L’Irlanda¬†rompe il fronte dei “rigoristi” del Nord in Europa. Dublino, negli ultimi anni avvicinatosi al fronte della “Nuova Lega Anseatica” guidato dall’Olanda e considerato il caposaldo dell’austerit√† e della lotta politica per un’Europa scarsamente inclusiva, si smarca dai suoi alleati pi√Ļ stretti e si unisce al fronte dei Paesi del Sud sugli Eurobond.

Il¬†Taoiseach (primo ministro) Leo Varadkar¬†si √® mosso nella direzione del fronte di governi guidati da¬†Emmanuel Macron e Giuseppe Conte¬†per chiedere l’attivazione di un titolo comune per l’intera Eurozona in risposta alla marea montante della recessione. Dublino rischia di schiantarsi al suolo e si converte sulla via di Damasco alla solidariet√† europea e al superamento dell’austerit√† interna: l’Irlanda rischia di essere infatti tra i maggiori perdenti dell’attuale contesto.

La grande crisi del¬†coronavirus¬†e la conseguente emergenza economica che l’Europa sta gi√† sperimentando rischiano di travolgere apertamente un Paese che ha fatto, dopo la¬†Grande Recessione,¬†del legame al sistema della globalizzazione neoliberista oggi in crisi la sua fortuna. Dublino si √® trasformata, scrive¬†Globalist, in un “paradiso finanziario per gli investimenti esteri. La formula economica trovata dai suoi dirigenti √® stata quella di abbandonare le vecchie abitudini liberal-conservatrici legate ai valori del cattolicesimo tradizionale e del nazionalismo moderato, per buttarsi a capofitto nelle opportunit√† offerte dal nuovo ciclo. Le tasse per le imprese sono state abbassate e la bolla finanziaria √® cresciuta senza sosta, complice la vicinanza dell‚Äôantico nemico inglese”.

Vero e proprio¬†paradiso neoliberista,l’Irlanda ha approfittato della competizione fiscale interna all’Unione Europea per attrarre sul suo suolo le sedi di grandi gruppi finanziari e tecnologici attratti dai favorevoli regimi fiscali. Dopo la Grande Recessione, i governi sono riusciti a imporre senza grosse difficolt√† le¬†misure di austerit√†¬†perch√© nei primi anni i cittadini hanno pensato che presto il ritorno del flusso finanziario verso l’Isola Verde avrebbe nuovamente creato un periodo di prosperit√†. Gli ultimi anni hanno portato con s√© una¬†crescita galoppante¬†dell’economia accompagnata da una crescente¬†disuguaglianza economica,¬†mentre al contempo nel Paese venivano a galla problematiche come l’aumento notevole del costo della vita, l’alimentazione di una bolla immobiliare che ha reso proibitivo il costo delle case in contesto urbano e il mantenimento del¬†frutto avvelenatodelle misure di austerit√†: lavoro estremamente flessibile, welfare ridotto all’osso, sistema sanitario debole.

La vittoria elettorale della¬†sinistra nazionalista ed anti-austerit√† del Sinn Fein¬†nasce proprio dall’emersione di questi temi. Il Fine Gael, il partito liberalconservatore di Varadkar, √® scivolato dal primo al terzo posto e, con 35 seggi, deve ora negoziare in fase emergenziale con i centristi del¬†Fianna Fail¬†e con il Sinn Fein di May Lou McDonald la nascita di un nuovo esecutivo. Interiorizzare la richiesta di cambiamento potrebbe aiutare Varadkar a sopravvivere nella fase di negoziazione di una coalizione emergenziale centrista che escluda il Sinn Fein, togliendoli le armi della lotta all’austerit√†, ma presto la svolta sarebbe comunque potuta venire dalle impellenti necessit√† di una¬†catastrofe occupazionale¬†imposta all’Irlanda dal contesto economico globale.

Dell’ipotesi ha parlato anche il¬†Financial Times,¬†citando l’opinione dell’economista di¬†Ernst & Young Neil Gibson,¬†che prevede da 250.000 a 370.000 posti di lavoro destinati ad evaporare per via della crisi: posti di lavoro nei servizi e nelle attivit√† che hanno trainato la crescita del Paese destinati ad essere mandati al tappeto dalla precariet√† del diritto del lavoro irlandese e dalla prospettiva che Dublino si trovi spiazzata. Fino ad ora le stime parlando di 50.000 posti di lavoro gi√† andati perduti nel settore dei bar, 70.000 in quello della ristorazione e 20.000 nell’assistenza domestica ai minori: un vero e proprio¬†bagno di sangue¬†che testimonia la fallacia del modello irlandese, costruito nella speranza che la fase di¬†vacche grasse della globalizzazione¬†durasse per sempre. Varadkar √® pronto a mettere sul piatto 3,7 miliardi di euro per coprire per i prossimi tre mesi il 70% degli stipendi dei dipendenti messi a rischio dalla crisi: ma la misura non potr√† essere che l’inizio. L’austerit√† √® presto dimenticata dall’Irlanda di fronte a una crisi di cui rischia di essere la grande perdente: ora bisogna vedere se al fronte del rigore toccher√† subire altre defezioni.

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