Il 25 marzo scorso la Fiaccola Olimpica è stata accesa, peraltro in un luogo molto simbolico: Fukushima. Tuttavia l’atmosfera che si respira non è quella tipica di un evento importante. Il coronavirus e, in particolare, la variante giapponese, stanno gettando ulteriori ombre sullo svolgimento delle Olimpiadi di Tokyo. La tensione avvertita nel Paese del Sol Levante, sta servendo come monito anche nel Golfo Persico: a Dubai è infatti corsa contro il tempo per organizzare al meglio l’Expo.

Che aria tira in Giappone

Parlare di Olimpiadi, organizzarle e attendere la data fatidica, è stato sempre un momento suggellato da un clima di grandi aspettative. Non è proprio così quest’anno per il Giappone: oltre all’evento più atteso degli ultimi anni, gli occhi sono puntati su quella che è attualmente la situazione sanitaria caratterizzata dal coronavirus. Già perché sebbene qui la situazione sia migliore rispetto ad altre parti del mondo, il Covid non è completamente sparito e, a prendere sempre più piede generando apprensioni, è la variante giapponese.

Dopo il picco raggiunto il 9 gennaio scorso con 7.790 casi, la situazione nel Paese del Sol Levante è andata migliorando facendo contare tra la fine di febbraio e l’inizio del mese di marzo circa mille casi al giorno. Di fronte a questi dati, le autorità governative hanno deciso di allentare prima e rimuovere poi le misure restrittive sebbene fossero comunque meno coercitive rispetto agli altri Paesi. È rimasta così in atto soltanto un’altissima attività di monitoraggio della situazione epidemiologica per ogni regione. I contagi sono tornati ad aumentare all’inizio del mese di aprile. Ad essere particolarmente colpita in questo momento è la città di Osaka dove sono state imposte nuovamente le misure restrittive. La situazione si è fatta allarmante al punto tale da annullare la cerimonia del passaggio della torcia olimpica nel cuore della Città previsto il 14 aprile. Allo stesso modo, anche le vicine prefetture di Hyogo e Miyagi, sono ricorse a nuove restrizioni.

A destare un’altra preoccupazione è stata nelle ultime settimane anche la rilevazione della variante giapponese. Scoperta nell’ospedale universitario di Tokyo, la variante sembra che sia più resistente ai vaccini e che riesca a sfuggire agli anticorpi generati dal sistema immunitario dopo un’infezione da Covid. Si può quindi ben comprendere che l’atmosfera non sia delle più tranquille. Solamente nella capitale giapponese il 70% delle persone ricoverate nell’ospedale universitario erano affette dalla nuova variante.

Olimpiadi sì, ma in tutta sicurezza

Dopo anni di preparazione per il tanto atteso evento, l’arrivo del coronavirus ha stravolto ogni sorta di programmazione. I giochi olimpici che avrebbero dovuto prendere il via lo scorso anno, sono stati rinviati al 23 luglio prossimo. Vista la situazione, non tra le più rosee, le competizioni non saranno ulteriormente rinviate ma sta di fatto che si svolgeranno con un clima non tipico di questi eventi. Le autorità giapponesi infatti stanno facendo in modo di adottare tutte le misure restrittive necessarie che in quei giorni garantiranno il sicuro svolgimento dei giochi contrastando al tempo stesso l’impennata dei contagi. Per fare ciò si è scelto di rinunciare all’essenza dell’evento: gli spettatori stranieri. Il Giappone si blinda: nessuna persona potrà arrivare d’oltre confine durante il periodo delle Olimpiadi. Non ci saranno quindi appassionati, sportivi, parenti degli atleti o turisti curiosi. La decisione è stata presa dal presidente del comitato organizzatore, Seiko Hashimoto, dal ministro dello Sport, Tamayo Marukawa, e dalla governatrice di Tokyo, Yuriko Koike. Le restrizioni sono state poi confermate in un successivo aggiornamento tenuto con  il presidente del Comitato olimpico Thomas Bach e del Comitato paralimpico Andrew Parsons.

