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	<title>Marine Le Pen Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 05 Sep 2026 09:07:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Marine Le Pen Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Francia, la lunga corsa all&#8217;Eliseo: Le Pen in fuga, il gruppo insegue</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/francia-la-lunga-corsa-alleliseo-le-pen-in-fuga-il-gruppo-insegue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 09:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Francia, la lunga corsa all'Eliseo: un gruppo affollato insegue Le Pen, in testa ampiamente nei sondaggi del primo turno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/francia-la-lunga-corsa-alleliseo-le-pen-in-fuga-il-gruppo-insegue.html">Francia, la lunga corsa all&#8217;Eliseo: Le Pen in fuga, il gruppo insegue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Marine Le Pen</strong> è in fuga davanti a tutti, e dietro di lei il <strong>gruppo degli sfidanti</strong> deve ancora definire chi sia il vero e proprio sfidante numero uno: mancano ancora sette mesi alle <strong>elezioni presidenziali francesi</strong> che definiranno il successore di <strong>Emmanuel Macron</strong> ma alla quarta candidatura consecutiva <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-le-pen-colpevole-di-appropriazione-indebita-a-rischio-il-sogno-presidenziale-2027.html" type="post" id="463036">la leader del <strong>Rassemblement National</strong></a> appare seriamente titolata dell&#8217;opportunità di conquistare l&#8217;Eliseo, visti i dati che presentano i sondaggi elettorali. Nel 2012 Le Pen si classificò terza al primo turno dopo François Hollande e Nicolas Sarkozy, mostrando il rilancio della destra nazionalista francese; nel 2017 e nel 2022 è stata sconfitta da Macron al ballottaggio ma già alle Europee del 2024 il Rassemblement ha dimostrato di essere, per consensi, il <strong>primo partito di Francia</strong> e il caos politico seguito alle legislative anticipate del 2024 ha aperto ulteriori spazi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen guida la corsa</h2>



<p>Gli ultimi sondaggi estivi danno Le Pen su un consenso stabile,<a href="https://www.commission-des-sondages.fr/notices/files/notices/2026/aout/10245-pres-iv-elabe-29-aout.pdf">al 33-34%</a> al primo turno: un dato sostanzialmente in linea coi consensi di cui era titolare il Rassemblement prima che il processo per appropriazione indebita a Parigi confermasse la condanna della leader a luglio, senza però vietarle di candidarsi all&#8217;Eliseo. Un fatto che ha portato Marine Le Pen ad annunciare la corsa all&#8217;Eliseo e a ridimensionare le aspirazioni dell&#8217;astro nascente <strong>Jordan Bardella,</strong> presidente del partito, che Le Pen ha annunciato come potenziale premier in caso di vittoria delle presidenziali. <strong>Ma essere in testa ai sondaggi non significa necessariamente tramutare questi consensi</strong> in voti concreti e, soprattutto, resta <strong>la grande incognita del ballottaggio</strong>.</p>



<p>Da un lato, il Rassemblement presenta la grande novità di risultare, rispetto al recente passato, potenzialmente competitivo contro i tentativi di <em>barrage</em> nei suoi confronti e può <strong>sfruttare lo scollamento tra centro e centro-destra liberale, sinistra moderata e radicali</strong>. Dall&#8217;altro, la sfida per definire l&#8217;anti-Le Pen è ancora ben lungi dall&#8217;essere conclusa e il novero degli sfidanti, come di recente il <a href="https://www.lesechos.fr/elections/presidentielle/presidentielle-2027-au-medef-la-premiere-joute-entre-les-candidats-tient-ses-promesses-2248620">primo dibattito presidenziale</a> ha consentito di capire, è affollato. <strong>Dunque, ad oggi, gli sfidanti hanno modo di cercare di capire come prendere le contromisure</strong> a una candidata che ha un nucleo solido di proposte in materia di sicurezza, lotta all&#8217;immigrazione clandestina (su cui il Rassemblement ha di recente concluso un <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/09/04/le-rassemblement-national-s-accorde-avec-reform-uk-sur-un-plan-contre-l-immigration-clandestine_6765849_3210.html?srsltid=AfmBOoqb4pN41PNEly7lDF4FdupmRU8Ibsr9UqnXSSb_ZrS0qKLfaET-">protocollo di coordinamento politico </a>con la destra di Reform Uk, guidata da Nigel Farage), critica del sistema tradizionale e conservatorismo sociale ma <strong>deve ancora capire come bilanciare al meglio lo zoccolo duro del suo elettorato</strong> con la necessità di espandere il campo quantomeno verso la destra moderata e il centro per assicurarsi i consensi necessari a conquistare un eventuale ballottaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Philippe, Attal, Glucksmann, Mélenchon: il gruppo degli inseguitori</h2>



<p>Nel gruppo che insegue Le Pen in vista della lunga pedalata verso la salita tortuosa che concluderà al corsa all&#8217;Eliseo le figure oggi più attenzionate spaziano dall&#8217;estrema sinistra all&#8217;ampio fronte del campo moderato, tra il centro-sinistra, il centro e il centro-destra. Quattro nomi, a tal proposito, si rincorrono. Ad oggi, leggermente avvantaggiato sugli altri è, nelle rilevazioni, <strong>Edouard Philippe, sindaco di Le Havre e già primo ministro</strong> nella prima presidenza Macron. </p>



<p>Esponente dell&#8217;ala liberale e di centro-destra del campo macroniano, ex membro dei gollisti di Les Republicains, Philippe, leader di Horizons, punta a presentarsi come una figura capace di dare continuità alle politiche francesi odierne e ad attaccare Le Pen e i suoi su quelli che ritiene essere i loro punti deboli, ad esempio sul contesto della posizione <a href="https://www.lefigaro.fr/elections/presidentielles/presidentielle-2027-passe-d-armes-entre-marine-le-pen-et-edouard-philippe-sur-l-aide-a-l-ukraine-20260904">dei sovranisti riguardo il <strong>sostegno all&#8217;Ucraina</strong> e i rapporti con la Russia.</a> Si fa portavoce di un realismo in campo economico e <a href="https://www.tf1info.fr/politique/en-direct-election-presidentielle-2027-gerald-darmanin-fait-sa-rentree-politique-avec-edouard-philippe-tourcoing-nord-les-informations-aujourd-hui-dimanche-30-aout-2026-2461216.html">della continuità dei rapporti con l&#8217;Europa</a>, e provenendo da destra si contende il controllo del blocco centrista storicamente decisivo per portare Macron all&#8217;Eliseo con <strong>Attal, a sua volta ex premier, che ha un&#8217;impronta più liberal-progressista</strong>. Negli ultimi giorni, <a href="https://www.rtl.fr/actu/politique/presidentielle-2027-le-ton-monte-entre-gabriel-attal-et-edouard-philippe-relancant-la-bataille-du-bloc-central-7900666854">Philippe e Attal si sono scambiati frecciate</a>, a testimonianza di una <strong>competizione per il controllo del centro</strong> che appare più accesa che mai. Entrambi appaiono, per ora, staccati da Le Pen, con il solo Philippe che in alcune rilevazioni tocca il 19-20%. Ma la partita resta lunga.</p>



<p><a href="https://www.ladepeche.fr/2026/09/03/presidentielle-2027-le-pen-en-tete-philippe-et-attal-decrochent-et-glucksmann-progresse-dans-lopinion-13534383.php">La Depeché </a>segnala, riprendendo i sondaggi Elabe, l&#8217;ascesa nei consensi nelle ultime settimane del candidato di centro-sinistra moderato Raphael Glucksmann, potenziale &#8220;terzo uomo&#8221; nella corsa al ballottaggio per il trono repubblicano di Francia. <strong>Appare fare corsa a sé, invece, un&#8217;altra figura nota, quella di Jean-Luc Mélenchon</strong>, leader de La France Insoumise, che dalla sinistra radicale si presenta come portatore di una quota di consensi oscillante nelle ultime rilevazioni tra il 14 e il 17%. La presa in un eventuale ballottaggio con Le Pen dell&#8217;ex socialista divenuta figura radicale a sinistra è tutta da verificare, ma <strong>non va scordato che Mélenchon ha ottenuto sorprendenti risultati ai voti del 2017 e del 2022</strong> sfruttando la sua capacità di ben performare nell&#8217;agone della campagna elettorale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fronte repubblicano di ieri e quello di oggi</h2>



<p><a href="https://legrandcontinent.eu/fr/2026/08/31/marine-le-pen-peut-elle-encore-perdre-lelection-presidentielle/">Le Grand Continent</a>, analizzando gli scenari politici in via di definizione per le presidenziali, ha sottolineato che rispetto al passato, quando in caso di emersione di un ballottaggio col Rassemblement National i votanti degli altri partiti si compattavano sostanzialmente per fare da barriera alla sua ascesa, &#8220;il fronte repubblicano ha perso forza&#8221; e si rivelan &#8220;un nuovo scenario elettorale&#8221; in cui esso &#8220;non può più essere concepito come una maggioranza dormiente che ha solo bisogno di essere risvegliata tra i due turni. Ora deve essere generata politicamente&#8221;. Nell&#8217;analisi della testata d&#8217;approfondimento, meritevole di lettura per gli scenari che ricostruisce, si coglie la complessità di una <strong>campagna elettorale che deciderà le sorti della Francia</strong> e in cui una serie di istanze politiche, <a href="https://www.lesechos.fr/idees-debats/editos-analyses/presidentielle-2027-les-trois-france-2249830">valoriali,</a> identitarie animeranno un voto destinato ad avere ripercussioni anche sull&#8217;agenda dell&#8217;Europa intera.</p>



<p>In tal senso, il ruolo da favorita e la competitività in eventuali ballottaggi sono una novità politica che Le Pen dovrà gestire e che, in un certo senso, può rendere agli avversari ben chiaro identificare quale possa essere la <strong>rivale strategica per eccellenza</strong>. Il Rassemblement, del resto, gode di una quota di consensi che dovrà difendere per consolidare questo scenario da qui ad aprile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen e il dualismo con Bardella</h2>



<p>E non è qualcosa da dare per scontato, non fosse altro che per la necessità di mantenere coesa una linea che dal ritorno deciso in campo di Le Pen ha <strong>ripreso con forza e slancio una retorica populista e nazionalista</strong> ben più spinta dall&#8217;immagine che, nel periodo di reggenza, Bardella aveva provato a consolidare, mediando <a href="https://think.ing.com/it/articles/frances-marine-le-pen-back-in-the-presidential-race-as-fiscal-challenges-loom-large/">le proposte sovraniste</a>, attenzionate da vicino dagli operatori economici e dagli investitori internazionali attenti a un Paese dal debito crescente e preoccupante, in campo economico con un&#8217;immagine di <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/792151/jordan-bardella-dalla-dediabolisation-alla-credibilizzazione-intervista-a-marie">maggior apertura al realismo </a>e provando a <strong>annacquare certe retoriche radicali</strong> che potevano allontanare gli elettori moderati. <a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/09/02/voile-retraites-le-malaise-perceptible-de-jordan-bardella-vis-a-vis-du-programme-presidentiel-de-marine-le-pen_6763870_823448.html?srsltid=AfmBOopg8tKFqVqf2SjsQ2Y_CxCly7cSGgRqu7HqPg-_Y_PI-JNoUUei">La stampa francese ha dato notizia, negli ultimi giorni</a>, di frizioni tra i due alti papaveri del sovranismo transalpino sulla linea di campagna elettorale, dalla <strong>politica economica e la possibilità di cambiare la riforma delle pensioni</strong> dell&#8217;era Macron al discusso progetto di <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/31/francia-lestrema-destra-propone-un-referendum-sul-velo-islamico">bando al velo islamico</a> che diversi esponenti di punta dei nazionalisti hanno messo in campo di recente.</p>



<p><strong> Bardella e Le Pen presentano, dunque, il dualismo di una destra francese alle porte del potere</strong> e che oggi è la formazione da battere. Partito maturato negli anni con un passaggio segnato anche dal crescente ingresso di suoi esponenti in Assemblea Nazionale e nel dibattito istituzionale, il Rassemblement è al bivio tra spinta tribunista e progettualità governiste, tra obiettivi concreti per una possibile futura leadership del Paese e spinte alla conquista di consensi, tra l&#8217;obiettivo di ascendere all&#8217;Eliseo e al potere e la necessità di fare i conti con una situazione critica per la Francia. I rivali si stanno organizzando per capire come contenerne l&#8217;ascesa e la sfida, nei prossimi sette mesi, sarà <strong>sia politica che narrativa. Tutti contro Le Pen,</strong> in attesa di capire chi sarà il contendente principale per un potenziale ballottaggio e come il Rassemblement opererà nella sua strategia di comunicazione e nella dialettica interna. Elemento, quest&#8217;ultimo, che potrebbe anche modificare il <em>physique du role</em> che tra i candidati odierni o futuri maggiormente approssimerebbe il ruolo di anti-Le Pen per il dopo-Macron.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Jordan Bardella: dalla dédiabolisation alla credibilizzazione. Intervista a Marie Guermeur, Radio Radicale, 15 giugno 2026 &#8211; <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/792151/jordan-bardella-dalla-dediabolisation-alla-credibilizzazione-intervista-a-marie">https://www.radioradicale.it/scheda/792151/jordan-bardella-dalla-dediabolisation-alla-credibilizzazione-intervista-a-marie</a></li>



<li><em>Le Pen torna in corsa per l’Eliseo. Una cattiva notizia per i conti pubblici francesi?</em>, ING Think, 7 luglio 2026 &#8211; <a href="https://think.ing.com/it/articles/frances-marine-le-pen-back-in-the-presidential-race-as-fiscal-challenges-loom-large/">https://think.ing.com/it/articles/frances-marine-le-pen-back-in-the-presidential-race-as-fiscal-challenges-loom-large/</a></li>



<li><em>Présidentielle 2027 : au Medef, la première joute entre les candidats tient ses promesses et place l&#8217;économie au coeur de la campagne</em>, Les Echos, 27 agosto 2026 &#8211; <a href="https://www.lesechos.fr/elections/presidentielle/presidentielle-2027-au-medef-la-premiere-joute-entre-les-candidats-tient-ses-promesses-2248620">https://www.lesechos.fr/elections/presidentielle/presidentielle-2027-au-medef-la-premiere-joute-entre-les-candidats-tient-ses-promesses-2248620</a></li>



<li><em>Les Français et l’élection présidentielle 2027</em>, Sondaggio Elabe, pubblicato il 29 agosto 2026 &#8211;<a href=" https://www.commission-des-sondages.fr/notices/files/notices/2026/aout/10245-pres-iv-elabe-29-aout.pdf"> https://www.commission-des-sondages.fr/notices/files/notices/2026/aout/10245-pres-iv-elabe-29-aout.pdf</a></li>



<li>Marine Le Pen peut-elle encore perdre l’élection présidentielle?, Le Grand Continent, 31 agosto 2026 &#8211; <a href="https://legrandcontinent.eu/fr/2026/08/31/marine-le-pen-peut-elle-encore-perdre-lelection-presidentielle/">https://legrandcontinent.eu/fr/2026/08/31/marine-le-pen-peut-elle-encore-perdre-lelection-presidentielle/</a></li>



<li>Francia, l&#8217;estrema destra propone un referendum sul velo islamico, Euronews, 31 agosto 2026 &#8211; <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/31/francia-lestrema-destra-propone-un-referendum-sul-velo-islamico">https://it.euronews.com/my-europe/2026/08/31/francia-lestrema-destra-propone-un-referendum-sul-velo-islamico</a></li>



<li>Jordan Bardella mal à l’aise pour défendre le programme présidentiel de Marine Le Pen sur le voile et les retraites, Le Monde, 2 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/09/02/voile-retraites-le-malaise-perceptible-de-jordan-bardella-vis-a-vis-du-programme-presidentiel-de-marine-le-pen_6763870_823448.html?srsltid=AfmBOopg8tKFqVqf2SjsQ2Y_CxCly7cSGgRqu7HqPg-_Y_PI-JNoUUei">https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/09/02/voile-retraites-le-malaise-perceptible-de-jordan-bardella-vis-a-vis-du-programme-presidentiel-de-marine-le-pen_6763870_823448.html</a></li>



<li>Présidentielle 2027 : Le Pen en tête, Philippe et Attal décrochent et Glucksmann progresse dans l&#8217;opinion, La Depeche, 3 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.ladepeche.fr/2026/09/03/presidentielle-2027-le-pen-en-tete-philippe-et-attal-decrochent-et-glucksmann-progresse-dans-lopinion-13534383.php">https://www.ladepeche.fr/2026/09/03/presidentielle-2027-le-pen-en-tete-philippe-et-attal-decrochent-et-glucksmann-progresse-dans-lopinion-13534383.php</a></li>



<li><em>Le RN et parti britannique Reform UK annoncent un pacte contre l’immigration clandestine,</em> Le Monde, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/09/04/le-rassemblement-national-s-accorde-avec-reform-uk-sur-un-plan-contre-l-immigration-clandestine_6765849_3210.html?srsltid=AfmBOoqb4pN41PNEly7lDF4FdupmRU8Ibsr9UqnXSSb_ZrS0qKLfaET-">https://www.lemonde.fr/international/article/2026/09/04/le-rassemblement-national-s-accorde-avec-reform-uk-sur-un-plan-contre-l-immigration-clandestine_6765849_3210.html</a></li>



<li>Présidentielle 2027 : passe d’armes entre Marine Le Pen et Édouard Philippe sur l’aide à l’Ukraine, Le Figaro, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.lefigaro.fr/elections/presidentielles/presidentielle-2027-passe-d-armes-entre-marine-le-pen-et-edouard-philippe-sur-l-aide-a-l-ukraine-20260904">https://www.lefigaro.fr/elections/presidentielles/presidentielle-2027-passe-d-armes-entre-marine-le-pen-et-edouard-philippe-sur-l-aide-a-l-ukraine-20260904</a></li>



<li>Présidentielle 2027 : les trois France, Les Echos, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.lesechos.fr/idees-debats/editos-analyses/presidentielle-2027-les-trois-france-2249830">https://www.lesechos.fr/idees-debats/editos-analyses/presidentielle-2027-les-trois-france-2249830</a></li>



<li>Marine Le Pen and Jordan Bardella struggle to stay on the same page, Politico.eu, 4 settembre 2026 &#8211; <a href="https://www.politico.eu/article/marine-le-pen-jordan-bardella-france-elections-national-rally/">https://www.politico.eu/article/marine-le-pen-jordan-bardella-france-elections-national-rally/</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/francia-la-lunga-corsa-alleliseo-le-pen-in-fuga-il-gruppo-insegue.html">Francia, la lunga corsa all&#8217;Eliseo: Le Pen in fuga, il gruppo insegue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Omonazionalismo: se la comunità gay vira a destra in nome della sicurezza e dell&#8217;identità occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/omonazionalismo-se-la-comunita-gay-vira-a-destra-in-nome-della-sicurezza-e-dellidentita-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 05:04:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Lgbt]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525099</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217-600x280.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217-1024x478.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217-768x358.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250503160517779_de74e45621072ea7d3a8e6e71c44861b-e1746281222217-1536x717.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli omosessuali sono pronti a sposare l'agenda conservatrice in cambio di più sicurezza, protezione sociale e difesa dell'identità nazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/omonazionalismo-se-la-comunita-gay-vira-a-destra-in-nome-della-sicurezza-e-dellidentita-occidentale.html">Omonazionalismo: se la comunità gay vira a destra in nome della sicurezza e dell&#8217;identità occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>In un’epoca in cui molti vanno sostenendo che il soffitto delle ideologie sia stato sfondato, l’elettorato si dimostra sempre più fluido e malleabile tanto che nessuno schieramento può fare affidamento su uno zoccolo duro di votanti a prescindere dai corteggiamenti del passato. Secondo il quotidiano spagnolo <em><a href="https://www.elmundo.es/internacional/2026/07/27/6a662bbf21efa01e088b458e.html">El Mundo</a></em>, <strong>gli omosessuali starebbero virando decisamente a destra in molti Paesi europei</strong>, sposando l’agenda conservatrice a discapito di quella progressita al cui centro c’è sempre stata la battaglia per i diritti civili negli ultimi anni. <strong>La richiesta di maggiore sicurezza e i fallimenti della globalizzazione hanno forgiato il sodalizio tra comunità LGBT e partiti di destra </strong>che è già sotto la lente di ingrandimento degli accademici dai primi del Duemila, in quanto non sarebbe così recente come si crede. Il fenomeno al momento è perlopiù diffuso nell’Europa centro-settentrionale ma anche in Italia sembra che ci siano dei piccoli cambi di rotta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’omonazionalismo: gli albori di una nuova alleanza sociopolitica</h2>



<p>Nel 2007, la sociologa americana <strong>Jabir Puar</strong> ha pubblicato il saggio dal titolo <em>Terrorist Assemblages: Homonationalism in Queer Times</em> in cui coniò un termine che spesso non è sentito nominare nel dibattito pubblico ma che potrebbe essere utile per inquadrare il nuovo matrimonio elettorale: <strong>omonazionalismo</strong>. Puar sostenne la tesi secondo cui i Governi occidentali promuovevano una retorica volta a dare risalto alle libertà civili e alle conquiste collezionate sul campo dei diritti, compresi quelli riguardanti la comunità LGBT, da contrapporre all’assenza degli stessi nei Paesi islamici. </p>



<p>In quegli anni era in corso la cosiddetta “guerra al terrore” dopo gli attentati dell’11 settembre contro Iraq e Afghanistan e se da una parte i conflitti erano combattuti con le armi convenzionali, dall’altra si poneva l’accento sulle differenze culturali mettendo in evidenza l’emancipazione delle donne e dei gay nelle democrazie occidentali contro la condizione di marginalità e arettratezza in cui erano relegati dall’altra lato del mondo. Una visione volta a dipingere il blocco occidentale come baluardo delle libertà individuali e della lotta alle discriminazioni.</p>



<p><strong>Tale impostazione fu fatta propria da movimenti politici culturali di stampo conservatore</strong> che puntavano il dito contro l’immigrazione proveniente dal mondo musulmano e si battevano per la tutela di un patrimonio culturale e legislativo di cui fanno parte anche i diritti degli omossesuali. Tra i primi a farsi paladini dell’omonazionalismo è stato il politico olandese <strong>Pim Fortuyn</strong>, dichiarateamente gay, il quale aveva messo in piedi una piattaforma programmatica di destra impernniata sulla valorizazione dell’identità nazionale, il contrasto all’immigrazione di massa e un pieno riconoscimento dei diritti civili.&nbsp;</p>



<p>Se all&#8217;inizio di questo secolo l’iniziativa di Fortuyn poteva non intercettare l’interesse diffuso della comunità LGBT, a distanza di vent’anni si registra un’inversione di trend in tutto il Vecchio Continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen, Weidel, Farage: il boom tra gli LGBT</h2>



<p>A fare incetta di voti tra gli elettori omosessuali è l’<strong>Alternative für Deutschland </strong>in Germania che può contare su circa il 28% del loro supporto. L’elemento di seduzione nei confronti dei gay tedeschi è la  leadership di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/alice-weidel-lanti-merkel-dellafd.html">Alice Weidel</a></strong>, apertamente lesbica e sposata con una donna di origini cingalesi con cui ha adottato due figli. Weidel si è espressa a favore delle unioni civili per le coppie dello stesso sesso spingendosi ad affermare che “la famiglia è dove ci sono i bambini”. La leader dell’AfD ha più volte detto di avere un’idea di famiglia più moderna e liberale del resto del suo partito, sebbene abbia affermato che la legalizzazione del matrimonio egualitario non sia una priorità.</p>



<p>Numeri da record si registrano in Francia per il <strong><em>Rassemblement National </em>di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html">Marine Le Pen </a>e J<a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-jordan-bardella-il-delfino-di-marine-le-pen.html">ordan Bardella</a> </strong>che primeggerebbe nell’ettorato gay conquistando il 27% dei suffragi. Secondo l&#8217;istituto di sondaggio Ifop, il partito di destra è stato in grado di rompere il monopolio della sinistra sui voti degli omessuali, assegnando alla <em>France Insoumise </em>di Jean-Luc Mélenchon il 25% delle preferenze. Il sondaggio evidenzia come le intenzioni di voto siano orientate spesso dal genere di appartenenza in quanto la componente maschile della comunità LGBT predilige Le Pen, mentre la componente femminile preferisce Mélenchon considerando la France Insoumise più sensibile alle istanze femministe. <strong>Il fascino esercitato dalla leader della destra sui gay è in parte riconducibile al processo di <em>dédiabolisation </em>impresso al Rassemblemt National, spogliandolo della veste cucitagli addosso dagli eredi della Repubblica di Vichy per farne un partito conservatore in senso più classico, passando anche dall’apertura alla comunità LGBT</strong>. Marine Le Pen ha avuto per diversi anni come braccio destro <strong>Florian Philippot</strong>, gay dichiarato, e ha più volte dichiarato i rischi per i diritti degli omosessuali nelle periferie francesi a maggioranza arabo-musulmana affermando: “Sento sempre più spesso racconti di come in certi quartieri non sia bello essere donna, o omosessuale, o ebreo, o persino francese o bianco”. </p>



<p>Altro leader prediletto dai gay è il britannico <strong><a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/profili-nigel-farage-il-politico-da-pub-che-prende-a-sassate-la-vecchia-inghilterra.html">Nigel Farage</a></strong> che con il suo Reform UK è nettamente in testa con il 25% delle loro preferenze staccando i laburisti e i conservatori che raccolgono rispettivamente il 18% e il 15%. Negli anni Farage si è espresso a favore delle unioni civili mentre si è detto contrario al matrimonio egualitario rispetto al quale, però, ha promesso di non chiederne l&#8217;abrogazione nel caso in cui si insediasse a Downing Street.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">E in Italia?</h2>



<p>In Italia non ci sono indagini ufficiali condotte da istituti di sondaggio riguardo alle intenzioni di voto della comunità LGBT ma secondo alcune stime calcolate ai tempi delle politiche del 2022 ed è emersa una netta preferenza per i partiti costituenti l’alleanza di centrosinistra (Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, +Europa e Movimento 5 Stelle). Tuttavia, a inizio del 2026 Francesca Pascale &#8211; ex compagna di Silvio Berlusconi &#8211; ha lanciato l’associazione Gay Conservatori e Liberali volta a promuovere l’introduzione dei diritti civili nel programma dei partiti di centrodestra e a contrastare le istanze woke in seno alla comunità omosessuale.</p>



<p><strong>Il quadro che emerge nel resto d’Europa fotografa un elettorato gay che mette ai primi posti esigenze che non coincidono con le battaglie storiche legate all’orientamento sessuale ma che intercettano un interesse del tutto trasversale</strong>. Da una parte, secondo qualcuno, è perché nei rispettivi Paesi si è raggiunto un livello di riconoscimento dei diritti civili piuttosto soddisfacente tanto da non pretendere la regolamentazione prioritaria di ulteriori. Dall’altra, secondo altri, gli omosessuali non sono solo tali ma anche lavoratori, abitanti della grandi città e cittadini comuni agli eterosessuali che vivono sulla loro pelle le storture della Globalizzazione, di un mercato del lavoro sempre più precario e di un’integrazione non sempre riuscita e per cui chiedono più sicurezza, più protezione sociale e valorizzazione delle radici culturali. Se il ceto medio, da un decennio a questa parte, vota in modo crescente per la destra sovranista e sempre meno per la sinistra progressita a fronte delle suddette richieste e non c’è da stupirsi che anche i gay seguono lo stesso trend poiché appartenenti, in gran parte, alla stessa classe sociale.</p>



<p>L’anno prossimo si terranno le elezioni presidenziali in Francia e saranno un primo banco di prova per capire quanto questi sondaggi ci abbiano visto giusto. &nbsp; </p>



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		<title>L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 10:29:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/LEliseo-non-e-piu-un-miraggio-Le-Pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi. Gli scenari dei prossimi mesi.</p>
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<p>La notizia più interessante dopo l&#8217;annuncio della <strong>candidatura all&#8217;Eliseo di Marine Le Pen</strong> è che la 57enne leader del <strong>Rassemblement National</strong> francese non sembra essere stata colpita dalla conferma della condanna per <strong>appropriazione indebita</strong> di fondi europei da parte della Corte d&#8217;Appello di Parigi e dall&#8217;imposizione del braccialetto elettronico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen a gonfie vele nei sondaggi</h2>



<p> Piuttosto, sembra essere premiante la possibilità della storica leader nazionalista transalpina di candidarsi e sembra emergere un trend già conosciuto negli Usa due anni fa, quando la condanna di <strong>Donald Trump non frenò ma, anzi, galvanizzò</strong> le prospettive elettorali del tycoon repubblicano, riscopertosi in chiave pesantemente critica all&#8217;establishment di governo. E i sondaggi parlano chiaro: Le Pen, dopo che come nel miglior copione da <strong>Tour de France (siamo in periodo di Grande Boucle, del resto)</strong>, è la capitana indiscussa della squadra che punta alla maglia gialla, cioé l&#8217;Eliseo, e appena tornata competitiva ha ricevuto strada e gradi da chi l&#8217;ha, ben distinguendosi, sostituita come alfiere: il giovane <strong>Jordan Bardella</strong>. </p>



<p>Le Pen in due rilevazioni <a href="https://www.ifop.com/wp-content/uploads/2026/07/122649-resultats.pdf">Ifop</a> e <a href="https://www.rtl.fr/actu/politique/sondage-rtl-presidentielle-2027-marine-le-pen-progresse-dans-les-intentions-de-vote-apres-l-annonce-de-sa-candidature-7900653723">Harris</a> è data dal <strong>34 al 36%</strong> al primo turno, ampiamente in vantaggio e potenzialmente in grado di doppiare ogni rivale. Questo si sapeva: il Rassemblement è da almeno quattro anni strutturalmente il primo partito di Francia e gli anni di opposizione ad <strong>Emmanuel Macron</strong> hanno portato i sovranisti a fagocitare la destra tradizionale gollista nei consensi. La vera novità è che nei vari possibili scenari di ballottaggio, Le Pen è data vincitrice contro qualsiasi avversario. Segno che appare difficile veder consolidarsi quel &#8220;fronte repubblicano&#8221; che nel 2017 e 2022 ha consentito a Macron di approdare all&#8217;Eliseo e nel 2024 ha contribuito a frenare il volo dei lepenisti nella corsa all&#8217;Assemblea Nazionale.</p>



<p>Contro i due ex premier macroniani, <strong>Edouard Philippe e Gabriel Attal, </strong>Le Pen è data vincitrice di stretta misura nel primo caso (51-49 per Harris, 54-46 per Ifop) di fronte a un rivale che guarda al centrodestra ed è ritenuta figura amministrativa di primo piano con notevoli competenze e di una decina di punti, 55-45, contro il secondo, esponente dell&#8217;ala più centrista della macronia, che negli anni ha virato verso la destra moderata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Pen-Mélenchon, fronte repubblicano&#8230;per i sovranisti</h2>



<p> <strong>Impressionante, invece, il dato che vedrebbe un confronto tra le opzioni più radicali</strong>, ovvero una sfida diretta tra Le Pen e il leader di sinistra radicale <strong><a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/melenchon-leader-della-sinistra.html" type="reportage" id="385153">Jean-Luc Mélenchon</a>. Partito in sordina</strong> nella corsa all&#8217;Eliseo, Mélenchon è cavallo di razza da campagna elettorale ed è solito aumentare i propri consensi quando la corsa entra nel vivo. Oggi ad aprile 2027, mese del voto, manca molto ma si contende con Philippe e Attal la seconda piazza valida per il ballottaggio con il 16% dei voti circa. La realtà è che in caso di sfida contro Le Pen il <strong>&#8220;fronte repubblicano&#8221; sarebbe contro Mélenchon</strong>, colpito negli ultimi anni dalla scomunica politica dei macroniani, che non hanno mai cooptato la sinistra nel governo nonostante fosse stata la vincitrice relativa del voto del 2024, travolto dalle accuse di simpatie per l&#8217;islamismo e di antisemitismo da parte dei membri del suo partito e segnato dalla spaccatura tra <strong>La France Insoumise,</strong> il suo partito, e il campo socialista e socialdemocratico.</p>



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<p>Le Pen è data addirittura al 67-70% contro Mélenchon in caso di ballottaggio, oltre il 66% con cui Macron la sconfisse nove anni fa. Realisticamente, buona parte dei voti centristi finirebbe a Le Pen e perfino una parte dei voti di sinistra, dato che i vari candidati della Gauche al primo turno, sommati, arriverebbero al 31-33,5%, sicuramente non sosterrebbe il tribuno radicale per eccellenza del panorama transalpino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Rassemblement studia da partito di governo</h2>



<p>Basta questo a <strong>manifestare come la torsione governista del Rassemblement</strong> sia stata oramai digerita da una ampia fetta della popolazione e da fette importanti del <strong>sistema di potere di Parigi</strong> e, in quest&#8217;ottica, la svolta modernizzatrice di Bardella, l&#8217;impegno per una diplomazia politica e partitica nel Vecchio Continente, la rottura interna alle formazioni tradizionali e la sostanziale estinzione politica dei Republicains, che rischiano di dover scegliere se essere ruota di scorta lepenista o post-macroniana, ha aperto fette di sistema agli ex reietti di Francia. Del resto, è quantomeno difficile pensare di tenere strutturalmente lontano dal potere, o almeno dall&#8217;ambizione di conquistarlo, un partito che <strong>rappresenta stabilmente un terzo dell&#8217;elettorato nazionale e ne ha il primo gruppo all&#8217;Europarlamento dal 2014</strong>.</p>



<p>In mezzo, le ambizioni di una Le Pen che sorprese la Francia nel 2012 conquistando il terzo posto alla sua prima candidatura al posto del padre Jean-Marie e poi nei due ballottaggi persi con Macron ha incrementato i suoi consensi. Dimostrandosi capace di attraversare le epoche. Quattordici anni fa, Le Pen si definiva &#8220;unica vera antisistema&#8221; in corsa e rivendicava il suo ruolo di &#8220;<a href="https://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/article/2012/04/07/marine-le-pen-la-candidate-anti-systeme-contre-le-fascisme-dore_1682247_1471069.html?srsltid=AfmBOoo0yf1yk1LAsDsEJGmgpP1Ib8inMsPY4E6d2ZLpfnhDr74A9VqU">candidata incorruttibile in una classe politica corrotta&#8221;</a> contro i &#8220;loschi affari di questa oligarchia&#8221;. Oggi sfida la condanna per appropriazione indebita usandola come volano per riscoprire quelle pulsioni antisistema dopo che nella reggenza di Bardella il Rassemblement si era, su molti dossier, vestito col gessato. </p>



<p><strong>Il sistema ora è a portata di mano e l&#8217;Eliseo, vetta più alta del lungo Tour de France del Rassemblement</strong>, non è più solo un miraggio. Le Pen torna in pista da candidata da battere, con solidi sondaggi alla mano: è uno scenario rivoluzionario per la politica francese. E chissà che non fomenti cambiamenti di prospettiva nelle forze d&#8217;establishment come del resto già le <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html" type="post" id="522256">manovre anticipate dalla <strong>Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde</strong> lasciavano presagire.</a> La primavera 2027 non è dietro l&#8217;angolo, ma politicamente farà presto ad arrivare. E ad oggi, un vero anti-Le Pen per il dopo Macron semplicemente non c&#8217;è.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/leliseo-non-e-piu-un-miraggio-le-pen-si-riscopre-antisistema-e-vola-nei-sondaggi.html">L&#8217;Eliseo non è più un miraggio: Le Pen si riscopre antisistema e vola nei sondaggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Lagarde, Le Pen, Bardella&#8230; le grandi manovre per le presidenziali francesi con un occhio all&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 04:41:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Banca centrale europea (Bce)]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo continui governi di minoranza, le presidenziali si tramuteranno in una valvola di sfogo per un Paese stanco e in tensione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lagarde-le-pen-bardella-le-grandi-manovre-per-le-presidenziali-francesi-con-un-occhio-alleuropa.html">Lagarde, Le Pen, Bardella&#8230; le grandi manovre per le presidenziali francesi con un occhio all&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_2026070415333548_7883284dee6a8b745957918a1f444923-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Manca meno di un anno alle <strong>elezioni presidenziali francesi</strong> dell&#8217;aprile 2027 che dovranno decidere il <strong>successore di Emmanuel Macron</strong> dopo dieci anni e due mandati, e tra Parigi e l&#8217;Europa iniziano le grandi manovre, che ruotano, ad oggi, attorno a un interrogativo: riuscirà il <strong>Rassemblement National</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/nazionalismi/chi-e-jordan-bardella-il-delfino-di-marine-le-pen.html" type="schede" id="374071">guidato da <strong>Jordan Bardella</strong></a> e <strong>Marine Le Pen</strong> a rompere il tetto di cristallo delle presidenziali e a trasformare in governo la sua primazia nei sondaggi, o anche questa volta i partiti del centro, della destra moderata e della sinistra faranno <em>barrage</em>?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti contro Bardella e Macron per il dopo Macron</h2>



<p>Questa domanda si lega a altre due questioni chiave: chi sarà il candidato della <strong>destra nazionalista</strong>, da un lato, e che <strong>manovre compiranno le forze moderate</strong> per rompere la loro parcellizzazione e arrivare al voto con un progetto unitario dall&#8217;altro. In tal senso le prossime settimane saranno decisive. </p>



<p>Martedì a Parigi la Corte d&#8217;Appello si pronuncerà sulla condanna all&#8217;interdizione ai pubblici uffici per cinque anni che grava su <strong>Marine Le Pen</strong>, sconfitta da Macron ai ballottaggi del 2017 e del 2022, per il caso di appropriazione indebita di fondi europei sotto indagine dal 2024 sulla base dell&#8217;analisi dei periodi in cui la leader sovranista era parlamentare europea. Se Le Pen vedrà confermata l&#8217;inibizione, la palla passerà definitivamente a <strong>Bardella, giovanissimo aspirante (è del 1995) al trono repubblicano di Francia</strong> e ritenuto <a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2026/07/04/le-rn-cultive-discretement-ses-reseaux-diplomatiques-un-an-avant-l-election-presidentielle-de-2027_6720610_3210.html">figura modernizzante</a> rispetto alla tradizionale immagine nazionalista della leader della formazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lagarde guarda alla Francia e studia da candidata?</h2>



<p>Nel frattempo, le grandi manovre politiche tracciano un filo rosso tra Parigi e Francoforte alla luce del fatto che anche <strong>Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea</strong> e già Ministro delle Finanze ai tempi della presidenza di <strong>Nicolas Sarkozy,</strong> non ha escluso una possibile discesa in campo con vista presidenziali. <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/inter/date/2026/html/ecb.in260702~c56db179c3.en.html">Lagarde, parlando a <em>Les Echos</em>, ha di recente detto</a> che potrebbe non escludere le dimissioni anticipate dalla Bce se la condizione macroeconomica dell&#8217;Europa sarà stabile e non imporrà una stretta vigilanza monetaria, così da potersi occupare con attenzione delle questioni francesi.</p>



<p>&#8220;Credo che una voce europea debba farsi sentire nel dibattito presidenziale francese&#8221;, ha detto Lagarde, aprendo a un &#8220;confronto franco&#8221; con i candidati dato che si è detta preoccupata dal fatto che se il &#8220;dibattito dovesse rivelare una visione più limitata del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbe necessario spiegare perché ciò rappresenterebbe un percorso doloroso per il nostro Paese&#8221;. &#8220;Ci rifletterò&#8221;, ha risposto a esplicita domanda circa una possibile candidatura qualora ci fosse la possibilità di una vittoria di formazioni radicali. </p>



<p>Una pre-candidatura? <strong>Forse, oppure un tentativo di mettere le mani avanti</strong> in vista di un possibile arrocco che apra alla possibilità per Macron, prima della sua uscita, di giocare un ruolo nella scelta del futuro capo dell&#8217;Eurotower (Lagarde scade a ottobre 2027). Terza opzione è che le parole di Lagarde traccino il tentativo di <strong>costruire una diga</strong> all&#8217;egemonia del Rassemblement e alle prospettive di incursioni da sinistra, ove però Jean-Luc Mélenchon appare assieme a La France Insoumise lontano dai fasti di un tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Philippe possibile sfidante, cosa dicono i sondaggi</h2>



<p>Ad oggi il candidato più credibile al ruolo di frontrunner moderato è <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/philippe-si-dimette-e-lascia-a-testa-alta-un-problema-per-macron.html" type="post" id="281490">Edouard Philippe, ex premier e sindaco di Le Havre, </a></strong>accreditato dai sondaggi del 21-25% dei suffragi contro il 35-38% che oggi arride a Le Pen e al 34-35% di cui è investito Bardella. Ad oggi Philippe è dato testa a testa in un eventuale ballottaggio con Bardella, con i sondaggi che danno vincenti ora l&#8217;uno ora l&#8217;altro, e al centro sta vedendo emergere come alternativa l&#8217;ex premier <strong>Gabriel Attal</strong>, macroniano doc. Sembrano ad oggi scomparsi da ruoli di primo piano i gollisti di Les Republicains, che per la destra moderata e il centro a trazione macroniano sono gli obiettivi chiari da corteggiare per evitare che al voto gli elettori si disperdano appiattendosi a destra. La chiamata alle armi di Lagarde, sostanzialmente, evoca un potenziale <em>ralliement</em>?</p>



<p><strong>Lo scenario non appare da escludere e apre alla possibilità di una convergenza tra futuro dell&#8217;Eliseo e della Bce</strong>: resta da capire, però, se gli elettori ci staranno o, dopo anni di alchimie elettorali complesse da parte di Macron dopo le elezioni legislative del 2024 e la formazione di continui <strong>governi di minoranza</strong>, le presidenziali si tramuteranno in una valvola di sfogo per un Paese stanco e in tensione. La corsa politica della Francia sarà sull&#8217;ottovolante fino al redde rationem presidenziale.</p>



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		<title>Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1914" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px" /></p>
<p>L'ambasciatore israeliano in Francia Joshua Zarka scatena polemiche dichiarando di preferire "chiunque piuttosto che Mélenchon"</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1914" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px" /></p>
<p>Per anni, in Europa, abbiamo puntato il dito contro Mosca. Troll, hacker, macchine del fango e finanziamenti occulti provenienti dalla Russia sono stati il fantasma che ha giustificato leggi speciali e inchieste parlamentari. Ma oggi, a dieci mesi dalle elezioni presidenziali francesi del 2027, lo spettro dell’ingerenza assume un volto &#8220;nuovo&#8221;: quello di <strong>Israele</strong>. Non più solo un sospetto nelle pieghe del Web, ma una strategia annunciata a chiare lettere dall’ambasciata stessa <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">di cui vi abbiamo parlato su <em>InsideOver</em></a>.</p>



<p>Nelle ultime settimane, infatti, la Francia è stata scossa da una duplice rivelazione. Da un lato, <a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html" type="link" id="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html">la clamorosa uscita dell’ambasciatore</a> <strong>Joshua Zarka</strong> che, in un&#8217;intervista televisiva, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" type="link" id="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks">ha violato apertamente la riserva diplomatica</a>. Dall’altro, i dettagli di una sofisticata campagna di disinformazione digitale contro esponenti de <em>La France Insoumise</em> (LFI) orchestrata da Tel Aviv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polemiche in Francia per le parole di Zarka</h2>



<p>Il 4 giugno, durante un&#8217;intervista a&nbsp;<em>Complément d’Enquête</em>&nbsp;su France 2, l’ambasciatore israeliano in Francia <strong>Joshua Zarka</strong> ha dichiarato di <strong>preferire «chiunque piuttosto che Jean-Luc Mélenchon</strong>» come prossimo inquilino dell’Eliseo<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Non contento, ha rivelato di aver incontrato <strong>Marine Le Pen</strong> lo scorso aprile, giustificando la scelta con l’evoluzione del partito<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israel&#39;s Ambassador to France sparked a diplomatic storm after declaring on national television he would prefer &quot;anyone rather than Mélenchon&quot; as France&#39;s next president, in an extraordinary intervention into the 2027 election campaign.<br><br>Ambassador Joshua Zarka also revealed he…</p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://x.com/clashreport/status/2063265708788650238?ref_src=twsrc%5Etfw">June 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La reazione della classe politica francese è stata unanime e fulminea. <strong>Manuel Bompard</strong>, coordinatore nazionale della LFI, ha parlato di «palese ingerenza straniera». Il deputato <strong>Arnaud Le Gall</strong> è stato ancora più duro: «E&#8217; un diplomatico in servizio, dovrebbe mantenere la neutralità. Ditegli di chiudere la bocca». Anche Olivier Faure (Partito Socialista) ha tuonato contro «un&#8217;ingerenza inaccettabile», sottolineando come non si possa essere sorpresi nel vedere un inviato di Netanyahu «ammettere apertamente i suoi legami con l&#8217;estrema destra francese». Persino dalla maggioranza, Nathalie Loiseau ha attaccato l&#8217;ambasciatore per aver interferito &#8220;in modo manifesto&#8221; nella vita politica interna<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Zarka ha giustificato l&#8217;incontro con Marine Le Pen dicendo che il &#8220;Rassemblement National è cambiato&#8221; rispetto al vecchio Front National antisemita<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia ben precisa</h2>



<p>L’uscita dell’ambasciatore non è un episodio isolato, ma il vertice più visibile di una strategia sommersa. Proprio in queste settimane, <a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" type="link" id="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html">un&#8217;inchiesta congiunta dei giornali&nbsp;<em>Libération</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Haaretz</em></a>&nbsp;ha gettato luce su un tentativo di interferenza digitale durante le elezioni municipali francesi dello scorso marzo<a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L’obiettivo? Tre candidati de La France Insoumise: Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix)<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Secondo gli investigatori francesi di Viginum, l’operazione è stata condotta da una società con sede in Israele chiamata <strong>BlackCore</strong>, che sui propri sitisi presentava come una «compagnia d&#8217;élite specializzata in influenza, cyber e tecnologie per l&#8217;era moderna della guerra dell&#8217;informazione». I metodi utilizzati ricalcano quelli della propaganda più aggressiva: siti web fake, account falsi su larga scala, foto di profilo generate dall’intelligenza artificiale e persino annunci diffamatori durante giochi come Candy Crush.</p>



<p>Nonostante le evidenze, il governo francese si muove con prudenza. Il ministro dell’Interno, <strong>Laurent Nuñez</strong>, ha annunciato alla fine di maggio un&#8217;«azione giudiziaria», ammettendo che l&#8217;ingerenza proveniva dal territorio israeliano<a href="https://www.20min.ch/fr/story/scandale-en-france-ingerence-israelienne-contre-lfi-nous-ne-cachons-rien-103567814" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Tuttavia, ha precisato che &#8220;il carattere statale o meno di questa ingerenza non è stato stabilito&#8221;<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Una cautela sorprendente, dato che <strong>BlackCore</strong> <strong>non risulta nemmeno nei registri ufficiali delle imprese israeliane</strong>, il che suggerisce una copertura ben studiata<a href="https://www.jpost.com/international/article-896109" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>La domanda a questo punto è: BlackCore agiva per conto del governo Netanyahu o come attore privato? Se la Francia non ha ancora ufficializzato l&#8217;accusa, è perché un&#8217;ammissione di interferenza statale da parte di Tel Aviv aprirebbe una crisi diplomatica gravissima tra Parigi e Tel Aviv. <strong>E le parole dell&#8217;ambasciatore non fanno altro che gettare benzina sul fuoco</strong>.</p>



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<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html">Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 05:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto tra decisioni giudiziarie, regole istituzionali e volontà popolare riapre il dibattito sul futuro delle democrazie contemporanee.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">funzionamento </a>delle democrazie occidentali è tornato al centro di un acceso dibattito. Sentenze giudiziarie, decisioni istituzionali e conflitti politici sempre più duri alimentano una domanda di fondo: f<strong>ino a che punto le regole del sistema possono intervenire nella competizione politica senza entrare in tensione con il principio della sovranità popolare? </strong>È una questione che riapre un dilemma antico ma oggi più che mai attuale, quello tra legalità e legittimità, e che porta molti osservatori a interrogarsi sul futuro stesso della democrazia. Per comprendere meglio questi fenomeni e le trasformazioni in corso nel panorama politico contemporaneo, vi inviatiamo seguire <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">il corso “Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a>, realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <em>InsideOver</em>.</p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso </a>offre gli strumenti per analizzare le tensioni che attraversano oggi le democrazie liberali, dal ruolo crescente dei tribunali nella vita politica al rapporto sempre più problematico tra istituzioni, opinione pubblica e rappresentanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Democrazia addio</strong></h2>



<p>&#8220;Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra <strong>destre </strong>e <strong>sinistre</strong>, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata <strong>data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027 </strong>e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista.</p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – dell’Unione europea, secondo <strong>Matteo Salvini </strong>– e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’<strong>Europarlamento</strong> e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del <strong>Rassemblement national</strong>, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo», come del resto prevede il progetto di «referendum revocativo», versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La <strong>France Insoumise</strong>, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di «utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national», da combattere invece «nelle urne e nelle piazze», pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia. Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: <strong>il rapporto fra <em>legalità</em> e <em>legittimità</em> in ambito politico.</strong> Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i dubbi sulla vicenda Le Pen</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. Primo: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto Rassemblement National) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro: l’illecito è quindi difficilmente contestabile. E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: <strong>la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria</strong> – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. Secondo: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è la decisione di rendere <em>immediatamente esecutiva </em>la pena comminata (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il «fondato rischio» di una reiterazione del delitto e il «grave rischio di turbativa della vita pubblica» nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Democrazia nominale</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. <strong>Ricorrendo al suo potere discrezionale, la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al <strong>Mouvement Démocrate</strong> dell’ ex primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di neleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio <em>in dubio pro reo</em>, consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del governo.</p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra” (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di <strong>Paesi nominalmente democratici</strong> che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi <em><strong>outsiders</strong></em>, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;caso Georgescu&#8221;</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato <strong>“filorusso” Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della Romania – composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale<sup><a href="#sdendnote1sym" id="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a></sup>, è, paragrafo dopo paragrafo, una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto. E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, Fulco Lanchester, <strong>è giustifica dalla «emergenza democratica» in cui verserebbe la Romania,</strong> «derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna», talché «le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale» sarebbero «condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre».</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di «note informative del Ministero dell’Interno» del governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di «un’elezione assolutamente trasparente») e di <strong>aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi </strong>– volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, «un uso non trasparente della tecnologia digitale», dato che «l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;patentino&#8221; della democrazia</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla <em>par condicio</em> che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della democrazia nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle “reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un rischio concreto, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove <strong>ammette lo scopo <em>pedagogico</em> della decisione assunta dalla Corte</strong>, volta – si legge – a «rafforzare la resilienza degli elettori, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle Ong</h2>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno «adeguati» di cui parla la sentenza? Quale «uso delle tecnologie digitali» dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo Stato, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. <strong>Si esplicita così la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento,</strong> stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e <em>soft </em>delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo Lee Fang ha rivelato sul sito Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale «hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato», dato che «la Romania è il punto di partenza per i programmi di addestramento della Nato destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;<a href="https://balkaninsight.com/2024/03/21/romania-to-host-largest-nato-military-base-in-europe/#:~:text=The%20military%20base%20at%20Mihail,Ramstein%2C%20Germany%2C%20in%20size.">realizzazione della più grande base Nato in Europa</a>», che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;<a href="https://expertforum.ro/.well-known/sgcaptcha/?r=%2Fen&amp;y=powf:193.186.4.20:1733998672.725"><em>Expert Forum</em></a><em>,</em> la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp; Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una «operazione a lungo termine». I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. L’ultimo contratto&nbsp;<a href="https://www.usaspending.gov/award/ASST_NON_SRO10023GR0065_1900">assegna al gruppo 79.964 dollari</a>&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;&#8221;.</p>



<p>[…]</p>



<p><em>Estratto dell’editoriale presente sul numero 384 di&nbsp;<strong>Diorama Lettarario</strong></em>.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong>&nbsp;</strong><em>(10 numeri in un anno) versare&nbsp;</em><strong>35 euro&nbsp;</strong><em>sul&nbsp;</em><strong>conto corrente postale 14898506&nbsp;</strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;</em><strong>oppure&nbsp;</strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506&nbsp;</strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;</em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a>&nbsp;</strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>“Splendori e miserie del populismo”: anatomia di uno strano fenomeno politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il populismo, fenomeno complesso e controverso che intreccia politica, società e cultura, al centro del corso di Marco Tarchi su InsideOver.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">“Splendori e miserie del populismo”: anatomia di uno strano fenomeno politico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/trump-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Farsi largo tra le etichette e le definizioni della politica è sempre più caotico e complesso. Il caso del <strong>populismo </strong>è probabilmente quello più emblematico. Negli ultimi anni ne avrete sicuramente sentito parlare in maniera spesso confusionaria. Dunque, per capire di cosa stiamo parlando e avere contezza di come questo fenomeno influisce sul dibattito politico odierno, vi invitiamo a seguire il corso <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">“Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a> realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <strong><em>InsideOver</em></strong>.</p>



<p>Il populismo, fenomeno complesso e controverso che intreccia politica, società e cultura, è uno dei temi affrontato dal <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso di Tarchi</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il populismo ai raggi X</strong></h2>



<p>&#8220;Osteggiata dalla quasi totalità dei mezzi d’informazione “che contano”, demonizzata da un’identica percentuale delle classi politiche di governo e di opposizione, invisa fin oltre i limiti dell’astio dal ceto intellettuale, sgradita alle gerarchie ecclesiastiche, paventata come una minaccia dagli attori di primo piano della scena economica sia padronale che sindacale, combattuta con ogni mezzo dai principali <em>players </em>dei mercati finanziari, l’<strong>ascesa dei movimenti e partiti populisti</strong>, in <strong>Europa </strong>e altrove, è stata vista di buon occhio da due sole categorie di persone: da un lato gli appartenenti a quei ceti sociali che si considerano danneggiati dagli effetti della globalizzazione e/o diffidano della capacità e dell’onestà dei politici di professione che non hanno saputo o voluto impedirli, dall’altro coloro che soffrono della sempre più rigida restrizione alla libertà di pensiero imposta a chi non sottoscrive ai principi del “politicamente corretto”.</p>



<p>Se il primo di questi agglomerati ha espresso le convinzioni attraverso la scelta di voto che ha premiato le formazioni dichiaratamente avverse all’establishment, il secondo ha offerto all’ondata populista il pur limitato sostegno di prese di posizioni pubbliche ogni volta che ciò gli era consentito: molto raramente in tv e in radio, qualche volta in più su giornali e riviste, abbastanza spesso attraverso messaggi depositati in quell’affollatissimo oceano che è il mondo del web. Dove è apparso chiaro che, “da destra” come e più che “a sinistra”, gli ambienti del radicalismo erano in prima linea nel compiacersi, a seconda dei casi, del <strong>successo di Trump</strong> o della <strong>Brexit</strong>, dei risultati elettorali di <strong>Marine Le Pen</strong> o di <strong>Mélenchon</strong>, della <strong>Lega </strong>o di <strong>Podemos</strong>, della <strong>Fpö </strong>o del <strong>M5S</strong>, o delle prese di posizione ostili a talune politiche dell’Unione europea di <strong>Orbán </strong>o dell’intero <strong>gruppo di Visegrád</strong>.</p>



<p>[&#8230;]</p>



<p>Se infatti si pensa che sia ancora possibile far breccia nella mentalità collettiva che caratterizza la nostra epoca, e che nella sua versione attuale (modellata con cura da decenni dagli operatori culturali promotori dello <strong>“spirito del tempo” progressista </strong>e consumista) fa da sostegno all’azione delle classi politiche liberali e socialdemocratiche, è certamente sull’insieme pur eterogeneo dei movimenti populisti che occorre puntare. Non certo su gruppuscoli marginali di qualsiasi colore, imbevuti di nostalgie, utopie e velleitarismo, la cui immagine truculenta e a tratti grottesca, molto spesso accompagnata da corrispondenti modalità di manifestazione, è funzionale alla sopravvivenza del sistema che essi dichiarano – e probabilmente pensano sinceramente – di voler combattere.</p>



<p>Tuttavia, se questa simpatia per un certo numero di prese di posizione dei movimenti populisti è comprensibile e quasi automatica per chi contrasta le derive economiciste, edoniste, cosmopolite e individualiste del tempo attuale, lasciarsene trasportare passivamente, sottoscrivendo ognuna delle mosse di questi soggetti potrebbe indurre a pesanti equivoci e scatenare, a termine, forti delusioni (e l’ulteriore depressione di un ambiente che ne è già affetto da molti anni). Per indurre a una più ponderata valutazione della situazione, e a comportamenti conseguenti – primo fra tutti un uso equilibrato di commenti nei canali comunicativi – è quindi opportuno mettere in fila un certo numero di <strong>rilievi critici</strong>.</p>



<p>[&#8230;]</p>



<p>I movimenti populisti hanno individuato alcuni dei <strong>versanti di conflitto più rilevanti</strong> della nostra epoca – la difesa delle identità collettive contro la loro diluizione in funzione degli interessi di un capitalismo cosmopolita, la riscossa dei ceti popolari contro le oligarchie che da lungo tempo li dominano, la tutela delle specificità culturali contro l’ideologia dell’omologazione, il richiamo ad un ordine naturale olistico contro il relativismo dei diritti esclusivamente individuali. Tuttavia non sono stati capaci produrre nessuna visione d’insieme che colleghi fra loro ognuno di questi fronti, in una prospettiva capace di comprenderli simultaneamente tutti.</p>



<p>[&#8230;]</p>



<p>Il caso-limite è quello della <strong>politica estera</strong>. Pur non essendo dei nazionalisti vecchio stile e non avendo alcun appetito di conquista, i populisti si preoccupano esclusivamente di quel che può accadere al proprio popolo all’interno delle frontiere che circoscrivono la sua collocazione territoriale e, ovviamente, alle possibili minacce che dall’esterno a quel popolo possono provenire.</p>



<p>Degli scenari geopolitici cruciali hanno scarsa cognizione e delle crisi che li coinvolgono fanno poco conto. Perciò, quando sono costretti a doversene occupare procedono in modo casuale e/o miope, guardando a ipotetiche convenienze del momento: se pensano che possa servire ad apparire ancor più anti-arabi (e quindi nemici dell’immigrazione dai paesi islamici) sponsorizzano Israele, ma possono anche schierarsi dal lato dei palestinesi; possono simpatizzare per Putin ma, se Trump ringhia, diventano anti-russi e si rimangiano l’ostilità all’embargo; prima se la prendevano con l’egemonia statunitense ma adesso adorano il grande fratello della Casa Bianca; fustigano i regimi autoritari ma i propositi filogolpisti di Bolsonaro li incantano. E, soprattutto, quando si parla di Europa, spesso non sanno andare oltre le deprecazioni della commissione di Bruxelles, senza pensare a fare del continente un grande spazio da ricollocare al centro dello scenario multipolare.</p>



<p>Per tutti questi motivi, fare del populismo un oggetto di culto sarebbe un imperdonabile errore. Occorre <strong>capirne e studiarne le mosse</strong> e, ove possibile, cercare di influenzarle ed orientarle. Non astenersi dalla critica, ma indirizzarla nella giusta direzione&#8221;.</p>



<p><em>Estratto dell&#8217;editoriale presente sul numero 346 di <strong>Diorama Lettarario</strong></em>. <em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong> </strong><em>(10 numeri in un anno) versare </em><strong>35 euro </strong><em>sul </em><strong>conto corrente postale 14898506 </strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze </em><strong>oppure </strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong> IBAN IT72Y0760102800000014898506 </strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a </em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a> </strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
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		<title>Acciaio, asse sinistra-Le Pen: la Francia verso la nazionalizzazione di ArcelorMittal</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/acciaio-asse-sinistra-le-pen-la-francia-verso-la-nazionalizzazione-di-arcelormittal.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 13:15:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Acciaio]]></category>
		<category><![CDATA[Rassemblement National]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-600x419.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Parlamento francese scavalca il governo di Sebastien Lecornu e accelera sulla possibile nazionalizzazione dei siti transalpini di ArcelorMittal, il colosso di diritto lussemburghese e anima franco-indiano che opera nel settore della siderurgia e rappresenta il secondo maggior produttore globale di acciaio dietro la cinese Baowu con 58 milioni di tonnellate di acciaio prodotte nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/acciaio-asse-sinistra-le-pen-la-francia-verso-la-nazionalizzazione-di-arcelormittal.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/acciaio-asse-sinistra-le-pen-la-francia-verso-la-nazionalizzazione-di-arcelormittal.html">Acciaio, asse sinistra-Le Pen: la Francia verso la nazionalizzazione di ArcelorMittal</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1341" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-1024x715.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-1536x1073.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251129143232608_8a0fe5ae66edc582bc1b5e3cc529a8f5-600x419.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Parlamento francese scavalca il <strong>governo di Sebastien Lecornu</strong> e accelera sulla possibile <strong>nazionalizzazione dei </strong><a href="https://www.lastampa.it/economia/2025/11/28/news/arcelormittal_nazionalizzazione_acciaio_francia-15415253/"><strong>siti transalpini di ArcelorMittal</strong>,</a> il colosso di diritto lussemburghese e anima franco-indiano che opera nel settore della siderurgia e rappresenta il secondo maggior produttore globale di acciaio dietro la cinese Baowu con 58 milioni di tonnellate di acciaio prodotte nel 2024. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse Mélenchon-Le Pen contro Lecornu su ArcelorMittal</h2>



