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Giorni caldi per l’Unione Europea, che si prepara a concludere un nuovo, importante accordo di libero scambio con l’India: martedì 27 febbraio la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa saranno a Nuova Delhi per discutere nel forum bilaterale Ue-India dedicato a commercio, sicurezza e difesa.

Gli accordi commerciali di India e Ue

Quattro anni di intese discussioni, iniziate nel 2022, potrebbero concludersi con un accordo bilaterale di libero scambio in grado di sommarsi al recente patto col Mercosur nel dettare una strategia commerciale chiara di apertura. Il primo ministro indiano Narendra Modi, nel pieno del suo terzo mandato, sta facendo del rilancio della capacità industriale, tecnologica e commerciale di Nuova Delhi un vettore d’influenza nell’ordine internazionale.

L’India è un’economia sempre più spostata su manifattura ad alto valore aggiunto e servizi, e nell’ultimo anno ha concluso accordi con Regno Unito, Oman e Nuova Zelanda, oltre ad aver aperto la strada a un patto analogo con gli Emirati Arabi Uniti. L’Ue ne ha siglati, negli anni, con Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Canada, Singapore e Messico prima di arrivare al patto col Mercosur.


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Le prospettive di convergenza Ue-India

Questo accordo potenziale sarà un patto figlio delle logiche del XXI secolo, incorporando principi di sicurezza economica e industriale. Se, infatti, l’accordo Ue-Mercosur è mutato nella fisionomia rispetto all’iniziale natura di patto di libero scambio sul modello degli Anni Novanta e della massima apertura di mercato, la negoziazione Ue-India mira a trovare un punto di caduta chiaro: non si negozia su asset critici come acciaio e agricoltura, dove Bruxelles teme il dumping indiano, ma si ritaglia una fascia di libero mercato e apertura nei settori ritenuti chiave. E, soprattutto, non si parla solo di beni fisici. Il punto di partenza sono i dati indicati da The Diplomat:

Il commercio bilaterale di merci dell’India con l’UE si è attestato a 136,5 miliardi di dollari nel 2024-25, rendendo l’Unione il principale partner commerciale dell’India. A differenza del commercio dell’India con gli Stati Uniti o la Cina, il commercio tra UE e India è stato molto equilibrato , con esportazioni indiane per un valore di 76 miliardi di dollari nel 2024-25 e importazioni per 60,68 miliardi di dollari.

Si prevede, per questo accordo di libero scambio, una formulazione estremamente ampia, dato che la testata specializzata nell’Asia-Pacifico spiega che si includeranno al suo interno “l’accesso al mercato per i settori IT e dei servizi professionali indiani; riduzioni tariffarie su automobili, macchinari, prodotti farmaceutici e tessili; e disposizioni sulla proprietà intellettuale e quadri normativi per il commercio digitale precedentemente assenti nell’architettura commerciale indiana”.

Si mira ad alzare del 20% l’export di servizi tech indiani in Europa e ad abbattere dal 110% al 40% i dazi sulle auto europee dirette in India, a creare catene del valore comuni nel settore tecnologico e farmaceutico, in prospettiva a un patto sulla Difesa. Paesi come la Francia mirano a quest’ultimo fronte: Parigi sta subentrando alla Russia in molti contratti di fornitura militare a Nuova Delhi e Eurointelligence nota che l’India “sarebbe il primo Paese con legami con la Russia a stipulare un accordo di difesa con l’Ue”.

La valutazione strategica dell’intesa

Per Bruxelles, l’accordo segnerebbe un nuovo punto a favore del libero scambio, e rafforzerebbe l’offensiva commerciale europea rafforzando il confronto con un partner che è solo al nono posto per scambi con i Ventisette. Al contempo, però, imporrebbe dei compromessi interni: sull’automobile, per esempio, dove Bruxelles potrebbe accettare una spinta all’esenzione dai dazi sulle auto tradizionali ma non sulle elettriche. Per l’economista Wolfgang Munchau, titolare di Eurointelligence, questo mostrerebbe “l’ipocrisia dell’Europa sulla riduzione delle emissioni di carbonio: invece di concentrarsi sugli investimenti nel nuovo segmento di mercato delle auto elettriche, si cerca di capire come vendere quelle vecchie all’estero”, ora che il vincolo del 100% elettrico al 2035 è stato scardinato.

Per l’India, la multivettorialità della politica commerciale può posizionarla al crocevia tra Europa, Cina, Russia, Usa: utile a tutti, non dipendente da nessuno, Nuova Delhi plasma una sua visione della globalizzazione.

Resta da capire come l’India possa gestire una nuova fase di protezionismi e in che misura sfruttare l’accordo come leva verso gli Usa, vero obiettivo della politica commerciale di Modi: l’amministrazione di Donald Trump ha imposto dazi al 50% sull’India e per la Cnbc l’accordo con la Ue può fornire “un ancoraggio alternativo in Occidente e ripristinare una certa leva contrattuale per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti”. Ma Nuova Delhi non può dare nulla per scontato. E forse sarà proprio questo a esaltare la strategicità di un accordo che nasce con importanti prospettive come alternativa a un mondo di chiusure. Ma che dovrà essere applicato concretamente con mutui benefici per dettare una linea comune contro dazi, chiusure e tensioni mercantili.

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