Skip to content

Oro e sovranità, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche

Oro e banche, la battaglia identitaria di Meloni e la sfida senza fine alle banche con il timore della presenza straniera.

Cosa lega il risiko bancario italiano, la partita per la proprietà dell’oro del Paese e l’agenda di politica economica del governo di Giorgia Meloni? Molti aspetti, connessi da un sottile fil rouge. La scelta di Fratelli d’Italia di inserire in Legge di Bilancio un emendamento riguardante proprio la presa di posizione sul fatto che l’oro appartiene al “popolo italiano” e non alla Banca d’Italia, che ha la titolarità su 2.452 tonnellate di riserve auree, non è solo la concretizzazione di un antico cavallo di battaglia sovranista, ma manda anche un segnale agli istituti italiani con cui l’esecutivo è impegnato in un complesso incontro-scontro.

Fratelli d’Italia e l’oro alla patria

Parla chiaramente il dossier parlamentare di Fdi anticipato dall’Ansa in cui si accenna chiaramente agli “interessi stranieri” dentro la Banca d’Italia che possono mettere a repentaglio la sovranità nazionale sull’oro. Tale rischio paventato da Fdi può essere letto in due accezioni. La prima fa riferimento alla presenza di soggetti di proprietà estera nel capitale di Via Nazionale.

Tra i 175 soggetti che posseggono quote della Banca d’Italia, Economy Magazine ricorda che vi sono tanto Banca Nazionale del Lavoro, di proprietà della francese Bnp Paribas, come la filiale nazionale della sua rivale Credit Agricole. Per entrambe la quota di proprietà è al 2,8%. Una presenza residuale, dunque, che però va letta in parallelo alla seconda accezione della presenza straniera, che ha a che vedere con una polemica più ampia che ha diviso l’esecutivo e il sistema bancario.

Il dilemma delle presenze straniere

Spesso, più o meno tra le righe, molti esponenti del governo Meloni hanno criticato l’attivismo dei fondi stranieri che posseggono quote di capitale delle banche italiane. Il bersaglio degli strali è stata principalmente Unicredit, nel cui azionariato figurano realtà come BlackRock e Allianz con quote importanti.

“Unicredit ormai di italiano ha poco e niente: è una banca straniera”, disse l’anno scorso il vicepremier Matteo Salvini criticando il tentativo di Andrea Orcel di guidare Unicredit alla scalata di Banco Bpm. Fu l’affondo più esplicito a riguardo, per quanto chiaramente errato dato che Salvini non ha saputo distinguere tra proprietà delle quote e sede legale dell’azienda.

Meloni e le banche, un lungo romanzo

Il governo ha temuto che grandi soggetti italiani potessero assumere un rango europeo e trasferire lontano dal Paese il focus delle loro attività, contribuendo inoltre a tensioni sul debito pubblico di cui i big della finanza tricolore sono tra i maggiori detentori. In tal senso la titolarità dell’oro può essere vista come un tentativo di garantire – di fatto – le finanze dello Stato di fronte a questo timore che pervade una destra di governo che teme di perdere il controllo di un sistema finanziario in cui non è ramificata.


Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!


Lo si è visto in più casi. Unicredit-Bpm, ovviamente, col golden power interno imposto da Roma sull’affare tutto milanese poi stoppato. Ma anche con la scalata del Monte dei Paschi di Siena a partecipazione governativa su Mediobanca con vista su Generali, principale partecipata da Piazzetta Cuccia, di cui preoccupavano le manovre, oggi abortite, per una fusione del polo del risparmio gestito con la francese Natixis.

Le autostrade per la finanza straniera

Ironia della sorte, però, questo è stato vero solo a livello di pars destruens, perché poi di fatto questo ha prodotto, da un lato, l’apertura di un’autostrada alla francese Credit Agricole su Banco Bpm, non fermate dall’esecutivo, e dall’altro una costituzione dell’azionariato di Mps dopo la scalata a Mediobanca in cui attori come BlackRock non sono meno presenti nel capitale.

Il quadro che si delinea sembra far emergere una governance del sistema finanziario ed economico eccessivamente focalizzato sul concetto di controllo, inteso come controllo dell’equity bancario, controllo dei processi che fanno salire e scendere partecipazioni nel sistema finanziario, controllo delle riserve strategiche come l’oro. Tutto questo nella consapevolezza che un passo falso potrebbe contribuire a far cambiare rotta all’Italia sul sentiero della ripresa economica, della gestione del debito pubblico e dunque, sostanzialmente, della sovranità. Un atteggiamento difensivo che tende a vedere il sistema finanziario come allogeno rispetto alla realtà concreta del Paese e può creare errori di comunicazione e pregiudizi. Come forse pochi fatti come la mossa sull’oro dimostrano appieno.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.