Sono ore concitate queste sul fronte libico: l’annuncio da parte di Khalifa Haftar circa l’avvio della fase finale della battaglia per la presa di Tripoli, è soltanto l’ultimo di una lunga serie di episodi che hanno scompaginato molte carte del dossier del paese nordafricano. Per questo il vecchio continente adesso, forse, ha capito che non è più tempo di aspettare i lunghi tempi diplomatici per l’organizzazione della conferenza di Berlino. Pena ulteriori mutamenti sul campo che potrebbero lasciare l’Europa ai margini della Libia: “Venerdì parleremo principalmente di Libia”, ha affermato il presidente del consiglio Giuseppe Conte annunciando l’incontro, previsto a Bruxelles, con Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Un mini vertice da cui potrebbe uscire alcune indicazioni importanti circa la posizione italiana e del vecchio continente.

L’Italia torna a muoversi?

Giuseppe Conte, impegnato nella capitale belga per il consiglio europeo, ha rivendicato la paternità del vertice a margine proprio dell’incontro tra i capi di governo europei. Il presidente del consiglio, rimasto fuori da un altro mini vertice, quello cioè tenuto a margine del summit della Nato a Londra, da qualche giorno avrebbe ripreso in mano il dossier libico. Troppo elevati i rischi per il nostro paese: gli accordi tra Fayez Al Sarraj e Recep Tayyip Erdogan hanno rappresentato la fatidica goccia in grado di far traboccare il vaso. Le mani che la Turchia vorrebbe mettere sulla Libia potrebbero essere le stesse in grado di porre in discussione il ruolo economico, specie sotto il profilo energetico, dell’Italia nel paese nordafricano. E questo, a sua volta, metterebbe in pericolo i nostri interessi soprattutto in Tripolitania.

Per questo da Palazzo Chigi, prima ancora che dalla Farnesina, è partito l’input per provare a tornare protagonisti sullo scacchiere libico. In primo luogo spiegando agli stessi partner europei che il problema non riguarderebbe solo l’Italia, bensì anche la stessa Europa: “È stata l’Italia a chiedere questo incontro – ha affermato Giuseppe Conte, con il riferimento al mini summit previsto in queste ore, durante un incontro con i giornalisti a Bruxelles – perché era prevedibile che l’azione di Haftar non sarebbe riuscita a stabilizzare il Paese ed è importante che l’Ue si muova con una sola voce”. Il presidente del consiglio ha poi aggiunto, per l’appunto, che “l’Europa deve muoversi compatta, questa non è solo una questione italiana”.

Nei giorni scorsi Conte ha minimizzato quanto è accaduto a Londra, da dove di fatto è tornato a mani vuote. L’attuale capo dell’esecutivo ha provato a nascondere l’insoddisfazione per come sono andate le cose: lì, come detto, non è stato invitato ad un vertice a quattro (dove erano presenti Regno Unito, Francia, Germania e Turchia e dove, secondo Conte, si è parlato principalmente di Siria), ma soprattutto non ha ricevuto alcun endorsment sulla Libia da Donald Trump. Due autentiche “sberle” politiche, impossibili da non notare. L’azione di Erdogan con Al Sarraj ha poi fatto il resto ed ha imposto un cambio di passo che, forse, adesso potrebbe iniziare ad intravedersi.

Lo paura di arrivare troppo tardi

A Tripoli il generale Haftar sta avanzando, il governo di Al Sarraj ha firmato accordi con la Turchia senza avvisare alcun alleato europeo e, più in generale, la situazione sta rischiando di arrivare ad un punto definitivo di non ritorno. Il tutto con un’Europa messa ai margini e gli Stati Uniti che non hanno alcun interesse a muoversi. Da qui le preoccupazioni a cui ha fatto riferimento Conte, ma evidenziate nei giorni scorsi anche da molte voci diplomatiche del vecchio continente. Del resto, l’idea stessa di organizzare una conferenza a Berlino è nata nei mesi scorsi proprio sulla base data dalla necessità dell’Europa di tornare ad avere un ruolo attivo in Libia. Ma il vertice da tenere nella capitale tedesca tarda ad essere organizzato, gli ultimi incontri preparatori non hanno dato in tal senso i frutti sperati. Anzi, se possibile hanno anche ulteriormente rallentato la macchina organizzativa.

Il mini vertice chiesto dall’Italia, serve proprio per fare già in queste ore il punto della situazione e lanciare delle controproposte. Su La Stampa si è fatto riferimento ad esempio sull’idea di trovare una figura “terza” tra Al Sarraj ed Haftar in grado di trainare un nuovo governo questa volta realmente unitario. Questo andrebbe a confermare anche le indiscrezioni, di cui si è parlato in questi giorni, su una possibile resa che la conferenza di Berlino potrebbe servire ad Al Sarraj, mettendo al suo posto un uomo in grado di far da mediatore tra le parti. Ma a prescindere da quelle che saranno le proposte che arriveranno dall’Europa, ciò che emerge politicamente è il fatto che le cancellerie del vecchio continente hanno capito che è arrivata l’ora di muoversi. Gli Usa non aiuteranno perché non considerano prioritario il dossier libico, né tanto meno gli altri attori internazionali aspetteranno ancora l’Europa. Prima si interverrà e prima si potrà, quanto meno, limitare i danni.

Il comunicato congiunto

Dopo la riunione, i tre leader riunitisi questo venerdì a Bruxelles hanno emesso un comunicato congiunto:

“I Leader esortano tutte le parti libiche e internazionali ad astenersi dall’intraprendere azioni militari, ad impegnarsi genuinamente per una cessazione complessiva e duratura delle ostilità e a riprendere con impegno un credibile negoziato sotto l’egida delle Nazioni Unite – si legge nel comunicato di Italia, Francia e Germania – Essi hanno ribadito il loro pieno sostegno alle Nazioni Unite ed all’azione del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, poiché pace e stabilità durevoli in Libia sono perseguibili solo attraverso una soluzione politica”.

“I Leader – prosegue la nota – hanno quindi riaffermato la loro determinazione a lavorare per il successo della Conferenza di Berlino, che si dovrà tenere senza ulteriore ritardo, ed hanno manifestato apprezzamento per gli sforzi dei rispettivi Ministri degli Esteri a tal fine. Essi hanno espresso l’aspettativa che le organizzazioni regionali, come l’Unione Africana e la Lega Araba, giochino un ruolo importante nella concreta attuazione degli esiti e dei seguiti della Conferenza di Berlino”.

“Essi hanno reiterato il loro fermo attaccamento all’unità, integrità territoriale, indipendenza, sovranità della Libia – conclude il comunicato – e all’obiettivo di una Libia stabile, sicura, democratica e prospera nell’interesse del popolo libico e dell’intera regione euro-mediterranea.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME