È appena arrivata la notizia, purtroppo, che il premier ungherese Viktor Orban ha dato ordine di schierare l’esercito a difesa delle infrastrutture energetiche nazionali, in funzione chiaramente ucraina. Da settimane, infatti, infuria la polemica sull’oleodotto russo Druzhba, che rifornisce Ungheria e Slovacchia transitando però sul territorio ucraino. Due volte, nel 2025, gli ucraini l’hanno colpito, fermando brevemente il flusso di petrolio. In gennaio altro danneggiamento e nessuna riparazione. Così il petrolio non arriva più a Ungheria e Slovacchia, i due Paesi Ue più ostili al sostegno all’Ucraina e all’ipotesi di un suo ingresso nell’Unione. Ne abbiamo già parlato qui.
Più si muovono gli eserciti e più si rischia lo scontro, come se in Europa di scontri non ce ne fossero già abbastanza. E parlando di Europa, anche in questo caso si ha la conferma che si tratta di un’organismo affetto da gigantismo economico e nanismo politico. Soprattutto da quando, non riuscendo a trovare un rimedio alla propria crisi, si è consegnata mani e piedi all’ossessione baltico-polacca per l’invasione della Russia. Un’Europa sana cercherebbe di comporre la crisi tra Slovacchia, Ungheria e Ucraina. Invece si vede chiaramente che tifa per l’Ucraina, per punire gli eterodossi Orban e Fico senza intuire le possibili conseguenze ultime di un problema che non è solo dell’Ungheria o della Slovacchia o dell’Ucraina ma, appunto, dell’Europa intera.
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