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Mentre diplomatici statunitensi avvertono del ritmo di produzione dell’arsenale russo, alcune fonti ucraine ridimensionano le previsioni circa le capacità di Mosca. Ma la persistente disponibilità di missili russi, balistici e da crociera, non sembra indicare né un rallentamento nella produzione né una significativa riduzione delle scorte del Cremlino. 

Il GUR ucraino contesta i dati USA

La resilienza di Mosca nelle capacità di produzione missilistica e incremento del proprio arsenale è interpretata come una minaccia strategica crescente, che influenza la percezione della durata e della complessità della guerra in Ucraina. E non c’è dubbio che questa “guerra cognitiva” di percezioni influenzi anche l’atteggiamento verso l’urgenza e le tempistiche dei colloqui (e delle condizioni) di pace. 

Recentemente Dan Driscoll, Segretario dell’Esercito USA, ha avvertito che la Russia starebbe producendo missili a lungo raggio più velocemente di quanto li utilizzi, accumulando potenziali scorte per conflitti futuri. Lo stesso Segretario Generale della NATO Mark Rutte, lo scorso 11 dicembre, ha dichiarato che Mosca starebbe “avvicinandosi al picco di produzione” con “circa 2000 missili balistici e da crociera da attacco terrestre” prodotti nel corso del 2025.

Per contro, la Direzione principale dell’intelligence (GUR) del Ministero della Difesa interno ucraino, per il tramite della rivista Novoe Vremya, ha negato le dichiarazioni degli Stati Uniti sull’aumento dell’arsenale missilistico russo, indicando una diminuzione delle scorte rispetto a primavera.

Stando al GUR, infatti, all’inizio del mese di dicembre l’esercito russo disponeva di oltre 200 unità in più di missili tattici balistici terrestri Iskander-M, con più di 100 unità della loro variante da crociera Iskander-K, nonché un numero di missili balistici aviolanciati Khinzal superiore a 50 unità, ed oltre 400 unità di missili da crociera di tipo Kalibr. Tra i missili da crociera, inoltre, vi sarebbero inoltre circa 700 unità del tipo Onyx. 

Per quanto riguarda i missili da crociera lanciati da velivoli strategici, si stima che la Russia abbia ancora circa 150 Kh-101 (Kodiak) destinati agli aerei Tu-160 e Tu-95. Altri missili da crociera, come gli Kh-22 e Kh-32 (conosciuti col nome di “Kitchen”), ammonterebbero a circa 300 unità. Nel settore anti-nave, i noti missili da crociera ipersonici 3M-22 Tsirkon superano secondo il GRU le 200 unità di scorta. 

Tra i missili balistici di origine nordcoreana, i KN-23 sono stimati attorno a circa 50 unità, mentre i missili RM-48U per i sistemi S-300PM e S-400 avrebbero superato le 400 unità. Infine, i missili guidati Kh-69, utilizzabili da velivoli Su-30 MK, Su-34 e Su-57, sono stimati in un numero di circa 20 unità.

Il GUR conclude che, all’altezza del metà maggio 2025, la Russia avrebbe avuto un quantitativo circa tre volte superiore di missili Iskander-M, Khinzal, Iskander-K, Kh-101 e Kalibr rispetto all’arsenale attuale.

Dati di difficile interpretazione

Tuttavia, su queste colonne avevamo già ricordato come le stesse stime sulla produzione missilistica russa per il 2025 divergessero sensibilmente: da una previsione ritenuta più realistica di circa 750 missili Iskander all’anno, avanzata da un analista statunitense della Foundation for Defense of Democracies, fino a quella ben più elevata di 2.500 unità annue di “missili ad alta precisione” attribuita agli stessi servizi di intelligence ucraini. Ne deriverebbe un divario mensile significativo, compreso tra circa 62 e 208 missili prodotti al mese, a seconda del metodo di conteggio.

Lo scorso giugno 2025 l’ Institute for the Study of War (ISW) stimava lo stock di missili della Russia a oltre 13.000 unità, con circa 11.000 missili superficie-aria S-300 e S-400 riconvertiti per attacchi a terra, 600 missili balistici Iskander e 1.700 missili da crociera, comprese le varianti Kalibr e Oniks. Inoltre, riportava che il GUR avrebbe anche stimato una produzione media russa di circa 150-200 missili al mese, inclusi: 60-70 Iskander-M, 10-15 Kinzhal, 20-30 Kh-101, 25-30 Kalibr, fino a 10 Kh-32 e 20-30 missili Oniks e Zirkon.

Nel complesso, le due stime del GUR non attestano un cambiamento radicale nel volume produttivo (circa 200 unità mensili), ma piuttosto un aggiustamento numerico e tipologico con l’evoluzione della situazione sul campo. Infatti, le differenze tra le stime suggeriscono che, per alcune categorie di missili ad alta intensità d’impiego (in particolare Iskander e missili da crociera Kh-101), il consumo operativo nella seconda metà del 2025 potrebbe aver superato la capacità di reintegro. 

Tuttavia, per altri sistemi le scorte appaiono stabili o influenzate, semmai, da riclassificazioni metodologiche: la quantità di missili da crociera Oniks e Kh-22/Kh-32, per esempio, sembra mantenersi costante e il conteggio di missili per sistemi superficie-aria come S-300/S-400 dipende da una diversa inclusione nelle categorie di “attack missiles” (tipicamente superficie-superficie, o aria-superficie).

C’è poi il fattore Oreshnik. Il nuovo missile balistico a raggio intermedio (IRBM), che si somma all’attuale arsenale russo di missili balistici a corto raggio, ha ricevuto attenzione in una recente intervista dello scorso 13 dicembre a Oleh Ivashchenko, capo del Servizio di Intelligence Estera ucraino. Secondo Ivashchenko, “la Russia intende aumentare la produzione in serie del missile balistico a medio raggio Oreshnik e sta valutando opzioni di modernizzazione per aumentare la sua capacità di trasportare una testata nucleare”.

Più di 50 imprese del complesso militare-industriale russo, infatti, sarebbero coinvolte nella produzione in serie di Oreshnik, che ben presto potrebbe aggiungersi come nuova arma seriale all’arsenale di Mosca.

Il rapporto tra la capacità produttiva e il consumo di missili non permette, pertanto, di trarre conclusioni definitive sulle reali consistenze dell’arsenale russo, né attuali né prospettiche. La “guerra” dei numeri, insomma, non si placherà a breve

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