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	<title>Elisabetta Trenta Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 16 Jun 2021 10:31:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Elisabetta Trenta Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La Cina &#8220;entra&#8221; nel governo. Cosa succede con i 5 Stelle</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cina-governo-cinque-stelle-trenta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 10:12:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Draghi a Bruxelles (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-1024x728.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-768x546.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il nodo cinese continua a tenere banco nella politica internazionale e italiana. Il G7, così come il vertice della Nato a Bruxelles, hanno descritto per la prima volta la Cina come un avversario sistemico. Joe Biden, nel suo tour europeo, ha impostato la dialettica su due tipo di avversario: la Russia sotto il profilo militare, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-governo-cinque-stelle-trenta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-governo-cinque-stelle-trenta.html">La Cina &#8220;entra&#8221; nel governo. Cosa succede con i 5 Stelle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="995" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Draghi a Bruxelles (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-300x213.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-1024x728.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Draghi-conferenza-Bruxelles-La-Presse-768x546.jpg 768w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il <strong>nodo cinese</strong> continua a tenere banco nella politica internazionale e italiana. Il G7, così come il vertice della Nato a Bruxelles, hanno descritto per la prima volta la Cina come un avversario sistemico. Joe Biden, nel suo tour europeo, ha impostato la dialettica su due tipo di avversario: <a href="https://it.insideover.com/difesa/al-vertice-nato-il-nemico-e-ancora-la-russia.html">la Russia</a> sotto il profilo militare, <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-nato-cambia-i-piani-lobiettivo-diventa-pechino-e-putin-osserva.html">la Cina sotto il profilo sistemico</a>. Una scelta in cui rientra per forza anche l&#8217;Italia, che appartenendo al blocco atlantico ma avendo anche siglato il memorandum sulla Nuova Via della Seta, si trova ora nella condizione di dover gestire un equilibrismo molto complicato. Di certo non può chiudere le porte agli investimenti e ai rapporti economici con Pechino, gigante dell&#8217;industria e ottimo cliente anche del <em>made in Italy</em>; ma dall&#8217;altro lato, il governo deve anche rispondere agli avvertimenti atlantici e dell&#8217;Europa sul rischio di essere parte di un piano che vede proprio la Cina al centro di tutto, con il rischio che sia proprio Roma una delle porte di ingresso di Pechino nell&#8217;Occidente e nel blocco a guida americana.</p>
<p><strong>Mario Draghi</strong>, nel suo intervento di presentazione alle Camere, ha messo da subito in chiaro che la sua linea di governo sarebbe stata votata all&#8217;atlantismo e all&#8217;europeismo. Una scelta precisa confermata anche nella riunione in Cornovaglia con i leader del G7 e ribadita in sede Nato. Ma questa chiarezza da parte del premier, cha ha comunque confermato di non voler chiudere le porte alla Cina, si scontra con una maggioranza politica eterogena a sostegno del premier che ha nel Movimento 5 Stelle il partito più marcatamente attratto dalle sirene orientali. Una questione che da tempo è vista con molto sospetto dalle parti di Washington, con il memorandum siglato da Giuseppe Conte che ha rappresentato un vero e proprio punto di non ritorno nei rapporti tra l&#8217;ex presidente del Consiglio e l&#8217;establishment statunitense.</p>
<p>Il Movimento è cambiato molto rispetto a quello della prima ora, e lo dimostra anche il passaggio &#8220;indolore&#8221; da governo giallo-verde a giallo-rosso fino a quello draghiano. Ma il filo rosso che lega queste realtà sembra essere proprio la vicinanza del partito a Pechino e la contrarietà a una logica di contrapposizione. Tanto che il fondatore, <strong>Beppe Grillo</strong>, è ormai ospite abituale dell&#8217;ambasciata cinese di Roma.</p>
<p>L&#8217;ultimo appuntamento dell&#8217;ex comico nella sede diplomatica di Roma ha però avuto un&#8217;eco diverso per due ragioni. Da un lato per l&#8217;invito (<a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/primo-sgarbo-conte-grillo-fugge-summit-cina-1953970.html">poi declinato</a>) rivolto a Conte, che doveva accompagnare Grillo all&#8217;incontro. Dall&#8217;altro lato, la concomitanza della visita con gli incontri di Draghi al G7 in cui si ribadiva piena convergenza sulla linea richiesta da Washington. Un tempismo che non può certo essere derubricato a semplice casualità, tanto che la stessa ex grillina ed ex ministro della Difesa, <strong>Elisabetta Trenta</strong>, ha tenuto a ribadirlo <a href="https://www.open.online/2021/06/16/m5s-cina-elisabetta-trenta-intervista/">in un&#8217;intervista a <em>Open</em></a>: &#8220;Il fatto che sia andato solo Beppe mi fa pensare che sia una mossa indipendente e che non rappresenti l’intero partito &#8211; spiega l&#8217;ex ministro &#8211; Certo, Beppe se lo poteva risparmiare. Almeno che non lo spieghi, perché la coincidenza è particolare. Se lui è stato disattento con la coincidenza di date, sicuramente non lo è stata l’ambasciata cinese: loro calcolano tutto&#8221;. Una frase che chiarisce come nulla possa essere lasciato al caso in uno scontro che ormai caratterizza non solo il mondo, ma anche la vita dei singoli governi.</p>
<p>L&#8217;intervista a Trenta serve anche a comprendere quanto possa incidere questo nuovo equilibrio mondiale all&#8217;interno dello stesso Movimento 5 Stelle. E quanto pesi eccome nelle stesse logiche di partito e di governo italiane, che molto spesso ne appaiono estranee per miopia. L&#8217;ex ministro della Difesa ha espresso il suo giudizio sulla Cina in modo molto netto, parlando di una &#8220;minaccia soprattutto dal punto di vista della cybersecurity&#8221; e soprattutto facendo leva sull&#8217;idea di &#8220;egemonia&#8221; da parte di Pechino. Un tema che nel <strong>Movimento 5 Stelle</strong> probabilmente ha tenuto banco e che è calmierato dalla leadership di Grillo e Conte. &#8220;I cinesi, da sempre, puntano a vincere le battaglie senza combatterle. Per loro è importante raggiungere un’egemonia economica utilizzando tutte le informazioni che possono avere su di noi. È un tema che riguarda tutte le aziende, pubbliche e private. La cosa più preoccupante è che hanno già il controllo su moltissime nostre informazioni, sui nostri dati, e le hanno ottenute facendoci comprare i loro prodotti per comunicare&#8221; spiega la Trenta. La cybersicurezza quindi è un problema non solo tecnico, non solo economico, ma anche di sistema.</p>
<p>Certo, questo non significa andare direttamente allo scontro. Le parole di Trenta, al pari di quelle di Draghi, ribadiscono che esiste un problema ma che sia comunque necessaria cautela e allo stesso tempo dialogo. &#8220;La Cina è un&#8217;autocrazia, ma diciamo anche che l&#8217;Egitto non è molto democratico e continuiamo ad avere accordi con il Cairo&#8221; spiega l&#8217;ex Cinque Stelle, &#8220;Draghi ha detto la stessa cosa anche nei confronti di Erdogan. Ma sappiamo che c&#8217;è bisogno di un equilibrio nella politica internazionale e l&#8217;Europa ha bisogno della Turchia&#8221;. E anche <strong>Luigi Di Maio</strong>, che da ministro degli Esteri deve mostrare convergenza con Draghi dopo i precedenti con Conte, ha espresso la piena aderenza dei 5S a Nato e Unione europea. &#8220;Non c&#8217;è nessun dibattito o volontà nel M5s di mettere in discussione l&#8217;alleanza occidentale e l&#8217;Ue, punti cardine della politica estera italiana, non deve esserci alcuna ambiguità&#8221; <a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/di-maio-grillo-dall-ambasciatore-cinese-italia-con-ue-e-nato_34176872-202102k.shtml">ha detto il ministro</a>.</p>
<p>Un messaggio diplomatico che aiuta anche a far comprendere quanto la politica estera italiana e la politica internazionale incidano sulla vita di Palazzo Chigi, e quanto siano fondamentali certi meccanismi che solo apparentemente rientrano nello scontro puramente ideologico. Nello scontro tra destra e sinistra, esistono diversi nodi strategici che riguardano anche il posizionamento dell&#8217;Italia nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-governo-cinque-stelle-trenta.html">La Cina &#8220;entra&#8221; nel governo. Cosa succede con i 5 Stelle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia partner di Regno Unito e Svezia per il nuovo caccia Tempest</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/litalia-partner-di-regno-unito-e-svezia-per-il-nuovo-caccia-tempest.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 14:35:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[caccia-fcas]]></category>
		<category><![CDATA[caccia-tempest]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="607" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tornado aviaizone britannica" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-768x243.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-1024x324.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo mesi di voci di corridoio e traccheggi è finalmente arrivata la decisione: l&#8217;Italia parteciperà, insieme al Regno Unito e alla Svezia, alla progettazione del caccia di ultima generazione Tempest che dovrà sostituire l&#8217;attuale linea di velivoli da intercettazione composta dagli Eurofighter Typhoon a partire dal 2035/2040. A dare la notizia è stata La Stampa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-partner-di-regno-unito-e-svezia-per-il-nuovo-caccia-tempest.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-partner-di-regno-unito-e-svezia-per-il-nuovo-caccia-tempest.html">L&#8217;Italia partner di Regno Unito e Svezia per il nuovo caccia Tempest</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="607" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Tornado aviaizone britannica" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-300x95.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-768x243.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Typhoon-jet-La-Presse-e1567694100873-1024x324.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dopo mesi di voci di corridoio e traccheggi è finalmente arrivata la decisione: l&#8217;<strong>Italia</strong> parteciperà, insieme al <strong>Regno Unito</strong> e alla <strong>Svezia</strong>, alla progettazione del caccia di ultima generazione <strong>Tempest</strong> che dovrà sostituire l&#8217;attuale linea di velivoli da intercettazione composta dagli Eurofighter Typhoon a partire dal <strong>2035/2040</strong>.</p>
<p>A dare la notizia è stata <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2019/09/04/news/difesa-a-5-stelle-l-italia-aderisce-al-progetto-tempest-il-caccia-che-sostituira-eurofighter-1.37413809?fbclid=IwAR195Mbze2RQmmlxoK8Puhd4NSzOXTC2qG5sTvVyvOHxxYcj0LkGBCfHAwk" target="_blank" rel="noopener"><em>La Stampa</em></a> che riporta fonti britanniche secondo cui l&#8217;accordo sarebbe stato raggiunto tra l&#8217;ex ministro della Difesa <strong>Trenta</strong> ed il suo omologo britannico, Ben Wallace, durante il recente summit ministeriale dell&#8217;Ue tenutosi ad Helsinki.  L’11 settembre, a Londra, ci dovrebbe essere la firma dell’accordo iniziale, durante la ventesima edizione della fiera Defence &amp; Security Equipment (Dse).</p>
<p>Il nuovo caccia inglese, che pone le sue origini nella <strong>Combat Air Strategy</strong> di Londra, è stato svelato per la prima volta al pubblico durante il <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/londra-svela-tempest-caccia-sesta-generazione-1554218.html" target="_blank" rel="noopener">salone internazionale dell&#8217;aeronautica di Farnborough</a> a luglio dell&#8217;anno scorso. In quell&#8217;occasione è stato presentato un modello a scala reale (in gergo chiamato <em>mock up</em>) del caccia di ultima generazione made in Uk che rappresenta la risposta inglese al progetto franco-tedesco <strong>Système de Combat Aérien du Futur</strong> (Scaf o Fcas nel suo acronimo inglese).</p>
<h2>I requisiti del Tempest</h2>
<p>Il nuovo caccia, come abbiamo già detto, nasce principalmente per sostituire il <strong>Typhoon</strong> nel ruolo di velivolo da difesa aerea ma avrà sicuramente anche un buon grado di <strong>capacità multiruolo</strong> che gli permetterà di essere utilizzato come cacciabombardiere. Non è ancora chiaro se sarà un sistema di <strong>generazione 5+</strong> o di <strong>sesta</strong>. Quello che è certo è che esistono dei requisiti fondamentali: il nuovo caccia dovrà essere un “sistema di sistemi” intendendo con questo termine la necessità che l’aereo dovrà essere il terminale principale di tutta una serie di sottosistemi in grado di gestire una moltitudine di operazioni e asset sul campo di battaglia come droni, la raccolta e condivisione in tempo reale di informazioni sul campo di battaglia, capacità di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-del-futuro-gia-si-chiama-cyber-warfare.html" target="_blank" rel="noopener"><em>cyber warfare</em></a>.</p>
<p>Il velivolo dovrà, inoltre, essere in grado di stabilire la <strong>superiorità aerea</strong> – o mantenerla – e di penetrare le difese avversarie eliminando tutte le minacce rilevanti, siano esse rappresentate dalla caccia avversaria o dai sistemi missilistici antiaerei.</p>
<p>Quello che stabilirà se ci troveremo davanti ad un caccia di sesta generazione o di quinta +, sarà la dotazione o meno di nuovi sistemi come un certo grado di <strong>intelligenza artificiale</strong>, motori a ciclo variabile che saranno in grado di essere più performanti ai regimi supersonici, nuovi sistemi d&#8217;arma ad energia diretta (tipo E/m o laser) e la possibilità che esistano due versioni del velivolo: con pilota o senza pilota (manned e unmanned). Tutti requisiti che sono richiesti per <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-russia-adesso-svela-al-mondo-suo-caccia-sesta-generazione.html" target="_blank" rel="noopener">i velivoli di sesta generazione statunitensi o russi</a>.</p>
<p>Il caccia Tempest sarà anche dotato di un certo grado di <strong>capacità stealth</strong>, ed in questo Italia e Regno Unito sapranno mettere a frutto la loro esperienza maturata con la costruzione del <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/programma-f-35.html" target="_blank" rel="noopener">caccia F-35</a>, di cui sono partner insieme a Stati Uniti, Giappone e &#8211; per il momento &#8211; Turchia.</p>
<h2>Una scelta ottimale</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-deve-scegliere-il-suo-caccia-di-nuova-generazione.html?fbclid=IwAR3Hy5E5nsNgSyk4qta5IYviDql0lW0rqwDH905lWCnmIx7gIu_8YwJxceM" target="_blank" rel="noopener">Come abbiamo già avuto modo di dire lo scorso marzo</a>, quella del Tempest risulta la <strong>scelta più logica</strong> ed ottimale per il nostro Paese per tutta una serie di motivazioni.</p>
<p>In primo luogo c&#8217;è già un&#8217;azienda italiana che sta partecipando alla nascita del nuovo caccia: si tratta di <strong>Leonardo MW</strong>. Il programma Tempest è infatti sviluppato da BAE Systems, un consorzio che include Rolls-Royce, Mbda e proprio la divisione britannica di Leonardo (ex Finmeccanica).</p>
<p>In secondo luogo, la partecipazione al progetto franco-tedesco per il concorrente del Tempest, lo <strong>Scaf</strong>, ci avrebbe visti con un <strong>ruolo del tutto subalterno</strong> non solo nella costruzione, ma anche nell&#8217;emanazione dei requisiti operativi: Francia e Germania hanno definito dei paletti inderogabili per quanto riguarda l’architettura del velivolo e pertanto se si fosse deciso di entrare in questo consorzio avremmo potuto solo accodarci passivamente come ha fatto la Spagna (tradotto: noi stabiliamo cosa farà il velivolo, voi ci aiutate nelle spese di progettazione e costruzione). Quindi un eventuale ingresso di Roma nel progetto Scaf ci avrebbe lasciato poco o nullo margine di manovra per andare incontro alle esigenze della nostra <strong>Aeronautica Militare</strong>.</p>
<p>Da questo punto di vista Londra risulta essere molto più flessibile proprio perché, ricercando partner per avviare il progetto definitivamente, lascia ancora aperte le porte ad interventi per stabilire compiti e ruoli della macchina, fondamentali affinché risulti efficace per l’Italia.</p>
<p>Come riferisce anche <a href="https://www.startmag.it/innovazione/leonardo-finmeccanica-ecco-cosa-ce-di-nuovo-sul-tempest-italia-dice-si-al-progetto-britannico/" target="_blank" rel="noopener"><em>Start Magazine</em></a>, con l’ingresso della <strong>Svezia</strong> nel programma britannico, sarà sicuramente coinvolta <strong>Saab</strong>, principale contraente della difesa svedese. La presenza di Stoccolma nella definizione del Tempest potrà snellire gli oneri finanziari della sua progettazione e apporterà un importante contributo nel campo delle competenze industriali aeronautiche: la Svezia ha infatti una lunga tradizione di velivoli autoctoni che hanno avuto un discreto successo sul mercato, soprattutto con le ultime costruzioni come il <strong>Gripen</strong>.</p>
<p>Come accennato precedentemente, Regno Unito e Italia potranno condividere e mettere a frutto la loro partecipazione alla costruzione dell&#8217;F-35, un assetto di quinta generazione stealth le cui caratteristiche potranno essere la base del nuovo caccia Tempest, e soprattutto le rispettive Forze Aeree sono già rodate nell&#8217;utilizzo di un caccia di tale tipo e hanno acquisito, pertanto, una certa &#8220;familiarità&#8221; con la macchina. Un fattore non da poco.</p>
<p>Il partenariato italo-inglese nel campo delle costruzioni aeronautiche è poi di lunga data essendo nato con la progettazione e costruzione del cacciabombardiere Tornado e proseguito poi con il Typhoon, quindi BAE Systems e Leonardo, in un certo senso, sono abituate a collaborare.</p>
<h2>L&#8217;incognita politica</h2>
<p>Se fino a pochi giorni fa l&#8217;instabilità politica data da un governo morente ha sollevato ombre sulla sorte dell&#8217;accordo, con l&#8217;arrivo al dicastero della Difesa di <strong>Lorenzo Guerini</strong> (Pd) queste sembrano a prima vista dissiparsi. Siamo convinti che il nuovo ministro si porrà nel solco dell&#8217;amministrazione precedente e perorerà la causa del Tempest in seno al nuovo governo.</p>
<p>L&#8217;ostacolo maggiore alla possibile collaborazione potrebbe essere <strong>Brexit</strong>, o meglio, il modo in cui il Regno Unito uscirà dall&#8217;Unione europea. Un’uscita “brusca”, senza accordi, potrebbe infatti precludere a Londra l’accesso ai fondi europei sulla difesa – siano essi l’Edf o Pesco – che comunque prevedono la possibilità di partecipazione di Paesi terzi extra Ue. In quest&#8217;ultimo caso, però, si prevede una forte resistenza di Germania e Francia per motivi che sono facilmente intuibili.</p>
<p>La politica però, è il regno del possibile, ed i consorzi internazionali per la costruzione di sistemi d&#8217;arma sono sempre esistiti, per cui anche nella peggiore delle ipotesi restiamo ottimisti sulla possibilità di trovare un accomodamento tra le parti che parteciperanno alla progettazione del Tempest, che proietterà l&#8217;Italia nel futuro delle costruzioni aeronautiche ridando linfa ad un settore fondamentale che funge da volano per tutta l&#8217;industria Hi-Tech nazionale, e che ci porrà all&#8217;avanguardia insieme ai &#8220;grandi&#8221; del panorama mondiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-partner-di-regno-unito-e-svezia-per-il-nuovo-caccia-tempest.html">L&#8217;Italia partner di Regno Unito e Svezia per il nuovo caccia Tempest</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ancora sospetti sulla Francia: &#8220;Sta aiutando Haftar a bombardare&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ancora-sospetti-sulla-francia-sta-aiutando-haftar-a-bombardare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2019 05:10:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=224805</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Francia starebbe aiutando le forze del generale Khalifa Haftar a bombardare i rivali in Libia da una base area segreta a Ras Lanuf, importante terminal petrolifero nel Golfo della Sirte. Il condizionale è d’obbligo perché in Libia la guerra si combatte anche con la propaganda e dall’offensiva del 4 aprile scorso si è letto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ancora-sospetti-sulla-francia-sta-aiutando-haftar-a-bombardare.