Il controverso rapporto del Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), l’agenzia tedesca per la protezione della Costituzione,che ha classificato l’Alternative für Deutschland (AfD) come “comprovatamente estremista di destra”, continua a far discutere in Germania. Tuttavia, il rinomato politologo Wolfgang Merkel, intervistato dalla Berliner Zeitung, considera questa ipotesi un grave errore democratico. “Un divieto dell’AfD sarebbe una cartellizzazione del sistema partitico”, avverte Merkel, professore emerito di Scienze politiche presso il Wissenschaftszentrum Berlin e l’Università Humboldt, sottolineando i rischi per i principi fondamentali della democrazia.
Il contesto: AfD e il rapporto del Verfassungsschutz
Il rapporto, lungo 1.000 pagine ma non ancora pubblico, ha confermato la natura estremista di destra dell’AfD, alimentando proposte di vietare il partito o limitarne la presenza nei media pubblici. L’AfD, che in alcuni sondaggi supera il 20% e in regioni orientali si avvicina al 30%, è la principale forza di opposizione in Germania. La segretezza del documento e la mancanza di trasparenza nelle procedure del BfV sollevano critiche. “Se si pubblica solo il risultato di un rapporto, senza il testo integrale, è problematico per una democrazia“, afferma Merkel, aggiungendo: “La valutazione ‘comprovatamente estremista’ rimane senza una base trasparente”. Per Merkel, il Verfassungsschutz opera come un servizio segreto, non come un’istituzione scientifica, e “solo il Bundesverfassungsgericht può decidere se l’AfD violi l’articolo 1 della Costituzione, che tutela la dignità umana”.
Perché un bando sarebbe un autogol
Merkel si oppone al bando dell’AfD per ragioni teoriche e pratiche. Dal punto di vista democratico, vietare un partito che rappresenta una porzione significativa dell’elettorato – soprattutto nell’Est della Germania – nega la sovranità popolare. “Dire a oltre il 30% degli elettori che non possono votare il partito che preferiscono è un problema teorico per la democrazia”, spiega Merkel, citando il principio secondo cui “tutto il potere deriva dal popolo”. Un divieto, inoltre, rafforzerebbe la narrazione vittimistica dell’AfD: “Un procedimento di bando darebbe all’AfD l’opportunità di presentarsi come vittima delle ‘vecchie élite’ per anni”, sostiene Merkel, prevedendo che, in caso di fallimento del processo, “l’AfD ne uscirebbe con una legittimazione senza precedenti”.
Dal punto di vista pratico, un bando sarebbe un’operazione ad alto rischio. “Un divieto comporterebbe la revoca dei mandati parlamentari dell’AfD, possibili proteste, polarizzazione e persino violenza, specialmente in Ostdeutschland”, avverte Merkel. Le conseguenze sarebbero devastanti: “La democrazia liberale e la società aperta ne uscirebbero danneggiate”. Inoltre, l’attuazione di un divieto richiederebbe “misure repressive significative a livello federale, statale e comunale”, un costo che Merkel considera insostenibile per una democrazia.
La “cartellizzazione” della competizione partitica
Uno degli argomenti centrali di Merkel è che il bando dell’AfD rappresenterebbe una “cartellizzazione del sistema partitico”. “I partiti concorrenti vogliono eliminare un rivale perché è troppo radicale e troppo di successo”, spiega, definendo questa strategia “una forma di cartellizzazione della competizione partitica”. Il termine, già usato nella ricerca politica degli anni Novanta, indica la tendenza dei partiti tradizionali a escludere concorrenti scomodi per mantenere il controllo del sistema politico. Per Merkel, questo approccio non solo mina la competizione democratica, ma impedisce un’autocritica necessaria. “I partiti dovrebbero chiedersi: perché così tante persone si sono allontanate da noi?”, afferma, attribuendo il successo dell’AfD alle carenze delle passate amministrazioni: “La causa del successo dell’AfD non sta nel suo nazionalismo etnico, ma nella mancanza di un’arte di governo efficace e giusta”.
Le alternative al bando
Invece di ricorrere a misure estreme, Merkel invita i partiti tradizionali a riflettere sui propri errori. Critica la strategia della “Brandmauer” (il cordone sanitario contro l’AfD), che “pur emotivamente comprensibile, non ha impedito all’AfD di raddoppiare i consensi in pochi anni”. Citando Jens Spahn, Merkel osserva che escludere l’AfD da ruoli istituzionali, come le presidenze di commissioni, rafforza la sua narrazione di emarginazione: “Questo permette all’AfD di lamentarsi di essere esclusa dai ‘partiti di sistema”. L’obiettivo, per Merkel, è riconquistare gli elettori: “Dobbiamo vincere il popolo, anche la parte che sta dietro la Brandmauer, per la democrazia. I divieti non contribuiscono a questo”.
L’intervista a Wolfgang Merkel evidenzia un paradosso: il desiderio di proteggere la democrazia da un partito estremista rischia di indebolirla. “Un divieto dell’AfD alimenterebbe la polarizzazione e alienerebbe una parte significativa dell’elettorato”, conclude Merkel. La risposta non è la repressione, ma una politica più inclusiva e responsabile. In un momento in cui l’AfD guadagna terreno, il messaggio di Merkel è chiaro: “La forza di una democrazia risiede nella sua capacità di affrontare le sfide attraverso il confronto aperto e la competizione politica”, non attraverso scorciatoie che minano la fiducia dei cittadini.

