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	<title>Scott Bessent Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 05 Oct 2026 05:14:22 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Scott Bessent Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 05:14:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi energetica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump vuole ridurre i prezzi del gasolio e minaccia di tagliare le esportazioni all'Europa se non immette le sue scorte nel mercato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html">Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io. Non ci potrebbe essere proverbio più esemplificativo per rendere l’idea dei nuovi rapporti tra gli alleati Usa ed Europa tra cui, dopo quello sui dazi, si è disputato un altro braccio di ferro sui depositi di gasolio. Il presidente americano Donald Trump ha inviato ai leader europei un messaggio il cui contenuto ha mandato nel panico le cancellerie del Vecchio Continente: <strong>immettete nel mercato le vostre scorte di gasolio, altrimenti non ve ne vendiamo più</strong>. </p>



<p>Dopo che il messaggio è stato recapitato da oltreoceano, <strong>i membri del G7 hanno fatto una <a href="https://www.elysee.fr/en/emmanuel-macron/2026/10/02/g7-leaders-statement-on-global-energy-security-and-market-stability">dichiarazione congiunta</a> in cui hanno manifestato l’impegno di rilasciare barili di gasolio già dai prossimi giorni</strong>. Una resa dettata dal timore del venire meno di una fonte di approvvigionamento importante come il gasolio statunitense, ma che rende l’Europa sempre più impotente in un mondo dove le grandi potenze stanno facendo di tutto per mettere in sicurezza il mercato interno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro prima e la stretta di mano dopo</h2>



<p>Gli <a href="https://www.eia.gov/energyexplained/diesel-fuel/where-our-diesel-comes-from.php?trk=public_post_comment-text&amp;utm">Stati Uniti sono tra i principali produttori di gasolio al mondo</a> e solo nel 2025 hanno riempito circa 1,8 miliardi di barili, di cui circa 456 milioni sono stati destinati alle esportazioni. Dal 2022, anno dello scoppio della guerra in Ucraina, l<strong>’Europa ha notevolmente incrementato le importazioni di petrolio e prodotti raffinati fino a raggiungere la quota di 180 mila barili al giorno </strong>fino a settembre di quest’anno, e numerose scorte vengono accumulate per far fronte alle carenze di materie prime provenienti dalla Russia a causa dello stop imposto dalla Commissione europea. </p>



<p>Negli ultimi mesi, però, il quadro bellico si è complicato ulteriormente con il conflitto in Iran e ne è scaturita la <strong>lievitazione dei prezzi del carburante</strong>. A un automobilista americano un litro di gasolio costa circa 1,68, una cifra parecchio al di sopra degli standard storici di mercato e con le elezioni di Midterm alle porte, la questione comincia a destare preoccupazioni alla Casa Bianca.</p>



<p>La produzione di diesel vantata dagli Usa è molto consistente, quindi se i barili non fossero destinati a mercati esteri ma destinati ai consumatori statunitensi, sarebbe immessa nel mercato interno <strong>una quantità più che sufficiente da indurre una riduzione dei prezzi alla pompa.</strong> Ecco svelato il perché delle minacce al Vecchio Continente e non è un caso se il segretario al Tesoro <strong>Scott Bessent</strong> abbia apertamente dichiarato che gli agricoltori, i trasportatori e le aziende americane non possono sopportare da soli l&#8217;impennata dei prezzi. </p>



<p> La paura di uno stop alle esportazioni di diesel ha fatto novanta. In principio, <strong>i Governi di Francia, Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito e Commissione europea  <a href="https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/">si sono coordinati per concordare i termini di confronto</a> con Washington e offrire una soluzione condivisa</strong>. In seguito, <a href="https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl">il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con Trump</a> per annunciargli lo sblocco di 100 milioni di barili nei prossimi quattro mesi.</p>



<p>Una soluzione che ha raccolto il favore della Casa Bianca ma che rimane un campanello d’allarme per un continente che è troppo dipendente da approvvigionamenti esterni in un’epoca dove le fibrillazioni internazionali non smettono di intensificarsi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Troppi rischi, meglio coltivare il proprio orticello</h2>



<p>A sposare la stessa filosofia dell’America c’è anche la <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/">Cina</a>. P<strong>echino ha imposto a tutte le sue raffinerie di bloccare le esportazioni oltre la Muraglia</strong>, almeno per il mese di ottobre, e di riempire i depositi di barili. Il motivo? I focolai di guerra, purtroppo, non scarseggiano ed esportare prodotti energetici al di fuori dei propri confini può rivelarsi un azzardo nella prospettiva di lungo periodo. Le catene di approvvigionamento danno segnali sempre più evidenti di cedevolezza e il sentimento che si fa largo tra le grandi potenze produttrici di energia, consiste nel mettere al riparo la propria industria prima che sul palcoscenico internazionale possa trovare rappresentazione qualche altro scontro bellico o commerciale.</p>



<p>Tutto questo è un campanello d’allarme per i Paesi importatori (non solo europei ma anche Sud-Est asiatici) di risorse naturali perché se dovranno prendere delle decisioni molto ponderate nel momento in cui dovranno attingere alle riserve se in futuro le forniture non saranno più effettuate come un tempo.</p>



<p><em><strong>InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream.&nbsp;<em>&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>Diesel américain : la France et quatre autres pays européens s’accordent sur une réponse “ferme”, Politico, 1 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/">https://www.politico.eu/article/diesel-americain-la-france-et-quatre-autres-pays-europeens-saccordent-sur-une-reponse-ferme/</a></p>



<p>Europe bows to US pressure to release diesel reserves ahead of midterm elections, Cnn, 2 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl">https://edition.cnn.com/2026/10/02/europe/us-europe-diesel-reserves-intl</a></p>



<p>Euronews explains: What would a US diesel export ban mean to European countries?, Euronews, 25 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.euronews.com/2026/09/25/euronews-explains-what-would-a-us-diesel-export-ban-mean-to-european-countries ">https://www.euronews.com/2026/09/25/euronews-explains-what-would-a-us-diesel-export-ban-mean-to-european-countries </a></p>



<p>Chinese refiners suspend October fuel exports to bolster stocks, sources say, Reuters, 1 ottobre 2026 &#8211; <a href="https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/">https://www.reuters.com/business/energy/chinese-refiners-suspend-oct-fuel-exports-petrochina-cancels-cargoes-sources-say-2026-10-01/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html">Usa-Europa, braccio di ferro sulle scorte e le esportazioni di diesel </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra si paga alla pompa: l&#8217;attacco all&#8217;Iran (e non solo) fa sentire i suoi costi ai cittadini Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/la-guerra-si-paga-alla-pompa-lattacco-alliran-e-non-solo-fa-sentire-i-suoi-costi-ai-cittadini-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 10:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Diesel ai massimi, benzina sopra i 4 dollari al gallone: la crisi d'Iran (e non solo) fa sentire i suoi costi ai cittadini Usa. Gli scenari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-guerra-si-paga-alla-pompa-lattacco-alliran-e-non-solo-fa-sentire-i-suoi-costi-ai-cittadini-usa.html">La guerra si paga alla pompa: l&#8217;attacco all&#8217;Iran (e non solo) fa sentire i suoi costi ai cittadini Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260908102223173_5874f615673eee4c2f765beb28b7848a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>guerra in Iran</strong> e i suoi effetti diretti e indiretti avrebbero comportato un aumento della spesa dei cittadini americani per benzina e diesel pari a <strong>100 miliardi di dollari complessivi</strong> in sei mesi. <strong><a href="https://www.axios.com/2026/09/07/iran-gas-prices-diesel-100-billion">Lo riporta <em>Axios</em></a> citando i dati dell&#8217;<em>Iran War Energy Cost Tracker</em>, progetto della <em>Watson School of International and Public Affairs</em> della Brown University</strong>, prestigioso ateneo di Providence, Rhode Island. La Brown University ha stimato un onere, sul totale di benzina e diesel consumati, dato dal differenziale tra il prezzo al gallone dei carburanti rilevato dal 28 febbraio 2026, giorno d&#8217;inizio della guerra d&#8217;Iran, e un &#8220;prezzo controfattuale&#8221; stimato come plausibile partendo dalla media dei 30 giorni precedenti l&#8217;inizio della guerra e adattato poi secondo i correttivi della stagionalità <a href="https://iranwarcost.watson.brown.edu/">(nella sezione &#8220;Metodologia&#8221; del portale tutti i dettagli</a>), arrivando a calcolare, complessivamente, circa 55 miliardi di dollari di spese extra per la benzina e 45,5 per il diesel, che secondo l&#8217;<em>American Automobile Association</em> (Aaa), che monitora stabilmente il costo dei carburanti, di recente ha superato quota <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c7903r0grx0o#google_vignette">5,85 dollari al gallone</a>, attestandosi ai massimi storici.</p>



<p>Il <strong>blocco dello Stretto di Hormuz</strong> e la <em>disruption</em> energetica hanno prodotto effetti indubbiamente problematici sul mercato statunitense. Secondo i dati del 2025, i cittadini statunitensi consumavano per il settore dei trasporti circa<a href="https://www.eia.gov/energyexplained/gasoline/use-of-gasoline.php">374 milioni di galloni di benzina al giorno</a> e <a href="https://www.eia.gov/energyexplained/diesel-fuel/use-of-diesel.php">123 di diesel</a>, e il boom dei costi di quest&#8217;ultimo,<a href="https://www.statista.com/statistics/189410/us-gasoline-and-diesel-consumption-for-highway-vehicles-since-1992/"> storicamente meno utilizzato negli Stati Uniti </a>rispetto alla benzina, spiega perché nonostante un differenziale importante di utilizzo l&#8217;extra-spesa sia pari a oltre l&#8217;82% di quella registrata per il carburante più diffuso nel settore dei trasporti.</p>



<p>La benzina ha toccato i suoi massimi storici, <a href="https://gasprices.aaa.com/">secondo i dati AAA, il 14 giugno 2022, nel pieno dello shock energetico accelerato dalla guerra in Ucraina </a>e al culmine di un trend inflattivo per l&#8217;intera economia americana. E pur non avendo più raggiunto quei livelli nel quadro della crisi di Hormuz i prezzi medi sono ad oggi tuttora attorno ai <strong>4,15 dollari al gallone,</strong> dato che a livello locale si sostanzia in una banda d&#8217;oscillazione che vede all&#8217;estremo inferiore Indiana (3,4 dollari al gallone) e Texas (3,67 dollari al gallone) e all&#8217;estremo opposto lo Stato di Washington (5,5) e la California (5,8 dollari al gallone). La serie storica dei dati AAA ripresa dal <a href="https://en.macromicro.me/series/23007/aaa-daily-national-average-gasoline-prices-regular-unleaded">portale MacroMicro</a> mostra la netta impennata dall&#8217;attacco all&#8217;Iran a oggi dei prezzi medi giornalieri della benzina, che ha toccato i massimi a maggio attorno <a href="https://www.cnbc.com/2026/05/22/gas-price-iran-war-strait-hormuz-memorial-day.html">4,5 dollari al gallone </a>ma è ancora ben sopra il prezzo, inferiore ai 3 dollari al gallone, <a href="https://abcnews.com/Business/us-gasoline-prices-hit-highest-level-4-years/story?id=132459162">dell&#8217;anteguerra.</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina-1024x630.jpg" alt="" class="wp-image-528896" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina-600x369.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/prezzi-benzina.jpg 1111w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La &#8220;bolletta&#8221; pagata dai cittadini americani è dunque notevole. Colpa solo della guerra all&#8217;Iran? Non necessariamente, anche se lo shock energetico globale da chiusura di Hormuz è stato un fattore dirimente, per quanto non esclusivo. Altri fattori nel quadro complesso alimentato dal conflitto hanno contribuito all&#8217;aggravarsi del problema. La stima della Brown University va vista come  un <em>proxy</em> di un problema più ampio di cui l&#8217;Iran rappresenta lo scenario che desta preoccupazione. Interessante notare come anche dei meccanismi di mercato e altri scenari abbiano strutturato, potenzialmente, un cambiamento e una spinta al rialzo ormai consolidata.</p>



