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	<title>Leo Varadkar Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 12 Dec 2023 18:11:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Leo Varadkar Archives - InsideOver</title>
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		<title>I sondaggi, il peso dei cattolici e quelle voci sull&#8217;Irlanda Unita: cosa può succedere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2023 11:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Sinn Fein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cresce a Dublino il supporto per una riunificazione dell'isola mentre a Belfast calano i contrari più oltranzisti. L'unità è inevitabile?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sondaggi-il-peso-dei-cattolici-e-quelle-voci-sullirlanda-unita-cosa-puo-succedere.html">I sondaggi, il peso dei cattolici e quelle voci sull&#8217;Irlanda Unita: cosa può succedere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/12748695_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A poco più di cento anni dalla nascita dell’Irlanda del Nord avanza il sì alla <strong>riunificazione dell’isola</strong>. Un nuovo <a href="https://www.irishtimes.com/politics/2023/12/02/irish-unity-north-says-no-but-hardline-unionist-opposition-eases-poll-finds/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sondaggio </a>dell’<em>Irish Times</em> mostra infatti un consolidamento nella <strong>Repubblica d&#8217;Irlanda</strong> del gruppo favorevole alla prospettiva di uno Stato unico. Una tendenza che si sviluppa più lentamente nell’<strong>Ulster</strong> ma che presenta alcuni elementi indicatori di un possibile futuro addio di Belfast al Regno Unito.&nbsp;</p>



<p>Secondo l&#8217;indagine statistica condotta dal quotidiano di Dublino il 64% degli intervistati residenti nella Repubblica ha dichiarato che in un eventuale <strong>referendum </strong>voterebbe&nbsp;a favore dell’unione. Il 16% si esprime contro tale prospettiva mentre la quota degli indecisi è ferma al 13%. Diversa è la situazione al nord: qui il 51% appare contrario, il 30% a favore e il 15% non ha ancora le idee chiare. &nbsp;</p>



<p>A colpire è il calo dell’opposizione tra gli unionisti più oltranzisti. Il 23% dei protestanti nordirlandesi afferma che troverebbe quasi impossibile da accettare una vittoria del &#8220;sogno repubblicano”. Un anno fa a pensarla nella stessa maniera era il 32%. Aumenta inoltre il numero di chi vorrebbe si svolgesse un <em>border poll</em>: il 78% al sud e il 59% oltre il confine. In base agli <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-accordi-del-venerdi-santo-venticinque-anni-dopo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi del Venerdì Santo</a> del 1998 che hanno posto fine a quasi 30 anni di Troubles, il governo del <strong>Regno Unito</strong> è obbligato ad indire un referendum se apparirà evidente che la maggioranza della popolazione sia a favore dell’unione tra Dublino e Belfast. &nbsp;</p>



<p>Una maggioranza netta degli elettori sia nella Repubblica che nell’<strong>Ulster </strong>si dice poi pronta a sostenere <a href="https://www.irishtimes.com/politics/2023/12/09/clear-majority-in-north-and-republic-support-for-constitutional-change-in-event-of-irish-unity/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modifiche costituzionali</a> in caso di un’<strong>Irlanda unita</strong>.&nbsp;In generale però bisogna tenere conto che, sebbene l&#8217;entusiasmo al sud appaia solido, precedenti consultazioni hanno mostrato una certa ansia tra gli elettori per un possibile peggioramento delle condizioni economiche in caso di riunificazione simile a quello verificatosi in Germania dopo la formale annessione nel 1990 dei territori della Germania dell&#8217;Est alla Repubblica federale tedesca. </p>



<p><strong>Leo Varadkar</strong>, il giovane <em>taoiseach </em>(premier) irlandese, ha affermato di recente di essere convinto che vedrà un’Irlanda unita nel corso della sua vita e che il Paese è già “sulla strada per la riunificazione”. Un’affermazione che si è attirata le critiche del Democratic Unionist Party (Dup), il partito nordirlandese considerato in generale portavoce degli interessi di Londra. &nbsp;</p>



<p>Sono diversi i segnali che vanno comunque nella direzione auspicata da<em> </em>Varadkar. In primis i cambiamenti demografici. Nell’Ulster, infatti, la <strong>popolazione cattolica</strong> ha superato quella protestante.&nbsp;A livello politico poi le elezioni del 2022 e del 2023 hanno mostrato come i nazionalisti repubblicani dello <strong>Sinn Féin</strong> siano ormai il primo partito al nord, un risultato che è previsto trovare conferma anche alle prossime elezioni generali in Irlanda. Persino le agenzie di scommesse ritengono adesso probabile un referendum entro il 2030.</p>



