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	<title>Mark Rutte Archives - InsideOver</title>
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	<title>Mark Rutte Archives - InsideOver</title>
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		<title>Marco Tarchi: dove va l&#8217;Occidente?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-dove-va-loccidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Aug 2026 14:31:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[G7]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-600x418.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'ultimo e recente G7 di Evian è stata l'ennesima conferma della subordinazione europea agli Stati Uniti. L'analisi di Marco Tarchi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-dove-va-loccidente.html">Marco Tarchi: dove va l&#8217;Occidente?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_2026080212080532_09c706acfd0c9c4c2572db73d962b928-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Scene di ordinario servilismo. L’esperienza ci ha insegnato che dai vertici dei “grandi della Terra” non c’è da attendersi che <strong>frasi di circostanza</strong>, convenevoli da <em>photo opportunity</em>, dichiarazioni tanto altisonanti quanto scontate. Oltre a qualche promessa destinata ad essere disattesa. Se poi l’incontro è uno di quelli in formato <strong>G7</strong> – cioè limitato a quelle che dovrebbero essere &#8220;le sette nazioni economicamente più avanzate del pianeta&#8221;, formula che l’esclusione della <strong>Cina </strong>rende quanto mai ridicola –, il risultato è ancor più scontato: lodi reciproche, ossequi all’unico vero “grande” presente, assicurazioni di eterna fedeltà al club occidentale, qualche frecciata ai rivali, <a href="https://it.insideover.com/difesa/brics-in-manovra-a-citta-del-capo-il-mare-come-messaggio-politico.html">Brics in testa</a>, e poco più.</p>



<p>Neanche la presenza di un personaggio scomodo e imprevedibile come <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html">Donald Trump</a> ha modificato il copione della più recente rappresentazione di questa commedia, tenutasi ad <strong>Evian </strong>a metà giugno. Gongolante per la firma del memorandum d’intesa (provvisoria) con l’<strong>Iran</strong>, che spera gli consenta di far passare una sconfitta per vittoria agli occhi dei suoi fedeli, <em>the Donald</em> si è accontentato di farsi riverire dagli <strong>alleati-vassalli</strong>, ne ha accettato i doni – il record della piaggeria questa volta è stato appannaggio di Merz, con la sua maglietta della nazionale tedesca; evidentemente <strong>Mark Rutte</strong> riteneva di avere già dato in abbondanza nelle occasioni precedenti – e i complimenti, si è mostrato magnanimo con gli europei che non lo avevano pubblicamente approvato nelle ultime avventure belliche (Macron è diventato un suo &#8220;grande amico&#8221; e per espiare lo ha invitato a cena nel palazzo di Versailles). E si è astenuto dal rievocare il programma di disimpegno militare dal Vecchio Continente che tanto aveva inquietato i commensali. Ci ha pensato comunque poche ore dopo il suo ministro della guerra Hegseth a ricordare a costoro che il ridimensionamento ci sarà e, soprattutto, che gli States non consentiranno più ai paesi membri della Nato di vietar loro, per qualsiasi motivo, l’uso discrezionale delle basi installate sui loro territori: o obbedienti o fuori!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-525145" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260802120758473_c6bb51976b46e3341734703320e9dbb8.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al termine dei lavori – se è lecito chiamarli così – <strong>Giorgia Meloni</strong>, la sovranista afflitta poche settimane prima dal preannuncio della possibile evacuazione di cinquemila GI’s dal suolo italiano, ha tenuto a proclamare che dalla riunione era uscito un messaggio chiaro: &#8220;Un Occidente unito è più forte e credibile&#8221;, e a vantare come un successo l’aver contribuito a strappare al presidente statunitense un &#8220;non scontato&#8221; impegno a sostenere militarmente l’<strong>Ucraina</strong>. Aggiungendo, in chiusura di conferenza stampa, un’esortazione rivolta ad <strong>Israele</strong>, invitandolo a non sabotare il processo di pacificazione in Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rituale delle esortazioni</h2>



<p>Esortazione. Invito. Questo è quanto “l’<strong>Occidente</strong>” ha fatto nei confronti di uno Stato che, per rappresaglia dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 (1.200 vittime), ha ucciso oltre 71.000 palestinesi a Gaza, di cui ha posto sotto controllo militare oltre il 50% della superficie e, nel frattempo, ha occupato ampie porzioni di territorio in Siria e in Libano, distruggendo villaggi, costringendone gli abitanti all’evacuazione, insediando proprie basi militari e dichiarando ufficialmente di non avere alcuna intenzione di abbandonare i territori conquistati. </p>



<p>E stiamo parlando del Paese i cui “coloni”, aizzati dai partiti di estrema destra ben insediati al governo e protetti da polizia e forze armate, in <strong>Cisgiordania </strong>stanno sistematicamente attaccando i residenti palestinesi con il ben noto sistema della “terra bruciata” – demolizione di case, sradicamento e distruzione delle colture, taglio delle condutture idriche, uccisioni e furti di animali – e negli ultimi tre anni hanno provocato 1.244 morti, più dei 1.046 dei diciassette anni precedenti, in migliaia di attacchi armati (più di 540 fra il gennaio e il marzo del 2026). Di quell’Israele il cui ministro della difesa Gallant ha definito i palestinesi &#8220;animali umani&#8221;, quello delle finanze Smotrich ha istigato ad<em>&#8220;aprire le porte dell&#8217;inferno&#8221; </em>in Libano e quello della sicurezza nazionale Ben Gvir, sullo stesso tema ha dichiarato che&#8221;tutto il Libano deve bruciare» e che «per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere&#8221;<em>.</em></p>



<p>Di fronte a questo scenario, “l’Occidente” – preceduto dall’<strong>Unione Europea</strong>, che non era riuscita a trovare l’unanimità dei suoi membri per esprimere una condanna formale nei confronti di Ben Gvir per il trattamento inumano riservato agli attivisti della Flotilla e che verso i coloni assassini ha adottato sanzioni puramente simboliche – ha dimostrato ancora una volta la sua congenita ipocrisia. <strong>I suoi sbandierati valori, </strong>chiamati in causa incessantemente quando si tratta di accusare le “autocrazie” iscritte nel suo libro nero, sono stati per l’ennesima volta messi fra parentesi (ma sarebbe meglio dire cancellati) nel momento in cui Israele proseguiva i micidiali bombardamenti sul territorio libanese, che già sono costati al popolo preso di mira almeno 3.912 morti e 11.873 feriti, facendosi beffe delle promesse contenute nel memorandum di accordo fra Iran e Stati Uniti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-1024x683.jpg" alt="Netanyahu Mamdani" class="wp-image-524466" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026072710034286_c57823dbeb45481a848298a2cb936597.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l&#8217;Occidente è complice</h2>



<p>Il caso israeliano è senza dubbio quello che meglio mette in evidenza il cinismo e la doppiezza di quel conglomerato sotto tutela, guida e sovranità statunitense a cui è stato assegnato da almeno ottant’anni – e in spregio della realtà geografica – il nome di Occidente. Sebbene ami presentarsi come l’intransigente tutore della legalità internazionale e il <strong>paradiso dei diritti umani</strong>, di fronte alle infrazioni della legge (le risoluzioni dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non rispettate dal governo di Tel Aviv sono ben più di un centinaio) e ai veri e propri crimini dello Stato ebraico, il “blocco” occidentale è rimasto sistematicamente in silenzio. Anzi: si è fatto complice attivo. Come ha dichiarato il 17 giugno il vicepresidente Usa Vance, i due terzi delle dotazioni militari con cui Israele ha condotto le sue azioni belliche contro il Libano e l’Iran, e prima contro la popolazione di Gaza, «sono state pagate dal contribuente americano».</p>



<p>Grazie al combinato disposto dell’eterno senso di colpa per il genocidio subito dagli ebrei durante la seconda guerra mondiale (quella che un ebreo coraggioso, il politologo <strong>Norman Finkelstein</strong>, ha definito in un suo libro famoso e osteggiato <em>La fabbrica dell’Olocausto</em>) e della potenza della <strong>lobby filoisraeliana</strong> di oltreoceano, i sedicenti difensori della democrazia e della libertà tollerano da decenni la strategia di pulizia etnica e di violenza sistematica – poco importa che la si definisca o meno genocidio: strage o massacro ne rendono altrettanto efficacemente la sostanza – che lo Stato ebraico attua nei confronti dei palestinesi. Ne avallano i pretesti per giustificare le violazioni della sovranità di altri Stati, la retorica delle «minacce esistenziali», l’attribuzione della qualifica di terroristi a chiunque li combatta con le armi (in una situazione di squilibrio di forze che non lascia altra via a chi si oppone alla loro sopraffazione se non il ricorso ai mezzi della lotta partigiana e della guerriglia). Ne minimizzano le responsabilità collettive scaricandole sul solo governo del “cattivo” Netanyahu, nel momento in cui il capo dell’opposizione <strong>Yael Lapid</strong> rimprovera al primo ministro di non aver convinto gli Stati Uniti a bombardare gli impianti energetici iraniani e a proseguire nei bombardamenti. </p>



<p>E a volte si schierano al loro fianco – Usa in testa, ma talvolta con il sussidio di ausiliari inglesi o francesi – <strong>nelle aggressioni “preventive” ai nemici, come è accaduto per due volte negli ultimi sei mesi nel caso dell’Iran. </strong>Ricorrendo, quando lo reputano opportuno, a crimini di guerra, come il bombardamento della scuola femminile di Minab costato la vita a 168 bambine, sul totale di 4.765 vittime causate dagli attacchi israelo-americani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le guerre prossime venture</h2>



<p>Questa è la via verso il futuro tracciata da quell’Occidente che Meloni, Merz e i loro compagni di <em>summit</em>, colloqui e colazioni ritengono «credibile» e vorrebbero «più forte e unito», guidato da un paese i cui successivi governi si sono resi responsabili – in nome della pace – della massima parte delle guerre che hanno insanguinato il pianeta negli ultimi cinquant’anni. E che si sta prestando, in piena incoscienza della componente europea, a predisporre le conflagrazioni belliche future che gli Stati Uniti condurranno per l’affermazione dei propri interessi economici e geopolitici, prendendo di mira la Cina e i suoi effettivi o potenziali alleati nello scacchiere indo-pacifico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-522635" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708153526243_0320389a343fc91bf7bb2d20063e4099.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Anche in questo senso, il G7 di Evian ha inviato un <strong>pessimo messaggio</strong>, ribadendo l’accanimento di von der Leyen, Rutte, Macron, Merz e comprimari nel sostenere l’Ucraina nell’apparentemente interminabile conflitto con la Russia. L’avallo concesso da Trump (ovviamente per quello che vale, data la volubilità del personaggio e il suo profilo psichico palesemente instabile) alla reiterata agenda bellicista dell’Unione europea rischia di rendere più arduo, invece di favorirlo, il percorso diplomatico verso una cessazione almeno provvisoria delle ostilità su quel fronte. Come abbiamo sostenuto su queste colonne fin dall’immediato indomani della sciagurata &#8220;operazione speciale&#8221;, Putin è caduto nella trappola che da quasi un decennio Usa e Nato gli avevano teso, e nella vicenda ha perso, in credibilità, più di quanto non abbia guadagnato sotto il profilo del controllo dei territori contesi. Essendoci rimasto invischiato, non può accettare di uscirne subendo compromessi e condizioni che suonerebbero umilianti, soprattutto in un momento in cui, grazie agli armamenti e al sostegno economico, il regime di Kiev pare aver migliorato la sua situazione sul fronte. Sarebbe il momento ideale per proporre uno scambio fra tregua e ritiro delle sanzioni. Che invece si è deciso di inasprire ulteriormente.</p>



<p>Insomma: l’<strong>Occidente ha deciso di scegliersi gli amici (Israele) e i nemici (Russia) sbagliati</strong>. Si è seduto al tavolo di una partita di poker pensando di avere in mano le carte migliori ed esulta molto prima di aver verificato quelle di cui dispone l’avversario. Così, il rischio del bluff cresce. E alla fine della serata il piatto potrebbe piangere. In questo caso, amaramente. La conclusione del “braccio di ferro” con l’Iran è un segnale da non trascurare.</p>



<p>Tratto dal numero 392 della rivista <strong><em>Diorama Letterario</em></strong>. <em>Per abbonarsi&nbsp;(10 numeri in un anno) versare&nbsp;<strong>35 euro</strong>&nbsp;sul&nbsp;<strong>conto corrente postale 14898506</strong>&nbsp;intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;<strong>oppure&nbsp;</strong>effettuare un bonifico sul ccb<strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506</strong>&nbsp;intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;<strong>mtdiorama@gmail.com</strong>&nbsp;per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista</em></p>
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		<title>Per il nuovo AWACS la NATO sceglie Saab</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/per-il-nuovo-awacs-la-nato-sceglie-saab.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 00:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Awacs]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[saab]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1139" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-1536x911.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-600x356.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La NATO ha scelto il Saab GlobalEye per il suo nuovo AWACS dopo anni di tentennamenti nella necessità di sostituire i vecchi E-3 Sentry.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1139" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-300x178.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-1024x607.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-768x456.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-1536x911.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Saab-delivers-first-GlobalEye-600x356.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vertice NATO di Ankara ha portato con sé la risoluzione di un&#8217;annosa problematica all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza Atlantica: il Segretario generale <strong>Mark Rutte</strong> ha affermato che sono stati avviati negoziati con l&#8217;industria aeronautica svedese <strong>Saab </strong>per l&#8217;acquisizione del nuovo velivolo <strong>AWACS </strong>(<em>Airborne Warning and Control System</em>) per la NATO. Come riporta <em><a href="https://aviationweek.com/defense/multi-mission-aircraft/nato-allies-commit-saab-globaleye-airbus-a400m-triton-uas?utm_rid=CPEN1000009534107&amp;elq2=4e739e242037471d904728fb541883c6&amp;utm_emailname=AW_News_DefenseDigest_NL_07082026&amp;sp_eh=49d184601590f4097e22a1cd904a3eacc06ca70cbecbe646321e1e53c4d2ecf4">Aviation Week</a></em>, il Segretario Rutte, ha dichiarato che i membri dell&#8217;Alleanza acquisteranno congiuntamente fino a 10 sistemi GlobalEye. Tra i membri principali del programma dell&#8217;Alleanza per la sorveglianza e il controllo futuri (<em>Alliance Future Surveillance and Control</em>), che sostiene l&#8217;iniziativa, figurano Belgio, Canada, Danimarca, Germania, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Romania e Svezia. </p>



<p>La flotta è destinata a sostituire l&#8217;attuale velivolo AWACS B<a href="https://it.insideover.com/guerra/alla-nato-serve-un-miliardo-di-dollari-per-far-volare-gli-awacs.html">oeing E-3A “Sentry” ormai vetusto e poco conveniente</a> da mantenere in linea. La NATO ha a disposizione per i suoi Paesi membri una flotta di16 E-3A, di cui 12 operativi, tutti basati presso Geilenkirchen (Germania), ma che possono essere dispiegati ovunque in Europa e in particolare nelle basi abilitate a fornire assistenza di <strong>Aktion (Grecia), Trapani, Konya (Turchia) e Oerland (Norvegia).</strong> Questi aerei sono in servizio dal 1979/1980 e, nonostante siano stati più volte aggiornati nei loro sistemi elettronici, erano in rapida obsolescenza al punto che, per mantenerli in linea sino al 2030, l&#8217;Alleanza aveva inizialmente pensato di spendere circa un miliardo di dollari.</p>



<p>Dati i costi, e data l&#8217;anzianità della piattaforma, la NATO aveva previsto di acquistare i <strong>Boeing E-7</strong>, ma ha cambiato rotta dopo il ritiro degli Stati Uniti dall&#8217;acquisto collettivo. L&#8217;arrivo dei Saab GlobalEye garantirà che la capacità di sorveglianza e allerta precoce di proprietà e gestione della NATO rimanga forte e credibile per i decenni a venire, e il Segretario Rutte ha sottolineato da Ankara la natura transatlantica del GlobalEye in un momento in cui le relazioni con Washington sono tese. Il nuovo AWACS infatti non è solo una piattaforma già utilizzata dal Canada, poiché incorpora anche componenti statunitensi, ha osservato. Il GlobalEye infatti è basato sul Bombardier Global 6500, un velivolo nato per i voli executive della canadese Bombardier Aviation. “Il GlobalEye è una testimonianza del valore delle partnership”, ha dichiarato il Primo Ministro svedese <strong>Ulf Kristersson</strong> durante il Forum sull&#8217;industria della difesa, svoltosi nell&#8217;ambito del vertice NATO, mentre il presidente e amministratore delegato di Saab, <strong>Micael Johansson</strong>, ha affermato che “siamo onorati e orgogliosi di supportare la NATO nello sviluppo della sua capacità AEW&amp;C di nuova generazione. Siamo certi che GlobalEye sia la scelta giusta per l’Alleanza, offrendo capacità comprovate, adattabilità e un vantaggio operativo a lungo termine. L’annuncio odierno posiziona chiaramente GlobalEye come la soluzione leader a livello mondiale per l’allerta precoce e il controllo aereo avanzati. Attendiamo con interesse i prossimi passi dei negoziati”.</p>



<p>Saab ha annunciato che procederà ora con i <strong>negoziati formali</strong> con l&#8217;Agenzia NATO per il supporto e l&#8217;approvvigionamento (NSPA) per finalizzare il contratto con le prime consegne che potrebbero iniziare già nel 2030, tuttavia questa data dipenderà dalla rapidità con cui la NATO formalizzerà il contratto. </p>



<p>Il costo del GlobalEye si aggira tra i <strong>400 e i 450 milioni di dollari per velivolo</strong>. Saab dovrebbe espandere la propria capacità produttiva per la piattaforma GlobalEye, ha aggiunto Johansson, facendo ulteriore affidamento sugli stabilimenti esistenti a Linkoping e Goteborg, ma anche attraverso un nuovo accordo industriale in Canada e la collaborazione con Sabena Technics in Francia. Inoltre, diversi altri paesi hanno lanciato la <em>Crewed Airborne Warning Initiative</em>, un&#8217;iniziativa multinazionale volta a schierare ulteriori GlobalEye o altri sistemi che vede tra i partecipanti Germania, Danimarca, Finlandia, Francia, Polonia, Spagna e Turchia.</p>



<p>La cancellazione dell&#8217;acquisto dei Boeing E-7 da parte della NATO risponde sia all&#8217;esigenza di avere una piattaforma più “europea” sia a un aumento dei costi: il Pentagono, infatti, ha a sua volta scartato il velivolo in quanto il suo costo unitario era salito da 588 milioni di dollari a 724, ovvero quasi il doppio di un GlobalEye. Il velivolo di Saab combina il radar <em>Erieye Extended Range</em> con una suite avanzata di sensori e un sistema di comando e controllo (C2) multidominio. In quanto sistema AEW&amp;C, il GlobalEye offre un rilevamento a lungo raggio (<strong>oltre i 650 km</strong>) con elevate frequenze di aggiornamento, in grado di identificare minacce difficilmente osservabili e stealth, nonché droni, missili balistici e ipersonici, anche in ambienti complessi caratterizzati da forte disturbo e interferenze elettroniche.</p>



<p>Un&#8217;altra piattaforma AWACS di Saab, ma di tipo di verso – l&#8217;Erieye &#8211; è stata già utilizzata in combattimento dall&#8217;aviazione pakistana durante il breve conflitto con l&#8217;India dello scorso anno: l&#8217;aeronautica di Islamabad ha saputo sfruttare al meglio le doti dei propri AWACS integrandole coi caccia e stabilendo alcune vittorie in combattimento aereo a lunga distanza. Sebbene si sospetti che un Erieye sia stato abbattuto dall&#8217;India, il Pakistan <a href="https://timesofislamabad.com/01-06-2026/pakistan-air-force-expands-largest-saab-2000-fleet-for-enhanced/">ha ordinato ulteriori 4 esemplari</a> di questo velivolo all&#8217;inizio di quest&#8217;anno a certificazione dell&#8217;affidabilità del sistema. Tornando al GlobalEye, Saab <a href="https://www.saab.com/products/globaleye">afferma </a>che sia in grado di restare in volo per più di 12 ore e di decollare da piste più corte rispetto all&#8217;E-3 (meno di 2mila metri di lunghezza) e operando a una quota di 35mila piedi, sarebbe in grado di rilevare minacce a bassa quota (a 200 piedi) a distanze superiori a 458 km (247 miglia nautiche). L&#8217;unica limitazione, a nostro giudizio, è la non possibilità di essere <strong>rifornito in volo</strong> che in ambiente operativo potrebbe costituire uno svantaggio non indifferente.</p>



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		<title>Trump, la Nato e l&#8217;Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara consacra le ambizioni della Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-la-nato-e-leuropa-alla-corte-di-erdogan-il-vertice-di-ankara-consacra-le-ambizioni-della-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 08:49:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump, la Nato e l'Europa alla corte di Erdogan: il vertice di Ankara svela le ambizioni della Turchia. Gli scenari strategici.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070710004884_d825995a4b7de91528cb58b6d404babf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nato è tutto ciò che gli <strong>Stati Uniti vogliono che sia</strong> meno qualsiasi cosa possa <strong>infastidire le ambizioni della Turchia</strong>. E ad oggi c&#8217;è solo un leader che può dirsi indispensabile per l&#8217;Alleanza Atlantica del futuro: <strong>Recep Tayyip Erdogan. Esalta la centralità del Sultano</strong> il vertice atlantico che si svolge, quest&#8217;anno, nel cuore dell&#8217;<strong>Anatolia,</strong> più prossimo all&#8217;Indo-Pacifico vero cuore del mondo che al Mare Oceano che si stende oltre Finisterre e Gibilterra. Ed è paradigmatico di un nuovo <strong>baricentro mondiale</strong> in cui la Turchia vuole giocare il suo ruolo. In Medio Oriente, in Eurasia e non solo. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La Nato ai piedi della Turchia</h2>



