Il governo olandese di Mark Rutte si è recentemente posto come punto di riferimento per i falchi del rigore di tutta Europa sul tema dell’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) in risposta alla crisi economica del coronavirus.

La posizione de L’Aja, sostanzialmente, è che anche in periodi di grave emergenzialità non si possa assolutamente derogare all’attivazione delle condizionalità da parte dei Paesi che farebbero richiesta ai fondi del Mes per risolvere problematiche economiche interne. Detto in altre parole: commissariamento dei debiti pubblici e misure di austerità assicurate. Una linea fortemente criticata dal governo italiano di Giuseppe Conte e che apparentemente cozza con ogni logica di buon senso sulla necessità di porre in essere politiche anticicliche per rispondere alla crisi dell’Eurozona. La stessa Olanda, del resto, sul fronte interno ha avviato un programma di stimolo economico dal valore di 20 miliardi di euro per far fronte a possibile emorragie della sua economia fortemente orienta all’export.

Sarebbe superficiale considerare l’atteggiamento olandese come dettato da semplice ottusità. C’è del metodo politico dietro la strategia del navigato liberale Rutte,dopo Angela Merkel il leader più longevo dell’Unione: L’Aja è riuscita, passo dopo passo, a diventare un vero e proprio centro di influenza nell’Eurozona, di fatto il terzo per importanza dopo Parigi e Berlino, coalizzando attorno a sé i falchi del rigore più radicale. Capaci di andare oltre l’austerità mercantilista di stampo tedesco e di chiedere la deroga ad ogni principio di solidarietà inter-europea. Contribuendo, di fatto, a chiedere meno Europa.

Quella dell’Olanda, spiega Il Sole 24 Ore, è “un’influenza più marcata delle dimensioni del Paese, quinta economia dell’Eurozona e settima per numero di abitanti, cresciuta soprattutto negli ultimi anni” grazie all’oggettiva capacità di mediazione di Rutte. Che nei suoi tre governi ha saputo guidare la sua formazione liberale, il Partito per la Libertà e la Democrazia (Vvd) ad allearsi in successione con la destra populista di Gert Wilders (2010-2012), con il centrosinistra del Partito Laburista (2012-2017) e, infine, con una vasta coalizione di partiti centristi e socialdemocratici (dal 2017). Mantenendo dritta la barra del timone degli interessi nazionali dell’Olanda. Capace, di fatto, di essere il maggiore centro di resistenza alla strategia accentratrice di Germania e Francia opponendo ad essa le armi dell’inflessibilità sui conti e di un certo senso di superiorità verso i Paesi ritenuti periferici o marginali nell’Europa odierna.

Rutte è stato capace di trasformare anche un laburista convinto come il ministro delle Finanze Jeroen Dijsselbloem nell’inflessibile capo dell’Eurogruppo che ha difeso, tra il 2013 e il 2018, la linea dura sui conti pubblici nel periodo in cui Mario Draghi sconfessava col quantitative easing la prima ondata di austerità. Inoltre, attorno a L’Aja, ha plasmato il fronte della Nuova Lega Anseatica, Paesi del Nord Europa baltico ed atlantico convinti di dover porre un freno ai trasferimenti economici intra-europei, di doversi trincerare sulla tutela dei propri bilanci nazionali dopo la Brexit e di evitare espansioni eccessive del bilancio comunitario.

Alleanza decentrata, informale, orizzontale,fondata su periodiche riunioni dei rispettivi ministri economici, la Nuova Lega Anseatica comprende, oltre all’Olanda, Danimarca, Svezia, Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia e Irlanda. Ai falchi del rigore si è recentemente aggiunta l’Austria di Sebastian Kurz, graniticamente a fianco dell’Olanda nella battaglia contro l’espansione del bilancio dell’Unione Europea.

La strategia si è rivelata vincente, se si pensa che nell’ora più buia della crisi del Covid-19 l’Olanda è riuscita a opporre un muro contro muro vincente all’ipotesi di attivare il Mes senza condizionalità future o al suo sfruttamento per l’emissione di Eurobond. Trincea ideologica su cui si fonda il castello della crescente influenza olandese nel continente. Caposaldo da preservare per i tempi che verranno: a costo di mandare a schiantare chi, nel resto d’Europa, ha necessità di assistere a una rottura totale dell’austerità. E paradossalmente, nei prossimi mesi, ad avere problema con il “terzo polo” europeo guidato dall’Olanda potrebbe essere il Paese sulla carta ad essa più affine, la Germania. Che ha bisogno di scelte condivise per preservare la sua centralità in Europa. Ma potrebbe scontrarsi con la tenace opposizione di un Paese che, in quando a radicalismo e formalismo sui principi dell’austerità, l’ha da tempo sorpassata.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME