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	<title>norvegia Archives - InsideOver</title>
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	<title>norvegia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Norvegia: le avanguardie dell&#8217;esercito che tengono d&#8217;occhio i russi tra le nevi dell&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/norvegia-le-avanguardie-dellesercito-che-tengono-docchio-i-russi-tra-le-nevi-dellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2024 05:35:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
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		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi federali per la sicurezza (Fsb)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Così l'intelligence e i reparti speciali dell'esercito norvegese combattono le infiltrazioni russe e controllano la Flotta del Nord.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/norvegia-le-avanguardie-dellesercito-che-tengono-docchio-i-russi-tra-le-nevi-dellartico.html">Norvegia: le avanguardie dell&#8217;esercito che tengono d&#8217;occhio i russi tra le nevi dell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/maxresdefault-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>È nei territori di confine dell&#8217;Artico, dove i due blocchi della <strong>Guerra Fredda</strong> mai terminata convergono nelle latitudini e longitudini, che la Nato dovrebbe guardarsi maggiormente dalle incursioni delle <strong>spie russe</strong> che hanno come obiettivo infiltrarsi nei territori europei per proliferare e attivare reti di spionaggio ancora più ampie ed efficaci. Lo sanno bene i norvegesi, che sorvegliano la frontiera di terra e mare che li divide dalla Federazione Russa, e hanno <a href="https://www.newyorker.com/magazine/2024/09/16/russias-espionage-war-in-the-arctic?fbclid=IwY2xjawFeLEpleHRuA2FlbQIxMAABHfL0I2H2SrQox01KCuL2Y4WE9ODeSR_iDenyYITNGxbVr-mQyFlSV-Nmcg_aem_uAAr4AJG1jddZE7SFV7-Ew">accompagnato</a> il reporter premio Pulitzer <strong>Ben Taub</strong><em> </em>in una lunga avventura che ci spiega cosa vuol dire convivere, per monitorarla e arginarla, con questo genere di minaccia. Una minaccia che sembra essere reale e incombente, ma anche poco nota a tutti coloro che ignorano gli obiettivi, la portata e l&#8217;intensità delle <strong>operazioni ibride</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Norvegia nel mirino</h2>



<p>Per i norvegesi si tratta di una &#8220;<strong>continua preparazione alla guerra</strong>&#8221; messa in atto dai servizi segreti di Mosca che portano avanti &#8211; da anni &#8211; un programma di &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/finlandia-teme-i-piani-occulti-mosca-i-russi-stanno-2351845.html">destabilizzazione</a>&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;Europa, e hanno lasciato registrare una <a href="https://it.insideover.com/politica/spie-e-paramilitari-cosa-ce-di-vero-nelle-operazioni-russe-in-ue.html">indiscreta concentrazione </a>nei Paesi di confine, dove l&#8217;aumento di &#8220;operazioni concrete&#8221; possono essere collegate, secondo l&#8217;opinione di molti, alla reazione che l&#8217;Alleanza Atlantica ha opposto all&#8217;<strong>invasione dell&#8217;Ucraina</strong>.</p>



<p>Negli ultimi anni l&#8217;area settentrionale della <strong>Norvegia</strong> sarebbe stata sottoposta &#8220;<em>a continui attacchi di bassa entità</em>&#8221; scrive Taub nel lunghissimo reportage pubblicato dalla nota rivista statunitense <em>The New Yorker</em>. Gli ufficiali norvegesi hanno attribuito agli<strong> hacker russi</strong> una serie di attacchi attraverso <em>phishing</em>, <em>ransomware</em> e altre forme di <strong>guerra informatica</strong>. Ma negli anni le azioni di disturbo si sono rese più sofisticate. Alzando il livello a vere e proprio azioni di sabotaggio.</p>



<p>Secondo i norvegesi, infatti, dietro il sabotaggio di cavi sottomarini e cavi di comunicazione fondamentali per infrastrutture militari come una base dell&#8217;Aeronautica militare norvegese, ci sarebbero agenti inviati dal Cremlino. Come alcuni <strong>turisti insoliti</strong>. Il KGB che ha sempre impiegato i cosiddetti &#8220;agenti viaggiatori&#8221;, noti come <em>marshrutniki</em>, e alcuni di loro sono stati &#8220;<em>sorpresi a fotografare infrastrutture</em>&#8221; che fanno proprio parte dell&#8217;apparato di difesa e delle comunicazione sensibili. E poi ci sono le <strong>navi civetta</strong>. I famosi pescherecci che battono bandiera russa ma si sospetta possano essere <em>collegati</em> direttamente all&#8217;intelligence di Mosca.</p>



<p>Stiamo parlando di grandi navi come l&#8217;<a href="https://maritimeoptima.com/public/vessels/pages/imo:9167758/mmsi:273295870/ARKA_33.html">Arka-33</a>, comparsa &#8220;<em>senza preavviso</em>&#8221; nei <strong>fiordi di Kirkenes</strong> nell&#8217;inverno del 2022, ufficialmente impiegata per la pesca del granchio nei Mari del Nord, ma ufficiosamente considerata una stazione d&#8217;i<em>ntelligence galleggiante</em> dotata di sistemi radio che possono<strong> </strong>&#8220;<em>sintonizzarsi sulle <strong>frequenze militari</strong> utilizzate dalla <strong>Flotta del Nord</strong></em>&#8220;. Una base di spie galleggiante camuffata da nave da pesca e collegata a proprietari russi che dividono i loro interessi principali tra compagnie sicurezza private al servizio di Mosca e ruoli politici al Cremlino.</p>



<p>Secondo il controspionaggio norvegese la scelta di Kirkenes, località a noi completamente sconosciuta, non è casuale. Si tratta di uno di quei tranquilli e remoti villaggi di confine dove la proliferazione di spie russe dell&#8217;<strong>FSB</strong> e del <strong>GRU</strong> è resa appetibile dalla posizione geografica: si affaccia sul <strong>Mare di Barents</strong> ed è a poca distanza dalle maggiori basi navali della strategica <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-la-fortezza-nucleare-della-russia-che-affaccia-sullartico.html">Penisola di Kola</a> dove stazionano i sottomarini nucleari della Flotta del Nord. Una particolarità che l&#8217;ha resta una <em>zona calda</em> per le attività di spionaggio e preparativi della temuta &#8220;guerra nucleare&#8221; fin dagli albori della vecchia <strong>Guerra Fredda</strong>. Una fortezza tra i ghiacci dove ancora oggi vengono portati avanti programmi militari segreti come l&#8217;addestramento dei <a href="https://it.insideover.com/difesa/il-beluga-spia-russo-e-gli-altri-animali-addestrati-alla-guerra.html">beluga spia</a> o i test dei temuti siluri atomici <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-mistero-del-poseidon-larma-da-fine-di-mondo-di-putin.html">Poseidon</a>.</p>



<p>Secondo l&#8217;intelligence norvegese sono &#8220;circa trecento&#8221; gli agenti gestiti dalla direzione dell&#8217;FSB di <strong>Murmansk</strong>, appena dall&#8217;altra parte del confine. &#8220;<em>Molti di loro gestiscono operazioni a Kirkenes e nelle campagne circostanti, progettate per sondare le difese norvegesi e le infrastrutture critiche</em>&#8220;. Ma non è tutto. I servizi segreti di Oslo vedono un collegamento tra l&#8217;<strong>infiltrazione di agenti estremisti</strong>, anche jihadisti, in Europa e i servizi segreti russi che controllano il valico di <strong>Storskog</strong> e hanno lasciato &#8220;passare&#8221; profili sospetti durante la crisi dei profughi siriani. Quello di Storskog è l&#8217;unico valico di frontiera tra Norvegia e Russia, è a poca distanza da Kirkenes e dal lato russo può essere attraversato solo con &#8220;<em>un visto o un&#8217;autorizzazione scritta dell&#8217;FSB</em>&#8220;. Il sospetto tra un collegamento anche con la diserzione di un vertice della Wagner,<strong> Andrey Medvedev</strong>, che attraverso una fuga &#8220;concessa dai servizi segreti russi&#8221; avrebbe portato avanti &#8211; a sua insaputa o meno &#8211; un&#8217;operazione ibrida come &#8220;<strong>agente del <a href="https://www.ilpost.it/2023/01/17/comandante-gruppo-wagner-asilo-norvegia/">caos</a></strong>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una minaccia da monitorare</h2>



<p>Per il servizio di <strong>intelligence norvegese</strong>, il <em>Politiets sikkerhetstjeneste </em>o per la nostra semplicità<strong> </strong>PST, la minaccia di sabotaggio da parte di agenti esterni nel corso di questi ultimi anni ha messo tra i suoi possibili obiettivi le linee ferroviarie norvegesi e gli impianti di gas. Ma anche altri tipi di infrastrutture come è stato segnalato da altri stati europei &#8211; <strong>Svezia</strong>, <strong>Finlandia</strong>, <strong>Polonia</strong> ma anche <strong>Germania</strong> e forse Francia. </p>



<p>&#8220;<em>Abbiamo assistito a quella che riteniamo essere una mappatura continua di ogni nostra infrastruttura critica</em>”, affermano i norvegesi. Ma le cose vanno molto oltre alle semplici congetture. Ed è per questo che nei settori di confine dove un uomo non potrebbe &#8220;sopravvivere&#8221; a una notte trascorsa all&#8217;aperto, si avvicendano con motoslitte e pesanti uniformi coperte da tute mimetiche completamente bianche delle <strong>sentinelle</strong> che abitano piccole <strong>stazioni radar</strong> e baracche dotate di telescopi a infrarossi e strumenti per la visione notturna. Sempre puntati verso i confini russi.</p>



<p>Ma queste avanguardie del <strong>Reale Esercito Norvegese</strong> non badano solo ai confini e alla controproliferazione. Esse controllano anche le posizioni dei sottomarini nucleari della Marina russa. E probabilmente quando colgono un movimento operativo lo segnalano alla comunità d&#8217;intelligence occidentale. Essendo la flotta del Nord costretta a trovare la sua rotta all&#8217;interno del &#8220;<em>raggio d&#8217;azione delle stazioni di intelligence norvegesi</em>&#8220;, ed essendo da sempre l&#8217;intelligence occidentale preoccupata delle missioni silenziose dei famosi <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-sono-i-buchi-neri-delloceano-che-preoccupano-la-nato.html">buchi neri</a> dell&#8217;oceano della Marina russa a cui hanno dato la caccia dal<a href="https://www.iiss.org/sv/publications/strategic-comments/2019/the-giuk-gaps-strategic-significance/"> Giuk Gap</a> al Mediterraneo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/norvegia-le-avanguardie-dellesercito-che-tengono-docchio-i-russi-tra-le-nevi-dellartico.html">Norvegia: le avanguardie dell&#8217;esercito che tengono d&#8217;occhio i russi tra le nevi dell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le operazioni “sub-zero” dell’aviazione navale inglese</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-operazioni-sub-zero-dellaviazione-navale-inglese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Pizzorno]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 04:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Navy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre imperversa il conflitto russo-ucraino, la corsa all’Artico entra nel vivo. Il Regno Unito, infatti, dopo i Royal Marines mobilita le truppe aero-navali ai confini della Norvegia, per esporle a condizioni, talmente estreme, da considerarle ai limiti della sopravvivenza. Le pericolose esercitazioni rompighiaccio Dalle analisi delle risorse aperte si apprende, infatti, che il ministero della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-operazioni-sub-zero-dellaviazione-navale-inglese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/02/ilgiornale2_20230303214711360_55ab9878e13d6826ae742b5f02c44390-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre imperversa il conflitto russo-ucraino, la corsa all’Artico entra nel vivo. Il Regno Unito, infatti, dopo i Royal Marines mobilita le truppe aero-navali ai confini della Norvegia, per esporle a condizioni, talmente estreme, da considerarle ai limiti della sopravvivenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le pericolose esercitazioni rompighiaccio</h2>



<p>Dalle analisi delle <a href="https://www.royalnavy.mod.uk/news-and-latest-activity/news/2023/february/16/20230216-naval-helicopter-crews-learn-to-handle-subzero-conditions-to-support-arctic-commandos">risorse aperte</a> si apprende, infatti, che il ministero della Difesa britannico mette in evidenza le straordinarie operazioni “sub-zero” in atto nell’Artico. Oltre 200 unità, tra ufficiali, sottoufficiali e truppa, stanno vivendo in condizioni critiche, sopportando temperature di almeno 30 gradi sotto lo zero. La sfida è quella di dominare le avversità climatiche e riuscire a far funzionare le apparecchiature militari in condizioni mai affrontate in precedenza.</p>



<p>Lo stesso dipartimento della Difesa spiega nella nota che il personale selezionato è stato equipaggiato con abbigliamento altamente tecnologico e razioni di cibo da preparare con particolari metodi di cottura, appositamente creati per resistere a quelle temperature. Inoltre, le unità sono state messe in condizione di saper costruire tende in situazioni disperate e slitte speciali abilitate a poter percorrere terreni impervi, particolarmente innevati. I militari hanno dovuto imparare a destreggiarsi, in qualsiasi ora del giorno, nelle nevi profonde, riuscendo a sopravvivere anche alle valanghe, oltre a dover essere abili ad inventare rifugi di fortuna per potersi salvare.</p>



<p>Ma le manovre più impegnative, però, farebbero, riferimento alle temutissime <strong>“esercitazioni rompighiaccio”</strong>. Quest’ultime vedrebbero il personale impegnato a trasportare il proprio equipaggiamento su lastre ghiacciate di un lago, per poi saltare all’interno di buche d’acqua gelida, senza la possibilità di poter chiedere aiuto e soprattutto se in condizione di difficoltà. In questa prova, infatti, è previsto che i militari dovranno essere capaci di salvarsi solo grazie all’ausilio dei propri bastoni da sci. Le testimonianze rilasciate dai tecnici dell’aviazione, in verità, sottolineano proprio lo stress mentale e psicofisico a cui i soldati sono sottoposti. Nel caso di specie, e secondo quanto riportato, le forze britanniche si sono concentrate a far lavorare le proprie unità, anche in totale assenza di sonno. I reparti, infatti, sono stati continuamente spostati da una base all’altra, affinché fosse raggiunto l’obbiettivo prefissato del doversi “adattare ad operare immediatamente in condizioni sotto zero”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il whiteout e la gestione del ricircolo dell’aria</h2>



<p>Le attività hanno anche il fine di valutare e monitorare gli effetti del gelo sulle apparecchiature e la meccanica degli armamenti. Gli ingegneri britannici, infatti, stanno studiando le criticità ambientali artiche applicate alla viscosità dei fluidi e degli oli. Tale problematica sta preoccupando, non poco, i tecnici, i quali sono da tempo a lavoro per apportare tutte le modifiche necessarie atte a consentire un perfetto avviamento degli armamenti.</p>



<p>Gli sforzi si stanno concentrando, in special modo, sulla flotta aerea di classe Merlin, di stanza presso le basi militari di Bardufoss, la quale presenta la necessità di dover essere trasportata con l’ausilio di ben tre griglie metalliche differenti, per impedire che gli elicotteri scivolino mentre i rotori sono in funzione.</p>



<p>Le operazioni, infine, hanno il preciso obbiettivo di addestrare i piloti e l’equipaggio ad atterraggi di fortuna. Tali manovre, secondo fonti del governo inglese, hanno inoltre lo scopo di riprodurre l’effetto “<strong>whiteout</strong>”, ovvero l’emulazione dei cali di tensione che avvengono negli atterraggi del deserto oltre alla metabolizzazione delle manovre per la gestione del ricircolo dell’aria, prodotto dalla corrente discendente del rotore.</p>



<p>L’Impero britannico, già da tempo, punta ad abbattere le difficoltà dettate dall’ambiente, applicando la filosofia del: “Se puoi sopravvivere ed operare efficacemente qui, puoi sopravvivere ed operare ovunque”.  Questo, è infatti, quanto si apprende dalle <a href="https://www.gov.uk/government/news/norwegian-arctic-training-for-uk-forces-helicopter-crews">fonti</a> ufficiali. Affrontare il vento forte, atterrare sui crinali più estremi, navigare a bassa quota di giorno e di notte, sono solo alcune delle abilità fondamentali che il Commando Helicopter Force sta portando a termine nelle recenti manovre ai confini della Norvegia. Ed il tutto ad uno scopo ben preciso, ovvero finalizzare quelle capacità utili a consentire future “operazioni e schieramenti in quell’area”.</p>
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		<title>&#8220;SKREI&#8221;: l&#8217;ennesimo passo di un viaggio ai confini del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/skrei-lennesimo-passo-di-un-viaggio-ai-confini-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2022 17:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Un viaggio ai confini del mondo quello che Valentina Tamborra ha portato a termine negli ultimi quattro anni. Iniziato con InsideOver nelle isole Svalbard, in quell&#8217;ultima Thulé che affiora tra i gelidi mari del Nord, e proseguito, con la stessa passione, lo stesso impegno e il profondo interesse nel conoscere e poter raccontare al mondo la cultura del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/skrei-lennesimo-passo-di-un-viaggio-ai-confini-del-mondo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/skrei-lennesimo-passo-di-un-viaggio-ai-confini-del-mondo.html">&#8220;SKREI&#8221;: l&#8217;ennesimo passo di un viaggio ai confini del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/03_Valentina-Tamborra_Skrei_credits-Valentina-Tamborra-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Un viaggio ai confini del mondo quello che <strong>Valentina Tamborra</strong> ha portato a termine negli ultimi quattro anni. Iniziato con <em>InsideOver</em> nelle isole Svalbard, in quell&#8217;ultima Thulé che affiora tra i gelidi mari del Nord, e proseguito, con la stessa passione, lo stesso impegno e il profondo interesse nel conoscere e poter raccontare al mondo la cultura del <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/akhat-terra-madre/sami-il-popolo-dei-ghiacci.html">popolo Sámi </a>che l&#8217;hanno condotta alla realizzazione della sua mostra personale presso il Museo di Roma in Trastevere. Dove dal 27 maggio al 4 settembre saranno esposti cinquanta splendidi scatti che la reporter ha saputo magistralmente &#8220;catturare&#8221;, per portare nella Capitale tutto il fascino e il misticismo che da sempre accompagnano gli avventurieri come i popoli ancestrali che abitano le isole e le coste bagnate dal Mar Glaciale Artico.</p>
<h2>Due reportage per raccontare le terre alle fine del mondo</h2>
<p>I due reportage fotografici di Valentina Tamborra, <b>“Mi Tular &#8211; Io sono il confine”</b> e &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/akhat-terra-madre/sami-il-popolo-dei-ghiacci.html">Akhát: Terra Madre</a></strong>&#8221; &#8211; di cui “<b>Skrei &#8211; Il Viaggio</b>” diventa ennesimo passo verso la conoscenza estetica e profonda dei &#8220;confini del mondo&#8221;, sono nati dall’esigenza della fotografa di &#8220;indagare i confini e la scoperta di territori del Nord della Norvegia<i>&#8220;</i>.</p>
<p>Il concetto di &#8220;confine&#8221; e il concetto di &#8220;viaggio&#8221;, spiega, vengono perciò esplorati sotto diverse chiavi interpretative attraverso cui la reporter &#8211; che ha dato vita ai suoi progetti nel 2018 &#8211; analizza non solo la frontiera &#8220;fisica&#8221;, ma anche quella sociale e culturale. Ogni reportage, infatti, finisce col toccare temi fondamentali quali<strong> cambiamento climatico</strong>, sostenibilità, inclusione, rispetto delle culture, <strong>preservazione della memoria</strong>, tradizione e linguaggio. Spaziando dal racconto all&#8217;immagine che lo rende nitido fino al punto se sembrare si essere stato lì a scoprire cosa accade al <em>confine</em>.</p>
<p>Per realizzare &#8220;<a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/220448.html">Mi Tular &#8211; Io sono il confine</a>&#8221;  la reporter ha raggiunto ed esplorato le <strong>Isole Svalbard</strong>, &#8220;lembo di terra ghiacciata incastonato nel Mar Glaciale Artico&#8221;, dove la popolazione di orsi polari supera il numero degli abitanti che si contendono con loro un confine invisibile, e il progetto <b>Arctic World Archive </b>tiene al sicuro tra i ghiacci la “biblioteca/archivio” di tutto il sapere umano. Il “Tular”, parola tratta dall&#8217;etrusco che significa &#8220;Io sono il confine&#8221;, vuole riportare alla mente, spiega l&#8217;artista, il mito dell’<strong>Ultima Thule</strong>, ossia &#8220;l’ultima isola al di là del mondo conosciuto&#8221; che l&#8217;eterogeneo gruppo di donne e uomini che hanno deciso di stabilirvisi definiscono una “bolla” nell&#8217;angolo &#8220;più remoto angolo di mondo&#8221;.</p>
<p>Per realizzare “<b>Skrei &#8211; Il Viaggio</b>”, reportage che prende il nome da un’antica espressione vichinga “<i>å skrida</i>”, che significa letteralmente “viaggiare, migrare, muoversi in avanti” &#8211; ma allo stesso tempo è anche il nome di un particolare tipo di merluzzo norvegese &#8211; la reporter è partita dalla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma, proseguendo nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, per consultare le testimonianze dell&#8217;<a href="https://www.dailynautica.com/rubriche/lavventuroso-viaggio-di-pietro-querini-nobiluomo-veneziano-che-parti-per-le-fiandre-naufrago-in-norvegia-e-scopri-il-baccala-parte-3/">avventuroso viaggio</a> intrapreso nel XV° secolo dal navigatore<strong> Pietro Querini </strong>&#8211; l’uomo sopravvissuto al naufragio della sua nave e soccorso dai pescatori locali dai quelli apprenderà e importerà i metodi di conservazione del merluzzo &#8211; prima di salpare e raggiungere come lui le <strong>Isole Lofoten</strong>.</p>
<h2>Il passo successivo</h2>
<p>&#8220;Da questa sventura&#8221; &#8211; spiega l&#8217;artista &#8211; &#8220;ha inizio un legame indissolubile che lega l&#8217;Italia alla Norvegia: un evento terribile diventato opportunità e occasione di incontro&#8221;. Un&#8217;idea che la reporter ha voluto onorare attraverso le suo empatico racconto e la documentazione grafica, portando a termine un nuovo viaggio, e celebrandolo con quelle che il curatore R. Mutti non stenta a definire &#8220;improvvise visioni che allargano lo sguardo come cesure che interrompono il ritmo del suo operare<em>&#8220;</em>, storie di uomini, volti, luoghi e tradizioni antiche e moderne, che sono diventate teatro di scambio e incrocio di mondi.</p>
<p>Dopo essere stato esposto negli spazi della Fondazione Querini Stampalia di Venezia e presso la Fondazione Stelline di Milano, il reportage “<i>Skrei &#8211; Il</i><b> </b><i>Viaggio</i>” è approdato a Roma per narrare le migrazioni di uomini e animali, all&#8217;interno di una programma di appuntamenti che hanno coinvolto personalità di spicco come: <strong>Kim Holmén,</strong> professore associato presso l&#8217;Università Artica della Norvegia; <b>Franco Frattini</b>, oggi presidente della Società Italiana per l&#8217;Organizzazione Internazionale; direttore della divisione Pesca e Acquacoltura della FAO <b>Henrik Harboe </b>e <b>Kristoffer Dolmen</b>, direttore del <a href="https://samidaiddaguovddas.no/en/">Sámi Dáiddaguovddáš</a>, Centro di Arte Contemporanea Sámi; per la prima volta protagonista di della Biennale di Venezia. <span class="Apple-converted-space">Il ciclo di eventi dedicati alla scoperta dell&#8217;Artico di cui i diversi reportage sono diventati protagonisti<b> </b>è stato promosso da <i>Roma Culture</i>,<i> Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali </i>e dalla<b> </b><i>Reale Ambasciata di Norvegia a Roma</i><b> </b>in collaborazione con <i>Norwegian Seafood Council.</i></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/skrei-lennesimo-passo-di-un-viaggio-ai-confini-del-mondo.html">&#8220;SKREI&#8221;: l&#8217;ennesimo passo di un viaggio ai confini del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Nato &#8220;invade&#8221; la Norvegia  E scatena l&#8217;ira della Russia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nato-esercitazioni-norvegia-russia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Nov 2018 10:51:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercitazioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Nato si esercita in Norvegia nelle manovre Trident Juncture 18. Un&#8217;esercitazione imponente: la più grande dalla fine della Guerra Fredda. Le forze di terra si esercitano nella Norvegia centrale. Per le forze navali, invece, il teatro operativo è più esteso: dall&#8217;Atlantico settentrionale al Baltico. Gli aerei dell&#8217;Alleanza invece si sposteranno nei cieli norvegesi, svedesi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nato-esercitazioni-norvegia-russia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/GETTY_20181027221331_27635432-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Nato</strong> si esercita in <strong>Norvegia</strong> nelle manovre <strong>Trident Juncture 18</strong>. Un&#8217;esercitazione imponente: la più grande dalla fine della Guerra Fredda. Le forze di terra si esercitano nella Norvegia centrale. Per le forze navali, invece, il teatro operativo è più esteso: dall&#8217;Atlantico settentrionale al Baltico. Gli aerei dell&#8217;Alleanza invece si sposteranno nei cieli norvegesi, svedesi e finlandesi.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61014"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61014 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/10/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" width="674" height="142" /></a></p>
<p>I principali Stati schierati in Trident Juncture sono Stati Uniti, Germania, Norvegia, Gran Bretagna e Svezia. I numeri sono imponenti: sono impiegati circa 50mila soldati, 10mila veicoli, 250 aerei e 65 navi. Una dimostrazione di forza che segue quella russa a settembre, la più grande dal 1981 ad oggi, con 300mila soldati, 36mila veicoli, 80 navi e mille aerei e la partecipazione di migliaia di soldati cinesi.</p>
<p></p>
<p>L&#8217;ammiraglio americano <strong>James Foggo</strong> ha detto che l&#8217;obiettivo dell&#8217;esercitazione è quello di &#8220;mostrare che la Nato è capace di difendersi contro qualsiasi avversario, nessuna nazione in particolare, ma qualunque&#8221;. E il riferimento è ovviamente alla Russia, visto che l&#8217;inizio delle esercitazioni, il 25 ottobre, è arrivato a pochi giorni dall&#8217;annuncio di Donald Trump di abbandonare il <strong>Trattato Inf</strong> sulle armi nucleari. &#8220;Una reliquia della Guerra Fredda&#8221;, l&#8217;ha definita <strong>John Bolton</strong> in visita a Mosca. Ma intanto, quella reliquia, aveva un&#8217;importanza strategica non di poco conto se il Cremlino ha parlato di una minaccia per l&#8217;intera umanità.</p>
<p>Dall&#8217;inizio delle manovre, tutti hanno voluto ribadire un concetto: non sono manovre contro la Russia. Anche il ministro della Difesa norvegese, <strong>Frank Bakke-Jensen</strong>, ha tenuto a ricordare che Mosca &#8220;non rappresenta una minaccia militare diretta alla Norvegia. Ma, nella complicata situazione della sicurezza odierna, un incidente altrove potrebbe benissimo accrescere le tensioni nel Nord e vogliamo preparare l&#8217;Alleanza per evitare qualsiasi sfortunato incidente&#8221;. Il segretario generale <strong>Jens Stoltenberg</strong>, in visita in Norvegia  ha ricordato che si tratta di &#8220;un&#8217;esercitazione necessaria per assicurarci che la Nato fornisca una deterrenza credibile. La ragione per cui lo facciamo è quella di prevenire conflitti, non di provocarli&#8221;, con una velata minaccia rivolta al Cremlino, quando ha chiesto che &#8220;reagisca in modo professionale, così che noi non cambieremo i piani delle nostre esercitazioni&#8221;.</p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1221&#8243; gal_title=&#8221;Esercitazioni Nato Trident Juncture&#8221;]</p>
<p></p>
<p>Ma è chiaro che queste giustificazioni non sono che il frutto di una tensione evidente fra il blocco occidentale e il blocco orientale. Tutti tendono a dire che sono manovre che nulla hanno a che vedere con la sfida con il Cremlino. Ma la realtà dell&#8217;Europa settentrionale e orientale dimostra l&#8217;esatto opposto. Lo scontro c&#8217;è, anche se non diretto. Difficile credere che la <strong>Scandinavia</strong> possa essere considerata un territorio neutrale per esercitazioni contro un &#8220;qualsiasi nemico&#8221;. Con la guerra in Ucraina che continua a mietere morti, la tensione crescente in Europa orientale, le imponenti esercitazioni <strong>Vostok 18</strong> da parte russa e, come ricorda <a href="https://www.corriere.it/esteri/18_ottobre_30/micro-elicotteri-50-mila-uomini-nato-mette-prova-tridente-5b2a05ee-dc7e-11e8-8bd6-c59ffaae6497.shtml"><em>Il Corriere della Sera</em></a>, il rafforzamento di tutto il settore artico, sia da parte americana che russa, la tensione c&#8217;è. Ed è palpabile.</p>
<p>E pertanto non è un caso che da parte russa vi sia stata una presa di posizione abbastanza scettica nei confronti delle dichiarazioni dell&#8217;Alleanza. &#8220;Nonostante dei tentativi molto maldestri da parte dei rappresentanti dell&#8217;Alleanza e degli Stati membri che mirano a presentare questa attività militare come difensiva, è evidente che questa dimostrazione di forza sia di natura chiaramente anti-russa&#8221;, hanno dichiarato fonti della diplomazia del Cremlino.</p>
<p>E infatti, nonostante le &#8220;rassicurazioni&#8221;, la Russia ha deciso di rispondere in settimana<strong> testando missili proprio al largo della Norvegia</strong>, non lontano dall&#8217;area in cui stanno avvenendo le gigantesche manovre occidentali. &#8220;Abbiamo ricevuto notifiche la settimana scorsa di piani russi di test missilistici al largo delle coste&#8221;, ha dichiarato il segretario Stoltenberg. E la tensione non accenna a diminuire.</p>
<p></p>
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		<title>Nave anfibia dei Marines in Islanda  La Nato adesso ritorna nell&#8217;Artico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Oct 2018 07:28:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Marines]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Portaerei americane]]></category>
		<category><![CDATA[Trident Juncture 2018]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nave da assalto anfibio tipo Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss Iwo Jima della classe Wasp è arrivata giovedì scorso nel porto di Reykjavik, in Islanda, per partecipare all&#8217;esercitazione Nato chiamata Trident Juncture 2018. La Iwo Jima trasporta 1700 Marines del 24esimo Meu (Marine Expeditionary Unit) supportati da elicotteri CH-53E Super Stallion e convertiplani MV-22B &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html">Nave anfibia dei Marines in Islanda  La Nato adesso ritorna nell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_7838512-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La nave da assalto anfibio tipo Lhd (Landing Helicopter Dock) <strong>Uss Iwo Jima</strong> della classe Wasp è arrivata giovedì scorso nel porto di Reykjavik, in <strong>Islanda</strong>, per partecipare all&#8217;esercitazione Nato chiamata <strong>Trident Juncture 2018</strong>.</p>
<p>La Iwo Jima trasporta <strong>1700 Marines</strong> del 24esimo Meu (Marine Expeditionary Unit) supportati da elicotteri CH-53E Super Stallion e convertiplani MV-22B Osprey.</p>
<p>L&#8217;esercitazione in Islanda</p>
<p>I Marines appartenenti al secondo battaglione del secondo reggimento facenti parte del team da sbarco &#8211; circa 100 uomini &#8211; hanno simulato un assalto nelle base aerea di<strong> Keflavik</strong> &#8211; che ha rivisto schierati i pattugliatori navali americani P-8 Poseidon &#8211; per poi, nei giorni successivi, avventurarsi nella <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://icelandmag.is/article/uss-iwo-jima-arrives-reykjavik-harbor-part-nato-military-exercises?fbclid=IwAR0cXClhPMBiwlb-vZ15wh7cFCwEH_hIBvegW0bf-nIwbA-10MXkD7l_plE" target="_blank">penisola di Reykjanes</a>, nella zona di Þjórsárdalur, per effettuare <strong>addestramento di sopravvivenza in climi artici</strong>.</p>
<p>Di particolare rilievo è stata la parte iniziale dell&#8217;esercitazione che prevedeva la messa in sicurezza della <em>landing zone</em> dell&#8217;aeroporto di Keflavik per consentire il simulato successivo afflusso di velivoli con il personale di rinforzo, il tutto in un ambiente del tutto particolare come quello della base islandese.</p>
<p>&#8220;L&#8217;assalto aereo condotto in Islanda da parte dei Marines e dei marinai del 24esimo Meu e del Arg (<em>Amphibious Ready Group</em>) della Iwo Jima ci ha dato l&#8217;opportunità di esercitare le nostre capacità anfibie in un ambiente unico&#8221; sono state le parole del <strong>tenente colonnello Geter</strong>, ufficiale in comando del Meu &#8220;Con la finalità di incrementare la nostra competenza abbiamo bisogno di esercitarci in località differenti in modo da poter considerare le differenti variabili. Le condizioni meteo ed il terreno dell&#8217;Islanda ci hanno costretto ad una pianificazione che le tenga in considerazione&#8221; ha poi aggiunto il comandante.</p>
<p></p>
<p>[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;1219&#8243; gal_title=&#8221;La vita sulla Harry Truman&#8221;]</p>
<p>Durante l&#8217;esercitazione i Marines sono stati affiancati anche dalla Guardia Costiera islandese dato che l&#8217;Islanda, lo ricordiamo, non possiede forze armate delegando la propria difesa alla Nato ed in particolare agli Stati Uniti.</p>
<p>I Marines sulla via della Norvegia</p>
<p>L&#8217;escursione, se così possiamo definirla, islandese dei Marines è servita da acclimatazione per il prosieguo delle operazioni che si terranno in <strong>Norvegia</strong> dove si terrà la parte principale dell&#8217;esercitazione Trident Juncture 2018.</p>
<p>Nelle acque dell&#8217;artico norvegese, infatti, la Uss Iwo Jima si riunirà con la <strong>portaerei Harry Truman</strong> e con il suo gruppo da battaglia che ha raggiunto le acque settentrionali del Mar di Norvegia ad una distanza di mille chilometri dal confine con la Russia.</p>
