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A Doha oramai si è proiettati verso la parte finale di un conto alla rovescia che culminerà nel novembre 2022, quando qui scatterà il primo mondiale di calcio ospitato in medio oriente. Per il Qatar una prova molto importante, a cui si tiene particolarmente per motivi economici, politici e per ragioni legate al Soft Power, argomento sempre molto caro alla dirigenza locale. Considerando che le olimpiadi di Tokyo del luglio 2021 si svolgeranno senza pubblico straniero, la coppa del mondo del 2022 dovrebbe rappresentare il primo grande evento aperto a una platea globale dopo il coronavirus. Un elemento ancora più importante da tenere in considerazione per le autorità qatariote.

La sfida legata alle infrastrutture

Le ultime due edizioni dei mondiali di calcio si sono svolte in Brasile e in Russia. Due Paesi molto vasti, in cui per postarsi da uno stadio all’altro era necessario servirsi di voli interni e in cui per squadre e tifosi occorreva pianificare importanti trasferte. Il Qatar ha invece una superficie grande circa la metà della Sicilia. La massima distanza tra due stadi sarà di 70 km. Per turisti e addetti ai lavori vorrà dire organizzare viaggi più semplici, per le autorità di Doha la sfida invece sarà ancora più dura. Significherà di fatto concentrare la grande mole di persone attese per la coppa del mondo in spazi molto più ristretti, concentrando gli eventi in zone molto vicine tra loro. Ecco perché il Qatar ha puntato molto sullo sviluppo di nuove infrastrutture o all’ampliamento di quelle già esistenti. A partire dall’aeroporto internazionale di Doha. L’Hassan International è hub della Qatar Airways, una delle compagnie più importanti al mondo, e già oggi può ospitare almeno 50 milioni di passeggeri all’anno.

Inaugurato nel 2014, sono in corso i lavori per un ulteriore adeguamento. L’obiettivo è aumentarne la capienza in vista dell’apertura dei mondiali. Da qui i giornalisti, i tifosi e le squadre dovranno raggiungere Doha, dove si svolgeranno le gare e dove verranno sistemate le principali strutture per la stampa e gli eventi collaterali al torneo. Per questo la capitale del Qatar ha dovuto dotarsi di una nuova linea metropolitana, in gran parte all’aperto. Oggi sono 40 le stazioni e la tratta principale mette in collegamento la città satellite di Al Wakrah con l’aeroporto e la strategica città di Losail, a nord di Doha e futura sede dello stadio della finale. Aperta nel 2019, la metropolitana entro il novembre del 2022 sarà formata da almeno tre linee e fermate dislocate nei principali assi urbani. Ai lavori di costruzione ed ampliamento stanno contribuendo anche diverse aziende italiane. In via di sviluppo anche i collegamenti stradali: sono diversi i cantieri avviati per ampliare la rete autostradale attorno Doha e le principali località del Paese.

Dove si giocheranno le partite

Secondo la Fifa, dopo un’ispezione compiuta a novembre, le infrastrutture per i mondiali sarebbero al 90% già pronte. Il riferimento non è soltanto agli stadi ma, per l’appunto, all’intero circuito infrastrutturale ruotante attorno alla competizione. Dalla nuova metropolitana passando per l’ampliamento dell’aeroporto, la macchina organizzativa sembra procedere speditamente. Il Qatar del resto vuole farsi trovare pronto già prima dei mondiali. Gli stadi costruiti e consegnati sono tre, uno è in corso di ampliamento e gli altri quattro in fase di costruzione. In totale saranno otto le strutture dove si disputeranno le partite, sette delle quali nell’area metropolitana di Doha. La configurazione logistica è quasi del tutto inedita per una competizione mondiale. Soltanto nell’edizione inaugurale del 1930 in Uruguay il torneo si è disputato interamente in una sola città, in quel caso a Montevideo.

Ecco perché per le autorità locali la vera sfida è quella di far muovere migliaia di persone all’interno di un’unica area urbana. La disposizione degli stadi nel progetto di Qatar 2022, rispecchia del resto la realtà del Paese che vede in Doha il centro urbano più grande. L’altro è invece Al Khor, distretto da 250mila abitanti a nord della capitale. Qui si giocherà la partita d’esordio dei mondiali, all’interno di uno degli stadi in costruzione il quale avrà la particolarità di rispecchiare nelle sue forme architettoniche una tradizionale tenda beduina. La finale invece sarà disputata a Losail, interna all’area urbana di Doha e dalla storia molto recente: si tratta infatti di una località la cui costruzione è stata pianificata nei primi anni 2000, una città che ha strappato territorio al deserto. Per gli sportivi il nome non è nuovo: a Losail c’è infatti la sede dell’autodromo che dal 2005 ospita una gara del motomondiale.

Gli investimenti di Doha, non esenti da critiche per via delle condizioni dei lavoratori riportate in un recente articolo del Guardian, il quale ha innescato una polemica con il governo locale, sono molteplici. E di certo hanno nel mondiale il fine più importante, ma non l’ultimo: il Qatar infatti punta sulla crescita infrastrutturale per poter essere ancora più competitivo nella regione mediorientale in futuro.