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Religioni

“Perché offendere i credenti?”. sull’Ultima Cena olimpica lezione di rispetto da Melenchon e Al Azhar

"Perché offendere i credenti?": la lezione di Mélenchon sull'Ultima Cena olimpica sono una novità a sinistra.

Nel coro di critiche per l’evento più discusso della cerimonia kitsch che ha aperto le Olimpiadi di Parigi spicca, da sinistra, la presa di posizione di Jean-Luc Mélenchon alla parodia dell’Ultima Cena andata in scena sabato scorso.

Il leader di La France Insoumise, primo partito nella coalizione di maggioranza relativa alle recenti legislative francesi, il Nuovo Fronte Popolare, simbolo della sinistra radicale erede della tradizione comunarda e barricadera, ha difeso la libertà di culto nel Paese. Una dimostrazione di laicità molto matura che si distingue dal laicismo fine a sé stesso che spesso, nella Republique, sfocia a livello culturale, in campo progressista, nella messa alla berlina della religione.

Mélenchon è un laico, il suo partito ha spinto per mosse come l’inserimento dell’aborto in Costituzione che certamente non rappresentano un esempio di clericalismo, è figlio di una donna credente che si è allontanata dalla religione. Non praticante di nessuna fede, mai esplicitamente professatosi ateo ma sostanzialmente agnostico, non ha mai nascosto di essere stato formato in un ambiente “culturalmente cattolico”. Di fronte a un centro ultra-laicista e a una destra radicale con venature reazionarie, Mélenchon è stato in passato addirittura accusato di simpatie “islamo-gauchiste” per la sua tolleranza verso l’Islam transalpino. Sulla rappresentazione dell’Ultima Cena Mélenchon ha preso posizione: “Non ho apprezzato la presa in giro dell’Ultima Cena cristiana, l’ultimo pasto di Cristo e dei suoi discepoli, che è fondamentale per il culto domenicale”, ha spiegato Mélenchon sui suoi profili social.

Mélenchon non prende le mosse nel dibattito sulla blasfemia, che più che dalla Chiesa è stato fatto proprio dalla guerriglia culturale della destra, ma ha detto che “anche per i cittadini più anticlericali” è un rischio “offendere i credenti”. Spiega Mélenchon che quel giorno la Francia “parlava al mondo“, e che lo “spirito ribelle” di Thomas Jolly, direttore creativo di simpatie progressiste, è da lui generalmente approvato. Ma ha ammonito: “Tra i miliardi di cristiani nel mondo, quante persone buone e oneste ci sono per le quali la fede fornisce un aiuto per vivere e sapere come partecipare alla vita di tutti, senza disturbare nessuno?”. L’universalismo francese, insomma, o rispetta ogni scelta di vita o non garantisce la Liberté, l’Egalité e la Fraternité.

Insomma, una presa di posizione netta che forse fa più rumore proprio perché proveniente da un esponente di punta del mondo progressista e, va detto, da una figura politica che non ha mancato di elogiare altre parti della manifestazione. Ma che mostra, decisamente, quanto il tema del rispetto trasversale e della vera concezione di libertà sia attiva in Francia. C’entra, per Mélenchon, sicuramente anche una volontà tutta politica di apparire come figura super partes per tenere unito il Nuovo Fronte Popolare alla prova delle negoziazioni di governo e di pungere Emmanuel Macron e il suo desiderio di tregua olimpicadurante i Giochi. Ma indubbiamente la presa di posizione è di quelle da tener in conto per la sua irritualità. Sarà difficile, per gli avversari della Sinistra, associare a posizioni “woke” i progressisti transalpini dopo le uscite del segretario de La France Insoumise. Sempre pronto a sparigliare anche all’interno del suo stesso campo.

Non è l’unica presa di posizione che ricorda l’importanza del rispetto del credo e della diversità in un contesto lontano da quello dei teorici delle guerre culturali che, soprattutto da destra, rischiano di creare in risposta alla cerimonia una stucchevole aura di moralismo. Anche la moschea di Al-Azhar, la più celebre scuola islamica del mondo sunnita con sede a Il Cairo, ha dato un giudizio negativo della manifestazione di sabato in una dichiarazione sostenuta pienamente dal Grande Imam Ahmad Al-Tayeb.

Al-Azhar, nota Ahram, ha preso posizione sull’Ultima Cena olimpica e “ha sottolineato che le scene, che hanno scatenato un’indignazione mondiale, sono state criticate per la loro insensibilità verso i sentimenti religiosi e gli alti valori morali. Ha inoltre espresso preoccupazione per le implicazioni più ampie di tali rappresentazioni offensive, mettendo in guardia contro lo sfruttamento degli eventi globali per normalizzare gli insulti alla religione”. Un dato chiarissimo: inclusione è rispetto della libertà altrui anche sul fronte di veder garantito il proprio diritto a espletare o meno l’appartenenza a una fede. Senza per questo essere messo alla berlina. Come invece tanti sinceri liberali o progressisti, troppo spesso, si rifiutano di capire. Mentre invece nella destra radicale la difesa di una tradizione troppo spesso si traduce nella guerra esplicita a tutte le altre. Una dicotomia da cui è ovviamente complesso uscire in tempi di società estremamente polarizzate.

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