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	<title>Mondiali Qatar Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mondiali Qatar Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dalla Francia alla Germania: gli affari caldi tra l&#8217;Europa e il Qatar</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dalla-francia-alla-germania-gli-affari-caldi-tra-leuropa-e-il-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 15:36:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2021 le esportazioni del Qatar in Unione europea hanno raggiunto i 6,9 miliardi di euro, trainate dalla crescente domanda di gas. Nello stesso lasso di tempo Doha ha importato dai Paesi membri dell’Ue beni per un valore di 8,5 miliardi, tra auto, turbine, elettronica e prodotti di lusso. Nei primi dieci mesi del 2022, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dalla-francia-alla-germania-gli-affari-caldi-tra-leuropa-e-il-qatar.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dalla-francia-alla-germania-gli-affari-caldi-tra-leuropa-e-il-qatar.html">Dalla Francia alla Germania: gli affari caldi tra l&#8217;Europa e il Qatar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/12/ilgiornale2_20221223163532293_a3f8a2b57b99d906cc09e6d037e15015-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2021 le esportazioni del <strong>Qatar </strong>in <strong>Unione europea</strong> hanno raggiunto i <strong>6,9 miliardi di euro</strong>, trainate dalla crescente domanda di gas. Nello stesso lasso di tempo Doha ha importato dai Paesi membri dell’Ue beni per un valore di <strong>8,5 miliardi</strong>, tra auto, turbine, elettronica e prodotti di lusso. Nei primi dieci mesi del 2022, l’Europa ha inoltre importato 12,5 miliardi di metri cubi di metano provenienti dall’emirato arabo, la metà dei quali approdati in Italia. Insomma, prima che si accendessero le luci dei riflettori sui Mondiali di calcio organizzati dal Qatar, e conseguentemente sullo stato dei diritti umani in questo Paese, a tutti piaceva stringere <strong>accordi </strong>con la famiglia Al Thani. Accordi legittimi, sia chiaro, stipulati tanto a livello governativo quanto a livello privato, ovvero tra il principale forziere qatariota, il fondo sovrano <strong>Qatar Investment Authority (QIA)</strong>, e le più grandi multinazionali, brand nonché aziende europee. </p>



<p>Eppure, anche quando il club calcistico del <strong>Barcellona </strong>stringeva accordi con la <strong>Qatar Sports Investments (QSI)</strong>, un&#8217;organizzazione di partecipazione azionaria chiusa fondata nel 2005 e con sede a Doha, e trasformava le sue magliette in cartelloni pubblicitari per sponsorizzare, prima la<strong> Qatar Foundation</strong> e poi la compagnia aerea qatariota, la <strong>Qatar Airways</strong>, in Qatar la situazione relativa ai diritti umani era più o meno la stessa di quella odierna. In quel caso, però, dal 2010 al 2016 le classe blaugrana si riempirono di oltre 170 milioni di euro. </p>



<p>Nessuno si preoccupava più di tanto quando il Qatar tesseva la sua ragnatela in giro per il Vecchio Continente mettendo le radici nel mondo dello <strong>sport</strong>. Emblematico il caso del <strong>Paris Saint German</strong>, mediocre squadra calcistica francese acquistata dalla QIA &#8211; controllata, appunto, dall’emiro qatariota Tamim bin Hamad Al Thani, e data in gestione a Nasser Al Khelaifi – e trasformata in una Disneyland del pallone a son di investimenti multi milionari (1,5 miliardi in dieci anni). Ma non c’è, ovviamente, soltanto il pallone nel portfolio economico di Doha. Il calcio, per il suo <strong>soft power</strong>, è soltanto la punta dell’iceberg, il mezzo iniziale per conseguire precisi obiettivi geopolitici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;business religioso&#8221; nei Balcani</h2>



<p>L’opinione pubblica ha iniziato a scuotersi maggiormente intorno al 2019, quando si è fatta luce sul ruolo giocato da numerose <strong>ong islamiche</strong> finanziate dai Paesi del Golfo tra loro rivali. Arabia Saudita&nbsp;e Qatar sono i due attori principali della disputa, combattuta a colpi dei soliti investimenti milionari e opere di bene. </p>



<p>Qatar Charity ha finanziato numerosi progetti, come il centro islamico Al-Fajr e la scuola albanese-qatariota a <strong>Tirana</strong>, o concesso microcrediti ai più poveri, nel caso della <strong>Bosnia </strong>o, ancora, si è presa carico dell’assistenza di bambini orfani in <strong>Kosovo</strong>. Tutto molto bello ma, data la povertà dei territori devastati dalla guerra, le ong islamiche non hanno avuto grandi difficoltà nell’imporsi nell’intera regione svolgendo attività di <strong>proselitismo </strong>in campo sociale, educativo e religioso. </p>



<p>In Kosovo, ad esempio, nel 1999 c’erano circa 200 moschee, mentre oggi ce ne sono più di 800; un numero spropositato e ingiustificato, visto che non si riscontrano particolari esigenze da parte della comunità locale, assai contenuta. A Pristina, sempre in Kosovo,&nbsp;Qatar Charity&nbsp;aveva in mente di costruire una grande <strong>moschea</strong>, un colosso da 25 milioni di euro e dotato di centri commerciali. A finanziare il tutto, adesso, sarà la&nbsp;<strong>Turchia</strong>. Ankara, oggi, si è infatti sostituita all’opera di proselitismo qatariota nei Balcani dopo che Doha è stata messa all’angolo dagli altri paesi del Golfo e accusata di collusione con i terroristi islamici. Sport e <strong>religione </strong>sono tuttavia l’antipasto di un pranzo, quello qatariota, molto più ricco di quanto non si possa immaginare.</p>



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<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/quelle-ong-islamiche-di-qatar-e-turchia-alla-conquista-dei-balcani.html">Il ruolo delle ong islamiche del Qatar nei Balcani</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/societa/londra-citta-senzanima-cosi-arabi-e-cinesi-si-sono-comprati-la-city.html">La presenza del Qatar a Londra</a></strong></li><li><strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica-internazionale/che-cos-qatargate-e-si-sviluppato-2096575.html">Che cos&#8217;è e come si è sviluppato il Qatargate</a></strong></li></ul>



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<h2 class="wp-block-heading">Gli affari del Qatar a Londra</h2>



<p>Il QIA ha un portafoglio di acquisizioni e investimenti invidiabile. Elencare ogni singolo affare, con ogni singolo Paese o azienda europea, avrebbe poco senso. Al contrario, può essere utile focalizzare l’attenzione sugli acquisti degli asset più rilevanti per la loro influenza, non solo in termini economici ma anche politici-finanziari. </p>



<p>Prendiamo <strong>Londra</strong>, tra i massimi hub finanziari globali. Londra è una città che ha perso la sua anima. Gli indicatori economici e finanziari la rendono una delle capitali più ambite del mondo. Il cuore del Regno Unito, in cui vivono poco più di 8 milioni di persone, continua a battere solo affidandosi a generosi investitori stranieri. I nuovi padroni di Londra vengono dal Medio Oriente e dall’Estremo Oriente. Sono sceicchi e cinesi. Sono loro che hanno modificato la geografia della City e che, nel giro di pochi anni, potrebbero apportare cambiamenti repentini anche la cultura del paese.&nbsp;</p>



<p>Il Qatar è in cima alla lista. Il suo fondo sovrano ha immesso un’enorme quantità di denaro nel mercato dell’UK. In che modo? Acquistando il 20% della <strong>Borsa di Londra</strong>, <strong>Canary Wharf</strong>, <strong>Harrods</strong>. E ancora: il 22% di <strong>Sainsbury</strong>, il 6% della nota banca <strong>Barclays</strong>, il 20% della <strong>Heathrow Airport Hodlings</strong> e il 25% dell’<strong>International Airlines Group</strong>. </p>



<p>Stiamo parlando, come già detto, di affari legittimi ma che evidenziano il profondo legame instauratosi tra Europa e Qatar. Certo, poi ci sono questioni più torbide. Come la storia della <strong>valigia </strong>contenente <strong>un milione di euro</strong> in contanti recapitata da Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, l’ex primo ministro qatariota, a Carlo III. La vicenda, esplosa nel giugno 2022, si è poi sgonfiata. &#8220;Le donazioni di beneficenza ricevute dallo sceicco Hamad bin Jassim sono state immediatamente trasferite a uno degli enti di beneficenza del principe che ha svolto il lavoro appropriato e ci ha assicurato che sono state seguite tutte le procedure corrette&#8221;, ha tagliato corto Clarence House.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I legami con Francia e Germania</h2>



