Guerra /

Awacs è l’acronimo di Airborne Warning and Control System, ovvero sistema aviotrasportato di allarme e controllo. Tale sigla caratterizza quei velivoli che pattugliano i cieli con dei radar aviotrasportati, di solito sistemati in caratteristici “dischi” rotanti montati sul dorso della fusoliera, per rilevare i movimenti degli aerei e indirizzare, in caso di necessità, la reazione dei caccia. Oltre a questo un aereo Awacs è in grado di fungere da posto di comando aviotrasportato (C2BM – Command Control and Battle Management) e di seguire anche bersagli a terra o sulla superficie marina.

La Nato ha a disposizione per i suoi Paesi membri una flotta di 16 Boeing E-3A “Sentry” con compiti Awacs, di cui 12 operativi, tutti basati presso Geilenkirchen (Germania), ma che possono essere dispiegati ovunque in Europa e in particolare nelle basi abilitate a fornire assistenza di Aktion (Grecia), Trapani, Konya (Turchia) e Oerland (Norvegia).

Questi aerei sono in linea dal 1979/1980 e, nonostante siano stati più volte aggiornati nei loro sistemi elettronici, sono prossimi ad una rapida obsolescenza con delle ricadute economiche non indifferenti.

Un miliardo di dollari per gli Awacs

È stato lo stesso segretario della Nato Jens Stoltenberg a riferire che saranno necessari un miliardo di dollari per prolungare la vita operativa dei Boeing E-3A sino al 2035. Durante la riunione dei ministri degli Esteri degli Stati  facenti parte dell’Alleanza Atlantica in corso oggi a Bruxelles, come riferito dal quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, Stoltenberg ha dichiarato che “posso confermare che firmeremo un contratto per aggiornare e modernizzare la flotta Awacs”.

Il contratto in questione, che sarà finalizzato entro dicembre con la Boeing, prevede la spesa di 750 milioni di dollari per estendere la vita operativa degli E-3A per i prossimi 15 anni e altri 250 che saranno devoluti per test e parti di ricambio.

La decisione però è controversa, soprattutto perché la piattaforma potrebbe avere già raggiunto il termine della sua vita operativa a fronte delle nuove tecnologie già presenti sui campi di battaglia.

La Nato infatti dovrà decidersi a scegliere un nuovo velivolo Awacs che molto probabilmente avrà un qualche grado di intelligenza artificiale e nuovi sistemi elettronici autonomi. Da qui a quindici anni occorre pensare a che tipo di piattaforma andrà a sostituire i “Sentry” e una opzione potrebbe essere quella degli E-7 “Wedgetail” (la versione Awacs del Boeing 737), già utilizzati dalla Turchia ma anche da Australia e Corea del Sud e che hanno visto il vivo interesse del Regno Unito.

Bisogna pensare subito a una nuova piattaforma

Il prolungamento della vita operativa degli E-3A, con un notevole esborso di soldi, non deve esimere dal pensare ad una nuova piattaforma Awacs. Secondo il tenente colonnello Hans Growla, membro dell’equipaggio di un E-3 della Nato e ufficiale addetto alle relazioni pubbliche “la cosa più essenziale è la capacità del nuovo velivolo di essere assolutamente interoperabile”.

Michael Gschossmann, general manager dell’agenzia della Nato che gestisce la flotta di Awacs sostiene che “dobbiamo assicurarci di acquisire un sistema con un potenziale di crescita, ma che sia basato anche, per questioni finanziarie e di tempo, su capacità già esistenti”. L’Alleanza Atlantica considera il problema della sostituzione degli Awacs come parte di un programma più grande di studi su nuovi sistemi di sorveglianza, ma il processo è stato allungato dai rapidi cambiamenti delle minacce e dalle nuove capacità emergenti.

Per questo la soluzione del E-7 potrebbe essere quella più conveniente anche in considerazione che altri Stati che possiedono gli E-3A, come la Francia e gli Stati Uniti, sono nella medesima condizione di dover pensare ad un sostituto: una partnership tra Nato, Usa e Francia potrebbe abbattere decisamente i costi di acquisizione sviluppo. Anche lo stesso Gschossmann sembra pensarla allo stesso modo quando dice “perché non scommettere su una tecnologia già provata che abbiamo già come l’E-7 e fornire alla Nato un certo numero di questo velivoli? Ci darebbe una capacità di base che si potrebbe espandere in futuro”.

Tempus fugit però, e il traguardo del 2035 è più vicino di quanto possa sembrare. La Nato sembra infatti non avere le idee chiare su quale sarà il prossimo velivolo post E-3A e la spesa di un miliardo di dollari per allungarne la vita operativa potrebbe quindi rivelarsi controproducente proprio per questo: non sarebbe meglio investirli per altre piattaforme, anche considerandole ad interim come gli E-7 invece di spenderli per un velivolo che è già in rapida obsolescenza?

Il quesito sembra non trovare risposta, o meglio, la risposta l’ha data lo stesso Stoltenberg asserendo che il contratto con la Boeing sarà finalizzato a breve, ma risulta un evidente e dispendioso temporeggiamento in attesa di capire da che parte cominciare per acquisire una nuova e moderna piattaforma Awacs. Questa necessità dovrebbe – e potrebbe – essere un’occasione per l’industria aeronautica europea, ma al momento tutto tace, e temiamo che sia l’ennesima occasione perduta per la felicità di Trump e le esportazioni americane.

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