Alice Weidel è la candidata di Alternative fur Deutschland per le elezioni federali tedesche. Insieme al 76enne Alexander Gauland, la Weidel ha ereditato la leadership  di Frauke Petry, la quale ha rinunciato alla candidatura dopo essere stata per mesi l’esponente di punta del mondo sovranista tedesco. Una gravidanza ed un congresso travagliato ne hanno segnato il ritiro. Il populismo teutonico, insomma, ha trovato un volto nuovo, ma sempre femminile. E così come è accaduto nel Front National per via dell’adesso separata coppia Le Pen-Philippot, il duo presentato dall’Afd appare utile per incarnare entrambe le anime elettorali del partito. Gauland rappresenta la parte più critica nei confronti dell’accoglienza ai migranti, la Weidel, invece, è più focalizzata sulle tematiche economiche e sulla critica all’euro, moneta alla quale, secondo i dettati dell’Afd, la Germania dovrebbe rinunciare.

Alice Weidel, del resto, ha un curriculum tutto incentrato sull’economia: laurea e dottorato in economia e business administration presso l’università di Bayreuth. Alice Weidel ha lavorato prima per Goldman Sachsì, poi all’Allianz Global Investors, dopo uno studio universitario sul futuro pensionistico della Cina. Terminate queste esperienze, la candidata dell’Afd, ha iniziato a lavorare indipendentemente come consulente aziendale. Entrata in politica nel 2013, non a caso è tra i membri attivi del comitato del partito che si interessa di materie economico-finanziarie. Insomma, il niovo leader dell’Afd  è l’ equivalente tedesco di Florian Philippot, con un simile background culturale e lo stesso accento dottrinale sul sovranismo monetario. Nelle ultime ore, il suo nome è balzato alle cronacheper via di una mail risalente al 2013, una conversazione privata in cui attaccherebbe pesantemente gli attuali governanti, sottolineando il rischio di una “guerra civile” con arabi, rom, sinti e altre popolazioni ed etnie. Un bello scossone mediatico, specialmente a poco più di due settimane dal voto. Sulla notizia, in realtà, si cercano conferme. Alcuni commentatori ritengono possa nascondere un attacco strumentale volto a favorire il partito liberale, in lizza con l’Afd per il terzo posto sul podio delle elezioni federali.

Ma l’Afd, nonostante quest’esposizione mediatica, continua a rappresentare politicamente una formazione cui i sondaggisti attribuiscono un consenso al di sopra delle aspettative. La soglia del 5% dovrebbe, infatti, essere ampiamente superata e per quanto le passate polemiche interne, condite da espulsioni di importanti esponenti, abbiano contribuito ad un calo generale dei consensi, la Weidel sembrerebbe essere riuscita a recuperare più di qualcosa. Se l’Afd è la terza forza in Germania, almeno secondo le ultime rilevazioni, insomma, è anche merito della sterzata liberale che la nuova leadership è riuscita a dare. La tranquillità espressa dall’immagine di una consulente aziendale pare essere riuscita nell’intento di rassicurare tanto l’ala sovranista quanto quella moderata, quest’ultima riconducibile per uomini e idee ai tempi della fondazione del partito e più concentrata sulle sorti economiche tedesche rispetto la prima, quella populista e sovranista, che è principalmente focalizzata sulla questione dell’immigrazione. Ma l’eco mediatico della leadership della Weidel non riguarda solo la sua preparazione: la candidata del movimento populista tedesco, infatti, ha dichiarato di essere lesbica ed ha un figlio con un’altra donna. Un’altra novità per un partito che programmaticamente incarna e difende i cosiddetti “valori tradizionali”. Euroscetticismo, quindi, condito però da caratteristiche personali molto progressiste. Un mix che è riuscito a sanare la mancanza di tematiche d’attualità sulle quali concentrare un’azione elettoralmente vincente. Come spiegato qui, del resto, il momento in cui l’Afd registrò la sua maggiore crescita, fu quello nel quale il dibattito politico si concentrò sul tema dei profughi e sull’attentato di Berlino.

Adesso l’attenzione su queste questioni è calata, e il populismo tedesco ha dovuto trovare nuove modalità comunicative e programmatice. Alice Weidel, in definitiva, è l’Anti-Merkel. Uno dei pochi scenari per cui  l’attuale Bundeskanzlerin potrebbe non riuscire ricevere il quarto mandato consecutivo, del resto, è proprio quello in cui l’Afd riesca a prendere talmente tanti voti da minare i numeri della coalizione formata da Csu/Cdu. Servono, insomma, i voti degli scontenti, degli antisistema e di coloro che in Germania percepiscono in modo critico le politiche migratorie della Merkel, ma serve anche il consenso di una percentuale di centristi. Solo così l’attuale Cancelliere potrebbe avere, a destra, qualche difficoltà.  Un’ipotesi poco plausibile, ma comunque presente nel paniere delle possibilità. Probabile, invece, lo storico ingresso in Parlamento di Alternative für Deutschland: un risultato storico che segnerebbe l’ingresso del populismo nelle istituzioni tedesche. 

Articolo di Francesco Boezi