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Dazi, Trump tira dritto e il mondo cade nell’incertezza

Chi vince e chi perde nel secondo tempo dei dazi di Trump? E che fine faranno gli accordi commerciali degli Usa?

150 giorni di dazi al 15%: il presidente statunitense Donald Trump non si è fermato dopo lo stop della Corte Suprema alla politica daziaria introdotta dal Liberation Day del 2 aprile 2025 e ha cambiato legge di riferimento per provare a impostare la sua offensiva tariffaria. Dall’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977 è passato a una legge del 1974, la Section 122 del Trade Act promulgato quell’anno, per poter alzare i dazi de minimis a tutto il mondo.

Gli Usa provano a riscrivere il commercio globale

Si conferma la strategia di fondo di Washington: riscrivere le regole commerciali, imporre un “biglietto d’ingresso” al resto del pianeta per finanziare il mantenimento della globalizzazione a guida Usa, utilizzare i dazi come leva strategica e geopolitica. E, inoltre, si persevera nell’uso del potere della Casa Bianca come vera leva commerciale, invece della tradizionale predominanza del Congresso, rilanciando la leva del decisionismo di Trump come strumento politico trasformativo.

Sicuramente, sul breve periodo, Trump accetta uno scacco. La Section 122 supera il dazi reciproci del Liberation Day e vede Paesi detentori di grandi surplus commerciali con gli Usa favoriti rispetto al regime precedente. Come nota il portale Global Trade Alert il Brasile è il Paese più favorito, e vede una riduzione del dazio effettivo del 13,6%, seguito da Cina (-7,1%) e India (-5,6%), con Canada, Messico (per i beni non coperti dall’accordo commerciale trilaterale Usmca) e Vietnam favoriti di circa il 3%. Nel 2025 il deficit commerciale verso questi Paesi degli Usa è stato di circa 667,4 miliardi di dollari, e sicuramente ,se questo miglioramento resterà in effetto, potrebbe acuirsi.

Inoltre, andrà capito che fine faranno gli accordi commerciali siglati dagli Usa nel 2025 sull’onda lunga delle tariffe.

Washington tiene la barra dritta

Washington ostenta ottimismo. Jamieson Greer, Rappresentate Commerciale della Casa Bianca, ha difeso il nuovo sistema; Scott Bessent, segretario al Tesoro, ha definito “persi per sempre” per il popolo americano i 175 miliardi di ricavi erariali legati ai dazi nel 2025 ma ha sottolineato che a suo avviso il gettito del 2026 sarà paragonabile a quello previsto col regime Ieepa.

Malesia, Vietnam, Cambogia avevano accettato dazi di partenza al 19%, l’India al 18%, l’Unione Europea e il Giappone al 15% con condizioni legate agli investimenti negli Usa. Ora gli accordi firmati resteranno in vigore?

Parlando con Al Jazeera Shantanu Singh, avvocato esperto in commercio internazionale, ha osservato che “poiché questa è la prima volta che un presidente degli Stati Uniti fa ricorso a questa autorità legale, è probabile che la questione possa essere oggetto di contenzioso” e che “anche se gli accordi, in quanto trattati internazionali, rimarranno in vigore” la sentenza della Corte Suprema “riduce per il momento l’incentivo per i partner commerciali a rispettare la loro parte dell’accordo“.

Il nodo della certezza del diritto

E per i prossimi accordi commerciali, cosa faranno gli Usa? Di recente, Taiwan ha concluso con gli Usa una partnership che apre a pesanti investimenti in fabbriche di semiconduttori sul continente americano e a un maggior legame (friend-shoring) tra le manifatture dei due Paesi. Avrà intenzione di applicarlo fino in fondo? Come si conciliano le alleanze come il progetto Forge per una partnership profonda con gli alleati su terre rare e metalli critici con la nuova clava tariffaria, che non distingue tra partner e rivali?

“Gli alleati di lunga data degli Stati Uniti, tra cui Regno Unito, Unione Europea e Giappone, saranno quelli che subiranno il colpo più duro”, ricorda il Financial Times, aggiungendo che in Europa, di fatto, “Italia e Francia sono maggiormente esposte quando nei calcoli vengono considerate circa 1.100 categorie di prodotti esentati”, mentre al contempo rischia di rompersi la certezza del diritto commerciale ed aprirsi una ridda pressoché infinita di ricorsi e questioni legali. Trump ha voluto plasmare una nuova realtà a colpi di forzature. Deve ora amministrarla a suon di compromessi. Due atteggiamenti antitetici che non aiutano a capire quale sia oggi la rotta attesa del commercio globale. Ma contribuiscono all’entropia di un sistema intero.

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