<p>La nazionale di calcio tedesca ha pensato bene di inaugurare il suo mondiale in Qatar, prima della sfida contro il Giappone, posando con una mano davanti alla bocca nella per la classica foto di rito pre partita. Il punto è che, mentre i campioni della <em>Die Mannschaft</em> protestavano così contro la censura qatariota sulla questione dei diritti civili, umani e della condizione dei lavoratori nell’emirato arabo, la <strong>Germania</strong>, soltanto poche settimane prima, aveva stretto un ricco accordo niente meno che con la compagnia petrolifera e del gas statale del Qatar. <strong>Qatar Energy</strong> ha accettato di&nbsp;inviare alla Germania due milioni di tonnellate di <strong>gas naturale liquefatto (GNL)</strong>&nbsp;&nbsp;all&#8217;anno, a partire dal 2026 e per i prossimi 15 anni. </p>



<p>Ma la presenza di Doha nell’economia tedesca è in realtà molto più profonda, visto che la famiglia Al Thani controlla porzioni strategiche del core business economico di Berlino. Citiamo il 17% di <strong>Volkswagen</strong>, il 10% di <strong>Porsche</strong>, oltre il 6% di <strong>Deutsche Bank</strong>. </p>



<p>La <strong>Francia </strong>è la seconda destinazione per gli investimenti del Qatar, dove l’emirato vanta un patrimonio di oltre&nbsp;<strong>26 miliardi di dollari&nbsp;</strong>e la creazione di circa 72.000 posti di lavoro. Nel 2015, alla fine del mandato di <strong>Francois Hollande</strong> come presidente francese, Parigi ha firmato con Doha un contratto di armi per la consegna di almeno 36 aerei da guerra francesi <strong>Rafale</strong>. Oltre all&#8217;acquisizione del Psg, l&#8217;impronta del Qatar nell’economia francese comprende investimenti di portafoglio o partecipazioni in società come LVMH (Moet Hennessy Louis Vuitton), Balmain, Valentino, Le Printemps, TotalEnergies e tante altre. </p>



<p>Insomma, Francia e Germania, due dei Paesi più critici nei confronti del Qatar e del suo mondiale, hanno passato gli ultimi anni, anzi mesi, a stringere accordi con Doha. Una domanda sorge spontanea: il <strong>Qatargate </strong>danneggerà l’immagine del Qatar oppure, grazie agli enormi investimenti già realizzati in Europa dall’emirato, il terremoto europeo travolgerà soltanto i rappresentanti delle istituzioni europee?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dalla-francia-alla-germania-gli-affari-caldi-tra-leuropa-e-il-qatar.html">Dalla Francia alla Germania: gli affari caldi tra l&#8217;Europa e il Qatar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il controllo dell’opinione pubblica in Iran, Qatar ed Egitto</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-controllo-dellopinione-pubblica-in-iran-qatar-ed-egitto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Isabel Demetz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2022 11:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 16 novembre le autorità egiziane hanno arrestato centinaia di persone, come riportato dall’Ong Human Rights Watch. Gli arresti sarebbero avvenuti in risposta a un appello a manifestare contro gli abusi del governo, ma si tratta solamente dell’ultima di una serie di arresti, volti a bloccare ogni tipo di assembramento non autorizzato in occasione della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-controllo-dellopinione-pubblica-in-iran-qatar-ed-egitto.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-controllo-dellopinione-pubblica-in-iran-qatar-ed-egitto.html">Il controllo dell’opinione pubblica in Iran, Qatar ed Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/11/ilgiornale2_2022111816575648_6b142c302af1ffdbb61dffd5fa47c2fe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 16 novembre le autorità egiziane hanno <strong>arrestato</strong> centinaia di persone, come riportato dall’Ong Human Rights Watch. Gli arresti sarebbero avvenuti in risposta a un appello a manifestare contro gli abusi del governo, ma si tratta solamente dell’ultima di una serie di arresti, volti a bloccare ogni tipo di assembramento non autorizzato in occasione della COP27. L’<strong>Egitto</strong> non è però l’unico paese in Medio Oriente a fronteggiare una crisi dell’opinione pubblica: l’<strong>Iran</strong> sta combattendo un moto di <strong>proteste</strong> che ha coinvolto gran parte del paese e il <strong>Qatar</strong> affronta il delicato passaggio dei Mondiali di Calcio, tra esposizione mediatiche e critiche per i dirtti umani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il cuore delle protese iraniane</h2>



<p>Il 16 settembre <strong>Mahsa Amini</strong>, ragazza di ventidue anni, muore in custodia della “polizia morale” iraniana. Il decesso è arrivato dopo un arresto per uso “scorretto” dell’hijab, il velo di carattere religioso che nello Stato shiita è obbligatorio, perché risultava scoperta una parte dei suoi capelli. La sua morte ha innescato in Iran una delle proteste più ampie degli ultimi anni, ma la risposta del governo non si è fatta attendere. Tre giorni dopo, il 19 settembre, è stato tagliato l’accesso ai social media e la connessione a <strong>Interne</strong>t in gran parte del Paese, rendendo così più difficile il coordinamento fra i manifestanti, ma soprattutto ostacolando la fuoriuscita di notizie verso il resto del mondo.</p>



<p>La “polizia morale” deve controllare il rispetto della <strong>sharia</strong> (una rigida interpretazione del Corano), ma i manifestanti lamentano che queste forze dell&#8217;ordine sono solo uno degli strumenti di oppressione utilizzati dal governo per controllare la popolazione. Specialmente sotto il nuovo mandato del presidente <strong>Ebrahim Raisi</strong>, in carica dall’agosto 2021, l’intervento della polizia morale è diventato più aggressivo. Secondo la <strong>Human Rights Activists News Agency</strong> (HANRA) dall’inizio delle proteste ad ora sono state arrestate 14.000 persone. In diverse occasioni le forze dell’ordine hanno sparato sui manifestanti o usato gas lacrimogeni cercando di disperderli e alcuni dei detenuti rischiano la <strong>pena di morte</strong>. Se la popolazione è perlopiù isolata dal resto del mondo, per via dei continui blocchi applicati a Internet, l’Iran spicca fra gli attori più avanzati nell’uso di strumenti tecnologici e <strong>cyber</strong> per raggiungere i propri obiettivi. Tra le strategie di intervento volte a individuare i luoghi di protesta e identificare i dissidenti risulta l&#8217;uso di droni dispiegati per le strade delle principali città, così da identificare i luoghi della protesta e chi vi partecipa, e una campagna di phishing, volta a raccogliere le informazioni di potenziali dissidenti.</p>



<p>Però, anche le azioni benevolenti di attori esterni possono presentare un rischio: <strong>Amir Rashidi</strong>, iraniano ed esperto di sicurezza sul web, ha <a href="https://edition.cnn.com/2022/10/21/politics/white-house-musk-starlink-iran-protests-ukraine/index.html">spiegato alla CNN</a> come <strong>Elon Musk </strong>abbia esposto, non volutamente, la popolazione iraniana ad un pericolo considerevole. Il 23 settembre, il fondatore di SpaceX ha promesso di mettere a disposizione Starlink, la sua flotta di satelliti utilizzati anche in Ucraina, ma il processo di attivazione non è così immediato come si potrebbe sperare. Attivare la connessione in Iran significa un impegno a livello tecnologico considerevole e poter garantire una connessione anonima e sicura per chi la usa. Nei giorni susseguenti l’annuncio di Musk molte sono state le persone che sono cadute in trappole di <strong>phishing</strong> che promettevano loro una connessione sicura a Starlink. Rashidi ha avvertito come alcuni di questi hacker potrebbero essere incaricati dal governo per fornire a esso i profili raccolti. Ha sottolineato inoltre, che l&#8217;uso di tecnologie americane può essere motivo di accusa di spionaggio contro il governo iraniano.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Activating Starlink …</p>&mdash; Elon Musk (@elonmusk) <a href="https://twitter.com/elonmusk/status/1573379244268437504?ref_src=twsrc%5Etfw">September 23, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Culture a contrasto ai Mondiali di calcio</h2>



<p>Inaugurata il 20 novembre, la <strong>Coppa del mondo di calcio</strong> quest’anno si svolge per la prima volta in un Paese del Medio Oriente: il <strong>Qatar</strong>. Lo Stato sta combattendo da anni contro accuse di violazione dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori. L’attenzione mediatica sulle condizioni dei <strong>lavoratori migranti</strong> è rimasta elevata da quando, nel 2010, il Paese è stato individuato come stato ospite dei Mondiali del 2022. Un’<a href="https://www.theguardian.com/global-development/2021/feb/23/revealed-migrant-worker-deaths-qatar-fifa-world-cup-2022">inchiesta del Guardian</a>, uscita nel febbraio 2021, ha dimostrato la morte di quasi 6.500 lavoratori coinvolti nella costruzione delle infrastrutture per la coppa del mondo a causa delle condizioni, spesso disumane, sotto le quali hanno sofferto. L’estate della penisola araba è particolarmente calda, con temperature che superano anche i 50°, nonostante questo i lavoratori, sotto il sole cocente del deserto, hanno spesso toccato turni di 14 ore al giorno.</p>



<p>Anche la libertà di stampa di tradizione occidentale si scontra con i limiti imposti dal Qatar, come dimostrato <a href="https://www.bbc.com/news/av/world-europe-63655870">dall’episodio del 16 novembre</a> in cui le forze di polizia locali hanno interrotto la trasmissione del reporter danese <strong>Rasmus Tanthold</strong>. La Danimarca si è già scontrata con gli organizzatori dei Mondiali, quando la FIFA ha proibito alla sua squadra di allenarsi con delle magliette con lo slogan “Diritti umani per tutti.” A Germania e Stati Uniti è stato proibito di gareggiare con la fascia arcobaleno, simbolo della comunità LGBTQ+, di cui qualunque affiliazione o appartenenza è proibita in Qatar.</p>



<p>I comportamenti occidentali si stanno per scontrare con quelli che sono valori intrinsecamente diversi dai propri. In data 18 novembre è stato ufficializzato il divieto di vendere alcolici, cosa che è in aperto contrasto con uno degli sponsor principali dei Mondiali: Budweiser. Ma il Qatar non si da per vinto: per dimostrare l&#8217;apertura della religione musulmana e della loro cultura verso il mondo, gli arabi hanno una cultura dell&#8217;ospitalità della quale vanno particolarmente fieri, e per dimostrare l&#8217;attrattiva del loro Paese sono stati affissi, per esempio, diversi cartelloni con alcuni insegnamenti presi dal Corano riguardanti la carità, la tolleranza e l&#8217;amore.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Qatar appears to be preparing to share its culture and values with incoming visitors from around the world!<br><br>One resident has spotted these beautiful reminders from the Prophet Muhammad around Doha.<br><br>Have you seen any yet?<br><br>📷 <a href="https://twitter.com/jakjakal?ref_src=twsrc%5Etfw">@jakjakal</a> (Twitter) <a href="https://t.co/HFn7N4T3Oy">pic.twitter.com/HFn7N4T3Oy</a></p>&mdash; Doha News (@dohanews) <a href="https://twitter.com/dohanews/status/1585564461170974720?ref_src=twsrc%5Etfw">October 27, 2022</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">La COP27 tra censura e arresti</h2>



<p>La XVII Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si è conclusa il 18 novembre. E mentre Sharm-el-Sheik, città ospitante, torna alla normalità, i riflettori mediatici sono ancora puntati sull’<strong>Egitto</strong>.</p>



<p>Visto l’attivismo in materia, dimostrato da Ong e civili, è diventata prassi comune permettere l’organizzazione di proteste nell’area della conferenza e nella città ospitante. Il caso dell’Egitto rappresenta però l’eccezione alla regola: il paese proibisce la maggior parte delle manifestazioni e, in vista della <strong>COP27</strong>, le ha vietate del tutto citando motivi di sicurezza pubblica. Solo all’interno della conferenza, lontano dalle attività principali, è stata designata un&#8217;area per permettere di organizzare delle manifestazioni, ma qualunque protesta doveva essere registrata con un preavviso minimo di 36 ore. Nelle settimane precedenti la conferenza, le autorità hanno avviato una <strong>rete di sorveglianza</strong> per trovare chiunque stesse organizzando una manifestazione. Tra le strategie messe in atto c’è stata anche la creazione di postazioni di controllo al Cairo in cui le forze dell&#8217;ordine bloccavano i passanti per controllargli i profili social media.</p>



<p>Secondo quanto riportato dalla <strong>Commissione egizia per i diritti e libertà</strong> (<em>Egyptian Commission for Rights and Freedoms</em>) sono state arrestate quasi 700 persone in vista della Conferenza, tra loro anche giornalisti e un avvocato per i diritti umani, Ahmed Nazir Elhelw.</p>



<p>Anche le delegazioni di Stati, organizzazioni e media si sono resi conto della stretta da parte del governo egiziano: specialmente nei primi giorni sono state numerose le segnalazioni di chi non riusciva ad accedere a pagine di organizzazioni per i diritti umani, come ad esempio il sito di Human Rights Watch, o a siti di giornali, come Al-Jazeera o il Huffington Post, perché oscurate dalle autorità.</p>



<p>L’Egitto è in piena <strong>crisi economica</strong>, causata in parte dalla guerra in Ucraina e la svalutazione della sterlina egiziana. Il timore di molti “watchdog” è che la stretta avvenuta in occasione della conferenza possa continuare per prevenire possibili disordini causati dal carovita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-controllo-dellopinione-pubblica-in-iran-qatar-ed-egitto.html">Il controllo dell’opinione pubblica in Iran, Qatar ed Egitto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo schiaffo del Qatar alla Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-schiaffo-del-qatar-alla-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 16:37:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[boeing]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1165" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-1536x932.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-2048x1242.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Schiaffo in faccia degli emiri di Doha al presidente francese Emmanuel Macron. Il Qatar ha sottoscritto a sorpresa un maxi-accordo del valore di oltre 30 miliardi dollari con la statunitense Boeing per l’acquisto di cento aerei, dopo aver interrotto il contratto con Airbus per l’acquisto di cinquanta A321neo per presunti problemi alla vernice dei velivoli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-schiaffo-del-qatar-alla-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-schiaffo-del-qatar-alla-francia.html">Lo schiaffo del Qatar alla Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1165" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-1536x932.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/02/AX7Woy8RRuqwA5Rn_hxl_ANSA-2048x1242.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Schiaffo in faccia degli emiri di <strong>Doha</strong> al presidente francese Emmanuel Macron. Il <strong>Qatar</strong> ha sottoscritto a sorpresa un <a href="https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/boeing-sign-qatar-freighter-deal-monday-us-officials-2022-01-31/">maxi-accordo</a> del valore di oltre 30 miliardi dollari con la statunitense <strong>Boeing</strong> per l’acquisto di cento aerei, dopo aver interrotto il contratto con <strong>Airbus</strong> per l’acquisto di cinquanta A321neo per presunti problemi alla vernice dei velivoli di Qatar Airways. Un cambio di rotta che rischia costare caro a Parigi: il valore della commessa sospesa, infatti, è di 6 miliardi di dollari. Un brutto colpo per il titolare dell’Eliseo, che in vista delle presidenziali di aprile non ne azzecca una in politica estera: i militari francesi si ritirano dal Mali, la mediazione con Putin sull’Ucraina è un flop e la conferenza di Parigi sulla Libia non ha prodotto alcun risultato concreto.</p>
<h2>Vernice difettosa</h2>
<p>Ma perché Doha ha rescisso il contratto con Airbus? Semplice: la <strong>vernice</strong> di almeno tre A350 in dotazione a Qartar Airways si scrosta ed espone il velivolo al rischio <strong>fulmini</strong>. Un bel problema per un Paese che a novembre intende ospitare centinaia di migliaia di tifosi per la <strong>Coppa del mondo</strong> di calcio. La compagnia qatariota ha scoperto le scrostature alla vernice nel novembre 2020, proprio quando Qatar Airways doveva ridipingere gli aerei per pubblicizzare la Coppa del mondo. Airbus ammette la presenza di difetti, ma accusa la compagnia aerea di sfruttare la questione per ottenere un risarcimento di 600 milioni di dollari e per lasciare a terra degli aerei che tanto non volerebbero per le restrizioni anti-Covid. Ne è nato un contenzioso legale multimilionario dagli esiti ancora incerti, con una nuova udienza a Londra prevista per il prossimo aprile. Intanto gli emiri dello Stato del Golfo hanno cancellato l’ordine di acquisto di 50 A321neo, affidando il restyling della flotta al principale concorrente: Boeing.</p>
<h2>Maxi commessa Usa</h2>
<p>Il 31 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, <strong>Joe Biden</strong>, e l’emiro qatariota, <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong>, presenziano alla firma dell’accordo per l’acquisto di cinquanta aerei carco Boeing 777-8 cargo e altri cinquanta 737 Max: totale 100 aerei del valore stimato di 34 miliardi di dollari. E’ una commessa enorme e che include praticamente tutto, anche i costi dei motori GE90-115B che saranno realizzati da General Electric e della manutenzione. L’accordo prevede nello specifico l’acquisto da parte di Qatar Airways di 34 velivoli bimotore della famiglia Boeing 777X, oltre a opzioni per altri 16 jet, a cui si aggiungono due degli attuali modelli cargo 777 di Boeing. Non solo. Come sottolinea <em><a href="https://www.agenzianova.com/a/61f93185503e38.24117595/3774928/2022-02-01/trasporto-aereo-qatar-firma-accordo-per-oltre-100-aerei-con-boeing-dopo-disputa-con-airubs/linked">l’Agenzia Nova</a>,</em> “se l’accordo per i 777X era stato ampiamente annunciato nelle scorse settimane dai media di settore, una sorpresa è stata invece l’inclusione (…) di un ordine per l’acquisto di 50 unità (25 più altri 25 opzionali) del velivolo passeggeri a fusoliera stretta 737 Max, in sostituzione dei 50 A321neo che sono stati cancellati da Airbus”. Non a caso il segretario al Commercio degli Stati Uniti, Gina Raimondo, ha parlato di un &#8220;accordo di importanza storica&#8221; e di “una vittoria per i nostri lavoratori, i nostri produttori e i nostri fornitori&#8221;.</p>
<h2>Implicazioni geopolitiche</h2>
<p>La scelta del Qatar di affidare la propria flotta agli Stati Uniti non ha solo motivazioni economiche. &#8220;Il Qatar si trova al centro delle questioni geopolitiche più urgenti del momento&#8221;, ha commentato all’emittente televisiva qatariota “<a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/1/30/qatar-emir-heads-to-white-house-in-first-meeting-with-biden">Al Jazeera</a>” Omar Rahman, analista politico del Medio Oriente ed ex membro della Brookings Institution. Il Qatar è infatti una pedina fondamentale degli Usa nel Golfo: gli emiri di Doha sono vicini (sia geograficamente che politicamente) all’<strong>Iran</strong> e possono facilitare i contatti tra l’amministrazione Biden e gli ultraconservatori saliti al potere a Teheran nei colloqui sull&#8217;accordo nucleare. Non solo. Doha vanta un canale diretto con i talebani in <strong>Afghanistan</strong> ed è uno dei principali produttori mondiali di gas: ecco perché gli Usa hanno chiesto ai qatarioti di aumentare le forniture all’Europa per ridurre la dipendenza del Vecchio Continente dalla <strong>Russia</strong>.</p>
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		<title>Tra Mondiali e Olimpiadi, la geopolitica del 2022 passerà dallo sport</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-mondiali-e-olimpiadi-la-geopolitica-del-2022-passera-dallo-sport.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 09:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
		<category><![CDATA[olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era il 10 aprile del 1971 quando gli atleti della Nazionale di ping-pong a stelle e strisce furono i primi americani a entrare a Pechino dall&#8217;ascesa di Mao, contribuendo a stemperare l’idiosincrasia politica e culturale tra Stati Uniti e Cina. Quella che i media ribattezzarono Ping-pong diplomacy era, tuttavia, la punta dell’iceberg di una raffinata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-mondiali-e-olimpiadi-la-geopolitica-del-2022-passera-dallo-sport.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/09/11234134_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era il 10 aprile del 1971 quando gli atleti della Nazionale di ping-pong a stelle e strisce furono i primi americani a entrare a Pechino dall&#8217;ascesa di Mao, contribuendo a stemperare l’idiosincrasia politica e culturale tra Stati Uniti e Cina. Quella che i media ribattezzarono <em>Ping-pong diplomacy </em>era, tuttavia, la punta dell’iceberg di una raffinata strategia tessuta dal duo Nixon-Kissinger, che stava preparando l’istrionico momento del <em>Nixon goes to China</em> dell’anno successivo. Quell’anno immortalò una tendenza sempre più frequente nella geopolitica contemporanea, già intravista a Berlino nel 1936, e che avrebbe fatto dei campi sportivi una moderna arena, ove detonare o disinnescare tensioni altrove generatesi. Con obiettivi ed esiti differenti, la politica irruppe nelle Olimpiadi di Monaco del 1972 e, ancora, nel boicottaggio americano delle Olimpiadi in URSS del 1980, strategia di Jimmy Carter in risposta all&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Il 2022 che sta per venire sembra condensare tutte queste tendenze pregresse, non solo per l’alta tensione che ammanta la geopolitica degli ultimi due anni, ma soprattutto in vista di due grandi eventi sportivi come la <strong>Coppa del Mondo FIFA</strong> in Qatar e le <strong>Olimpiadi Invernali</strong> di Pechino.</p>
<h2>La <em>FIFA World Cup</em> in Qatar</h2>
<p><strong>Qatar 2022</strong> prenderà il là il 21 novembre prossimo. L’evento da subito ha suscitato malumori e controversie, perché più che il calcio, qui è la location a suscitare disagio. Oggi, più di ieri, i campioni dello sport rivestono un ruolo morale nella società contemporanea: lo sport non vuole o non può più ignorare questioni legate ai diritti civili e politici nel Mondo, sui quali il Qatar zoppica e non poco. Lo abbiamo visto con il sette volte campione del mondo di Formula 1 <strong>Lewis Hamilton</strong>, che ha indossato un casco con i colori della bandiera <em>LGBTI Pride Progress</em> durante il Gran Premio del Qatar. Stessa cosa dicasi per la Danish Football Union, l&#8217;organo di governo del calcio danese, critica sul trattamento del Qatar nei confronti dei lavoratori migranti: secondo un recente rapporto del quotidiano britannico <a href="https://www.theguardian.com/football/blog/2021/mar/25/qatar-world-cup-moral-compass-norwegian-clubs-players"><em>The Guardian</em></a>, in Qatar sono morti più di 6.500 lavoratori migranti da quando il Paese si è aggiudicato il diritto di ospitare i Mondiali del 2022, di cui almeno 37 direttamente collegati alla costruzione di stadi.  Stesse criticità sono state sollevate a proposito dei diritti femminili, che nel Golfo viaggiano su un filo sottilissimo che con i lustrini copre i soprusi sulle donne comuni. Protagonista del fronte critico verso il Paese del Golfo è stata la nazionale di calcio britannica: dopo Norvegia, Germania e Olanda, anche l’Inghilterra si sta muovendo a riguardo, studiando come agire nei prossimi mesi, anche se boicottare l’evento resta fuori discussione, visto e considerato che David Beckham, il <em>posh player</em> inglese per eccellenza, ha accettato un lauto contratto di sponsorizzazione come testimonial del Mondiale.</p>
<p>Per il Qatar si tratta di un progetto sottile, volto a diversificare l&#8217;economia della nazione, ridurre la sua dipendenza dal petrolio e guadagnarsi l&#8217;influenza tra le nazioni occidentali. Per i critici, si tratta di <strong><em>sportwashing</em> </strong>mescolato <strong><em>soft power</em></strong>, la via che un po’ tutte le nazioni del Golfo stanno perseguendo per ripulirsi agli occhi dell’opinione pubblica internazionale. È in questa logica che deve inquadrarsi il vespaio di polemiche sollevatosi nel 2011, dopo l&#8217;acquisto della maggioranza del Paris Saint-Germain da parte della <em>Qatar Investment Authority</em> e la nomina di <strong>Nasser Al-Khelaïfi</strong> a presidente del club. Quest’ultimo, poi, lo scorso 20 aprile è stato confermato nel Comitato Esecutivo dell&#8217;UEFA, poi eletto presidente dell&#8217;<em>European Club Association</em>, al posto del dimissionario Andrea Agnelli.</p>
<p>Sulla strategia sportiva qatariota pende, poi, la complessa <strong>disputa regionale</strong> con i vicini Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, non del tutto estranea al mondo del calcio. È stato solo nel gennaio 2021 che una coalizione guidata dai sauditi ha ristabilito le relazioni diplomatiche con il Qatar dopo un blocco economico di quattro anni come rappresaglia per i presunti legami del Qatar con gruppi islamisti come i Fratelli Musulmani.</p>
<p>Manca ancora un anno all’evento ma le tensioni di certo non mancano.</p>
<h2>Le Olimpiadi Invernali di Pechino</h2>
<p>Le Olimpiadi invernali di Pechino 2022 promettono altrettanto fulmicotone a partire dal 4 febbraio prossimo. E non solo per via dei complessi rapporti tra Stati Uniti e Cina-che risentono ancora dell’eco di Anchorage- ma perché il boicottaggio annunciato dal governo americano trascinerà nel dibattito l’Europa, la NATO, e l’intero Indo-Pacifico. Sul piatto della bilancia la politica cinese in Tibet, quella nei confronti degli Uiguri, la vicenda di Hong Kong e, non ultimo, il caso della tennista <strong>Peng Shuai</strong>, ancora avvolto nel mistero. Vi è poi, sotto la brace, la genesi della pandemia, la cui aura di riserbo e menzogne vizia, ormai, i rapporti con Pechino da quasi due anni.</p>
<p>La Casa Bianca ha affermato che nessuna delegazione ufficiale sarà inviata ai Giochi a causa delle preoccupazioni sulla situazione dei diritti umani, confermando però che gli atleti statunitensi potranno partecipare e avranno il pieno sostegno del governo. Gli Usa &#8220;pagheranno&#8221; per il <strong>boicottaggio diplomatico</strong> delle Olimpiadi così ha tuonato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian: &#8220;Dovrebbero smettere di politicizzare lo sport e di interferire con parole e azioni contro le Olimpiadi di Pechino, altrimenti mineranno il dialogo e la cooperazione tra i due Paesi in una serie di importanti aree e questioni internazionali e regionali&#8221;.</p>
<p>Non è una tattica nuova. Tre anni fa alcuni Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna, avevano annunciato il boicottaggio diplomatico dei <strong>Mondiali di calcio russi</strong> dopo l&#8217;avvelenamento di Salisbury. Una scortesia diplomatica, annunciata, dunque, che tradisce la volontà di non chiudere totalmente quella Porta un tempo Aperta. Tuttavia, per gli Stati Uniti, sperare di ottenere un seguito di boicottaggi è pura utopia se consideriamo quanto la maggior parte delle democrazie liberali siano compromesse economicamente con il Celeste Impero.</p>
<p>I boicottaggi completi, come sostiene Anthony Faiola da tempo sul <em><a href="https://www.washingtonpost.com/world/2021/12/13/olympics-diplomatic-boycott-analysis/">Washington Post</a></em>, sono strumenti bruschi che spesso fanno poco danno alle nazioni boicottate mentre infliggono vero dolore ai boicottatori. Gli atleti di punta vengono derubati delle loro finestre di punta per la medaglia. A peggiorare le cose, si possono aprire amare spaccature tra i politici che le dichiarano e i concorrenti, funzionari sportivi nazionali, emittenti, sponsor aziendali e telespettatori nazionali che soffrono di tali decisioni. Mentre un boicottaggio in piena regola di Pechino 2022 sembra improbabile, alcuni gruppi di difesa uiguri e tibetani si stanno unendo per sollecitare un boicottaggio diplomatico con la campagna <a href="https://nobeijing2022.org/"><strong>#NoBeijing2022</strong></a>. Ciò consentirebbe agli atleti di competere attenuando parte del <em>soft power</em> che può portare l&#8217;ospitare un&#8217;Olimpiade. I boicottaggi olimpici pare tendano a non funzionare. Quello del 1956 di Spagna, Svizzera e Paesi Bassi sull&#8217;invasione sovietica dell&#8217;Ungheria ebbe scarso impatto geopolitico. La maggior parte degli alleati europei di Washington non è riuscita a unirsi al boicottaggio dei Giochi di Mosca del 1980 da parte del presidente Carter, minando il suo obiettivo di isolare i sovietici. Stessa cosa dicasi per i boicottaggi nel 1980 e nel 1984. I sostenitori di questo approccio, dal canto loro, tuttavia, indicano che i boicottaggi sportivi legati alla vicenda dell&#8217;<strong><em>apartheid</em></strong> in Sudafrica negli anni &#8217;70 e &#8217;80 sono stati la prova che un tale approccio può svolgere un ruolo cruciale nell&#8217;applicare pressioni sui governanti di un Paese.</p>
<p>Da quando gli Stati Uniti hanno annunciato la loro ritorsione diplomatica, <strong>Nuova Zelanda</strong>, <strong>Gran Bretagna</strong>, <strong>Australia</strong>, <strong>Canada</strong> e <strong>Kosovo</strong> hanno seguito l&#8217;esempio. Giorni prima dell&#8217;annuncio degli Stati Uniti, i rappresentanti degli alti funzionari lituani avrebbero affermato che non avrebbero partecipato ai Giochi. Abbracciando ciò che alcuni critici hanno liquidato come una mezza misura, <strong>Joe Biden</strong> e altri leader potrebbero comunque essere vicini ad un risultato. I primi effetti, tuttavia, sono già visibili fra chi ha scelto di non seguirlo nella scelta: la <strong>Norvegia</strong>, regina degli sporti invernali, non si unirà agli Stati Uniti, né gli alleati della NATO <strong>Francia</strong> e <strong>Italia</strong>. Anche i governi dell&#8217;Europa orientale come la Polonia e l&#8217;Ungheria, con scarsi risultati in materia di diritti umani e desiderosi di corteggiare la Cina come partner economico, stanno ignorando il boicottaggio.</p>
<p>Difficile che, da qui a un mese, possano verificarsi nuovi colpi di scena. A Pechino, però, il mondo intero sarà al cospetto di <strong>Xi Jinping</strong> dopo due anni di pandemia e di politica estera aggressiva. Ciò che non hanno dichiarato i governi potranno farlo gli atleti? Chissà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-mondiali-e-olimpiadi-la-geopolitica-del-2022-passera-dallo-sport.html">Tra Mondiali e Olimpiadi, la geopolitica del 2022 passerà dallo sport</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sport e sostenibilità ambientale, un connubio sempre più stretto</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/sport-e-sostenibilita-ambientale-un-connubio-sempre-piu-stretto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 May 2021 18:10:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-300x186.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-1024x635.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-768x476.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-1536x952.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-2048x1269.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tema della responsabilità sociale d’impresa che a livello generalizzato coinvolge la gestione manageriale di diversi settori includendo la necessità per le organizzazioni di prestare attenzione ai dividendi non solo economici della loro attività ha preso piede anche nel settore sportivo che, per la sua pervasività mediatica e sociale, è stato investito anche dal tema &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sport-e-sostenibilita-ambientale-un-connubio-sempre-piu-stretto.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1190" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-300x186.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-1024x635.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-768x476.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-1536x952.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/stadio-2048x1269.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il tema della responsabilità sociale d’impresa che a livello generalizzato coinvolge la gestione manageriale di diversi settori includendo la necessità per le organizzazioni di prestare attenzione ai dividendi non solo economici della loro attività ha preso piede anche nel settore sportivo che, per la sua pervasività mediatica e sociale, è stato investito anche dal tema della <strong>responsabilità ambientale</strong>. Questo è evidente in diversi contesti in cui il <strong>business sportivo </strong>è ampiamente strutturato.</p>
