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	<title>matteo salvini Archives - InsideOver</title>
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	<title>matteo salvini Archives - InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 05:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto tra decisioni giudiziarie, regole istituzionali e volontà popolare riapre il dibattito sul futuro delle democrazie contemporanee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html">&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">funzionamento </a>delle democrazie occidentali è tornato al centro di un acceso dibattito. Sentenze giudiziarie, decisioni istituzionali e conflitti politici sempre più duri alimentano una domanda di fondo: f<strong>ino a che punto le regole del sistema possono intervenire nella competizione politica senza entrare in tensione con il principio della sovranità popolare? </strong>È una questione che riapre un dilemma antico ma oggi più che mai attuale, quello tra legalità e legittimità, e che porta molti osservatori a interrogarsi sul futuro stesso della democrazia. Per comprendere meglio questi fenomeni e le trasformazioni in corso nel panorama politico contemporaneo, vi inviatiamo seguire <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">il corso “Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a>, realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <em>InsideOver</em>.</p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso </a>offre gli strumenti per analizzare le tensioni che attraversano oggi le democrazie liberali, dal ruolo crescente dei tribunali nella vita politica al rapporto sempre più problematico tra istituzioni, opinione pubblica e rappresentanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Democrazia addio</strong></h2>



<p>&#8220;Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra <strong>destre </strong>e <strong>sinistre</strong>, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata <strong>data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027 </strong>e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista.</p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – dell’Unione europea, secondo <strong>Matteo Salvini </strong>– e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’<strong>Europarlamento</strong> e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del <strong>Rassemblement national</strong>, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo», come del resto prevede il progetto di «referendum revocativo», versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La <strong>France Insoumise</strong>, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di «utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national», da combattere invece «nelle urne e nelle piazze», pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia. Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: <strong>il rapporto fra <em>legalità</em> e <em>legittimità</em> in ambito politico.</strong> Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i dubbi sulla vicenda Le Pen</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. Primo: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto Rassemblement National) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro: l’illecito è quindi difficilmente contestabile. E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: <strong>la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria</strong> – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. Secondo: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è la decisione di rendere <em>immediatamente esecutiva </em>la pena comminata (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il «fondato rischio» di una reiterazione del delitto e il «grave rischio di turbativa della vita pubblica» nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Democrazia nominale</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. <strong>Ricorrendo al suo potere discrezionale, la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al <strong>Mouvement Démocrate</strong> dell’ ex primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di neleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio <em>in dubio pro reo</em>, consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del governo.</p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra” (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di <strong>Paesi nominalmente democratici</strong> che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi <em><strong>outsiders</strong></em>, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;caso Georgescu&#8221;</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato <strong>“filorusso” Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della Romania – composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale<sup><a href="#sdendnote1sym" id="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a></sup>, è, paragrafo dopo paragrafo, una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto. E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, Fulco Lanchester, <strong>è giustifica dalla «emergenza democratica» in cui verserebbe la Romania,</strong> «derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna», talché «le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale» sarebbero «condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre».</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di «note informative del Ministero dell’Interno» del governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di «un’elezione assolutamente trasparente») e di <strong>aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi </strong>– volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, «un uso non trasparente della tecnologia digitale», dato che «l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;patentino&#8221; della democrazia</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla <em>par condicio</em> che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della democrazia nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle “reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un rischio concreto, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove <strong>ammette lo scopo <em>pedagogico</em> della decisione assunta dalla Corte</strong>, volta – si legge – a «rafforzare la resilienza degli elettori, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle Ong</h2>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno «adeguati» di cui parla la sentenza? Quale «uso delle tecnologie digitali» dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo Stato, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. <strong>Si esplicita così la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento,</strong> stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e <em>soft </em>delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo Lee Fang ha rivelato sul sito Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale «hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato», dato che «la Romania è il punto di partenza per i programmi di addestramento della Nato destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;<a href="https://balkaninsight.com/2024/03/21/romania-to-host-largest-nato-military-base-in-europe/#:~:text=The%20military%20base%20at%20Mihail,Ramstein%2C%20Germany%2C%20in%20size.">realizzazione della più grande base Nato in Europa</a>», che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;<a href="https://expertforum.ro/.well-known/sgcaptcha/?r=%2Fen&amp;y=powf:193.186.4.20:1733998672.725"><em>Expert Forum</em></a><em>,</em> la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp; Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una «operazione a lungo termine». I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. L’ultimo contratto&nbsp;<a href="https://www.usaspending.gov/award/ASST_NON_SRO10023GR0065_1900">assegna al gruppo 79.964 dollari</a>&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;&#8221;.</p>