<p><a href="https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=68104"><strong>La U.S. Energy Information Administration</strong> ha pubblicato</a> di recente un&#8217;analisi che nota come l&#8217;aumento degli spread di raffinazione, il differenziale tra il prezzo all&#8217;ingrosso di un gallone di prodotto raffinato e il prezzo spot del petrolio, sono aumentati negli ultimi mesi, in un contesto in cui essi sono &#8220;elevati principalmente a causa della scarsità di offerta di benzina a livello globale&#8221;, a cui contribuiscono diversi fattori, tra cui &#8220;le interruzioni delle attività di raffinazione a livello globale in Russia, Cina e Medio Oriente.  La minore disponibilità di carburante a livello globale e l&#8217;aumento dei prezzi hanno fatto lievitare il costo della benzina importata e, al contempo, incrementato la domanda di esportazioni di benzina dagli Stati Uniti&#8221;, aggiunge l&#8217;Eia. </p>



<p>L&#8217;aumento dei margini delle raffinerie, il calo della capacità russa per gli strike ucraini sul settore energetico, che il Segretario al Tesoro <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-02/bessent-blames-high-energy-prices-on-ukraine-s-russia-strikes">Scott Bessent ha indicato come concausa degli alti prezzi energetici</a>, e la ridefinizione del sistema cinese, decisivo per i mercati petroliferi globali come ha <a href="https://it.insideover.com/energia/non-solo-hormuz-e-la-cina-larbitro-delle-quotazioni-del-petrolio.html" type="post" id="411780">sottolineato un&#8217;analisi di Martina Besana pubblicata nelle scorse settimane</a>, sono <strong>concause importanti</strong> su scala globale. Negli Usa, il dato strutturale osservabile è comunque connesso al fatto che la guerra all&#8217;Iran ha fatto da detonatore per un problema sistemico di rincari, aprendo il Big Crunch dell&#8217;offerta e la destabilizzazione dei mercati globali che tuttora fa sentire i suoi effetti. E si somma agli esiti tutt&#8217;altro che soddisfacenti di una guerra in cui gli Usa hanno disperso risorse e un capitale strategico <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-e-la-guerra-contro-liran-caro-trump-dovevi-leggere-bene-la-dottrina-powell.html" type="post" id="527762">importante senza ottenere risultati decisivi,</a> finendo per subire anche i contraccolpi interni di una strategia mal congegnata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Diesel fuel explained, US Energy Information Administration &#8211; <a href="https://www.eia.gov/energyexplained/diesel-fuel/use-of-diesel.php">https://www.eia.gov/energyexplained/diesel-fuel/use-of-diesel.php</a></li>



<li>Gasoline Explained &#8211; US Energy Information Administration-<a href=" https://www.eia.gov/energyexplained/gasoline/use-of-gasoline.php"> https://www.eia.gov/energyexplained/gasoline/use-of-gasoline.php</a></li>



<li>Dati AAA sui carburanti &#8211; <a href="https://gasprices.aaa.com/">https://gasprices.aaa.com/</a></li>



<li>Prezzi medi AAA &#8211; Macromicro &#8211; <a href="https://en.macromicro.me/series/23007/aaa-daily-national-average-gasoline-prices-regular-unleaded">https://en.macromicro.me/series/23007/aaa-daily-national-average-gasoline-prices-regular-unleaded</a></li>



<li>US gasoline prices hit highest level in 4 years, ABC News, 28 aprile 2026 &#8211; <a href="https://abcnews.com/Business/us-gasoline-prices-hit-highest-level-4-years/story?id=132459162">https://abcnews.com/Business/us-gasoline-prices-hit-highest-level-4-years/story?id=132459162</a></li>



<li>Iran war leaves U.S. gas prices at highest levels in nearly four years ahead of Memorial Day, CNBC, 22 maggio 2026 &#8211; <a href="https://www.cnbc.com/2026/05/22/gas-price-iran-war-strait-hormuz-memorial-day.html">https://www.cnbc.com/2026/05/22/gas-price-iran-war-strait-hormuz-memorial-day.html</a></li>



<li>Consumption of motor gasoline and distillate fuel oil by the transportation sector in the United States in selected years from 1950 to 2024 (in 1,000 barrels per day), Statista.com, 27 marzo 2025 &#8211; <a href="https://www.statista.com/statistics/189410/us-gasoline-and-diesel-consumption-for-highway-vehicles-since-1992/">https://www.statista.com/statistics/189410/us-gasoline-and-diesel-consumption-for-highway-vehicles-since-1992/</a></li>



<li>Elevated crack spreads and crude oil prices contribute to higher prices at the pump, US Energy Information Administration, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=68104">https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=68104</a></li>



<li>Bessent Blames High Energy Prices on Ukraine’s Russia Strikes, Bloomberg, 2 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-02/bessent-blames-high-energy-prices-on-ukraine-s-russia-strikes">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-02/bessent-blames-high-energy-prices-on-ukraine-s-russia-strikes</a></li>



<li>US diesel prices hit an all-time-high, BBC, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c7903r0grx0o">https://www.bbc.com/news/articles/c7903r0grx0o</a></li>



<li>Iran war drives $100 billion in extra energy costs for U.S. consumers, Axios, 7 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.axios.com/2026/09/07/iran-gas-prices-diesel-100-billion">https://www.axios.com/2026/09/07/iran-gas-prices-diesel-100-billion</a></li>



<li>Iran War Energy Cost Tracker, Brown University &#8211; <a href="https://iranwarcost.watson.brown.edu/">https://iranwarcost.watson.brown.edu/</a><br></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/la-guerra-si-paga-alla-pompa-lattacco-alliran-e-non-solo-fa-sentire-i-suoi-costi-ai-cittadini-usa.html">La guerra si paga alla pompa: l&#8217;attacco all&#8217;Iran (e non solo) fa sentire i suoi costi ai cittadini Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Redditi netti azzerati e deficit di conto corrente: gli stranieri si stanno comprando gli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/redditi-netti-azzerati-e-deficit-di-conto-corrente-gli-stranieri-si-stanno-comprando-gli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 04:43:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Debito pubblico]]></category>
		<category><![CDATA[Deficit commerciale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=528001</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Finanziare deficit commerciali che non diminuiscono comporta un incremento delle vendite di asset statunitensi a investitori stranieri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/redditi-netti-azzerati-e-deficit-di-conto-corrente-gli-stranieri-si-stanno-comprando-gli-usa.html">Redditi netti azzerati e deficit di conto corrente: gli stranieri si stanno comprando gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Usa-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati <a href="https://www.bea.gov/data/intl-trade-investment/international-investment-position">forniti</a> dal <em>Bureau of Economic Analysis</em> in riferimento al primo trimestre del 2026 attestano una posizione finanziaria netta statunitense negativa per 21,27 trilioni di dollari, frutto di un ammontare complessivo di detenzioni estere di <em>asset</em> finanziari statunitensi pari a 64,64 trilioni di dollari, a fronte di 43,37 trilioni di partecipazioni statunitensi in attività finanziarie straniere. <strong>Le attività all’estero riconducibili agli Stati Uniti </strong>sono <a href="https://apps.bea.gov/iTable/?reqid=62&amp;step=6&amp;isuri=1&amp;tablelist=144&amp;product=5">costituite</a> per 13,69 trilioni (33% circa) da investimenti diretti esteri, sotto forma di filiali delle multinazionali domestiche in territorio straniero e detenzioni di quote azionarie significative di società estere. Gli investimenti di portafoglio, afferenti a partecipazioni azionarie di entità minore, rappresentano altri 19,20 trilioni. I restanti 10 trilioni abbondanti sono investiti in attività fruttifere, tra cui titoli a reddito fisso, depositi e prestiti bancari.</p>



<p>Gli asset statunitensi di proprietà straniera, invece, sono composti per circa 14,49 trilioni da investimenti diretti esteri, per 37,40 trilioni da partecipazioni azionarie non troppo “pesanti” e per poco più di 12 trilioni da crediti fruttiferi.</p>



<p>L’enorme passivo accumulato dagli Stati Uniti riflette molto fedelmente <strong>la conformazione smaccatamente improduttiva assunta dalla struttura economica statunitense. </strong>Il saldo delle partite correnti strutturalmente negativo rispecchia l’incapacità cronica dell’economia statunitense di soddisfare in autonomia la domanda domestica di beni e servizi, da cui scaturisce uno squilibrio tra importazioni ed esportazioni finanziabile attraverso la vendita di asset nazionali. Il differenziale tra attivi e passivi risulta inoltre influenzato dalle variazioni dei prezzi degli asset (come le azioni) statunitensi rispetto a quelli stranieri, oltre che dalle fluttuazioni del dollaro che, all’atto della conversione, alterano la quotazione delle attività statunitensi denominate in valuta estera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Profitti esteri e mercato azionario</h2>



<p>Per decenni, la sostenibilità della posizione debitoria sempre più pesante assunta dagli Stati Uniti è stata garantita dal margine di remunerazione nettamente superiore – sotto forma di utili, dividendi e interessi – garantito dagli investimenti statunitensi all’estero rispetto al totale della spesa necessaria al pagamento delle rendite a beneficio dei detentori stranieri. Già nel 2004, a fronte di un accumulo di passività nette con l’estero per un controvalore di 2,4 trilioni di dollari, <strong>gli Stati Uniti ricavavano un reddito netto da investimenti pari a 36,2 miliardi di dollari.</strong></p>



<p>Lo ha <a href="https://www.cbo.gov/sites/default/files/109th-congress-2005-2006/reports/11-30-cross-borderinvestment.pdf">sottolineato</a> il <em>Congressional Budget Office </em>(Cbo), che attribuisce il fenomeno a una combinazione di fattori specifici, a partire dalla maggiore redditività tendenziale delle filiali statunitensi all’estero rispetto alle società internazionali impiantate negli Stati Uniti, e dalla più aggressiva gestione del rischio da parte degli investitori statunitensi operanti sul suolo straniero.</p>



