Tripoli potrebbe davvero capitolare? È la domanda che maggiormente circola nelle cancellerie occidentali in questi giorni. Il generale Haftar, con il suo Libyan National Army, è avanzato fin quasi alle porte della capitale libica, riuscendo a dar vigore ad un’azione militare finita in una fase di stallo da diversi mesi. Decisivo, molto probabilmente, l’aiuto di Mosca da cui sono arrivati i contractors della Wagner. Ma le forze dell’uomo forte della Cirenaica sarebbero in grado di sfondare definitivamente il fronte? E soprattutto, Haftar ha davvero intenzione di entrare a Tripoli?

Le forze in campo

All’indomani del lancio dell’operazione del generale sulla capitale libica, lo scorso 4 aprile, non mancavano i dubbi sulla reale capacità del Libyan National Army di conquistare una città da quasi due milioni di abitanti. Ed infatti, quello a cui pensava Haftar non era uno scontro militare vero e proprio, bensì un cambio di casacca delle milizie tripoline. In particolare, il generale credeva che, mosse da un certo malcontento per la situazione economica e politica interna a Tripoli, le milizie della Libia occidentale avrebbero cercato accordi con il suo esercito. Una passeggiata dunque, da attuare grazie a precise scelte di campo delle tribù locali.

I calcoli però si sono rivelati imprecisi. L’offensiva attuata da Haftar ha, al contrario, solidificato l’alleanza tra le varie milizie vicine al governo del premier di Al Sarraj. I gruppi provenienti da Misurata soprattutto, hanno iniziato a vedere in Haftar il nemico comune contro il quale unirsi. E questo ha fatto sì che il fronte a sud di Tripoli iniziasse a trasformarsi in una grande trincea in cui per mesi si è combattuto un conflitto entrato in una profonda fase di stallo. Al contempo, è diventato presto ben evidente come Haftar non aveva, all’inizio della battaglia, i mezzi per entrare nella capitale. Il suo Libyan National Army è strutturato come un esercito, ma è provato da 5 anni di battaglie in tutta la Cirenaica nell’ambito dell’Operazione Verità, lanciata nel 2014 contro gli islamisti. Per di più, anche l’Lna è composto da milizie e gruppi eterogenei che rispondono più alle tribù di appartenenza che ad un capo unico.

Esistono alcune forze di élite al suo interno, come ad esempio la Brigata 106, ma complessivamente l’esercito di Haftar appare ancora ben lontano dalla possibilità di sostenere da solo il peso di una così grande battaglia. Dall’altro lato, solo i gruppi provenienti da Misurata appaiono avere mezzi ed esperienze importanti per affrontare la vita del fronte. Ed è stato proprio l’intervento dei misuratini ad aver, in questi mesi, evitato la capitolazione di Al Sarraj.

Il vero obiettivo di Haftar

Come detto, il generale ha oramai ripreso l’iniziativa militare. Sul terreno si registrano avanzate dei suoi uomini, sia a sud che ad est del centro di Tripoli ogni giorni piccole o media porzioni di territorio vengono strappate dall’Lna alle milizie di Al Sarraj. Un contesto che ha quindi parzialmente tolto lo stallo in cui era caduto il conflitto per la presa della capitale. E questo è stato possibile grazie all’intervento anche dei contractors russi. Ma non basta per dare ad Haftar la certezza di poter reggere un conflitto ancor più diretto contro le milizie di Tripoli. Il Libyan National Army presentava lacune ad aprile e le presenta ancora oggi. Di questo il generale ne è ben consapevole.

Per tal motivo, è lecito pensare che l’uomo forte della Cirenaica abbia come primo e prioritario obiettivo quello di logorare le forze tripoline prima ancora che affrontarle. Le sue avanzate stanno generando nervosismo tra le fila delle forze di Al Sarraj, le quali iniziano a mostrarsi anche meno unite di qualche settimana fa. Nei giorni scorsi ad esempio, alcuni gruppi di Misurata hanno assediato le sedi del ministero delle finanze e della presidenza in quanto reclamavano il pagamento degli stipendi. Avere lo spettro della capitolazione, sta portando ad una minor disponibilità di fondi, ad una paralisi dell’attività amministrativa, alla chiusura di alcune tv vicine al governo e ad una situazione che, in generale, potrebbe lacerare il fronte vicino ad Al Sarraj.

Haftar giovedì sera ha parlato dell’inizio dell’ora zero, del momento cioè della resa dei conti finale per la presa di Tripoli. Ma non si è avuto alcun incremento degli scontri o dell’intensità della battaglia. Forse il generale ha voluto solo giocare sotto il profilo della comunicazione, un rilancio mediatico volto a creare ancora più imbarazzi e paure tra chi sostiene ancora Al Sarraj. Solo dividendo il fronte avversario, e questo Haftar sembra oramai averlo capito, il generale potrebbe conquistare politicamente, prima ancora che militarmente, la capitale.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME