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	<title>Fayez el Serraj Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 04 Jun 2020 17:44:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Fayez el Serraj Archives - InsideOver</title>
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		<title>Libia, la nuova base turca che fa tremare l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-la-nuova-base-turca-che-fa-tremare-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 17:44:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1162" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Areo militare della Turchia (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-1024x620.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia si è messa in moto per impossessarsi di una gigantesca base aerea in Libia occidentale; la prima nelle mani di Ankara situata lungo la costa nordafricana e ciò potrebbe diventare un problema molto serio per la stabilità nel Mediterraneo meridionale. La base, nota come &#8220;al-Watiya&#8221; ma spesso indicata col nome &#8220;Uqba ibn Nafi&#8221; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-la-nuova-base-turca-che-fa-tremare-leuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1162" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Areo militare della Turchia (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-768x465.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/Aereo-cargo-turchia-La-Presse-e1591292672541-1024x620.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La Turchia si è messa in moto per impossessarsi di una gigantesca base aerea in <strong>Libia</strong> occidentale; la prima nelle mani di Ankara situata lungo la costa nordafricana e ciò potrebbe diventare un problema molto serio per la stabilità nel Mediterraneo meridionale.</p>
<p>La base, nota come &#8220;<strong>al-Watiya</strong>&#8221; ma spesso indicata col nome &#8220;<strong>Uqba ibn Nafi</strong>&#8221; in onore di un condottiero islamista, è situata nel distretto di Nuqat al-Khams, 25 km a est del confine con la Tunisia e un centinaio di km a sud-ovest della capitale,Tripoli.</p>
<p>La base era stata strappata ai militari dell<strong>&#8216;Lna</strong> del generale Haftar dalle milizie del Gna supportate dai turchi ed ora sarà proprio Ankara ad impossessarsene, consapevole dell<strong>&#8216;importanza logistica e strategica</strong> del sito. La base è infatti pesantemente fortificata, include una stazione di rifornimento, diversi depositi per armi, hangar, due piste di decollo e atterraggio, una zona residenziale per il personale e può ospitare fino a 7 mila militari.</p>
<p>Situata in una posizione strategica, la base permette a chi ne è in possesso di controllare sia la vasta area che corre lungo il confine tra Libia, Tunisia e Algeria, sia la costa mediterranea che da Misurata arriva fino alla Tunisia.</p>
<h2>L&#8217;intenso traffico aereo turco in Libia</h2>
<p>Fonti israeliane hanno indicato <strong>un&#8217;intensa attività aerea turca</strong> in Libia: aerei del 222° squadrone, C-130 (con più di quattro voli nell&#8217;arco di 24 ore), Boeing 737 dell&#8217;aeronautica militare, velivoli addetti al controllo radar, Beechcraft Super King ed anche un Ilyushin IL-76 del Gna arrivato da Istanbul. In aggiunta venivano anche segnalati aerei qatarioti in viaggio verso Tripoli.</p>
<p>E&#8217; poi noto che caccia turchi e droni hanno più volte preso parte ai bombardamenti contro le truppe dell&#8217;Lna. Insomma, il ponte aereo tra Ankara e Tripoli è sotto gli occhi del mondo intero e mette in serio imbarazzo un Onu che se da una parte reclama l&#8217;embargo sulle armi in Libia, dall&#8217;altra si dimostra assolutamente impotente davanti alla prepotenza di Erdogan che ha siglato un accordo di cooperazione militare proprio con quel Gna di Serraj riconosciuto e sostenuto dallo stesso <strong>Onu</strong>.</p>
<p>Erdogan dal canto suo sfrutta proprio questo riconoscimento per giustificare il suo sostegno a un Gna che ha però assunto forme ben lontane da quelle che lo contraddistinguevano quando l&#8217;Onu decise di sostenerlo. Oggi infatti il Gna non è altro che un regime-fantoccio di Ankara, guidato dai Fratelli Musulmani.</p>
<p>Le dinamiche rivelatesi in Libia in seguito all&#8217;arrivo dei turchi è il medesimo visto in Siria, con il rifornimento di armi, mezzi militari e &#8220;consulenti&#8221; ma anche con il trasferimento di mercenari e jihadisti; l&#8217;unica differenza è che stavolta gli &#8220;aiuti&#8221; di Ankara sono inviati a sostegno degli islamisti del Gna.</p>
<p>Un ponte aereo che nonostante sia palesemente sotto gli occhi di tutti, sembra non preoccupare l&#8217;<strong>Africom</strong>, il comando statunitense in Africa, che ha invece <a href="https://www.defense.gov/Explore/News/Article/Article/2197202/russia-deploys-military-fighter-aircraft-to-libya-africom-officials-say/">lamentato</a> la presenza di jet militari russi in Libia , ma non ha menzionato la presenza di quelli turchi. <em>InsideOver</em> ha provato a contattare il comando di Africom per delucidazioni ma non ha ricevuto alcuna risposta.</p>
<p>Erdogan è stato abile finora a tenere i piedi su due staffe, un po&#8217; con la Nato e un po&#8217; con Mosca. I due partner dal canto loro hanno dimostrato di essere estremamente ambigui, con i russi che prima bombardano i <strong>jihadisti filo-turchi</strong> e poi stringono accordi con Ankara in Siria; dall&#8217;altro la <strong>Nato</strong> accusa la Turchia di allinearsi con Mosca e comprare missili, ma dall&#8217;altro la spalleggia in Siria in chiave anti-Assad e in Libia a sostegno del Gna.</p>
<p>Una Nato che però non sembra così coesa in Libia, con la Francia che tende verso Haftar mentre l&#8217;Africom punta il dito contro Mosca e l&#8217;Italia organizza incontri con l&#8217;<a href="https://www.africa-express.info/2020/06/03/italia-e-qatar-le-due-intelligence-riunite-a-tavola-in-villa-romana/">intelligence</a> del Qatar e viene accusata dall&#8217;Lna di curare i jihadisti presso l&#8217;ospedale militare italiano a <a href="https://www.gospanews.net/2020/04/30/6-jihadisti-di-al-qaeda-in-cura-nellospedale-militare-italiano-in-libia-laccusa-di-lna/">Misurata</a> (in linea con quanto facevano i turchi con i jihadisti siriani).</p>
<h2>La Libia come la Somalia e il fallimento italiano</h2>
<p>Dal punto di vista strategico è evidente come la Turchia stia cercando di replicare in Libia quanto già fatto in Somalia, dove oramai non si muove nulla senza il consenso di Ankara. La vicenda della liberazione di Silvia Romano lo ha del resto dimostrato, con l&#8217;<strong>intelligence turca</strong> che ha svolto un ruolo fondamentale, tanto che la Romano è stata immortalata mentre indossava un giubbotto anti-proiettile turco subito dopo la liberazione.</p>
<p>Il consolidamento militare turco in Libia è sempre più evidente e il controllo della base aerea di al-Watiya è un passo di estrema importanza che fornisce ad Ankara la supremazia sullo spazio aereo libico occidentale e sulla costa del Mediterraneo. Una presenza che va anche in questo caso a danno dell&#8217;<strong>Italia</strong>, come già successo in Somalia. In poche parole, Roma lascia il terreno ai turchi e le motivazioni non sono ben chiare.</p>
<p>Una cosa è certa, se Ankara già ricattava l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> col flusso di immigrati provenienti dalla <strong>r</strong>otta balcanica, con un suo controllo anche sulla rotta meridionale la situazione non può che peggiorare ed è un problema che riguarderà tutta Europa, non soltanto l&#8217;Italia. Non bisogna inoltre dimenticare che la Turchia ha spalleggiato e continua a spalleggiare estremisti islamisti e jihadisti sia in Siria che in Libia ed anche questo potrebbe diventare un serio problema nel breve e medio termine per l&#8217;Europa.</p>
<p>La Nato sembra però non rendersi conto di ciò, accecata da un&#8217;obsoleta &#8220;russofobia&#8221; eredità della Guerra Fredda  che le impedisce di vedere i reali pericoli che sono però palesemente evidenti.</p>
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		<title>La schizofrenia italiana sulla Libia: ecco l&#8217;errore che ci condanna</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-schizofrenia-libia-conte-di-maio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 19:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia Di Maio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-768x360.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-1024x480.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tempi difficile per l&#8217;Italia, che mai come questa volta appare così in balia degli eventi, specialmente in un&#8217;area fondamentale come quella del Mediterraneo (in particolare in Libia). Da una parte Luigi Di Maio vola al Cairo per incontrare i rappresentanti di Francia, Egitto, Cipro e Grecia e si rifiuta di firmare l&#8217;accordo finale sulla Libia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-schizofrenia-libia-conte-di-maio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-schizofrenia-libia-conte-di-maio.html">La schizofrenia italiana sulla Libia: ecco l&#8217;errore che ci condanna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="900" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia Di Maio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-300x141.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-768x360.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/di-maio-vertice-libia-bruxelles-La-Presse-e1578512375239-1024x480.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Tempi difficile per l&#8217;<strong>Italia</strong>, che mai come questa volta appare così in balia degli eventi, specialmente in un&#8217;area fondamentale come quella del Mediterraneo (in particolare in Libia). Da una parte <strong>Luigi Di Maio</strong> vola al Cairo per incontrare i rappresentanti di Francia, Egitto, Cipro e Grecia e si rifiuta di firmare l&#8217;accordo finale sulla Libia per i toni troppo duri nei confronti della strategia turca nel Paese e nei confronti di Fayez al Serraj. Dall&#8217;altro lato <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/libia-generale-haftar-roma-ricevuto-giuseppe-conte-1808575.html">Giuseppe Conte vede Khalifa Haftar a Roma</a> e, una volta incontrato il generale, si ritrova tra le mani la rabbia di Tripoli, <a href="https://it.insideover.com/politica/il-giallo-del-vertice-conte-serraj-ecco-perche-e-saltato.html">a tal punto che Serraj diserta l&#8217;incontro di Palazzo Chigi</a>. Mossa a dir poco giustificabile da parte del premier libico, visto che il presidente del Consiglio italiano ha deciso di incontrare (senza farlo presente, pare, a Tripoli) colui che sta assediando la capitale dell&#8217;alleato italiano in Libia. Ma per l&#8217;Italia adesso la questione è particolarmente seria. L&#8217;ira di Serraj non è priva di conseguenze. E il fatto che Di Maio, dall&#8217;altra parte del Mediterraneo, cerchi di tutelare gli interessi della partnership con il governo riconosciuto porta a una sola domanda: da che parte sta l&#8217;Italia? Perché è chiaro che qualcosa non torna. Nella migliore delle ipotesi l&#8217;Italia sta conducendo una partita fallimentare. Nella peggiore, Farnesina e Palazzo Chigi non collaborano e i servizi segreti, insieme alla Difesa, si trovano a gestire un dossier altamente bollente e senza una vera strategia. Forse neanche doppia: ma proprio inesistente. E Conte evidentemente ha deciso di dare il suo imprinting agli Esteri scalzando, di fatto, il suo capo politico pentastellato.</p>
<p>La questione per l&#8217;Italia non più se supportare solo Serraj contro Haftar: perché ormai non siamo più all&#8217;inizio della guerra. La domanda adesso per l&#8217;Italia è come salvare la faccia tradendo Serraj e riposizionandosi con il generale della <strong>Cirenaica</strong>. Perché è del tutto evidente che i piani di legarsi solo a Tripoli sono falliti, la Turchia ci ha scalzato mentre i nostri partner migliori e i nostri alleati guardano ormai tutti al generale che viene da Est. Conte lo sa: perché in questi mesi da premier ha partecipato agli incontri internazionali, ha ospitato (con pochi risultati) la Conferenza di Palermo, e comprende perfettamente che la ruota sta girando. E che l&#8217;Italia rischia di essere tagliata fuori.</p>
<p>Il premier ha visto Haftar perché ormai è impossibile non trattare con un uomo che in questi anni ha ottenuto prima l&#8217;appoggio delle potenze del Golfo Persico (con cui intrecciamo rapporti fondamentali nel settore petrolifero), poi con l&#8217;Egitto, con cui abbiamo una partnership politica e commerciale fragile quanto necessaria, poi con Francia e Russia, che sostengono le forze dell&#8217;Esercito nazionale libico sul campo. Infine, in questi ultimi mesi, e con l&#8217;avanzata dei tentacoli di <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> a Tripoli, Haftar ha incassato anche il sostegno greco e quello di Cipro, nostri alleati fondamentali nella sfida per il gas del Mediterraneo orientale insieme a Israele che, con gli agenti del Mossad, da tempo opera dietro le linee dell&#8217;Enl. Esercito che piace anche a Donald Trump che non ha mai disdegnato un occhio verso Bengasi.</p>
