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Praga non ha dubbi, dietro l’esplosione del sito di stoccaggio per munizioni di Vrbětice c’è stata la mano dei servizi segreti russi. Così la Repubblica Ceca lancia l’allarme in Europa orientale, rivolgendosi specialmente agli altri paesi della gruppo Visegrád: le infiltrazioni di operativi del Cremlino impegnati a destabilizzare la regione sono sono profonde e ben radicate; gli agenti fanno base nelle ambasciate e reclutano adepti inquadrati in organizzazioni paramilitari sovvenzionate dal Cremlino. Ormai l’espulsione di personale diplomatico russo non è più sufficiente; rimane un messaggio politico, certo, ma potrebbe non preoccupare gli emissari di Mosca, che oramai sembra ricordare per certi aspetti l’Idra di Lerna: la creatura mitologica con nove teste, che anche se tagliate, ricrescevano.

Il caso di Praga

L’espulsione di 81 diplomatici di stanza nella “sovradimensionata” ambasciata russa di Praga, non smonterà presunti piani di  destabilizzazione architettati dal Cremlino, e non risolverà il problema dell’ingerenza russa in Repubblica Ceca. Sono queste le conclusioni tirate del governo ceco che ha trovato conferme nei suoi vecchi timori, e che attraverso le dure dichiarazione del primo ministro Andrej Babiš afferma di avere “prove inequivocabili” che collegano agenti segreti russi alla massiccia esplosione che nel 2014 distrusse un deposito di armi vicino al villaggio moravo di Vrbětice.

Nell’esplosione rimasero uccisi due uomini. L’attacco venne attribuito agli stessi agenti dell’Unità 29155 del Gru (Servizio d’intelligence dell’Esercito russo, ndr) che sono stati ritenuti responsabili dell’avvelenamento dell’ex agente doppiogiochista Sergei Skripal, avvenuto su suolo britannico nel 2018. Ma la presenza estremamente radicata di spie e affiliati del Cremlino sembra travalicare l’ambasciata russa di Praga – definita dagli esperti di affari internazionali cechi “eccessivamente grande”- per annidarsi nei settori dell’imprenditoria, che genera e ricicla denaro, e inquadrarsi nelle più pericolose “organizzazioni paramilitari” che vanterebbero numerosi simpatizzanti anche nelle forze armate.

Indizi di un problema diffuso

“L’ambasciata russa di Praga è eccessivamente grande”, avvertono gli esperti, “ma lo sono anche altre dell’Europa centrale. Le prove dell’attività segreta russa in Repubblica Ceca dovrebbero essere un campanello d’allarme per l’intera regione”; e la recente scoperta di rete di talpe bulgare che passavano a Mosca informazioni classificate attraverso l’ambasciata russa di Sofia, non fa che confermare questa tesi: il Cremlino ha mantenuto, o ristabilito dopo crollo dell’Unione Sovietica, una vasta rete d’intelligence attiva in più campi e su più livelli in Europa orientale, che sfrutta le ambasciate come hub per operazioni di spionaggio e destabilizzazione. 

Le ambasciate però risulterebbero essere soltanto la punta dell’iceberg. Fungono da “base” per gli agenti, ma la rete potrebbe essere molto più vasta di quanto si creda: per questo espellere il personale diplomatico che si ritiene collegato all’intelligence russa non è sufficiente. I timori riguardo la reale portata dell’influenza russa nella società ceca, come nella società dei gli altri membri del gruppo di Visegrád (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) e degli altri ex stati satellite sovietici dell’Europa Orientale, potrebbe riguardare anche la Difesa e l’Economia. Campi che interessano da vicino la Nato e i progetti dell’Unione Europea che rimane in competizione – se non in contrasto – con la vecchia avversaria della Guerra Fredda.

Fanatici o organizzazioni paramilitari?

Secondo gli analisti, dal 2014, ossia in coincidenza con l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, un po’ ovunque nell’Europa centro-orientale sarebbero sorti gruppi e organizzazioni di carattere paramilitare affiliati più o meno segretamente al Cremlino. Tali organizzazioni, tutte animate da sentimenti pan-slavi e filo-russi, trovano tra le loro fila elementi spesso collegati all’ormai noto “Gruppo Wagner” – i mercenari russi che hanno combattuto nel Donbass, in Siria e ora in Libia -, e compaiono spesso a fianco degli ambienti politici di estrema destra. Le medesime frange estremiste sarebbero coinvolte in quella che secondo alcuni – compresa la Cia – potrebbe essere una più vasta operazione di destabilizzazione del Blocco Occidente.

