L’opera di proselitismo delle ong islamiche nei Balcani non si ferma. Anzi, procede a gonfie vele e diventa ancora più massiccia a causa di una questione geopolitica su cui vale la pena fare luce: l’alleanza ideologico-politicatra Qatar e Turchia. Prima di tutto occorre fare un passo indietro per spiegare perché l’area balcanica è finita per diventare terra di conquista dell’islam. Solo allora, in un secondo momento, apparirà evidente il ruolo di Qatar Charity, l’organizzazione benefica qatariota nata, almeno sulla carta, per fornire assistenza alle comunità bisognose presenti in Qatar e in altri luoghi. In realtà Qatar Charity è solo una delle tante ong islamiche finanziate dai governi del Golfo in competizione tra loro per diffondere una certa specifica visione religiosa dell’Islam. Questa ong è in poche parole, una sorta di cavallo di Troia attraverso il quale Doha intende influenzare il mondo puntando sul lato buono del soft power. Proprio a causa della sfrenata competizione religiosa delle citate ong, negli ultimi anni il Qatar è finito nel mirino di vari paesi del Golfo, in primis l’Arabia Saudita.

Proselitismo senza freni

Le cause principali all’origine della diffusione nei Balcani di un Islam integralista proveniente dai paesi del Golfo sono due: la guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995) e la guerra del Kosovo (1998-1999). Le minoranze musulmane presenti in questi paesi coinvolte nei conflitti, soprattutto in Bosnia, hanno attirato combattenti stranieri desiderosi di difendere i loro fratelli spirituali. Al termine delle ostilità, chi è sopravvissuto è rimasto nei Balcani, dove si è rifatto una vita. Il problema è che i nuovi arrivati erano sì islamici, ma seguivano un islam integralista e ben lontano da quello della scuola hanafita diffusa in loco. In pochi anni, le risorse economiche di molte ong islamiche sono piovute in questi paesi devastati dalla guerra e hanno contribuito a ricostruire le società del posto, secondo un modello religioso estremo.

L’attività delle ong islamiche nei Balcani

Nel dopoguerra, come analizza il libro d’inchiesta Qatar Papers, i Balcani si sono trasformati in un teatro di proselitismo che ha messo di fronte ong islamiche finanziate da paesi del Golfo tra loro rivali. Arabia Saudita e Qatar sono i due attori principali della disputa, combattuta a son di investimenti milionari e opere di bene. Qatar Charity ha finanziato numerosi progetti, come il centro islamico Al-Fajr e la scuola albanese-qatariota a Tirana, o concesso microcrediti ai più poveri, nel caso della Bosnia o, ancora, si è presa carico dell’assistenza di bambini orfani in Kosovo. Tutto molto bello ma, data la povertà dei territori devastati dalla guerra, le ong islamiche non hanno avuto grandi difficoltà nell’imporsi nell’intera regione svolgendo attività di proselitismo in campo sociale, educativo e religioso. In Kosovo, ad esempio, nel 1999 c’erano circa 200 moschee, mentre oggi ce ne sono più di 800; un numero spropositato e ingiustificato, visto che non si riscontrano particolari esigenze da parte della comunità locale, assai contenuta.

La Turchia appoggia il Qatar

Il gioco geopolitico dei Balcani ruota attorno alla religione islamica, appare ormai evidente. A Pristina, sempre in Kosovo, Qatar Charity aveva in mente di costruire una grande moschea, un colosso da 25 milioni di euro e dotato di centri commerciali. A finanziare il tutto, adesso, sarà la Turchia: Ankara, oggi, si è sostituita all’opera di proselitismo qatariota nei Balcani dopo che Doha è stata messa all’angolo dagli altri paesi del Golfo e accusata di collusione con i terroristi islamici. Così facendo i turchi sperano di incrementare il loro peso specifico nella lotta regionale, sia politica che religiosa. Da una parte troviamo quindi l’islam wahabita dell’Arabia Saudita, dall’altra quello legato ai Fratelli Musulmani, comune a Qatar e Turchia. In entrambi i casi c’è poco da stare sereni: l’obiettivo è sempre il medesimo. Plasmare la società secondo i valori religiosi islamici.