<p>Con il voto compatto del campo progressista e l&#8217;astensione benevola della destra del <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-obiettivi-del-rassemblement-national-il-partito-di-marine-le-pen.html">Rassemblement National di Marine Le Pen </a></strong>è stata approvata dall&#8217;Assemblea Nazionale una proposta <strong>della sinistra radicale de <a href="https://it.insideover.com/religioni/perche-offendere-i-credenti-sullultima-cena-olimpica-lezione-di-rispetto-da-melenchon-e-al-azhar.html">La France Insoumise, guidata da Jean-Luc Mélenchon</a>,</strong> prospettante proprio la presa di controllo dei siti francesi del gruppo, ipotesi respinta al mittente dall&#8217;esecutivo ma che mira a rispondere alla crisi strutturale della siderurgia francese.</p>



<p>ArcelorMittal, partecipata al 40% dal miliardario indiano Lakshmi Mittal e dalla sua famiglia, nel 2024 ha fatturato 62,44 miliardi di dollari ottenendo un bilancio in utile (3,3 miliardi di profitti operativi, 1,3 miliardi di utili netti) ma a Parigi i legislatori temono che possa continuare una lunga fase di alti e bassi che l&#8217;ha contraddistinta. <strong>Del resto, la richiesta del Parlamento</strong> arriva in una fase di criticità della siderurgia europea, pressata dalla competizione internazionale.</p>



<p><a href="https://www.rfi.fr/en/france/20251128-french-mps-vote-to-nationalise-arcelormittal-as-ministers-warn-of-illusion">Come nota l&#8217;emittente francese Rfi, </a>&#8220;lo scorso anno la Cina ha prodotto 1 miliardo di tonnellate di acciaio, ovvero oltre la metà della produzione mondiale, rispetto ai 150 milioni dell&#8217;India e ai meno di 100 milioni di Giappone e Stati Uniti&#8221;, in un contesto in cui &#8220;l&#8217;Europa, al contrario, è molto indietro: la Germania ne produce 37 milioni di tonnellate, l&#8217;Italia 20 milioni, la Spagna 12 milioni e la Francia solo 11 milioni&#8221;, <strong>in altalena negli ultimi anni</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida dell&#8217;acciaio francese</h2>



<p>ArcelorMittal, in Italia già socia di Invitalia nell&#8217;ex Ilva di Taranto con cui ha costituito la joint venture <strong>Acciaierie d&#8217;Italia oggi in amministrazione straordinaria</strong>, in Francia mantiene 7mila posti di lavoro (di recente ha annunciato che ne taglierà 270 in un processo di <a href="https://www.aist.org/arcelormittal-targets-us$4-billion-in-new-cost-reductions" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riduzione dei costi</a>) e <a href="https://gmk.center/en/news/arcelormittal-confirms-its-intention-to-invest-in-the-decarbonization-of-its-dunkirk-plant/">controlla <strong>7 impianti nel Nord dell&#8217;Esagono, il principale dei quali a Dunkerque</strong>.</a> </p>



<p>La sinistra transalpina, col sostegno decisivo dei francesi, <strong>ravviva un principio storico del nazionalismo economico francese</strong>, che del resto il <strong>presidente Emmanuel Macron</strong> non ha mai mancato di applicare in passato per difendere la prerogativa operativa di importanti attori, ad esempio nel 2017 condizionando la scalata di Fincantieri ai cantieri navali di Saint Nazaire e nel 2022 spingendo per la completa <a href="https://it.insideover.com/economia/macron-sdogana-leconomia-di-guerra-a-cosa-punta-la-francia.html">nazionalizzazione della multiutility Electricité de France (Edf</a>). Ora, il voto del Parlamento non è<a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2025/11/28/la-nationalisation-d-arcelormittal-au-c-ur-d-un-texte-approuve-par-l-assemblee-nationale-a-la-portee-symbolique_6655199_823448.html"> però condiviso dal <strong>governo di minoranza di Lecornu</strong></a>, </p>



<p>Secondo il ministro dell&#8217;Industria, Sébastien Martin, la legge &#8220;indebolirebbe l&#8217;occupazione invece di proteggerla&#8221; e la <strong>vera battaglia si gioca in Europa, dove si lavora al piano di innalzamento delle tariffe per l&#8217;acciaio </strong><a href="https://www.lopinion.fr/politique/industrie-les-deputes-votent-pour-une-nationalisation-darcelormittal-france"><strong>proveniente dall&#8217;esterno</strong> del blocco al 50% e si</a> aspetta l&#8217;entrata in vigore delle barriere tariffarie del Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam) che farà pagare agli importatori il prezzo del dumping ambientali di prodotti di vari settori. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Stato torna in campo</h2>



<p>Quest&#8217;ultima parte è indubbiamente realistica, ma <strong>è pur vero che il ritorno in campo degli Stati</strong> con investimenti strategici e proiezioni dirette nell&#8217;economia non poteva non condizionare anche l&#8217;azione francese, legata a un sistema-Paese storicamente propenso a una postura di tal foggia. </p>



<p><strong>Il valore degli asset francesi di ArcelorMittal è stimato in 3 miliardi di euro,</strong> ma in ballo c&#8217;è molto di più: la possibilità che la Francia viri verso un sistema più dirigista e autoreferenziale, giocando da sé, fuori dalle norme europee su aiuti di Stato e concentrazioni comunitarie. E al contempo, le prospettive future dell&#8217;ex Ilva, dove i lunghi anni di legame con ArcelorMittal possono essere retrospettivamente letti come una storia continua di occasioni perse e ridimensionamento industriale. <a href="https://it.insideover.com/economia/chi-guadagnerebbe-dalla-chiusura-dellilva.html">Ne parlavamo già nel 2019</a> in riferimento alla crisi <a href="https://it.insideover.com/economia/la-fine-dellindustria-italiana.html">del polo tarantino</a> e delle prospettive critiche dell&#8217;acciaio europeo, che non hanno tardato a materializzarsi.</p>



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		<title>Macron chiama, Lecornu ci riprova ma il suo governo &#8220;tecnico-politico&#8221; è sotto assedio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-chiama-lecornu-ci-riprova-ma-il-suo-governo-tecnico-politico-e-sotto-assedio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 13:19:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Macron chiama, Lecornu ci riprova ma il suo governo "tecnico-politico" è sotto assedio. Gli scenari politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-chiama-lecornu-ci-riprova-ma-il-suo-governo-tecnico-politico-e-sotto-assedio.html">Macron chiama, Lecornu ci riprova ma il suo governo &#8220;tecnico-politico&#8221; è sotto assedio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Emmanuel-Macron-combatte-la-sua-battaglia-della-Marna-e-non-intende-nominare-un-successore-del-premier-dimissionario-Sebastien-Lecornu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Sebastien Lecornu </strong>riparte da dove aveva finito, dalla carica di <strong>primo ministro di una Francia in subbuglio</strong>, e spera che il secondo governo formato in una settimana abbia maggior fortuna di quello di coalizione tra il campo presidenziale di Renaissance e il centro-destra di Les Republicains, <a href="https://it.insideover.com/politica/che-disastro-macron-lecornu-reincaricato-ora-rischia-di-schiantarsi.html">collassato in mezza giornata la scorsa settimana.</a></p>



<p><strong>Il Lecornu-bis</strong> nasce però come esecutivo dimezzato. Il sostegno all&#8217;Assemblea Nazionale si è ulteriormente modificato dopo che i gollisti hanno deciso di passare all&#8217;<strong>appoggio esterno</strong> al fedelissimo del presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> e dopo che lo stesso Lecornu, negoziando coi partiti una &#8220;piattaforma d&#8217;azione&#8221;, sembra esser riuscito a scontentare tutti.</p>



<p>L&#8217;ex titolare delle Forze Armate ha nominato un <strong>governo tecnico-politico </strong>scegliendo il prefetto di Parigi <strong>Laurent Nuñez</strong> come titolare dell&#8217;Interno, il manager Jean-Pierre Farandou al Lavoro, il sostenitore di Macron Roland Lescure all&#8217;Economia e diversi repubblicani dissidenti, come la ministra della Cultura Rachida Dati. La prospettiva di aprire la strada a un negoziato capace di rendere l&#8217;esecutivo credibile per un accordo sulla legge di Bilancio, da presentare entro il 31 dicembre 2025, resta assai incerta. Sarà difficilissimo, a un anno e mezzo dallo scioglimento dell&#8217;<strong>Assemblea Nazionale decretato da Macron,</strong> trovare la quadra<a href="https://www.politico.eu/article/whats-really-wrong-with-french-politics/">, come nota <em>Politico.eu</em>:</a></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Uno dopo l&#8217;altro, cinque primi ministri hanno tentato, con diversi livelli di abilità e sincerità, di raggiungere un accordo di bilancio con i maggiori partiti tradizionali in Parlamento. E uno dopo l&#8217;altro, ognuno di loro ha concluso che si trattava di un&#8217;impresa inutile e ha abbandonato l&#8217;incarico sempre più frettolosamente&nbsp;</p>
</blockquote>



<p>I Repubblicani hanno sospeso dal partito Dati e gli altri membri che hanno aderito all&#8217;esecutivo. Da destra <strong>Marine Le Pen</strong> ha annunciato un nuovo voto di censura di Lecornu. A sinistra, <a href="https://www.liberation.fr/politique/nouveau-gouvernement-lecornu-macroniste-pur-jus-pas-de-tres-bons-signes-le-ps-maussade-lfi-et-le-rn-en-mode-censure-20251013_KDBLEKTUMZDYRCBYTZLSMEHW5Q/">parlando a Liberation</a>, il presidente della commissione Finanze dell&#8217;Assemblea Nazionale, Eric Coquerel di La France Insoumise ha definito quello Lecorun II &#8220;un governo macronista puro, come il bilancio che presenterà&#8221;. Visto che i gollisti hanno detto che bloccherebbero ogni tentativo di sfiduciare l&#8217;esecutivo, pur non aderendovi, <strong>in caso di discussione sulla censura la palla è in mano al Partito Socialista,</strong> che controlla 65 seggi su 577 all&#8217;Assemblea Nazionale e ha una linea chiara: sosterrà il bilancio del governo solo se aprirà a sinistra sul lavoro e le politiche economiche, principalmente impegnandosi a <strong>rinviare la riforma delle pensioni emblema del macronismo.</strong></p>