Nella Repubblica Ceca ad esempio, il cosiddetto “Gruppo dei riservisti dell’esercito cecoslovacco per la pace” ha mostrato di avere legami con i separatisti filo-russi che estremamente attivi in Ucraina. In Slovacchia è nota la presenza dei Night Wolves , la banda di motociclisti che hanno stabilito il loro quartier generale nel villaggio di Dolna Kupra, nei pressi delle capitale Bratislava, e che secondo diverse divisioni d’intelligence sarebbe da considerare entità “affiliata al Cremlino” – operando nel Donbass a livello paramilitare.

I “lupi della notte” nascevano inizialmente come come una divisione o distaccamento della Wolf Holdings, impero commerciale con interessi che dalla Russia si allargavano all’Europa attraverso la gestione e l’organizzazione di “eventi patriottici ed educativi”, ma anche l’addestramento nel campo della sicurezza privata in Germania, Ungheria, Italia, Serbia e Svizzera. Interessi che adesso potrebbero riguardare settori più “sensibili” e direttamente collegabili proprio alla Wagner: ossia reclutamento di contractor, alias mercenari. Un altro gruppo paramilitare slovacco, Slovenski Branci, avrebbe anch’esso operato in Ucraina e includerebbe membri addestrati dagli ex corpi speciali dell’Esercito russo, i temibili Spetsnaz.

In Ungheria, il paese più solidale con la Russia di Putin tra le realtà di Visegrád, è stato individuato e preoccupa sempre maggiormente il “Fronte nazionale ungherese 1989” anche noto come Mna: movimento paramilitare di stampo neonazista che possiede una serie di campi d’addestramento e che secondo alcuni giornalisti investigativi sarebbe supportato dalla diplomazia e dall’intelligence russa “fin dal 2012”. Il gruppo è ispirato dall’ideologo russo Alexander Dugin, teorico della “nascita di un nuovo blocco delle nazioni slave a tendenza imperialista”, un tempo soprannominato il “Rasputin del Cremlino”.

Oltre all’ Mna, con legami al partito Jobbik (presente in parlamento) sarebbero attivi il “Movimento giovanile delle 64 contee” , l “Armata dei fuorilegge” e “Lupi”: tutte realtà che potrebbero essere state sostenute nella loro “radicalizzazione” dagli emissari dei servizi segreti russi. In Polonia, lo Stato del gruppo di Visegrád più ostile all’ingerenza russa, i servizi segreti per la sicurezza interna starebbero ancora indagando su eventuali collegamenti tra “esponenti di estrema destra ed estrema sinistra” e fondi che potrebbero collegarli all’intelligence russa. Non è quindi esclusa la possibilità che membri del Gru o dell’Fsb stiano “finanziando qualcuno o qualcosa”.

Una minaccia reale nel cuore dell’Europa?

Le fonti di Praga – che per potersi assumere la responsabilità di quanto dichiarato, devono possedere dossier all’altezza delle loro affermazioni – nutrono la convinzione che le infiltrazione nella società ceca, come probabilmente in quella slovacca e non meno ungherese, debbono essere molto più “profonde” rispetto alla sola presenza di membri dell’intelligence russa che operano sotto copertura nelle ambasciate “sovradimensionate” dell’Est. La preoccupazione del controspionaggio di Sofia nel recente caso delle spie bulgare, che passavano informazioni al Cremlino per mezzo dell’ambasciata russa, avevano già fatto luce sulla quantità di esperti in spionaggio che formati dal Kgb in epoca sovietica, potrebbero ancora essere fedeli a Mosca e potrebbero accedere agli alti livelli politici e militari di paesi che dovrebbero essere, almeno secondo quanto ci si aspetta, sotto l’influenza occidentale.

Se questa branca di “nostalgici sovietici” fosse davvero collegata, o entrasse in collegamento ad una nuova schiera di proseliti che abbracciano ideologie anti-europee, anti-Nato e anti-globalizzazione; inquadrati in organizzazioni paramilitari dove si incontrato teppisti, facinorosi, estremisti politici e addirittura ex mercenari addestrati da ex forze speciali russe; si potrebbe concludere che sì, forse nell’Europa centrale la questione “influenza russa” può rappresentare una preoccupazione all’ordine del giorno. Almeno per i governi degli Stati che non vogliono perdere la fiducia dell’Unione Europea e della Nato. E per tutti coloro che sostengono sia in atto una nuova Guerra Fredda.

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