Il mondo ha fame di materie prime e ne consumerà, su ogni versante, a un ritmo senza precedenti nella storia dopo che nuove ondate tecnologiche come il boom dell’intelligenza artificiale hanno posto l’enfasi sulla nuova corsa alle risorse e due giganti come Glencore e Rio Tinto stanno lavorando a un’alleanza in grado di far nascere il maggior gruppo estrattivo al mondo.
Glencore-Rio Tinto, trattativa da 260 miliardi di dollari
Una partnership finalizzata alla saldatura tra l’anglo-australiana Rio Tinto e la svizzero-britannica Glencore potrebbe creare nuove economie di scala e una concentrazione di potere e influenza nel settore tramite la nascita di un player da 260 miliardi di dollari di valore, su cui i gruppi stanno ragionando.
Tecnicamente, l’opzione ritenuta finanziariamente più costruttiva potrebbe essere l’acquisizione di Glencore in Rio Tinto. La risorsa per eccellenza che i due gruppi mirano a estrarre in forma crescente, qualora il mega-deal per la fusione dovesse andare in porto, è il rame. Entrambe le compagnie hanno in programma di alzare da 750-800mila tonnellate a oltre 1 milione (1,1 per Glencore, per la precisione) nel 2030 i target di estrazione su scala mondiale e potrebbero ulteriormente ampliarli in sinergia.
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La nuova età del rame e i piani di Glencore e Rio Tinto
“Questa settimana i prezzi del rame hanno raggiunto il massimo storico di oltre 13.300 dollari a tonnellata, evidenziando un deficit del mercato che, secondo gli analisti, potrebbe raggiungere i 10 milioni di tonnellate entro il 2040”, nota il Financial Times, aggiungendo che il superciclo delle materie prime le sta spingendo in Borsa, dato che “Glencore è aumentato del 35% negli ultimi sei mesi, sostenuto dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dalla nuova strategia sul rame. Nello stesso periodo, il titolo Rio Tinto ha guadagnato il 41%”.
Già da tempo su InsideOver notavamo che quella in cui siamo entrati è una nuova età del rame, segnata da impennate di prezzi del metallo utilizzato nel settore tecnologico, dalla componentistica ai cavi, e che il valore strategico di risorse tradizionali e note non diminuirà, ma aumenterà, di fronte all’effetto-moltiplicatore dato dal settore tech. A ciò si aggiungerà, inevitabilmente, una pressante competizione per le risorse tra i campioni occidentali e i player di altre potenze, prima fra tutte la Cina, in un contesto in cui molti scenari sembrano aprire trend di competizione.
Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa, abbonati e diventa uno di noi!
Gli scenari minerari
Per limitarci al mercato del rame, sarà interessante capire cosà farà, in prospettiva, il nuovo governo filo-statunitense in Cile di José Antonio Kast e se i progetti dell’Argentina di Javier Milei prenderanno piede. Inoltre, aziende come Glencore e Rio Tinto possono guardare con attenzione anche ai deal minerari siglati nel mondo dal presidente americano Donald Trump, che inevitabilmente potranno aprire opportunità d’affari dall’Ucraina all’Africa.
La competizione per le risorse globali è talmente ampia che rispetto ai tre tentativi precedenti di unione tra Rio Tinto e Glencore potrebbe non esserci alcuna preclusione della prima, che ha abbandonato il carbone nel 2018, a far proseguire alla seconda l’attività mineraria nella risorsa oggi ritenuta bersaglio per eccellenza delle politiche di transizione energetica. Ma nell’era della cosiddetta “aggiunta energetica” tutto ciò che contribuisce al bilancio generativo e tecnologico appare utile alle cause delle maggiori potenze economiche. Così come la nuova corsa alle miniere è un epifenomeno fondamentale di un clima di crescente competizione tecnologica ed economica globale.