<p>&#8220;Il destino del governo è nelle mani dei socialisti. È aritmetica. Basterebbero 23 voti del PS, su una mozione di censura, per porre fine all&#8217;avventura di Lecornu II&#8221;, <a href="https://rmc.bfmtv.com/actualites/politique/pourquoi-le-ps-a-le-destin-du-nouveau-gouvernement-de-sebastien-lecornu-entre-ses-mains_AV-202510130286.html">nota Bftm, aggiungendo che &#8220;</a>i socialisti sono stati piuttosto spinti dai loro elettori a censurare&#8221;, unendosi agli oppositori, &#8220;anche se la linea del partito, in questa fase, è quella di lasciare che il Primo Ministro faccia prima la sua dichiarazione di politica generale martedì pomeriggio, prima di prendere una decisione chiedendo la sospensione totale della riforma delle pensioni&#8221;. <strong>Tutto è nuovamente sulla scia dell&#8217;incertezza</strong> e del dubbio. E la Francia non ha ancora risposte alle sue problematiche strutturali. In larga parte oggi coincidenti con la permanenza al potere del titolare dell&#8217;Eliseo.</p>



<p><strong><em>Capire prima di giudicare. Raccontare prima di reagire. In InsideOver crediamo che il vero giornalismo nasca dall’impegno, dalla ricerca e dal coraggio di andare oltre le apparenze. Se anche tu pensi che l’informazione debba illuminare, non solo commentare, sostienici:<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"> abbonati a InsideOver.</a></em></strong></p>
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		<title>Blocchiamo tutto: la Francia nel caos, Macron annaspa nella crisi che lui stesso ha provocato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politics/blocchiamo-tutto-la-francia-nel-caos-mentre-macron-annaspa-nella-crisi-che-lui-stesso-ha-provocato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Sep 2025 09:19:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dopo le dimissioni del Governo più breve della storia repubblicana, la Francia affronta un'altra giornata nel caos. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="707" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-1024x603.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/francia-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>In queste ore la Francia si ferma. O, almeno, questo vorrebbero ottenere i promotori di <em>Bloquons tout</em>, l&#8217;idea nata sul canale Telegran Les Essentiels (il che fa capire anche meglio, <em>en passant</em>, perché <strong>Pavel Durov</strong>, il fondatore del social, sia sotto processo in Francia), rapidamente diffusa dagli altri mezzi di comunicazione non istituzionali e infine sposata anche dal Rassemblement National di <strong>Marine Le Pen</strong> e da La France Insoumise di <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>. Nata in circoli anti-sistema, quindi, l&#8217;iniziativa è diventata sistema (i due partiti menzionati mettono insieme 325 seggi dei 577 totali dell&#8217;Assemblea Nazionale), anzi, di più: si realizza proprio il giorno dopo le dimissioni del primo ministro <strong>François Bayrou</strong>, sommerso da un voto massiccio di sfiducia al termine del più breve mandato di Governo della storia repubblicana di Francia. E sostituito da un <a href="https://it.insideover.com/politica/avanti-un-altro-la-francia-ha-un-nuovo-premier-luomo-delle-armi-sebastian-lecornu.html"><strong>Sébastien Lecornu</strong> </a>che a 39 anni sembra il padre di Macron (chissà tra sei mesi, quando manderanno a casa anche lui), la cui nomina dimostra la confusione mentale di cui il Presidente è ormai preda: Lecornu era ministro della Difesa e una delle ragioni della rabbia dei francesi stava proprio nell&#8217;idea di vedersi tagliare 44 miliardi dal bilancio pubblico (quindi pensioni, sanità ecc. ecc.) perché il Governo potesse spenderne 62 nella Difesa entro il 2027.</p>



<p>Vedremo nelle prossime ore se l&#8217;idea del blocco avrà successo o se gli 80 mila gendarmi schierati dal ministero degli Interni riusciranno a garantire una giornata più o meno ordinata. Qui ci interessa soprattutto un altro punto. Se alziamo gli occhi da Parigi, vediamo che in Francia, in realtà, non sta avvenendo nulla di speciale. Nulla di troppo diverso da quanto già avvenuto in Romania (ne abbiamo parlato anche <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/disillusa-e-arrabbiata-viaggio-nella-romania-periferia-delleuropa.html#google_vignette">qui</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/la-maxi-austerita-della-romania-riapre-le-ferite-politiche-di-bucarest.html">qui</a>), da quanto sta avvenendo in Germania (la destra dell&#8217;AfD, dato da tutti in procinto di diventare il primo partito del Paese, nel mirino dei servizi segreti e della Corte Costituzionale e a rischio di bando, <a href="https://it.insideover.com/politica/bando-dellafd-un-pericolo-per-la-democrazia-lallarme-del-politologo-merkel.html">qui </a>e <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-moria-di-candidati-in-nordreno-vestfalia-sei-sono-di-afd.html">qui</a> su InsideOver) o in Gran Bretagna, dove il consenso del premier laburista <strong>Keir Starmer</strong> sprofonda a vantaggio del populista brexitista <strong>Nigel Farage</strong>. E, a ben vedere, nulla di troppo diverso da quanto già avvenuto, sia pur più sommessamente, in diversi Paesi del Nord Europa o da quanto sarebbe avvenuto in Italia se <strong>Giorgia Meloni</strong>, nel sostituire <strong>Mario Draghi</strong>, avesse fatto al Governo quanto diceva di voler fare in campagna elettorale.</p>



<p>Di fronte a quanto avviene oggi in Francia, <strong>i media &#8220;normali&#8221; ripetono la lacrimosa storia delle democrazie assaltate da sovranisti, populisti, complottisti,</strong> antieuropeisti e putiniani vari e del caos che ci attende se solo si prova a cambiare qualcosa. E anche noi siamo piuttosto convinti che la Le Pen e Mélenchon, per restare all&#8217;oltralpe (ma anche Afd in Germania o Farage in Gran Bretagna), di tutto dispongano tranne che delle idee migliori per far uscire il Paese dal buco in cui è precipitato. Però mai che si legga una riga sulle responsabilità della classe dirigente che ha retto le sorti dei nostri Paesi negli ultimi dieci anni. Mai che si dica che l&#8217;Europa, finora, non l&#8217;hanno governata populisti e complottisti ma i partiti e i politici &#8220;regolari&#8221;, quelli che adesso non sanno più che pesci pigliare.</p>



<p>Prendiamo ancora una volta la Francia. Alle elezioni europee del giugno 2024, la destra della Le Pen aveva preso esattamente il doppio dei voti della coalizione raccolta da Macron. E Mélenchon aveva comunque raccolto 2,5 milioni di voti, piazzandosi al quarto posto. Ma soprattutto, <strong>dal voto era emerso un messaggio chiaro: basta con Macron. </strong>Il Presidente, invece di raccogliere il messaggio, aveva tentato l&#8217;ultima mano di poker, sciogliendo il Parlamento. tutti, allora, avevano previsto quel che sarebbe successo: Francia ingovernabile. In altre parole, Macron aveva sacrificato il Paese per salvare se stesso. Ed eccoci qui, a salutare il Governo più breve nella storia della Francia repubblicana. <em>Chapeau!</em>  </p>



<p>La ragione profonda di questa specie di rivolta popolare <a href="https://it.insideover.com/politica/i-neocon-alla-francese-che-dimenticano-la-lezione-di-de-gaulle.html#google_vignette">l&#8217;ha spiegata bene ieri in queste pagine </a>il nostro Giuseppe Gagliano: Macron ha dimenticato l&#8217;orgogliosa tradizione del gallismo e ha agganciato la Francia alle dottrine dei neocon americani, trasferendo poi il tutto in Europa. E come lui altri: i conservatori. in Gran Bretagna,  le <em>Grossen Koalitionen</em> della politica tedesca, i &#8220;tecnici&#8221; (ma anche i politici) in Italia, e così via. Giusta o sbagliata che sia, la sensazione di vedere gli interessi nazionali (ma diciamo pure: familiari, personali) sacrificati a Moloch sovranazionali percepiti come distanti e di difficile comprensione (l&#8217;Alleanza Atlantica, l&#8217;Unione Europea&#8230;), <strong>unita al lento ma costante peggioramento delle condizioni di vita</strong>, ha provocato un&#8217;emorragia di consensi dai partiti schierati per l&#8217;attuale sistema (quindi percepiti come conservatori) verso i partiti schierati per il cambiamento (quindi percepiti come riformatori, se non rivoluzionari). con le scelte che ne derivano. Giuste? Sbagliate? Diciamo pure sbagliate. Ma il principio cardine della democrazia è che il popolo è sovrano. O è cambiato qualcosa?</p>



<p>Le democrazie europee non sono in crisi per un qualche complotto internazionale o perché gli hacker russi, con i loro musi da topo e gli occhietti cattivi, frugano nei nostri computer di notte. Sono in crisi per le scelte sbagliate (sarebbe ora di dirlo che, con tutta la loro confusione, <strong>sulle politiche energetiche avevano ragioni i gilet gialli e torto Macron</strong>, visto che quelle politiche sono state abbandonate in tutta Europa), per aver trasmesso alla gente l&#8217;idea di una casta piuttosto che una classe di governo, anche per le oggettive difficoltà di governare<strong> una situazione di crisi di fronte alla quale la Ue manca degli strumenti, anche istituzionali, adeguati. </strong>E, come si diceva, mai un ripensamento o un&#8217;autocritica, solo la retorica del dissenso come nemico, o servo dei nemici. Per chi ha creduto tanto nell&#8217;Europa, una gran pena. Le auto sfasciate e le macerie che, mentre scriviamo, già si vedono a Parigi sono anche le nostre: le macerie di un grande ideale.  </p>



<p></p>



<p></p>
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