Il battibecco sugli aiuti militari all’Ucraina tra il ministro delle Infrastrutture (e vice-primo ministro) Matteo Salvini e il ministro della Difesa Guido Crosetto è, nella sua semplicità, perfettamente indicativo del vicolo cieco in cui la politica europea si è cacciata in questi anni. In sostanza, Salvini si è chiesto se gli scandali per la corruzione emersi a Kiev non invitino a maggiore prudenza (“Non vorrei che con i soldi di lavoratori e pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione”), aggiungendo alla retorica spicciola una più provocatoria osservazione politica: “Non penso che l’invio di altre armi risolverà il problema, pensare che mandare armi a Kiev significa che l’Ucraina possa riconquistare i terreni perduti è ingenuo, quanto meno”. Crosetto ha replicato così: “Capisco le preoccupazioni di Salvini ma non giudico un Paese per due corrotti, esattamente come gli americani sbarcati in Sicilia non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia”.
Al di là dello scivoloso armamentario retorico (non sfuggirà a Crosetto che gli americani, invece, si appoggiarono alla mafia attraverso un personaggio come Lucky Luciano e di questo passo, pensando ai mafiosi ucraini che scroccavano il pizzo al settore energetico nazionale, spunta la tentazione di fare insidiose analogie), si percepisce tutta la difficoltà di fare un ragionamento “vero” sull’Ucraina e sul modo di aiutarla.
Sia Salvini sia Crosetto parlano come se avessero scoperto il problema della corruzione in Ucraina solo l’altroieri, perché NABU (Agenzia nazionale ucraina anti-corruzione) e SAP (Procura speciale anti-corruzione) nei giorni scorsi sono andati a pescare due ministri in carica (Herman Galushchenko, ministro della Giustizia e prima ancora dell’Energia, e Svitlana Grynchuk, ministra dell’Energia e figlioccia politica di Galushenko) e Timur Mindich, uno dei più vecchi amici e soci in affari del presidente Zelensky, uno che aveva il WC in oro come il vecchio e spregevole presidente Viktor Yanukovich, fuggito in Russia con l’Euromaidan del 2014. Come se non sapessero, Salvini e Crosetto, che NABU e SAP furono istituite nel 2015 per le pressioni degli Usa e del Fondo monetario internazionale, che già allora sentivano puzza di bruciato e volevano cautelarsi prima di sganciare i quattrini. Come se non avessero mai sentito parlare, per fare un solo esempio, di Oleksij Reznikov, ministro della Difesa ucraino dal 2021 al 2023, finché fu costretto a dimettersi (con tutto il vertice del Ministero) per lo scandalo delle forniture a prezzi gonfiati (e differenze intascate) per le Forze armate. E per finire, anche se o vivamente non c’entra con gli scandali attuali, non avessero mai sentito dire che lo stesso Zelensky fu pescato nel 2021 (si vedano i Pandora Papers) con una rete di società off shore dove metteva al sicuro (anche dal fisco) i cospicui guadagni della sua carriera di attore e cineasta.
I due ministri (i nostri, intendo) fanno mostra di non sapere che la corruzione, in Ucraina, è un problema endemico e che Zelensky, sempre ammesso che davvero lo voglia e che nell’attuale situazione possa, non è assolutamente in grado di eliminarlo. Ed è dunque assolutamente ipocrita preoccuparsi ora, dopo 11 pacchetti di aiuti già consegnati, della corruzione ucraina, che non è seconda nemmeno a quella russa. Più chiara la posizione del ministro delle Finanze della Lituania, Kristupas Vaitiekūnas, che nei giorni scorsi, interrogato in proposito, ha semplicemente detto: “L’Ucraina combatte per l’Europa, quindi corruzione o no non c’è alternativa, continueremo ad aiutarla”.
Ed è proprio qui che sta il punto. Noi europei che cosa stiamo cercando? Di armare e finanziare l’Ucraina perché abbiamo paura che, in caso di sconfitta, la Russia possa prendersela con noi? Oppure di aiutare l’Ucraina? Nel primo caso, dobbiamo certamente armare gli ucraini, sapendo però (e ammettendolo, senza raccontarci frottole) che la famosa “difesa dell’Europa” implica di mandarli a morire e di assistere alla distruzione economica e sociale del loro Paese.
Ma se si tratta di aiutare l’Ucraina, davvero fornirle nuove armi è l’unico modo? Non esiste un “fornire nuove armi e nello stesso tempo…”? E se Kiev “combatte per l’Europa” e ha bisogno di armi, perché l’Italia in questo momento è così restia a investire, come ci chiedono gli Usa, i 140 milioni di dollari richiesti per aderire al PURL (Prioritized Ukraine Requirements List), il fondo comune dei Paesi europei (hanno già aderito in quindici) per acquistare armi Usa da girare all’Ucraina? Perché il ministro Crosetto ha disdetto all’ultimo secondo la missione negli Usa dove, appunto, avrebbe dovuto discutere del PURL?
L’Ukraine Support Tracker del Kiel Institute ci dice che finora gli aiuti militari e finanziari europei sono più o meno riusciti a colmare il buco lasciato dal minore supporto diretto degli Usa. Ma la fatica cresce, insieme con l’ansia che la guerra in Ucraina, che inchioda la Russia su quel terreno, finisca prima che il riarmo UE abbia prodotto qualche risultato, nel campo della Difesa come in quello dell’economia. Tant’è vero che la Commissione europea cerca un sistema, un qualunque sistema, per usare i fondi russi congelati. Scontrandosi non solo con le posizioni non omogenee dei diversi Paesi ma anche con le considerazioni tecniche degli espetti. Proprio ieri Valérie Urbàn, direttrice generale di Euroclear, l’agenzia belga che detiene 193 miliardi russi “congelati”, ha minacciato di far causa alle autorità Ue se continueranno con i tentativi di prederli per girarli all’Ucraina. La Urbàn ha dichiarato che tale mossa violerebbe il diritto internazionale, minerebbe la fiducia degli investitori esteri e potrebbe provocare contromisure della Russia. Cose, queste, che peraltro avevamo già anticipato in queste pagine.
Per questo le discussioni tra i ministri Salvini e Crosetto sono emblematiche. Non dei loro eventuali dissensi, o della difficoltà di questo governo a versare altri 140 milioni di dollari mentre vara una legge finanziaria impostata sull’austerità. Ma del corridoio sempre più stretto in cui, nella convinzione che ci saremmo sbarazzati in fretta dell’orso russo, ci siamo infilati ormai quasi quattro anni fa.
La sorte dell’Ucraina e l’esito della guerra con la Russia sono da sempre al centro degli interessi di InsideOver e dei miei personalmente. Non è solo un questione politica ma un dramma che riguarda tutti noi e il nostro futuro. Continueremo a raccontarlo con tutta la passione e l’attenzione possibile. Fallo con noi, abbonati subito a InsideOver.
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