<p>Un’incognita per il lungo cammino verso l’unità dell’isola è però rappresentato dagli effetti della <strong>Brexit </strong>sulla politica nordirlandese. Il sistema di condivisione del potere tra il partito unionista e quello nazionalista stabilito dagli accordi del 1998 è andato in crisi anche per effetto dell’addio del Regno Unito all’Unione europea e il Dup, che percepisce Londra sempre più lontana, si è detto insoddisfatto per l’intesa di Windsor siglata quest&#8217;anno dal premier <strong>Rishi Sunak</strong> con Bruxelles. &nbsp;</p>



<p>Intanto al sud la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dublino-in-fiamme-tutte-le-colpe-della-politica-irlandese.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerriglia urbana</a></strong> andata in scena il mese scorso nel cuore della capitale ha reso visibili le tensioni all’interno della società irlandese sull’immigrazione, la carenza di alloggi e un sistema sanitario pubblico inadeguato. Tutti temi sfruttati da gruppi di estrema destra e che Dublino dovrà affrontare prima che si possa realizzare una qualsiasi riunificazione con Belfast. Insomma, la strada per un’isola senza confini sembra tracciata ma sul suo eventuale successo non è ancora detta l’ultima parola.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sondaggi-il-peso-dei-cattolici-e-quelle-voci-sullirlanda-unita-cosa-puo-succedere.html">I sondaggi, il peso dei cattolici e quelle voci sull&#8217;Irlanda Unita: cosa può succedere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Irlanda pensa una &#8220;exit strategy&#8221; dalla quarantena</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lirlanda-pensa-una-exit-strategy-dalla-quarantena.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 09:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1428" height="795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dublino Irlanda virus (Getty)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644.jpg 1428w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-1024x570.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1428px) 100vw, 1428px" /></p>
<p>È destinata a lasciare scalpore la scelta del governo irlandese di riaprire parzialmente il Paese il prossimo 12 aprile, a meno di un mese dalla chiusura imposta lo scorso 16 marzo. In Irlanda, infatti, il termine di quattro settimane è stato dichiarato sufficiente per arginare il propagarsi del Covid-19. E considerando gli impatti della serrata sull&#8217;economia, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/lirlanda-pensa-una-exit-strategy-dalla-quarantena.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lirlanda-pensa-una-exit-strategy-dalla-quarantena.html">L&#8217;Irlanda pensa una &#8220;exit strategy&#8221; dalla quarantena</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1428" height="795" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Dublino Irlanda virus (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644.jpg 1428w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-300x167.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-768x428.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-festa-Getty-e1585561192644-1024x570.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1428px) 100vw, 1428px" /></p><p>È destinata a lasciare scalpore la scelta del governo irlandese di riaprire parzialmente il Paese il prossimo 12 aprile, a meno di un mese dalla chiusura imposta lo scorso 16 marzo. In Irlanda, infatti, il termine di quattro settimane è stato dichiarato sufficiente per arginare il propagarsi del <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19.</a> E considerando gli impatti della serrata sull&#8217;economia, il termine di <strong>28 giorni</strong> sembra in questo momento la scelta che porterà avanti l&#8217;esecutivo. Nonostante ciò, i dubbi legati alla decisione del governo irlandese rimangono ancora parecchi e fondati soprattutto sulla sottovalutazione del pericolo sanitario da parte di Dublino.</p>
<h3>L&#8217;Irlanda è davvero pronta per riaprire?</h3>
<p>Nel Paese il numero totale di contagiati &#8211; circa <strong>2mila</strong> &#8211; sembra distante dagli altri Paesi dell&#8217;Europa, ma bisogna considerare come la popolazione totale del Paese non raggiunga nemmeno i 5 milioni di abitanti. E visto sotto questa luce, diventa evidente come la diffusione abbia toccato soglie simile al resto del Vecchio continente.</p>
<p>Tuttavia, il governo uscente guidato da <strong>Leo Varadkar</strong> ha già espresso la propria volontà di limitare nell&#8217;arco di quindici giorni le misure di <em>lockdown</em> imposte per i cittadini del Paese. Non soltanto calcoli economici: anche la volontà di non imporre alla popolazione delle misure dure che destabilizzano la vita sociale sarebbe alla base della decisione del Taoiseach.</p>
<p>Sebbene però, come espresso dal ministro della salute <strong>Simon Harris</strong>, la riapertura non sarebbe totale ma graduale e contestuale al decrescere del numero dei contagiati, la sensazione è che al momento sia ancora troppo presto per parlare di riaperture. La nascita di nuovi focolai potrebbe infatti mettere a dura prova il sistema sanitario del Paese, che nonostante a sua solidità rischia di essere oberato alla pari delle controparti europee. E se in ogni caso la riapertura riguardasse proprio i luoghi di incontro pubblico allora la strada intrapresa dal Paese potrebbe essere nuovamente in salita.</p>
<h3>Le ragioni dietro alla scelta</h3>
<p>Dietro alla scelta di attuare un <em>lockdown </em>limitato a quattro settimane c&#8217;è un preciso calcolo legato alle tempistiche della quarantena. In questo lasso temporale i casi conosciuti sarebbero stati infatti completamente trattati ed anche quelli ancora in essere sarebbero sottoposti in via cautelativa sotto confino domiciliare, lasciando la popolazione libera di circolare al sicuro dai contagi. Una volta esauriti anche gli ultimi positivi, la situazione si potrà considerare tornata alla <strong>normalità</strong>.</p>
<p>Da un punto di vista formale il ragionamento alla base sarebbe anche solido, nonostante però non tenga considerazione di tutti quei casi <strong>asintomatici</strong> che difficilmente vengono messi alla luce dai tamponi effettuati dalle autorità sanitarie. E il punto di rottura del sistema studiato dal governo irlandese potrebbe proprio essere questo fattore, sottovalutato oltremodo anche nel resto dei Paesi d&#8217;Europa.</p>
<h3>Una scelta in contrapposizione con l&#8217;Europa</h3>
<p>Mentre in Irlanda si è deciso di parlare già di riaperture, il resto d&#8217;Europa è rimasta cauta sulle tempistiche per tornare gradualmente alla normalità: soltanto la <strong>Germania</strong> &#8211; e in via del tutto ipotetica &#8211; ha lasciato intendere infatti come nuove valutazioni potranno essere fatte per il prossimo 20 aprile. In Belgio si è preferito dichiarare sin da subito la durata della serrata in otto settimane, mentre Paesi come Francia, Spagna e Italia procedono cautamente, lasciando comunque pensare ad almeno un mese ancora di contenimento forzato.</p>
<p>Il pericolo della scelta irlandese risiede nel mettere a dura prova lo stesso sanitario europeo considerato nel suo complesso e le capacità di Bruxelles di gestire in modo comune la<strong> diffusione</strong> del patogeno. Il sistema della serrata è infatti efficace soltanto nella misura in cui tutti aderiscano allo stesso modo, isolando di fatto la popolazione dell&#8217;intera Europa. E sebbene geograficamente Dublino sia entità a sé, la semplice possibilità che alla riapertura contagiati asintomatici irlandesi si riversino nelle strade dell&#8217;Europa continentale rischierebbe di riproporre da capo il problema.</p>
<p>Ad ogni modo, l&#8217;Irlanda sembra intenzionata a procedere per la sua strada nella gestione del Covid-19: mettendo la salvaguardia della cultura e delle proprie abitudini davanti alle necessità dettate dalla diffusione del patogeno. E se la scelta si dimostrerà corretta o sbagliata, in fondo, potrà essere verificato soltanto nelle prossime settimane.</p>
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		<title>L&#8217;Irlanda rompe il fronte del rigore</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lirlanda-rompe-il-fronte-del-rigore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 03:59:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Sinn Fein]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Irlanda europea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;Irlanda rompe il fronte dei &#8220;rigoristi&#8221; del Nord in Europa. Dublino, negli ultimi anni avvicinatosi al fronte della &#8220;Nuova Lega Anseatica&#8221; guidato dall&#8217;Olanda e considerato il caposaldo dell&#8217;austerità e della lotta politica per un&#8217;Europa scarsamente inclusiva, si smarca dai suoi alleati più stretti e si unisce al fronte dei Paesi del Sud sugli Eurobond. Il Taoiseach (primo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/lirlanda-rompe-il-fronte-del-rigore.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="989" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Irlanda europea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/03/Irlanda-Dublino-Getty-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;<strong>Irlanda </strong>rompe il fronte dei &#8220;rigoristi&#8221; del Nord in Europa. Dublino, negli ultimi anni avvicinatosi al fronte della &#8220;Nuova Lega Anseatica&#8221;<a href="https://it.insideover.com/politica/come-lolanda-e-diventata-il-punto-di-riferimento-dei-falchi.html"> guidato dall&#8217;Olanda</a> e considerato il caposaldo dell&#8217;austerità e della lotta politica per un&#8217;Europa scarsamente inclusiva, si smarca dai suoi alleati più stretti e si unisce al fronte dei Paesi del Sud sugli <a href="https://it.insideover.com/scheda/economia/che-cosa-sono-i-coronabond.html">Eurobond.</a></p>
<p>Il <strong>Taoiseach (primo ministro) Leo Varadkar </strong>si è mosso nella direzione del fronte di governi guidati da Emmanuel Macron e Giuseppe Conte per <a href="https://www.repubblica.it/economia/2020/03/25/news/eurobond_lettera_conte_macron-252282472/">chiedere l&#8217;attivazione di un titolo comune per l&#8217;intera Eurozona</a> in risposta alla marea montante della recessione. Dublino rischia di schiantarsi al suolo e si converte sulla via di Damasco alla solidarietà europea e al superamento dell&#8217;austerità interna: l&#8217;Irlanda rischia di essere infatti tra i maggiori perdenti dell&#8217;attuale contesto.</p>