<p>Nello stesso anno, la nota società di consulenza McKinsey <a href="https://www.mckinsey.com/featured-insights/employment-and-growth/a-new-look-at-the-us-current-account-deficit">rilevava</a> che le crescenti e generalizzate preoccupazioni nei confronti dei giganteschi deficit commerciali statunitensi andavano ridimensionate, perché riconducibili in buona parte alla «forte redditività delle aziende statunitensi che producono in Paesi come Cina, Messico e India e spediscono beni e servizi negli Stati Uniti [&#8230;]. <strong>I profitti esteri rappresentano 2.700 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato azionario»</strong>, che riflette a sua volta i guadagni reali delle aziende statunitensi all’estero.</p>



<p>Sempre nel 2004, evidenziava McKinsey, gli Stati Uniti avevano incassato 237 miliardi di dollari dai loro investimenti diretti all’estero, tra cui partecipazioni azionarie in imprese straniere. Il verdetto di McKinsey, formulato senza tenere in minima <a href="https://fred.stlouisfed.org/series/CIVPART">considerazione</a> l’<a href="https://www.bls.gov/news.release/empsit.t01.htm">impatto reale</a> generato sull’occupazione statunitense dalle massicce delocalizzazioni all’estero promosse dalle multinazionali Usa, è inequivocabile: «Lungi dal riflettere la debolezza dell’economia statunitense, almeno un terzo del deficit delle partite correnti è in realtà la prova della sua forza».</p>



<p>In altri termini, <strong>la solidità dell’economia statunitense derivava secondo McKinsey dall’attivismo delle multinazionali, </strong>le quali hanno tratto enorme beneficio dalla delocalizzazione presso Paesi caratterizzati da ampia disponibilità di manodopera a basso costo e/o da regimi fiscali favorevoli e dalla successiva rivendita sul mercato interno dei prodotti fabbricati all’estero. Nonché dall’ingresso nel capitale azionario di aziende straniere ad alta redditività, contestuale ad una prassi che gli Stati Uniti si sono sistematicamente ben guardati dall’accordare a soggetti stranieri non rigorosamente allineati sotto il profilo geostrategico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La scomparsa del surplus</h2>



<p>Mentre i vincoli formali e/o sostanziali imposti da Washington incanalavano i flussi di capitale provenienti da creditori stranieri degli Stati Uniti come Cina, Russia e Arabia Saudita verso mercato obbligazionario statunitense, sotto forma di acquisto di titoli di Stato scarsamente remunerativi, <strong>le società statunitensi si accaparravano quote azionarie di aziende cinesi di alta gamma. </strong>Risultato: ancora nel 2019, gli Stati Uniti <a href="https://www.bea.gov/news/2020/us-international-investment-position-fourth-quarter-and-year-2019">registravano</a> un flusso di reddito netto positivo per 260 miliardi, a fronte di una posizione finanziaria netta negativa per 10,99 trilioni di dollari.</p>



<p>Nel periodo post-pandemico, tuttavia, <strong>quel surplus è andato gradualmente assottigliandos</strong>i fin quasi a scomparire del tutto, per effetto della micidiale combinazione tra crescita vertiginosa dei listini azionari di Wall Street, aumento tendenziale dei tassi di interesse ad opera della Federal Reserve e drastico incremento dei rendimenti sui titoli di Stato.</p>



<p>I dati indicano che, nell’arco dell’ultimo quinquennio, il Dow Jones è cresciuto del 51% abbondante; il Nasdaq, di oltre il 71%; lo Standard &amp; Poor’s 500, del 70% circa. In particolare, l’espansione apparentemente incessante della colossale bolla dell’intelligenza artificiale, con le cosiddette “magnifiche sette” (Nvidia, Microsoft, Apple, Google-Alphabet, Meta, Amazon e Tesla) che alla metà del 2026 sono arrivate ad assommare una capitalizzazione di poco inferiore ai 24 trilioni di dollari, risente in maniera massiccia dell’afflusso di capitali stranieri. Si <a href="detengano">stima</a> che i soggetti esteri (concentrati in larghissima parte in Europa, Canada e Giappone) detengano complessivamente una quota compresa tra il 18 e il 30% del mercato azionario statunitense, con una forte crescita rispetto al passato.</p>



<p>Parallelamente, la Federal Reserve ha adottato una politica monetaria restrittiva necessaria a placare le spinte inflazionistiche prodotte dalla gestione della pandemia e dalle implicazioni del conflitto russo-ucraino. Nello specifico, il tasso di interesse di riferimento è passato tra il marzo 2022 e il luglio 2023 dallo 0,25 al 5,5%, per attestarsi attualmente al 3,75%.</p>



<p>I ricercatori della Federal Reserve hanno <a href="https://libertystreeteconomics.newyorkfed.org/2026/05/honey-who-shrunk-the-u-s-income-surplus/">stimato</a> in un loro approfondito studio che, stante le dimensioni ciclopiche raggiunte dal debito federale (oltre 40 trilioni di dollari), <strong>ogni punto percentuale di aumento dei tassi comporta una sottrazione di 150 miliardi di dollari dal saldo del reddito netto degli Stati Uniti,</strong> dal momento che gli stranieri detengono circa 25 trilioni di dollari di asset statunitensi di tipo fruttifero (prestiti bancari transfrontalieri, titoli e depositi esteri). Nel documento si sostiene che circa 170 dei 240 miliardi di dollari in più di uscite nette registrate dagli Stati Uniti tra il 2021 e il 2025 siano riconducibili proprio all’aumento dei tassi di interesse.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1024x874.jpeg" alt="" class="wp-image-528003" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1024x874.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-300x256.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-768x655.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-600x512.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31.jpeg 1076w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Quantomeno dal 2024, per di più, le forti difficoltà in cui il Dipartimento del Tesoro stava già imbattendosi nel collocare i Buoni del Tesoro hanno cominciato a registrare una crescita accelerata, imputabile alle crescenti e generalizzate preoccupazioni focalizzate sull’incremento incontrollato di debito federale, deficit di bilancio, disavanzo della bilancia dei pagamenti. Nonché sulla pronunciatissima attitudine delle autorità di Washington a militarizzare il dollaro.</p>



<p>L’incremento tendenziale dei margini di redditività sui titoli a dieci, venti e trent’anni che ne è scaturito ha recentemente indotto il segretario al Tesoro Bessent a varare un’operazione di <em>buyback</em>, dettata dall’esigenza tassativa di riportare i costi di rifinanziamento sotto controllo. Allo stato attuale, c<strong>on oltre 1,2 trilioni di dollari all’anno, il pagamento degli interessi sul debito rappresenta la seconda voce di spesa del bilancio federale, dietro alla Social Security e avanti al Medicare e al budget del Pentagono.</strong></p>



<p>Nel suo ultimo rapporto, il Cbo ha <a href="https://www.cbo.gov/system/files/2026-08/61983-2026-07-MBR.pdf">calcolato</a> che <strong>gli interessi netti sul debito federale hanno assorbito 963 miliardi di dollari tra l’ottobre 2025 (inizio dell’anno fiscale) e il luglio 2026,</strong> equivalenti a 96,3 miliardi di dollari al mese e a circa 3,18 miliardi di dollari al giorno. L’esborso è risultato superiore di 117 miliardi di dollari (+14%, su base annua), a causa del debito «maggiore rispetto ai primi 10 mesi dell’anno fiscale 2025 e dell’aumento dei tassi di interesse a lungo termine».</p>



<p>La sinergia negativa prodotta dalla concomitanza tra impennata dei valori azionari di Wall Street, incremento dei tassi di interesse ad opera della Federal Reserve e aumento incontrollato dei rendimenti sui titoli di Stato determina un deflusso crescente di capitali dagli Stati Uniti che gli investitori nazionali faticano sempre più a compensare con i proventi dei loro investimenti all’estero.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="841" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30-1024x841.jpeg" alt="" class="wp-image-528002" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30-1024x841.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30-300x246.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30-768x631.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30-600x493.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.30.jpeg 1071w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Gli interessi passivi hanno quindi eroso quasi completamente il saldo positivo dei proventi generati dagli investimenti diretti esteri statunitensi (tasso di profitto: 5,6% su 14 trilioni di dollari di detenzioni di asset stranieri, contro l’1,8% su 20 trilioni di passività).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="818" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1-1024x818.jpeg" alt="" class="wp-image-528004" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1-1024x818.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1-300x240.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1-768x613.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1-600x479.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-30-at-19.46.31-1.jpeg 1077w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Con un reddito netto ai minimi storici, la necessità di finanziare deficit commerciali che non accennano a diminuire comporta inesorabilmente un incremento delle vendite di asset statunitensi a investitori stranieri.</p>



<p>Il segretario al Commercio Lutnick aveva <a href="https://www.cbsnews.com/news/howard-lutnick-commerce-secretary-face-the-nation-transcript-07-20-2025/">richiamato</a> già nel luglio dello scorso anno l’attenzione su questa tendenza perversa, dichiarando che «occorre resettare e ridefinire i rapporti di potere degli Stati Uniti sia nei confronti degli alleati che dei nemici. L’idea che tutti i Paesi del mondo possano accumulare eccedenze commerciali con gli Stati Uniti e acquistare con il ricavato i nostri <em>asset </em>da noi non è sostenibile. Stiamo parlando di quasi 1,2 trilioni di dollari [di passivo, <em>N.d.A.</em>] all’anno ormai. Nel 1980 eravamo un investitore netto. Possedevamo cioè più asset del resto del mondo di quanto il resto del mondo ne possedesse di nostri […]. E ora gli stranieri possiedono 18 trilioni di dollari di <em>asset </em>in più rispetto a noi. Sono diventati creditori netti».</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/redditi-netti-azzerati-e-deficit-di-conto-corrente-gli-stranieri-si-stanno-comprando-gli-usa.html">Redditi netti azzerati e deficit di conto corrente: gli stranieri si stanno comprando gli Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Giappone e la bomba silenziosa sotto i mercati globali</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-giappone-e-la-bomba-silenziosa-sotto-i-mercati-globali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Yen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'intervento Usa sullo yen può essere letto come un tentativo di guadagnare tempo durante una transizione estremamente complessa.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-giappone-e-la-bomba-silenziosa-sotto-i-mercati-globali.html">Il Giappone e la bomba silenziosa sotto i mercati globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-300x220.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1024x751.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-768x563.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-1536x1126.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629145139441_9d2a52470e4b20a5ecb12e55831ade3f-600x440.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per capire perché oggi molti investitori guardano al Giappone con crescente preoccupazione bisogna partire da una delle dinamiche più importanti e meno comprese della finanza globale: il <em>carry trade </em>sullo yen. Per oltre vent&#8217;anni, infatti, il Giappone ha rappresentato un&#8217;anomalia nel panorama economico mondiale perché mentre Stati Uniti ed Europa attraversavano cicli di crescita, inflazione e rialzi dei tassi, <strong>Tokyo conviveva con deflazione cronica, crescita debole e tassi d&#8217;interesse vicini allo zero. </strong>Questa situazione ha reso lo yen una fonte quasi inesauribile di capitale a bassissimo costo per investitori di tutto il mondo.</p>



<p>Il meccanismo era apparentemente semplice. <strong>Fondi, banche e investitori prendevano in prestito yen pagando interessi minimi e utilizzavano quel denaro per acquistare attività finanziarie più redditizie altrove:</strong> Treasury americani, obbligazioni corporate, azioni statunitensi, mercati emergenti, <em>private equity </em>e immobili. La differenza tra il rendimento ottenuto sugli investimenti e il costo del finanziamento rappresentava il profitto del carry trade. Per anni questa strategia ha funzionato così bene da diventare uno degli ingranaggi fondamentali della liquidità mondiale, oltre ad essere stata anche una delle principali fonti di leva finanziaria globale; una parte significativa della domanda di asset finanziari nel mondo è stata, non a caso, alimentata proprio da denaro preso in prestito in Giappone. Per questa ragione esisteva <a href="https://x.com/KobeissiLetter/status/2084805628816409056">una relazione molto stretta tra il cambio USD/JPY e il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato americani e quelli giapponesi</a>. Più i Treasury americani offrivano rendimenti superiori rispetto ai bond giapponesi, maggiore era l&#8217;incentivo per gli investitori a vendere yen, acquistare dollari e investire negli Stati Uniti. Il risultato era un dollaro più forte e uno yen più debole. Il grafico seguente mostra questa relazione:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="569" height="298" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1.jpg" alt="" class="wp-image-525561" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1.jpg 569w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/GIAPPONE-1-300x157.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /></figure>



<p>La linea blu rappresenta il differenziale tra il rendimento del Treasury americano a dieci anni e quello del titolo di Stato giapponese a dieci anni. La linea verde rappresenta invece il cambio USD/JPY. Quando aumenta il vantaggio dei rendimenti americani rispetto a quelli giapponesi, il dollaro si rafforza contro lo yen e quando il differenziale si riduce, il cambio tende a seguirlo. A partire da aprile 2025, indicato con la linea tratteggiata e associato al cosiddetto &#8220;<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/stati-uniti-liberation-day-quale-liberazione-234842">Liberation Day</a>&#8221; (cioè il giorno dell’avvio della politica tariffaria della seconda amministrazione Trump), e all&#8217;inizio di una nuova fase di tensioni commerciali globali, la correlazione si rompe. Da quel momento il differenziale di rendimento continua a scendere in modo significativo, passando da circa il 3,5% a livelli inferiori al 2%, ma il cambio USD/JPY non segue più la stessa traiettoria. Anzi, il dollaro rimane sorprendentemente forte e lo yen non si apprezza nella misura che i modelli tradizionali avrebbero suggerito, sintomo che il mercato sembrerebbe aver iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità dell&#8217;intero sistema che ha sorretto il carry trade per decenni.</p>



<p><a href="https://www.cnbc.com/2026/07/14/japan-bond-jgb-yields-.html">La Bank of Japan ha infatti avviato negli ultimi anni un lento processo di normalizzazione della politica monetaria dopo un periodo straordinariamente lungo di tassi ultra-bassi</a>. Per decenni, gli investitori globali hanno praticamente ignorato i titoli di Stato giapponesi poiché i rendimenti erano schiacciati vicino allo zero dalla politica ultra-espansiva della Bank of Japan, che attraverso quantitative easing e controllo della curva dei rendimenti (Yield Curve Control) aveva trasformato il mercato dei JGB (Japanese Government Bonds) in uno dei meno remunerativi del mondo. Dopo aver abbandonato il controllo della curva dei rendimenti nel 2024 e dopo una serie di rialzi dei tassi, il mercato obbligazionario giapponese ha ricominciato a muoversi liberamente. I rendimenti dei JGB sono saliti a livelli che non si vedevano dagli anni Novanta e il decennale giapponese è arrivato vicino al 3%, mentre le scadenze più lunghe hanno raggiunto massimi pluridecennali. Per la prima volta dopo una generazione, gli investitori giapponesi hanno potuto ottenere rendimenti interessanti senza esportare necessariamente il loro capitale all&#8217;estero. Ma <a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/japan-slips-third-largest-creditor-behind-china-despite-record-net-external-2026-05-25/">il Giappone rimane uno dei più grandi creditori del pianeta</a>: se una quota anche limitata dei flussi che tradizionalmente finivano nei Treasury americani o in altri asset globali dovesse essere reindirizzata verso il mercato domestico, gli effetti potrebbero essere significativi per tutto il sistema finanziario internazionale.</p>



<p>La risalita dei rendimenti è stata però alimentata non solo dalla normalizzazione monetaria, ma anche dalle crescenti preoccupazioni degli investitori per i piani di spesa del governo e per la sostenibilità fiscale di un paese che già possiede il più elevato rapporto debito/PIL del mondo sviluppato. Negli ultimi giorni il governo della premier Takaichi ha inoltre approvato un <a href="https://finance.yahoo.com/economy/policy/articles/japans-ruling-party-backs-takaichis-023820246.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuYmluZy5jb20v&amp;guce_referrer_sig=AQAAAG3Hs5muDWbthha4NDDeVAa3mNJqXPqLDUGPL-rbeC_HhG-hQdyo3x67bBsx8-u7ab5MeZLLeX6j-9gQetm4EJFdjM9ngDCjSbCXZsqfHgNndewuById6-k0QUL-vSDAl7K-_624AUnoJ82SfEfRkp4vjLQa8AhSu3epLqmA8Ifj">controverso piano per ridurre l&#8217;imposta sui prodotti alimentari dall&#8217;8% all&#8217;1% per due anni,</a> una misura che potrebbe creare un buco di bilancio vicino ai 5.000 miliardi di yen (circa 32 miliardi di dollari). Il risultato è però che il Giappone si trova in una situazione estremamente delicata. Da un lato la Bank of Japan deve continuare a normalizzare la politica monetaria <a href="https://tradingeconomics.com/japan/inflation-cpi">per rispondere al ritorno dell&#8217;inflazione e alle pressioni sui prezzi</a>. Dall&#8217;altro, ogni aumento dei rendimenti incrementa il costo di finanziamento di uno Stato fortemente indebitato e rischia di generare tensioni sul mercato obbligazionario domestico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intervento Usa per salvare&#8230; lo yen o il dollaro?</h2>



<p>Se la rottura della correlazione tra differenziale dei tassi e cambio USD/JPY rappresenta il primo segnale di un cambiamento strutturale, <a href="https://www.ilpost.it/2026/08/03/stati-uniti-giappone-yen/">lo storico intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone per sostenere lo yen mostra quanto le autorità siano consapevoli dei rischi che stanno emergendo</a>. A inizio agosto Washington e Tokyo sono intervenute direttamente sul mercato valutario per arrestare il crollo dello yen, sceso ai livelli più bassi degli ultimi quarant&#8217;anni contro il dollaro. Si tratta del primo intervento coordinato dal 2011, un evento straordinario che sottolinea quanto la debolezza della valuta giapponese sia ormai considerata un problema sistemico e non più soltanto una questione domestica. Un ulteriore indebolimento dello yen rischierebbe infatti di spingere Tokyo a difendere la valuta attraverso la vendita di una parte delle sue enormi riserve in Treasury americani. Per gli Stati Uniti questo scenario sarebbe potenzialmente destabilizzante, poiché il Giappone è uno dei principali detentori esteri di debito pubblico americano e una massiccia liquidazione di Treasury potrebbe alimentare un ulteriore rialzo dei rendimenti statunitensi proprio in una fase già delicata per la sostenibilità fiscale americana. </p>



<p>In questo senso, <a href="https://www.gospaconsulting.it/panorama-go-spa/tokyo-5-agosto-2024-the-big-crash-due-anni-dopo-che-lezione-trarne/">l&#8217;intervento sullo yen può essere letto come un tentativo di guadagnare tempo durante una transizione estremamente complessa</a>. A differenza delle tradizionali operazioni sul mercato valutario, però, Washington non ha venduto dollari per acquistare yen. Secondo quanto riportato dal <em>Financial Times </em>e da Reuters, la Federal Reserve Bank di New York, operando per conto del Tesoro americano, avrebbe invece <a href="https://www.wealthprofessional.ca/investments/global-investing/us-sells-euros-to-buy-yen-in-rare-joint-move-with-japan/393187">venduto euro e acquistato yen, in un&#8217;operazione definita da diversi analisti come &#8220;altamente insolita&#8221;</a> e forse addirittura senza precedenti. Washington non vuole quindi semplicemente aiutare il Giappone a difendere lo yen: vuole soprattutto evitare che il Giappone debba vendere Treasury americani per farlo.</p>



<p>Per questo il <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-scott-bessent-al-tesoro-usa-da-soros-a-trump-parabola-di-un-finanziere-dassalto.html#google_vignette">Segretario al Tesoro Scott Bessent</a> sta spingendo <a href="https://www.msn.com/en-us/money/markets/us-treasurys-bessent-reasonable-for-fed-to-consider-upsizing-fima/ar-AA29nlFt?ocid=BingNewsSerp">la Federal Reserve ad ampliare il FIMA Repo Facility</a>, uno strumento che permette alle banche centrali estere di ottenere dollari mettendo in garanzia i Treasury detenuti presso la Fed di New York, senza doverli liquidare sul mercato. Sostanzialmente, invece di vendere centinaia di miliardi di dollari di titoli di Stato americani per raccogliere liquidità e comprare yen, il Giappone potrebbe temporaneamente &#8220;impegnare&#8221; quei titoli presso la Fed e ottenere direttamente i dollari necessari per intervenire sul mercato valutario. Se quindi il Giappone dovesse smettere gradualmente di essere il grande fornitore di liquidità che è stato finora, gli effetti non si fermerebbero a Tokyo, ma si farebbero sentire in tutto il sistema finanziario globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-giappone-e-la-bomba-silenziosa-sotto-i-mercati-globali.html">Il Giappone e la bomba silenziosa sotto i mercati globali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ucraina: perché Zelensky ha scelto il vecchio generale Syrsky e silurato il giovane ministro Fedorov</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ucraina-perche-zelensky-ha-scelto-il-vecchio-generale-syrsky-e-silurato-il-giovane-ministro-fedorov.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 04:59:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1155" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1536x924.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-600x361.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La strategia dei droni va bene. Ma a che cosa servirebbe se i russi dovessero conquistare il Donbass, dove ancora avanzano? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-perche-zelensky-ha-scelto-il-vecchio-generale-syrsky-e-silurato-il-giovane-ministro-fedorov.html">Ucraina: perché Zelensky ha scelto il vecchio generale Syrsky e silurato il giovane ministro Fedorov</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1155" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-300x180.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1024x616.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-768x462.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-1536x924.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Fedorov-600x361.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ucraina, e non certo per causa sua, ha poche certezze. Una è il metodo di <strong>Volodymyr Zelensky </strong>per gestire il potere e mantenersi al centro di tutti i giochi, costi quel che costi. Adesso tutti commentano l&#8217;ultimo giro di giostra al governo: via dopo solo un anno la prima ministra <strong>Julija Svyrydenko</strong>, ottima tecnocrate (come ministra dello Sviluppo economico e del commercio trattò la questione delle terre rare con il ministro Usa del Tesoro, <strong>Scott Bessent,</strong> che la colmò di complimenti) ma figura politicamente inesistente; al suo posto <strong>Serhiy Koretskyi</strong>, 48 anni, un manager con una lunga carriera nelle aziende statali dell&#8217;energia (l&#8217;ultima Naftogaz, prima Ukrnafta e Ukrtatnafta); e per chiudere con il botto via il ministro della Difesa <strong>Mychajlo Fedorov,</strong> l&#8217;enfant prodige della politica ucraina, a 35 anni già due volte ministro e vice-premier. Con risvolti collaterali non proprio leggeri: il ministro degli Interni <strong>Ihor Klymenko</strong> che rifiuta di passare alla Difesa (non sono mica scemo, deve aver pensato) e Fedorov che non si rassegna a uscire di scena in silenzio e lancia messaggi alle migliaia di ucraini che sono scesi in piazza per protestare contro la sua rimozione. </p>



<p>Come dicevamo, è il metodo Zelensky. Quelli che adesso fanno gli occhioni stupiti dimenticano che nel 2019, appena eletto presidente, Zelensky nominò un governo di giovani tecnocrati guidato da da Oleksij Hončaruk, 35 anni, il più giovane premier nella storia del Paese, per licenziali tutti pochi mesi dopo, mettendo al posto di Hončaruk <strong>Denis Šmyhal</strong>, anche lui un manager del settore energetico, rimasto poi in carica fino al 2025. Dimenticano che, prima dell&#8217;invasione russa, Zelensky cambiò quattro ministri della Difesa e cinque ministri della Sanità (c&#8217;era il Covid), che di ministri della Difesa ne ha cambiati quattro in questi ultimi quattro anni (c&#8217;è la guerra), che i siluramenti illustri non si contano: da quello di <strong>Dmytro Razumkov, </strong>capo della sua campagna elettorale del 2019, poi presidente del Parlamento e infine spregevole paria, ai capi dell&#8217;SBU (servizio di sicurezza) <strong>Ivan Bakanov</strong> (suo amico d&#8217;infanzia, nominato a sorpresa dopo l&#8217;elezione) e <strong>Vasil Maljuk</strong>, fino al generale Valerij Zalužnyj, comandante in capo delle forze armate ucraine, nel 2024 dimissionato e mandato a svernare come finto ambasciatore a Londra.</p>



<p>La lista potrebbe essere molto più lunga e passare per procuratori generali, giudici della Corte costituzionale e pezzi grossi assortiti. Ma ci siamo capiti. Mentre invece bisogna intendersi un po&#8217; meglio su quest&#8217;ultima serie di cambi al vertice, che peraltro arriva poco dopo il repulisti realizzato dalle agenzie anti-corruzione che hanno spazzato via, con l&#8217;Operazione Midas, il folto gruppo di corrotti che estorcevano denaro agli appaltatori dell&#8217;agenzia statale Energoatom e che comprendevano amici cari di Zelensky, due ministri in carica, un ex vice-premier, diversi alti burocrati e soprattutto quell&#8217;<strong>Andrij Jermak</strong> che era il braccio destro (capo dell&#8217;amministrazione presidenziale) di Zelensky e l&#8217;uomo dei contatti con Washington, tanto da essere da molti considerato il &#8220;presidente ombra&#8221; dell&#8217;Ucraina. </p>



<p><strong>Questi ultimi cambi, si diceva, hanno una logica. </strong>Che non sta certo in una presunta paura di Zelensky di perdere il potere. Oggi Zelensky è intoccabile: per gli ucraini, che lo considerano l&#8217;unico possibile leader della resistenza (finita quella, probabilmente lo spareranno sulla Luna); e per i Paesi che appoggiano l&#8217;Ucraina in chiave anti-russa. L&#8217;Unione Europea, poi, gli mangia in mano: un prestito di 90 miliardi euro pronta cassa, progetti comuni per costruire missili, la riduzione del diritto alla protezione per i rifugiati ucraini, bene accolti da noi se dicono di scappare davanti ai russi ma respinti e consegnati ai distretti militari se dicono che nn vogliono andare in guerra. I dieci punti sulla lotta alla corruzione, concordati nel gennaio 2025 con Marta Los, commissario Ue all&#8217;Allargamento? Di fatto dimenticati.</p>



<p>Il punto non sta qui. Sta, invece, nella situazione militare, che da noi viene raccontata come se fosse una telenovela di quarant&#8217;anni fa, tipo <em>La schiava Isaura</em> con il buono-buono, il cattivo-cattivissimo e la fanciulla innocente in mezzo. <strong>Ora è di moda dire che il giovane Fedorov ha rovesciato le sorti della guerra con la strategia dei droni e dei missili. </strong>È evidente che la nuova postura ucraina ha colpito duro sulle infrastrutture della Russia, che oggi raffina il 20% della benzina e il 40% del diesel in meno di prima. Ma Fedorov ha studiato management, non è uno stratega militare. La sua vera dote strategica sono i contatti con le aziende tecnologiche americane, a cominciare da Star Link di <strong>Elon Musk </strong>per finire con Palantir di <strong>Peter Thiel,</strong> che nell&#8217;offensiva dei droni sono decisive perché forniscono l&#8217;intelligence, la localizzazione dei bersagli, le rotte per i voli, la disposizione delle difese antiaeree russe, insomma tutto ciò che porta un missile o un drone sul bersaglio. Il resto è quasi solo meccanica.</p>



<p>Se Zelensky, a un certo punto della rissa tra Fedorov e il generale <strong>Aleksandr Syrsky,</strong> comandante delle forze armate ucraine dal siluramento di Zalushny, ha scelto Syrsky, militare cresciuto alla vecchia scuola sovietica, la ragione sta nel Donbass. Perché lì, a dispetto di quel che si legge da noi, i russi continuano ad avanzare e Zelensky ha bisogno che Syrsky continui a resistere, anche a costo di sacrificare molti uomini (vedi provvedimento sui rifugiati della Ue): a che ti serve far salire il prezzo della benzina in Russia se poi perdi la regione di Donetsk? E questa non è l&#8217;unica ragione se, dovendo proprio scegliere, Zelensky ha scelto il vecchio generale e non il giovane tecnocrate. Anche perché proprio questo gli chiede l&#8217;Europa: rallentare il più possibile i russi mentre Germania, Francia, Polonia e compagnia provvedono a rifornire i loro arsenali.</p>



<p>Seconda ragione: Syrsky è il perfetto rappresentante del mondo che gravita intorno al ministero della Difesa e che è fatto non solo dell&#8217;eroismo al fronte ma <strong>anche di ruberie, complicità, privilegi, cricche e camarille. </strong>Perché, altrimenti, diversi ministri della Difesa (per non parlare di grappoli di vice-ministri) si sarebbero avvicendati, sempre inseguiti dallo sgradevole profumo dello scandalo? È un mondo opaco su cui si sono riversati quasi di colpo centinaia di miliardi di aiuti finanziari e militari, una manna dal cielo che ha ovviamente scatenato fin troppi appetiti. Gli stessi americani, nel tempo, hanno inviato diverse missioni di controllo, dovendo alla fine concludere che non poche armi né pochi soldi erano spariti verso tasche sconosciute. <strong>Ma è anche il mondo che deve garantire la resistenza dell&#8217;Ucraina e con cui Zelensky non può permettersi di entrare in urto.</strong></p>



<p>Questo per Fedorov. Ma una ragione analoga, ovvero la situazione militare, ha regolato anche l&#8217;elevazione del manager dell&#8217;energia Koretskyj al rango di primo ministro. Della difficoltà della Russia abbiamo detto. Ma qualche settimana fa Vladimir Putin ha detto che la risposta della Russia ai colpi ucraini &#8220;sarà speculare&#8221;. E infatti i russi hanno cominciato a colpire, oltre a tutto ciò che già colpivano prima, le infrastrutture portuali e le navi mercantili ucraine (e guarda un po&#8217;, il prezzo del grano è su livelli record perché <a href="https://www.corriere.it/off-the-record-giuseppe-sarcina/26_luglio_17/cereali-russia-ucraina-italia-8d682f25-01a0-4f2f-86f0-dd43a48f1xlk.shtml">le forniture russe e ucraine scarseggiano)</a> e soprattutto <strong>stanno radendo al suolo decine e decine di stazioni di servizio in tutta l&#8217;Ucraina,</strong> per rendere almeno in parte la pariglia rispetto alle incursioni contro le loro raffinerie. Se a questo aggiungiamo gli ormai tradizionali bombardamenti sulle centrali elettriche, capiamo subito che o la Russia va al tappeto entro l&#8217;estate (ipotesi suggestiva ma non molto credibile) o per l&#8217;Ucraina quello 2026-2027 sarà un altro inverno di buio e freddo. E Korestskyj, che come top manager di Naftogaz ha gestito l&#8217;inverno scorso), può essere l&#8217;uomo giusto al posto giusto.</p>



<p>Ma le riflessioni su Fedorov e Korestkyj, se corrette, ci fanno capire un&#8217;altra cosa. Zelensky è troppo informato e intelligente per credere alla propaganda dei suoi spin doctor. Sa che le cose non vanno così bene come riesce a far scrivere ai media occidentali. che è durissima. E si premunisce.</p>



<p>P.S.: ultimo scambio  tra Russia e Ucraina di corpi dei soldati caduti, il 16 luglio. All&#8217;Ucraina sono stati restituiti 501 corpi, alla Russia 31. </p>



<p></p>



<p>  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ucraina-perche-zelensky-ha-scelto-il-vecchio-generale-syrsky-e-silurato-il-giovane-ministro-fedorov.html">Ucraina: perché Zelensky ha scelto il vecchio generale Syrsky e silurato il giovane ministro Fedorov</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Yen in caduta libera: cosa c&#8217;è dietro al crollo della valuta giapponese (e cosa significa)</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/yen-in-caduta-libera-cosa-ce-dietro-al-crollo-della-valuta-giapponese-e-cosa-significa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 08:06:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[dollaro]]></category>
		<category><![CDATA[Yen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo yen continua a perdere terreno: vantaggi per i turisti, rischi crescenti per il Giappone. Che cosa sta succedendo a Tokyo?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/yen-in-caduta-libera-cosa-ce-dietro-al-crollo-della-valuta-giapponese-e-cosa-significa.html">Yen in caduta libera: cosa c&#8217;è dietro al crollo della valuta giapponese (e cosa significa)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101646601_27de626d31e0009eeea91b2d524a5672-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una gioia per i turisti impegnati ad acquistare nei grandi magazzini. Un problema enorme per la <strong>Bank of Japan (BoJ)</strong> che teme il ritorno di tempi duri. In <strong>Giappone </strong>tiene banco il saliscendi dello <strong>yen</strong>, la valuta nazionale che nei giorni scorsi ha toccato il livello più basso dal 1986 arrivando a un cambio di <strong>162 per dollaro</strong>. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, spiega la società di intermediazione Tullett Prebon, ha addirittura perso circa il <strong>3,5% </strong>nei confronti del biglietto verde, registrando un calo complessivo di oltre l&#8217;<strong>11%</strong> nell&#8217;ultimo triennio. </p>