<p>[…]</p>



<p><em>Estratto dell’editoriale presente sul numero 384 di&nbsp;<strong>Diorama Lettarario</strong></em>.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong>&nbsp;</strong><em>(10 numeri in un anno) versare&nbsp;</em><strong>35 euro&nbsp;</strong><em>sul&nbsp;</em><strong>conto corrente postale 14898506&nbsp;</strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;</em><strong>oppure&nbsp;</strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506&nbsp;</strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;</em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a>&nbsp;</strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Oro e sovranità, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/oro-e-banche-la-battaglia-identitaria-di-meloni-e-la-sfida-senza-fine-alle-banche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Dec 2025 12:17:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banca d'Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-600x470.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-1024x802.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-768x602.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-1536x1203.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oro e banche, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche con il timore della presenza straniera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/oro-e-banche-la-battaglia-identitaria-di-meloni-e-la-sfida-senza-fine-alle-banche.html">Oro e sovranità, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-600x470.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-300x235.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-1024x802.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-768x602.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250318140829737_18c68a0eac89e21008cb5d44c30738b6-1536x1203.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cosa lega il <strong>risiko bancario italiano</strong>, la partita per la proprietà dell&#8217;<strong>oro del Paese</strong> e l&#8217;agenda di politica economica del governo di Giorgia Meloni? Molti aspetti, connessi da un sottile fil rouge. La scelta di <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong> di inserire in Legge di Bilancio un emendamento riguardante proprio la presa di posizione sul fatto che l&#8217;oro appartiene al &#8220;popolo italiano&#8221; e non alla Banca d&#8217;Italia, che ha la <strong>titolarità su 2.452 tonnellate di riserve auree</strong>, non è solo la concretizzazione di un antico <strong>cavallo di battaglia sovranista,</strong> ma manda anche un segnale agli istituti italiani con cui l&#8217;esecutivo è impegnato in un complesso incontro-scontro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fratelli d&#8217;Italia e l&#8217;oro alla patria</h2>



<p>Parla chiaramente <strong>il dossier parlamentare di Fdi anticipato dall&#8217;<em>Ansa</em></strong> in cui si accenna chiaramente agli &#8220;<strong>interessi stranieri</strong>&#8221; dentro la Banca d&#8217;Italia che possono mettere a repentaglio la sovranità nazionale sull&#8217;oro. Tale rischio paventato da Fdi può essere letto in due accezioni. La prima fa riferimento alla presenza di soggetti di proprietà estera nel capitale di Via Nazionale.</p>



<p>Tra i 175 soggetti che posseggono quote della Banca d&#8217;Italia, <a href="https://www.economymagazine.it/oro-di-bankitalia-sotto-la-lente-ecco-chi-sono-davvero-i-soci-esteri/"><em>Economy Magazine</em> </a>ricorda che vi sono tanto <strong>Banca Nazionale del Lavoro, di proprietà della francese Bnp Paribas</strong>, come la filiale nazionale della sua rivale<strong> Credit Agricole</strong>. Per entrambe la quota di proprietà è al 2,8%. Una presenza residuale, dunque, che però va letta in parallelo alla seconda accezione della presenza straniera, che ha a che vedere con una polemica più ampia che ha diviso l&#8217;esecutivo e il sistema bancario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma delle presenze straniere</h2>



<p><strong>Spesso, più o meno tra le righe</strong>, molti esponenti del governo Meloni hanno criticato l&#8217;attivismo dei fondi stranieri che posseggono quote di capitale delle banche italiane. Il bersaglio degli strali è stata principalmente <strong>Unicredit,</strong> nel cui azionariato figurano realtà come <strong>BlackRock e Allianz</strong> con quote importanti. </p>



<p>&#8220;Unicredit ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera&#8221;, disse l&#8217;anno scorso il vicepremier <strong>Matteo Salvini</strong> criticando <a href="https://it.insideover.com/economia/roma-ha-fermato-milano-unicredit-si-ritira-da-banco-bpm.html">il tentativo di <strong>Andrea Orcel</strong> di guidare Unicredit alla scalata di Banco Bpm</a>. Fu l&#8217;affondo più esplicito a riguardo, per quanto chiaramente errato dato che Salvini non ha saputo distinguere tra proprietà delle quote e sede legale dell&#8217;azienda. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Meloni e le banche, un lungo romanzo</h2>



<p>Il governo ha temuto che <strong>grandi soggetti italiani potessero assumere un rango europeo</strong> e trasferire lontano dal Paese il focus delle loro attività, contribuendo inoltre a tensioni sul debito pubblico di cui i big della finanza tricolore sono tra i maggiori detentori. In tal senso la <strong>titolarità dell&#8217;oro può essere vista come un tentativo di garantire &#8211; di fatto &#8211; le finanze dello Stato</strong> di fronte a questo timore che pervade una destra di governo che teme di perdere il controllo di un sistema finanziario in cui non è ramificata.</p>



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<p>Lo si è visto in più casi. Unicredit-Bpm, ovviamente, col golden power interno imposto da Roma sull&#8217;affare tutto milanese poi stoppato. Ma anche con la <strong>scalata del </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/banche-nella-tempesta-mps-mediobanca-resiste-la-fortezza-generali.html"><strong>Monte dei Paschi di Siena</strong> a partecipazione governativa su <strong>Mediobanca</strong> </a>con vista su <strong>Generali, principale partecipata da Piazzetta Cuccia, di cui preoccupavano le manovre,</strong> oggi abortite, per una fusione del polo del risparmio gestito con la francese Natixis. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le autostrade per la finanza straniera</h2>



<p>Ironia della sorte, però, questo è stato vero solo a livello di <em>pars destruens</em>, perché poi di fatto questo ha <strong>prodotto, da un lato, l&#8217;apertura di un&#8217;autostrada alla </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/merci-meloni-dopo-lo-stop-a-unicredit-su-bpm-si-muove-credit-agricole.html"><strong>francese Credit Agricole su Banco Bpm,</strong> </a>non fermate dall&#8217;esecutivo, e dall&#8217;altro una costituzione dell&#8217;azionariato di Mps dopo la scalata a Mediobanca in cui attori come <a href="https://it.insideover.com/economia/da-mps-a-unicredit-blackrock-al-centro-della-finanza-italiana.html">BlackRock non sono meno presenti nel capitale.</a></p>



<p>Il quadro che si delinea sembra far emergere una governance del sistema finanziario ed economico eccessivamente focalizzato sul <strong>concetto di controllo</strong>, inteso come <a href="https://italstrat.substack.com/p/22-il-gioco-del-trono-della-finanza"><strong>controllo dell&#8217;equity bancario,</strong> </a>controllo dei processi che <strong>fanno salire e scendere partecipazioni</strong> nel sistema finanziario, controllo delle riserve strategiche come l&#8217;oro. Tutto questo nella consapevolezza che un passo falso potrebbe contribuire a far cambiare rotta all&#8217;Italia sul sentiero della ripresa economica, della gestione del debito pubblico e dunque, sostanzialmente, della sovranità. Un atteggiamento difensivo che tende a vedere il sistema finanziario come allogeno rispetto alla realtà concreta del Paese e può creare errori di comunicazione e pregiudizi. Come forse pochi fatti come la mossa sull&#8217;oro dimostrano appieno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/oro-e-banche-la-battaglia-identitaria-di-meloni-e-la-sfida-senza-fine-alle-banche.html">Oro e sovranità, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Salvini e Crosetto, nel battibecco sugli aiuti all&#8217;Ucraina c&#8217;è tutta la difficoltà dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/salvini-e-crosetto-nel-battibecco-sugli-aiuti-allucraina-ce-tutta-la-difficolta-delleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2025 20:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="474" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/crosetto-salvini-e1763237559874.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>I due ministri italiani discutono sugli aiuti all'Ucraina. E le loro divergenze riflettono le difficoltà dell'Europa dopo anni di guerra. </p>
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<p>Il battibecco sugli aiuti militari all&#8217;Ucraina tra il ministro delle Infrastrutture (e vice-primo ministro) <strong>Matteo Salvini</strong> e il ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto </strong>è, nella sua semplicità, perfettamente indicativo del vicolo cieco in cui la politica europea si è cacciata in questi anni. In sostanza, Salvini si è chiesto se gli scandali per la corruzione emersi a Kiev non invitino a maggiore prudenza (&#8220;Non vorrei che con i soldi di lavoratori e pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione&#8221;), aggiungendo alla retorica spicciola una più provocatoria osservazione politica: &#8220;Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema, pensare che mandare armi a Kiev significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo, quanto meno&#8221;. Crosetto ha replicato così: &#8220;Capisco le preoccupazioni di Salvini ma <strong>non giudico un Paese per due corrotti</strong>, esattamente come gli americani sbarcati in Sicilia non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia&#8221;.</p>



<p>Al di là dello scivoloso armamentario retorico (non sfuggirà a Crosetto che gli americani, invece, <a href="https://it.euronews.com/2023/07/09/il-sostegno-della-mafia-per-lo-sbarco-alleato-in-sicilia-80-anni-fa">si appoggiarono alla mafia attraverso un personaggio come Lucky Luciano</a> e di questo passo, pensando ai mafiosi ucraini che scroccavano il pizzo al settore energetico nazionale, spunta la tentazione di fare insidiose analogie), si percepisce tutta la difficoltà di fare un ragionamento &#8220;vero&#8221; sull&#8217;Ucraina e sul modo di aiutarla.</p>



<p>Sia Salvini sia Crosetto parlano come se avessero scoperto il problema della corruzione in Ucraina solo l&#8217;altroieri, perché NABU (Agenzia nazionale ucraina anti-corruzione) e SAP (Procura speciale anti-corruzione) nei giorni scorsi sono andati a pescare due ministri in carica (<strong>Herman Galushchenko</strong>, ministro della Giustizia e prima ancora dell&#8217;Energia, e <strong>Svitlana Grynchuk</strong>, ministra dell&#8217;Energia e figlioccia politica di Galushenko) e Timur Mindich, uno dei più vecchi amici e soci in affari del presidente Zelensky, uno che aveva il WC in oro come il vecchio e spregevole presidente Viktor Yanukovich, fuggito in Russia con l&#8217;Euromaidan del 2014. Come se non sapessero, Salvini e Crosetto, che NABU e SAP furono istituite nel 2015 per le pressioni degli Usa e del Fondo monetario internazionale, che già allora sentivano puzza di bruciato e volevano cautelarsi prima di sganciare i quattrini. Come se non avessero mai sentito parlare, per fare un solo esempio, di <strong>Oleksij Reznikov</strong>, ministro della Difesa ucraino dal 2021 al 2023, finché fu costretto a dimettersi (con tutto il vertice del Ministero) per lo scandalo delle forniture a prezzi gonfiati (e differenze intascate) per le Forze armate. E per finire, anche se o vivamente non c&#8217;entra con gli scandali attuali, non avessero mai sentito dire che lo stesso Zelensky fu pescato nel 2021 (<a href="https://www.occrp.org/en/project/the-pandora-papers/pandora-papers-reveal-offshore-holdings-of-ukrainian-president-and-his-inner-circle">si vedano i Pandora Papers</a>) con una rete di società off shore dove metteva al sicuro (anche dal fisco) i cospicui guadagni della sua carriera di attore e cineasta.</p>



