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Mercosur: sfidata dall’inedito asse Macron-Orban, l’Ue conta sul voto decisivo dell’Italia

Mercosur, l'Ue all'ultimo miglio alla prova dell'inedito asse Macron-Orban. Gli scenari economici e politici.

Venerdì di fuoco a Bruxelles, dove l’Italia avrà il voto decisivo e, stando alle aspettative, finalizzante per concludere l’annoso percorso dell’accordo tra l’Unione Europea e il Mercosur in occasione della riunione degli ambasciatori dei Ventisette. Sarà una corsa all’ultimo miglio.

La geografia del voto sul patto Ue-Mercosur

L’asse dei contrari, che va da Emmanuel Macron a Viktor Orban, si allinea per varie motivazioni, dalla volontà transalpina (e dell’Irlanda) di difendere la propria agricoltura dal libero scambio al sovranismo ungherese, passando per la volontà della Polonia di garantirsi il massimo livello di sussidi europei senza interferenze.

Il numero di Paesi contrari è, per i meccanismi di voto, tale e tanto pesante da rendere una defezione dell’Italia decisiva. Ma il patto di libero scambio in via di discussione da oltre un quarto di secolo è più vicino dopo che Giorgia Meloni ha ottenuto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen il via libera a un finanziamento anticipato di 45 miliardi di euro per gli agricoltori, la categoria che più ha temuto per la conclusione dell’accordo, e su una blindatura del bilancio da 293 miliardi di euro della Politica Agricola Comune (Pac) per il settennato che si aprirà nel 2028 nel quadro del finanziamento pluriennale dell’Ue.

Il Mercosur e la sfida commerciale di Italia e Europa

Del resto, ricorda Politico.eu, l’Italia potrebbe essere spinta a un voto favorevole dal fatto che “il patto è ampiamente considerato nell’interesse non solo delle aziende metalmeccaniche italiane, ma anche dei suoi produttori di vino e cibo di alta gamma, che sono grandi esportatori in Sud America”, e rimandiamo a un’interessante analisi de Lavoce.info per mostrare quanto le prime categorie di beni esportati dall’Italia verso il Mercosur siano in linea con le maggiori voci delle esportazioni europee.

Se confermato, l’accordo sarebbe il più vasto mai firmato dall’Unione Europea e creerebbe un mercato unico da 720 milioni di consumatori, consolidando quanto avviato nel 2025 con il patto con l’Indonesia e con le discussioni per la partnership col Messico, aprendo la strada ad altri due fondamentali accordi in discussione, primo fra tutti il proposto accordo di libero scambio con l’India. Una possibile risposta all’offensiva tariffaria Usa di cui beneficerebbe, indubbiamente, anche l’Italia, emersa al quarto posto tra gli esportatori globali, e avrebbe un peso strategico non secondario. Nel contesto segnato dall’interventismo statunitense in America Latina e di un mondo in cui il Sud Globale vede Stati centrali nel continente, come il Brasile, attratti tanto dalle sirene dei Brics quanto dalla volontà di contare di più nel mondo, un asse con la Ue offrirebbe spazio di manovra per una cooperazione rivisitata.

Uno scenario complesso

In quest’ottica, si potrebbe tastare la capacità d’azione europea per creare dinamiche politiche ed economiche su scala globale, iniziando un trend di superamento di un’azione extra-continentale negli ultimi anni spesso risultata farraginosa o deficitaria. Attesa – in ogni caso – la rumorosa protesta dei trattori a Bruxelles.

Sarà una giornata da vivere al cardiopalma: “Romania e Repubblica Ceca stanno lanciando ulteriori sfide”, ha affermato un diplomatico dell’UE, che ha espresso il timore che venerdì possano opporsi all’accordo, riducendo la maggioranza a margini molto ristretti”, nota Politico.eu. Ne va di molte strategie europee e in un certo senso della stessa credibilità politica di Ursula von der Leyen, già frenata a dicembre a un passo dalla firma. Nel frattempo, Lula e i leader latinoamericani attendono per capire che fine farà un romanzo durato venticinque anni. E che ora sembra giunto ai capitoli finali.

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