<h2>Lo sport Usa abbraccia l&#8217;ambiente</h2>
<p>Negli Stati Uniti, ad esempio, <a href="https://greensportsalliance.org/about/">opera l’organizzazione <strong>Green Sports Alliance (Gsa) </strong>che unisce squadre</a> delle principali leghe professionistiche del Paese, dalla Nba (con i Cleveland Cavaliers in cui ha militato a lungo <strong>LeBron James</strong>) alla Nfl (con i <strong>Miami Dolphin) </strong>unite dall’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale dei loro impianti, delle loro attività, delle loro azioni in campo economico e di sponsorizzazione. Il <a href="https://www.sportspromedia.com/from-the-magazine/climate-change-sustainability-philadelphia-eagles-us-open-bundesliga" target="_blank" rel="noopener noreferrer">direttore della Gsa, <strong>Roger McClendon, </strong>ex responsabile della sostenibilità a Yum! Brands, ritiene che lo sport come industria</a> debba contribuire alla cosiddetta <strong>“Sostenibilità 3.0” </strong>contribuendo al raggiungimento degli obiettivi sociali di tutela dell’ambiente e non focalizzandosi solo sulla questione dell’abbattimento delle emissioni. Le infrastrutture sportive possono, ad esempio, saldarsi nel cuore dei progetti di <strong>smart cities </strong>altamente tecnologizzate, utilizzare energia pulita, contribuire al benessere collettivo.</p>
<p>I <strong>Philadelphia Eagles, </strong>squadra di football vincitore del Superbowl 2018, hanno organizzato nell’anno del loro successo un’operazione in partnership con il grande produttore di plastica e loro sponsor, Braskem, raccogliendo tutti i tappi di bottiglia di plastica lasciati dai loro tifosi <a href="https://www.philadelphiaeagles.com/braskem/">durante l’anno nel loro stadio, il <strong>Lincoln Financial Field, </strong>per</a> realizzare una copia in larga scala del trofeo assegnato al vincitore, il Lombardi Trophy, e sensibilizzare sull’impegno del team a rendere sempre più basso l’impatto ambientale dell’impianto e gli scarti nel processo di gestione dei rifiuti. Dalla parte opposta del Paese, in Oregon, i <strong>Portland Trail Blazers </strong>hanno coinvolto i loro tifosi organizzando vere e proprie competizioni a premio legate ai comportamenti virtuosi sulla gestione dei rifiuti e la sostenibilità.</p>
<h2>Il calcio europeo fa passi avanti</h2>
<p><strong>In Europa </strong>è stato il <a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-calcio-tra-geopolitica-e-finanza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mondo del calcio a percorrere i tempi.</a> Il record, in tal senso, spetta a una piccola squadra del calcio di provincia inglese dal nome evocativo di <strong>Forest Green Rovers</strong>. <a href="https://www.calcioweb.eu/2019/05/calcio-sostenibilita-ambientale-ecco-club-piu-green-mondo/10320339/">La squadra, nota <em>Calcio Web,</em></a> “con sede nel Gloucestershire e militante nella League Two, la quarta divisione del campionato inglese, già da tempo rispetta diversi criteri di sostenibilità”. Il Forest Green “sfrutta esclusivamente energia rinnovabile, offre un’alimentazione vegana ai propri giocatori, al suo staff e ai tifosi e gioca su un campo con manto erboso organico. Come riconoscimento del lavoro svolto dal club per ridurre il proprio impatto sull’ambiente, nel 2018 le Nazioni Unite hanno certificato i Forest Green Rovers prima squadra di calcio al mondo ‘a emissioni zero’ e il club da allora ha aderito a Climate Neutral Now, iniziativa della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici”.</p>
<p>In Italia invece primi passi si stanno timidamente facendo strada. “Genoa, Sampdoria e Cagliari”, <a href="https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/02/06/news/calcio_sostenibile_in_attesa_del_pubblico_sempre_piu_squadre_si_fanno_green-285832879/">nota <em>Repubblica</em></a><em>, “</em>hanno imposto, prima della chiusura degli stadi a causa del Covid-19, ai sostenitori di non utilizzare prodotti di plastica, fazzoletti, bicchieri, posate” <a href="https://www.juventus.com/it/sostenibilita/i-nostri-report">mentre la <strong>Juventus </strong>pubblica un proprio report sulla sostenibilità ambientale.</a></p>
<h2>Il modello tedesco</h2>
<p>Nel resto d&#8217;Europa, invece, la <strong>Germania </strong>gioca d’anticipo. Nel 2010 il Mainz, squadra calcistica della città di Magonza oscillante da tempo tra le prime due categorie del calcio tedesco, ha annunciato una partnership con la multiutility Entega per rendere il suo stadio il primo <em>carbon-neutral </em>e completamente alimentato da energie rinnovabili al mondo, sviluppando poi anche un sodalizio con le autorità locali per permettere incentivi al trasporto pubblico per i tifosi desiderosi di assistere alle partite. Anche l’Augsburg ha dichiarato a emission zero la sua Wwk Arena, alimentata da due pompe di calore che permettono il risparmio di circa 750 tonnellate di anidride carbonica l’anno.</p>
<p>L’Hoffenheim, squadra giunta dalla quinta serie alla Bundesliga tra il 2000 e il 2008 e che nella scorsa stagione ha esordito in <strong>Champions League, </strong>ha espanso a tutto campo la postura pro-sostenibilità annunciando nel 2019-2020 la creazione di un impianto sostenibile per la produzione di tessuti in Uganda, offrendo la possibilità ai tifosi di spendere un euro in più per ogni biglietto acquistato per permettere l’impianto di alberi nel Paese africano, cooperando con le autorità tedesche per lanciare progetti di educazione al rispetto dell’ambiente in Namibia. Il colosso del calcio tedesco, il Bayern Monaco, utilizza bicchieri di plastica solo riciclati, mentre il Werder Brema ha fatto piazzare 200 mila celle solari sul tetto dello stadio, con energia sufficiente per 300 appartamenti.</p>
<h2>In Qatar stadi ad emissione zero per i Mondiali</h2>
<p>Una prova fondamentale per il connubio <strong>sport/ambiente</strong> verrà data <a href="https://it.insideover.com/societa/come-il-qatar-si-sta-preparando-ai-mondiali-del-2022.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nel 2022 in Qatar, lì dove si svolgeranno i mondiali di calcio</a>. Per la prima volta nella storia la <a href="https://it.insideover.com/economia/le-infrastrutture-in-qatar-in-vista-della-coppa-del-mondo.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">competizione iridata si giocherà in autunno, con la finale fissata per il 18 dicembre</a> nel nuovo Iconic Stadium di Losail, periferia nord di Doha. La rivoluzione dei calendari della stagione calcistica è dovuta a un fattore prettamente ambientale: in estate in Qatar le temperature sforano spesso i +40 gradi, la natura desertica del territorio non aiuta e dunque è impossibile giocare in simili condizioni climatiche. Ma anche in autunno la situazione non è ideale per dare vita a partire di calcio.</p>
<p>Per questo la progettazione dei nuovi stadi ha dovuto tenere conto delle caratteristiche del clima di questa area del Golfo Persico. Una sfida non semplice: le nuove infrastrutture sportive, hanno fatto presente le autorità locali, avranno degli impianti di areazione in grado di mantenere la temperatura sui +27 gradi sia sulle tribune che in campo. Il tutto però senza <a href="https://it.insideover.com/ambiente/gas-rinnovabili-e-nucleare-la-via-per-la-transizione-energetica.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">gravare sull&#8217;ambiente</a>. Un connubio non facile da tenere assieme. L&#8217;obiettivo però potrebbe essere alla portata. Un primo esempio viene dalla prima infrastruttura già consegnata e pronta per le gare: è lo stadio Al Janoub di Al Wakrah, zona sud di Doha. L&#8217;opera dispone di un tetto mobile progettato dall&#8217;azienda tedesca Schlaich Bergermann Partner. La chiusura dello stadio servirà a mantenere la temperatura più bassa di quella ambientale. Il tetto è interamente coperto di pannelli solari, circostanza che rende la struttura energicamente auto sufficiente. L&#8217;esempio dello stadio Al Janoub dovrebbe essere seguito anche dalle altre opere interessate dalla competizione.</p>