<p>I due ministri (i nostri, intendo) fanno mostra di non sapere che la corruzione, in Ucraina, è un problema endemico e che Zelensky, sempre ammesso che davvero lo voglia e che nell&#8217;attuale situazione possa, non è assolutamente in grado di eliminarlo. Ed è dunque assolutamente ipocrita preoccuparsi ora, dopo 11 pacchetti di aiuti già consegnati, della corruzione ucraina, che non è seconda nemmeno a quella russa. Più chiara la posizione del ministro delle Finanze della Lituania, <strong>Kristupas Vaitiekūnas</strong>, che nei giorni scorsi, interrogato in proposito, ha semplicemente detto: &#8220;L&#8217;Ucraina combatte per l&#8217;Europa, quindi corruzione o no non c&#8217;è alternativa, continueremo ad aiutarla&#8221;.</p>



<p>Ed è proprio qui che sta il punto. Noi europei che cosa stiamo cercando? <strong>Di armare e finanziare l&#8217;Ucraina</strong> perché abbiamo paura che, in caso di sconfitta, la Russia possa prendersela con noi? <strong>Oppure di aiutare l&#8217;Ucraina?</strong> Nel primo caso, dobbiamo certamente armare gli ucraini, sapendo però (e ammettendolo, senza raccontarci frottole) che la famosa &#8220;difesa dell&#8217;Europa&#8221; implica di mandarli a morire e di assistere alla distruzione economica e sociale del loro Paese. </p>



<p>Ma se si tratta di aiutare l&#8217;Ucraina, davvero fornirle nuove armi è l&#8217;unico modo? <strong>Non esiste un &#8220;fornire nuove armi e nello stesso tempo&#8230;&#8221;?</strong> E se Kiev &#8220;combatte per l&#8217;Europa&#8221; e ha bisogno di armi, perché l&#8217;Italia in questo momento è così restia a investire, come ci chiedono gli Usa, i 140 milioni di dollari richiesti per aderire al PURL (<em>Prioritized Ukraine Requirements List</em>), il fondo comune dei Paesi europei (hanno già aderito in quindici) per acquistare armi Usa da girare all&#8217;Ucraina? Perché il ministro Crosetto ha disdetto all&#8217;ultimo secondo la missione negli Usa dove, appunto, avrebbe dovuto discutere del PURL?</p>



<p><a href="https://www.kielinstitut.de/topics/war-against-ukraine/ukraine-support-tracker/">L&#8217;Ukraine Support Tracker del Kiel Institute</a> ci dice che finora gli aiuti militari e finanziari europei sono più o meno riusciti a colmare il buco lasciato dal minore supporto diretto degli Usa. Ma la fatica cresce, insieme con l&#8217;ansia che la guerra in Ucraina, che inchioda la Russia su quel terreno, <strong>finisca prima che il riarmo UE abbia prodotto qualche risultato, nel campo della Difesa come in quello dell&#8217;economia.</strong> Tant&#8217;è vero che la Commissione europea cerca un sistema, un qualunque sistema, per usare i fondi russi congelati. Scontrandosi non solo con le posizioni non omogenee dei diversi Paesi ma anche con le considerazioni tecniche degli espetti. Proprio ieri Valérie Urbàn, direttrice generale di Euroclear, l&#8217;agenzia belga che detiene 193 miliardi russi &#8220;congelati&#8221;, ha minacciato di far causa alle autorità Ue se continueranno con i tentativi di prederli per girarli all&#8217;Ucraina. La Urbàn ha dichiarato che tale mossa violerebbe il diritto internazionale, minerebbe la fiducia degli investitori esteri e potrebbe provocare contromisure della Russia. Cose, queste, che peraltro <a href="https://it.insideover.com/economia/285-miliardi-di-asset-occidentali-nel-mirino-della-russia-larma-per-rispondere-alle-sanzioni.html">avevamo già anticipato in queste pagine.</a>  </p>



<p>Per questo le discussioni tra i ministri Salvini e Crosetto sono emblematiche. Non dei loro eventuali dissensi, o della difficoltà di questo governo a versare altri 140 milioni di dollari mentre vara una legge finanziaria impostata sull&#8217;austerità. Ma del corridoio sempre più stretto in cui, nella convinzione che ci saremmo sbarazzati in fretta dell&#8217;orso russo, ci siamo infilati ormai quasi quattro anni fa.</p>



<p> <strong><em>La sorte dell&#8217;Ucraina e l&#8217;esito della guerra con la Russia sono da sempre al centro degli interessi di InsideOver e dei miei personalmente. Non è solo un questione politica ma un dramma che riguarda tutti noi e il nostro futuro. Continueremo a raccontarlo con tutta la passione e l&#8217;attenzione possibile. </em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Fallo con noi, abbonati subito a InsideOver.</a></strong></p>
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		<title>Migranti e identità, la battaglia politica che scalda l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-e-identita-la-battaglia-politica-che-scalda-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 04:59:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro della "remigrazione". Parliamo della nuova frontiera del dibattito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-e-identita-la-battaglia-politica-che-scalda-leuropa.html">Migranti e identità, la battaglia politica che scalda l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003105155918_1fd7f4c57188ed8d845997bbbc936202-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uno spettro si aggira per l&#8217;Europa: quello della &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/remigrazione-la-brutale-scommessa-dellafd-e-la-radice-del-malcontento-tedesco.html">remigrazione</a></strong>&#8220;. Parliamo della nuova frontiera <strong>del dibattito pubblico suscitato dalla questione migratoria</strong> o, meglio, dall&#8217;impatto tra <strong>integrazione dei nuovi arrivati e dinamiche securitarie</strong> condizionanti società caratterizzate da tensioni e inquietudini politiche ed economiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accoglienza e remigrazione</h2>



<p><strong>Si teorizza non più solo la chiusura delle frontiere</strong> ma anche il respingimento di massa di chi è già presente sul suolo dei Paesi europei, spesso a prescindere dalla titolarità di diritti acquisiti. E si pone il discorso sempre più su un piano <strong>metapolitico, sulla necessità di preservare valori e visioni del mondo che le migrazioni avrebbero perturbato</strong>.</p>



<p>Quanto sottolineato da <strong>Federico Giuliani su</strong><a href="https://it.insideover.com/migrazioni/il-giappone-durissimo-contro-i-migranti-detenzioni-e-zero-tutele.html"><strong> queste colonne per il caso del Giappone</strong>, dove monta la protesta anti-migranti</a> e quanto emerge negli Usa, dove la <strong>polizia di frontiera (Ice</strong>) sta utilizzando metodi <a href="https://www.vaticannews.va/en/pope/news/2025-10/pope-leo-s-call-to-action-on-behalf-of-migrants-and-refugees.html">definiti &#8220;inumani&#8221;</a> anche dal primo pontefice statunitense della <a href="https://it.insideover.com/religioni/i-cristiani-perseguitati-e-la-falsa-propaganda-del-riarmo-il-grido-di-pace-di-leone-xiv.html">storia, Leone XIV,</a> ha il suo eco anche in Europa. <strong>Uniamo alcuni puntini</strong> per capirlo. </p>



<p>Nei mesi scorsi, prima delle elezioni in Germania, la componente giovanile di <strong>Alternative fur Deutschland</strong>, innalzando lo slogan &#8220;<em>Auslander Raus&#8221;</em> a suo motto, ha contribuito a condizionare in senso più restrittivo la proposta di Afd sul contrasto all&#8217;immigrazione clandestina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La remigrazione si diffonde in Europa</h2>



<p>L&#8217;idea di passare alla <strong>&#8220;remigrazione&#8221;</strong> come soluzione è emersa in molti discorsi di esponenti Afd, che in Francia trovano il loro equivalente nella proposta di Eric Zemmour e Reconquete da un lato e di Marion Marechal e di Identità-Libertà dall&#8217;altro, ma non nell&#8217;agenda del Rassemblement National. <strong>Stessa polarizzazione nel Regno Unito, dove attivisti come Tommy Robinson</strong> premono sulla destra del <strong>Reform Uk</strong> per<a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/londata-nazionalista-nel-regno-unito-la-maxi-piazza-di-londra-un-traino-ma-anche-un-rischio-per-farage.html"> un&#8217;agenda più aggressiva da parte di Nigel Farage. </a></p>



<p>In Italia la Lega di Matteo Salvini si è spostata su posizioni che hanno superato il tradizionale contrasto allo sbarco di clandestini per abbracciare proposte più radicali, <strong>sostenute principalmente dalla promozione della parola d&#8217;ordine &#8220;remigrazione&#8221;</strong> da parte degli eurodeputati più a destra del Carroccio, come dimostrato dal recente raduno di Pontida.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">1/ A Pontida la remigrazione è ufficialmente diventata una parola d&#39;ordine della Lega. Sullo sfondo della segreteria di Salvini, i giovani leghisti ed europarlamentari come Vannacci, Sardone e Tovaglieri premono per una svolta ancora più a destra. <a href="https://t.co/W2vfHBT6nE">pic.twitter.com/W2vfHBT6nE</a></p>&mdash; Osservatorio sul complottismo (@sulcomplottismo) <a href="https://twitter.com/sulcomplottismo/status/1970208858975920160?ref_src=twsrc%5Etfw">September 22, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Discorso simile per Vox e Chega in Spagna e Portogallo, ove il discorso è sulla <strong>presunta impennata di </strong><a href="https://www.voxespana.es/vox-en-el-parlamento-de-cataluna/ignacio-garriga-remigracion-masiva-salou-inseguridad-20240229?provincia=tarragona"><strong>reati come rapine e violenze sessuali</strong> imputabili</a> agli immigrati.  Reso popolare dall&#8217;attivista nazionalista austriaco Martin Sellner, il concetto di &#8220;remigrazione&#8221; teorizzato nella sua forma più radicale prevede il ristabilimento di una non meglio precisata purezza etnica europea. Ad oggi ne arriva al grande pubblico una versione semplificata fatta di commistioni identitarie e securitarie. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Make Europe Great Again</h2>