<p>Se a questo allineamento internazionale verso Haftar (mai realmente condannato dalla comunità internazionale nonostante stia assediando Tripoli contro un governo riconosciuto a livello formale da tutti) si aggiunge l&#8217;apertura totale di credito verso Erdogan da parte di Serraj, si comprende perché Conte abbia deciso di incontrare il generale. Del resto Haftar, con il sostegno delle varie potenze regionali e internazionali, ha ormai di fatto reso evidente al mondo che il futuro della Libia passa attraverso il suo assedio. Mentre Serraj, ormai isolato a Tripoli, ha un solo alleato, la Turchia, che oltre a sfidare l&#8217;Italia nei fondali di Cipro per il gas, rappresenta anche un pericolo per l&#8217;Italia sul fronte della lotta al terrorismo internazionale.</p>
<p>Il problema è che l&#8217;Italia fino a questo momento ha supportato quasi esclusivamente Serraj .E adesso siamo nella particolare situazione per cui sosteniamo ufficialmente Tripoli, dialoghiamo con Haftar, condanniamo l&#8217;ingresso di Erdogan a Tripoli ma &#8211; ecco l&#8217;ultima mossa &#8211; Di Maio va al Cairo e non vuole che l&#8217;Europa condanni eccessivamente la Turchia. Ora, sembra alquanto difficile credere che Conte fosse ignaro del fatto che incontrare come interlocutore per la Libia l&#8217;uomo che assedia Tripoli non sia una mossa perfettamente coerente. Ma quello che sorprende è Di Maio che rifiuta la bozza al Cairo perché troppo anti-turca quando è lì per vedere in blocco coloro che di fatto sostengono Bengasi contro l&#8217;avvento della Turchia in Libia. Si potrebbe parlare di un doppio forno di antica (e tutta italiana) memoria. Ma sembra difficile credere nel miracolo: più plausibile che Roma sia finita in un vicolo cieco da cui non sa più come uscire senza fare una figuraccia in mondovisione. Di certo la Libia è ormai perduta: ma i nostri militari sul campo e i nostri interessi energetici impongono una politica estera meno figlia di caso e della necessità. Il limite tra giocare su due campi e essere schizofrenici è labile. E mentre Haftar ci considera i possibili futuri partner meno affidabili, Serraj ci considera non troppo lontani da dei <strong>traditori</strong>. Conte e Di Maio continuano a chiedere aiuto alle altre potenze, parlano di decisioni europee, chiamano Ankara, Mosca e Washington. Ma la realtà è che prima di tutto dovrebbero telefonarsi tra Palazzo Chigi e Farnesina.</p>
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		<title>Di Maio vola in Libia. Ma ormai è troppo tardi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/di-maio-libia-conte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 10:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="577" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Di Maio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-300x115.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-768x295.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-1024x394.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Luigi di Maio si ricorda che sotto casa, in Libia, sta per esplodere un nuovo inferno. Ma forse, anzi, sicuramente, con un ritardo talmente ampio che ormai è difficile credere che l&#8217;Italia si stia muovendo con una propria reale strategia. Martedì è previsto il primo viaggio del capo della Farnesina nel Paese nordafricano proprio per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-libia-conte.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-libia-conte.html">Di Maio vola in Libia. Ma ormai è troppo tardi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="577" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Di Maio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-300x115.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-768x295.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Di-Maio-esteri-La-Presse-e1576405678460-1024x394.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Luigi di Maio</strong> si ricorda che sotto casa, in <strong>Libia</strong>, sta per esplodere un nuovo inferno. Ma forse, anzi, sicuramente, con un ritardo talmente ampio che ormai è difficile credere che l&#8217;Italia si stia muovendo con una propria reale strategia.</p>
<p>Martedì è previsto il primo viaggio del capo della Farnesina nel Paese nordafricano proprio per incontrare <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-fayez-al-sarraj.html">Fayez al Serraj</a>: quello che in teoria è uno dei nostri migliori alleati in territorio libico. Insieme a Serraj, il ministro degli Esteri incontrerà Ahmed Maitig, il vice-presidente. Due incontri che dovrebbero essere l&#8217;immagine di un&#8217;Italia che prova a tornare protagonista nello scenario dell&#8217;inferno libico, ma che in realtà dimostra tutto il contrario: è la prova che Roma si muove soltanto dopo <a href="https://it.insideover.com/politica/a-bruxelles-in-scena-un-mini-vertice-italia-libia.html">il mini vertice di Bruxelles</a> tra <strong>Giuseppe Conte</strong>, Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Insomma, dopo il placet dell&#8217;asse franco-tedesco, con l&#8217;Italia che ha provato a ribadire la sua presenza fondamentale nello scacchiere della Libia, anche il governo giallo-rosso ha deciso di prendere parte alle trattative sul delicato fronte libico. Ma non solo è un intervento tardivo, ma anche, molto probabilmente, inutile.</p>
<p><strong>L&#8217;Italia ha perso la Libia</strong> nel 2011, inutile negarlo. Ma la strategia seguita dagli ultimi governi è stata estremamente difficile da comprendere. E quando sembrava aver di nuovo intrapreso una linea chiara, è arrivata una serie di dietrofront e cambi div alleanze che non ha fatto altro che provocare lo scenario che abbiamo sotto gli occhi. il nostro alleato, Serraj, si è ormai completamente legato a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-recep-tayyip-erdogan.html">Recep Tayyip Erdogan</a> agli emiri del Qatar; <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-khalifa-haftar.html">Khalifa Haftar</a>, che pure per mesi è stato in contatto con i nostri servizi segreti e con i nostri più alti funzionari, nonostante un rapporto estremamente difficile con l&#8217;Italia, di fatto esegue in base alle esigenze di altre potenze e superpotenze (Francia, Russia, e monarchie del Golfo in primis). Insomma, i maggiori contendenti non vedono l&#8217;Italia di buon occhio nonostante la Libia sia da sempre considerato un territorio in cui Roma ha contatti solidi e interessi strategici fondamentali. E questo risultato, che di certo non può essere addebitato a Di Maio, è stato sicuramente amplificato da un governo Conte che di fatto, nei primi cento giorni, ha rimosso la Libia dalla sua agenda. E che pur provando a chiedere continuamente sostegno alla comunità internazionale, non ha fatto molto per delineare una sua chiara roadmap sulla guerra che sconvolge un Paese a poche miglia dalle nostre coste.</p>
<p>Il problema è che mentre l&#8217;Italia latitava e provava a capire dove avesse sbagliato, e mentre l&#8217;Unione europea (e in generale l&#8217;Europa) si è spaccata e ha provato a evitare di capire cosa potesse realmente fare in Libia, le altre potenze hanno non solo preso il sopravvento sul conflitto, ma hanno anche rovesciato completamente i rapporti di forza. Anzi, quello che era il governo riconosciuto dalle Nazioni Unite quale unico rappresentante della Libia si è di fatto trasformato nella costola nordafricana di Erdogan, <a href="https://it.insideover.com/guerra/haftar-e-pronto-a-entrare-a-tripoli.html">assediato nella sua stessa capitale</a> dall&#8217;esercito del generale Haftar. Mentre le forze della Cirenaica, sostenute da diversi Stati e con il supporto fondamentale della Russia, in pratica hanno in mano le chiavi del futuro libico. Uno scenario che rappresenta l&#8217;ennesimo grande fallimento di Italia, Europa e Occidente, tanto è vero che, come riporta <em>Repubblica</em>, pare che al forum Med di Roma organizzato da Ispi, l&#8217;emissario Onu <strong>Ghassan Salamè</strong> si sia lanciato come una furia proprio su Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, colpevoli, a suo dire, di non aver fatto assolutamente nulla. Parole dure che, evidentemente, hanno smosso almeno in parte Palazzo Chigi che manda il capo della Farnesina in missione in Africa.</p>
<p>Era ora, verrebbe da dire. Ma c&#8217;è poco da sorridere. Dopo aver gestito in maniera pessima le varie crisi che attanagliano il suo partito e con un partito che traballa, adesso il capo politico grillino torna a ricordarsi il suo ruolo da ministro degli Esteri e si ricorda che a pochi passa dalla Sicilia c&#8217;è una guerra che può colpire il nostro gas, il nostro petrolio, la nostra sicurezza e la nostra strategia mediterranea. Troppo tardi. L&#8217;accoglienza per <strong>Giggino l&#8217;Africano</strong> sarà a dir poco fredda, visto che Serraj è sull&#8217;orlo della caduta e l&#8217;Italia ha fatto melina su ogni richiesta d&#8217;aiuto. Ora che il leader libico si è gettato tra le braccia del Sultano turco, sembra impossibile che il governo giallo-rosso possa fare qualcosa per fargli cambiare idea. L&#8217;hanno abbandonato tutti, l&#8217;Italia per prima. E adesso Di Maio prova a ricucire ferite ormai difficili (se non impossibili) da sanare. La Libia l&#8217;abbiamo persa. E forse il capo della Farnesina, inconsciamente, se n&#8217;è reso conto. Dimenticandosene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/di-maio-libia-conte.html">Di Maio vola in Libia. Ma ormai è troppo tardi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;equilibrismo strategico di Putin in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lequilibrismo-strategico-di-putin-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mario D'Angelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2019 07:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente russo Vladimir Putin incontra il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel caos che perdura in Libia sin dal 2011, solo un attore internazionale ha sempre operato con una certa coerenza: Vladimir Putin.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="777" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente russo Vladimir Putin incontra il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-300x121.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-768x311.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Vladimir-Putin-1-e1571843926590-1024x415.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La lentezza con cui si è attivata la diplomazia Onu in <strong>Libia</strong> sta palesando in queste ore tutto il disinteresse internazionale che pervade il conflitto tra <strong>Kahlifa Haftar</strong> e l’esecutivo di <strong>Fayez al-Serraj</strong>.<a href="https://it.insideover.com/guerra/libia-inizia-la-tregua-del-sacrificio.html" target="_blank" rel="noopener"> Il cessate il fuoco proposto dalle Nazioni Unite</a>, e accettato da entrambe le parti, è stato rispettato solo per qualche ora. Gli ultimi sviluppi, insomma, non fanno pensare a nulla di buono per le sorti della guerra e dei civili.</p>
<p>L&#8217;elemento più contraddittorio, in questo contesto, è rappresentato dall&#8217;ambiguità dei governi occidentali in questo scacchiere. Ambiguità che è stata abilmente sfruttata dal presidente russo <strong>Vladimir Putin </strong>(e certamente non solo per scopi puramente umanitari). La Libia è infatti un Paese fondamentale nella rete di alleanze del Cremlino, <a href="https://it.insideover.com/politica/putin-roma-italia-russia-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noopener">come testimoniano alcuni passaggi della conferenza stampa congiunta con il premier Giuseppe Conte</a>.</p>
<p>Tornato a Roma dopo quattro anni di assenza, Putin ha dedicato uguale tempo e intensità a due temi a prima vista di peso molto diverso: <a href="https://it.insideover.com/politica/vladimir-putin-torna-in-italia-sul-tavolo-sanzioni-libia-e-mercato.html">le sanzioni dell’Unione europea</a> in risposta alla crisi in Ucraina e l’instabilità della Libia. Come se la tensione con le potenze europee fosse equiparabile al riassetto di un Paese nordafricano alla cui condizione precaria il resto del mondo pare ormai essersi abituato. In tale occasione Putin ha così investito l’Italia del ruolo di mediatore fra Russia e Unione europea e ha rivendicato per sé il medesimo ruolo nel conflitto in Libia.</p>
<h2>La strategia di Putin in Libia</h2>
