo a guerra finita e sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Europa che approva la guerra di Trump</h2>



<p>Non solo. Nei primi giorni della guerra israelo-americana all&#8217;Iran abbiamo assistito a una serie di prese di posizione delle autorità comunitarie (la presidente della Commissione <strong>Ursula von der Leyen</strong>, il presidente del Consiglio <strong>Antonio Costa</strong>, la responsabile della politica estera <strong>Kaja Kallas</strong>, il commissario all&#8217;Economia <strong>Valdis Dombrovskis</strong>) tutte centrate sulla necessità di mantenere alta la pressione sulla&#8230; Russia. Il che, stante l&#8217;invasione del febbraio 2022, è più che comprensibile ma che, con il Golfo Persico in fiamme, non pare esattamente il primissimo pensiero, soprattutto per un&#8217;Europa che in pratica ha tagliato tutti i ponti con i rifornimenti energetici in arrivo da Est. Non solo: l&#8217;Unione Europea di fatto si è schierata contro due suoi Paesi membri (anche se ostruzionisti e ribelli) come Slovacchia e Ungheria e al fianco dell&#8217;Ucraina <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/ungheria-e-ucraina-altri-venti-di-guerra.html">nella disputa sull&#8217;oleodotto Druzhba</a>, che porta il petrolio appunto a quella parte di Europa, spingendo così Fico e Orban a bloccare il prestito Ue di 90 miliardi che sarebbe linfa vitale per Kiev.</p>



<p>Non si immagina, ovviamente, che Bruxelles, in nome della nuova emergenza energetica, possa riaprire le porte a Mosca, soprattutto con la guerra che ancora infuria. Ma una tale disforia ha del clamoroso. Ci piacerebbe attribuire il paradosso alla scarsa lungimiranza della classe politica europea che in altre occasioni ci è parso di scorgere, e che sul tema dell&#8217;energia è stata perfettamente descritta da <strong>Giuseppe Gagliano </strong>proprio in queste pagine in un articolo non a caso intitolato <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-nella-trappola-energetica-che-si-e-costruita-da-sola.html">L&#8217;Europa nella trappola energetica che si è costruita da sola.</a> Ma temiamo che il problema sia più importante di così. Nella realtà, mentre la Meloni corre nel Golfo per difendere gli &#8220;interessi nazionali&#8221; e dice di non essere d&#8217;accordo con Trump (posizione abbracciata, in un modo o nell&#8217;altro anche dai leader di Germania e Regno Unito, per non parlare di Macron che con Trump ormai si prende a male parole o di Sanchez in Spagna) e con la guerra all&#8217;Iran, <strong>una grossa fetta dell&#8217;Europa comunitaria sceglie la strada esattamente opposta.</strong></p>



<p>La Bulgaria ha un accordo con Washington per far decollare dall&#8217;aeroporto di Vassil Levski gli aerei Usa che vanno a bombardare l&#8217;Iran. Dopo pochi giorni dall&#8217;inizio della spedizione israelo-americana, il Parlamento della Romania ha approvato la concessione della base militare di Costanza per il dispiegamento di 10 mila soldati americani. Il Kosovo, anche se Paese candidato e riconosciuto solo da 22 Paesi membri su 27, appoggia la guerra all&#8217;Iran. Idem i tre Paesi del Baltico, la Repubblica Ceca, l&#8217;Albania e la Nord Macedonia (Paese candidato). <strong>Anche la Polonia appoggia gli Usa </strong>e non ha mandato i Patriot nel Golfo persico solo perché, come ha detto il ministro della Difesa <strong>Wladyslaw Kosiniak-Kamysz</strong>, servono a tenere a bada la Russia.</p>



<p>In queste condizioni, <strong>per la Ue è oggettivamente impossibile costruire un&#8217;azione politica unitaria.</strong> Se poi pensiamo che i tre commissariati Ue oggi più importanti, Esteri, Economia e Difesa, sono affidati a tre esponenti dei Paesi baltici (l&#8217;estone Kallas, il lettone Dombrovskis e il lituano <strong>Andrius Kubilius</strong>), ci rendiamo conto che si sta realizzando il piano a lungo perseguito dagli Usa e implementato con l&#8217;allargamento del 2004-2005: costruire un vallo politico anti-russo sul fianco Est dell&#8217;Unione, contenere la Russia e progressivamente intaccare l&#8217;influenza predominante dentro la Ue dei Paesi fondatori dell&#8217;Europa occidentale. Un <em>Drang nach Osten </em>cui l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina decisa da Vladimir Putin ha dato l&#8217;impulso finale.   </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-meloni-vola-nel-golfo-e-dissente-da-trump-ma-mezza-ue-sceglie-gli-usa.html">La Meloni vola nel Golfo e dissente da Trump ma mezza Ue sceglie gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La NATO promette di continuare gli aiuti ma la guerra con l’Iran sta già indebolendo l&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-nato-promette-di-continuare-gli-aiuti-ma-la-guerra-con-liran-sta-gia-indebolendo-lucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 05:56:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il punto vero non è la continuità nominale degli aiuti promessi dalla Nato. Il punto è la loro qualità e la loro intensità. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-promette-di-continuare-gli-aiuti-ma-la-guerra-con-liran-sta-gia-indebolendo-lucraina.html">La NATO promette di continuare gli aiuti ma la guerra con l’Iran sta già indebolendo l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Alexus-Grynkewich-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il sostegno a Kiev non vacilla nelle parole, ma si incrina nei fatti. Le rassicurazioni del generale <strong>Alexus Grynkewich</strong> servono prima di tutto a contenere un rischio politico: quello che a Kiev, a Bruxelles e nelle capitali dell’Europa orientale maturi la convinzione che <strong>la guerra con l’Iran stia già divorando attenzione, risorse e munizioni destinate all’Ucraina. </strong>Dire che il sostegno militare continua è necessario. Ma il punto vero non è la continuità nominale degli aiuti. Il punto è la loro qualità, la loro intensità e soprattutto la loro priorità strategica nel momento in cui Washington si trova coinvolta su un altro teatro ad alta intensità.</p>



<p>Il problema, infatti, non è se l’Ucraina continuerà a ricevere armi. <strong>Il problema è quali armi riceverà, in quali tempi, in quali quantità e con quale grado di affidabilità politica.</strong> Ed è qui che la guerra mediorientale comincia a pesare. Perché i sistemi di difesa aerea, e in particolare gli intercettori Patriot, non sono beni astratti: sono risorse limitate, costose, lente da produrre e oggi richieste contemporaneamente da due fronti strategici. Da una parte l’Ucraina, che ne ha bisogno per difendere città, reti elettriche e infrastrutture critiche dagli attacchi russi. Dall’altra il Medio Oriente, <strong>dove Stati Uniti e alleati stanno consumando enormi quantità di munizioni </strong>per intercettare missili balistici e droni iraniani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La concorrenza tra Kiev e il Golfo</h2>



<p>La vera novità di questa fase è proprio questa: la guerra con l’Iran ha creato una <strong>concorrenza diretta tra il fronte ucraino e il fronte del Golfo </strong>per l’accesso allo stesso tipo di armamenti ad alta tecnologia. Finché il conflitto mediorientale restava contenuto, Washington poteva sostenere Kiev senza mettere in discussione il proprio equilibrio di scorte. Ma quando gli Emirati dichiarano di aver subito migliaia di attacchi e quando <em>Bloomberg Intelligence</em> stima l’impiego di centinaia, se non di mille intercettori <a href="https://it.insideover.com/difesa/iran-la-guerra-come-mercato-perfetto.html">PAC-3</a>, allora il problema non è più teorico. Diventa industriale, operativo e politico.</p>