<h2>La corsa del motorsport alla conversione green</h2>
<p>Anche l&#8217;altro sport più popolare su scala globale, la competizione automobilistica della Formula 1, da anni sta provando una difficile transizione ecologica. La categoria regina del motorsport è sempre stata sotto l&#8217;occhio del ciclone per i suoi consumi energetici e il conseguente impatto ambientale. Nel 2014 è arrivata la prima vera rivoluzione, con le vetture passate nell&#8217;era del motore cosiddetto <strong>“ibrido</strong>”. Le power unit, così vengono identificati i nuovi propulsori, hanno al loro interno anche componenti elettriche. Per le case costruttrici partecipanti al mondiale di F1, si è avuta la possibilità di sviluppare questa nuova tecnologia anche per le vetture da strada. Spesso però i nuovi motori sono stati criticati dagli appassionati e dagli addetti ai lavori: il dito è puntato soprattutto sulla mancanza del classico “sound” in grado di caratterizzare le auto più veloci. Circostanza che ha spinto il “circus” a provare strade alternative.</p>
<p>Nei prossimi anni, come rivelato dal sito <em>Motorsport.com</em>, potrebbe sorgere la possibilità di un nuovo motore cosiddetto “aspirato”, in grado di ridare ai tifosi le sonorità classiche della Formula Uno. Il tutto però con l&#8217;utilizzo di un carburante a base di idrogeno. Un modo per trovare, nell&#8217;ambito della transizione al green, una valida alternativa all&#8217;elettrico. Il motorsport comunque già da anni annovera nel suo calendario un torneo mondiale svolto esclusivamente con macchine elettriche. Si tratta della Formula E, nata nel 2014 e che vede la presenza di numerosi costruttori. Una categoria che ben rappresenta la volontà degli sport motoristici di spingere la conversione verso una tecnologia maggiormente sostenibile.</p>
<h2>L’ecologismo contro il Tour de France</h2>
<p>Per concludere questa panoramica sullo sport e il legame con la sostenibilità non possiamo non sottolineare che in diversi casi il mondo agonistico è stato investito dalle critiche dell’ala più oltranzista dei movimenti ambientalisti. Nel 2020 una critica di questo tipo ha coinvolto lo sport più…”pulito” in assoluto sotto il profilo ambientale: il <strong>ciclismo</strong>. A settembre, infatti, <a href="https://it.insideover.com/politica/le-elezioni-amministrative-disegnano-una-nuova-francia.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Gregory</strong> <strong>Doucet</strong>,</a> sindaco di Lione esponente del partito dei Verdi<a href="https://www.france24.com/en/20200911-macho-and-polluting-green-mayors-target-tour-de-france">, ha definito il leggendario Tour de France “poco ambientalista”</a> (oltre che “maschilista”) auspicando che la <a href="https://it.insideover.com/societa/lecologismo-francese-si-scaglia-contro-il-tour-de-france-e-gli-alberi-di-natale.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Grande Boucle non passi più dalla sua città.</a> Il motivo? Le poche automobili della <strong>carovana gialla, </strong>che comprendono gli staff delle squadre e dell’organizzazione di gara. Una critica decisamente pretestuosa proveniente dall’amministrazione della città che nel 1903 ospitò l’arrivo della prima storica tappa della Grand Boucle. La cui organizzazione, tralaltro, combatte da anni una battaglia per sensibilizzare all’uso della bici in Francia, sottolineando <a href="https://www.letour.fr/en/the-race/riding-info-the-future">che il 60% degli spostamenti nell’Esagono avviene su distanze inferiori a 5 km e che solo il 4% di essi è compiuto pedalando sulle due ruote</a>.</p>
<p><strong>Sostenibilità </strong>e responsabilità sociale significa anche questo. Lo sport si fa oggigiorno giocoforza importante latore di messaggi destinati al grande pubblico: dalle due ruote alle quattro della Formula 1, passando per calcio, basket e sport Usa, è una questione di immagine e di business. Che un linguaggio universale come lo sport moderno non può certamente ignorare.</p>
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		<title>Le infrastrutture in Qatar in vista della coppa del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/le-infrastrutture-in-qatar-in-vista-della-coppa-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2021 16:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Doha oramai si è proiettati verso la parte finale di un conto alla rovescia che culminerà nel novembre 2022, quando qui scatterà il primo mondiale di calcio ospitato in medio oriente. Per il Qatar una prova molto importante, a cui si tiene particolarmente per motivi economici, politici e per ragioni legate al Soft Power, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/le-infrastrutture-in-qatar-in-vista-della-coppa-del-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A Doha oramai si è proiettati verso la parte finale di un conto alla rovescia che culminerà nel novembre 2022, quando qui scatterà il primo <strong>mondiale</strong> di calcio ospitato in medio oriente. Per il <strong>Qatar</strong> una prova molto importante, a cui si tiene particolarmente per motivi economici, politici e <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-qatar-si-sta-interessando-al-calcio.html">per ragioni legate al Soft Power</a>, argomento sempre molto caro alla dirigenza locale. Considerando che le olimpiadi di Tokyo del luglio 2021<a href="https://it.insideover.com/scienza/come-il-giappone-si-prepara-alle-olimpiadi-del-covid.html"> si svolgeranno senza pubblico straniero</a>, la coppa del mondo del 2022 dovrebbe rappresentare il primo grande evento aperto a una platea globale dopo il <strong>coronavirus</strong>. Un elemento ancora più importante da tenere in considerazione per le autorità qatariote.</p>
<h2>La sfida legata alle infrastrutture</h2>
<p>Le ultime due edizioni dei mondiali di calcio si sono svolte in Brasile e in Russia. Due Paesi molto vasti, in cui per postarsi da uno stadio all&#8217;altro era necessario servirsi di voli interni e in cui per squadre e tifosi occorreva pianificare importanti trasferte. Il Qatar ha invece una superficie grande circa la metà della Sicilia. La massima distanza tra due stadi sarà di 70 km. Per turisti e addetti ai lavori vorrà dire organizzare viaggi più semplici, per le autorità di Doha la sfida invece sarà ancora più dura. Significherà di fatto concentrare la grande mole di persone attese per la coppa del mondo in spazi molto più ristretti, concentrando gli eventi in zone molto vicine tra loro. Ecco perché il Qatar ha puntato molto sullo sviluppo di nuove <strong>infrastrutture</strong> o all&#8217;ampliamento di quelle già esistenti. A partire dall&#8217;aeroporto internazionale di Doha. L&#8217;<em>Hassan International</em> è hub della Qatar Airways, una delle compagnie più importanti al mondo, e già oggi può ospitare almeno 50 milioni di passeggeri all&#8217;anno.</p>
<p>Inaugurato nel 2014, sono in corso i lavori per un ulteriore adeguamento. L&#8217;obiettivo è aumentarne la capienza in vista dell&#8217;apertura dei mondiali. Da qui i giornalisti, i tifosi e le squadre dovranno raggiungere Doha, dove si svolgeranno le gare e dove verranno sistemate le principali strutture per la stampa e gli eventi collaterali al torneo. Per questo la capitale del Qatar ha dovuto dotarsi di una nuova linea <strong>metropolitana</strong>, in gran parte all&#8217;aperto. Oggi sono 40 le stazioni e la tratta principale mette in collegamento la città satellite di <strong>Al Wakrah</strong> con l&#8217;aeroporto e la strategica città di <strong>Losail</strong>, a nord di Doha e futura sede dello stadio della finale. Aperta nel 2019, la metropolitana entro il novembre del 2022 sarà formata da almeno tre linee e fermate dislocate nei principali assi urbani. Ai lavori di costruzione ed ampliamento <a href="https://it.insideover.com/economia/le-aziende-italiane-alla-scoperta-del-qatar.html">stanno contribuendo anche diverse aziende italiane</a>. In via di sviluppo anche i collegamenti stradali: sono diversi i cantieri avviati per ampliare la rete autostradale attorno Doha e le principali località del Paese.</p>
<h2>Dove si giocheranno le partite</h2>
<p>Secondo la <strong>Fifa</strong>, dopo un&#8217;ispezione compiuta a novembre, <a href="https://www.calcioefinanza.it/2020/11/20/stadi-qatar-2022-infrastrutture/">le infrastrutture per i mondiali sarebbero al 90% già pronte</a>. Il riferimento non è soltanto agli stadi ma, per l&#8217;appunto, all&#8217;intero circuito infrastrutturale ruotante attorno alla competizione. Dalla nuova metropolitana passando per l&#8217;ampliamento dell&#8217;aeroporto, la macchina organizzativa sembra procedere speditamente. Il Qatar del resto vuole farsi trovare pronto già prima dei mondiali. Gli stadi costruiti e consegnati sono tre, uno è in corso di ampliamento e gli altri quattro in fase di costruzione. In totale saranno otto le strutture dove si disputeranno le partite, sette delle quali nell&#8217;area metropolitana di Doha. La configurazione logistica è quasi del tutto inedita per una competizione mondiale. Soltanto nell&#8217;edizione inaugurale del 1930 in <strong>Uruguay</strong> il torneo si è disputato interamente in una sola città, in quel caso a Montevideo.</p>
