Il conto alla rovescia a Doha sta per entrare nel vivo. Mancano infatti poco meno di 18 mesi al fischio d’inizio dei mondiali di calcio di Qatar 2022, evento che richiamerà nel piccolo Stato del Golfo le attenzioni di tutti i media internazionali. L’appuntamento è di quelle essenziali per l’emirato: in ballo ci sono lavori e progetti per diversi miliardi di dollari, oltre che la possibilità di implementazione del progetto “Vision 2030”, con il quale il governo locale vuole lanciare l’economia e l’immagine del Paese nel medio e nel lungo periodo. La sfida però non riguarda solo il Qatar. I tanti investimenti nel Paese mediorientale hanno avviato un’autentica gara tra attori internazionali per accaparrarsi commesse e progetti in grado di costituire importanti opportunità per centinaia di aziende.

Una sfida anche per l’Italia

Sotto il profilo politico i rapporti tra Roma e Doha sembrano godere di un ottimo stato di salute. Nel novembre 2018, quando l’Italia ha organizzato il forum sulla Libia, i rappresentanti del Qatar hanno accettato l’invito e hanno preso parte all’incontro. Tanto nel nostro Paese quanto in quello del Golfo sono stati diversi i colloqui bilaterali tra i rispettivi rappresentanti. Tutto questo si è tradotto in un interscambio commerciale in continua crescita fino allo scoppio della pandemia da coronavirus. Nel 2019, tra importazioni ed esportazioni, il valore dei rapporti economici tra i due Paesi è stato di 2,6 miliardi di euro, con una crescita del 2% rispetto all’anno precedente. Gli stravolgimenti causati dall’emergenza sanitaria globale ha ridotto, come segnalato dai dati ufficiali del nostro governo, di circa il 23% il volume degli interscambi. Ma in termini assoluti le relazioni commerciali hanno retto e l’Italia ha potuto mantenere la sua influenza nel mercato del Qatar. Così come è vero anche il contrario: gli investimenti di Doha, effettuati in gran parte dal fondo sovrano Qatar Investiment Authority (QIA), sono oramai radicati in diversi settori, a partire da quello edilizio e turistico.

L’attuale posizionamento nel mercato del Qatar

C’è poi un dato su tutti che testimonia le potenzialità italiane nel piccolo emirato del Golfo. Il nostro Paese è il sesto fornitore del Qatar, il secondo dopo la Germania tra i Paesi dell’Unione europea. Al tempo stesso, l’Italia è il dodicesimo cliente di Doha: gas e petrolio sono le materie prime maggiormente importate dal Paese mediorientale. Roma dunque è ben presente all’interno del “cantiere” Qatar. A confermarlo su InsideOver anche il direttore dell’agenzia Ice di Doha, Giosafat Riganò: “Attualmente qui ci sono 50 aziende del nostro Paese – ha dichiarato – ma negli ultimi anni sono state almeno 540 le imprese che hanno chiesto il nostro supporto”. Oltre al settore energetico, l’altra voce importante relativa alla presenza delle nostre aziende è quella inerente l’edilizia. Il perché è presto detto: il mondiale del 2022 ha implementato gli investimenti delle autorità locali in nuove infrastrutture.

Non solo stadi ed opere attinenti alla competizione sportiva, i cantieri hanno riguardato anche strutture destinate a cambiare il volto del Paese, in vista anche del raggiungimento degli obiettivi del programma Vision 2030. Nella costruzione ad esempio della metropolitana di Doha, ha partecipato anche una delle più importanti aziende italiane impegnata nel ramo delle grandi opere. In giro per l’emirato sono poi diverse le tipologie di lavori in corso: “Nel nostro ufficio Ice – ha tenuto a precisare Giosafat Riganò – abbiamo attivato anche un servizio di monitoraggio gare che serve ad informare tutte le potenziali aziende italiane interessate ai vari appalti banditi dalle autorità locali”. Un ulteriore segno di come, sia prima che dopo i mondiali, il Qatar potrebbe potrebbe offrire ulteriori possibilità di investimento.

Dove il nostro Paese può puntare

Dove l’Italia potrebbe sfruttare il suo potenziale è indubbiamente nel ramo agroindustriale: “Dopo il blocco economico del 2017 decretato dai Paesi vicini – ha spiegato Riganò – Doha ha dovuto puntare sullo sviluppo di questo settore e qui il nostro Paese può vantare molte eccellenze”. Per questo tra il 23 e il 27 marzo l’ambasciata italiana e l’ufficio Ice hanno organizzato diversi stand all’interno dell’ottava edizione dell’Agriteq – Enviroteq, appuntamento che annualmente raduna a Doha investitori del settore da tutto il mondo: “Il Qatar ha bisogno della tecnologia italiana – ha proseguito il direttore dell’agenzia Ice – il Paese può quindi dare molte opportunità alle nostre aziende”. Nell’ambito del programma Vision 2030 poi, molto spazio è destinato alle rinnovabili e allo sviluppo sostenibile. Rami economici su cui l’emirato in futuro vorrà ulteriormente puntare. L’Italia, in poche parole, è chiamata a una sfida importante per la sua presenza in medio oriente: conoscere sempre di più il Qatar.

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