<p>Trident Juncture è una esercitazione Nato che si tiene in Norvegia e nelle acque che la circondano sin dagli anni &#8217;80 ed <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_158620.htm" target="_blank">in questa edizione</a>, in particolare, partecipano 50mila soldati, 250 velivoli e 65 unità navali provenienti da tutti i Paesi dell&#8217;Alleanza Atlantica, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/SMD_/Eventi/Pagine/Trident_Juncture_2018_Forze_Armate_italiane_per_esercitazione_NATO.aspx" target="_blank">Italia compresa</a>. </p>
<p></p>
<p>L&#8217;esercitazione, il cui dispiegamento di uomini e mezzi è iniziato a partire dalla fine di agosto, è suddivisa in due fasi: la fase attiva sul campo dal <strong>25 ottobre al 7 novembre</strong>, e una esercitazione riservata ai posti comando dal 13 al 24 novembre. </p>
<p>Come riferisce <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://it.sputniknews.com/mondo/201810196654838-Portaerei-USA-artico-prima-volta-27-anni/" target="_blank">Sputnik News</a></em> è la prima volta in 27 anni che gli Usa schierano una portaerei con il suo gruppo da battaglia al completo a questa esercitazione.</p>
<p>L&#8217;ultima apparizione di un vascello di questo tipo, la Uss America, risalirebbe infatti al <strong>1991</strong>, quando il clima tra Stati Uniti e Russia era ancora quello della <strong>Guerra Fredda</strong>.</p>
<p>La Nato non molla l&#8217;Artico</p>
<p><strong>Il segnale è diretto a Mosca e a Pechino</strong> ed è di quelli inequivocabili: gli Stati Uniti e la Nato non intendono vedersi scalzare dalla regione artica che, per il quantitativo di risorse resesi disponibili dalla riduzione di estensione della calotta polare permanente, rappresenta il nuovo <em>el dorado</em> minerario e commerciale.</p>
<p>La stessa Londra ha predisposto <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/londra-adesso-si-muove-nellartico-arginare-la-minaccia-russa/" target="_blank">una particolare strategia appositamente dedicata alla guerra nell&#8217;artico</a> &#8211; che definiremo d&#8217;ora in avanti <em>Arctic Warfare</em> &#8211; per contrastare il ritorno della Russia in quello scacchiere e anche la nuova penetrazione della Cina che ha reso sempre più evidenti le sue mire su quella parte del globo attirata sia dalle risorse energetiche e minerarie sia dalla possibilità di controllare la rotta che sfrutta il <strong>passaggio a nord-est</strong>.</p>
<p></p>
<p>Non è un segreto infatti che Pechino stia mettendo le mani su <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/quellaeroporto-groenlandia-sta-preoccupando-la-nato/" target="_blank">infrastrutture in Groenlandia</a> con il secondo fine di poter avere voce in capitolo nella gestione e nello sfruttamento delle risorse estratte in quel Paese.</p>
<p>La Russia d&#8217;altro canto, è stata ancora più chiara in merito alle sue intenzioni sia <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-la-russia-ha-blindato-lartico/" target="_blank">&#8220;nazionalizzando&#8221; le rotte commerciali</a> che seguono la tratta Murmansk &#8211; Stretto di Bering, sia dando notevole impulso alla costruzione ex novo e rimodernamento di <strong>basi nella Siberia settentrionale</strong>, non tralasciando, ovviamente, di modificare per l&#8217;<em>Arctic Warfare</em> anche i suoi mezzi militari, come, a mero titolo d&#8217;esempio, il sistema da difesa aerea di punto Pantsir, che nella sua versione artica prende il suffisso SA. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nave-anfibia-dei-marines-islanda-la-nato-adesso-ritorna-nellartico.html">Nave anfibia dei Marines in Islanda  La Nato adesso ritorna nell&#8217;Artico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Siria, la milizia addestrata dalla Norvegia che adesso vuole rovesciare Assad</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-ribelli-norvegia-assad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2018 13:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Ribelli siriani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Succede anche questo in Siria, dove per anni i cosiddetti ribelli moderati sono stati addestrati dall&#8217;Occidente. Che una milizia locale addestrata dall&#8217;Occidente, dopo anni, getta la maschera e annuncia il vero obiettivo: rovesciare Bashar al Assad. È una storia molto curiosa e che collega il deserto siriano addirittura a Oslo, in Norvegia. Ebbene sì, anche la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-ribelli-norvegia-assad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20170115233306_21846690-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Succede anche questo in Siria, dove per anni i cosiddetti ribelli moderati sono stati addestrati dall&#8217;Occidente. Che una <strong>milizia locale</strong> addestrata dall&#8217;Occidente, dopo anni, getta la maschera e annuncia il vero obiettivo: rovesciare <strong>Bashar al Assad</strong>.</p>
<p>È una storia molto curiosa e che collega il deserto siriano addirittura a Oslo, in <strong>Norvegia</strong>. Ebbene sì, anche la Norvegia ha addestrato centinaia di miliziani siriani. In teoria, almeno stando ai piani di Oslo, per contrastare l&#8217;ascesa dello Stato islamico. Tutti parte di una milizia di nome <strong>Esercito del comando rivoluzionario (Mat)</strong>.</p>
<p>Nel maggio del 2016,<a style="color: #0000ff" href="https://www.reuters.com/article/us-norway-syria-military-idUSKCN0XT1L2"> la Norvegia annunciò l&#8217;invio dei suoi soldati in Giordania</a> per fornire &#8220;addestramento, consulenza e supporto operativo&#8221; ai ribelli siriani nella <strong>lotta contro l&#8217;Isis</strong>. L&#8217;incarico faceva parte dell&#8217;operazione <strong>Inherent Resolve</strong> guidata dagli Stati Uniti. Nel giugno del 2017, <a style="color: #0000ff" href="https://www.almasdarnews.com/article/norwegian-army-enters-southern-syria-aid-endangered-rebels-border-crossing/">i soldati norvegesi furono poi inviati direttamente in Siria</a> per intensificare l&#8217;addestramento.</p>
<p></p>
<p>Sia il primo ministro <strong>Erna Solberg</strong> che l&#8217;allora ministro della Difesa Ine Eriksen Søreide dissero che il mandato era quello di combattere l&#8217;Isis. &#8220;I gruppi che addestriamo, combatteranno solo contro l&#8217;Isis. Non combatteranno le forze governative e non metteranno in pericolo il processo di pace &#8220;, disse l&#8217;allora ministro della Difesa.</p>
<p>Eppure, <a style="color: #0000ff" href="http://www.klassekampen.no/article/20180417/ARTICLE/180419888">come rivela il quotidiano norvegese <em>Klassekampen</em></a>, le cose sono andate molto diversamente. E a dirlo, è lo stesso comandante della milizia, che è stato contattato direttamente dal giornale scandinavo.</p>
<p><strong>Muhannad al-Talla</strong>, comandante della milizia MaT, ha rivelvato che il suo gruppo è stato addestrato dai norvegesi ad <a style="color: #0000ff" href="https://www.google.com/maps/place/At+Tanf,+Syria/@33.4808748,38.1669905,9z/data=!4m5!3m4!1s0x153e0a85826f8d3f:0xfbaab842977dcbd6!8m2!3d33.48959!4d38.663021?hl=en-US">al Tanf</a>, nel sud-est della Siria, dove gli Stati Uniti hanno una delle più importanti basi operative del conflitto siriano. &#8220;Fin dall&#8217;inizio, sono stato perfettamente consapevole del fatto che stessi combattendo contro l&#8217;Isis e contro Assad. L&#8217;Isis non è finito, ma è chiaramente indebolito. <strong>Ora la priorità è la lotta contro Assad</strong>&#8220;. E in effetti, già nell&#8217;estate del 217, diversi gruppi ribelli, fra cui Mat, hanno lanciato un&#8217;offensiva contro le forze del governo siriano mentre il Califfato si stava ritirando.</p>
<p></p>
<p>Anche un portavoce e consigliere del<strong> Free syrian army</strong>, Ibrahim al-Idlibi, ha confermato al quotidiano norvegese che la milizia addestrata dall&#8217;esercito della Norvegia sostenesse pienamente la lotta contro le forze legate a Damasco. Sia contro le forze regolari che contro milizie alleate del governo.</p>
<p>Il ruolo di queste milizie </p>
<p>I soldati di Al-Talla fanno parte di un gioco di superpotenze molto più grande di loro. Le forze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, vogliono che queste si concentrino ad Al Tanf e zone limitrofe per<strong> incunearsi al confine fra Siria, Iraq e Giordania</strong>. In pratica, devono rappresentare una<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-mezzaluna-sciita-piu-forte-adesso-preoccupa-israele/"> spina nel fianco nel consolidamento dell&#8217;asse sciita</a> fra Baghdad e Damasco. Questo è ormai chiaramente l&#8217;obiettivo della guerra. E finita la questione Isis, è caduto anche il velo dell&#8217;ipocrisia.</p>
<p></p>
<p>Il portavoce delle Fsa, al-Idlibi, ha detto che sia la milizia Mat che i gruppi ribelli alleati combattono ora &#8220;gruppi filo iraniani e sciiti&#8221; nell&#8217;area. E ha detto chiaramente che la partita continuerà fino a che &#8220;la missione sarà completata&#8221;. &#8220;Al momento, l&#8217;obiettivo è<strong> controllare la strada principale tra Damasco e Baghdad</strong>. Quindi, impediamo l&#8217;espansione via terra delle forze iraniane tra la Siria e l&#8217;Iraq attraverso il deserto.</p>