<p>L&#8217;ondata politica in questione è una sfida a tutto campo. Sfida chi, da destra, aspira al potere e vuole evitare contaminazioni estremistiche: si pensi ai vari Le Pen e Farage, che <strong>preferiscono dettare la linea dell&#8217;agenda politica</strong> ma non intendono, in Francia e Regno Unito, governare sulle macerie della società. Sfida i partiti che cercano di creare coalizioni di governo o consolidarle, come il centro-destra italiano. E sfida, infine, <strong>il dibattito pubblico, a sua volta galvanizzato</strong> dal ruolo che social network come X (di proprietà di Elon Musk, che ha più volte sostenuto tesi vicine alla remigrazione) hanno nel diffondere la propaganda favorevole a questo concetto. </p>



<p><strong>Questa ondata politica, che è alimentata dai partiti che si rifanno al principio del movimento</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/make-europe-great-again-la-destra-euroscettica-lancia-la-sfida-a-bruxelles.html"><strong> Make Europe Great Again (Mega</strong>)</a> teorizzato da Musk, è da capire. Posizioni come quelle dei fautori della remigrazione possono essere contestate, criticate, magari perfino disprezzate. Ma non è la loro censura a monte la risposta. Quali sono le incertezze e le insicurezze che ne alimentano la diffusione? Dove il modello sociale europeo è in tensione? Perché un continente in declino demografico che avrà bisogno di milioni di ingressi per <strong>stabilizzare la demografia e sistemare i conti pubblici</strong> non ha una strategia d&#8217;attrattività e integrazione seria? <strong>Cosa spaventa gli europei?</strong> Queste domande hanno bisogno di risposta. Pena l&#8217;atrofizzazione delle nostre società in un dibattito sempre più al ribasso.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-e-identita-la-battaglia-politica-che-scalda-leuropa.html">Migranti e identità, la battaglia politica che scalda l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lo sciopero generale e la manifestazione senza fine sono per Gaza ma parlano all&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-sono-per-gaza-ma-parlano-allitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2025 05:11:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo sciopero generale e la manifestazione senza fine per Gaza che parlano all'Italia. Gli scenari e le aspettative che ne derivano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-sono-per-gaza-ma-parlano-allitalia.html">Lo sciopero generale e la manifestazione senza fine sono per Gaza ma parlano all&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Arriva il 3 ottobre e parte lo <strong>sciopero generale</strong> convocato dall&#8217;Unione Sindacale di Base (Usb) e dalla Cgil contro i massacri in Palestina e l&#8217;abbordaggio della <a href="https://it.insideover.com/guerra/navi-e-monitoraggio-la-turchia-si-mobilita-in-risposta-allazione-di-israele-contro-la-flotilla.html">Global Sumud Flotilla </a>da parte di Israele. Ma quel che non si è fermata è la <strong>mobilitazione del Paese</strong> che, sostanzialmente, è proseguita<a href="https://it.insideover.com/guerra/notte-storica-in-europa-dallitalia-alla-francia-labbordaggio-della-flotilla-riempie-le-piazze.html"> dalla notte del 1° ottobre</a> in avanti. Non è difficile affermare che lo sciopero generale sia un <strong>sottoinsieme</strong> della più vasta mobilitazione per la Palestina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="631" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-1024x631.jpg" alt="" class="wp-image-488168" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-1024x631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Lo-sciopero-generale-e-la-manifestazione-senza-fine-per-Gaza-che-parlano-allItalia-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La manifestazione a Roma ANSA/FABIO CIMAGLIA </figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La mobilitazione prima dello sciopero generale</h2>



<p>Dopo la notte spontanea di mercoledì, quella di ieri è stata una giornata con molti <strong>episodi importanti, iniziata con l&#8217;occupazione della Statale di Milano e della Stazione di Cadorna</strong>, proseguita con manifestazioni a Roma, Bologna, Torino, qui giunte fino all&#8217;Aeroporto di Caselle, con i flash mob di medici agli Spedali Civili di Brescia, dove è stata occupata anche la stazione, con l&#8217;ingresso dei manifestanti sulla A4 al <strong>casello di Bergamo, nel mezzo di una delle arterie d&#8217;Italia</strong>.</p>



<p> Lo sciopero si inserisce in un canovaccio ampliato: quello in corsa è qualcosa di più ampio di un moto politicizzato, è la manifestazione di un <strong>vento culturale di stanchezza e insoddisfazione</strong> che si genera dal percepito squilibrio tra realtà e narrazione sulla causa di Gaza e si estende a toccare molti altri temi, dal rapporto tra guerra e pace nella società contemporanea a quello tra diritti e libertà nell&#8217;odierno Occidente. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;Blocchiamo Tutto&#8221; all&#8217;italiana per Gaza</h2>



<p>Il tentativo del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini di fermare lo sciopero nei trasporti con la precettazione è parso simile a quello di chi vuol fermare un muro d&#8217;acqua con le mani. <strong>Come dicevamo, è molto di più di uno sciopero generale,</strong> ma un&#8217;eruzione. Il riferimento culturale è quello francese: &#8220;<strong>Blocchiamo Tutto</strong>&#8220;. La Francia si conferma Paese capace di creare immaginario culturale e metapolitico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="798" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-1024x798.jpg" alt="" class="wp-image-488170" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-1024x798.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-300x234.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-768x598.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-1536x1197.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a-600x468.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251003004920554_c43f06a9b9a42281ed0ff7e1335b5a7a.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Manifestazione pro Palestina dopo gli attacchi israeliani contro la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, Torino 02 ottobre 2025 ANSA/TINO ROMANO
&#8212; Pro-Palestine demonstration after Israeli attacks against the Global Sumud Flotilla headed for Gaza, Turin, 2 October 2025 ANSA/TINO ROMANO</figcaption></figure>



<p>La piazza italiana ne adotta visioni e prospettive a meno di un mese dalla maxi-mobilitazione del 10 settembre, ed è anche la prima, grande <strong>mobilitazione della generazione Z, degli universitari, dei principali fruitori</strong> dei contenuti che <strong>ogni giorno fanno conoscere, con una sequela di drammi, lo sterminio palestinese.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo vento culturale e la Generazione Z</h2>



<p>A suo modo, con tutte le sue semplificazioni e ingenuità ma con una genuina partecipazione che merita indubbia attenzione e analisi, è la versione XXL delle mobilitazioni per il clima che furono il colpo di coda della Generazione X. Mentre i giovani del mondo sono in rivolta ovunque, dal<a href="https://it.insideover.com/politica/madagascar-londata-delle-proteste-travolge-il-governo-in-bilico-lisola-su-cui-puntano-india-e-cina.html"> <strong>Madagascar</strong></a> al <strong>Nepal, </strong>dal <strong>Marocco all&#8217;Indonesia,</strong> ecco che anche in Italia la questione generazionale, indubbiamente, emerge. </p>



<p><strong>Il vento culturale in Italia</strong> soffia in una direzione precisa. <a href="https://www.politico.eu/article/giorgia-meloni-flotilla-seizure-italy-pro-palestinian-uprising/"><em>Politico.eu</em> lo ha spiegato </a>ai suoi lettori paneuropei: &#8220;Le grandi manifestazioni, gli scioperi e&nbsp;<a href="https://www.politico.eu/article/putting-the-squeeze-on-israel-italy-dockworkers-usb-gather-to-plan-boycott/">i blocchi stradali</a>&nbsp;dei lavoratori portuali delle ultime settimane hanno dimostrato la profondità del sentimento pubblico italiano contro la guerra di Israele a Gaza, mentre i sondaggi hanno mostrato un enorme sostegno agli attivisti marittimi&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Aspettative e realtà</h2>



<p><strong>Lo iato tra sentore comune e narrazione mediatica, su Gaza, </strong>è colossale. La politica viene a ruota: se certamente gli scioperanti e i manifestanti hanno di che dire verso il governo di Giorgia Meloni, definire &#8220;di opposizione&#8221; questo moto per Gaza sarebbe riduttivo. <strong>Quello in piazza non è un popolo di destra o di sinistra</strong> che vuole farsi incasellare. Ma è un popolo che chiede ascolto per le sue ansie e paure.</p>



<p><a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/duplice-rotta-per-svelare-ipocrisie-e-scrollarci-di-dosso-lindifferenza">Francesco Gesualdi lo ha <strong>ben scritto su <em>Avvenire</em></strong></a>, le manifestazioni sono di fatto un grande voto di sfiducia: &#8220;Il doppio standard verbale, morale e politico, che da un paio di anni si è affermato in Europa, per cui lo stesso tipo di gesto è ora condannato, ora approvato, a seconda se a commetterlo è uno Stato amico come Israele o nemico come la Russia, genera nell’opinione pubblica uno sconcerto tale da indurla a bollare come ipocrita l’intera classe politica, rinunciando a qualsiasi forma di partecipazione&#8221; che non sia quella direttamente legata alla possibilità di far sentire la propria voce. <strong>Come trasformare questo moto in fiducia e spinte costruttive</strong> sarà una grande domanda per politica e mondo culturale negli anni a venire.</p>



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		<title>Un terremoto in Romania? La possibile vittoria di George Simion preoccupa la Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/un-terremoto-in-romania-la-possibile-vittoria-di-george-simion-preoccupa-la-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2025 10:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1258" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a-600x393.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a-768x503.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250516110708838_d3ab851e0d2a4d098396266cb5ded82a-1536x1006.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Timore di Bruxelles: Bruxelles teme che George Simion, leader della destra romena e candidato al ballottaggio presidenziale, possa vincere e unirsi a Orbán e Fico, minando il sostegno Ue all’Ucraina.</p>
<p>Importanza strategica della Romania: Con 19 milioni di abitanti e la base Nato in espansione a Mihail Kogălniceanu, la Romania è un pilastro Ue e Nato, rendendo un cambio di rotta una minaccia per l’atlantismo.</p>
<p>Posizioni controverse di Aur: Il partito di Simion, Aur, ha posizioni che potrebbero creare tensioni con Kiev, la Moldavia e l’Ungheria, nonostante Simion neghi di essere filo-russo.</p>
<p>Tentativi di rassicurazione: Simion si definisce “eurorealista”, alleato di Meloni e favorevole al mercato unico Ue, ma le sue ambiguità non placano i timori europei.</p>
<p>Rischio di “Dottrina Breznev” Ue: Simion potrebbe subire ostracismo come altri leader non allineati, in linea con una presunta politica Ue di emarginazione di chi sfida l’establishment euro-atlantista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/un-terremoto-in-romania-la-possibile-vittoria-di-george-simion-preoccupa-la-ue.html">Un terremoto in Romania? La possibile vittoria di George Simion preoccupa la Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Così come temeva una vittoria del &#8220;filo-russo&#8221; <strong>Calin Georgescu</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/alta-tensione-in-romania-calin-georgescu-escluso-dalle-presidenziali.html">escluso definitivamente dalla competizione elettorale</a> in <strong>Romania</strong> dopo che il suo ricorso presso la Corte Suprema è stato respinto, ora Bruxelles ha timore che prevalga <strong>George Simion</strong>, leader della destra romena che domenica sfiderà al secondo turno delle elezioni presidenziali il sindaco di Bucarest Nicusor Dan. Leader del partito romeno Aur che ha incontrato a Roma, questa settimana, la presidente del Consiglio e leader di Fratelli d&#8217;Italia Giorgia Meloni e il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini, descrivendo quest&#8217;ultimo come &#8220;un grande amico&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Bruxelles teme Simion</h2>