<p>Dalla rivoluzione del 2011 che portò alla morte di <strong>Muammar Gheddafi</strong>, Mosca ha saputo cucirsi addosso una reputazione di consigliere saggio e accorto (almeno questo è il punto di vista dei libici), grazie a un approccio equilibrato ed evitando di propendere fermamente da una parte o dall&#8217;altra. Putin, ad esempio, è sempre stato un fermo oppositore dell’intervento militare organizzato dalla Francia di <strong>Nicolas Sarkozy</strong> e accolto con slancio dalla maggior parte dei Paesi occidentali che ha provocato il caos in cui oggi si trova il Paese.</p>
<p>Le ragioni della prudenza del Cremlino sulla questione sono da ricercare in fattori interni ed esterni alla Libia stessa. I primi concernono lo stato della guerra. Putin ha appoggiato sommessamente ma attivamente il generale Khalifa Haftar, in particolare per rafforzare il controllo sulle riserve di petrolio libico presenti principalmente nella parte orientale del Paese, la Cirenaica. Ma soprattutto è stato il generale a cercare il sostegno del presidente russo nella sua marcia verso <strong>Tripoli</strong>. Fra il 2016 e il 2017 Haftar si è recato a Mosca per ben tre volte, verosimilmente in cerca di aiuto militare, e ancora due volte nel 2018 (l’ultima a novembre, a pochi mesi dall&#8217;inizio dell’offensiva). L’adesione di Putin è scemata con il rallentare dell’avanzata, e pare essersi arrestata del tutto con la sconfitta di Haftar a Gharyan del 28 giugno e il momentaneo ribaltamento delle sorti del conflitto <a href="https://it.insideover.com/societa/come-tripoli-vive-la-sua-estate-di-guerra.html">prima dell’assedio di Tripoli</a>. Un aiuto più consistente da parte di Mosca al generale della Cirenaica avrebbe di certo inasprito le relazioni con l’Europa, ma questa è <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-javalin-francia-libia.html">un’ipocrisia tutta francese</a>.</p>
<h2>Crollano le pedine dello scacchiere russo</h2>
<p>A ispirare cautela sono però soprattutto i seggi traballanti degli amici di Putin nel resto del mondo. In <strong>Venezuela</strong>, fallite le prove di forza, <strong>Nicolas Maduro</strong> si è abbassato ad aprire un tavolo di trattative con <strong>Juan Guaidó</strong>. L’algerino <strong>Abdelaziz Bouteflika</strong> era il maggior acquirente di armi dalla Russia, e Putin sperava di mantenere i buoni rapporti con l’ex colonia francese anche dopo le sue dimissioni. Ma l’arresto del fratello del presidente e le manifestazioni contro il vecchio regime paventano un diverso futuro per il Paese. L’opportunistica alleanza con l’<strong>Iran</strong> rischia di rivelarsi problematica. Infine, la Siria è un cumulo di macerie, e <strong>Bashar al Assad</strong> è rimasto al potere solo grazie a un intervento diretto di Mosca. Insomma, Putin ha bisogno di alleati, e non può permettersi di perdere anche la Libia.</p>
<p>L’equilibrismo strategico in Nord Africa ha avuto il suo culmine proprio a Palazzo Chigi, quando Putin ha assicurato davanti alle telecamere che in Libia Mosca “appoggia sia Serraj che Haftar”. È una politica del possibile, quella del presidente russo, che mira a occupare il ruolo che le potenze occidentali hanno abbandonato. Sia Putin che Conte spingevano per la soluzione diplomatica, “un processo inclusivo” con l’obiettivo della “cessione immediata delle ostilità e la stabilizzazione della Libia”.</p>
<p>L’Italia ne trarrebbe frutti più politici che economici. Un governo libico saldo sarebbe un migliore interlocutore per quel che riguarda la gestione della crisi migratoria, mentre il declino del Green Stream perderà rilevanza dopo l’inaugurazione del <strong>Tap</strong> prevista per l’anno prossimo. D’altronde il gas naturale della Libia rappresenta solo una piccola parte delle entrate del Paese, mentre negli ultimi anni (precedenti alla guerra civile) la produzione di greggio è cresciuta a dismisura. Il petrolio, secondo fonti <strong>Opec</strong>, costituisce ormai l’82% dei guadagni delle esportazioni. La Libia è entrata a far parte dei Paesi produttori nel 1963 e detiene il 3% delle scorte di petrolifere mondiali.</p>
<p>Per questa ragione anche l’interesse di Putin in Libia è da considerare in un quadro più ampio. Una presenza più forte nel Paese permetterebbe alla Russia di espandere la propria influenza sul Mediterraneo centrale e sul Nord Africa, e di dare forma al ruolo che Tripoli giocherà nel mercato globale dell’energia.</p>
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		<title>La Libia corre verso la partizione: sarà questa la soluzione alla guerra?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-libia-corre-verso-la-partizione-sara-questa-la-soluzione-alla-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 10:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-1024x455.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>A otto anni dalla morte dei rais libico Muhammar Gheddafi la Libia non è mai stata così vicina alla divisione come oggi. Dopo 14 settimane di scontri a Tripoli e dintorni, 1.093 morti (inclusi 106 civili), 5.752 feriti (tra cui 294 civili) e oltre 100 mila sfollati, il confronto militare tra le forze dell’ovest che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-corre-verso-la-partizione-sara-questa-la-soluzione-alla-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-corre-verso-la-partizione-sara-questa-la-soluzione-alla-guerra.html">La Libia corre verso la partizione: sarà questa la soluzione alla guerra?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-768x342.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190410194012_29016488-e1563704625858-1024x455.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">A otto anni dalla morte dei rais libico Muhammar Gheddafi la <strong>Libia</strong> non è mai stata così vicina alla divisione come oggi. Dopo 14 settimane di scontri a Tripoli e dintorni, </span><a href="https://twitter.com/WHOLIBYA/status/1150785254564802565"><span style="font-weight: 400;">1.093 morti</span></a><span style="font-weight: 400;"> (inclusi 106 civili), 5.752 feriti (tra cui 294 civili) e oltre 100 mila sfollati, il confronto militare tra le forze dell’ovest che fanno capo al Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez al Sarraj e le milizie dell’est inquadrate nell’Esercito nazionale libico (Lna) non accenna a diminuire.