<p><strong>L&#8217;ultima volta che la Turchia ospitò un summit Nato era il 2004,</strong> Erdogan al primo mandato da primo ministro, George W. Bush sedeva alla Casa Bianca e i temi caldi erano la lotta al terrorismo e la guerra in Iraq; ventidue anni dopo, Erdogan riceverà <strong>Donald Trump</strong> nel ruolo inedito di pontiere tra il tycoon e i leader europei. Questi ultimi sono stati redarguiti da The Donald per l&#8217;atteggiamento ritenuto pusillanime durante la guerra israelo-americana all&#8217;Iran, ed è emblematico del &#8220;dilemma del prigioniero&#8221; del capo della Casa Bianca il fatto che Trump abbia speso parole al miele per chi questa guerra, tra i leader Nato, l&#8217;ha avversata più di tutti: Erdogan. Il quale ha schierato il Ministro degli Esteri <strong>Hakan Fidan</strong> per evitare il caos prima dell&#8217;attacco di febbraio e ha duramente criticato la condotta di Israele, amplificando la rotta di collisione con il Paese guidato da Benjamin Netanyahu. Ora, semplicemente, tutti hanno bisogno della Turchia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti cercano Erdogan</h2>



<p>Ne ha bisogno l&#8217;America: <strong>Ankara guarda gli Stretti e il Mar Nero</strong> ed è garante di una proiezione geopolitica e geoeconomica verso l&#8217;Eurasia che attraversa le regioni del Caucaso, centrali per la connettività e che attraversano Stati strategici per gli Usa nel confronto con Russia e Cina, come Armenia, Azerbaijan e Kazakistan. Inoltre, la Turchia <strong>contribuendo al sostegno della nuova Siria</strong> ha tolto un ulteriore pivot ai rivali di Washington in Medio Oriente, tanto che ad Ankara è lasciata libertà d&#8217;azione nonostante la rivalità strategica con l&#8217;alleato israeliano. </p>



<p>A loro modo ne hanno bisogno anche i Paesi europei: nel quadro del piano ReArm Europe le munizioni, i droni e gli asset turchi faranno comodo per creare filiere strategiche e robuste per consolidare gli apparati militari del Vecchio Continente. La Turchia ha superato i 10 miliardi di dollari di esportazioni militari lo scorso anno, l&#8217;azienda di droni <a href="https://it.insideover.com/difesa/asse-italo-turco-sui-droni-perche-baykar-compra-piaggio-aerospace.html" type="post" id="450573">Baykar è entrata nel mercato italiano rilevando <strong>Piaggio Aerospace</strong>,</a> converge su molti progetti con Leonardo e fa gola a molti Paesi europei per i suoi prodotti, <a href="https://it.insideover.com/difesa/f-35-addio-la-spagna-guarda-al-caccia-turco.html" type="post" id="489075">mentre la Spagna pondera l&#8217;ipotesi di dotarsi del caccia Kaan.</a> Anche il <a href="https://www.ft.com/content/cf393586-7138-4670-abe8-1a55e642b1b6?syn-25a6b1a6=1"><em>Financial Times</em> lo ha ricordato in un recente approfondimento</a>, pur sottolineando che in Turchia molti vincoli possono emergere per il fatto che &#8220;l&#8217;economia nel suo complesso è afflitta da un&#8217;inflazione del 33%, dall&#8217;aumento dei costi e da un tasso di cambio in apprezzamento che ha soffocato la competitività di altri settori manifatturieri&#8221;. <strong>Ai margini della Nato, ne ha bisogno anche l&#8217;Ucraina</strong>, che vede in Ankara un partner politico solido e un possibile mediatore qualora si potesse cercare un negoziato con la Russia per porre fine alla guerra d&#8217;aggressione.</p>



<p>In Israele, ove già si ipotizzano futuri scenari di confronto con Ankara, il protagonismo turco è visto con attenzione. <a href="https://www.ynetnews.com/article/r1fapatxmx">Ynet ricorda </a>che &#8220;il vertice potrebbe anche portare quello che rappresenterebbe il premio più ambito&#8221; per Erdogan, ovvero &#8220;un <a href="https://www.ynetnews.com/article/sk8imbhmgx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">possibile accordo con gli Stati Uniti per la vendita alla Turchia dei caccia stealth F-35,</a> dopo anni di esclusione dal programma a causa dell&#8217;acquisto da parte di Ankara del sistema di difesa aerea russo S-400&#8243;. </p>



<p>Scenario-incubo per Benjamin Netanyahu e Israele, mentre Ynet constata che l&#8217;epoca dell&#8217;Erdogan &#8220;pecora nera&#8221; della Nato sembra finita per sempre. <strong>E questo fatto è un contrappasso notevole per l&#8217;Alleanza Atlantica</strong>: il player decisivo e centrale in un&#8217;alleanza che presenta sé stessa come faro dei valori liberaldemocratici e occidentali è uno spregiudicato leader euroasiatico che sta costruendo un regime politico orientato a un crescente autoritarismo, unendo retorica islamista e nazionalista e promuovendo un&#8217;agenda con ambizioni egemoniche all&#8217;ombra di uno scaltro posizionamento internazionale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scenario del mondo secondo Erdogan</h2>



<p>Tutto questo mentre la centralità della Turchia <strong>rende il suo potere sempre più impermeabile alle critiche per la repressione dell&#8217;opposizione</strong>, non a caso messe in sordina durante l&#8217;attuale summit sia da parte del segretario generale Mark Rutte sia da parte dei leader convenuti ad Ankara. L&#8217;America non ha idea di cosa fare di una Nato politica sempre più incerta, l&#8217;Europa si dibatte per capire come costruire una via comune per rafforzare quella militare nel Vecchio Continente, alla Turchia l&#8217;attuale stato di confusione e incertezza va bene così per consolidare il disegno di rafforzamento geopolitico e strategico. </p>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lordine-internazionale-basato-su-regole-era-una-finzione-lincredibile-ammissione-di-carney-a-davos.html" type="post" id="502458">A Davos a gennaio 2026 Mark Carney</a></strong>, premier canadese, ricordò che la retorica dell&#8217;ordine internazionale liberale dei primi Anni Duemila era in larga parte una finzione. L&#8217;Erdogan del 2026 potrà guardare a quello che ospitò il summit del 2004 pensando, in fin dei conti, di non aver mai creduto a tale retorica. Potendo dunque posizionarsi nel migliore dei modi per rafforzare sé stesso e il suo Paese in una fase incerta in cui il Velo di Maia si è squarciato e la logica della competizione emerge. La Nato è divisa su tutto, tranne che su una cosa: oggi il suo leader cruciale è Erdogan. Anche solo un decennio fa, pensarlo sarebbe stato remoto e difficile da pronosticare. Ma nella nuova &#8220;era dei predatori&#8221; i leader che usano spregiudicatamente hard power e proiezione possono mirare a un vantaggio competitivo di fronte a una crescente polarizzazione globale.</p>



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		<title>L&#8217;Europa, al guinzaglio degli Usa, rimane paralizzata davanti a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/leuropa-al-guinzaglio-degli-usa-rimane-paralizzata-davanti-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 10:03:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il centro gravitazionale della Commissione europea è ancorato a una visione del mondo che esiste solo nelle promesse elettorali di Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/leuropa-al-guinzaglio-degli-usa-rimane-paralizzata-davanti-a-israele.html">L&#8217;Europa, al guinzaglio degli Usa, rimane paralizzata davanti a Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ue" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/von-der-leyen-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È doloroso ricostruire i posizionamenti di <strong>Ursula von der Leyen</strong>, presidente della Commissione europea, sulla guerra in Iran. Iniziamo dal 28 febbraio: <strong>Donald Trump</strong> annuncia l’inizio dell&#8217;attacco con un video in cui invita apertamente gli iraniani a rovesciare il proprio governo. Promette che l’America li sosterrà con una forza “schiacciante e devastante”, mentre i raid militari colpiscono il regime.</p>



<p>3 marzo: con una solerzia che avrebbe fatto arrossire i falchi dell&#8217;era Bush, <strong>Von der Leyen</strong> prende per buona questa impostazione e la rilancia. Dopo l&#8217;assassinio della guida suprema iraniana, appoggia l&#8217;idea di un <strong>cambio di regime</strong> come obiettivo del conflitto senza consultarsi con nessuna capitale europea, parla di <strong>transizione democratica</strong> e attribuisce il caos esclusivamente all’Iran, senza menzionare nemmeno di striscio le responsabilità statunitensi e israeliane. Anche nei giorni successivi continuerà a mantenere questa linea. Con lei, <strong>Roberta Metsola</strong> e <strong>Pina Picierno</strong>, rispettivamente presidente e vicepresidente del Parlamento Ue, che accolgono con toni entusiasti l&#8217;uccisione di <strong>Khamenei</strong> e parlano di opportunità radiose per gli iraniani.</p>



<p>Ma ecco che il 1 aprile <strong>Trump</strong> cambia versione. In un discorso televisivo nega che il “regime change” sia mai stato un obiettivo reale, sostenendo di non averlo mai detto. A quel punto afferma invece di voler chiudere la guerra mantenendo in piedi la Repubblica islamica, in una logica più simile a un <strong>contenimento</strong> che a un rovesciamento del potere. La vecchia cara idea di esportare la democrazia <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html">viene riposta</a> nel cestino dei rifiuti.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un’Europa esposta e senza leve</strong></h3>



<p>L&#8217;Europa si è ritrovata a gestire l&#8217;<strong>instabilità energetica</strong> del disastro iraniano, con i prezzi del gas che schizzavano e il <strong>Qatar</strong> che fermava la produzione, mentre la sua massima rappresentante si esponeva a figuracce storiche seguendo i desiderata di una superpotenza che non la consulta neppure.</p>



<p>Non è la prima volta che succede e non sarà l&#8217;ultima. Già in passato, come nel caso del <strong>Venezuela</strong>, la leadership europea aveva dato credito agli obiettivi dichiarati dagli Stati Uniti, salvo poi trovarsi scoperta come un porcospinto cappottato quando questi cambiavano. Anche in quell&#8217;occasione, la presidente della Commissione ha finito per sostenere una linea che si è rivelata rapidamente instabile. Ogni volta l&#8217;Ue si allinea ai desiderata di Washington, e resta esposta quando questi vengono riformulati. E ogni volta che accade, diventa più difficile considerare quella posizione come <strong>autonoma</strong> o <strong>credibile</strong>.</p>



<p>Insieme a <strong>Von der Leyen</strong>, anche il Segretario Generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, sembra interpretare il ruolo della spalla servile che <a href="https://www.ft.com/content/fd35d028-3611-43c3-996b-8a400cb08294?syn-25a6b1a6=1" type="link" id="https://www.ft.com/content/fd35d028-3611-43c3-996b-8a400cb08294?syn-25a6b1a6=1">non legge mai</a> l&#8217;ultima pagina del copione. Lui e <strong>Kaja Kallas</strong> pensano a difendere i Paesi europei dall&#8217;accusa di non aver aiutato subito &#8220;daddy&#8221; <strong>Trump</strong> contro l&#8217;Iran, il primo dicendo che c&#8217;è da capirli, i &#8220;lenti&#8221; europei, perché sono stati colti di sorpresa, la seconda spiegando che i Paesi del Golfo e <strong>Netanyahu</strong> non hanno aiutato troppo con l&#8217;Ucraina, quando invece si dovrebbe dire che la guerra era ed è <strong>illegale</strong> e non era condivisa da praticamente nessun membro Ue.</p>



<p>Stessa storia riguarda l&#8217;<strong>espansionismo israeliano</strong>. Perché l’Ue, pur essendo uno dei principali partner economici di Israele, non riesce a esercitare una <strong>pressione concreta</strong> sul governo israeliano, nemmeno davanti a crisi umanitarie catastrofiche?</p>



<p>Tra gli strumenti ci sarebbe l’<strong>Accordo di associazione con Israele</strong>, che regola una relazione economica molto ampia, circa 68 miliardi di euro l’anno, e che potrebbe teoricamente essere sospeso o modificato. Ma la risposta europea si è limitata finora soprattutto a dichiarazioni politiche. Le proposte di <strong>sanzioni</strong> più dure non hanno mai trovato un consenso sufficiente negli scorsi due anni, e dopo il cessate il fuoco di ottobre il treno sembra essere passato.</p>



<p>Su Israele le posizioni sono molto diverse. Paesi come <strong>Irlanda</strong>, <strong>Spagna</strong> e <strong>Slovenia</strong> sono più inclini a criticare apertamente Israele e a sostenere misure di pressione. Altri, come la <strong>Germania</strong> e l’<strong>Austria</strong>, sono più cauti, anche per ragioni storiche e politiche legate al rapporto con Israele. Inoltre, governi come quello ungherese di <strong>Viktor Orbán</strong> hanno in più occasioni bloccato o rallentato iniziative comuni, anche quando riguardavano misure relativamente limitate. Più d&#8217;ogni altro aspetto, conta il fatto che l’<strong>Unione Europea</strong> è tenuta al guinzaglio dal principale alleato di Israele e allo stesso tempo considera l’Iran, coinvolto indirettamente nel conflitto attraverso gruppi alleati come <strong>Hezbollah</strong>, un attore ostile. La mancanza di azione ha minato la <strong>credibilità internazionale</strong> dell&#8217;Ue e ha scavato un fossato tra élite politiche e opinione pubblica.</p>



<p>Miracolosamente risparmiato, per ora, da rappresaglie vistose, <strong>Pedro Sánchez</strong> resta un caso raro di leader Ue che prova a sollevare dubbi sulla <strong>legalità internazionale</strong> di un&#8217;aggressione unilaterale. Il centro gravitazionale della Commissione e dell&#8217;Alleanza atlantica rimane ancorato a una visione del mondo che non esiste più, o che esiste solo nelle promesse elettorali di un <strong>Trump</strong> che cambia idea ogni tre post su Truth Social. Non si sa bene come abbiano fatto, ma i Paesi nordici e baltici con il loro allineamento filoamericano radicale, venato di antiarabismo, liberal nazionalismo etnico e disprezzo per il Sud Europa sono riusciti a pesare molto più di quelli mediterranei.</p>



<p>Mentre il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong> vola a Washington per allinearsi ulteriormente, l&#8217;opinione pubblica europea osserva un continente che ha smesso di produrre una <strong>visione propria</strong>, limitandosi a fare l&#8217;eco a una voce che spesso mente sapendo di mentire. Se la moda geopolitica forse esagera nelle sue richieste di cinismo, non sarebbe male se la geopolitica europea preservasse almeno un po&#8217; di <strong>memoria</strong>, anziché far prevalere un idealismo di facciata che serve solo a coprire una totale mancanza di leve reali. Alla fine, ciò che resta è un&#8217;istituzione che parla di valori mentre la brutalità di <strong>Trump</strong> la scavalca e la umilia.</p>



<p>Figure come <strong>Rutte</strong>, <strong>Von der Leyen</strong>, <strong>Metsola</strong>, <strong>Kallas</strong> sono un prodotto della <strong>competenza senza autonomia</strong>: gente qualificata, perfettamente allineata ai codici del sistema internazionale, ma che assimila e ripete roboticamente narrazioni altrui invece di costruirle. Fenomeno presente anche in media progressisti, peraltro. Con questa nomenclatura, il problema non è più solo di <strong>Trump</strong>, ma della capacità europea di interpretare il proprio <strong>declino</strong> e riconoscere gli imbrogli di chi quel destino lo vuole monetizzare. Con questa credulità, si rischia di marchiare la bara nella quale l&#8217;Ue si seppellirà da sola.</p>
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		<title>Iran, Trump attacca la Nato dopo l’incontro con Rutte: alleati ai ferri corti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-trump-attacca-la-nato-dopo-lincontro-con-rutte-alleati-ai-ferri-corti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 08:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1110" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump Rutte Nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260409102012919_bb1e1fab5c1523fcfa8595ed5863163a-e1775722895677.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Incontro teso alla Casa Bianca tra il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il presidente Usa. Trump: «Molto deluso dagli alleati»</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-trump-attacca-la-nato-dopo-lincontro-con-rutte-alleati-ai-ferri-corti.html">Iran, Trump attacca la Nato dopo l’incontro con Rutte: alleati ai ferri corti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Non è certo un mistero che i rapporti tra Stati Uniti e alleati europei stiano attraversando uno dei momenti più delicati e critici della loro storia recente. Con il ritorno di <strong>Donald Trump</strong> alla Casa Bianca, le tensioni con la Nato sono emerse in modo plateale e nelle ultime ore hanno raggiunto il culmine in un <a href="https://justthenews.com/government/white-house/trump-repeats-claim-nato-does-not-support-us-when-needed-after-rutte-meeting" type="link" id="https://justthenews.com/government/white-house/trump-repeats-claim-nato-does-not-support-us-when-needed-after-rutte-meeting">confronto diretto e piuttosto teso</a> tra il presidente americano e il segretario generale dell’Alleanza, <strong>Mark Rutte</strong>, avvenuto alla Casa Bianca. Un faccia a faccia tutt&#8217;altro che sereno, nonostante il rapporto personale eccellente che Trump ha sempre avuto con l’ex premier olandese.</p>



<p>Poche ore dopo aver <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/iran-trump-si-sgancia-da-netanyahu-e-neocon-e-accetta-la-tregua.html">annunciato un cessate il fuoco di due settimane in Iran</a>, mediato dal Pakistan, Trump si è trovato sotto accusa sia dall’opposizione democratica sia da <a href="https://www.theamericanconservative.com/the-donalds-doomed-persian-adventure/" type="link" id="https://www.theamericanconservative.com/the-donalds-doomed-persian-adventure/">una parte degli isolazionisti Maga</a>, che gli rimproverano di aver <a href="https://foreignpolicy.com/2026/04/08/iran-war-ceasefire-trump-united-states-israel/" type="link" id="https://foreignpolicy.com/2026/04/08/iran-war-ceasefire-trump-united-states-israel/">subito una sconfitta strategica</a> e di aver coinvolto gli Stati Uniti in un conflitto costoso e inutile, <a href="https://responsiblestatecraft.org/israel-ceasefire/" type="link" id="https://responsiblestatecraft.org/israel-ceasefire/">condotto esclusivamente nell’interesse di Tel Aviv</a>. Proprio in questo contesto, e forse &#8211; almeno in parte &#8211; per tentare di scaricare le responsabilità altrove, l&#8217;inquilino della Casa Bianca ha ribadito con i consueti toni la sua accusa principale: la Nato non ha sostenuto gli Stati Uniti nel momento del bisogno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;accusa di Trump agli alleati della Nato</h2>



<p>«<strong>La Nato non c’era quando avevamo bisogno di loro</strong>, e non ci sarà nemmeno se avremo di nuovo bisogno di loro», ha scritto Trump su <em>Truth Social.</em> E ha aggiunto, con il suo stile inconfondibile: «Ricordatevi della Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio mal gestito!». L’incontro con Rutte è avvenuto proprio dopo che il presidente aveva minacciato esplicitamente di far uscire gli Stati Uniti dall’alleanza atlantica, irritato per la scarsa – o nulla – partecipazione di molti Paesi membri al sostegno americano nel conflitto mediorientale, soprattutto per la<a href="https://it.insideover.com/economia/dal-petrodollaro-al-petroyuan-perche-la-guerra-in-iran-rilancia-la-valuta-cinese.html" type="link" id="https://it.insideover.com/economia/dal-petrodollaro-al-petroyuan-perche-la-guerra-in-iran-rilancia-la-valuta-cinese.html"> riapertura dello Stretto di Hormuz</a>, vitale per il <a href="https://it.insideover.com/economia/pedaggio-in-cripto-per-passare-hormuz-la-guerra-economica-delliran-continua.html" type="link" id="https://it.insideover.com/economia/pedaggio-in-cripto-per-passare-hormuz-la-guerra-economica-delliran-continua.html">commercio globale del petrolio</a>. Tanto da definire la Nato una «Tigre di carta». </p>



<p>Parlando con la <em>Cnn</em> dopo l’incontro privato con il presidente americano, Rutte ha evitato di confermare se Trump avesse sollevato la sua minaccia di ritirarsi dall’alleanza militare in relazione alla guerra con l’Iran. Ha tuttavia descritto il colloquio come «<strong>una discussione molto franca e aperta</strong>» tra «due buoni amici». «Mi ha detto chiaramente cosa pensava di quanto accaduto nelle ultime due settimane», <a href="https://www.cnn.com/2026/04/08/world/video/donald-trump-iran-nato-war-strike-hormuz-oil-lead-jake-tapper">ha dichiarato</a> Rutte. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il presidente Usa valuta lo strappo</h2>



<p>Trump critica la Nato fin dal suo primo mandato, accusando &#8211; come fecero peraltro i suoi predecessori &#8211; molti Paesi membri di non rispettare l’impegno a destinare almeno il <strong>2% del Pil alla difesa</strong> e di «approfittarsi» della protezione militare americana senza contribuire in modo equo. Questa volta, però, la frattura è stata aggravata dal contesto concreto della crisi con l’Iran: Washington ha chiesto sostegno attivo e si è scontrata con un’alleanza percepita come tiepida o assente. </p>



<p>Dall’altra parte, gli alleati europei non nascondono il proprio malcontento, Spagna e Francia in testa. Lamentano infatti che gli Stati Uniti abbiano scelto di agire in modo unilaterale, decidendo di provocare un conflitto dalle conseguenze imprevedibili senza consultare minimamente i propri partner dell’Alleanza Atlantica. Una mossa che ha generato, in poche settimane, una profonda crisi dell’economia globale, con ripercussioni pesantissime su energia, catene di approvvigionamento e stabilità finanziaria dell’intero continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alleati ai ferri corti </h2>



<p>Tornando al colloquio con Rutte, la Casa Bianca ha confermato che <strong>Trump intende discutere apertamente l’ipotesi di ritiro dalla Nato</strong>. Per ora si tratta di una minaccia più che di un piano concreto – un’uscita richiederebbe l’approvazione del Congresso – ma il solo fatto che venga ventilata pubblicamente segna un punto di non ritorno simbolico &#8211;  e dunque politico &#8211; nei rapporti transatlantici. Rutte ha cercato di minimizzare l&#8217;accaduto, ma le parole di Trump sul social network e la freddezza del confronto lasciano poco spazio all’ottimismo.</p>



<p>Ma Trump può davvero dare seguito alle sue minacce di uscita degli Stati Uniti dalla Nato? Estremamente difficile. Durante l&#8217;amministrazione Biden, il Congresso Usa ha votato una norma ad hoc, <a href="https://www.congress.gov/118/plaws/publ31/PLAW-118publ31.pdf%23page=330" type="link" id="https://www.congress.gov/118/plaws/publ31/PLAW-118publ31.pdf%23page=330">ovvero la «Sezione 1250A» del Ndaa 2024</a>, che per la prima volta vieta al Presidente usa di ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dalla Nato (o di usare fondi pubblici per farlo) <strong>senza l’approvazione del Congresso (due terzi del Senato o un’apposita legge)</strong>. Questa norma restringe fortemente i poteri presidenziali e facilita potenziali cause legali contro eventuali tentativi di uscita anche se, <a href="https://www.lawfaremedia.org/article/what-congress-has-done-and-what-it-still-needs-to-do-to-protect-nato" type="link" id="https://www.lawfaremedia.org/article/what-congress-has-done-and-what-it-still-needs-to-do-to-protect-nato">come spiega Scott R. Anderson del Brookings Institution</a>, è incompleta per vari motivi e non scongiura del tutto l&#8217;ipotesi che Trump possa provarci. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Unfortunately leaving NATO won’t be to avoid foreign entanglements, we’ll be leaving NATO so we can side with Israel when Turkey &amp; Israel eventually clash in Syria. <br><br>This is after we helped topple the secular Syrian gov &amp; installed a former AQ/ISIS leader as president. <br><br>Time to… <a href="https://t.co/hfYTLd4J87">https://t.co/hfYTLd4J87</a></p>&mdash; Joe Kent (@joekent16jan19) <a href="https://twitter.com/joekent16jan19/status/2042042046458777829?ref_src=twsrc%5Etfw">April 9, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma c&#8217;è un altro aspetto da valutare. Lo sottolinea<strong> Joe Kent</strong>, ex Direttore del National Counterterrorism Center (Nctc), <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/joe-kent-a-carlson-israele-ci-ha-trascinato-in-guerra-charlie-kirk-assassinato-per-essersi-opposto.html">dimessosi dal suo ruolo in segno di protesta</a> contro la decisione dell&#8217;amministrazione repubblicana di avviare una guerra contro l&#8217;Iran, secondo cui l&#8217;uscita degli Stati Uniti dall&#8217;Alleanza Atlantica sotto l&#8217;egida di Trump renderebbe Washington ancora più schiacciata &#8211; se possibile &#8211; sulle posizioni di Israele. «Purtroppo lasciare la Nato non servirà a evitare intrighi stranieri, lasceremo la Nato <strong>così</strong> <strong>potremo schierarci con Israele quando Turchia e Israele alla fine si scontreranno in Siria</strong>. Questo dopo che abbiamo aiutato a rovesciare il governo siriano e abbiamo insediato un ex leader di AQ/ISIS come presidente» ha commentato su X. </p>



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		<title>Russia e Ucraina: i bombardamenti e il gelo sono reali, il negoziato chissà&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-i-bombardamenti-e-il-gelo-sono-reali-il-negoziato-chissa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 13:28:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/kiev.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kiev" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/kiev.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/kiev-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/kiev-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/kiev-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine proseguono, in aperto contrasto con l'ottimismo di facciata intorno al negoziato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-e-ucraina-i-bombardamenti-e-il-gelo-sono-reali-il-negoziato-chissa.html">Russia e Ucraina: i bombardamenti e il gelo sono reali, il negoziato chissà&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Donald Trump aveva detto di aver ottenuto da Vladimir Putin, il 29 gennaio, una tregua di una settimana nei bombardamenti sulle infrastrutture energetiche dell&#8217;Ucraina e in particolare sulla capitale Kiev, che è stata abbandonata da oltre 600 mila persone a causa del non casuale incrocio tra i missili e i droni russi, che hanno interrotto le forniture di energia elettrica e riscaldamento, e <strong>le ripetute ondate di gelo che hanno portato la temperatura anche nei pressi dei &#8211; 20 gradi. </strong>La tregua, in realtà, è stata punteggiata da violazioni (gli ucraini, peraltro, non avevano dichiarato alcuna tregua) finché ieri Kiev è stata di nuovo massicciamente bombardata. Il ministero della Difesa russo dichiara di aver colpito &#8220;impianti del complesso militare-industriale ucraino e siti energetici utilizzati a loro vantaggio, nonché luoghi di stoccaggio e assemblaggio di droni a lungo raggio&#8221;. </p>



<p>Ma l&#8217;effetto primario è quello di esporre la popolazione civile ai colpi dell&#8217;inverno, mentre le forze antiaeree ucraine sembrano sempre meno in grado di opporsi alle ondate lanciate dal Cremlino. La conferma, indiretta e forse involontaria, è arrivata da <strong>Mark Rutte</strong>: parlando al Parlamento ucraino, il segretario generale della Nato ha detto che circa il 90% dei missili per la difesa aerea previsti dal programma Purl (il programma di acquisto degli armamenti venduti dagli Usa, ndr) è già stato consegnato all&#8217;Ucraina. Se a questo si aggiunge che <strong>i russi, inverno o no, stanno avanzando nella regione di Sumy </strong>(il loro ministero della Difesa descrive gli ucraini in ritirata, ma non sarebbe il primo di questi annunci a rivelarsi esagerato), si capisce che la situazione sul terreno non è molto cambiata.</p>



<p>L&#8217;asprezza dei combattimenti (gli ucraini, per parte loro, hanno colpito duramente la regione di Kherson, uccidendo almeno quattro civili) contrasta con le formule ottimistiche (la più tipica: <strong>&#8220;colloqui costruttivi&#8221;</strong>) con cui tutti i protagonisti sono ormai soliti commentare gli incontri diplomatici da cui dovrebbe uscire l&#8217;accordo per il cessate il fuoco e, a seguire, quello più ampio per la pace. </p>



<p>Questo deriva dal fondamentale equivoco che circonda il negoziato tra Russia e Ucraina, con gli Usa che a volte sono mediatori e a volte protagonisti. Questa loro condizione è già di per sé una difficoltà. Trattare con <strong>Narendra Modi </strong>perché non compri più il petrolio russo, soggiogare il Venezuela e minacciare l&#8217;Iran può intimidire la Russia solo nel momento in cui la pressione la costringa a una ritirata economica e militare. Ma fino a quando ciò non succede, è evidente che la prima risposta russa sarà quella di non mollare la presa sull&#8217;Ucraina, che infatti da quattro anni è schiacciata tra l&#8217;incudine Usa e il martello della Russia. In più, Zelensky perennemente invoca la protezione degli Usa, il che fa capire da che parte comunque pencoli il mediatore.</p>



<p>Ma soprattutto si tende a dimenticare che <strong>Putin e Zelensky finora hanno trattato separatamente con gli Usa, trovando magari con la Casa Bianca una certa intesa, ma non hanno mai davvero trattato tra loro </strong>e mostrando di giorno in giorno di non essere d&#8217;accordo su nulla. Il Cremlino ripete di essere disponibile a trattare solo sulla base delle intese siglate con Trump ad Anchorage. Ma nessuno sa di preciso di che cosa si tratti e comunque è chiaro che, Anchorage o no, gli ucraini non sono d&#8217;accordo. L&#8217;ipotesi più credibile è che Trump abbia allora &#8220;promesso&#8221; a Putin la cessione dell&#8217;intero Donbass, ma Zelensky ripete ogni giorno che l&#8217;Ucraina non accetterà mai di cedere territori non ancora controllati dai russi.</p>



<p>Per parte sua, il presidente ucraino ha più volte annunciato di aver trovato con gli Usa (e a cascata con gli europei) un&#8217;intesa sulle garanzie di sicurezza. <strong>L&#8217;ultima versione è questa:</strong> in caso di nuova aggressione russa, i Paesi occidentali garantiranno una reazione diplomatica nelle prime 24 ore,  un dispiegamento militare europeo nelle 48 ore e un intervento militare anche americano nelle 72. Rutte, parlando a Kiev, ha detto che appena siglato il cessate il fuoco «appariranno immediatamente (in Ucraina, ndr) forze armate, aerei nei cieli e supporto in mare». Peccato che da Mosca siano arrivate parole chiarissime in merito: le truppe straniere Ono inaccettabili, saranno considerate un bersaglio legittimo e, per dirla con il vice-ministro degli Esteri <strong>Aleksandr Grushko</strong>, &#8220;per noi non fa nessuna differenza che un caporale abbia sul berretto la scritta Francia o la scritta Nato&#8221;.</p>



<p><strong>Sugli elementi sostanziali e decisivi, quindi, tra Russia e Ucraina non c&#8217;è alcun accordo. </strong>E a dispetto degli ottimismi ufficiali, il negoziato langue e sembra esser tenuto in vita soprattutto dall&#8217;attivismo americano. Inutile ovviamente aggiungere &#8220;purtroppo&#8221;. Su una cosa Trump ha ragione: questa guerra è durata fin troppo e, anzi, non sarebbe mai dovuta cominciare.</p>
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		<title>Come sempre in ritardo, l&#8217;Europa scopre che Mark Rutte gioca nella squadra degli Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/come-sempre-in-ritardo-leuropa-scopre-che-mark-rutte-gioca-nella-squadra-degli-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 14:25:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1040" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260131152456761_d8f997cd3950783a25c2298870af618c-e1769869522980.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il segretario generale della Nato dice all'Europa che senza gli Usa non c'è difesa. È vero? E perché lo dice? </p>
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<p>La bella addormentata Europa ha ricevuto un altro bacio e il risveglio, l&#8217;ennesimo, non è stato piacevole. È successo lunedì scorso, quando il segretario generale della Nato, <strong>Mark Rutte</strong>, <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/en/webstreaming/sede-committee-meeting_20260126-1530-COMMITTEE-SEDE-AFET">è intervenuto al Parlamento europeo</a> per dire senza tanti giri di parole: &#8220;&#8221;Se qualcuno qui pensa… che l&#8217;Unione Europea o l&#8217;Europa nel suo complesso possano difendersi senza gli Stati Uniti, continui a sognare. Non è possibile&#8221;. Sdegno nelle capitali e tra gli ineffabili parlamentari. <strong>Jean-Noël Barrot,</strong> ministro degli Esteri della Francia, <a href="https://www.politico.eu/article/france-snaps-back-nato-mark-rutte-european-defense/">ha così risposto su X</a>: &#8220;No, caro Mark Rutte, gli europei possono e devono farsi carico della propria sicurezza. Questo è il pilastro europeo della Nato&#8221;. L&#8217;europarlamentare spagnolo <strong>Nacho Sánchez Amor </strong>(PSOE) ha invece tuonato nei confronti di Rutte: &#8220;Lei è l&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti presso la Nato o è il segretario generale che rappresenta l&#8217;Alleanza e tutti i suoi membri?&#8221;.</p>



<p>Bravo Nacho, sette più. A quanto pare qualcuno in Europa finalmente si rende conto di quale sia il ruolo reale di Rutte. Agli europarlamentari, peraltro, Rutte non ha fatto che ripetere ciò che Trump aveva detto solo qualche settimana prima: &#8220;La Nato senza gli Usa non fa paura a nessuno. La Russia non ne è affatto preoccupata se non per quanto riguarda noi. La Cina nemmeno&#8221;. Nella stessa occasione Trump aveva ripetuto il più recente dei suoi mantra: <strong>&#8220;Se non prendiamo la Groenlandia lo faranno la Russia o la Cina </strong>e io non lo permetterò&#8221;. Allo stato attuale dei fatti è una panzana, come c<a href="https://www.analisidifesa.it/2026/01/il-comandante-danese-in-groenlandia-mai-viste-navi-russe-o-cinesi/">onfermato dalle dichiarazioni dal generale Soren Andersen</a>, alla testa del Comando Artico Interforze danese, che ha testualmente dichiarato: ”Sono qui al comando da due anni e mezzo e non ho visto nessuna nave da guerra russa o cinese&#8221;. E il più ampio problema strategico del controllo dell&#8217;Artico, con i ghiacci che si ritirano, nuove rotte che si aprono e Russia e Cina che si preparano a sfruttarle, non implica&nbsp;certo la necessità di impadronirsi di un pezzo di territorio della Danimarca, cioè un pezzo di Europa. Altrimenti, visto che navi russe e cinesi sono state avvistate anche al largo del Canada, bisognerebbe impadronirsi anche del Canada&#8230;</p>



<p>Una questione enorme, insomma, che non può essere gestita in quel modo. Eppure Rutte era subito corso in aiuto, dichiarando: &#8220;Tutti gli alleati concordano sull’importanza dell’Artico e della sicurezza artica, perché sappiamo che, con l’apertura delle rotte marittime, esiste il rischio che russi e cinesi diventino più attivi&#8221;. E precipitandosi a fare da spalla, a Davos, a <strong>un Trump in chiaro imbarazzo davanti alle reazioni europee</strong>, con quella farsa di &#8220;trattativa&#8221; per la risoluzione del problema Groenlandia in ambito Onu di cui non si è mai saputo il contenuto (e nemmeno se ne avesse uno qualunque) e che è servita per una <em>photo opportunity,</em> per poi essere prontamente dimenticata. Lo stesso Rutte che, peraltro, nel giugno scorso, poche ore prima che i Paesi della Nato in riunione decidessero di portare al 5% del Pil l&#8217;obiettivo di spesa militare entro il 2035, scrisse quanto segue a re Donald: &#8220;Sig. Presidente, caro Donald, Congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria, e qualcosa che nessun altro ha osato fare. Ci rende tutti più sicuri. Stai per ottenere un altro grande successo all&#8217;Aja questa sera (al vertice Nato,&nbsp;<em>ndr</em>). Non è stato facile, ma li abbiamo fatti firmare tutti con un margine del 5%! Donald, ci hai portato a un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo. Riuscirai a ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare da decenni. <strong>L&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura, come dovrebbe, e sarà una tua vittoria</strong>. Buon viaggio e ci vediamo alla cena di Sua Maestà! &#8211; Mark Rutte&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Messaggio che, insopportabile tono da leccapiedi a parte, ci dice che Rutte prende lucciole per lanterne (il bombardamento americano sull&#8217;Iran che sarebbe stato un grande successo e che &#8220;ci rende tutti più sicuri&#8221;, infatti ci risiamo) e che, in ogni caso, sta dalla parte della Casa Bianca. E infatti &#8220;l&#8217;Europa pagherà in GRANDE misura [GRANDE in tutte maiuscole] &#8230; e sarà una tua vittoria&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Rutte gioca nella squadra di Trump</h2>



<p>Dicevamo della trattativa-farsa sulle Groenlandia tra Trump e Rutte. L&#8217;unico senso di quell&#8217;incontro era ribadire che il tema Groenlandia poteva e doveva essere affrontato in Sede Nato. Ma la Nato non c&#8217;entra nulla. Qui si tratta di un Paese extra-europeo (gli Usa) che a un certo punto, accampando ragioni (o scuse) varie, decide che vuole impadronirsi (direttamente o indirettamente) di un pezzo di un Paese Ue (la Danimarca). <strong>Gli unici interlocutori autorizzati, sempre ammesso che un&#8217;interlocuzione debba avvenire, sono la Danimarca e la Ue. </strong>La Nato può comparire nel caso che l&#8217;Alleanza decidesse , per dire, di incrementare la propria presenza sull&#8217;isola, di aggiungere armamenti e così via. Sul tema della sovranità nazionale della Danimarca (e della volontà degli abitanti della Groenlandia, che gode di uno statuto speciale) la Nato può e deve solo tacere. Se domani Trump decidesse che vuole la Scozia, andrebbe Rutte a trattare con lui o andrebbe Starmer?</p>



<p>Che Rutte giochi nella squadra di Trump (o di chiunque altro sieda alla Casa Bianca) è non solo evidente ma persino comprensibile. Gli Usa sono di gran lunga il maggiore azionista della Nato. Basta dare un&#8217;occhiata al contributo finanziario. Nel 2025 la Nato ha messo a bilancio 4,6 miliardi di euro, destinati a crescere a 5,3 in questo 2026. Il che ha permesso ad alcuni di dire con un certo trionfalismo che l&#8217;Italia contribuisce per una parte che è circa la metà (8,5%) di quella coperta dagli Usa (16%). Questi, però, sono i quattrini che servono per le spese organizzative, dagli stipendi del personale alle strutture. La spesa militare (e la Nato è un&#8217;alleanza militare) è un&#8217;altra storia: <a href="https://www.sipri.org/commentary/essay/2025/natos-new-spending-target-challenges-and-risks-associated-political-signal">nel 2024 la spesa militare totale è stata di 1.506 miliardi, </a><strong>997 (quasi i due terzi) dei quali sulle spalle degli Usa. </strong>È tutto da vedere se, privata del contributo Usa, la Nato sarebbe davvero tanto in crisi rispetto alle sue esigenze di difesa (spesa militare russa 2024: 150 miliardi  di dollari, pari a 126,5 miliardi di euro). <strong>Di certo perderebbe di peso politico e influenza</strong>, e la carica di segretario generale, Rutte o non Rutte, sarebbe molto meno importante di quanto lo sia ora. Coperto dagli Usa oggi può pretendere di dettare la linea agli europei. Senza gli Usa, verrebbe probabilmente preso a calci nel sedere.</p>



<p>Il problema fondamentale, però, non è Rutte ma il fatto che anche in Europa l&#8217;idea che la Groenlandia sia un problema Nato e non Ue ha le sue quinte colonne. Mentre per una volta dai vertici è uscita un posizione univoca (sia da <strong>Ursula von der Leyen</strong> come presidente della commissione europea sia da <strong>Antonio Costa </strong>come presidente del Consiglio europeo), <strong>Kaja Kallas</strong>, responsabile della politica estera Ue, ha detto che il problema poteva essere risolto in sede Nato. E anche <strong>Donald Tusk</strong>, primo ministro della Polonia, ha molto insistito sul tema Nato più che su quello Ue.</p>



<p>È una vecchia storia, che risale all&#8217;allargamento Ue del 20024-2005 e all&#8217;imbarco nella Unione dei fondatori di una serie di Paesi che, per ragioni diverse e non sempre pretestuose, vedono negli Usa, assai più che nella Ue, l&#8217;appoggio decisivo in tema di sicurezza. Proprio quello che sostiene Rutte e che, comunque, tagli alla radice tutte le possibili ipotesi di una maggiore autonomia politica e strategica per la Ue, cosa che non può certo dispiacere agli Usa. Ue che, pur essendo un gigante economico (e i recenti accordi <a href="https://it.insideover.com/economia/mercosur-sfidata-dallinedito-asse-macron-orban-lue-conta-sul-voto-decisivo-dellitalia.html">con l&#8217;America Latina</a> e <a href="https://it.insideover.com/economia/lindia-dopo-il-mercosur-leuropa-rafforza-loffensiva-commerciale.html">con l&#8217;India</a> lo confermano), resta così malinconicamente un nano politico.  </p>



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<p><br><br></p>
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		<title>Nella rissa con Trump sulla Groenlandia la Ue si gioca l&#8217;anima (se ce l&#8217;ha)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nella-rissa-con-trump-sulla-groenlandia-la-ue-si-gioca-lanima-se-ce-lha.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 21:16:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Anni e anni i atlantismo da junior partner ci hanno trasformati in vassalli. La Groenlandia come il Venezuela?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nella-rissa-con-trump-sulla-groenlandia-la-ue-si-gioca-lanima-se-ce-lha.html">Nella rissa con Trump sulla Groenlandia la Ue si gioca l&#8217;anima (se ce l&#8217;ha)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Groenlandia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/groenlandia-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>La verità sull&#8217;Europa? Poteva dirla solo un non europeo imbevuto di cultura europea come il premier canadese <strong>Mark Carney,</strong> un banchiere che prima di approdare alla politica è stato governatore della Banca d&#8217;Inghilterra e della Banca centrale del Canada. Dello straordinario discorso di Carney davanti alla platea di Davos <a href="https://it.insideover.com/politica/lordine-internazionale-basato-su-regole-era-una-finzione-lincredibile-ammissione-di-carney-a-davos.html">ha già raccontato benissimo Roberto Vivaldelli in queste pagine</a> e non è il caso di aggiungere nulla. Recupero qui solo uno dei passi più significativi: &#8220;Sapevamo che la storia dell’ordine basato sulle regole era parzialmente falsa… Sapevamo che i<strong>l diritto internazionale veniva applicato con rigore variabile a seconda dell’identità dell’accusato e della vittima</strong>&#8230; Questa finzione era utile [per i beni forniti dall’egemonia americana]… Così abbiamo messo il cartello in vetrina. Abbiamo partecipato ai riti. E in gran parte abbiamo evitato di denunciare le discrepanze tra retorica e realtà&#8221;. Ovvero: sapevamo che  il discorso sui valori e la libertà era finto, che partecipavamo a delle vere porcherie (<em>chissà se Carney aveva in mente l&#8217;Iraq, la Libia, la Siria, il Venezuela&#8230; chissà, n.d.r.</em>) ma ci conveniva e quindi abbiamo fatto come se nulla fosse.</p>



<p>È un&#8217;ammissione importante. Sarebbe stato meglio che fosse arrivata in tempi non sospetti, quando chi provava a cantare fuori dal coro era i<em>pso facto</em> descritto come un nemico dell&#8217;Occidente e della patria, complice di volta in volta di Saddam, di Assad, di Putin, di Maduro. <strong>Arriva adesso, meglio che niente.</strong> Adesso, però, vuol dire quando anche l&#8217;Europa (vedi Nord Stream, vedi armi all&#8217;Ucraina, vedi dazi, vedi Groenlandia) prende sempre più spesso gli schiaffoni dello zio Sam. E a parte prendersela con <strong>Donald Trump</strong>, definendolo di volta in volta pazzo, disperato, paranoico, imperialista e tanto altro, nessuno sembra farsi le domande più urgenti. Perché anche l&#8217;Europa? E perché ADESSO?</p>



<p>Le due domande, alla fin fine, hanno una risposta comune: perché il mondo cambia. Mentre noi europei, per secoli tanto dinamici e intraprendenti, siamo fermi. In fondo, credendo di dire una cosa positiva, è ciò che ammetteva <strong>Josep Borrell</strong>, responsabile della politica estera Ue nel primo mandato <strong>Von der Leyen</strong>, quando diceva che l&#8217;Europa è un giardino circondato da giungle. Il giardino, con la sua erbetta fine fine e le siepi potate il giusto, fermo. La giungle in impetuoso e selvaggio sviluppo.</p>



<p>Proviamo a tornare indietro di trent&#8217;anni. Nel 1995 io vivevo a Mosca e se mi avessero detto che la Russia aveva, allora, l&#8217;audacia o l&#8217;incoscienza di sfidare gli apparati militari ed economici dell&#8217;Occidente in una guerra aperta come quella che da quattro anni devasta l&#8217;Ucraina, avrei riso per non piangere. Mi sarebbe bastato guardarmi intorno, dare un&#8217;occhiata ai mercati e ai negozi, ai treni o agli aerei, parlare con la gente per capire che era una fanfaluca. Nel 1995 le forze armate russe faticavano a trovare un minimo di fondi, <strong>i ranghi venivano sfoltiti a forza per risparmiare e le attrezzature lasciate alla ruggine. </strong>Tra l&#8217;altro, proprio nel gennaio del 1995 l&#8217;esercito russo si era lanciato all&#8217;offensiva contro la Cecenia indipendentista, facendosi intrappolare in una battaglia per Grozny che fu un disastro. <strong>Altro che guerra con l&#8217;Ucraina e l&#8217;Occidente.</strong> Ma oggi, trent&#8217;anni dopo, non è più così: siamo noi ad aver paura di un&#8217;invasione russa, siamo noi a varare un piano di riarmo da 800 miliardi.</p>



<p>Più o meno in quell&#8217;epoca feci il mio primo viaggio in Cina. L&#8217;ultimo l&#8217;ho fatto qualche anno fa, e in questo mi capitava di chiedermi se fossi tornato nello stesso Paese. Se trent&#8217;anni fa ci avessero detto che la Cina sarebbe stata all&#8217;avanguardia mondiale nella diagnosi precoce dei tumori con l&#8217;Intelligenza artificiale, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/con-lia-alla-ricerca-di-tumori-ecco-lultima-frontiera-hi-tech-della-cina.html#google_vignette">come ci ha raccontato qui Federico Giuliani,</a> non ci avremmo creduto. <strong>Trent&#8217;anni fa il Pil pro capite in Cina era di 360 dollari, oggi è di 13.800, 38 volte di più. </strong>È vero che quando si parte dal basso la crescita fa più impressione, però stiamo parlando 1 miliardo e 414 milioni di persone (l&#8217;Europa comunitaria ha 447 milioni di abitanti). </p>



<p>Non proprio trent&#8217;anni fa ma 25, <strong>la&nbsp;quota del dollaro nelle riserve valutarie mondiali era del 71%, oggi è del 57%.</strong> Trent&#8217;anni fa, nel 1995, la quota del dollaro nelle transazioni Swift era tra l&#8217;80 e il 90% del totale, secondo i diversi metri di valutazione; oggi non arriva al 59%. D&#8217;altra parte, 9 delle prime aziende tech del mondo sono americane. Unica eccezione la taiwanese<strong> TSMC</strong>, colosso mondiale dei semiconduttori. <strong>La prima europea è la tedesca SAP (13° posto)</strong>, comunque preceduta anche dalla cinese Tencent (11°).</p>



<p>E quindi, per dirlo alla buona come i nostri nonni: il mondo cambia. Non è che noi europei non siamo cambiati, in questi trent&#8217;anni qui presi ad esempio. Ma meno degli altri. Abbiamo pensato che appiattirsi nell&#8217;ombra degli Usa <strong>(collaborando anche alle loro porcherie, come ha detto il premier canadese Carney)</strong> potesse bastare per continuare a godersi pace e benessere. D&#8217;altra parte: l&#8217;Urss era crollata, la Cina copiava per rivendere  a metà prezzo, il fratellone americano ci teneva la mano sul capo&#8230; che cosa poteva succedere di brutto?  A furia di goderci la vita ci siamo snervati e indeboliti. Esercito europeo? Non sia mai, c&#8217;è la Nato. Tutti dentro, e di colpo, i Paesi dell&#8217;Est perché ce lo chiedeva il fratellone: cosa buona e giusta, ma fatta così? E davvero nessuno immaginava che quei Paesi, usciti dal trauma di 74 anni di dominio sovietico, si sarebbero tenuti cari gli Stati Uniti bene armati piuttosto che la grassa e fiacca Europa, vista piuttosto come una mucca da mungere? <strong>Però gli Usa ci servivano, quindi tutti zitti. </strong>Anche quando volevano convincerci (e a giudicare dai giornali e da certi politici ce l&#8217;hanno fatta) che comprare gas a buon prezzo dalla Russia era &#8220;servitù&#8221;, mentre ora comprarlo a prezzo alto da loro è indipendenza. Tanto che quando hanno mandato gli ucraini a far saltare il Nord Stream c&#8217;è chi ha detto loro grazie (vero caro Sikorski, ministro degli Esteri della Polonia) e nemmeno la Germania, la prima a prenderselo in quel posto, ha provato ad alzare la voce.  </p>



<p>E insomma, <strong>di anno in anno ci siamo così auto-umiliati in nome di un ridicolo atlantismo da <em>junior partner</em> </strong>che nel momento del bisogno, cioè adesso, gli Stati Uniti di Trump hanno pensato che invece di rompersi i denti cercando di azzannare la Cina o rimetterci una zampa facendo a botte con la Russia era più facile prendersi, che so, il petrolio del Venezuela o la Groenlandia della Danimarca, due bocconi considerati parimenti <em>easy</em>. Non per caso ieri, a Davos, Trump ha evocato più volte l&#8217;impresa venezuelana proprio a proposito della Groenlandia. Come dire: potremmo farlo anche lì.</p>



<p>E se c&#8217;è una cosa certa è che per gli Usa il &#8220;momento del bisogno&#8221; è proprio arrivato. <strong>Con un debito di 38,5 trilioni, ulteriormente cresciuto nel primo anno di presidenza Trump,</strong> e un deficit commerciale con la Cina di 280 miliardi l&#8217;anno e con la Ue di 198 miliardi (per metà compensato dall&#8217;export di beni e servizi), a dire che gli Usa stentano a produrre merci, che altro puoi fare se non utilizzare <em>big tech</em> e i dollari per rinforzare le forze armate e con quelle mettere pressione a tutto il mondo, per continuare a sifonare risorse a destra e a manca? Come diceva Carney, quando toccava agli altri o davamo una mano anche noi o facevamo finta di niente. Ora che tocca a noi, non credo che i popoli dell&#8217;America Latina o del Medio Oriente restino svegli la notte a pensare a quanto siamo sfortunati. </p>



<p>Arrivati a questo punto, o scaviamo per sprofondare ancora o puntiamo i piedi per provare a risalire. E tocca a noi, solo a noi. La NATO non c&#8217;entra, checché ne dica Trump. E poi con quel clown di <strong>Mark Rutte</strong>, che ci ha già detto di non perdere tempo con la Groenlandia perché il nostro compito è &#8220;pagare caro&#8221; (ricordate il suo Sms entusiasta a Trump?) e occuparci dell&#8217;Ucraina, non c&#8217;è speranza. Qui ci sono gli Stati Uniti che, al posto di prendersi l&#8217;Iraq o il Venezuela, vogliono la Groenlandia, cioè un pezzo di Danimarca, cioè un pezzo di Europa. C&#8217;è qualcosa che vogliamo fare per noi, prima ancora che per la Groenlandia, o no?   </p>



<p><strong>Tutto ciò che riguarda l&#8217;Europa ci riguarda nel profondo. È la nostra casa. Noi di InsideOver cerchiamo di guardare alle sue vicende senza preconcetti, e al modo in cui è governata senza falsi pudori o timidezze. Sei con noi in questo atteggiamento? <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Partecipa, diventa uno dei nostri, abbonati subito!</a></strong></p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nella-rissa-con-trump-sulla-groenlandia-la-ue-si-gioca-lanima-se-ce-lha.html">Nella rissa con Trump sulla Groenlandia la Ue si gioca l&#8217;anima (se ce l&#8217;ha)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;annuncio di Trump: accordo con la Nato per negoziare sulla Groenlandia. Niente dazi agli europei</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 21:15:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Davos]]></category>
		<category><![CDATA[Groenlandia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti del presidente Donald Trump hanno trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato per una discussione volta a trovare un accordo sullo status della Groenlandia. Potremmo definirlo il &#8220;Patto di Davos&#8221;: il plenipotenziario degli euro-atlantici è stato il segretario generale della Nato ed ex premier olandese, Mark Rutte, figura da sempre &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Trump-minaccia-lattacco-allIran.-Ma-sarebbe-un-salto-nel-buio-per-gli-Usa-e-il-Medio-Oriente-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti del presidente Donald Trump</strong> hanno trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato per una <strong>discussione volta a trovare un accordo sullo status della Groenlandia.</strong> Potremmo definirlo il &#8220;Patto di Davos&#8221;: il plenipotenziario degli euro-atlantici è stato il segretario generale della Nato ed ex premier olandese, <strong>Mark Rutte</strong>, figura da sempre vicina al capo di Stato Usa che si è incontrato con l&#8217;inquilino della Casa Bianca dopo che <a href="https://it.insideover.com/economia/davos-lelegia-nazionalista-trump-a-fianco-del-ceo-di-blackrock.html">questi aveva concluso il suo discorso odierno. </a></p>