<p>Le parole del comandante al Talla rappresentano un segnale inequivocabile delle intenzioni dei ribelli addestrati dall&#8217;Occidente. &#8220;<strong>Non permetteremo mai ad Assad di ottenere la pace</strong>. Anche se vincesse la guerra, continueremo a rendere la sua vita impossibile. È un assassino che non può avere potere&#8221;. Con buona pace di chi credeva che i ribelli e le forze occidentali fossero lì per combattere lo Stato islamico. </p>
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		<title>Conflitto di spie nell&#8217;estremo Nord:  la Guerra fredda non ha mai fine</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-fredda-artico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Feb 2018 08:05:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra fredda]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>C&#8217;è un luogo, in Europa, dove si concentrano tensioni e opportunità, confini e globalizzazione, testate nucleari e progetti avveniristici. Siamo all&#8217;estremo Nord Est della Norvegia, a Kirkenes, uno di quei posti marginali e sconosciuti che gli eventi, anche climatici, e soprattutto gli uomini, a un certo punto portano al centro della scena. Il classico punto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-fredda-artico.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/02/30_7253645-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>C&#8217;è un luogo, in Europa, dove si concentrano tensioni e opportunità, confini e globalizzazione, testate nucleari e progetti avveniristici. Siamo all&#8217;estremo Nord Est della Norvegia, a Kirkenes, uno di quei posti marginali e sconosciuti che gli eventi, anche climatici, e soprattutto gli uomini, a un certo punto portano al centro della scena. Il classico punto nevralgico, eccitante, ma non di meno schizofrenico. È una cittadina portuale di poche migliaia di abitanti, collocata tra i fiordi, tra la terra e il mare di Barents, dove finisce la taiga a oriente e comincia la tundra scandinava, cruciale avamposto della Nato a una decina di chilometri dalle garitte e dalla selva di missili russi collocati nella penisola di Kola, che ospita il 60 per cento dell&#8217;arsenale atomico di Vladimir Putin. </p>
<p>Kirkenes, roccaforte nazista, fu liberata dai sovietici nel 1944, il che spiega il monumento al milite dell&#8217;Armata Rossa eretto sulla collinetta che domina il piccolo centro cittadino. Anche nei decenni di Guerra Fredda, quando le spie erano più numerose dei residenti, a Kirkenes (ma in tutta la Norvegia artica) non ha mai attecchito il sentimento antirusso. Tanto che nei primi anni Duemila fu siglato uno storico accordo con Mosca sui confini marittimi del mare di Barents &#8211; tra i più ricchi di petrolio e pesce del mondo &#8211; che ha fatto scuola in tema di crisi di confine. Rune Rafaelsen, l&#8217;allora presidente del Barents Secretariat, centro per la cooperazione transfrontaliera finanziato dal ministero degli Esteri norvegese, veniva chiamato il «Simon Peres dell&#8217;Artico». Ora Rune è il sindaco di Kirkenes e si trova alle prese con scenari completamente diversi. <br />Alla recente conferenza Arctic Frontiers di Tromsø, chiamata la «Davos norvegese», dove s&#8217;incontrano ogni anno i protagonisti della trasformazione in atto nel Grande Nord, Rune è stato tra gli speaker più visionari, ma anche tra i più allarmati. «Quel mondo di cooperazione sta sparendo», ha detto al Giornale, «gli interessi sono diventati troppo grandi e quello spirito di fratellanza nordica sta svanendo. I pericoli sono più gravi che ai tempi della Guerra Fredda, quando questo mare era solo l&#8217;area della contesa. Ora è l&#8217;oggetto del contendere». </p>
<p></p>
<p>Qui s&#8217;intrecciano storie di sviluppo economico legate al «Nuovo Artico», cioè le immense opportunità offerte dagli effetti dello scioglimento repentino dei ghiacci nell&#8217;estremo Nord scandinavo, a vicende allarmanti che indicano quest&#8217;angolino d&#8217;Occidente come uno tra i più sensibili dal punto di vista della sicurezza internazionale. L&#8217;ultimo caso a tenere alta la tensione tra Mosca e Oslo, dove si è appena insediato un nuovo governo conservatore, è quello di Frode Berg, 62 anni, ex ispettore di confine norvegese in pensione, arrestato il 5 dicembre scorso per spionaggio a due passi dal Cremlino e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Lefortovo. Berg, così lo definiscono tutti, compreso il sindaco, era un «paladino dell&#8217;amicizia tra confinanti», tanto che dopo la pensione si è dedicato al volontariato per una Ong russa nella regione rurale di Murmansk e ha organizzato molte gare di sci transfrontaliere. Improvvisamente viene arrestato a Mosca mentre imbuca una busta indirizzata a una certa Natalia contenente 3000 euro e, secondo le accuse dell&#8217;Fsb, i servizi russi, indicazioni per una missione d&#8217;intelligence. Non è chiaro chi a Oslo abbia consegnato la busta a Berg, ma l&#8217;opinione dominante, anche se non ufficiale, è che si sia trattato di una trappola costruita a tavolino (magari attraverso agenti dell&#8217;Fsb in Norvegia) per raffreddare lo «spirito di Barents» e quella visa free zone istituita nel 2012 per agevolare i rapporti nella regione e che ha visto aumentare gli ingressi giornalieri dei russi dai duemila del 1990 ai 320mila del 2013, ma anche crescere il coinvolgimento oltreconfine delle Ong norvegesi, perlopiù ambientaliste.</p>
<p>«Berg è stato usato per alzare il livello di tensione», assicura Rune. «Le Ong sono ora viste come cavalli di Troia della Nato». Secondo il politologo Lars Rowe, del Nansen Institute di Oslo, «si tratta del primo arresto per spionaggio di un norvegese in Russia dai tempi della Rivoluzione». Una vicenda che a Kirkenes viene associata alla stretta dell&#8217;Fsb sui media norvegesi. Emblematico il caso di Thomas Nielsen, direttore del quotidiano online The Independent Barents Observer, diffuso in inglese e in russo (molto seguito quindi anche oltreconfine), fondato il 7 ottobre del 2015, compleanno di Putin e anniversario dell&#8217;assassinio della giornalista Anna Politkovskaja. Thomas ha seguito, anche con l&#8217;aiuto di satelliti, varo dopo varo, bunker dopo bunker, la trasformazione della penisola di Kola in una santabarbara artica. Con le sue fonti ha documentato come oggi, complessivamente, piazzate a circa 60 chilometri dal confine Nato, vi siano 1388 testate nucleari russe. Ha anche scoperto l&#8217;esistenza, a venti chilometri dal centro minerario di Olenegorsk, di un deposito atomico segreto: nome in codice Unità 62834, ma in gergo militare è chiamata La Città degli Zar, perché chi vi risiede vive di eccezionali privilegi. «Dipende direttamente dalla Dodicesima direzione generale della Difesa, quella responsabile di tutte le armi atomiche russe. Nella Città degli Zar», spiega, «si trovano probabilmente tutte le testate non strategiche». Nielsen di punto in bianco, lo scorso anno, si è visto annullare, senza spiegazione, il visto d&#8217;ingresso in Russia.</p>
<p></p>
<p>Cresce la tensione con la Nato, che rafforza la sua presenza nel mare di Barents, ma la militarizzazione dell&#8217;Artico russo occidentale è soprattutto uno scudo a difesa delle immense risorse di gas e petrolio sempre più accessibili a causa del riscaldamento dell&#8217;oceano polare, doppio rispetto agli altri mari del globo. Al largo dei seimila chilometri di costa russa &#8211; dove sono stati costruiti 12 porti in 10 anni &#8211; passa inoltre la nuova rotta commerciale marittima, utilizzata dalle petroliere russe per il trasporto domestico, ma diventata per i cinesi parte cruciale della Via polare della Seta, sulla quale Pechino intende dirottare via via una grossa porzione del traffico Asia-Occidente, in alternativa al tragitto tradizionale via Suez. La Cina detiene il monopolio del commercio marittimo mondiale, l&#8217;85 per cento del quale riguarda gli scambi Asia-Europa-Stati Uniti, e l&#8217;Artico, sempre più navigabile, è la bretella naturale. Percorso più breve e al sicuro da terroristi e pirati. Giro d&#8217;affari intorno al miliardo di euro al giorno.</p>
<p>«Kirkenes», ha detto il suo omologo di Shanghai al sindaco Rune, «è la città occidentale più vicina alla Cina». Difatti questo angolo appartato di Norvegia, e quindi di Europa, sta diventando il centro geostrategico dello sviluppo della regione artica. Un immenso cantiere, terminale della Via polare della Seta in Europa. Si sta costruendo un porto in grado di ospitare i grandi bulk asiatici, tre distretti dirigenziali per le multinazionali, impianti di rigassificazione, terminal per le pipeline, depositi di stoccaggio del greggio con una capacità di 20 milioni di tonnellate: «Prevediamo che in pochi anni il 10 per cento dei container provenienti in Europa da Cina, Taiwan, Sud Corea e Giappone transiteranno per la via marittima artica e arriveranno a Kirkenes», dice Kenneth Stålsett, 35 anni, a capo della municipalizzata Arctic Smart Cities che gestisce le grandi manovre logistiche. La ferrovia che collegherà Kirkenes al centro dell&#8217;Europa è invece un progetto a traino finlandese. Si chiama Corridoio artico, i container asiatici verranno caricati sui vagoni: «Cinquecento chilometri di binari da qui a Rovaniemi, 700 vagoni al giorno». La Finlandia sta intanto siglando accordi con Russia e Cina, attraverso la società Cinia, per stendere 10mila chilometri di cavo a fibra ottica sotto l&#8217;Oceano artico, da Kirkenes fino all&#8217;Hokkaido giapponese. E nell&#8217;epoca delle cyber war è chiaro come l&#8217;operazione è una sfida non solo tecnologica ma soprattutto politica.</p>
<p></p>
<p><strong>Marzio G. Mian</strong></p>
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		<title>Se in Norvegia sei ricco  devi pagare multe più salate</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/svezia-socialista-ricchi-devono-pagare-multe-piu-salate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2017 11:31:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="567" height="426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p.jpg 567w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px" /></p>
<p>Alla fine il “non avere uno stipendio fisso” ha graziato Katharina Andresen. La giovane miliardiaria norvegese, una delle più ricche al mondo insieme alla sorella Alexandra secondo la rivista Forbes, si è resa protagonista di una disavventura. Fermata per guida in stato di ebrezza La ricca ereditiera, che possiede insieme a padre e sorella la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/svezia-socialista-ricchi-devono-pagare-multe-piu-salate.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="567" height="426" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p.jpg 567w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/11/p-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 567px) 100vw, 567px" /></p><p>Alla fine il “non avere uno stipendio fisso” ha graziato <strong>Katharina Andresen</strong>. La giovane miliardiaria norvegese, una delle più ricche al mondo insieme alla sorella Alexandra secondo la rivista <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.forbes.com/forbes/welcome/?toURL=https://www.forbes.com/profile/katharina-andresen/&amp;refURL=https://www.forbes.com/forbes/welcome/?toURL=https://www.forbes.com/profile/katharina-andresen/&amp;refURL=https://www.google.it/&amp;referrer=https://www.google.it/&amp;referrer=https://www.forbes.com/forbes/welcome/?toURL=https://www.forbes.com/profile/katharina-andresen/&amp;refURL=https://www.google.it/&amp;referrer=https://www.google.it/">Forbes</a></em>, si è resa protagonista di una disavventura.</p>
<p>Fermata per guida in stato di ebrezza</p>
<p>La ricca ereditiera, che possiede insieme a padre e sorella la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ferd.no/en/about_ferd">Ferd Company</a> (holding norvegese dei servizi finanziari),<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.corriere.it/esteri/17_novembre_18/25-mila-euro-guida-stato-d-ebbrezza-multa-record-miliardaria-katharina-andresen-22f9ee88-cc57-11e7-a6e3-157909b6283d.shtml"> è stata fermata </a>sette mesi fa dalla polizia norvegese per un normale controllo di routine. Peccato, per lei, che si trattasse di un venerdì sera, il venerdì della settimana di Pasqua, quello santo. Pur trattandosi di un venerdì dedicato alle rinunce, pare che la cena della miliardaria abbia previsto invece qualche bicchiere di troppo. La polizia ha infatti sottoposto la giovane ereditiera al classico alcool test verificando così il superamento della soglia consentita. In Norvegia sono severissimi.</p>
<p></p>
<p>Il limite per legge è di 0,02 grammi di alcool contenuti nel sangue. In Italia, per esempio, è di 0,5. Il test di Katharina Andresen ha dato esito positivo, 0,064 per l’esattezza, superando così di tre volte la soglia consentita. Per lei è partito il processo penale. Un iter che si è concluso solo la scorsa settimana, a distanza di sette mesi dall’evento.</p>
<p>Carcere con condizionale, multa e ritiro della patente</p>
<p>Alla fine la condanna è stata severa. 18 mesi di carcere, ma che non verranno scontati a causa della condizionale, insieme al ritiro della patente per 13 mesi e a una multa di 25mila euro. La giovane che i giornali hanno sempre descritto come molto “umile”, ha chiesto ovviamente scusa pubblicamente, sostenendo di “non aver aspettato abbastanza” dall’ultimo bicchiere. A voler essere pignoli la miliardaria avrebbe dovuto dire “la prossima volta non bevo proprio”, considerato che nel severissimo limite norvegese rientra forse a malapena mezzo bicchiere di vino.</p>
<p>Le multe in base al reddito sono la soluzione?</p>
<p>È stata poi sollevata una polemica da parte dei giornali norvegesi circa quella che doveva essere la reale portata dell’ammenda. Secondo i media infatti la multa imposta di 25mila euro sarebbe stata il risultato di un “condono” fatto da giudici norvegesi alla giovane ereditiera. La legge in Norvegia prevede infatti che le multe siano progressive rispetto al reddito percepito. In particolare la legge parla di 1,5 volte rispetto allo stipendio lordo (annuale).  Secondo i giudici però,   all’epoca dei fatti Katharina Andresen “non aveva nessun reddito fisso e i beni posseduti in azioni, alla data della sentenza, non hanno ancora prodotto alcun dividendo”.</p>
<p>Così nel pratico sarebbe stata “aggirata” la particolare legge norvegese, che avrebbe portato Katharina Andresen al pagamento di una cifra enorme. In pratica è come se scattasse l’aggravante di possedere un’azienda che produce e fattura. I media norvegesi lamentano così la differenza di trattamento, ma la multa in base al reddito è davvero una soluzione?</p>
<p></p>
<p>In Europa<a href="https://www.chiarezza.it/news/in-europa-le-multe-in-base-al-reddito"> sono</a> Svezia, Svizzera, Germania, Finlandia e appunto Norvegia ad aver introdotto la norma. Una legge che ha prodotto casi ai limite dell’assurdo, come in Finlandia, dove un automobilista che viaggiava ai 70 km/h (ove vigeva il limite dei 40) ha dovuto pagare 80mila euro di multa. Soldi che vengono incamerati nelle casse dello Stato e finiscono chissà dove, forse a Bruxelles. Nel resto dell’Europa si mantiene invece la stessa cifra di sanzione a prescindere dal reddito posseduto. Ma forse è proprio l’istituto della multa pecuniaria ad essere antiquato e ormai funzionale solo al riempimento di casse comunali e al raggiungimento di assurdi parametri e improbabili pareggi di bilancio. Lavori socialmente utili e soldi che rimangono così nella disponibilità del cittadino e dell’economia, questa potrebbe essere la soluzione che mette d’accordo tutti. </p>
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		<title>Un futuro oltre gas e petrolio? La Norvegia decide alle urne</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/un-futuro-oltre-gas-petrolio-la-norvegia-decide-alle-urne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 16:41:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Nella giornata di oggi i cittadini norvegesi si recheranno alle urne per rinnovare i 169 seggi dello Storting, il Parlamento di Oslo, e delineare il profilo politico della futura coalizione di governo: l&#8217;esecutivo uscente è guidato dalla conservatrice Erna Solberg, la quale nel 2013 è riuscita a costituire un governo di minoranza in coalizione con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/un-futuro-oltre-gas-petrolio-la-norvegia-decide-alle-urne.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/09/OLYCOM_20170908214420_24233596-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Nella giornata di oggi i cittadini norvegesi si recheranno alle urne per rinnovare i 169 seggi dello Storting, il Parlamento di Oslo, e delineare il profilo politico della futura coalizione di governo: l&#8217;esecutivo uscente è guidato dalla conservatrice Erna Solberg, la quale nel 2013 è riuscita a costituire un governo di minoranza in coalizione con il Progress Party e col sostegno esterno di liberali e cristiano-democratici, relegando all&#8217;opposizione i laburisti che avevano leggermente sopravanzato in quanto a suffragi e seggi (55 a 48) il suo partito.</p>
<p></p>
<p>Prima ancora della definizione della futura coalizione di governo, tuttavia, il voto norvegese rappresenta uno snodo cruciale in quanto nelle urne i cittadini del regno scandinavo porteranno le loro aspettative sul futuro assetto economico e sociale del Paese, che negli ultimi mesi ha iniziato a interrogarsi con decisione sulla stabilità dell&#8217;attuale sistema basato essenzialmente sulla rendita garantita dall&#8217;estrazione e dalla commercializzazione del petrolio e del gas naturale dai ricchi giacimenti del Mare del Nord. <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Norway#cite_note-imf-gdp-2" target="_blank">Nonostante un reddito pro capite di 74.000 dollari</a> e una bilancia commerciale che nel 2016 ha chiuso in attivo di circa 19,4 miliardi di dollari, la Norvegia ha subito il contraccolpo del netto abbassamento dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali verificatosi negli ultimi anni: come riportato da Jon Henley del <em>Guardian, </em>infatti, tra il 2014 e il 2016 50.000 dipendenti dell&#8217;industria petrolifera, un quinto del totale, hanno perso il proprio posto di lavoro, mentre al contempo la rendita garantita dal greggio precipitava dal 40%. La compagnia petrolifera nazionale Statoil, un <em>player</em> da 94 miliardi di dollari di fatturato annui, rimane per il momento abbastanza solida, ma per Oslo è giunto il momento di interrogarsi sulla sostenibilità a lungo termine del modello economico basato sulla rendita petrolifera, in un contesto che vede <a href="http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-guarda-oltre-petrolio/" target="_blank">anche la petromonarchia saudita varare il colossale piano di diversificazione economica </a><a href="http://www.occhidellaguerra.it/larabia-saudita-guarda-oltre-petrolio/" target="_blank"><em>Saudi Vision 2030</em></a>: in questo senso, il retroterra per un&#8217;analoga operazione in Norvegia sarebbe garantito dalla forte stabilità economica, dal rodato meccanismo politico-istituzionale di Oslo e dal decisivo ruolo del Norges Bank Investment Management, il fondo sovrano che contiene tutta l&#8217;accumulazione pregressa della rendita petrolifera del Paese, fa da piattaforma al sistema di welfare e di previdenza della Norvegia e, <a href="http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/08/22/news/norvegia_guadagni_record_per_il_fondo_sovrano_21_miliardi_nel_secondo_trimestre-173603594/" target="_blank">con asset quantificati per 970 miliardi di dollari,</a> supera in dimensioni i corrispettivi cinesi, qatarioti e sauditi.</p>
