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Nazionalismi

L’ondata nazionalista nel Regno Unito: la maxi-piazza di Londra un traino ma anche un rischio per Farage

L'ondata nazionalista nel Regno Unito: la maxi-piazza di Londra un volano e una sfida per Farage che vola nei sondaggi.

100mila persone arrivate da tutto il Regno Unito, Union Jack e bandiere di San Giorgio in mostra, una manifestazione di identitarismo che ha soprattutto lanciato importanti slogan contro la “cultura woke” e l’immigrazione. La grande marcia “Unite the Kingdom” dei nazionalisti inglesi convocata nella giornata di ieri a Whitehall, Londra, dall’attivista di estrema destra Tommy Robinson, controversa figura del mondo dell’alt-right nel Paese di Sua Maestà, ha avuto un bersaglio esplicito nel governo di Keir Starmer, in crisi di consensi a poco più di un anno dalla vittoria elettorale del Partito Laburista, e un osservatore interessato in Nigel Farage.

Manifestanti al raduno “Unite the Kingdom”

Farage di fronte all’ultradestra in piazza

Il leader di Reform Uk, giunto in un anno in testa a ogni sondaggio politico per potenziali prossime elezioni politiche, si trova al contempo galvanizzato e sfidato da piazze come quella di Londra.

Da un lato, infatti, lo storico tribuno e promotore della causa della Brexit è tornato in campo negli ultimi anni sfoderando buona parte dell’armamentario delle destre nazional-conservatrici occidentali: la richiesta di più sicurezza sociale, di una maggior spinta contro la criminalità, di politiche di forte contenimento dell’immigrazione (tre problematiche spesso lette congiuntamente) si somma a una dura critica delle politiche ambientali promosse dal Partito Conservatore e da quello Laburista nell’ultimo decennio e di una denuncia retorica dell’ideologia progressista. Inevitabile, dunque, che grandi manifestazioni come quella londinese offrano un volano esplicito alle tesi del politico oggi più in vista del Regno Unito.

Dall’altro, però, Farage si è ben guardato dal mettere alcun tipo di cappello sulla protesta di Londra. Da tempo, il politico di destra sta portando avanti un progetto che mira a radicare il Reform nei vuoti lasciati dai Tory dopo quattordici anni consecutivi di potere che hanno portato a una profonda disaffezione del Paese con quello che in Parlamento è nominalmente il primo partito di opposizione.

L’effetto Musk

Tutto questo poco si sposa con il sostegno a Robinson e ai suoi, che già a gennaio Farage liquidò segnalando che non rappresentavano la storia dell’erede dello United Kingdom Independence Party e del Brexit Party da lui guidati per sostenere l’uscita di Londra dall’Unione Europea. Allora Farage si scontrò pesantemente, a distanza, con Elon Musk, principale sostenitore delle nuove destre nazionalista nel mondo delle tecno-oligarchie statunitensi, che provò addirittura a fomentare una campagna online per disarcionare il deputato del collegio di Clacton dal suo ruolo di segretario del Reform, tentativo che ha fatto fiasco tanto che oggi Farage è in sella al partito e in testa ai sondaggi.

Non può sfuggire, però, come il fatto che lo stesso Musk abbia deciso di collegarsi, da remoto, al raduno nazionalista di Londra sia un segnale delle entrature internazionali dei radicali di Robinson e del rischio che Farage si trova ad affrontare di una possibile jacquerie ultranazionalista alla sua destra, capace di pressare il Reform e condizionarne l’agenda.

Musk ha ricondiviso sul suo profilo X un post a sostegno della protesta di Londra che mostra un’immagine realizzata con l’IA di una città che in realtà è Parigi inondata dalle Union Jack britanniche.

Il dilemma di Farage

Farage non vuole governare sulle macerie e intende intestarsi un’agenda potenziale di governo che, nei limiti del possibile, disaccoppi il Reform dal suo nucleo costitutivo fondativo, che è quello del nazionalismo inglese e dell’identitarismo. Per governare bisognerà sfondare il Vallo di Adriano, conquistare seggi in Scozia, apparire presentabili partner di governo per i Conservatori e le altre destre in caso di mancata maggioranza a future alleanze e Farage, che dopo sette falliti tentativi di accesso a Westminster alla sua prima legislatura si trova a poter ipotizzare uno sbarco a Downing Street in caso di ritorno alle urne, non intende far sì che sia un gruppo di esagitati a intralciargli la strada.

Politico.eu si è chiesto quale sarà la linea di Farage sulle massicce proteste anti-immigrazione che hanno avuto il culmine nell’evento di Londra: “deciderà condannare il popolo delle proteste e deludere gli elettori di destra? Oppure opterà per schierarsi in prima linea, rischiando di alienarsi gli elettori più moderati che ora ne stanno alimentando l’ascesa?”. Per ora Farage ha deciso di non decidere e di cannoneggiare il governo dal suo scranno parlamentare. Ma presto o tardi un punto di caduta sul fattore-Robinson e sulla rivolta di destra che serpeggia nel Paese andrà trovato. E sarà una scelta che potrà condizionare il futuro personale di Farage, quello del Reform e la traiettoria politica di un Regno Unito più teso e polarizzato che mai.

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