<p>Ecco perché per le autorità locali la vera sfida è quella di far muovere migliaia di persone all&#8217;interno di un&#8217;unica area urbana. La disposizione degli stadi nel progetto di Qatar 2022, rispecchia del resto la realtà del Paese che vede in Doha il centro urbano più grande. L&#8217;altro è invece <strong>Al Khor</strong>, distretto da 250mila abitanti a nord della capitale. Qui si giocherà la partita d&#8217;esordio dei mondiali, all&#8217;interno di uno degli stadi in costruzione il quale avrà la particolarità di rispecchiare nelle sue forme architettoniche una tradizionale tenda beduina. La finale invece sarà disputata a <strong>Losail</strong>, interna all&#8217;area urbana di Doha e dalla storia molto recente: si tratta infatti di una località la cui costruzione è stata pianificata nei primi anni 2000, una città che ha strappato territorio al deserto. Per gli sportivi il nome non è nuovo: a Losail c&#8217;è infatti la sede dell&#8217;autodromo che dal 2005 ospita una gara del motomondiale.</p>
<p>Gli investimenti di Doha, non esenti da critiche per via delle condizioni dei lavoratori riportate in un recente articolo del<em> Guardian</em>, il quale ha innescato una polemica con il governo locale, sono molteplici. E di certo hanno nel mondiale il fine più importante, ma non l&#8217;ultimo: il Qatar infatti punta sulla crescita infrastrutturale per poter essere ancora più competitivo nella regione mediorientale in futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/le-infrastrutture-in-qatar-in-vista-della-coppa-del-mondo.html">Le infrastrutture in Qatar in vista della coppa del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cosa sta accadendo in Qatar?</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-in-qatar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 06:57:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiali Qatar]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una recente inchiesta condotta e firmata dal quotidiano britannico The Guardian ha suscitato clamore nell&#8217;opinione pubblica globale. Secondo l&#8217;articolo, pubblicato in data 23 febbraio, il Qatar sarebbe casa di una strage silente tra i lavoratori stranieri impiegati nei cantieri faraonici messi in piedi nell&#8217;ambito dell&#8217;ormai prossimo Campionato mondiale di calcio 2022. Questo presunto massacro avrebbe &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-in-qatar.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-in-qatar.html">Cosa sta accadendo in Qatar?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Qatar-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una<a href="https://www.theguardian.com/global-development/2021/feb/23/revealed-migrant-worker-deaths-qatar-fifa-world-cup-2022"> recente inchiesta</a> condotta e firmata dal quotidiano britannico <em>The Guardian</em> ha suscitato clamore nell&#8217;opinione pubblica globale. Secondo l&#8217;articolo, pubblicato in data 23 febbraio, il Qatar sarebbe casa di una strage silente tra i lavoratori stranieri impiegati nei cantieri faraonici messi in piedi nell&#8217;ambito dell&#8217;ormai prossimo Campionato mondiale di calcio 2022.</p>
<p>Questo presunto massacro avrebbe avuto inizio nel 2010, ovverosia quando Doha, una volta ipotecato il diritto ad ospitare uno degli eventi sportivi più seguiti del mondo, ha cominciato ad attrarre forza lavoro temporanea da Asia e Africa, principalmente proveniente da India, Nepal, Sri Lanka, Pakistan, Filippine e Kenya. Il Guardian sostiene e riporta che cause naturali e condizioni lavorative avrebbero causato circa 6.500 morti fra i lavoratori stranieri nel periodo compreso fra il 2010 e il 2020; un numero che, sostiene il giornale, potrebbe essere di gran lunga più elevato se soltanto il governo qatariota fosse più trasparente nel processo di raccolta dati.</p>
<p>Per capire se l&#8217;inchiesta del Guardian sia basata su evidenze fattuali o no, abbiamo raggiunto un esperto di stanza a Doha la cui conoscenza approfondita del Paese sarà in grado di aiutare il pubblico internazionale a discernere meglio e, cosa più importante, a farsi un&#8217;idea di cosa il Qatar stia realmente facendo in materia di diritti dei lavoratori e sicurezza sul lavoro.</p>
<h2>Che cosa sostiene l&#8217;ILO</h2>
<p>L&#8217;esperto che ha accettato di parlare con InsideOver è <span style="font-size: 1rem;">Max Tuñón, capo dell&#8217;ufficio progetti in Qatar dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO, <em>International Labour Organization</em>). La ragione per cui abbiamo deciso di intervistarlo deriva dal fatto che l&#8217;ILO e il governo qatariota hanno avviato un programma di cooperazione tecnica nel 2017. Nel quadro di soprascritto programma, l&#8217;organizzazione sta fornendo supporto al Paese affinché venga concretata la sua ambiziosa agenda di riforma del lavoro e venga garantito il rispetto degli standard internazionali del lavoro.</span></p>
<p><strong>Nel contesto dei lavori per la prossima Coppa del mondo, afferma il Guardian, almeno 6.500 operai sarebbero morti in Qatar fra il 2010 e il 2020, chi per cause lavorative e chi per ragioni non legate al lavoro. Cosa c&#8217;è di vero, e cosa non c&#8217;è di vero, nell&#8217;inchiesta del Guardian? Vi sono altre stime, possibilmente più affidabili?</strong></p>
<p>Non siamo nella posizione di rilasciare commenti sul contenuto specifico di quell&#8217;articolo ma, comunque sia, è fondamentale operare una distinzione chiara tra morti bianche e morti non avvenute sul lavoro. L&#8217;analisi dei dati dovrebbe tenere in considerazione anche dimensioni e composizione della popolazione, oltre a numerosi altri fattori. Le cifre ufficiali del governo sulle morti bianche parlano di 123 decessi nel 2018 e 117 nel 2019. <span style="color: #000000;">L&#8217;ILO, attualmente, sta collaborando con il governo del Qatar per migliorare la raccolta e l&#8217;analisi delle statistiche sugli incidenti sul lavoro, classificandole per nazionalità, età, causa dell&#8217;incidente, eccetera. Più in generale, il governo [qatariota] e l&#8217;ILO stanno lavorando al rafforzamento della sicurezza e della salute sul lavoro al livello strategico e di politiche, nonché al miglioramento pratico dell&#8217;abilità dell&#8217;ispettorato del lavoro di far rispettare le regolamentazioni.</span></p>
<p><strong>In che modo il Qatar sta gestendo l&#8217;argomento sicurezza sul lavoro? Può illustrarci, in sintesi, la politica lavorativa nazionale?</strong></p>
<p lang="en-GB">Negli ultimi tre anni, l&#8217;ILO ha lavorato con il governo qatariota ai fini dell&#8217;implementazione dell&#8217;ambiziosa agenda di riforma globale del lavoro; agenda che sta beneficiando dipendenti, datori di lavoro e l&#8217;economia nel suo insieme. Una volta eliminati gli aspetti più problematici del sistema di sponsorizzazione (<em>kafala</em>), abbiamo assistito all&#8217;introduzione della mobilità nel mercato del lavoro <span style="font-size: 1rem;">–</span><span style="font-size: 1rem;"> ai dipendenti, adesso, è consentito cambiare datore di lavoro </span><span style="font-size: 1rem;">–; una prima assoluta nella regione del Golfo. Questo ha funto da rimedio al livello di controllo che i principali esercitavano sui lavoratori e ridurrà, inoltre, i costi e i rischi relativi all&#8217;assunzione oltreconfine, rendendo il Qatar una destinazione più attraente per i talenti del mondo e gli investimenti. </span></p>
<p lang="en-GB"><b style="color: #000000; text-align: justify;">Quali sono le condizioni dei lavoratori stranieri in Qatar?</b></p>
<p lang="en-GB">A partire dal 20 marzo entrerà in vigore un nuovo stipendio minimo di 1000 QAR, accompagnato da vitto e alloggio, che beneficerà direttamente il 20% della forza lavoro. Lo stipendio minimo non è discriminatorio: riguarderà tutti i lavoratori, a prescindere dalla nazionalità o dal settore, inclusi quelli domestici. Inoltre, attraverso lo stabilimento di comitati congiunti a livello di impresa, si sta espandendo il dialogo sociale tra lavoratori e principali. Noi riconosciamo i traguardi del Qatar nella sua ambiziosa agenda di riforma del lavoro e siamo pienamente consapevoli, così come lo è il governo, che vi sia ancora lavoro da fare.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è che deve essere ancora fatto in termini di riforme del lavoro?</strong></p>
<p>Il pagamento degli stipendi dovuti è la preoccupazione principale dei lavoratori a basso salario che si trovano in Qatar. La pandemia globale ha colpito molte imprese, comportando un rallentamento nel pagamento degli arretrati da parte del governo. L&#8217;ILO sta lavorando con il governo affinché venga rafforzato ulteriormente il Sistema di Protezione Salariale (<em><span style="font-size: 1rem;">Wage Protection System</span></em><span style="font-size: 1rem;">), che esige dai datori che effettuino i pagamenti dei lavoratori sui loro conti bancari – un procedimento monitorato digitalmente dal Ministero del Lavoro. Stiamo anche collaborando con l&#8217;ispettorato del lavoro per sorvegliare le pratiche di pagamento degli stipendi, così come la sicurezza e la salute sul lavoro e le norme sugli alloggi.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/cosa-sta-accadendo-in-qatar.html">Cosa sta accadendo in Qatar?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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