Non un asse, perché l’alleanza dell’Italia è una ed è quella atlantica. Ma di certo la visita di Vladimir Putin a Roma ha rappresentato un nuovo esempio del fatto che Roma si stia trasformando a tutti gli effetti nel ponte tra Oriente e Occidente e in particolare nei rapporti triangolari tra Russia, Stati Uniti e Unione europea. Un ruolo difficile, in un mondo che vira verso la polarizzazione e che non vuole incertezze sulle alleanze. Ma l’Italia ha scelto di giocare la sua partita, soprattutto perché con la convergenza di interessi fra l’amministrazione Trump e il Cremlino, il governo giallo-verde sa di poter contare sul sostegno di entrambe le superpotenze – o quantomeno dei suoi due leader.

La visita di Putin è la conferma. Così come lo sono le parole sia del presidente russo che dei leader incontrati dallo “zar”. Lo ha chiarito Sergio Mattarella, che nell’incontro con il suo omologo di Mosca ha confermato l’assoluta solidità dei rapporti fra Italia e Russia. Una chiarimento importante dal momento che Mattarella è un interlocutore che rappresenta soprattutto l’Italia nel sistema dell’Alleanza atlantica e dell’Unione europea. Ancorato alla logica dell’Occidente, il presidente della Repubblica non ha mosso ciglio nel confermare l’asse strategico con la Russia per la nostra economia e per il nostro sistema di rapporti internazionale. Ma lo ha confermato soprattutto Giuseppe Conte, che in una lunga conferenza stampa congiunta con il presidente russo ha ribadito le idee che da sempre contraddistinguono il governo composto da Lega e Movimento Cinque Stelle: dialogo con Mosca, fine delle sanzioni, ripensamento del ruolo diplomatico della Russia.

Obiettivi chiari, metodi anche altrettanto chiari, più complesso e capire come l’italia possa giungere a questo scopo passando dal fuoco incrociato di Stati Uniti e Unione europea, che con la Russia hanno rapporti molto meno facili e definiti rispetto a quelli che ha l’Italia. Ed è per questo che da Bruxelles (sponda Nato e Ue) e a Washington guardano con molto interesse a quanto avvenuto a Roma. Perché è vero si è trattato di una visita-lampo ed è vero che lo stesso Putin ha chiarito di non aspettarsi dall’Italia cambio di posizionamento all’interno delle sue alleanze. Ma è sicuramente vero che molti alleati del’Italia non sono per nulla convinti dei rapporti eccellenti ribaditi da questi incontri. E il rischio di diventare più che ponte un teatro di scontro c’è, anche se per ora sembra essere scongiurato proprio dalla volontà di dialogo fra Trump e Putin e dalle sinergie dimostrate da entrambi con l’attuale governo. Perché se l’Italia non può rinunciare né a Washington né a Mosca, è anche vero il contrario: ora l’Italia serve a entrambi, complice un chiaro indebolimento dell’Unione europea , della guerra fratricida all’interno dell’Europa ma anche il dinamismo che minaccia il Mediterraneo. In tutti i dossier più bollenti che interessano l’Italia, c’è la Russia e ci sono gli Stati Uniti. Il nodo energetico, con la corsa al gas del Mediterraneo e la strategia dei gasdotti, così come le crisi in Libia e (meno direttamente) in Siria, coinvolgono direttamente il nostro Paese ma sono soprattutto partite fra le due superpotenze. Mosca e Washington giocano sugli stessi tavoli ma da parti contrapposte. E nel mezzo c’è la Nato, a cui l’Italia non potrà rinunciare né ne ha alcuna intenzione.

A conferma di quanto detto, è il fatto che Matteo Salvini sia partito alla volta di Washington pochi giorni prima dell’arrivo di Putin a Roma. Due viaggi programmati da tempo, sia quello del ministro dell’Interno che quello del presidente russo, ma è chiaro che a Washington il discorso sia ricaduto anche sul fronte dei rapporti tra la Lega e Mosca, specialmente in un momento in cui appare chiaro che sia il partito guidato da Salvini a candidarsi alla guida del Paese. Gli Stati Uniti pretendono garanzie sul fronte dei rapporti con il Cremlino, sia da un punto di vista strategico che da un punto di vista economico. Per l’amministrazione Trump è possibile il dialogo, ma lo Stato profondo, in cui si annidano anche i falchi che vogliono circondare la Casa Bianca, non ha la stessa apertura al dialogo. E, come ricordato da La Stampa, non è un caso che la visita di Putin abbia ricevuto l’interesse dell’Ambasciata americana a Roma, che da tempo intrattiene fitti rapporti con esponenti leghisti e che vuole capire fin dove arrivi la partnership fra i partiti italiani e la Federazione russa. L’Italia, in questo senso, è un osservato speciale. Perché se è vero che il governo ha già ampiamente confermato di volere cementare l’asse con gli Stati Uniti, è altrettanto vero che su molti temi ci siano state ampie divergenze, a cominciare dall’Iran, fino al Venezuela, all’energia e al memorandum d’intesa per la Nuova Via della Seta. Putin non è Xi Jinping, la Russia non è la Cina. Ma è evidente che a Washington vogliono garanzie: Roma gliele può dare. Ma il ruolo di ponte può diventare sempre più complicato.