Angela Merkel è stata, negli ultimi due anni, una presenza costante nei pensieri di Emmanuel Macron. La “Cancelliera”, infatti, è leader di riferimento e di maggioranza del tanto sbilanciato asse franco-tedesco attorno a cui ruota la Ue, esercita sull’omologo di oltre Reno un’influenza costante e decisa, è punto di riferimento e, al tempo stesso, fonte di ridimensionamento delle ambizioni politiche del Presidente francese. Tra Macron e Merkel corre una salda stima reciproca, ma non è un caso che nella relazione bilaterale il capo dell’Eliseo si trovi, molto spesso, a rincorrere, come testimoniato nel recente Trattato di Aquisgrana.
Ora più che mai durante il giro di valzer delle negoziazioni per le nomine delle posizioni apicali della governance comunitaria (presidente della Commissione, presidente dell’Europarlamento, rappresentante della politica estera europea, presidente del Consiglio europeo e governatore della Bce) Macron si trova a dover subire la maggiore stazza del leader di Berlino, che pur essendo all’ultimo mandato e in annunciata uscita, o forse proprio per questo motivo, è punto di riferimento per i Paesi comunitari, specie quelli dell’area nordica e baltica.
Macron teme che la Francia possa uscire scottata dal processo di nomina e priva di poltrone di peso; per questo motivo, il Presidente ha a lungo provato ad usare il nome della Merkel come jolly da giocare come candidato d’unione di popolari, socialisti e liberali alla guida della Commissione, in modo tale da ottenere al tempo stesso l’obiettivo di cementare l’asse con la Cancelliera, ottenere spazio di manovra sulle altre nomine e, implicitamente, sperare nell’ascesa di un leader tedesco meno carismatico e capace di muoversi nel sottobosco europeo di Frau Angela.
Tuttavia, tale opzione pare destinata al fallimento. Nei giorni scorsi la Merkel ha chiuso ufficialmente le porte a un suo approdo alla Commissione: troppo importante il lavoro da svolgere in patria e, soprattutto, troppo onerosa la successione a Juncker in una fase che vede la Cancelliera gravata da serie problematiche di salute.
I tremori della Merkel in occasione del ricevimento del leader ucraino Wolodymyr Zelensky e il rimpallo di voci sulla sua condizione di salute testimoniano di un elevato livello di stress e di un’insostenibile pressione che, unita al logoramento di 14 anni ininterrotti di potere, rischiano di condurre all’esaurimento la Merkel. Per Macron questo è un problema politico, dato che puntare forte sul sostegno alla Cancelliera avrebbe voluto dire, di fatto, blindare nel migliore dei modi l’asse franco-tedesco e aprire a una serie di nomine gradite a Parigi, come quella del banchiere François Villeroy alla guida della Bce. Al tempo stesso, Macron punta a prevenire l’ascesa alla Commissione di un popolare “scomodo” come Manfred Weber, che potrebbe cercare, se non un ampliamento della maggioranza, almeno un modus vivendi con la destra dell’emiciclo di Bruxelles e con i partiti sovranisti.
“Un’ intesa fra Parigi e Berlino sbloccherebbe l’ impasse”, sottolinea il Financial Times, che ipotizza anche come desiderata francese Margrethe Vestager, Commissaria europea alla concorrenza. “Qualora un accordo franco-tedesco dovesse fallire”, aggiunge il quotidiano della City, “il secondo miglior scenario per Macron sarebbe quello di evitare che un popolare torni alla Commissione”. Il Presidente, tuttavia, appare isolato e senza apparenti appigli. Il promuoveatur ut amoveatur della Merkel da lui desiderato non andrà in porto e ora non si trovano soluzioni realmente concrete per ricercare un nome di unione per la Commissione gradito alla Francia. Mentre lo spettro di un falco come Jens Weidmann alla guida della Bce spaventa, e non poco, la Francia che non intende ritornare sotto la mannaia dell’austerità. Tra il G20 di Osaka e l’Econfin di inizio luglio passerà una grossa fetta del futuro dell’Unione. Macron sarà capace di portare proposte alternative alla Merkel, ora che l’interesse nei suoi confronti è stato deluso dalla diretta interessata?



