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Sebastien Lecornu riparte da dove aveva finito, dalla carica di primo ministro di una Francia in subbuglio, e spera che il secondo governo formato in una settimana abbia maggior fortuna di quello di coalizione tra il campo presidenziale di Renaissance e il centro-destra di Les Republicains, collassato in mezza giornata la scorsa settimana.

Il Lecornu-bis nasce però come esecutivo dimezzato. Il sostegno all’Assemblea Nazionale si è ulteriormente modificato dopo che i gollisti hanno deciso di passare all’appoggio esterno al fedelissimo del presidente Emmanuel Macron e dopo che lo stesso Lecornu, negoziando coi partiti una “piattaforma d’azione”, sembra esser riuscito a scontentare tutti.

L’ex titolare delle Forze Armate ha nominato un governo tecnico-politico scegliendo il prefetto di Parigi Laurent Nuñez come titolare dell’Interno, il manager Jean-Pierre Farandou al Lavoro, il sostenitore di Macron Roland Lescure all’Economia e diversi repubblicani dissidenti, come la ministra della Cultura Rachida Dati. La prospettiva di aprire la strada a un negoziato capace di rendere l’esecutivo credibile per un accordo sulla legge di Bilancio, da presentare entro il 31 dicembre 2025, resta assai incerta. Sarà difficilissimo, a un anno e mezzo dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale decretato da Macron, trovare la quadra, come nota Politico.eu:

Uno dopo l’altro, cinque primi ministri hanno tentato, con diversi livelli di abilità e sincerità, di raggiungere un accordo di bilancio con i maggiori partiti tradizionali in Parlamento. E uno dopo l’altro, ognuno di loro ha concluso che si trattava di un’impresa inutile e ha abbandonato l’incarico sempre più frettolosamente 

I Repubblicani hanno sospeso dal partito Dati e gli altri membri che hanno aderito all’esecutivo. Da destra Marine Le Pen ha annunciato un nuovo voto di censura di Lecornu. A sinistra, parlando a Liberation, il presidente della commissione Finanze dell’Assemblea Nazionale, Eric Coquerel di La France Insoumise ha definito quello Lecorun II “un governo macronista puro, come il bilancio che presenterà”. Visto che i gollisti hanno detto che bloccherebbero ogni tentativo di sfiduciare l’esecutivo, pur non aderendovi, in caso di discussione sulla censura la palla è in mano al Partito Socialista, che controlla 65 seggi su 577 all’Assemblea Nazionale e ha una linea chiara: sosterrà il bilancio del governo solo se aprirà a sinistra sul lavoro e le politiche economiche, principalmente impegnandosi a rinviare la riforma delle pensioni emblema del macronismo.

“Il destino del governo è nelle mani dei socialisti. È aritmetica. Basterebbero 23 voti del PS, su una mozione di censura, per porre fine all’avventura di Lecornu II”, nota Bftm, aggiungendo che “i socialisti sono stati piuttosto spinti dai loro elettori a censurare”, unendosi agli oppositori, “anche se la linea del partito, in questa fase, è quella di lasciare che il Primo Ministro faccia prima la sua dichiarazione di politica generale martedì pomeriggio, prima di prendere una decisione chiedendo la sospensione totale della riforma delle pensioni”. Tutto è nuovamente sulla scia dell’incertezza e del dubbio. E la Francia non ha ancora risposte alle sue problematiche strutturali. In larga parte oggi coincidenti con la permanenza al potere del titolare dell’Eliseo.

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