<p>Sul piano militare il nodo è evidente. La difesa aerea non si improvvisa. E non basta promettere nuove produzioni se l’aumento della capacità richiederà anni. L’industria americana può triplicare gli obiettivi sulla carta, ma <strong>tra annuncio e disponibilità reale passa un tempo che la guerra non concede. </strong>Per questo i timori europei sono fondati: se Washington deve proteggere i propri assetti e quelli dei partner del Golfo, l’Ucraina rischia di essere servita per seconda, o comunque in misura inferiore al necessario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mosca osserva e incassa</h2>



<p>Dal punto di vista russo, la crisi è quasi ideale. L’aumento del prezzo del petrolio rafforza le entrate energetiche di Mosca proprio mentre l’attenzione occidentale rischia di disperdersi. <strong>È il doppio dividendo geopolitico della guerra con l’Iran.</strong> Da un lato, il Cremlino beneficia di mercati energetici più tesi e redditizi. Dall’altro, può sperare che la saturazione strategica americana rallenti il flusso di armi verso Kiev e apra nuove finestre operative sul terreno.</p>



<p>Non è un caso che <strong>Antonio Costa</strong> e <strong>Friedrich Merz </strong>insistano sul pericolo di una distrazione occidentale. Perché la Russia non ha bisogno che l’Occidente abbandoni formalmente l’Ucraina. Le basta che il sostegno diventi più lento, più costoso, più controverso. In guerra, spesso, non decide solo la quantità degli aiuti, ma la loro regolarità. E proprio su questo terreno la nuova crisi mediorientale può produrre i danni maggiori: interruzioni, ritardi, riallocazioni, esitazioni politiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fragilità della garanzia americana</h2>



<p>Le parole del generale NATO servono anche a coprire un’altra verità scomoda: il sostegno occidentale all’Ucraina continua a dipendere in modo eccessivo dalla volontà politica americana e dalla centralità dell’industria bellica statunitense. Il programma PURL ha tamponato il problema, consentendo agli europei di acquistare materiale americano per poi trasferirlo a Kiev. <strong>Ma questa soluzione conferma, più che risolvere, la dipendenza strutturale dell’Europa.</strong></p>



<p>Il timore espresso da funzionari europei e atlantici è dunque fondato: se Trump decidesse di piegare ulteriormente gli accordi alle proprie priorità politiche, o se il Pentagono dovesse privilegiare in modo più netto il Medio Oriente, l’Ucraina si troverebbe esposta in una fase particolarmente delicata. Ecco perché la richiesta finlandese di un pilastro industriale europeo e ucraino non è una semplice formula burocratica. È il riconoscimento tardivo di una realtà: l<strong>’Europa non può sostenere una guerra lunga contro la Russia se resta dipendente</strong>, nei nodi decisivi, dalle scorte, dai tempi e dalle scelte di Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una crisi industriale prima ancora che diplomatica</h2>



<p>La questione, in fondo, non è solo strategica. È anche geoeconomica. Le guerre contemporanee si combattono con i missili, ma si vincono o si perdono anche nelle catene di produzione, nella capacità di sostituzione delle perdite e nella tenuta della base industriale. <strong>Se i prezzi dei sistemi americani raddoppiano</strong>, se la produzione resta insufficiente e se ogni nuova crisi apre una gara globale per le stesse munizioni, allora il problema dell’Ucraina non è più solo ricevere aiuti, ma inserirsi in una competizione mondiale per risorse scarse.</p>



<p>Questo significa che il conflitto con l’Iran sta accelerando una verità che l’Europa ha troppo a lungo evitato: <strong>la difesa del continente non può poggiare soltanto sull’acquisto di sistemi americani</strong> in un mercato sotto stress. Serve una capacità produttiva autonoma, rapida, integrata e politicamente protetta. Altrimenti ogni escalation esterna, dal Golfo a Taiwan, finirà per sottrarre aria al fronte ucraino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il secondo fronte che cambia il primo</h2>



<p>La NATO continua dunque a dire che il sostegno a Kiev non vacillerà. Ed è comprensibile: non può dire altro. Ma <strong>sul piano reale la guerra con l’Iran ha già modificato il contesto della guerra in Ucraina.</strong> Ha reso più costosa la difesa aerea, più incerta la pianificazione delle forniture, più esposta l’Europa alle oscillazioni delle priorità americane e più forte la posizione relativa della Russia sul piano energetico e temporale.</p>



<p>Il paradosso è che nessuno, formalmente, sta abbandonando Kiev. Eppure Kiev rischia di pagare ugualmente il prezzo di una guerra combattuta altrove. È il destino dei conflitti intrecciati del nostro tempo: <strong>un missile intercettato sopra il Golfo può tradursi, qualche settimana dopo, in una centrale elettrica colpita in Ucraina.</strong> Non perché la NATO abbia cambiato linea, ma perché la storia strategica non si scrive nei comunicati. Si scrive nelle scorte, nei ritmi industriali, nelle priorità nascoste e nella brutalità della scelta implicita tra un fronte e l’altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nato-promette-di-continuare-gli-aiuti-ma-la-guerra-con-liran-sta-gia-indebolendo-lucraina.html">La NATO promette di continuare gli aiuti ma la guerra con l’Iran sta già indebolendo l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il segretario generale della Nato dice all'Europa che senza gli Usa non c'è difesa. È vero? E perché lo dice? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html">Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La bella addormentata Europa ha ricevuto un altro bacio e il risveglio, l&#8217;ennesimo, non è stato piacevole. È successo lunedì scorso, quando il segretario generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/en/webstreaming/sede-committee-meeting_20260126-1530-COMMITTEE-SEDE-AFET">è intervenuto al Parlamento europeo</a> per dire senza tanti giri di parole: &#8220;&#8221;Se qualcuno qui pensa… che l&#8217;Unione Europea o l&#8217;Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare. Non è possibile&#8221;. Sdegno nelle capitali e tra gli ineffabili parlamentari. <strong>Jean-Noël Barrot,</strong> ministro degli Esteri della Francia, <a href="https://www.politico.eu/article/france-snaps-back-nato-mark-rutte-european-defense/">ha così risposto su X</a>: &#8220;No, caro Mark Rutte, gli europei possono e devono farsi carico della propria sicurezza. Questo è il pilastro europeo della Nato&#8221;. L&#8217;europarlamentare spagnolo <strong>Nacho Sánchez Amor </strong>(PSOE) ha invece tuonato nei confronti di Rutte: &#8220;Lei è l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato o è il segretario generale che rappresenta l&#8217;Alleanza e tutti i suoi membri?&#8221;.</p>



