L’assedio economico americano a Cuba si rafforza e in vista della“tagliola” del 5 giugno, data dell’entrata in vigore di nuove, importanti sanzioni statunitensi, si amplifica il fuggi-fuggi generalizzato dall’Isla Grande di molte aziende internazionali. Il conglomerato pubblico Gaesa sarà colpito a partire dalla giornata di venerdì, quando il gruppo controllato dai militari di L’Avana, che ha in mano circa il 40% delle attività produttive di Cuba, subirà nuove sanzioni sulle sue attività. Gaesa, stando a quanto promosso dall’amministrazione di Donald Trump, dal Dipartimento del Tesoro di Scott Bessent e dal Segretario di Stato Marco Rubio, vedrà l’impossibilità di interfacciarsi con persone giuridiche e fisiche statunitensi, non potrà accettare pagamenti in dollari e subirà lo scrutinio dell’Office for Foreign Asset Control (Ofac) del Tesoro Usa.
Pressione su Cuba
Il Dipartimento di Stato ha invitato il 7 maggio scorso i soggetti economici e i cittadini non statunitensi “comprese le istituzioni finanziarie straniere, dovrebbero procedere con cautela in qualsiasi rapporto con una parte sanzionata ai sensi della presente normativa”. Cuba, lo ricordiamo, è soggetta ad embargo da oltre sessant’anni ed è inserita nella lista di Stati “sponsor del terrorismo”, subendo oggigiorno restrizioni paragonabili a pochi altri avversari degli Usa: dopo la caduta di Bashar al-Assad in Siria, restano nella lista dei reietti solo L’Avana, la Corea del Nord, la Russia e l’Iran. E visto che la crisi energetica ha aperto momentanee fasi di spiraglio per Mosca e perfino Teheran, ad oggi solo Pyongyang ha una fase prolungata di repressione delle attività a mezzo sanzioni paragonabile a quella di Cuba.
Ora, chi fa affari con Gaesa rischia di subire le sanzioni secondarie americane e di veder interdetta l’operatività negli Stati Uniti. Yahoo Finance ha elencato l’ampio novero di aziende che dal 7 maggio hanno annunciato di lasciare Cuba: i campioni dei container europei, Cma-Cgm e Hapag-Lloyd, la società mineraria canadese Sherritt, il gruppo alberghiero canadese Blue Diamond Resorts, il concorrente spagnolo Iberostar. Cuba “scotta” e Washington vuole stringere le viti della pressione politico-economica contro il regime socialista di L’Avana guidato dal presidente Miguel Diaz-Canel, alzando ulteriormente il livello di pressione giunto a una dimensione senza precedenti nel 2026, annus horribilis per il sistema politico sorto con la rivoluzione di Fidel Castro nel 1959 e oggi sempre più pericolante.
Obiettivo regime change?
Gaesa controlla lo strategico settore del turismo, vitale per l’economia cubana, ed è attiva nella logistica, nei trasporti e nei servizi d’intermediazione finanziaria. Per un Paese sotto sanzioni e embargo, la costruzione del conglomerato è stata ritenuta una necessità per resistere all’assedio statunitense. Per i critici, invece, Gaesa è un Moloch autoreferenziale che allontana Cuba da benessere e prosperità e serve solo gli interessi degli alti papaveri del regime. “Le entrate totali di GAESA sono 3,2 volte superiori alle entrate annuali del bilancio statale cubano”, nota Horizonte Cubano della Columbia Law School, che aggiunge come esso “dichiara riserve liquide in dollari pari a 14,5 miliardi di dollari” e che “si tratta di una struttura economica, finanziaria e militare con accesso privilegiato alle valute estere, mercati vincolati e un proprio regime normativo, che la pone al di fuori della portata del controllo pubblico”.
Nell’era di Diaz-Canel e del predecessore Raul Castro Gaesa ha ottenuto le dimensioni che conosciamo ed è oggi un bersaglio strategico per Washington. Dopo aver tagliato le fonti energetiche a Cuba con la caduta di Nicolas Maduro in Venezuela, dopo aver alzato il livello della pressione con il nuovo embargo e dopo aver fatto collassare il tenore di vita nell’Isla Grande, gli Usa mirano al colpo decisivo per spingere il governo a trattare per un sistema più vicino ai desiderata di Washington. Gaesa è una struttura ipertrofica nell’economia cubana, simbolo dell’inefficienza di un regime in difficoltà. Ma la sua storia è anche quella di un Paese che ha vissuto sotto un tallone sanzionatorio senza precedenti e ha cercato di barcamenarsi. Il suo futuro e quello di Cuba sono interrelati e la speranza americana è che il colpo al conglomerato acceleri il cambio di regime a L’Avana, ormai obiettivo di fatto della superpotenza.
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