Manca meno di un anno alle elezioni presidenziali francesi dell’aprile 2027 che dovranno decidere il successore di Emmanuel Macron dopo dieci anni e due mandati, e tra Parigi e l’Europa iniziano le grandi manovre, che ruotano, ad oggi, attorno a un interrogativo: riuscirà il Rassemblement National guidato da Jordan Bardella e Marine Le Pen a rompere il tetto di cristallo delle presidenziali e a trasformare in governo la sua primazia nei sondaggi, o anche questa volta i partiti del centro, della destra moderata e della sinistra faranno barrage?
Tutti contro Bardella e Macron per il dopo Macron
Questa domanda si lega a altre due questioni chiave: chi sarà il candidato della destra nazionalista, da un lato, e che manovre compiranno le forze moderate per rompere la loro parcellizzazione e arrivare al voto con un progetto unitario dall’altro. In tal senso le prossime settimane saranno decisive.
Martedì a Parigi la Corte d’Appello si pronuncerà sulla condanna all’interdizione ai pubblici uffici per cinque anni che grava su Marine Le Pen, sconfitta da Macron ai ballottaggi del 2017 e del 2022, per il caso di appropriazione indebita di fondi europei sotto indagine dal 2024 sulla base dell’analisi dei periodi in cui la leader sovranista era parlamentare europea. Se Le Pen vedrà confermata l’inibizione, la palla passerà definitivamente a Bardella, giovanissimo aspirante (è del 1995) al trono repubblicano di Francia e ritenuto figura modernizzante rispetto alla tradizionale immagine nazionalista della leader della formazione.
Lagarde guarda alla Francia e studia da candidata?
Nel frattempo, le grandi manovre politiche tracciano un filo rosso tra Parigi e Francoforte alla luce del fatto che anche Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea e già Ministro delle Finanze ai tempi della presidenza di Nicolas Sarkozy, non ha escluso una possibile discesa in campo con vista presidenziali. Lagarde, parlando a Les Echos, ha di recente detto che potrebbe non escludere le dimissioni anticipate dalla Bce se la condizione macroeconomica dell’Europa sarà stabile e non imporrà una stretta vigilanza monetaria, così da potersi occupare con attenzione delle questioni francesi.
“Credo che una voce europea debba farsi sentire nel dibattito presidenziale francese”, ha detto Lagarde, aprendo a un “confronto franco” con i candidati dato che si è detta preoccupata dal fatto che se il “dibattito dovesse rivelare una visione più limitata del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbe necessario spiegare perché ciò rappresenterebbe un percorso doloroso per il nostro Paese”. “Ci rifletterò”, ha risposto a esplicita domanda circa una possibile candidatura qualora ci fosse la possibilità di una vittoria di formazioni radicali.
Una pre-candidatura? Forse, oppure un tentativo di mettere le mani avanti in vista di un possibile arrocco che apra alla possibilità per Macron, prima della sua uscita, di giocare un ruolo nella scelta del futuro capo dell’Eurotower (Lagarde scade a ottobre 2027). Terza opzione è che le parole di Lagarde traccino il tentativo di costruire una diga all’egemonia del Rassemblement e alle prospettive di incursioni da sinistra, ove però Jean-Luc Mélenchon appare assieme a La France Insoumise lontano dai fasti di un tempo.
Philippe possibile sfidante, cosa dicono i sondaggi
Ad oggi il candidato più credibile al ruolo di frontrunner moderato è Edouard Philippe, ex premier e sindaco di Le Havre, accreditato dai sondaggi del 21-25% dei suffragi contro il 35-38% che oggi arride a Le Pen e al 34-35% di cui è investito Bardella. Ad oggi Philippe è dato testa a testa in un eventuale ballottaggio con Bardella, con i sondaggi che danno vincenti ora l’uno ora l’altro, e al centro sta vedendo emergere come alternativa l’ex premier Gabriel Attal, macroniano doc. Sembrano ad oggi scomparsi da ruoli di primo piano i gollisti di Les Republicains, che per la destra moderata e il centro a trazione macroniano sono gli obiettivi chiari da corteggiare per evitare che al voto gli elettori si disperdano appiattendosi a destra. La chiamata alle armi di Lagarde, sostanzialmente, evoca un potenziale ralliement?
Lo scenario non appare da escludere e apre alla possibilità di una convergenza tra futuro dell’Eliseo e della Bce: resta da capire, però, se gli elettori ci staranno o, dopo anni di alchimie elettorali complesse da parte di Macron dopo le elezioni legislative del 2024 e la formazione di continui governi di minoranza, le presidenziali si tramuteranno in una valvola di sfogo per un Paese stanco e in tensione. La corsa politica della Francia sarà sull’ottovolante fino al redde rationem presidenziale.
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