Uno spettro si aggira per l’Europa: quello della “remigrazione“. Parliamo della nuova frontiera del dibattito pubblico suscitato dalla questione migratoria o, meglio, dall’impatto tra integrazione dei nuovi arrivati e dinamiche securitarie condizionanti società caratterizzate da tensioni e inquietudini politiche ed economiche.
Accoglienza e remigrazione
Si teorizza non più solo la chiusura delle frontiere ma anche il respingimento di massa di chi è già presente sul suolo dei Paesi europei, spesso a prescindere dalla titolarità di diritti acquisiti. E si pone il discorso sempre più su un piano metapolitico, sulla necessità di preservare valori e visioni del mondo che le migrazioni avrebbero perturbato.
Quanto sottolineato da Federico Giuliani su queste colonne per il caso del Giappone, dove monta la protesta anti-migranti e quanto emerge negli Usa, dove la polizia di frontiera (Ice) sta utilizzando metodi definiti “inumani” anche dal primo pontefice statunitense della storia, Leone XIV, ha il suo eco anche in Europa. Uniamo alcuni puntini per capirlo.
Nei mesi scorsi, prima delle elezioni in Germania, la componente giovanile di Alternative fur Deutschland, innalzando lo slogan “Auslander Raus” a suo motto, ha contribuito a condizionare in senso più restrittivo la proposta di Afd sul contrasto all’immigrazione clandestina.
La remigrazione si diffonde in Europa
L’idea di passare alla “remigrazione” come soluzione è emersa in molti discorsi di esponenti Afd, che in Francia trovano il loro equivalente nella proposta di Eric Zemmour e Reconquete da un lato e di Marion Marechal e di Identità-Libertà dall’altro, ma non nell’agenda del Rassemblement National. Stessa polarizzazione nel Regno Unito, dove attivisti come Tommy Robinson premono sulla destra del Reform Uk per un’agenda più aggressiva da parte di Nigel Farage.
In Italia la Lega di Matteo Salvini si è spostata su posizioni che hanno superato il tradizionale contrasto allo sbarco di clandestini per abbracciare proposte più radicali, sostenute principalmente dalla promozione della parola d’ordine “remigrazione” da parte degli eurodeputati più a destra del Carroccio, come dimostrato dal recente raduno di Pontida.
Discorso simile per Vox e Chega in Spagna e Portogallo, ove il discorso è sulla presunta impennata di reati come rapine e violenze sessuali imputabili agli immigrati. Reso popolare dall’attivista nazionalista austriaco Martin Sellner, il concetto di “remigrazione” teorizzato nella sua forma più radicale prevede il ristabilimento di una non meglio precisata purezza etnica europea. Ad oggi ne arriva al grande pubblico una versione semplificata fatta di commistioni identitarie e securitarie.
Make Europe Great Again
L’ondata politica in questione è una sfida a tutto campo. Sfida chi, da destra, aspira al potere e vuole evitare contaminazioni estremistiche: si pensi ai vari Le Pen e Farage, che preferiscono dettare la linea dell’agenda politica ma non intendono, in Francia e Regno Unito, governare sulle macerie della società. Sfida i partiti che cercano di creare coalizioni di governo o consolidarle, come il centro-destra italiano. E sfida, infine, il dibattito pubblico, a sua volta galvanizzato dal ruolo che social network come X (di proprietà di Elon Musk, che ha più volte sostenuto tesi vicine alla remigrazione) hanno nel diffondere la propaganda favorevole a questo concetto.
Questa ondata politica, che è alimentata dai partiti che si rifanno al principio del movimento Make Europe Great Again (Mega) teorizzato da Musk, è da capire. Posizioni come quelle dei fautori della remigrazione possono essere contestate, criticate, magari perfino disprezzate. Ma non è la loro censura a monte la risposta. Quali sono le incertezze e le insicurezze che ne alimentano la diffusione? Dove il modello sociale europeo è in tensione? Perché un continente in declino demografico che avrà bisogno di milioni di ingressi per stabilizzare la demografia e sistemare i conti pubblici non ha una strategia d’attrattività e integrazione seria? Cosa spaventa gli europei? Queste domande hanno bisogno di risposta. Pena l’atrofizzazione delle nostre società in un dibattito sempre più al ribasso.
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