Il “partito romano” ha frenato Milano: Unicredit ha ritirato l’offerta su Banco Bpm adducendo come motivazione il peso del golden power esercitato dal governo Meloni per chiedere prescrizioni sull’operazione che Piazza Gae Aulenti ha ritenuto condizionanti in maniera irreparabile la scalata.
La scelta di Unicredit
“I tempi per una risoluzione definitiva della questione Golden Power vanno ben oltre la scadenza della nostra offerta”, si legge da Unicredit, che ha dunque riposto nel cassetto l’offerta pubblica di scambio da 10,1 miliardi di euro per la rivale basata a Piazza Meda.
L’esecutivo di Giorgia Meloni e in particolar modo il Ministero dell’Economia e delle Finanze di Giancarlo Giorgetti avevano incassato, nei giorni scorsi, positivamente la sentenza del Tar del Lazio che aveva accolto solo in parte il ricorso di Andrea Orcel, Ceo di Unicredit, contro l’esecutivo. Le prescrizioni stringenti per la conclusione dell’affare erano in parte cadute, ma su altri dossier (esposizione di Anima Sgr, controllata da Bpm, sul debito e uscita dalla Russia) la linea governativa era passata.
Sicurezza economica e sicurezza nazionale
In sostanza, era stato promosso il principio della priorità della prescrizione di sicurezza nazionale su quella delle dinamiche di mercato. Troppo per Unicredit, banca che da Bpm a Commerzbank passando per l’ingresso per Generali sta crescendo affidando al mercato, al consolidamento e alle dinamiche azionarie le sue sorti.
Non è servito incassare il sostegno dell’Unione Europea e della visione pro-consolidamento bancario: il Ceo Andrea Orcel non ha voluto entrare in un potenziale braccio di ferro dove Unicredit avrebbe dissipato energie. Sul piano di politica finanziaria, però, la manovra sembra segnalare soprattutto una presa di consapevolezza della sfida aperta lanciata dal partito “romano” e dei loro alleati per condizionare le dinamiche finanziarie milanesi.
Unicredit è una banca radicata a Milano con ambizioni globali. Il partito romano del governo teme che le sue mire possano potenzialmente incrinare la proiezione sul debito pubblico nazionale, per cui una separazione da Bpm appare una migliore garanzia. Lo stesso motivo che spinge Meloni e i suoi a vedere di traverso l’ambizione di espansione di Generali sul risparmio gestito con l’asse con la francese Natixis, e dunque a avallare il tentativo di scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca, azionista principale delle assicurazioni più importanti d’Italia.
Oltre Unicredit, è Roma contro Milano
Roma, in quest’ottica, è tanto l’Urbe del governo e del sistema di potere del centrodestra che vuole contare nel mondo finanziario quanto la Capitale degli affari, di costruttori passati alla finanza come Francesco Gaetano Caltagirone, entrato nel capitale di Mps come socio dello Stato e dell’arrembante fondo Delfin in un contesto in cui a Unicredit, secondo quanto ricostruito, si sospetta sia stato imposto il semaforo rosso.
La Roma del salotto politico-economico, della visione espansionista di un’élite politica che cerca di farsi sistema, della corsa a un equilibrio che si autosostenga segna il primo punto contro la Milano del mercato e della proiezione internazionale. Il prosieguo dell’Ops Mps-Mediobanca sarà il secondo round. In mezzo, una città lombarda che tra scandali edili e ricerca di una nuova identità affronta questo tunnel a fari spenti, incerta su cosa la attenda all’uscita. Senza sapere se per un modello Milano che mostra le sue inefficienze se ne stia, invece, preparando un altro più virtuoso e coerente.
InsideOver indaga con attenzione le grandi partite economico-finanziarie, leggendole nella chiave interpretativa con cui analizza le questioni legate al potere e agli scenari globali. La finanza è geopolitica e la geopolitica passa dall’economia. Se vuoi premiare il nostro metodo, sostienici e abbonati!