<p>Bravo Nacho, sette più. A quanto pare qualcuno in Europa finalmente si rende conto di quale sia il ruolo reale di Rutte. Agli europarlamentari, peraltro, Rutte non ha fatto che ripetere ciò che Trump aveva detto solo qualche settimana prima: &#8220;La Nato senza gli Usa non fa paura a nessuno. La Russia non ne è affatto preoccupata se non per quanto riguarda noi. La Cina nemmeno&#8221;. Nella stessa occasione Trump aveva ripetuto il più recente dei suoi mantra: <strong>&#8220;Se non prendiamo la Groenlandia lo faranno la Russia o la Cina </strong>e io non lo permetterò&#8221;. Allo stato attuale dei fatti è una panzana, come c<a href="https://www.analisidifesa.it/2026/01/il-comandante-danese-in-groenlandia-mai-viste-navi-russe-o-cinesi/">onfermato dalle dichiarazioni dal generale Soren Andersen</a>, alla testa del Comando Artico Interforze danese, che ha testualmente dichiarato: ”Sono qui al comando da due anni e mezzo e non ho visto nessuna nave da guerra russa o cinese&#8221;. E il più ampio problema strategico del controllo dell&#8217;Artico, con i ghiacci che si ritirano, nuove rotte che si aprono e Russia e Cina che si preparano a sfruttarle, non implica&nbsp;certo la necessità di impadronirsi di un pezzo di territorio della Danimarca, cioè un pezzo di Europa. Altrimenti, visto che navi russe e cinesi sono state avvistate anche al largo del Canada, bisognerebbe impadronirsi anche del Canada&#8230;</p>



<p>Una questione enorme, insomma, che non può essere gestita in quel modo. Eppure Rutte era subito corso in aiuto, dichiarando: &#8220;Tutti gli alleati concordano sull’importanza dell’Artico e della sicurezza artica, perché sappiamo che, con l’apertura delle rotte marittime, esiste il rischio che russi e cinesi diventino più attivi&#8221;. E precipitandosi a fare da spalla, a Davos, a <strong>un Trump in chiaro imbarazzo davanti alle reazioni europee</strong>, con quella farsa di &#8220;trattativa&#8221; per la risoluzione del problema Groenlandia in ambito Onu di cui non si è mai saputo il contenuto (e nemmeno se ne avesse uno qualunque) e che è servita per una <em>photo opportunity,</em> per poi essere prontamente dimenticata. Lo stesso Rutte che, peraltro, nel giugno scorso, poche ore prima che i Paesi della Nato in riunione decidessero di portare al 5% del Pil l&#8217;obiettivo di spesa militare entro il 2035, scrisse quanto segue a re Donald: &#8220;Sig. Presidente, caro Donald, Congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria, e qualcosa che nessun altro ha osato fare. Ci rende tutti più sicuri. Stai per ottenere un altro grande successo all&#8217;Aja questa sera (al vertice Nato,&nbsp;<em>ndr</em>). Non è stato facile, ma li abbiamo fatti firmare tutti con un margine del 5%! Donald, ci hai portato a un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo. Riuscirai a ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare da decenni. <strong>L&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura, come dovrebbe, e sarà una tua vittoria</strong>. Buon viaggio e ci vediamo alla cena di Sua Maestà! &#8211; Mark Rutte&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Messaggio che, insopportabile tono da leccapiedi a parte, ci dice che Rutte prende lucciole per lanterne (il bombardamento americano sull&#8217;Iran che sarebbe stato un grande successo e che &#8220;ci rende tutti più sicuri&#8221;, infatti ci risiamo) e che, in ogni caso, sta dalla parte della Casa Bianca. E infatti &#8220;l&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura [GRANDE in tutte maiuscole] &#8230; e sarà una tua vittoria&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Rutte gioca nella squadra di Trump</h2>



<p>Dicevamo della trattativa-farsa sulle Groenlandia tra Trump e Rutte. L&#8217;unico senso di quell&#8217;incontro era ribadire che il tema Groenlandia poteva e doveva essere affrontato in Sede Nato. Ma la Nato non c&#8217;entra nulla. Qui si tratta di un Paese extra-europeo (gli Usa) che a un certo punto, accampando ragioni (o scuse) varie, decide che vuole impadronirsi (direttamente o indirettamente) di un pezzo di un Paese Ue (la Danimarca). <strong>Gli unici interlocutori autorizzati, sempre ammesso che un&#8217;interlocuzione debba avvenire, sono la Danimarca e la Ue. </strong>La Nato può comparire nel caso che l&#8217;Alleanza decidesse , per dire, di incrementare la propria presenza sull&#8217;isola, di aggiungere armamenti e così via. Sul tema della sovranità nazionale della Danimarca (e della volontà degli abitanti della Groenlandia, che gode di uno statuto speciale) la Nato può e deve solo tacere. Se domani Trump decidesse che vuole la Scozia, andrebbe Rutte a trattare con lui o andrebbe Starmer?</p>



<p>Che Rutte giochi nella squadra di Trump (o di chiunque altro sieda alla Casa Bianca) è non solo evidente ma persino comprensibile. Gli Usa sono di gran lunga il maggiore azionista della Nato. Basta dare un&#8217;occhiata al contributo finanziario. Nel 2025 la Nato ha messo a bilancio 4,6 miliardi di euro, destinati a crescere a 5,3 in questo 2026. Il che ha permesso ad alcuni di dire con un certo trionfalismo che l&#8217;Italia contribuisce per una parte che è circa la metà (8,5%) di quella coperta dagli Usa (16%). Questi, però, sono i quattrini che servono per le spese organizzative, dagli stipendi del personale alle strutture. La spesa militare (e la Nato è un&#8217;alleanza militare) è un&#8217;altra storia: <a href="https://www.sipri.org/commentary/essay/2025/natos-new-spending-target-challenges-and-risks-associated-political-signal">nel 2024 la spesa militare totale è stata di 1.506 miliardi, </a><strong>997 (quasi i due terzi) dei quali sulle spalle degli Usa. </strong>È tutto da vedere se, privata del contributo Usa, la Nato sarebbe davvero tanto in crisi rispetto alle sue esigenze di difesa (spesa militare russa 2024: 150 miliardi  di dollari, pari a 126,5 miliardi di euro). <strong>Di certo perderebbe di peso politico e influenza</strong>, e la carica di segretario generale, Rutte o non Rutte, sarebbe molto meno importante di quanto lo sia ora. Coperto dagli Usa oggi può pretendere di dettare la linea agli europei. Senza gli Usa, verrebbe probabilmente preso a calci nel sedere.</p>



<p>Il problema fondamentale, però, non è Rutte ma il fatto che anche in Europa l&#8217;idea che la Groenlandia sia un problema Nato e non Ue ha le sue quinte colonne. Mentre per una volta dai vertici è uscita un posizione univoca (sia da <strong>Ursula von der Leyen</strong> come presidente della commissione europea sia da <strong>Antonio Costa </strong>come presidente del Consiglio europeo), <strong>Kaja Kallas</strong>, responsabile della politica estera Ue, ha detto che il problema poteva essere risolto in sede Nato. E anche <strong>Donald Tusk</strong>, primo ministro della Polonia, ha molto insistito sul tema Nato più che su quello Ue.</p>



<p>È una vecchia storia, che risale all&#8217;allargamento Ue del 20024-2005 e all&#8217;imbarco nella Unione dei fondatori di una serie di Paesi che, per ragioni diverse e non sempre pretestuose, vedono negli Usa, assai più che nella Ue, l&#8217;appoggio decisivo in tema di sicurezza. Proprio quello che sostiene Rutte e che, comunque, tagli alla radice tutte le possibili ipotesi di una maggiore autonomia politica e strategica per la Ue, cosa che non può certo dispiacere agli Usa. Ue che, pur essendo un gigante economico (e i recenti accordi <a href="https://it.insideover.com/economia/mercosur-sfidata-dallinedito-asse-macron-orban-lue-conta-sul-voto-decisivo-dellitalia.html">con l&#8217;America Latina</a> e <a href="https://it.insideover.com/economia/lindia-dopo-il-mercosur-leuropa-rafforza-loffensiva-commerciale.html">con l&#8217;India</a> lo confermano), resta così malinconicamente un nano politico.  </p>