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> È una guerra a bassa intensità, combattuta con pochi miliziani sul campo e molti aiuti stranieri. Un conflitto che si gioca su più livelli: uno che coinvolge gli attori locali divisi fra milizie, tribù, clan e municipalità rivali; un altro relativo agli attori regionali, che sostegno attivamente l’una o l’altra parte, in particolare Turchia e Qatar contro Emirati Arabi Uniti e Egitto; infine ci sono gli attori esterni, comunque influenti, come Italia, Francia, Russia, Stati Uniti senza dimenticare la Cina, che con la caduta di Gheddafi ha perso importantissime commesse nell&#8217;ex Jamahiriya. Per i diplomatici internazionali e i politici locali è un tabù, quasi una blasfemia: eppure la partizione della Libia non è una mera ipotesi, ma una realtà di fatto sul terreno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La sensazione che si sia oltrepassato “l&#8217;orizzonte degli eventi” è emersa con chiarezza poco dopo la </span><a href="http://www.governo.it/it/conferenzaperlalibia"><span style="font-weight: 400;">Conferenza di Palermo</span></a><span style="font-weight: 400;"> “per” e “con” la Libia, organizzata dall&#8217;Italia più per contrastare l&#8217;iniziativa francese che prendere realmente in mano un dossier di natura strategica per il nostro paese. I segnali che si fosse oltrepassata la linea rossa avrebbero dovuto essere colti quando <strong>Khalifa Haftar</strong>, invece di togliersi la divisa militare e indossare la </span><a href="https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/11/12/conferenza-sulla-libia-conte-leader-regalo-cravatte-talarico_NuXpdtZbEPgJesNidZmGNM.html"><span style="font-weight: 400;">cravatta Talarico</span></a><span style="font-weight: 400;"> che gli aveva regalato a Palermo il nostro premier Giuseppe Conte, ha cominciato a conquistare uno a uno i pozzi petroliferi (inclusi quelli dell’Eni) e le basi aeree del Fezzan. Quello stesso <strong>Fezzan</strong> dove l&#8217;Italia aveva saputo giocare in apparenza brillantemente le sue carte sotto il “governatorato generale” di Marco Minniti. Non deve essere stata un&#8217;impresa facile portare a Roma i rappresentanti delle tribù Tebu e Awlad Suleiman, alla presenza dei Tuareg, per firmare un </span><a href="https://www.ilsecoloxix.it/mondo/2017/04/02/news/l-italia-firma-il-patto-tra-le-tribu-in-libia-accordo-di-pace-per-bloccare-i-migranti-1.30720466"><span style="font-weight: 400;">accordo di pace</span></a><span style="font-weight: 400;"> dopo anni di violenze e ammazzamenti vari. E&#8217; stato invece facilissimo mandare tutto in malora: è bastato non fare niente.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La domanda è: come se ne esce? Sul tavolo ci sono almeno <strong>tre “iniziative” nazionali</strong>. Una avanzata dal premier di Tripoli Sarraj, che prevede una grande conferenza intra-libica (con l’esclusione però di Haftar) ed elezioni entro il 2019: una soluzione che al momento non ha trovato un grande seguito e che deve fare i conti con la realtà del conflitto armato sul terreno. La seconda proposta è quella avanzata da Haftar, che include sostanzialmente un’azione militare per conquistare la Tripolitania e la successiva creazione di un “governo di unità nazionale”, sottoposto all’autorità militare, con sede in una città che potrebbe anche non essere Tripoli. Infine, c’è l’iniziativa della Camera dei rappresentanti, il parlamento libico con sede a Tobruk, nell’est del paese, che </span><a href="https://www.agenzianova.com/a/5d2cbc15e58f52.41795509/2533130/2019-07-15/libia-deputati-tobruk-riuniti-al-cairo-promuovono-intesa-incentrata-su-ruolo-parlamento"><span style="font-weight: 400;">propone</span></a><span style="font-weight: 400;"> una “transizione pacifica del potere regolata dalla dichiarazione costituzionale e dai suoi emendamenti” in colloqui con Tripoli e Misurata simili, per certi versi, alla mediazione intra-palestinese tra Hamas e Fatah e ai negoziati siriani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L&#8217;Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) </span><span style="font-weight: 400;">ha pubblicato un interessante </span><a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/partire-dalle-risorse-un-modello-la-risoluzione-del-conflitto-libia-23446?fbclid=IwAR1tEb86al0PcuWq7G9jWo8uL0iCIvX11gwqm2TAdSKsl8H23WOHXV9D9Ww"><span style="font-weight: 400;">articolo</span></a><span style="font-weight: 400;"> in cui propone una soluzione alternativa di<strong> “tipo curdo”</strong> applicata alla Libia: forte autonomia alla Cirenaica, a cui spetterebbe circa il 30 per cento dei proventi delle risorse petrolifere, in cambio della pace. Una proposta che ha il pregio di andare al nocciolo della questione: l&#8217;opaca distribuzione dei proventi del petrolio &#8211; estratto dalla National Oil Corporation, ma di fatto distribuito dalla Banca centrale libica di Tripoli &#8211; è una delle principali concause che ha portato de facto alla tragica situazione di guerra civile. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nonostante il confronto armato, i pozzi di petrolio in Libia continuano a pompare in modo consistente toccando quasi i livelli pre-rivoluzione del 2011. L’output è paradossalmente aumentato da quando le strutture petrolifere sono protette dalle milizie del generale Haftar. A conferma che il punto non è il petrolio in sé, ma la </span><a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2534777/2019-07-16/libia-banca-centrale-entrate-petrolifere-in-aumento-rispetto-alle-previsioni-2/linked"><span style="font-weight: 400;">Banca centrale</span></a><span style="font-weight: 400;">, i suoi proventi e la loro ripartizione. Non a caso il presidente della National Oil Corporation (Noc), <strong>Mustafa Sanallah</strong> e il generale Haftar sono usciti sulla stampa internazionale con due interviste molto simili. Parlando alla rivista settimanale specializzata “</span><a href="https://www.mees.com/2019/7/5/oil-gas/libyas-noc-hopes-for-the-best-plans-for-the-worst/d9315890-9f1d-11e9-b011-879f0d8aef56?fbclid=IwAR3225GVN1Q78vrV3ARIq_Slt4e-1xvAgDC5YF_5NSSnwUrdGZYONDpYCn4"><span style="font-weight: 400;">Mees</span></a><span style="font-weight: 400;">”, il presidente della compagnia libica ha detto chiaramente che la Libia si dividerà se la Cirenaica riuscirà ad esportare petrolio in autonomia. Da parte sua, Haftar ha rilasciato un’intervista all’agenzia d’informazione economica </span><em><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2019-07-05/libya-s-haftar-comments-on-tripoli-s-offensive-oil-transcript?fbclid=IwAR0zKnmZs1SUZAHpVp07tVTaHdzJZ75GFZxk8OJtIV4X9jzmkEk6l3r52Ck"><span style="font-weight: 400;">Bloomberg</span></a></em><span style="font-weight: 400;"><em> </em>per rassicurare i mercati (“L’Esercito nazionale libico ha dimostrato in tutte le battaglie estrema attenzione per mettere in sicurezza le strutture petrolifere e non intervenire nel loro lavoro) ma anche per minacciare la Noc (“La compagnia non dovrebbe mettere le sue risorse al servizio dei terroristi e di altre milizie armate, e dovrebbe evitare di lavorare contro l’Esercito”). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La soluzione si scontra con alcune problematiche. Quanti e dove sono i libici? È importante saperlo con esattezza se si vogliono distribuire i proventi del <strong>petrolio</strong> e del <strong>gas</strong> in base alla popolazione (o meglio, ai governi autonomi teoricamente scelti dagli elettori al livello locale). L&#8217;ammontare dei proventi petroliferi verrebbe infatti calcolato in rapporto alla percentuale della popolazione libica delle tre macro-regioni del paese: Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. L&#8217;ultimo censimento della popolazione risale al 2006: bisognerebbe fare nuova rilevazione statistica con soggetti super-partes i cui risultati vengano riconosciuti da tutti. Si può fare? “Serve democrazia per quello. E nelle condizioni attuali non è possibile”, spiega una fonte diplomatica europea presente in Libia, che ha preferito mantenere l’anonimato per motivi di sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Iraq, le risorse petrolifere propriamente “curde” (campi di Kirkuk, ancora contesi, esclusi) sono di gran lunga inferiori a quelle del resto del paese (più o meno il 5 per cento, ma è difficile trovare dati ufficiali dal momento che Erbil continua a esportare petrolio sottobanco): questo è peraltro uno dei principali motivi alla base delle spinte autonomistiche del governatorato meridionale di <strong>Bassora</strong>, tanto ricco di petrolio quanto povero di sviluppo. E il Fezzan libico, che ospita il </span><a href="https://www.libyaobserver.ly/el-sharara-oil-field"><span style="font-weight: 400;">giacimento di petrolio</span></a><span style="font-weight: 400;"> più grande del paese ma è paradossalmente poverissimo, come prenderebbe questa ripartizione? “Male. Serve un piano per il meridione. Ma finché sudanesi e ciadiani fanno quello che gli pare è tutto inutile”, aggiunge la fonte. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La <strong>Cirenaica</strong> ospita circa il 60 per cento delle risorse del paese e il 30 per cento della popolazione, percentuali decisamente più consistenti rispetto alla regione autonoma del Kurdistan (5 per cento delle risorse, 13 per cento della popolazione): la leva negoziale di Bengasi è quindi molto più importante di quella di Erbil e non è detto che Bengasi possa accontentarsi del 30 per cento. Il “modello” curdo non ha impedito una gravissima frattura tra Baghdad ed Erbil &#8211; esacerbata dalle dispute irrisolte per i territori contesi (Kirkuk, ma non solo) e dalle tensioni etniche e confessionali tra curdi, turcomanni e sciiti &#8211; sfociata nel referendum sull&#8217;autonomia di Erbil nel settembre del 2017, poi bocciato dai giudici iracheni. La crisi è momentaneamente rientrata, ma solo perché il clan Barzani è stato “abbandonato” dagli Stati Uniti per non compromettere del tutto i già burrascosi rapporti con la Turchia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Libia, nulla impedisce ai potenti sponsor del feldmaresciallo libico con passaporto Usa (Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, ma anche Francia e Russia in seconda battuta) di avallare un <strong>referendum</strong> &#8220;alla Barzani&#8221; per l’indipendenza della Cirenaica, una volta che si saranno calmate le acque. A quel punto sarebbe impossibile ripristinare lo status quo ante: la partizione della Libia diventerebbe ufficiale. Per la popolazione libica potrebbe essere uno shock: molte famiglie di Tripoli hanno parenti a Bengasi e viceversa. Eppure, è impensabile pensare oggi a una Libia davvero unita, con un suo Esercito unitario: come può un ragazzo di Misurata svolgere il servizio di Bengasi? Oggi semplicemente non può farlo, perché la Libia è già di fatto divisa: la Cirenaica appannaggio di Egitto, Emirati, Francia e Russia; la Tripolitania sostenuta da Qatar, Turchia, Italia e Regno Unito; il Fezzan, con i suoi giacimenti, resta un territorio esposto alle scorribande dei gruppi armati e dei trafficanti.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-libia-corre-verso-la-partizione-sara-questa-la-soluzione-alla-guerra.html">La Libia corre verso la partizione: sarà questa la soluzione alla guerra?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2019 15:29:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Tripoli) Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale Khalifa Haftar. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Battaglia-di-Tripoli-1-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Tripoli) </strong>Le vampate rossastre illuminano il tetto in prima linea nella cupa notte della battaglia di Tripoli. Un giovane mitragliere spara brevi raffiche intermittenti verso le postazioni del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>. Per girare sul fronte della capitale con il calare del buio il sistema migliore è infilarsi in un&#8217;ambulanza, che passa facilmente i posti di blocco. L&#8217;assurdo è che una manciata di chilometri più indietro la vita nel centro di Tripoli scorre normalmente caotica, in mezzo al solito traffico, come se la guerra fosse lontana.</p>
<p>Un mese dopo l&#8217;inizio della battaglia per la capitale la situazione sul terreno è di drammatico stallo, come ha ammesso il premier <strong>Giuseppe Conte</strong> dopo l&#8217;incontro a Roma con <strong>Fayez el Serraj</strong>, il capo del governo libico riconosciuto dall&#8217;Onu. Serraj ha chiesto inutilmente all&#8217;Italia un aiuto militare, ma i nostri 400 soldati all&#8217;ospedale da campo di Misurata e a bordo di nave Capri nel porto di Tripoli si guardano bene dall&#8217;intervenire negli scontri.</p>