Un clima atipico che di certo lascerà il segno e sarà ricordato a lungo termine. Se sul fronte esterno il Giappone ha deciso di chiudere i confini, sul quello interno la tutela della salute degli atleti sarà improntata su misure altrettanto rigide. I partecipanti alla competizione dovranno infatti osservare un periodo di quarantena di due settimane non appena arrivati a Tokyo, si alleneranno negli alloggi di residenza e nelle sedi sportive e saranno sottoposti a continuo monitoraggio. Nessuna libertà allo spostamento: ogni loro movimento verrà segnalato da un’apposita App.

Quelle competizioni diventate emblema del periodo che stiamo vivendo

C’è una scena rimasta impressa nella memoria degli sportivi: nell’agosto 2016, durante la cerimonia di chiusura dei giochi di Rio, l’allora premier giapponese Shinzo Abe si è presentato allo stadio travestito da Supermario. Un modo insolito per un capo di governo, ma la simpatica scena è emblematica della valenza data al Giappone alle sue Olimpiadi. Anche l’idea di far partire la fiaccola olimpica da Fukushima, luogo simbolo della catastrofe dello tsunami del 2011, è sintomo dell’importanza assunta dai giochi per i giapponesi. Il rinvio dell’evento al 2021 è costato molto caro, non solo sul fronte economico ma anche emotivo. Il Paese del Sol Levante ha dovuto dare un parziale addio a un appuntamento cruciale sia a livello mediatico che politico.

La speranza lo scorso anno però era quella di assistere, nell’anno successivo alla diffusione della pandemia, a un ritorno alla normalità. E, con essa, anche allo svolgimento dei giochi con il consueto clima di festa. In poche parole, il Giappone sperava di poter mettere su Tokyo 2020 un semplice asterisco con cui indicare solamente un cambio di data. Così purtroppo non sarà. Le Olimpiadi che partiranno a luglio saranno diverse da come le si è immaginate. La kermesse giapponese sarà, al contrario, simbolo del momento che il mondo sta attraversando. Una considerazione che vale anche per i diversi eventi rinviati 12 mesi fa: dagli Europei di calcio, passando per le varie rassegne mondiali di diverse discipline sportive, gli appuntamenti del 2021 avranno tutti un sapore diverso. Non di rinascita, ma si semplice adeguamento alla circolazione del virus.

Da Tokyo a Dubai: il mondo cerca di ripartire dai grandi eventi

É pur vero che rinunciare del tutto alle più grandi kermesse darebbe un segnale ancora più negativo. In primo luogo sotto il profilo economico: organizzare grandi eventi richiede anni di investimenti, i quali non possono poi ricadere nel vuoto. Dunque, meglio dare vita alle manifestazioni, seppur con le limitazioni, che annullarle definitivamente. In secondo luogo, sotto un aspetto prettamente emotivo, fermare i grandi eventi significherebbe dare il segno di un mondo ancora non pronto ad assaggiare anche una minima forma di normalità. Per questo in Giappone, nonostante le difficoltà, si sta comunque procedendo all’organizzazione delle Olimpiadi.

Uno scenario riscontrabile anche nel Golfo. A Dubai infatti, a partire da ottobre, si svolgerà anche l’altro grande evento del 2020 rinviato per il Covid, ossia l’Expo. Nella metropoli degli Emirati Arabi Uniti si sta correndo per non arrivare impreparati. Anche le autorità locali hanno sposato il principio di non rischiare ulteriori rinvii o, peggio, cancellazioni. L’obiettivo è presentarsi preparati all’evento, sia sotto il profilo organizzativo che sanitario. Non è un caso che gli Emirati risultino tra i primi Paesi per numero di persone vaccinate in rapporto alla popolazione: su circa nove milioni di abitanti, quasi sei milioni e mezzo hanno ricevuto almeno una dose. Inoltre lo sceicco Hamdan bin Mohammed, principe ereditario di Dubai, ha dichiarato nei giorni scorsi la disponibilità di mettere a disposizione i vaccini per tutti i visitatori dell’Expo: “In ottobre – si legge in un comunicato dello sceicco – daremo il benvenuto al mondo a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti e non vediamo l’ora di mostrare un’esperienza eccezionale”.