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<p><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html">Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chi è António Costa, il nemico numero uno dell&#8217;austerità pronto per il Consiglio Europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 08:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Socialista]]></category>
		<category><![CDATA[recessione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>António Costa è il leader nominato per guidare il Consiglio Europeo. L&#8217;ex primo ministro portoghese, entrato in carica 2015 e riconfermato dopo le elezioni del 2019 e del gennaio 2022 fino all&#8217;avvicendamento con Luis Montenegro nell&#8217;aprile 2024, è da un decennio una figura guida della Sinistra europea. Strenuo avversario dell&#8217;austerità, da premier Costa si è fatto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html">Chi è António Costa, il nemico numero uno dell&#8217;austerità pronto per il Consiglio Europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/OVERCOME_20240628103848702_cf1f9580508274e6cf53fd048289950a-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>António Costa </strong>è il leader nominato per guidare il Consiglio Europeo. L&#8217;ex primo ministro portoghese, entrato in carica 2015 e riconfermato dopo le elezioni del 2019 e del gennaio 2022 fino all&#8217;avvicendamento con Luis Montenegro nell&#8217;aprile 2024, è da un decennio una figura guida della Sinistra europea.</p>
<p>Strenuo avversario dell&#8217;austerità, da premier Costa si è fatto portavoce della creazione di un modello alternativo al rigorismo nordico. Una via che, al di là degli steccati politici, appare in grado di unire i <a href="https://www.true-news.it/politics/sanchez-verso-la-conferma-in-spagna-ecco-perche-meloni-puo-sorridere" target="_blank" rel="noopener">Paesi dell&#8217;</a><strong>Europa mediterranea e <a href="https://www.true-news.it/economy/sanchez-panetta-chi-bene-inflazione" target="_blank" rel="noopener">meridionale. E si è rivelata decisiva</a> ai tempi della crisi del Covid-19 </strong>nel rompere la gabbia del rigore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html">Chi è António Costa, il nemico numero uno dell&#8217;austerità pronto per il Consiglio Europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Portogallo, finisce l&#8217;era dei socialisti. Ma il post-voto è un&#8217;incognita</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/adesso-il-portogallo-e-un-incognita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 11:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Una svolta c&#8217;è stata e, come descritto nelle analisi pre elettorali, un ciclo è realmente terminato: quello di Antonio Costa e del Partito Socialista alla guida del Paese. Soltanto che in Portogallo, almeno a giudicare dall&#8217;esito delle elezioni di domenica, la fine di un&#8217;era non ha coinciso con l&#8217;inizio di un nuovo ciclo. In primis &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-il-portogallo-e-un-incognita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-il-portogallo-e-un-incognita.html">Portogallo, finisce l&#8217;era dei socialisti. Ma il post-voto è un&#8217;incognita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/5072469988_9c1b7f1d84_b-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Una svolta c&#8217;è stata e, <a href="https://it.insideover.com/politica/l-atteso-voto-del-portogallo.html">come descritto nelle analisi pre elettorali</a>, un ciclo è realmente terminato: quello di <strong>Antonio Costa</strong> e del <strong>Partito Socialista</strong> alla guida del Paese. Soltanto che in Portogallo, almeno a giudicare dall&#8217;esito delle elezioni di domenica, la fine di un&#8217;era non ha coinciso con l&#8217;inizio di un nuovo ciclo. </p>



<p>In primis perché il partito all&#8217;opposizione in questi anni non ha vinto. Secondo<a href="https://www.legislativas2024.mai.gov.pt/resultados/globais"> i dati diffusi dalla commissione elettorale di Lisbona</a>, i socialisti avrebbero conservato la<strong> maggioranza relativa</strong> in parlamento anche se per pochi decimi percentuali di vantaggio. In particolare, la formazione del premier uscente ha portato a casa il 28.66% dei voti mentre<strong> Alleanza Democratica</strong>, la coalizione di centrodestra guidata dai <strong>socialdemocratici di Luis Montenegro</strong>, si è al momento fermata al 28.63%. </p>



<p>In secondo luogo, perché nessuno dei principali attori politici ha i numeri per formare una coalizione. Non ce l&#8217;ha ovviamente Montenegro, il quale anche alleandosi con i liberali non arriverebbe a quota 116 seggi in un parlamento formato da 230 deputati. E non ce li ha nemmeno <strong>Pedro Nuno Santos,</strong> alla guida dei socialisti dopo le dimissioni del premier Costa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fine del bipolarismo?</h2>



<p>Il terzo grande attore si chiama<strong> Andrè Ventura</strong>. È il leader di <strong>Chega</strong>, parola che in portoghese vuol dire &#8220;basta&#8221;: il partito, rappresentante della destra sovranista lusitana, è passato da 12 a 48 seggi all&#8217;interno del parlamento e ha più che raddoppiato il numero assoluto di voti rispetto al 2022. Nelle sue prime dichiarazioni alla stampa portoghese, oltre a esprimere la soddisfazione per l&#8217;esito del voto, Ventura ha parlato di<strong> fine del bipolarismo</strong>.</p>



<p>E molto probabilmente ha ragione: uno degli aspetti relativi ai risultati delle elezioni riguarda proprio la fine del tradizionale <strong>duopolio</strong> di socialisti e socialdemocratici. Con il suo 18%, Chega si è inserito prepotentemente nello spazio solitamente riservato ai due principali partiti, pescando trasversalmente da entrambi gli schieramenti e dagli elettori solitamente astensionisti. L&#8217;aumento dei voti per il partito di Ventura, ha coinciso grossomodo con l&#8217;aumento di votanti rispetto alle ultime elezioni: alle urne domenica infatti si è recato il 66% degli aventi diritto, a fronte invece del 52% della tornata del 2022.</p>



<p>Se due anni fa il Partito Socialista e il Partito Socialdemocratico avevano rispettivamente ottenuto il 41% e il 27% dei consensi, arrivando quindi ad avere assieme il 68% del favore dell&#8217;elettorato, oggi con il 28% a testa i due partiti complessivamente hanno ottenuto il 56% dei voti. Segno di una diarchia bruscamente ridimensionata e di un sistema politico da concepire in modo radicalmente diverso almeno per i prossimi 4 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi andrà a guidare il futuro governo?</h2>



<p>I portoghesi al momento non sanno nemmeno a chi spetterà l&#8217;onere di formare il nuovo esecutivo. Di norma, il presidente della Repubblica incarica il leader del partito che ha ottenuto più voti e probabilmente per diversi giorni sarà impossibile comprendere chi, tra Montenegro e Nuno Santos, potrà dire di essere a capo della formazione più votata.</p>



<p>La <strong>confusione</strong> non è figlia soltanto dell&#8217;esiguo scarto tra i due principali partiti. Il discorso riguarda anche la <strong>ripartizione dei seggi.</strong> Attualmente la commissione elettorale ne sta assegnando 77 ai socialisti e 76 ai socialdemocratici. Questi ultimi però affermano di dover considerare nel computo complessivo altri 3 seggi a loro favore. E questo perché nel collegio di <strong>Madeira</strong> la coalizione Alleanza Democratica si è presentata con altri simboli e i tre deputati del centrodestra eletti nell&#8217;arcipelago, secondo i sostenitori dei socialdemocratici, permetterebbero di far salire a 79 il numero di seggi per Montenegro. </p>



<p>Dai socialisti però, si ribatte evidenziando che il proprio partito è arrivato a quota 77 senza aver stretto alleanze con altre formazioni mentre, al contrario, i socialdemocratici sono inseriti all&#8217;interno della coalizione Alleanza Democratica. Dunque, in poche parole, secondo questa interpretazione sarebbe il Partito Socialista il primo partito e spetterebbe a Nuno Santos l&#8217;onere di ottenere l&#8217;incarico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ipotesi di una grande coalizione </h2>



<p>La complessità del caso portoghese è ben evidente proprio dal fatto che nemmeno i freddi numeri possono dar vita a valutazioni oggettive e obiettive. Molto dipenderà quindi anche dalle decisioni del presidente della Repubblica, molto più che una mera figura rappresentativa. Il sistema portoghese viene considerato <strong>semi presidenziale,</strong> proprio perché il capo dello Stato, pur non essendo il capo del governo, è eletto dal popolo e detiene una minima parte delle funzioni dell&#8217;esecutivo. L&#8217;apparato istituzionale lusitano spesso viene paragonato a una perfetta sintesi posta a metà strada tra il sistema italiano e quello francese. </p>



<p>L&#8217;attuale presidente è <strong>Marcelo Rebelo de Sousa</strong>, eletto tra le fila dei socialdemocratici nel 2016 e riconfermato nel 2021. Spetterà principalmente a lui gestire l&#8217;attuale situazione e decidere a chi assegnare l&#8217;incarico. E potrebbe essere proprio il capo dello Stato, secondo i media lusitani, il regista di una possibile <strong>grande coalizione </strong>in salsa portoghese. Un po&#8217; come avvenuto in Germania con Cdu ed Spd durante parte dell&#8217;era di Angela Merkel. </p>



<p>Socialisti e socialdemocratici hanno in comune la volontà di non voler formare un governo con Ventura. Ma nessun altro partito sarebbe in grado di dare a una delle due formazioni la maggioranza necessaria per far nascere un esecutivo. Nonostante Nuno Santos si è detto pronto, in caso di mancato incarico, a guidare unicamente una forte opposizione, l&#8217;accordo tra i due principali partiti potrebbe rappresentare l&#8217;unica strada per evitare di ricorrere nuovamente alle urne in tempi brevi. </p>



<p>L&#8217;esito del voto in Portogallo potrebbe rappresentare un&#8217;<strong>anticipazione</strong> di ciò che accadrà a giugno a Bruxelles: nei sondaggi per le prossime <strong>europee</strong> infatti, le formazioni della destra sovranista vengono date in forte ascesa, ma non in grado di formare maggioranze nell&#8217;europarlamento. Esattamente come a Lisbona, anche tra le istituzioni comunitarie l&#8217;idea di dar vita a una nuova grande coalizione potrebbe rappresentare l&#8217;unica via per socialisti e popolari per mantenere la guida dell&#8217;esecutivo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/adesso-il-portogallo-e-un-incognita.html">Portogallo, finisce l&#8217;era dei socialisti. Ma il post-voto è un&#8217;incognita</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Portogallo al voto: Costa lascia un Paese risanato senza austerity</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-atteso-voto-del-portogallo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 11:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Austerity]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Portogallo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Comunque vada, in Portogallo domenica si chiuderà un&#8217;era. Quella cioè del premier dimissionario Antonio Costa, a capo dell&#8217;esecutivo lusitano dal 2015. Quasi un decennio di governo, una longevità politica che in un&#8217;Europa così frammentata è molto difficile riscontrare soprattutto nei sistemi parlamentari. Per ogni epoca che si chiude c&#8217;è quindi un primo rendiconto storico da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-atteso-voto-del-portogallo.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Portogallo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-768x349.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Portogallo-elezioni-La-Presse-e1570456351698-1024x466.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Comunque vada, in Portogallo domenica si chiuderà un&#8217;era. Quella cioè del premier dimissionario <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html">Antonio Costa</a>, a capo dell&#8217;esecutivo lusitano dal 2015. Quasi un decennio di governo, una longevità politica che in un&#8217;Europa così frammentata è molto difficile riscontrare soprattutto nei sistemi parlamentari. Per ogni epoca che si chiude c&#8217;è quindi un primo <a href="https://it.insideover.com/economia/italia-e-portogallo-premono-sulla-bce-nasce-lasse-trasversale-contro-il-rigore.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>rendiconto storico</strong> da tracciare</a> e quello di Costa appare, soprattutto alla luce delle imminenti europee, piuttosto particolare. </p>



<p>L&#8217;uscente primo ministro portoghese ha infatti guidato il Paese in una delle fasi più critiche della sua storia recente, soprattutto per le condizioni in cui versavano dieci anni fa le casse dello Stato. Anche a Lisbona, al pari di Madrid e Atene, i <strong>dettami della Troika </strong>tra il 2014 e il 2015 hanno avuto il loro peso gravoso. </p>



<p>Tuttavia, Costa ha provato a coniugare alla<strong> cura del bilancio</strong> anche la<strong> crescita economica</strong> e si è così guadagnato la nomina di principale <strong>nemico dell&#8217;austerity</strong>. Forse è proprio questa la sua più importante <strong>eredità</strong> in chiave europea mentre, a livello interno, l&#8217;elettorato portoghese sembra intenzionato a cambiare aria: il <strong>Partito Socialista</strong>, guidato dal premier uscente fino alla scorso novembre, è dilaniato dagli <strong>scandali di corruzione </strong>che hanno portato alla caduta del governo e adesso i sondaggi premiano i partiti di centrodestra. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un bilancio risanato con la crescita</h2>



<p>C&#8217;è un dato che più di tutti ha provocato rumore tanto in Portogallo quanto all&#8217;interno dei quadri politici europei: quest&#8217;anno, secondo la pianificazione emersa dall&#8217;ultima finanziaria<a href="https://it.insideover.com/economia/asse-anti-austerita-tra-spagna-e-portogallo-cosa-cambia-in-europa-del-sud.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">, il<strong> rapporto deficit/Pil </strong>scenderà sotto il 100%.</a> Sarà una prima volta dopo molto tempo. Appena dieci anni fa, si era invece ben oltre ogni soglia critica con il debito arrivato a quota 127% del prodotto interno lordo. Cifra che ha fatto scattare il campanello d&#8217;allarme in sede europea e ha quindi fatto insediare a Lisbona la troika.</p>



<p>A questo risultato si è arrivato senza applicare misure di austerità. In Portogallo non si è assistito a drastici tagli della spesa pubblica, né tanto meno gli ultimi governi hanno rivisto al ribasso gli investimenti programmati nei settori più strategici. Al contrario, le politiche di Antonio Costa hanno puntato sulla crescita. A testimoniarlo sono i numeri certificati sia dal tesoro portoghese che dalla commissione europea: negli ultimi dieci anni, in particolare, <strong>Lisbona </strong>ha assistito a una crescita del Pil arrivata complessivamente al 27%, la stessa cifra percentuale con cui il rapporto deficit/Pil è regredito nello stesso lasso di tempo.</p>



<p>L&#8217;espansione dell&#8217;economia portoghese dunque, ha camminato parallelamente con il ridimensionamento del debito. Un viaggio in comune tra i due dati non certo casuale e che è stato certificato anche dall&#8217;agenzia <strong>Moody&#8217;s</strong>: <em>“La crescita robusta e i bilanci sostanzialmente in pareggio </em>&#8211; si legge in un recente rapporto dell&#8217;agenzia &#8211;<em> significano che l’onere del debito continuerà a scendere a uno dei ritmi più rapidi tra le economie avanzate</em>”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;rimonta silenziosa&#8221; di Lisbona</h2>



<p>Quest&#8217;anno, secondo i dati pubblicato dall&#8217;esecutivo, il Portogallo dovrebbe crescere dell&#8217;1.5%. Un dato superiore allo 0.8% atteso per l&#8217;Eurozona e che attesta ancora una volta il dinamismo dell&#8217;economia lusitana. La <strong>rimonta portoghese </strong>sul debito è partita quasi in sordina. Quando Costa si è insediato nel 2015 la crisi dei Paesi della sponda sud dell&#8217;Europa stava producendo i suoi massimi effetti. A fare rumore era soprattutto la <strong>Grecia</strong>, con le sue rivolte interne contro le drastiche misure di austerità e il referendum proposto <a href="https://it.insideover.com/politica/economia-grecia-tsipras-mitsotakis.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dal premer <strong>Tsipras</strong> contro l&#8217;ennesimo piano della troika.</a> Così come a fare rumore era la <strong>Spagna</strong>, lì dove i tagli alla spesa hanno rappresentato un trauma non indifferente per la società. L&#8217;<strong>Italia</strong> dal canto suo aveva da poco terminato la cura Monti, fatta anch&#8217;essa di <strong>spending review </strong>e <strong>tagli</strong> su ogni capitolo di spesa. </p>



<p>In pochi guardavano a Lisbona, in tanti pensavano di vedere attuate sulle rive del Tago le stesse politiche già osservate altrove. Al contrario, nel giro di alcuni anni e quasi in silenzio, senza né toni euroscettici e né trionfalistici, l&#8217;economia è tornata a camminare e senza l&#8217;applicazione di misure draconiane. I governi di Costa hanno puntato sulle <strong>agevolazioni fiscali</strong> per le start up e per le strutture turistiche. Non solo, ma nel corso degli anni è stato aumentato fino a 616 Euro i<strong>l salario minimo mensile</strong>, mentre l&#8217;<strong>orario di lavoro </strong>settimanale è passato da 40 a 35 ore. </p>



<p>Il Portogallo ha quindi iniziato a rappresentare un<strong> <a href="https://www.true-news.it/economy/crescita-lotta-al-rigore-deficit-basso-il-miracolo-del-portogallo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">laboratorio politico</a></strong>, lì dove le politiche sociali sono state viste come spinta all&#8217;economia e dove, a sua volta, la crescita è stata quell&#8217;elemento essenziale in grado di abbattere il debito. In poche parole, il caso portoghese dimostra che per risanare i conti non occorre abbandonare politiche espansionistiche e di crescita. E che, soprattutto, per alimentare l&#8217;economia occorre intuire verso quali capitoli di spesa destinare i propri fondi. Alla vigilia di delicate <strong>elezioni europee</strong>, il lento rumore prodotto da Lisbona potrebbe far breccia. E, nel lungo periodo, potrebbe anche far scuola. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sguardo adesso rivolto a destra </h2>



<p>Tutti i cicli però sono destinati a finire. Quello di Costa è terminato nel modo più tragicomico possibile: un tribunale ha scambiato il suo nome per quello dell&#8217;omonimo ministro dello sviluppo economico, inviando al premier e non a quest&#8217;ultimo l&#8217;avviso di garanzia per delle indagini su corruzione. Raggiunto da una delle più delicate inchieste della storia recente portoghese, il 7 novembre il primo ministro ha quindi dato le dimissioni. Quando l&#8217;errore giudiziario è stato scoperto, era oramai troppo tardi. Ma il governo di Costa sarebbe caduto comunque: l&#8217;inchiesta sulla corruzione riguarda uomini a lui vicini e ha a che fare con le <a href="https://it.insideover.com/energia/in-america-latina-e-guerra-mondiale-per-il-litio.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>miniere di litio</strong> </a>nel nord del Paese. </p>



<p>Non solo, ma come spesso accade nelle democrazie parlamentari, a un certo punto gli elettori hanno voglia di<strong> cambiare aria</strong>. Il Partito Socialista, in grado nel 2022 di ottenere la maggioranza assoluta, oggi è molto indietro nei sondaggi. La rimonta economica di Costa sarà forse un elemento capace di incidere sulle future considerazioni sul premier uscente, ma nell&#8217;immediato non avrà alcun effetto sull&#8217;elettorato. </p>



<p>Dunque, oggi il Portogallo guarda a destra. Favorito è il <strong>Partito Socialdemocratico</strong> che, a dispetto del nome, a Lisbona indica la principale formazione della famiglia dei popolari europei. Guidati da <strong>Luis Montenegro</strong>, il partito del centrodestra portoghese ha creato una formazione chiamata<strong> Alleanza Democratica </strong>il cui obiettivo è quello di ottenere la maggioranza dei seggi. Tuttavia, Montenegro probabilmente dovrà accontentarsi della maggioranza relativa: il tradizionale bipolarismo tra socialisti e socialdemocratici potrebbe essere interrotto dall&#8217;ascesa di <strong>Chega</strong>. Quest&#8217;ultima è la formazione della destra euroscettica, alleata in Europa alla <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-salvini-sta-rilanciando-la-lega-in-europa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lega di Matteo Salvini:</a></strong> secondo i sondaggi, il partito dovrebbe passare da 12 a 50 seggi in parlamento. </p>
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		<title>Italia e Portogallo premono sulla Bce: nasce l&#8217;asse trasversale contro il rigore</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/italia-e-portogallo-premono-sulla-bce-nasce-lasse-trasversale-contro-il-rigore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2023 14:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1217" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-2048x1298.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da un lato Giorgia Meloni, prima esponente della Destra organica italiana a diventare premier; dall&#8217;altro, Antonio Costa, socialista fino al midollo, premier portoghese che in passato non ha avuto problemi a governare anche con i comunisti. Due figure radicalmente diverse nello spettro politico europeo ma accomunate dal ruolo di capofila europei contro il rischio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/italia-e-portogallo-premono-sulla-bce-nasce-lasse-trasversale-contro-il-rigore.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/italia-e-portogallo-premono-sulla-bce-nasce-lasse-trasversale-contro-il-rigore.html">Italia e Portogallo premono sulla Bce: nasce l&#8217;asse trasversale contro il rigore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1217" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-1024x649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-768x487.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-1536x974.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612134259152_ad2013e691e9f150e8947039cc30d30f-2048x1298.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da un lato <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/meloni-al-consiglio-ue-le-sfide-dellitalia-in-uneuropa-in-difficolta.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giorgia Meloni</a></strong>, prima esponente della Destra organica italiana a diventare premier; dall&#8217;altro, <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-antonio-costa-il-nemico-numero-uno-dellausterita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonio Costa</a></strong>, socialista fino al midollo, premier portoghese che in passato non ha avuto problemi a governare anche con i comunisti. Due figure radicalmente diverse nello spettro politico europeo ma accomunate dal ruolo di <strong>capofila europei</strong> contro il rischio di un ritorno al rigore.</p>



