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I dazi sono illegali: la Corte Suprema affonda Trump

Terremoto negli Usa: la Corte Suprema ha decretato che i dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump sono illegali. Non per il contenuto delle tariffe, ma per la ratio politica con cui l’inquilino della Casa Bianca li giustificava, contestando il...

Terremoto negli Usa: la Corte Suprema ha decretato che i dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump sono illegali. Non per il contenuto delle tariffe, ma per la ratio politica con cui l’inquilino della Casa Bianca li giustificava, contestando il fatto che Trump li abbia imposti usando come giustificazione una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act.

L’Ieepa, risalente all’era della presidenza di Jimmy Carter, prevede che il presidente possa bypassare il Congresso e utilizzare la leva tariffaria in forma unilaterale appellandosi a ragioni di sicurezza nazionale. Trump l’ha invocato indicando il debito e al deficit della bilancia commerciale e dei contipubblici come emergenze da contrastare, e i dazi come lo strumento con cui Washington poteva sanarli. Così non è stato, secondo la Corte Suprema, che ha rilevato come il deficit non sia definibile strettamente un’emergenza, ma piuttosto l’ordinarietà dal momento dell’introduzione della legge a oggi.

Il Financial Times ricorda che “gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con un’aliquota tariffaria effettiva superiore al 10%, la più alta dalla seconda guerra mondiale”, e va sottolineato che Trump ha inteso la leva tariffaria su più direttrici. Formalmente, la lotta era al deficit commerciale, che nel 2025 è stato però il terzo più alto di sempre; nei fatti, Washington ha imposto il suo “biglietto di ingresso” al mercato interno come leva volta a rivitalizzare la governance della globalizzazione. Processo, quest’ultimo, a guida e garanzia Usa, plasmata dall’apertura delle rotte marittime e dalla supremazia finanziaria e valutaria statunitense ma che secondo Trump avrebbe sottratto risorse agli States sotto forma di deficit e de-industrializzazione.

Inoltre, Trump ha voluto fare cassa attivamente con le tariffe, con entrate extra nel 2025 tra i 175 e i 195 miliardi di dollari rispetto alla media delle dogane statunitensi del 2022-2024. Risorse che, se la Corte Suprema lo decreterà, Washington potrebbe trovarsi a dover restituire a alleati, rivali e partner commerciali. Così come ora andrà capito il futuro degli accordi politici o dei veri e propri trattati commerciali siglati dagli Usa con altri Paesi dando per buoni quei dazi imposti a partire dal Liberation Day, il 2 aprile dell’anno scorso, e usati come leva negoziale, spesso accettata dalle controparti. La strategia politica di Trump è appesa a un filo, anche per l’ostinata volontà di sorpassare il Congresso e snobbarne l’efficacia in nome di un decisionismo spinto. Il risultato? 6 voti favorevoli alla sentenza della Corte Suprema, 3 contrari, nonostante un collegio sulla carta per due terzi vicino al presidente repubblicano. Il quale si trova ad avere nella suprema magistratura un potente contropotere.

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