<p>La grande crisi del coronavirus e la conseguente emergenza economica che l&#8217;Europa sta già sperimentando rischiano di travolgere apertamente un Paese che ha fatto, dopo la <strong>Grande Recessione, </strong>del legame al sistema della globalizzazione neoliberista oggi in crisi la sua fortuna. Dublino si è trasformata,<a href="https://www.globalist.it/world/2020/03/10/irlanda-dietro-il-trionfo-di-sinn-fein-c-e-un-paese-piu-aperto-e-di-sinistra-2054274.html"> scrive <em>Globalist</em>,</a> in un &#8220;paradiso finanziario per gli investimenti esteri. La formula economica trovata dai suoi dirigenti è stata quella di abbandonare le vecchie abitudini liberal-conservatrici legate ai valori del cattolicesimo tradizionale e del nazionalismo moderato, per buttarsi a capofitto nelle opportunità offerte dal nuovo ciclo. Le tasse per le imprese sono state abbassate e la bolla finanziaria è cresciuta senza sosta, complice la vicinanza dell’antico nemico inglese&#8221;.</p>
<p>Vero e proprio paradiso neoliberista,l&#8217;Irlanda ha approfittato della competizione fiscale interna all&#8217;Unione Europea per attrarre sul suo suolo le sedi di grandi gruppi finanziari e tecnologici attratti dai favorevoli regimi fiscali. Dopo la Grande Recessione, i governi sono riusciti a imporre senza grosse difficoltà le <strong>misure di austerità </strong>perché nei primi anni i cittadini hanno pensato che presto il ritorno del flusso finanziario verso l&#8217;Isola Verde avrebbe nuovamente creato un periodo di prosperità. Gli ultimi anni hanno portato con sé una crescita galoppante dell&#8217;economia accompagnata da una crescente <strong>disuguaglianza economica, </strong>mentre al contempo nel Paese venivano a galla problematiche come l&#8217;aumento notevole del costo della vita, l&#8217;alimentazione di una bolla immobiliare che ha reso proibitivo il costo delle case in contesto urbano e il mantenimento del frutto avvelenatodelle misure di austerità: lavoro estremamente flessibile, welfare ridotto all&#8217;osso, sistema sanitario debole.</p>
<p>La vittoria elettorale della <strong><a href="https://www.irishcentral.com/news/politics/sinn-fein-government-goals">sinistra nazionalista ed anti-austerità del Sinn Fein</a> </strong>nasce proprio dall&#8217;emersione di questi temi. Il Fine Gael, il partito liberalconservatore di Varadkar, è scivolato dal primo al terzo posto e, con 35 seggi, deve ora negoziare in fase emergenziale con i centristi del <strong>Fianna Fail </strong>e con il Sinn Fein di May Lou McDonald la nascita di un nuovo esecutivo. Interiorizzare la richiesta di cambiamento potrebbe aiutare Varadkar a <a href="https://www.irishcentral.com/news/politics/varadkar-exclude-sinn-fein-national-government">sopravvivere nella fase di negoziazione di una coalizione emergenziale centrista che escluda il Sinn Fein,</a> togliendoli le armi della lotta all&#8217;austerità, ma presto la svolta sarebbe comunque potuta venire dalle impellenti necessità di una <strong>catastrofe occupazionale </strong>imposta all&#8217;Irlanda dal contesto economico globale.</p>
<p>Dell&#8217;ipotesi <a href="https://www.ft.com/content/6ac257a8-5c99-490c-9358-29b6a793ba28">ha parlato anche il <em>Financial Times, </em>citando l&#8217;opinione dell&#8217;economista di </a><strong>Ernst &amp; Young Neil Gibson, </strong>che prevede da 250.000 a 370.000 posti di lavoro destinati ad evaporare per via della crisi: posti di lavoro nei servizi e nelle attività che hanno trainato la crescita del Paese destinati ad essere mandati al tappeto dalla precarietà del diritto del lavoro irlandese e dalla prospettiva che Dublino si trovi spiazzata. Fino ad ora le stime parlando di 50.000 posti di lavoro già andati perduti nel settore dei bar, 70.000 in quello della ristorazione e 20.000 nell&#8217;assistenza domestica ai minori: un vero e proprio <strong>bagno di sangue </strong>che testimonia la fallacia del modello irlandese, costruito nella speranza che la fase di vacche grasse della globalizzazione durasse per sempre. Varadkar è pronto a mettere sul piatto 3,7 miliardi di euro per coprire per i prossimi tre mesi il 70% degli stipendi dei dipendenti messi a rischio dalla crisi: ma la misura non potrà essere che l&#8217;inizio. L&#8217;austerità è presto dimenticata dall&#8217;Irlanda di fronte a una crisi di cui rischia di essere la grande perdente: ora bisogna vedere se al fronte del rigore toccherà subire altre defezioni.</p>
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		<title>Irlanda, si rischia un Parlamento bloccato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/irlanda-si-rischia-un-parlamento-bloccato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 08:30:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in irlanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Domenica 8 febbraio i cittadini irlandesi si recheranno alle urne per il rinnovo del Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento irlandese. I 158 seggi dell&#8217;organo legislativo saranno così oggetto di una serrata competizione tra i partiti politici e il turno elettorale porrà fine all&#8217;inedito accordo tra il Fine Gael, schieramento di centrodestra moderato ed europeista guidato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/irlanda-si-rischia-un-parlamento-bloccato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/GETTY_20190523135818_29424174-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Domenica 8 febbraio i cittadini irlandesi si recheranno alle urne per il rinnovo del Dáil Éireann, la Camera bassa del Parlamento irlandese. I 158 seggi dell&#8217;organo legislativo saranno così oggetto di una serrata competizione tra i partiti politici e il turno elettorale porrà fine all&#8217;inedito accordo tra il <strong>Fine Gael</strong>, schieramento di centrodestra moderato ed europeista guidato dal premier Leo Vardakar ed il <strong>Fianna Fáil</strong>, anch&#8217;esso su posizioni conservatrici. I due movimenti si sono alternati al potere sin dall&#8217;indipendenza dell&#8217;Irlanda ma il risultato elettorale del 2016 li ha costretti ad una sorta di compromesso: il Finne Gael, giunto primo, ha formato un governo di minoranza con il sostegno dell&#8217;Alleanza Indipendente e con la vitale astensione del Fianna Fáil su alcuni temi cruciali.</p>
<h2>Una lotta serrata</h2>
<p>Una serie di sondaggi, realizzati nel mese di gennaio, certificano la posizione precaria del partito che guida l&#8217;esecutivo e che oscillerebbe tra il 20 ed il 25% dei consensi. In testa, invece, ci sarebbe il Fianna Fáil che, a seconda della rilevazione, galleggia tra il 25 ed il 32%.</p>
<p>A sparigliare le carte, poi, potrebbe esserci il <strong>Sinn Féin</strong>, movimento di sinistra radicale e nazionalista e sostenitore di un&#8217;Irlanda unita: lo schieramento sarebbe in grado di riscuotere il 20% dei consensi. Molto staccati tutti gli altri ma con una notevole eccezione: ci sono infatti i <strong>Verdi</strong>, che nel 2016 erano rimasti sotto il 3% dei voti mentre questa volta sono in grande crescita e potrebbero sfiorare il 10 par cento. I Laburisti, invece, potrebbero persino scendere sotto quel disastroso 6 per cento ottenuto quattro anni fa e seguono, poi, una serie di piccoli partiti di sinistra radicale.</p>
<p>Grandi assenti i sovranisti che, da queste parti, non sono riusciti ad attecchire forse perché, tra le altre cose, l&#8217;area conservatrice continua ad essere coperta dai due partiti tradizionali e comunque ancora in grado di dire la loro.</p>
<h2>Le prospettive</h2>
<p>L&#8217;<strong>economia</strong> in crescita, il basso tasso di disoccupazione e l&#8217;accordo raggiunto con Londra in merito al confine con l&#8217;Irlanda del Nord sembrano non essere riusciti a spingere il premier Varadkar verso la vittoria, almeno secondo le  ultime intenzioni di voto. I temi elettorali più importanti, <a href="https://www.bbc.com/news/world-europe-51229573" target="_blank" rel="noopener">come riferito dalla Bbc</a>, sono quelli connessi al sistema sanitario, abitativo, pensionistico e la questione dei senzatetto. Conterà, senza dubbio, anche <strong>l&#8217;affluenza alle urne</strong>: il Sinn Féin è tendenzialmente sovrastimato dai sondaggi perché i giovani lavoratori urbani, che tendono a supportare maggiormente  lo schieramento,  disertano le urne. I due partiti principali, inoltre, hanno reso noto che non si coalizzeranno in alcun caso con i nazionalisti di sinistra e ciò dovrebbe impedire allo schieramento di poter aspirare a prendere parte al prossimo esecutivo. Un esecutivo che, in ogni caso, potrebbe essere condizionato da difficoltà di formazione legate ad un possibile hung parliament privo di chiare maggioranze. Le elezioni in Irlanda, in ogni caso, sembrano raccontare di un passato recente che non c&#8217;è più: nel Vecchio Continente hanno spesso un ruolo di primo piano i sovranisti di destra che qui, invece, sono assenti. Il Sinn Fein, seppur distante anni luce dal punto di vista ideologico, potrebbe colmare questo vuoto.</p>
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		<title>Johnson affronta due incubi: Scozia e Irlanda del Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/johnson-affronta-due-incubi-scozia-e-irlanda-del-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 07:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="611" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo la marcia trionfale successiva alla fragorosa vittoria ottenuta nelle votazioni di giovedì, Boris Johnson ha la possibilità di trasfigurare la Gran Bretagna a sua immagine e somiglianza. La maggioranza parlamentare che non necessità di accordi con altri partiti per governare permette al partito conservatore di portare a compimento l&#8217;uscita dall&#8217;Unione europea senza dover fare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/johnson-affronta-due-incubi-scozia-e-irlanda-del-nord.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="611" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Johnson (Getty)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-300x122.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-768x313.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Boris-Johnson-premier-Getty-e1576394614449-1024x417.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo la marcia trionfale successiva alla fragorosa vittoria ottenuta nelle votazioni di giovedì, <strong>Boris Johnson</strong> ha la possibilità di trasfigurare la Gran Bretagna a sua immagine e somiglianza. La maggioranza parlamentare che non necessità di accordi con altri partiti per governare permette al partito conservatore di portare a compimento l&#8217;uscita dall&#8217;Unione europea senza dover fare affidamento sulle minoranze che siedono a Westminster. Discorso analogo per le dottrine economiche dei Tories, che possono essere approvate in un ambiente dove i laburisti non hanno sostanzialmente nessuna voce in capitolo.</p>
<p>Il popolo britannico si è affidato totalmente a Johnson dando al partito conservatore un potere assoluto, limiti costituzionali esclusi. A questo onere, seguono però delle <strong>grandi responsabilità</strong>: se il Regno Unito riuscirà a rilanciare la propria economia e la propria forza contrattuale a livello internazionale, il governo di Johnson sarà un trionfo. Viceversa, sarà l&#8217;unico responsabile del disastro socio-politico che si sarà creato, in un panorama dove le vie di mezzo sono state eliminate dallo scroscio elettorale che ha investito la Gran Bretagna.</p>
<h3>L&#8217;indipendenza della Scozia</h3>
<p>In campagna elettorale Johnson si è guardato bene dal discorso dell&#8217;<strong>indipendenza scozzese</strong>, cercando di evitarlo per quanto possibile anche durante la campagna elettorale nel Nord dell&#8217;isola. Le sue posizioni unitarie sono sempre state note, ma la possibilità di cadere in una condizione di <em>Hung Parliament</em> dopo gli ultimi exit poll avrebbe potuto obbligare il leader conservatore ad accordarsi con altre forze di governo. In questo scartato scenario, l&#8217;alleanza con gli indipendentisti scozzesi del <strong>Snp</strong> poteva essere l&#8217;unica soluzione che avrebbe dato qualche frutto: Londra fuori dall&#8217;Europa, a patto che Edimburgo potesse uscire dal Regno Unito. Una decisione drastica, ma unica <em>de facto</em> attuabile per garantirsi il potere.</p>
<p><a href="https://www.reuters.com/article/us-britain-election-johnson-sturgeon/uks-johnson-says-no-to-sturgeons-scottish-referendum-demand-idUSKBN1YH268">Dopo l&#8217;incontro avvenuto nella giornata di venerdì</a> con il primo ministro scozzese <strong>Nicola Sturgeon</strong>, Johnson ha ribadito la sua contrarietà ad un nuovo referendum sulla questione della scissione del Regno; il popolo scozzese aveva già ottenuto la possibilità di scegliere nel 2014 e il voto si concluse con un <em>remain.</em> In questo delicato momento per Londra gli interessi primari provengono dalla Brexit; nell&#8217;ottica di accrescimento del potere del Regno Unito a livello internazionale la sua solidità interna è di vitale importanza; la Scozia in tutto questo svolge un ruolo centrale nei piani dei tories. Secca tuttavia la risposta di Sturgeon, che a seguito del colloquio ha richiesto al nuovo primo ministro britannico di rispettare le volontà dei cittadini, come loro rispettano il suo ruolo di comando. I 48 seggi conquistati sui 59 che porta a Westminster la Scozia sono un chiaro segnale delle volontà di Edimburgo, che il governo britannico non può e non deve ignorare.</p>
<h3>Gli accordi per la stabilizzazione dell&#8217;Irlanda del Nord</h3>
<p>Oltre alla gestione scozzese, un&#8217;altra tematica tiene banco nel mondo britannico e nonostante interessi un numero minore di cittadini rischia di diventare (o meglio, tornare) una bomba ad orologeria nella mani del primo ministro: la<strong> questione irlandese</strong>. A differenza della Scozia una particolare importanza è ricoperta dal tema della Brexit, considerando l&#8217;unicità dell&#8217;Irlanda del Nord: possiede l&#8217;unico confine terreste di tutta la Gran Bretagna. Motivazione che spiega in modo molto preciso come mai le circoscrizioni vicine a Belfast abbiano preferito i candidati unionisti del<strong> Dup</strong> (favorevoli ad una soluzione di uscita estrema dall&#8217;Ue) mentre le contee di confine si siano gettate tra le braccia del partito cattolico dello <strong>Sinn Fein</strong>. Per la prima volta, i seggi conquistati dal Partito Unionista hanno superato soltanto di uno quelli dell&#8217;opposizione, segnando un risultato storico nel Paese.</p>
<p>Dopo la vittoria, <a href="https://www.reuters.com/article/us-britain-election-johnson-ireland/uks-johnson-and-varadkar-vow-to-help-restore-n-irish-government-idUSKBN1YH29B">Johnson e Leo Varadkar hanno avuto un colloquio telefonico</a>, nel quale <a href="https://www.belfasttelegraph.co.uk/news/politics/general-election-2019/general-election-varadkar-and-johnson-pledge-to-help-restore-stormont-powersharing-38783559.html">si sono ripromessi di collaborare</a> affinché la situazione dell&#8217;Ulster britannico non degeneri. Le preoccupazioni del leader britannico <a href="https://www.belfasttelegraph.co.uk/news/politics/general-election-2019/northern-ireland-business-leaders-urge-mps-to-focus-on-brexit-risks-38782223.html">sono soprattutto rivolte ai comparti produttivi di Belfast</a> che, in caso di accordo sfavorevole, potrebbero scegliere <strong>Dublino</strong> come prossima sede sociale, continuando così ad operare dall&#8217;interno dell&#8217;Unione europea. Affinché ci sia cooperazione, Varadkar dovrebbe cercare di disincentivare la <strong>transumanza</strong>, dando il tempo necessario ai conservatori di dirimere la questione.</p>
<p>Dopo la vittoria e dopo i festeggiamenti, da lunedì il nuovo governo inglese dovrà mettersi al lavoro. Senza perdere di vista il tema primario sulla quale si sono giocate queste elezioni, ovvero la Brexit, un&#8217;occhio deve essere tenuto sulle questioni interne. Il filo che separa il successo dal fallimento di Johnson è molto sottile e sarà giocato nei prossimi anni anche e soprattutto su queste tensioni; mentre per la Brexit si spera di chiudere entro la prima metà del prossimo anno.</p>
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		<title>Quello schema della Merkel per mettere i populisti all&#8217;angolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/quello-schema-della-merkel-per-mettere-i-populisti-allangolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2019 07:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Popolare Europeo (Ppe)]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Angela Merkel sarà in parabola discendente, acciaccata e politicamente indebolita, ma rimane comunque il leader della Germania nella fase di maggior centralità di Berlino nell&#8217;Unione europea. E se le ultime questioni inerenti alla sua salute hanno rappresentato l&#8217;utile giustificazione per opporre un felpato e gentile &#8220;Niet&#8221; alle richieste di Emmanuel Macron di candidarsi alla presidenza &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/quello-schema-della-merkel-per-mettere-i-populisti-allangolo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190618163226_29681230-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Angela Merkel</strong> sarà in parabola discendente, acciaccata e politicamente indebolita, ma rimane comunque il leader della Germania nella fase di maggior centralità di Berlino nell&#8217;Unione europea. E se le ultime questioni inerenti alla sua salute hanno rappresentato l&#8217;utile giustificazione per opporre un felpato e gentile<a href="https://it.insideover.com/politica/il-jolly-merkel-tramonta-e-ora-macron-cosa-fara.html"> &#8220;Niet&#8221; alle richieste di Emmanuel Macron di candidarsi alla presidenza della Commissione europea,</a> d&#8217;altro canto la Cancelliera mira a ricordare ai Paesi del Vecchio Continente che la Germania continuerà a rivendicare il ruolo di &#8220;mazziere&#8221; e a esprimere una voce decisiva nel rinnovo delle cariche comunitarie.</p>
<p>Il G20 di Osaka, cruciale per numerosi scenari di portata globale, è stato dirimente anche per la corsa alla designazione delle poltrone di peso dell&#8217;Eurozona. Il rinnovo delle cariche di presidente della Commissione, p<span style="font-size: 1rem;">residente</span><span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">dell&#8217;Europarlamento, presidente del Consiglio Europeo, Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/politica/mario-draghi-allultimo-miglio-quale-sara-la-sua-eredita.html">governatore della Banca Centrale Europea</a><span style="font-size: 1rem;"> disegnerà i rapporti politici e gli equilibri interni all&#8217;Unione per i prossimi anni. E l&#8217;obiettivo della Merkel, per cui Frau Angela ha a lungo lavorato in sordina, è improntato al </span>rinnovo della &#8220;Grande Coalizione&#8221; tra Partito popolare europeo e Partito socialista europeo, in questo caso allargata ai liberali e ai verdi per mancanza dei numeri nell&#8217;emiciclo di Bruxelles<span style="font-size: 1rem;">. Merkel intende tagliare le gambe ai partiti populisti spingendoli all&#8217;opposizione e alla sostanziale ininfluenza nelle dinamiche di potere comunitarie e, al tempo stesso, rafforzare l&#8217;ala più europeista del Ppe contro le forze centrifughe inclini a un&#8217;alleanza con i partiti sovranisti, capitanate da </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/politica/storia-e-prospettive-di-fidesz-il-partito-di-viktor-orban.html">Fidesz</a><span style="font-size: 1rem;"> di Viktor Orban.</span></p>