<p>La grande strada del sobborgo di Yarmuk, a nove chilometri dal centro, è interrotta da un container e montagnette di terra, che un bulldozer rafforza con il calare del sole. Sul lato destro, la palazzina abbandonata è un&#8217;ottima postazione per martellare le linee nemiche. Nel buio più assoluto ci arrampichiamo sulle scale con i combattenti affannati, che trasportano pesanti casse di munizioni. Sul tetto piatto che domina mezzo quartiere, i difensori di Tripoli giunti da Misurata, la Sparta libica, hanno piazzato una mitragliatrice Duska, senza treppiede, incastrandola sul parapetto.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/L19sJB9IEs4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Gli unici a tenere la testa bassa sono i giornalisti, a differenza dei combattenti, che si espongono senza problemi per prendere la mira e sparare tremende bordate inghiottite dal buio. Il tetto è una specie di armeria dove si preparano i nastri delle munizioni per la mitragliatrice alla luce di un telefonino nella speranza di non essere visti dai cecchini di Haftar. Il comandante di Misurata, che vive da settimane in prima linea, indica al giovane mitragliere dove sparare e parte la sequenza di colpi che illumina il tetto di rosso facendolo diventare un bersaglio perfetto.</p>
<p>Nella capitale si perdono e riconquistano posizioni, ma le linee si muovono di poco. Il governo Serraj non riesce a ricacciare indietro le truppe di Haftar. E il generale della Cirenaica non è stato in grado di arrivare al centro, come aveva annunciato entro il Ramadan, il mese di digiuno islamico iniziato il 6 maggio. I governativi forse prenderanno l&#8217;aeroporto internazionale in disuso dal 2014, ma Tripoli rimane assediata.</p>
<p>Nel caos spuntano dei personaggi unici, che si incontrano solo nella guerre. Mohammed ancora zoppica per un proiettile che gli ha sfiorato l&#8217;anca. Questa specie di Enrico Toti di Misurata si presenta in prima linea in mimetica e stampella. Coraggioso e segaligno ci porta nel cuore della battaglia di Ein Zara, un quartiere di Tripoli dove sono scoppiati gli scontri più duri. Gli regaliamo una nuova stampella perché la vecchia l&#8217;ha dimenticata al fronte chissà dove, dopo ore di battaglia.</p>
<div id="gallery_204447" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204447 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-1-1.jpg","subHtml":"<div class=\"lightGallery-captions\"><h4><\/h4><p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza n\u00e9 vincitori, n\u00e9 vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, Siria.<\/p><\/div>"},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-2.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-3.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-4.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-5.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-6.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-14.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-15.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-16.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>Il capitano Rafat preferisce i jeans all&#8217;uniforme con i gradi sulle spalline. Gli italiani lo hanno addestrato a Cassino. Quando ci incontra in mezzo ai combattimenti si fa in quattro per scortarci lungo il fronte in nome dell&#8217;amicizia con il nostro paese.</p>
<p>Il più variopinto è Nidal, barbone nero e lungo con cappellino di New York e un braccio fasciato per una ferita appeso al collo. Se ne frega e guida con una mano sola quello che resta di un gippone militare rosicchiato da schegge e proiettili. Sembra cadere a pezzi, ma in realtà viaggia ancora e pure veloce con un cannone senza rinculo montato sul retro. Completamente aperto, senza nessuna protezione, ha un equipaggio che sembra serenamente votato alla morte. Il taxi perfetto per andare al fronte.</p>
<p>La <strong>guerra</strong> la vedi in faccia quando portano i <strong>feriti</strong> alle infermerie da campo avanzate a ridosso della prima linea. Il combattente in mimetica blu colpito alla testa, che non capisce più niente. Il ragazzino sbudellato arrivato già morto. Il giovane del Fezzan dalla pelle scura come gli africani con la base di un razzo di 10 centimetri di diametro conficcata nella gamba. Si fa coraggio con i commilitoni ripetendo come una cantilena Allah o akbar, Dio è grande.</p>
<div id="gallery_204440" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_204440 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-9.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-11.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-12.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-13.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Battaglia-di-Tripoli-22.jpg","subHtml":""}];</script>
<p>I bollettini di guerra delle organizzazioni internazionali registrano 443 morti, 2.553 feriti e 60mila sfollati. Le Nazioni Unite parlano di 823mila persone, compressi 250mila minori, che hanno bisogno di aiuti umanitari.</p>
<p>Il palazzo di Vetro indaga sul coinvolgimento militare straniero, nella guerra civile libica da scenario siriano alle porte di casa nostra. Di notte sono comparsi spesso nei cieli di Tripoli dei droni, che hanno colpito in maniera chirurgica obiettivi strategici come depositi di munizioni o centri di comando. I missili lanciati sarebbero i Blue Arrow, secondo esperti Onu che hanno esaminato le immagini di alcuni frammenti. Questo genere di ordigni aria-terra sono in dotazione a tre paesi: Cina, Kazakistan ed Emirati Arabi Uniti. Il <strong>drone</strong> che li porta in grembo è il cinese Wing Loong. In un rapporto riservato non ancora reso noto si punterebbe il dito contro gli Emirati alleati del generale Haftar per l&#8217;ingerenza armata in Libia.</p>
<p>Il 7 maggio le truppe dell&#8217;uomo forte della Cirenaica hanno abbattuto un Mirage governativo. Il pilota, lanciatosi fortunosamente con il paracaduto, è stato catturato. Un video lo fa vedere a terra e sanguinante sovrastato da un combattente con un coltellaccio in mano. Il pilota, secondo la stampa di Lisbona, si chiama Jimmy Reis e sarebbe un mercenario portoghese di 29 anni.</p>
<p>La battaglia per il controllo della capitale sta diventando cronica e rischia di trascinarsi a lungo senza né vincitori, né vinti, ma con una sempre maggiore infiltrazione straniera che potrebbe trasformare la Libia in una nuova, devastante, <strong>Siria</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/tripoli-li-dove-infuria-la-battaglia/al-fronte-di-tripoli-con-i-soldati-di-serraj.html">Al fronte di Tripoli con i soldati di Serraj</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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