Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Frans Timmermans, candidato del Pse alla presidenza della Commissione Ue, ha chiuso la campagna elettorale del Segretario del Pd Nicola Zingaretti, a Milano. Come spiega il Corriere della Sera, il risultato inatteso ottenuto giovedì nella sua Olanda, dove i laburisti in base agli exit poll sono in testa a tutti i partiti, seguiti dai liberali del premier Mark Rutte e dai populisti anti-Ue Fvd dati in testa nei giorni precedenti alle urne, hanno dato nuova linfa a Timmermans, che ora crede nella vittoria. Secondo Politico, l’esito olandese deve ancora essere confermato dai risultati ufficiali, ma Timmermans, che è vicepresidente della Commissione ed ex ministro degli esteri olandese, vede ora possibile la vittoria del centro-sinistra in tutto il continente europeo. Ciò porterebbe Timmermans a diventare presidente della Commissione europea.

Il suo principale rivale, Manfred Weber, sostenuto dal Partito popolare europeo, ha tenuto un comizio venerdì sera a Monaco con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro croato Andrej Plenković e il primo ministro bulgaro Boyko Borisov. “Siamo fiduciosi”, ha dichiarato Antonio López-Istúriz White, segretario generale del ppe. “Rimarremo la prima forza politica”.

“Sono un politico femminista”

La sfida fra Timmermans e Weber, dunque, fintanto che i risultati delle urne non saranno confermati, è ancora apertissima. Ma il politico olandese, come riporta il Corriere della Sera, appare fiducioso e parla già da possibile vincitore. “Sarebbe la prima volta di un presidente socialista in 15 anni dopo Romano Prodi. Sarò un presidente femminista ed ecologista. Aiutatemi, aiutate Nicola” dichiara dal palco, prima di annunciare la sua linea politica: “Investimenti di lungo termine che accompagnino la transizione verso la green economy, salario minimo – afferma – lotta al cambiamento climatico che può essere combattuta solo a livello Ue, una tassa sul carbone, una giustizia sociale che sia anche giustizia fiscale”, senza dimenticare la lotta contro le multinazionali: “Le multinazionali ora non pagano le tasse ma con me presidente della Commissione verseranno il 18%”.

Il candidato del Partito socialista europeo cita poi la battaglia sul genere e a favore delle donne: “Sono un politico femminista – afferma – a destra vogliono togliere i diritti conquistati da mia nonna e da mia madre, non è accettabile. Le donne in Europa guadagnano in media il 16% in meno degli uomini. Voglio abolire questo divario in cinque anni”. In campo economico, Timmermans sostiene il rigoroso rispetto dei parametri Ue: “Io sono tra quelli che dicono che dobbiamo cambiare le regole in Europa, perché basta con l’austerità. Ma se un governo vuole convincere gli altri a cambiare le regole, non può ignorarle. Il dialogo comincia con il rispetto delle regole”. Timmermans ha ricordato che “questa Commissione ha dimostrato di saper usare la flessibilità del Patto di stabilità: lo abbiamo fatto con i governi Renzi e Gentiloni. E saremmo disponibili a usarla anche con questo governo se ci fossero progetti seri e identificabili che possiamo vedere, ma adesso il governo non governa e questo ci crea problemi”.

L’Italia, prosegue, “non merita un governo che non governa. Lega e Cinque Stelle sono bravi a raccontare i problemi ma non a risolverli”.

“Da Macron a Tsipras”

Per il candidato del Pse, come dichiara in un’intervista rilasciata a La Stampa, “per la prima vota abbiamo la possibilità di costituire una maggioranza progressista nel Parlamento europeo”, ovvero “una compagine che vada da Tsipras a Macron con i socialisti al centro”. Vedo che in Europa, afferma, “sta fiorendo una nuova speranza che prima non si notava. Chi covava un sentimento di delusione nei confronti dell’Ue e diceva ‘non ci ha portato quello che credevamo’ non ha davvero abbandonato l’Europa. Ora ci chiedono batterci sui temi cruciali come la sostenibilità e il cambiamento climatico. Dobbiamo farlo uniti a livello europeo, perché individualmente non funziona”.

Un po’ a sorpresa, Timmermans non condivide l’isteria del fascismo dilagante che la sinistra – soprattutto in Italia – denuncia a solo fine elettorale. “É una parola troppo usata – afferma – significa tutto e niente. Invece noi dobbiamo essere ben consapevoli di chi stiamo affrontando. Ovvero quelli che credono di poter governare senza rispettare le regole della democrazia. Quelli che credono che la politica sia una campagna elettorale senza fine. Quelli che creano nemici sulla base della loro identità. Se si comincia a parlare genericamente di fascismo, finiamo per perdere di vista la concretezza e la realtà dei problemi veri”.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY