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La Nato si esercita in Norvegia nelle manovre Trident Juncture 18. Un’esercitazione imponente: la più grande dalla fine della Guerra Fredda. Le forze di terra si esercitano nella Norvegia centrale. Per le forze navali, invece, il teatro operativo è più esteso: dall’Atlantico settentrionale al Baltico. Gli aerei dell’Alleanza invece si sposteranno nei cieli norvegesi, svedesi e finlandesi.

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I principali Stati schierati in Trident Juncture sono Stati Uniti, Germania, Norvegia, Gran Bretagna e Svezia. I numeri sono imponenti: sono impiegati circa 50mila soldati, 10mila veicoli, 250 aerei e 65 navi. Una dimostrazione di forza che segue quella russa a settembre, la più grande dal 1981 ad oggi, con 300mila soldati, 36mila veicoli, 80 navi e mille aerei e la partecipazione di migliaia di soldati cinesi.

L’ammiraglio americano James Foggo ha detto che l’obiettivo dell’esercitazione è quello di “mostrare che la Nato è capace di difendersi contro qualsiasi avversario, nessuna nazione in particolare, ma qualunque”. E il riferimento è ovviamente alla Russia, visto che l’inizio delle esercitazioni, il 25 ottobre, è arrivato a pochi giorni dall’annuncio di Donald Trump di abbandonare il Trattato Inf sulle armi nucleari. “Una reliquia della Guerra Fredda”, l’ha definita John Bolton in visita a Mosca. Ma intanto, quella reliquia, aveva un’importanza strategica non di poco conto se il Cremlino ha parlato di una minaccia per l’intera umanità.

Dall’inizio delle manovre, tutti hanno voluto ribadire un concetto: non sono manovre contro la Russia. Anche il ministro della Difesa norvegese, Frank Bakke-Jensen, ha tenuto a ricordare che Mosca “non rappresenta una minaccia militare diretta alla Norvegia. Ma, nella complicata situazione della sicurezza odierna, un incidente altrove potrebbe benissimo accrescere le tensioni nel Nord e vogliamo preparare l’Alleanza per evitare qualsiasi sfortunato incidente”. Il segretario generale Jens Stoltenberg, in visita in Norvegia  ha ricordato che si tratta di “un’esercitazione necessaria per assicurarci che la Nato fornisca una deterrenza credibile. La ragione per cui lo facciamo è quella di prevenire conflitti, non di provocarli”, con una velata minaccia rivolta al Cremlino, quando ha chiesto che “reagisca in modo professionale, così che noi non cambieremo i piani delle nostre esercitazioni”.

Ma è chiaro che queste giustificazioni non sono che il frutto di una tensione evidente fra il blocco occidentale e il blocco orientale. Tutti tendono a dire che sono manovre che nulla hanno a che vedere con la sfida con il Cremlino. Ma la realtà dell’Europa settentrionale e orientale dimostra l’esatto opposto. Lo scontro c’è, anche se non diretto. Difficile credere che la Scandinavia possa essere considerata un territorio neutrale per esercitazioni contro un “qualsiasi nemico”. Con la guerra in Ucraina che continua a mietere morti, la tensione crescente in Europa orientale, le imponenti esercitazioni Vostok 18 da parte russa e, come ricorda Il Corriere della Sera, il rafforzamento di tutto il settore artico, sia da parte americana che russa, la tensione c’è. Ed è palpabile.

E pertanto non è un caso che da parte russa vi sia stata una presa di posizione abbastanza scettica nei confronti delle dichiarazioni dell’Alleanza. “Nonostante dei tentativi molto maldestri da parte dei rappresentanti dell’Alleanza e degli Stati membri che mirano a presentare questa attività militare come difensiva, è evidente che questa dimostrazione di forza sia di natura chiaramente anti-russa”, hanno dichiarato fonti della diplomazia del Cremlino.

E infatti, nonostante le “rassicurazioni”, la Russia ha deciso di rispondere in settimana testando missili proprio al largo della Norvegia, non lontano dall’area in cui stanno avvenendo le gigantesche manovre occidentali. “Abbiamo ricevuto notifiche la settimana scorsa di piani russi di test missilistici al largo delle coste”, ha dichiarato il segretario Stoltenberg. E la tensione non accenna a diminuire.