<p>Costa, in particolare, non è nuovo a questa postura: in passato ha messo in riga <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-mark-rutte.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mark Rutte</a></strong> e l&#8217;Olanda quando ai tempi della pandemia premeva per una stretta monetaria e fiscale mentre contagi e morti aumentavano e imperversavano i lockdown; nel 2021 ha giocato di sponda con il premier spagnolo <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/asse-anti-austerita-tra-spagna-e-portogallo-cosa-cambia-in-europa-del-sud.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pedro Sanchez</a></strong> per implementare l&#8217;espansione del Recovery Fund e la riforma del Patto di Stabilità. Da fine ottobre, invece, Costa spinge fortemente contro la prospettiva che la <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/economia/che-cose-la-banca-centrale-europea.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Banca centrale europea</a></strong> aumenti drasticamente i tassi fino o addirittura oltre a quel 3% identificato come target e ha trovato in <strong>Giorgia Meloni</strong> una compagna di viaggio affidabile.</p>



<p>Lisbona e Roma giocano su tavoli complementari. Sul piano politico è il governo italiano a spingere per la massima pressione sull&#8217;Eurotower e <a href="https://it.insideover.com/schede/economia/chi-e-christine-lagarde-la-presidente-della-bce.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Christine Lagarde</a>: le uscite di Meloni e del Ministro della Difesa <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/europa/regalo-natale-deciso-leggerezza-stoccata-crosetto-bce-2096117.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guido Crosetto</a></strong>, il più fidato consigliere politico del premier, sull&#8217;inopportunità di nuove strette sono state chiare. In sede di riunione della Bce, invece, nel consiglio direttivo il Portogallo conta una delle voci più autorevoli d&#8217;Europa, il governatore della Banca centrale di Lisbona ed ex Presidente dell&#8217;Eurogruppo <strong>Mario Centeno</strong>. Socialista come Costa, in tempi non sospetti avversario del rigore fine a sé stesso, il 56enne Centeno, ricorda <em>La Stampa, </em>ha preso posizione in un recente summit Bce sul fatto che l&#8217;inflazione, scesa in Ue al 9,2% a dicembre, possa giustificare con la sua evoluzione una riduzione della corsa dei tassi verso picchi ignoti da prima della crisi dei debiti.</p>



<p>Italia e Portogallo hanno la necessità di espandere il fronte delle <strong>colombe ostili a nuove strette</strong> come quelle verificatesi tra giugno e dicembre: &#8220;Risulta invece più nutrito e compatto il club dei falchi guidato da Germania, Paesi Bassi e Austria&#8221;, nota il quotidiano torinese, che aggiunge come premano &#8220;per una stretta dei tassi anche i Baltici, dove l&#8217;inflazione viaggia attorno al 20%, oltre a Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Slovenia e Slovacchia e probabilmente anche la Croazia&#8221;. </p>



<p>Con tassi alti e strette monetarie il costo del servizio al debito aumenterà per i Paesi dell&#8217;area mediterranea e latina. Un rischio per entrambi i governi capofila della fine del giro di vite: Costa vuole portare a compimento un programma politico fondato su aiuti per ridurre le tasse universitarie, incentivare l&#8217;edilizia popolare, aiutare i giovani a accedere a mutui e prestiti agevolati e promuovere investimenti in digitalizzazione e tech. Meloni invece vuole <strong>espandere il programma economico del governo</strong> avviato con la prima manovra, tagliando le tasse al ceto medio, espandendo i sostegni alla flat tax per le partite Iva e sostenendo le pensioni. Entrambi, soprattutto, vogliono agire senza <strong>allentare troppo i cordoni della borsa</strong> e in quest&#8217;ottica il rigorismo della Bce non aiuta, dato che diverte le poche risorse a disposizione verso il servizio al debito e il sostegno a redditi danneggiati dalle svolte su tassi, mutui, costo della vita. </p>



<p>La battaglia è politica e, potremmo dire, financo &#8220;filosofica&#8221;. I falchi rigoristi sostengono che solo un&#8217;incisiva azione sui tassi, prefigurante un ritorno della censura sui bilanci in Europa, può contenere l&#8217;inflazione. Le colombe sono favorevoli a una prudenza sui conti pubblici ma non vincolano tutto ciò a una stretta decisa sulla Bce. I dati dell&#8217;inflazione in Francia, i più recenti a disposizione, mostrano che la vera causa determinante del calo del costo della vita è <a href="https://it.insideover.com/energia/in-francia-linflazione-energetica-inizia-a-raffreddarsi-un-buon-segnale-per-leuropa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>l&#8217;alleggerimento del fardello energetico</strong> </a>sulle economie europee, vera spada di Damocle sulla ripresa del Vecchio Continente. </p>