<p>Le prospettive di una tale alleanza sono scemate gradualmente nelle settimane successive al<a href="https://it.insideover.com/politica/europa-centro-periferie-citta-provincia.html"> voto europeo,</a> ma la Merkel intende puntellare l&#8217;asse che storicamente governa l&#8217;Unione ed è funzionale, per il suo equilibrismo, a preservare il ruolo decisivo della Germania come propugnatore di ultima istanza delle principali politiche comunitarie sacrificando il candidato alla Commissione da tempo annunciato dai popolari, il connazionale <strong>Manfred Weber</strong>. Bavarese della Csu, il partito-gemello della formazione della Merkel, Weber nei piani della Cancelliera sarebbe dirottato all&#8217;Europarlamento mentre, secondo quanto pattuito a Osaka, alla Commissione verrebbe promosso il socialista olandese <a href="https://it.insideover.com/politica/timmermans-luomo-del-pse-che-vuole-il-posto-di-juncker.html">Frans Timmermans</a> o, in alternativa come seconda scelta, la liberale danese <strong>Margrethe Vestager</strong>. La Merkel chiede dunque di lasciare la poltrona dell&#8217;esecutivo Ue al secondo gruppo parlamentare mantenendo la carica nell&#8217;alveo dei Paesi più intrinseci alla sfera di influenza della Germania, a quell&#8217;asse del rigore che difende le tradizionali politiche Ue su bilanci, commercio, concorrenza.</p>
<p>Terza pedina dello scacchiere sarebbe la carica di presidente del Consiglio europeo: qui, il nome che più circola è quello del premier dimissionario belga <strong>Charles Michel</strong>. Una figura, al pari di Timmermans, di spessore secondario e di rilevanza politica non eccelsa, funzionale al disegno della Germania basato su istituzioni conniventi e amiche. L&#8217;esca per attrarre a una salda alleanza i partiti più europeisti è la lottizzazione delle cariche. La posta in palio, la marginalizzazione delle <strong>formazioni populiste</strong> (solo a <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/giorgetti-ora-pole-posto-commissione-ue-1718333.html">figure istituzionali come Giancarlo Giorgetti</a> verrebbero aperte le porte di un ruolo in Commissione) e, soprattutto, il rafforzamento felpato dell&#8217;egemonia tedesca in Europa. Un&#8217;Europa definita in questo caso &#8220;carolingia&#8221; <a href="https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/schema-merkel-rsquo-europa-cancelliera-punta-207234.htm">da Paolo Valentino del </a><em>Corriere della Sera, </em>che ritiene Emmanuel Macron e il premier spagnolo Pedro Sanchez come i principali ostacoli che la Merkel dovrà affrontare per realizzare questo schema. Parigi e Madrid, tuttavia, non sono distanti dal centro di gravità di Berlino.</p>
<p>E, in questo caso, il posto di governatore della Bce o commissariati di levatura strategica potrebbero essere un&#8217;utile moneta di scambio con cui la Merkel baratterebbe il sostegno degli alleati più riluttanti. Un piano tanto ampio spiega perché, al di là di errori e limiti di analisi, la Merkel sia ancora in sella: la capacità della Cancelliera di muoversi con colpi di coda inaspettati nelle fasi più difficili l&#8217;ha salvata in diverse fasi della sua carriera e ora le torna utile per portare avanti, a fari spenti, la ben precisa strategia di cristallizzare la situazione nell&#8217;Eurozona in modo che la transizione tra la sua cancelleria e il prossimo governo tedesco avvenga nel contesto di uno <em>status quo </em>noto. A livello di governi, questa strategia ha già ottenuto diversi consensi. Il problema sarà la sua applicabilità nell&#8217;Europarlamento.</p>
<p>Come scrive Valentino, &#8220;malumori e disagio emergono già dalle file del Ppe, che si vedrebbe scippato del premio avito, la presidenza della Commissione, da uno dei candidati arrivati dietro Weber. Molte delegazioni nazionali, Forza Italia è fra queste, avrebbero forti difficoltà a votare Timmermans. Contro il quale romba anche l&#8217;onda dei Paesi del Centro e dell&#8217; Est, dalla Polonia all&#8217;Ungheria. Quest&#8217;ultimo ostacolo, cioè un gruppo di Paesi guidato da Varsavia cui oltre a Visegrad potrebbero unirsi i baltici e la Romania, potrebbe far saltare l&#8217;idea&#8221;. E ogni casella è funzionale a tutte le altre: un Ppe impuntato sul controllo della Commissione chiederebbe probabilmente un nome alternativo a Weber, come il premier irlandese Leo Varadkar, causando un effetto domino di ampia portata. In cui, su diversi punti, le faglie europee potrebbero portare a esiti controintuitivi. Spezzando la tenuta dell&#8217;asse franco-tedesco o gli equilibri tra partiti nell&#8217;Europarlamento. Dimostrando, una volta di più, che questa Unione può rimanere unita senza modifiche <a href="https://it.insideover.com/politica/europee-ecco-perche-la-germania-ha-gia-vinto.html">solo se rimarrà germanocentrica.</a> L&#8217;alternativa è un ripensamento dei limiti e degli obiettivi dell&#8217;Unione che non è alla portata della debole classe politica odierna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/quello-schema-della-merkel-per-mettere-i-populisti-allangolo.html">Quello schema della Merkel per mettere i populisti all&#8217;angolo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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