<p>Se i <strong>viaggiatori </strong>sono ben felici di approfittare di questa situazione, visto che, per esempio, possono portarsi a casa un orologio Seiko al corrispettivo di poco meno di 750 dollari contro i quasi mille che dovrebbero spenderne in patria, gli <strong>operatori del mercato valutario</strong> sono terrorizzati all&#8217;idea che le autorità nipponiche possano lanciare una nuova ondata di acquisti dello yen per sostenere la valuta. Il <em>Wall Street Journal</em> ha citato un dato emblematico: da gennaio 2026 a oggi Tokyo ha già bruciato oltre <strong>70 miliardi di dollari</strong> di <strong>riserve valutarie</strong> per sostenere lo yen.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-505015" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260210100248120_aa30d7dcf2872f8b257a033b264451fb.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede allo yen</h2>



<p>Il ministro delle finanze giapponese, <strong>Satsuki Katayama</strong>, ha spiegato che in caso di necessità il dicastero da lui guidato e la banca centrale &#8220;adotteranno le misure appropriate sulle valute in qualsiasi momento&#8221;. Nelle recenti discussioni avute con il segretario al Tesoro statunitense, <strong>Scott Bessent</strong>, aveva anticipato l&#8217;eventualità di fare tutto il possibile per <a href="https://it.insideover.com/economia/il-giappone-lo-yen-e-il-segnale-che-il-mondo-non-puo-ignorare.html">arrestare il deprezzamento dello yen</a>. </p>



<p>Ma che cosa sta succedendo in Giappone? Ci sono vari fattori che stanno contribuendo ad affossare la valuta nazionale. Due sono i principali: l&#8217;ansia degli investitori nei confronti dei <strong>piani fiscali</strong> che adotterà la prima ministra <a href="https://it.insideover.com/politica/profilo-takaichi-sanae-la-donna-che-punta-a-guidare-il-giappone.html">Sanae Takaichi</a>, unita alla preoccupazione che la BoJ stia procedendo troppo lentamente all&#8217;<strong>aumento dei tassi di interesse</strong>. Non solo: lo yen, come in realtà altre valute, si trova sotto pressione a causa del <strong>dollaro in forte rialzo</strong> che sta beneficiando della guerra in Iran e dei segnali restrittivi sui tassi d&#8217;interesse da parte del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. </p>



<p>Dal canto suo, Miss Takaichi è favorevole a uno yen debole, dal momento che una situazione del genere <strong>stimola le esportazioni</strong> e gli utili aziendali che le <strong>multinazionali giapponesi</strong> realizzano all&#8217;estero. C&#8217;è però da considerare un aspetto non da poco: il deprezzamento della valuta sta spingendo al <strong>rialzo l&#8217;inflazione</strong> e mettendo a dura prova i <strong>bilanci familiari</strong> in un Paese che è uscito solo di recente da 30 anni di prezzi stagnanti o in calo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-522854" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260710101707777_a24081cba9c83b8e8e5884e275a8ce14.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un problema per l&#8217;economia del Giappone?</h2>



<p>Lo scorso16 giugno la BoJ ha alzato il suo tasso di riferimento all&#8217;<strong>1%</strong>, il livello più alto dagli anni &#8217;90. Attenzione però, perché questo tasso di interesse rimane considerevolmente inferiore rispetto a quello della Fed, che a giugno ha mantenuto il proprio tasso invariato tra il 3,5% e il 3,75%. </p>



<p>E quindi? Un simile divario sta spingendo i capitali verso gli <strong>Stati Uniti</strong> e lontano dal Giappone perché gli <strong>investitori </strong>sono perennemente alla ricerca di rendimenti migliori. Dal punto di vista del governo nipponico, un crollo incontrollato dello yen combinato con un&#8217;inflazione persistente potrebbe innescare una pericolosa <strong>crisi economica</strong>. </p>



<p>Una valuta nazionale più debole, come detto, rende inoltre più costosi i beni importati: un altro nodo spinoso per un Paese che importa gran parte del suo fabbisogno alimentare ed energetico (il 95% del petrolio transita dal <a href="https://it.insideover.com/energia/guerra-in-iran-il-nodo-di-hormuz-e-il-rischio-di-uno-shock-energetico-globale.html">Medio Oriente travolto dalle tensioni</a>). In un contesto del genere, le aziende giapponesi sono costrette a vendere ingenti quantità di yen per acquistare greggio, svalutando così ancora di più la valuta e facendo aumentare il costo della vita nel Paese. </p>



<p>La BoJ ha le mani quasi bloccate per via dell&#8217;elevato <strong>debito </strong>del Giappone (circa il <strong>248% del pil</strong>): aumentare i tassi di interesse per contrastare la svalutazione dello yen rischierebbe infatti di compromettere la leggera ripresa economica nazionale e, soprattutto, di minacciare la capacità del governo di finanziare il proprio debito. </p>



<p>Tokyo ha però iniziato a vendere <strong>titoli del Tesoro statunitensi</strong> (dei quali il Giappone rimane il maggiore detentore estero) allarmando Washington (un&#8217;azione del genere spinge al rialzo i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi e complica i costi di indebitamento degli Usa). </p>



<p>Il governo Takaichi ha anche annunciato l&#8217;intenzione di incentivare i <strong>fondi pensione</strong>, compreso il Government Pension Investment Fund (Gpif), il più grande al mondo nel suo settore, ad aumentare in modo significativo gli investimenti in attività finanziarie nazionali. Un lieve sollievo per lo yen. Ma non una soluzione definitiva a un rebus complicatissimo da risolvere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="693" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-1024x693.jpg" alt="" class="wp-image-510647" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-1024x693.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-1536x1039.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146-600x406.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326102444543_530ba3d43139029365e793b7c3df1146.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Il potere economico al servizio della sovranità nazionale: gli Usa riscrivono le regole del gioco</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-potere-economico-al-servizio-della-sovranita-nazionale-gli-usa-riscrivono-le-regole-del-gioco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 15:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale-1536x1021.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/SCOTT-BESSENT-Usa-Cina-il-sentiero-stretto-di-Bessent-tra-mediazione-e-guerra-commerciale-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Poco più di una settimana fa, il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha pronunciato un discorso che potrebbe rivelarsi epocale quanto ai presupposti e ai prossimi indirizzi della politica economica statunitense. &#160;Egli ha infatti delineato una sistematizzazione dottrinale articolata della stessa in cinque principi che si prefiggerebbe addirittura di sostituire l’ortodossia liberista postbellica con &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-potere-economico-al-servizio-della-sovranita-nazionale-gli-usa-riscrivono-le-regole-del-gioco.html">[...]</a></p>
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<p>Poco più di una settimana fa, il Segretario del Tesoro USA, Scott Bessent, ha pronunciato un <a href="https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0539">discorso</a> che potrebbe rivelarsi epocale quanto ai presupposti e ai prossimi indirizzi della politica economica statunitense. &nbsp;Egli ha infatti delineato una sistematizzazione dottrinale articolata della stessa in cinque principi che si prefiggerebbe addirittura di sostituire l’ortodossia liberista postbellica con quello che lo stesso ha definito “<em>economic statecraft</em>”; in altre parole, l’uso disciplinato del potere economico americano al servizio della sovranità nazionale.</p>



<p>Senza alcun minimo pudore, Bessent ha riletto criticamente l’ordine economico globale che gli Stati Uniti stessi hanno costruito e promosso a partire dal 1945. Ne ha riconosciuto i benefici, dai massicci programmi di ricostruzione post-bellica, all’espansione del commercio internazionale, fino all’innalzamento degli standard di vita &#8211; ma ha anche sostenuto come le asimmetrie, inizialmente accettate dagli USA per ragioni strategiche, si siano progressivamente trasformate in abitudini, poi in assunzioni acritiche, e, infine, in vulnerabilità strutturali. Un’argomentazione che ha finito con il richiamare esplicitamente uno dei padri fondatori della nazione, Alexander Hamilton, noto per il pensiero protezionista delle origini repubblicane del Paese. Un’operazione che a molti è sembrata anche un tentativo di ricondurre il trumpismo economico (qualunque cosa questo significhi) a una genealogia americana autentica piuttosto che a una rottura radicale con la tradizione economica del paese.</p>



<p>Il primo principio, la sicurezza economica come capacità nazionale, è probabilmente il più rivelatore dell’intera impostazione. Il Segretario al Tesoro abbandona esplicitamente il criterio del minor costo come bussola per le catene di approvvigionamento del paese, sostituendolo con una griglia di resilienza: la capacità di ciascuna filiera di resistere a crisi, coercizione, pandemie, attacchi informatici. È un capovolgimento di paradigma che formalizza ciò che già si osservava nella pratica delle politiche industriali post-Covid, ma che qui riceve una cornice teorica esplicita, con tanto di elenco dei settori strategici &#8211; semiconduttori, intelligenza artificiale, calcolo quantistico, minerali critici, farmaceutica &#8211; destinati a diventare i nuovi pilastri della potenza nazionale statunitense.</p>



<p>Il secondo principio, quello della reciprocità condizionata, è dove il discorso si presenta più apertamente conflittuale. Bessent afferma che l’accesso al mercato americano non sarà più “incondizionato”, e distingue &#8211; con una linea di demarcazione che lascia ampio margine discrezionale &#8211; tra regolamentazione legittima e discriminazione. La formulazione è abile: rivendica il rispetto per la sovranità regolatoria altrui, ma si riserva il diritto di giudicare quando questa regolamentazione dovesse “degenerare” in ostilità verso le imprese americane. È precisamente questo margine interpretativo a rendere tale principio un mero strumento politico, utilizzabile selettivamente nei confronti di partner commerciali diversi, amici e alleati inclusi. In altre parole, una malcelata forma di coercizione.</p>



<p>Il terzo principio, sulla scrittura delle “regole della prossima economia”, proietta lo stesso schema sulle tecnologie emergenti: asset digitali, stablecoin, tokenizzazione. Qui la competizione geoeconomica viene inquadrata come una battaglia per gli standard tecnologici, in termini che ricordano da vicino il dibattito sulla sovranità digitale europea, sebbene con un’asimmetria di fondo: Washington, ovviamente, intende scrivere quelle regole da posizione di forza, non negoziarle da pari a pari. Il timore tuttavia è che l’Europa sulla sovranità digitale, come su altri aspetti delicati, si sia già <a href="https://x.com/RnaudBertrand/status/2069574934972797089?s=20">arresa</a>.</p>



