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Spagna e Portogallo puntano fortemente sulla rottura definitiva con le logiche del rigore e dell’austerità come volano per la ripresa economica. Le due nazioni iberiche stanno di fatto costituendo il primo embrione di un asse anti-rigorista in grado di coordinare politiche concrete e mosse in campo economico per creare un paradigma di discontinuità. I primi ministri, entrambi socialisti, Pedro Sanchez e Antonio Costa, hanno in quest’ottica un confronto continuo, e le conseguenze si riflettono nelle dichiarazioni che si riecheggiano, nelle manovre politiche sovrapponibili e nell’impegno nei summit Ue a tamponare le manovre dei falchi più assidui.

Non è un caso, ad esempio, che Madrid e Lisbona abbiano presentato nei mesi scorsi in contemporanea i rispettivi piani per il Recovery Fund, ricevendo il via libera della Commissione Europea nella stessa giornata, il 16 giugno scorso. Con una forte enfasi su ambiente, spesa sociale e sanità i governi di Spagna e Portogallo gestiranno risorse ingenti: Madrid avrà diritto ad almeno 69,5 miliardi di euro di aiuti a fondo perduto, Lisbona spenderà circa 16,5 miliardi. La Spagna ha perso il 10,8% del Pil nel 2020 e il Portogallo oltre il 7,5%, e i prospetti di ripresa prima del via libera ai programmi indicavano una crescita pari rispettivamente al 6% e a quasi il 4% per l’anno in corso, segno dell’inizio di una fase sistemica di rilancio.

Le sfide di Costa e Sanchez

La sfida dei governi di Sanchez e Costa è quella di unire una ripresa a tutto campo dell’economia con uno sviluppo più inclusivo e sistemico, in grado di permettere un rientro della disoccupazione e delle disuguaglianze. Sanchez ha annunciato l’aumento del salario minimo attualmente pari a 950 euro al mese (per portarlo gradualmente a 1.027) e, pur non essendo disposto a cedere alle pressioni della sinistra radicale di Podemos, ha individuato nel rafforzamento del potere economico della classe media e nella facilitazione dell’accesso a livelli dignitosi di retribuzione per i lavoratori giovani un volano di crescita e un fattore di difesa dai problemi dell’inflazione. Sulle rive del Tago, invece, Costa vuole implementare in vista della legge di bilancio un pacchetto con quarantotto diverse misure sociali che, riporta il Financial Times, vanno dall’aumento dei bonus per la maternità al rafforzamento delle misure anti-disoccupazione. In entrambi i Paesi è in corso, inoltre, una discussione su piani di edilizia pubblica a cui può agganciarsi un discorso sulla transizione ecologica paragonabile a quella in atto in Italia col Superbonus.

Tali misure di crescita non avrebbero di per sé il margine di risolvere una crisi economica mordente nel primo anno di Covid senza il necessario sostegno di un piano di discontinuità di stampo keynesiano. Sanchez lo ha esplicitato strutturando un Recovery Plan focalizzato su investimenti compiuti da grandi imprese affiancate dal governo, che vanno dalla costruzione di una rete di piazzole di sosta di caricamento nelle autostrade per incentivare l’auto elettrica alla digitalizzazione spinta del Paese. Il Portogallo di Costa, invece, mira a diventare protagonista dell’innovazione tecnologica in Europa. Quasi 900 milioni di euro saranno dedicati a costruire un ecosistema innovativo nella capitale: di questi 75 milioni di euro saranno rivolti all’attrazione di talenti con il nuovo polo della Lisbon International School e ben 800 allo sviluppo di un hub tecnologico fatto di incubatori e centri di ricerca funzionale a promuovere l’innovazione e la creazione di start-up.

Il ruolo decisivo dell’Europa del Sud

Una mossa che intende valorizzare, in particolare, il ruolo strategico che Lisbona può giocare nel quadro delle connessioni transatlantiche mediate dai cavi sottomarini: “I mari del Portogallo hanno legato l’Europa al mondo già una volta nella storia – ha detto il ministro dell’Economia e della Transizione digitale Pedro Siza Vieira all’inizio del mese di giugno – Secondo il paradigma digitale attuale, la nostra posizione continua a essere importante”. Del resto, come sottolinea Blitz Quotidiano, “Dalle coste di Sines, la cittadina che diede i natali a Vasco de Gama, partono infatti le fibre ottiche del cavo sottomarino ElleLink che arriva fino a Fortaleza in Brasile”, fondamentale per garantire ai Paesi europei “un maggior controllo sul traffico globale di internet, garantendo la sicurezza delle comunicazioni”.

Spagna e Portogallo pensano sistematicamente l’Europa del Sud sulla base di politiche espansive, anti-austeritarie, di discontinuità. E tale ragionamento non può non estendersi alla possibilità che a guidare tali processi sia uno Stato come l’Italia, che della costituzione di un blocco latino e mediterraneo in seno all’Unione Europea, formalizzato e non più legato solo dalle contingenze, avrebbe di che avvantaggiarsi. Grecia, Cipro, Croazia e, soprattutto, Francia sono gli interlocutori da chiamare in questo progetto che può essere incubato dalla comune presa di posizione iberica, sempre più fondamentale in una fase in cui nel Nord Europa si riprepara l’assalto austeritario. Economia, geopolitica, questioni sociali sono di fatto unite in questa partita sistemica: e dalla costituzione di un asse a partire dalla coppia Madrid-Lisbona può avviarsi un processo di cambiamento dell’Europa

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