<p>Convincere Parigi e, in second&#8217;ordine, Madrid nella necessità di combattere la battaglia contro il rilancio dei tassi alti sarà vitale per Italia e Portogallo. Che per ora tracciano un solco, non lasciando ai falchi campo libero in maniera indiscussa. Ma non è detto che, in prospettiva, questo basti a portare a uno stop una corsa alla stretta monetaria che rischia di produrre più danni che benefici all&#8217;intera Europa riducendo i margini di manovra politici degli Stati con l&#8217;aumento degli interessi su debiti già alimentati dalle risposte alle crisi dell&#8217;ultimo triennio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/italia-e-portogallo-premono-sulla-bce-nasce-lasse-trasversale-contro-il-rigore.html">Italia e Portogallo premono sulla Bce: nasce l&#8217;asse trasversale contro il rigore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La battaglia sul Patto di stabilità</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-sul-patto-di-stabilita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 08:16:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Austerità]]></category>
		<category><![CDATA[Patto di stabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Draghi summit di Porto (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi Mario Draghi ha indicato come priorità operativa del suo governo in Europa la lotta contro il ritorno del Patto di stabilità e delle rigide regole su debito pubblico, deficit, inflazione e misure di rientro che hanno a lungo frenato la crescita europea e la ripresa dalle crisi economiche. La pandemia ha di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-sul-patto-di-stabilita.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Draghi summit di Porto (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Mario-Draghi-summit-di-Porto-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi <strong>Mario Draghi </strong>ha indicato come priorità operativa del suo governo in Europa la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-dottrina-draghi-contro-la-crisi-del-covid-19.html" target="_blank" rel="noopener">lotta contro il ritorno del </a><strong>Patto di stabilità </strong>e delle rigide regole su debito pubblico, deficit, inflazione e misure di rientro che hanno a lungo frenato la crescita europea e la ripresa dalle crisi economiche.</p>
<p>La pandemia ha di fatto seppellito definitivamente il mito dell&#8217;<strong>austerità espansiva</strong>, ha aperto una finestra per permettere agli Stati di applicare le decisive <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/lezione-keynes-austerita-pericolo-1952600.html" target="_blank" rel="noopener">politiche anticicliche e keynesiane necessarie</a> a contrastare la crisi, ha visto la nazione guida del fronte del controllo sui conti pubblici, la <strong>Germania </strong>di Angela Merkel, operare una svolta realista e pragmatica, lasciando isolati i falchi più intransigenti capitanati da Olanda e Austria.</p>
<p>In queste settimane Draghi si muove per promuovere cambiamenti sistemici a livello europeo. Il Patto di stabilità, ad oggi, è sospeso per tutto il 2022 e il Commissario europeo agli Affari Economici, l&#8217;ex premier <strong>Paolo Gentiloni, </strong>mira a convincere Ursula von der Leyen a prorogare lo stop fino al 2023, per far prendere piede alla trattativa politica per una sua ridefinizione. Draghi, uomo che ben conosce le dinamiche di Bruxelles, sa che un attacco diretto ai dogmi del Patto, specie alla soglia psicologica prima ancora che politica del 60% come massimale nel rapporto debito/Pil, è destinato a scontrarsi sull&#8217;intransigenza dei falchi. Ma sa anche che esistono le condizioni per consolidare sul campo quanto la pandemia ha reso manifesto, e cioè che serve intervenire massicciamente con iniezioni pubbliche all&#8217;economia in fasi di crisi, e per respingere <a href="https://it.insideover.com/economia/riparte-la-guerra-dei-falchi.html" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;assalto dei falchi tornati a chiedere il ritorno in azione delle regole europee al più presto.</a></p>
<p>Nel recente vertice di Marsiglia con <strong>Emmanuel Macron </strong>Draghi ha concordato con il presidente francese la necessità di avviare una trattativa in Europa per realizzare questo obiettivo, manifestato più volte dal premier come cruciale nei suoi discorsi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza e su Next Generation Eu, che Draghi intende rendere strutturale in Europa. <a href="https://www.repubblica.it/economia/2021/09/05/news/draghi_vuole_cambiare_il_patto_di_stabilita_ma_aspetta_berlino-316532447/" target="_blank" rel="noopener"><em>Repubblica </em></a>spiega che l&#8217;obiettivo sarebbe ora quello di non chiedere l&#8217;abbattimento del paletto del 60% nel rapporto debito/Pil ma di renderlo &#8220;un totem svuotato dall&#8217;interno, perché di fatto verrebbe abolita l&#8217;imposizione draconiana di un rientro di un ventesimo del debito pubblico in eccesso ogni anno anno, tagliola che ucciderebbe qualsiasi ripresa economica&#8221; e che è stata alla <a href="https://it.insideover.com/politica/mattatoio-grecia.html" target="_blank" rel="noopener">base delle più dure imposizioni dell&#8217;Ue a Paesi come la Grecia negli scorsi anni. </a>Del resto, <a href="https://formiche.net/2021/08/rossi-governo-draghi-agenda-pnrr-mps/" target="_blank" rel="noopener">come dichiarato a <em>Formiche </em>dall&#8217;economista</a> <strong>Nicola Rossi, </strong>ex presidente dell&#8217;Istituto Bruno Leoni, quelle alla base del trattato del Patto di stabilità &#8220;sono regole che esprimono, per molti versi, la debolezza e la limitatezza delle nostre conoscenze macroeconomiche&#8221;. Per fare un esempio, il tema del famoso <strong>output gap</strong>, <a href="https://it.insideover.com/economia/output-gap-cose-la-regola-europea-che-blocca-la-nostra-crescita.html" target="_blank" rel="noopener">di cui avevamo parlato in un&#8217;apposita analisi</a>, segnala l&#8217;astrusità alla base del ragionamento che ha portato alla definizione delle regole.</p>
<p>In quest&#8217;ottica, il consolidamento dell&#8217;asse Italia-Francia avvenuto negli ultimi mesi apre alla possibilità di creare un fronte dell&#8217;Europa mediterranea e meridionale per la rottamazione del rigore. La forza dei falchi è sempre stata la loro natura di blocco coeso a cui i Paesi del Sud non hanno saputo contrapporre una strategia organica. Il consolidamento dell&#8217;asse iberico<a href="https://it.insideover.com/economia/asse-anti-austerita-tra-spagna-e-portogallo-cosa-cambia-in-europa-del-sud.html" target="_blank" rel="noopener"> tra <strong>Antonio Costa, </strong>premier portoghese, e <strong>Pedro Sanchez, </strong>primo ministro spagnolo</a>, su politiche favorevoli a una crescita ampia e inclusiva e alla lotta al rigore apre prospettive importanti. Al Forum di Cernobbio, in questo contesto, è stato importante l&#8217;intervento di<strong> Nadia Calviño</strong>, ministro dell&#8217;Economia e vicepremier nel governo Sánchez, favorevole all&#8217;idea di cambiare il Patto. In un&#8217;intervista a <em>La Stampa </em>l&#8217;ex direttrice generale del bilancio della Commissione europea, nel governo Sanchez dal 2018, ha ribadito il suo sostegno alla visione di Draghi e Macron: prima di irrigidirsi sui paletti, sottolinea l&#8217;economista galiziana, &#8220;bisogna domandarsi a cosa servono le regole e quali sono gli obiettivi all&#8217;interno dei confini dei Trattati. Rendere le regole più semplici, più efficaci e più calzanti alle esigenze. Pensando al lungo periodo&#8221;, a una crescita che deve essere sostenuta e inclusiva.</p>
<p>Per la <strong>Calviño</strong>, l&#8217;emergenza può essere un volano per costruire un nuovo consenso meno irrigidito sulla linea del rigore: &#8220;Dobbiamo approfittare del fatto che abbiamo questa situazione eccezionale transitoria per essere in grado di migliorarle e renderle più allineate con la realtà&#8221;.</p>
<p>Il vento keynesiano soffia impetuoso in Europa e i Paesi del Sud ne sono i principali interpreti. Ma nulla potrà essere deciso nella forma e nella sostanza della trattativa fino a che non si capirà quale governo uscirà nelle elezioni tedesche che decideranno <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/angela-merkel-la-cancelliera-della-germania.html" target="_blank" rel="noopener">il successore di <strong>Angela Merkel</strong></a>. L<a href="https://it.insideover.com/politica/sedici-anni-di-angela-merkel.html" target="_blank" rel="noopener">&#8216;eredità della fase finale</a> delle politiche della Cancelliera potrebbe essere raccolta dal suo Ministro delle Finanze, <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-scholz-puo-raccogliere-leredita-di-angela-merkel.html" target="_blank" rel="noopener">il socialdemocratico Olaf Scholz che sta guidando la Spd a un decollo nei sondaggi </a>ed è stato tra 2020 e 2021 il fautore della svolta interventista in economia del governo di larga coalizione. Un&#8217;ascesa di Scholz o del cristiano-democratico Amin Laschet alla cancelleria, in quest&#8217;ottica, porterebbe al governo un uomo favorevole alla linea della continuità, ma alle spalle della posizione tedesca sul negoziato incombono i dubbi della composizione del futuro esecutivo.  Non è un caso che l&#8217;interventismo economico tedesco abbia prodotto come contraccolpo un&#8217;ascesa dei <strong>Liberali </strong>Fdp nei sondaggi assieme alla loro retorica ostile alle nazioni dell&#8217;Europa del Sud e favorevole alla linea del rigore. Un ingresso diI Fdp nel governo, unitamente a un consolidamento dell&#8217;asse dei falchi, riporterebbe la Germania vicina al fronte della <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-la-nuova-lega-anseatica.html" target="_blank" rel="noopener">Nuova lega anseatica</a> </strong>e dei suoi alleati. Draghi, Macron, Sanchez, Costa lo sanno bene e aspettano interessati. Ma oramai la pressione sui trattati è talmente forte che il dibattito non potrà non aprirsi. E in quel contesto Roma potrà giocare un <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-con-draghi-litalia-puo-tornare-al-centro-dellagenda-globale.html" target="_blank" rel="noopener">ruolo cruciale grazie allo standing del Presidente del Consiglio.</a></p>
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