<p>Il piano di diversificazione economica è avvallato, principalmente, dal Partito Verde, che dopo aver esordito conquistando un seggio nella regione di Oslo nel 2013, è previsto in netta crescita e destinato a controllare, in cooperazione con il piccolo Partito Socialista suo alleato, circa 18-20 seggi che potrebbero rappresentare l&#8217;ago della bilancia per la costituzione di una maggioranza governativa in una corsa che vede, in testa, conservatori e laburisti sostanzialmente appaiati. Rasmus Hansson e Une Aina Bastholm, leader dei Verdi, propugnano un progressivo ridimensionamento del peso dell&#8217;estrazione nell&#8217;economia nazionale e si dichiarano favorevoli a un ampliamento della spesa pubblica in investimenti produttivi alternativi, da prodursi attraverso la leva del fondo sovrano, al fine di creare attività e occupazione in settori come le energie rinnovabili, <a href="https://www.theguardian.com/sustainable-business/2017/mar/28/oil-and-gas-norways-fossil-free-energy-renewables-oslo" target="_blank">che coprendo già il 97% della generazione elettrica del Paese</a> potrebbero, in futuro, rivelarsi un profittevole volano per una nuova fase di crescita economica. L&#8217;obiettivo dei Verdi é quello di svolgere il ruolo di <em>kingmaker </em>nel post-elezioni, garantendosi come sostegni imprescindibili al candidato laburista Jonas Gahr Store, ex Ministro degli Esteri, per incentivare una virata a sinistra del suo governo; è importante sottolineare come buona parte dei propositi di diversificazione economica, come la proposta di riconvertire in impianti di generazione mareale o fotovoltaica numerose piattaforme petrolifere <em>offshore, </em>sia stata inizialmente avvallata dal governo uscente, che in seguito ha preferito tuttavia <a href="https://www.theguardian.com/environment/2017/aug/10/norways-push-for-arctic-oil-and-gas-threatens-paris-climate-goals-study" target="_blank">rilanciare l&#8217;estrattivismo </a>quale chiave del progresso economico nazionale. Mentre un sondaggio del mese di agosto ha rilevato che, per la prima volta, la maggioranza dei norvegesi si dichiara favorevole a un cambiamento sistemico per ragioni di opportunità economica e sostenibilità ambientale, il voto che produrrà i futuri equilibri politici di Oslo riflette un dibattito acceso destinato a ripercuotersi sugli sviluppi istituzionali del Paese: i temi della transizione e della diversificazione toccano in primo piano uno Stato come la Norvegia che, dopo aver costruito le sue fortune sullo sfruttamento dei giacimenti del Mare del Nord nell&#8217;ultimo mezzo secolo, si trova ora di fronte  un bivio decisivo.</p>
<p></p>
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		<title>Norvegia, via il burqa dalle scuole</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/norvegia-via-burqa-e-niqab-dalle-scuole.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 15:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Burqa]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La Norvegia è in procinto di emanare una legge che vieta di indossare qualsiasi tipo di velo islamico che copra il volto negli asili, nelle scuole e nelle università. Secondo fonti del governo norvegese, la normativa è pronta per essere resa efficace e occorre limare alcuni dettagli per evitare d&#8217;incorrere in errori che possano inficiare, per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/norvegia-via-burqa-e-niqab-dalle-scuole.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="955" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/06/OLYCOM_20170614164158_23453783-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La <strong>Norvegia</strong> è in procinto di emanare una legge che vieta di indossare qualsiasi tipo di velo islamico che copra il volto negli asili, nelle scuole e nelle università. Secondo fonti del governo norvegese, la normativa è pronta per essere resa efficace e occorre limare alcuni dettagli per evitare d&#8217;incorrere in errori che possano inficiare, per via giudiziaria, la validità della legge. In caso di approvazione, la Norvegia sarebbe l&#8217;ultimo caso di Paese europeo che decide di creare una norma che vieti l&#8217;uso di burqa e niqab in determinati luoghi pubblici: una legge di particolare importanza per il Nord Europea dal momento che sarebbe il primo Stato della Scandinavia ad adottare questo tipo di regolamento.Il governo norvegese, attualmente guidato da Erna Solberg e composto dal Partito Conservatore della Norvegia e dal Partito del Progresso, e che è in sostanza un governo di minoranza che deve riuscire a trovare l’accordo di altre forze politiche per attuare le riforme volute dall’esecutivo, spera di ottenere un largo consenso. In particolare, i conservatori si appellano al fatto che questa legge abbia come scopo fondamentale l’integrazione delle donne straniere, soprattutto delle giovani, nella società norvegese. In un’intervista rilasciata all’agenzia Reuters, il ministro dell’Istruzione norvegese, Torbjoern Roe Isaksen, ha sostenuto come questa legge abbia il fine di tutelare la società norvegese e l’educazione che la scuola deve impartire: un’educazione che, a detta del ministro, passa anche attraverso la migliore forma di comunicazione possibile, fattore che non è raggiungibile con il volto coperto.I detrattori della riforma hanno immediatamente puntato il dito sulla volontà del premier di raccogliere consensi in vista delle elezioni di settembre, quando i cittadini norvegesi dovranno recarsi alle urne per rinnovare il Parlamento. In questo senso, una mossa di questo tipo potrebbe rafforzare i voti a destra del Partito Conservatore e dimostrare che il governo ha il controllo sull’immigrazione e non subisce i rischi di radicalizzazione e di ghettizzazione che si stanno manifestando nella vicina Svezia. Probabilmente, il fatto che questa riforma arrivi nell’estate delle elezioni è anche frutto di tattica politica. Ma è anche vero che il messaggio che si vuole inviare va ben al di là della semplice tornata elettorale ed avrà un impatto importante nella società norvegese. Se la riforma voluta da Solberg sarà attuata, tutti coloro che non si sottometteranno a questo divieto potrebbero essere espulsi dalle università così come perdere il proprio posto di lavoro. Si tratta dunque d una scelta abbastanza radicale, che dimostra la volontà di mostrare il lato duro della società norvegese di fronte al rischio di radicalizzazione.Il tema del velo è particolarmente in Scandinavia, poiché la rotta balcanica ha come terminale ultimo proprio i Paesi della regione, in particolare la Svezia. Tuttavia, rispetto a Stoccolma, Oslo non ha mai approvato una linea soft nei confronti della politica migratoria. Al contrario, la Norvegia si è dimostrata uno dei Paesi che più hanno resistito alle logiche dell’accoglienza intesa come accettazione dei valori delle nuove popolazioni in entrata. Soltanto l’anno scorso, il ministro per l’integrazione, Sylvi Listhaug, fu costretto a dimettersi dopo che aveva scritto sul proprio profilo di Facebook “Qui mangiamo carne di maiale, beviamo alcolici e mostriamo le nostre facce. Bisogna rispettare i valori, le leggi e le regole della Norvegia quando arrivi qui”. Il post aveva scatenato le ire delle opposizioni e aveva costretto il ministro alle dimissioni. Ma sulla questione del velo, anche la premier Solberg era stata altrettanto chiara, quando disse in un’intervista che non avrebbe mai assunto per un lavoro una persona con il niqab.La proposta di divieto del velo integrale da parte della Norvegia in tutti gli edifici scolastici, dall’asilo all’università, resta una legislazione di divieto parziale ma dal forte impatto sociale. In questo senso, la Norvegia si pone in un’ottica diversa rispetto agli atri Stati, ritenendo che il burqa o il niqab siano un problema nell’educazione dei ragazzi. Una sorta di aggiramento del problema che dimostra una certa scaltrezza di linguaggio ma anche una profonda visione politica. L&#8217;idea è in sostanza che il divieto debba essere imposto proprio nel momento in cui la giovane musulmana entra nel mondo scolastico e viene educata ai valori dello Stato. Un sistema d’integrazione alternativo che, probabilmente, aiuterà molto di più l’inclusione sociale delle donne musulmane rispetto alle decisioni di altri Stati di lasciare libera questa pratica di copertura del volto.</p>
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