<p>Il quarto principio, sulla leadership finanziaria, è quello che merita una lettura attenta da parte di chi segue le dinamiche del sistema dollaro-centrico. Anche qui, senza pudore, Bessent collega esplicitamente il primato del biglietto verde alla capacità sanzionatoria americana, presentandoli come due facce della stessa moneta. Il passaggio sulla necessità che le sanzioni siano “mirate, applicabili e collegate alla strategia” suona come una risposta indiretta alle critiche, anche interne agli Stati Uniti, sull’uso eccessivo e talvolta controproducente dello strumento sanzionatorio, e della “militarizzazione del dollaro” che negli ultimi anni hanno accelerato la ricerca di valute alternative da parte di alcuni paesi.</p>



<p>Il quinto principio, quello distributivo, è probabilmente il più politicamente strumentale: lega lo <em>statecraft economico</em> al benessere dei lavoratori americani, in una sintesi tra nazionalismo economico e populismo sociale che caratterizza buona parte della retorica trumpiana. È interessante notare come Bessent eviti accuratamente ogni riferimento esplicito alla Cina, preferendo un linguaggio universalizzante (“avversari”, “paesi che non condividono i nostri interessi”) che permette di applicare lo stesso schema retorico, a seconda delle circostanze, anche a quelli che un tempo erano alleati storici degli USA, come l’Unione Europea.</p>



<p>Dal punto di vista geopolitico, il discorso conferma una traiettoria già delineata da tempo: l’amministrazione Trump non considera il protezionismo selettivo una deviazione tattica, ma la base di una nuova dottrina economica permanente, destinata a sopravvivere oltre la contingenza dei dazi. Per l’Europa e per l’Italia, l’implicazione pratica è che la “reciprocità” promessa da Washington sarà definita unilateralmente, secondo criteri che gli Stati Uniti si riservano il diritto di interpretare. E fin qui, purtroppo, nulla di nuovo rispetto alle prassi del passato adottate dagli USA nei confronti anche di paesi amici e alleati: senza scomodare la decisione di Nixon del 1971 di porre fine alla convertibilità del dollaro in oro (il primo colpo unilaterale degli USA al sistema di Bretton Woods da loro stessi voluto) basterebbe ricordare la stagnazione ultra-decennale inflitta dall’Amministrazione Reagan al Giappone con gli Accordi del Plaza del 1985 e, per venire a tempi più recenti, ai provvedimenti dell’Amministrazione Biden nel settore digitale e di quella Trump sui dazi, entrambi, come noto, assai dannosi per le economie europee.</p>



<p>Resta tuttavia da vedere se questa impostazione presentata &#8211; in modo un po’ fuorviante e manipolatorio &#8211; come un ritorno alla saggezza dei padri fondatori dell’America, si affermerà e, soprattutto, se produrrà effettivamente una maggiore resilienza strutturale del paese o se finirà, invece, per alimentare ulteriori frizioni con partner e competitori che, a loro volta, rivendicano, ormai da tempo, analoghe prerogative di sovranità economica.</p>



<p>In ogni caso, recuperare tre decenni di de-localizzazione industriale del sistema corporate statunitense alla ricerca spasmodica di maggiori profitti (di fatto una de-industrializzazione) e condotta soprattutto a detrimento dei colletti blu del paese da un lato, e di ultra-finanziarizzazione dell’economia dall’altro, sarà tutt’altro che facile.</p>
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		<title>Cuba, nuove sanzioni Usa in arrivo. E le aziende estere fuggono dall&#8217;isola</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/cuba-nuove-sanzioni-usa-in-arrivo-e-le-aziende-estere-fuggono-dallisola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 14:29:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cuba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cuba, nuove sanzioni Usa in arrivo e le aziende internazionali fuggono dall'isola. Il 5 giugno scattano le nuove prescrizioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cuba" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cuba-600x413.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;assedio economico americano a Cuba si rafforza e in vista della<strong>&#8220;tagliola&#8221; del 5 giugno,</strong> data dell&#8217;entrata in vigore di nuove, importanti sanzioni statunitensi, si amplifica il fuggi-fuggi generalizzato dall&#8217;Isla Grande di molte aziende internazionali. Il conglomerato pubblico Gaesa sarà colpito a partire dalla giornata di venerdì, quando il gruppo controllato dai militari di L&#8217;Avana, che ha in mano circa il 40% delle attività produttive di Cuba, subirà nuove sanzioni sulle sue attività. Gaesa, stando a quanto promosso dall&#8217;amministrazione di Donald Trump, dal Dipartimento del Tesoro di Scott Bessent e dal Segretario di Stato Marco Rubio, vedrà l&#8217;impossibilità di interfacciarsi con persone giuridiche e fisiche statunitensi, non potrà accettare pagamenti in dollari e subirà lo scrutinio dell&#8217;<em>Office for Foreign Asset Control</em> (Ofac) del Tesoro Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pressione su Cuba</h2>



<p>Il <strong>Dipartimento di Stato ha</strong> invitato il 7 maggio scorso i soggetti economici e i cittadini non statunitensi &#8220;comprese le istituzioni finanziarie straniere, dovrebbero procedere con cautela in qualsiasi rapporto con una parte sanzionata ai sensi della presente normativa&#8221;. Cuba, lo ricordiamo, è soggetta ad embargo da oltre sessant&#8217;anni ed è inserita nella lista di Stati &#8220;sponsor del terrorismo&#8221;, subendo oggigiorno restrizioni paragonabili a pochi altri avversari degli Usa: dopo la caduta di Bashar al-Assad in Siria, restano nella lista dei reietti solo L&#8217;Avana, la Corea del Nord, la Russia e l&#8217;Iran. E visto che la crisi energetica ha aperto momentanee fasi di spiraglio per Mosca e perfino Teheran, ad oggi solo Pyongyang ha una fase prolungata di repressione delle attività a mezzo sanzioni paragonabile a quella di Cuba.</p>



<p>Ora, chi fa affari con Gaesa rischia di subire le <strong>sanzioni secondarie americane e di veder interdetta l&#8217;operatività negli Stati Uniti</strong>. Yahoo Finance ha elencato l&#8217;ampio novero di aziende che dal 7 maggio hanno annunciato di lasciare Cuba: i campioni dei container europei, Cma-Cgm e Hapag-Lloyd, la società mineraria canadese Sherritt, il gruppo alberghiero canadese Blue Diamond Resorts, il concorrente spagnolo Iberostar. Cuba &#8220;scotta&#8221; e Washington vuole <strong>stringere le viti della pressione politico-economica contro il regime socialista di L&#8217;Avana</strong> guidato dal presidente <strong>Miguel Diaz-Canel,</strong> alzando ulteriormente il livello di pressione giunto a una dimensione senza precedenti <a href="https://it.insideover.com/politica/raul-castro-incriminato-negli-usa-puo-essere-condannato-a-morte-trump-e-rubio-alla-conquista-di-cuba.html" type="post" id="517870">nel 2026, <em>annus horribilis</em> per il sistema politico sorto con la rivoluzione </a>di Fidel Castro nel 1959 e oggi sempre più pericolante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo regime change?</h2>



<p>Gaesa controlla lo strategico settore del turismo, vitale per l&#8217;economia cubana, ed è attiva nella logistica, nei trasporti e nei servizi d&#8217;intermediazione finanziaria. Per un Paese sotto sanzioni e embargo, la costruzione del conglomerato è stata ritenuta una necessità per resistere all&#8217;assedio statunitense. Per i critici, invece, Gaesa è un Moloch autoreferenziale che allontana Cuba da benessere e prosperità e serve solo gli interessi degli alti papaveri del regime. &#8220;Le entrate totali di GAESA sono 3,2 volte superiori alle entrate annuali del bilancio statale cubano&#8221;, <a href="https://horizontecubano.law.columbia.edu/news/gaesa-invisible-elephant-cubas-macroeconomic-stabilization">nota Horizonte Cubano della Columbia Law School,</a> che aggiunge come esso &#8220;dichiara <strong>riserve liquide in dollari pari a 14,5 miliardi di dollari</strong>&#8221; e che &#8220;si tratta di una struttura economica, finanziaria e militare con accesso privilegiato alle valute estere, mercati vincolati e un proprio regime normativo, che la pone al di fuori della portata del controllo pubblico&#8221;.</p>



<p><strong>Nell&#8217;era di Diaz-Canel e del predecessore Raul Castro Gaesa</strong> ha ottenuto le <strong>dimensioni che conosciamo</strong> ed è oggi un bersaglio strategico per Washington. Dopo aver tagliato le fonti energetiche a Cuba con la caduta di Nicolas Maduro in Venezuela, dopo aver alzato il livello della pressione con il nuovo embargo e dopo aver fatto collassare il tenore di vita nell&#8217;Isla Grande, gli Usa mirano al colpo decisivo per spingere il governo a trattare per un sistema più vicino ai desiderata di Washington. <strong>Gaesa è una struttura ipertrofica nell&#8217;economia cubana, simbolo dell&#8217;inefficienza di un regime</strong> in difficoltà. Ma la sua storia è anche quella di un Paese che ha vissuto sotto un tallone sanzionatorio senza precedenti e ha cercato di barcamenarsi. Il suo futuro e quello di Cuba sono interrelati e la speranza americana è che il colpo al conglomerato acceleri il cambio di regime a L&#8217;Avana, ormai obiettivo di fatto della superpotenza.</p>
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		<title>Petrolio e gas: così la diplomazia energetica della Russia si espande in Asia</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/petrolio-e-gas-cosi-la-diplomazia-energetica-della-russia-si-espande-in-asia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 04:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi energetica in Asia, aggravata dal blocco dello Stretto di Hormuz, spinge molti Paesi a rivolgersi alla Russia.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="petrolio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/petrolio-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;accordo per la costruzione di una centrale nucleare in Vietnam è soltanto la punta dell&#8217;iceberg. La <strong>Russia </strong>è pronta a ritagliarsi un rilevante spazio d&#8217;azione in Asia sfruttando la propria <strong>diplomazia energetica</strong> in un momento critico. Già, perché con lo <strong>Stretto di Hormuz</strong> chiuso, o comunque a mezzo servizio, i governi della regione asiatica sono alle prese con una grave crisi di approvvigionamento riguardante gas e carburanti. Il motivo è semplice: quasi il 90% delle preziose risorse che attraversano la <a href="https://it.insideover.com/guerra/con-il-blocco-di-hormuz-liran-impone-anche-un-nuovo-ordine-giuridico-parla-luca-picotti.html">vitale rotta marittima incastonata nel Golfo</a> finisce ad alimentare le <strong>economie orientali</strong>. </p>



<p>Con i prezzi di benzina e diesel in aumento, le scorte (niente affatto infinite) messe in campo dalle autorità per limitare panico e costi, l&#8217;austerity energetica attuata in varie forme per limitare i danni, ecco che un crescente numero di Paesi asiatici ha deciso – o sta decidendo &#8211; di rivolgersi alla Russia. Non ci sarebbe niente di strano per la <strong>Cina</strong>, che soffre meno degli altri e che comunque con Mosca è legata da una partnership senza limiti, e neppure per l&#8217;<strong>India</strong>, che da sempre, nonostante le proteste statunitensi, si rifocilla con l&#8217;oro nero del Cremlino. Le perplessità, in primis per le eventuali conseguenze geopolitiche, emergono semmai quando anche Paesi vicini a Washington, come le <strong>Filippine</strong>, iniziano a rivolgersi a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="660" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-1024x660.jpg" alt="" class="wp-image-398949" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-scaled-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-1536x990.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-2048x1319.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230608161110998_ad0b1b0bc28595da982b6ba7519dc089-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il “Pivot to Russia” dell&#8217;Asia</h2>



<p>In realtà, bisogna sottolineare che gli <strong>Stati Uniti</strong> hanno concesso una deroga di 30 giorni ai Paesi che desiderano acquistare petrolio e prodotti petroliferi russi bloccati in mare soggetti a sanzioni. L&#8217;obiettivo? Stabilizzare, come ha spiegato il segretario al Tesoro Usa, <strong>Scott Bessent</strong>, i mercati energetici globali sconvolti dalla guerra con l&#8217;Iran. Il risultato è che questa mossa ha facilitato l&#8217;acquisto di oro nero e <strong>gas naturale liquefatto (Gnl)</strong> <em>Made in Russia</em> da parte di acquirenti di tutto il mondo. </p>



<p>Parlavamo delle Filippine. Manila è pronta a importare petrolio russo per la prima volta in cinque anni. In attesa di ulteriori dettagli, sappiamo che la nave <strong>Sara Sky</strong>, con a bordo 100.000 tonnellate (circa 750.000 barili) di petrolio Espo Blend, caricato nel porto russo di Kozmino, nell&#8217;Estremo Oriente, è in rotta verso il <strong>terminal di Bataan</strong> a Limay, nelle Filippine. Il carico dovrebbe essere destinato alla raffineria di Bataan, la più grande del Paese, gestita da <strong>Petron Corporation</strong>, a sua volta la più importante azienda filippina di raffinazione e commercializzazione di petrolio. </p>



<p>Altri Stati asiatici che avevano ridotto gli affari energetici con il Cremlino intendono seguire l&#8217;esempio di Manila, anche se dovranno competere con Cina e India per circa <strong>126 milioni di barili di greggio</strong> ancora in mare (ossia quelli “graziati” dagli Usa ed extra sanzioni). In <strong>Corea del Sud</strong>, intanto, <strong>Lg Chem</strong> ha acquistato 27.000 tonnellate di petrolio russo, mentre <strong>Sri Lanka</strong>, <strong>Thailandia </strong>e <strong>Indonesia </strong>sono in trattative con Mosca.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-397763" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio-1536x1025.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/Iraq-petrolio.jpeg 2000w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia energetica di Mosca</h2>



<p>Prima della guerra con l&#8217;Iran, Cina, India e Turchia erano i principali importatori di petrolio russo, mentre adesso, dopo la suddetta revoca delle sanzioni statunitensi, si è scatenato <a href="https://it.insideover.com/energia/perche-la-guerra-in-iran-e-uno-shock-energetico-per-tutta-lasia.html">l&#8217;interesse dell&#8217;energivoro Sud-Est asiatico</a> nei confronti dell&#8217;oro nero.</p>



<p>Le uniche eccezioni dell&#8217;Asia-Pacifico riguardano <strong>Giappone </strong>e <strong>Australia</strong>: Tokyo ha preferito rafforzare i legami con fornitori alternativi, coordinando la propria risposta con Washington, mentre Canberra ha escluso un qualsiasi allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, affermando di non voler contribuire a finanziare la guerra di Mosca contro Kiev. </p>



<p>Non sarà tuttavia facile assicurarsi il petrolio russo. Basta dare un&#8217;occhiata alle cifre sul tavolo. L&#8217;India, per esempio, da sola ha bisogno di 5,5-6 milioni di barili di petrolio al giorno. Peccato che a febbraio i flussi di greggio russo si siano attestati intorno ai 3,2 milioni di barili, in crescita a <strong>3,8 milioni</strong> a marzo, e che difficilmente Mosca li aumenterà ulteriormente. Certo è che Putin, almeno nel momento in cui scriviamo, è uno dei pochi vincitori del conflitto in Medio Oriente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-1024x667.jpg" alt="" class="wp-image-510680" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-1536x1001.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260326113706407_ba08912d61744b867f81309cef0729fd.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/petrolio-e-gas-cosi-la-diplomazia-energetica-della-russia-si-espande-in-asia.html">Petrolio e gas: così la diplomazia energetica della Russia si espande in Asia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dazi, Trump tira dritto e il mondo cade nell&#8217;incertezza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dazi-trump-tira-dritto-e-il-mondo-cade-nellincertezza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 15:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi vince e chi perde nel secondo tempo dei dazi di Trump? E che fine faranno gli accordi commerciali degli Usa?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026022411583959_5531ca94fac72c89108bf3b8a89345eb-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>150 giorni di dazi al 15%:</strong> il presidente statunitense <strong>Donald Trump</strong> non si è fermato dopo lo stop della Corte Suprema alla <a href="https://it.insideover.com/economia/i-dazi-sono-illegali-la-corte-suprema-affonda-trump.html">politica daziaria introdotta dal Liberation Day del 2 aprile 2025</a> e ha cambiato legge di riferimento per provare a impostare la sua offensiva tariffaria. Dall&#8217;<em>International Emergency Economic Powers Act </em>(Ieepa) del 1977 è passato a una <strong>legge del 1974, la Section 122 del </strong><em><strong>Trade Act</strong> </em>promulgato quell&#8217;anno, per poter alzare i dazi <em>de minimis</em> a tutto il mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Usa provano a riscrivere il commercio globale</h2>



<p>Si conferma la strategia di fondo di Washington: riscrivere le regole commerciali, <strong>imporre un &#8220;biglietto d&#8217;ingresso&#8221; al resto del pianeta per finanziare il mantenimento della globalizzazione a guida Us</strong>a, utilizzare i dazi come leva strategica e geopolitica. E, inoltre, si persevera nell&#8217;uso del potere della Casa Bianca come vera leva commerciale, invece della tradizionale predominanza del Congresso, rilanciando la leva del <strong>decisionismo di Trump come strumento politico trasformativo</strong>.</p>



<p>Sicuramente, sul breve periodo, <strong>Trump accetta uno scacco</strong>. La Section 122 supera il dazi reciproci del <em>Liberation Day</em> e vede Paesi detentori di grandi surplus commerciali con gli Usa favoriti rispetto al regime precedente. <a href="https://globaltradealert.org/reports/S122-US-Tariff-Estimates">Come nota il portale <strong>Global Trade Alert</strong></a> il Brasile è il Paese più favorito, e vede una riduzione del dazio effettivo del 13,6%, seguito da Cina (-7,1%) e India (-5,6%), con Canada, Messico (per i beni non coperti dall&#8217;accordo commerciale trilaterale Usmca) e Vietnam favoriti di circa il 3%. Nel 2025 il deficit commerciale verso questi Paesi degli Usa è stato di circa <strong>667,4 miliardi di dollari</strong>, e sicuramente ,se questo miglioramento resterà in effetto, potrebbe acuirsi.</p>



<p>Inoltre, andrà capito che <strong>fine faranno gli accordi commerciali siglati dagli Usa</strong> nel 2025 sull&#8217;onda lunga delle tariffe. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Washington tiene la barra dritta</h2>



<p>Washington ostenta ottimismo. Jamieson Greer, Rappresentate Commerciale della Casa Bianca, ha difeso il nuovo sistema; <strong><a href="https://fortune.com/2026/02/23/scott-bessent-tariff-supreme-court-ruling-refunds/">Scott Bessent, segretario al Tesoro,</a></strong> ha definito &#8220;persi per sempre&#8221; per il popolo americano i <strong>175 miliardi di ricavi erariali legati ai dazi</strong> nel 2025 ma ha sottolineato che a suo avviso il <a href="https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0403">gettito del 2026</a> sarà paragonabile a quello previsto col regime Ieepa.</p>



<p>Malesia, Vietnam, Cambogia avevano accettato dazi di partenza al 19%, l&#8217;India al 18%, l&#8217;Unione Europea e il Giappone al 15% con condizioni legate agli investimenti negli Usa. Ora gli accordi firmati resteranno in vigore? </p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/22/trump-tariff-chaos-what-does-15-levy-mean-for-trade-deals-the-us-signed">Parlando con Al Jazeera <strong>Shantanu Singh,</strong> avvocato esperto</a> in commercio internazionale, ha osservato che &#8220;poiché questa è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti fa ricorso a questa autorità legale, è probabile che la questione possa essere oggetto di contenzioso&#8221; e che &#8220;anche se gli accordi, in quanto trattati internazionali, rimarranno in vigore&#8221; la sentenza della Corte Suprema &#8220;riduce per il momento <strong>l&#8217;incentivo per i partner commerciali a rispettare la loro parte dell&#8217;accordo</strong>&#8220;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo della certezza del diritto</h2>



<p>E per i prossimi accordi commerciali, cosa faranno gli Usa?<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/gli-usa-sui-chip-non-riescono-a-fare-a-meno-dei-colossi-di-taiwan.html"> <strong>Di recente, Taiwan ha concluso con gli Usa una partnership</strong> che apre a pesanti investimenti </a>in fabbriche di semiconduttori sul continente americano e a un maggior legame (<em>friend-shoring</em>) tra le manifatture dei due Paesi. Avrà intenzione di applicarlo fino in fondo? <strong>Come si conciliano le alleanze come il progetto Forge</strong> per una partnership profonda con gli alleati su terre rare e metalli critici con la nuova clava tariffaria, che non distingue tra partner e rivali? </p>



<p>&#8220;Gli alleati di lunga data degli Stati Uniti, tra cui Regno Unito, Unione Europea e Giappone, saranno quelli che subiranno il colpo più duro&#8221;,<a href="https://www.ft.com/content/a12657e5-e160-444d-9b4e-87e89480e625"> ricorda il <em>Financial Times,</em> aggiungendo </a>che in Europa, di fatto, &#8220;Italia e Francia sono maggiormente esposte quando nei calcoli vengono considerate circa 1.100 categorie di prodotti esentati&#8221;, mentre al contempo rischia di rompersi la <strong>certezza del diritto commerciale</strong> ed aprirsi una ridda pressoché infinita di ricorsi e questioni legali. Trump ha voluto plasmare una nuova realtà a colpi di forzature. Deve ora amministrarla a suon di compromessi. Due atteggiamenti antitetici che non aiutano a capire quale sia oggi la rotta attesa del commercio globale. Ma contribuiscono all&#8217;entropia di un sistema intero.</p>



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