<p>Un’eventuale <strong>vittoria di Simion</strong>, <a href="https://www.politico.eu/article/george-simion-romania-presidential-election-profile-ukraine/">come riportato da <em>Politico</em></a>, <strong>sta suscitando forti timori a Bruxelles</strong>, dove si teme che il candidato possa unirsi al duo di &#8220;sabotatori&#8221; &#8211; ovvero i &#8220;non allineati&#8221; al partito della guerra europeo &#8211; composto dal premier ungherese <strong>Viktor Orbán</strong> e da quello slovacco <strong>Robert Fico</strong>, minacciando il sostegno dell’Ue all’Ucraina. &#8220;I funzionari europei &#8211; scrive <em>Politico</em> &#8211; sono particolarmente preoccupati che il 38enne incendiario possa unirsi all’attuale duo di sabotatori &#8211; Viktor Orbán dell’Ungheria e Robert Fico della Slovacchia &#8211; nel tentativo di ostacolare gli aiuti all’Ucraina proprio mentre l’Ue vuole aumentare la pressione sulla Russia per porre fine alla guerra&#8221;. La Romania, con i suoi 19 milioni di abitanti e la sua posizione strategica sul Mar Nero, <strong>è stata finora un pilastro affidabile per l’Ue e la Nato</strong>. Un cambio di rotta verso il &#8220;campo dei sabotatori&#8221;, rappresenterebbe un duro colpo allo<em> status quo</em>.</p>



<p>Simion rischia di finire così vittima della &#8220;Dottrina Brezhnev&#8221; dell&#8217;Unione Europea, così come l&#8217;ha definita Aldo Rocco Vitale, saggista e professore di Filosofia del diritto presso l’Università Europea di Roma in un&#8217;intervista al <em>Contesto</em>, che colpisce i Paesi (e i leader) non allineati. Vedi <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-il-ruolo-neanche-tanto-nascosto-degli-usa-dietro-il-caos-elettorale.html">Calin Georgescu prima di lui</a>, o il <a href="https://it.insideover.com/politica/bando-dellafd-un-pericolo-per-la-democrazia-lallarme-del-politologo-merkel.html">dossier contro l&#8217;Afd in Germania</a>. Chi non si allinea all&#8217;establishment euro-atlantista, è fuori.</p>



<p>E la Romania è più importante di Ungheria e Slovacchia per il fianco Est dell&#8217;Alleanza Atlantica. In Romania, infatti, è in fase di ampliamento la base aerea <strong>Mihail Kogălniceanu</strong>, situata vicino a <strong>Costanza</strong>, sulle coste del Mar Nero. Questo progetto, iniziato nel 2024, mira a trasformarla nella più grande base Nato d’Europa, superando in dimensioni e capacità operative la <strong>base di Ramstein</strong> in Germania. Un Presidente non del tutto &#8220;allineato&#8221; all&#8217;atlantismo radicale potrebbe essere un problema per l&#8217;élite europea, che vede con grande preoccupazione l&#8217;ascesa di Simion.</p>



<h2 class="wp-block-heading">E le rassicurazioni non bastano </h2>



<p>Simion, consapevole delle preoccupazioni di Bruxelles, sta cercando di smorzare i toni. In un’intervista a <em>Politico</em>, ha dichiarato: &#8220;Siamo un gruppo eurorealista, non euroscettico&#8221;, sottolineando il suo sostegno al mercato unico europeo come motore di ricchezza per i romeni. Il leader si presenta come un alleato di <strong>Giorgia Meloni</strong>, la premier italiana di destra che supporta l’Ucraina, piuttosto che di Orbán o Fico, e descrive il suo legame con il movimento Maga di Donald Trump come un modo per garantire il mantenimento delle truppe Usa in Romania.</p>



<p>Tuttavia, è noto che il suo partito Aur ha posizioni che potrebbero esacerbare le tensioni con i nazionalisti di Kiev e con la vicina Moldavia, candidata a entrare nell&#8217;Unione Europea. Simion nega categoricamente di essere filo-russo, ma è una &#8220;<a href="https://www.politico.eu/article/george-simion-hard-right-winner-romanias-presidential-election-first-round/">persona non gradita&#8221;</a> a Kiev per aver promosso un'&#8221;ideologia unionista che nega la legittimità del confine di Stato ucraino&#8221;. Non solo. Il leader della destra rumena potrebbe avere grossi problemi anche con l&#8217;Ungheria di Orbán per via delle divergenze storiche sui diritti della minoranza ungherese in <strong>Transilvania</strong>. Sebbene Simion abbia definito Orbán un “modello” e abbia espresso volontà di collaborare, le frizioni permangono.</p>



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