<p>Terre rare, sicurezza della Groenlandia ed estensione del <strong>Golden Dome, lo scudo missilistico americano</strong> previsto per difendere l&#8217;emisfero occidentale e la sicurezza del continente: sono questi i punti su cui The Donald e Rutte, <em>Trump-whisperer</em> per eccellenza dell&#8217;Alleanza Atlantica, hanno concordato di intavolare una discussione. Per effetto di questo avvio di negoziato non ci saranno i <strong>paventati dazi aggiuntivi al 25% sugli otto Paesi che avevano mandato un piccolo contingente</strong> nell&#8217;isola più grande del mondo: la Danimarca che è titolare della sua sovranità, assieme a altri cinque Paesi comunitari (<strong>Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia</strong>) e il Regno Unito e la Norvegia esterni all&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Nessuno di questi Paesi subirà, dunque, tariffe aggiuntive. E al contempo si inizierà a parlare di <strong>prospettive strategiche per la proiezione americana verso la Groenlandia</strong>. Trump sul suo social network Truth parla di negoziati che dovranno condurre il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e l&#8217;inviato speciale, ormai &#8220;Signor Wolff&#8221; di Trump, Steve Witkoff. Al centro l&#8217;obiettivo principale di Trump, <strong>un accordo che garantisca la domanda di metalli critici americana</strong> e estenda la garanzia di sicurezza dello scudo antimissile alla Groenlandia, magari col sottaciuto pensiero di far pagare parte della bolletta agli europei.</p>



<p>Restano, alle spalle, molte domande: ci sarà accordo? Se sì, in che misura e in che tempi? Cosa ha spinto Trump a trattare? Ha avuto un ruolo la paventata minaccia di una vendita di asset Usa da parte di molte istituzioni finanziarie? L&#8217;Europa come reagirà collettivamente? Tornerà all&#8217;ovile americano o acquisirà esperienza da questa lezione. Mentre <strong>già si parla dell&#8217;ennesimo esempio di <em>Trump always chicken out (TACO)</em> per parlare dei bluff del tycoon,</strong> è bene però ricordare che<a href="https://it.insideover.com/politica/da-alleati-a-separati-in-casa-groenlandia-e-dazi-leuropa-valuta-il-divorzio-dagli-usa.html"> la scossa della Groenlandia</a> ha turbato politicamente gli equilibri del campo atlantico. E la rottura della fiducia potrebbe essere comunque molto difficile da ricmporre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lannuncio-di-trump-accordo-con-la-nato-per-negoziare-sulla-groenlandia-niente-dazi-agli-europei.html">L&#8217;annuncio di Trump: accordo con la Nato per negoziare sulla Groenlandia. Niente dazi agli europei</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Di quanti missili dispone la Russia? Tra Kiev e Washington  è &#8220;guerra dei numeri&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/di-quanti-missili-dispone-la-russia-tra-kiev-e-washington-e-guerra-dei-numeri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 05:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazioni militari in Russia con lancio di missile (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-2048x1144.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La disponibilità di missili russi, balistici e da crociera, non sembra indicare né un rallentamento nella produzione né una riduzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/di-quanti-missili-dispone-la-russia-tra-kiev-e-washington-e-guerra-dei-numeri.html">Di quanti missili dispone la Russia? Tra Kiev e Washington  è &#8220;guerra dei numeri&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1073" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Esercitazioni militari in Russia con lancio di missile (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-2048x1144.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Missile-russo-La-Presse-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre diplomatici statunitensi avvertono del <strong>ritmo di produzione dell’arsenale russo</strong>, alcune fonti ucraine ridimensionano le previsioni circa le capacità di Mosca. Ma la persistente disponibilità di missili russi, balistici e da crociera, non sembra indicare né un rallentamento nella produzione né una significativa riduzione delle scorte del Cremlino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il GUR ucraino contesta i dati USA </h2>



<p>La resilienza di Mosca nelle capacità di produzione missilistica e incremento del proprio arsenale è interpretata come una minaccia strategica crescente, che <strong>influenza la percezione della durata e della complessità della guerra in Ucraina</strong>. E non c’è dubbio che questa “guerra cognitiva” di percezioni influenzi anche l’atteggiamento verso l’urgenza e le tempistiche dei colloqui (e delle condizioni) di pace. </p>



<p>Recentemente <a href="https://www.nytimes.com/2025/11/26/world/europe/ukraine-peace-talks-russia-missiles.html">Dan Driscoll</a>, Segretario dell’Esercito USA, ha avvertito che la Russia starebbe producendo missili a lungo raggio più velocemente di quanto li utilizzi, accumulando potenziali scorte per conflitti futuri. Lo stesso <a href="https://www.nato.int/en/news-and-events/events/transcripts/2025/12/11/keynote-speech-by-nato-secretary-general-mark-rutte-and-moderated-discussion-with-the-minister-for-foreign-affairs-of-germany-johann-wadephul">Segretario Generale della NATO Mark Rutte</a>, lo scorso 11 dicembre, ha dichiarato che Mosca starebbe “avvicinandosi al picco di produzione” con <strong>“circa 2000 missili balistici e da crociera da attacco terrestre” prodotti nel corso del 2025.</strong></p>



<p>Per contro, la Direzione principale dell’intelligence (GUR) del Ministero della Difesa interno ucraino, per il tramite della rivista <a href="https://nv.ua/ukr/ukraine/events/kalibr-iskander-kindzhal-i-oniks-skilki-na-1-grudnya-v-rosiji-raket-za-danimi-gur-novini-ukrajini-50567928.html">Novoe Vremya</a>, ha negato le dichiarazioni degli Stati Uniti sull’aumento dell’arsenale missilistico russo, indicando una diminuzione delle scorte rispetto a primavera.</p>



<p>Stando al GUR, infatti, all’inizio del mese di dicembre l’esercito russo disponeva di oltre 200 unità in più di missili tattici balistici terrestri Iskander-M, con più di 100 unità della loro variante da crociera Iskander-K, nonché un numero di <strong>missili balistici aviolanciati Khinzal</strong> superiore a 50 unità, ed oltre 400 unità di missili da crociera di tipo Kalibr. Tra i missili da crociera, inoltre, vi sarebbero inoltre circa 700 unità del tipo Onyx.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda i <strong>missili da crociera lanciati da velivoli strategici</strong>, si stima che la Russia abbia ancora circa 150 Kh-101 (Kodiak) destinati agli aerei Tu-160 e Tu-95. Altri missili da crociera, come gli Kh-22 e Kh-32 (conosciuti col nome di “Kitchen”), ammonterebbero a circa 300 unità. Nel settore anti-nave, i noti missili da crociera ipersonici 3M-22 Tsirkon superano secondo il GRU le 200 unità di scorta.&nbsp;</p>



<p>Tra i missili balistici di origine nordcoreana, i KN-23 sono stimati attorno a circa 50 unità, mentre i missili RM-48U per i sistemi S-300PM e S-400 avrebbero superato le 400 unità. Infine, i missili guidati Kh-69, utilizzabili da velivoli Su-30 MK, Su-34 e Su-57, sono stimati in un numero di circa 20 unità.</p>



<p>Il GUR conclude che, all’altezza del metà maggio 2025, la Russia avrebbe avuto <a href="https://24tv.ua/zapasi-raket-rosiyi-gruden-2025-gur-nazvali-dani-zbilshilos-virobnitstvo_n2969523?utm=">un quantitativo circa tre volte superiore di missili</a> Iskander-M, Khinzal, Iskander-K, Kh-101 e Kalibr rispetto all’arsenale attuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dati di difficile interpretazione</h2>



<p>Tuttavia, <a href="https://it.insideover.com/guerra/come-i-russi-hanno-reso-piu-letali-i-missili-iskander-e-che-cosa-hanno-imparato-gli-ucraini.html">su queste colonne</a> avevamo già ricordato come le stesse stime sulla produzione missilistica russa per il 2025 divergessero sensibilmente: da una previsione ritenuta più realistica di circa 750 missili Iskander all’anno, avanzata da un analista statunitense della <em>Foundation for Defense of Democracies</em>, fino a quella ben più elevata di 2.500 unità annue di “missili ad alta precisione” attribuita agli stessi servizi di intelligence ucraini. Ne deriverebbe un divario mensile significativo, compreso tra circa 62 e 208 missili prodotti al mese, a seconda del metodo di conteggio.</p>



<p>Lo scorso giugno 2025 l’ <a href="https://understandingwar.org/research/russia-ukraine/russian-offensive-campaign-assessment-june-3-2025/">Institute for the Study of War (ISW)</a> stimava lo stock di missili della Russia a oltre <strong>13.000 unità</strong>, con circa 11.000 missili superficie-aria S-300 e S-400 riconvertiti per attacchi a terra, 600 missili balistici Iskander e 1.700 missili da crociera, comprese le varianti Kalibr e Oniks. Inoltre, riportava che il GUR avrebbe anche stimato una produzione media russa di circa 150-200 missili al mese, inclusi: 60-70 Iskander-M, 10-15 Kinzhal, 20-30 Kh-101, 25-30 Kalibr, fino a 10 Kh-32 e 20-30 missili Oniks e Zirkon.</p>



<p>Nel complesso, le due stime del GUR non attestano un cambiamento radicale nel volume produttivo (circa 200 unità mensili), ma piuttosto un aggiustamento numerico e tipologico con l’evoluzione della situazione sul campo. Infatti, le differenze tra le stime suggeriscono che, per alcune categorie di missili ad alta intensità d’impiego (<strong>in particolare Iskander e missili da crociera Kh-101</strong>), il consumo operativo nella seconda metà del 2025 potrebbe aver superato la capacità di reintegro. </p>



<p>Tuttavia, per altri sistemi le scorte appaiono stabili o influenzate, semmai, da riclassificazioni metodologiche: la quantità di missili da crociera Oniks e Kh-22/Kh-32, per esempio, sembra mantenersi costante e il conteggio di missili per sistemi superficie-aria come S-300/S-400 dipende da una diversa inclusione nelle categorie di “attack missiles” (tipicamente superficie-superficie, o aria-superficie).</p>



<p>C’è poi il <strong>fattore Oreshnik</strong>. Il nuovo missile balistico a raggio intermedio (IRBM), che si somma all’attuale arsenale russo di missili balistici a corto raggio, ha ricevuto attenzione in una recente intervista dello scorso 13 dicembre a <a href="https://mezha.net/eng/bukvy/russia-to-expand-production-and-modernize-oreshnik-ballistic-missile/">Oleh Ivashchenko</a>, capo del Servizio di Intelligence Estera ucraino. Secondo Ivashchenko, “la Russia intende aumentare la produzione in serie del missile balistico a medio raggio Oreshnik e sta valutando opzioni di modernizzazione per aumentare la sua capacità di trasportare una testata nucleare”.</p>



<p>Più di <strong>50 imprese del complesso militare-industriale russo</strong>, infatti, sarebbero coinvolte nella produzione in serie di Oreshnik, che ben presto potrebbe aggiungersi come nuova arma seriale all’arsenale di Mosca.</p>



<p>Il rapporto tra la capacità produttiva e il consumo di missili non permette, pertanto, di trarre conclusioni definitive sulle reali consistenze dell’arsenale russo, né attuali né prospettiche. <strong>La “guerra” dei numeri, insomma, non si placherà a breve</strong>.&nbsp;</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/di-quanti-missili-dispone-la-russia-tra-kiev-e-washington-e-guerra-dei-numeri.html">Di quanti missili dispone la Russia? Tra Kiev e Washington  è &#8220;guerra dei numeri&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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