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ancora-sospetti-sulla-francia-sta-aiutando-haftar-a-bombardare.html">Ancora sospetti sulla Francia: &#8220;Sta aiutando Haftar a bombardare&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Libia-La-Presse-e1566663149546-1024x525.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Francia</strong> starebbe aiutando le forze del generale Khalifa Haftar a bombardare i rivali in Libia da una base area segreta a <strong>Ras Lanuf</strong>, importante terminal petrolifero nel Golfo della Sirte. Il condizionale è d’obbligo perché in Libia la guerra si combatte anche con la propaganda e dall’offensiva del 4 aprile scorso si è letto e scritto di tutto. Ma è un fatto che i francesi siano stati colti con le <a href="https://it.insideover.com/guerra/missili-javalin-francia-libia.html">mani nella marmellata</a> a Gharian e non è affatto escluso che Parigi stia continuando a fare il doppio gioco: a parole, infatti, l’Eliseo riconosce il Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (Gna) sostenuto dalle Nazione Unite, ma nei fatti appoggia il tentativo dell’uomo forte della Cirenaica di conquistare Tripoli con la forza. A ventilare l’ipotesi di una presenza militare francese a Ras Lanuf è l’emittente televisiva <em>Libia al Ahrar</em>, media vicino ai Fratelli musulmani con sede centrale a Doha, in Qatar. La fonte è da prendere con le molle perché schierata dalla parte delle milizie che sostengono il Gna e, in particolare, dalla parte di Misurata, la “Sparta” libica intervenuta a Tripoli per sventare il golpe di <strong>Haftar</strong> contro il premier Fayerz al Sarraj.</p>
<p>La tv libica riferisce di aver ricevuto una soffiata dal Consiglio presidenziale su “un gruppo di militari francesi tra le fila dell’Esercito nazionale libico (Lna, la coalizione armata ai comandi del generale Haftar) altamente sorvegliato da elementi stranieri”. L’articolo non lo specifica, ma potrebbe trattarsi di uomini degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> o dell’<strong>Egitto</strong>, i due principali sponsor arabi del generale Haftar. “I francesi risiedono negli alloggi dei lavoratori di una filiale della società Petrolcomet, in un sito chiamato Campo, localmente noto come Campo Ait Ashtewi al Sulaimani&#8221;, aggiunge la tv libica, ripresa in Italia anche dall’<em><a href="https://www.agenzianova.com/a/5d5e687d0ff735.30423174/2576659/2019-08-22/libia-fonti-stampa-militari-francesi-con-le-forze-di-haftar-a-ras-lanuf/linked">Agenzia Nova</a>. </em>Petrolcomet Service Co. Oil Engineering, questo il nome completo dell’azienda, si presenta sul proprio sito web come “un gruppo diversificato di settori integrati di ingegneria e servizi petroliferi” con sedi a Belgrado, Bengasi, Ras Lanuf e Tripoli. L’emittente aggiunge che i militari francesi avrebbero creato “una stazione per il lancio di droni all’interno di un hangar dell’aeroporto di As Sidr, vicino Ras Lanuf”. Si tratta di informazioni assai difficili da verificare, ma estremamente dettagliate e soprattutto finora mai smentite.</p>
<p>Non è la prima volta che si parla di francesi nella Mezzaluna petrolifera della Libia. Ad aprile la testata <em><a href="https://formiche.net/2019/04/serraj-sorpreso-parigi-la-francia-sta-giocando-due-piani-libia/">Formiche.net</a></em> aveva parlato di “contractor francesi” dislocati a Ras Lanuf “per ragioni di sicurezza e intelligence da Parigi”, ipotizzando un “possibile coordinamento con gli emiratini pro-Haftar”. Fonti libiche vicine al governo Sarraj avevano riferito alla rivista italiana che “almeno un drone partirebbe dall’area di Ras Lanuf” con compiti non meglio specificati (attacchi a terra o illuminazione dei bersagli?). La posizione è senza dubbio strategica. Situata a metà strada fra Tripoli e Bengasi, saldamente in mano alle forze di Haftar e lontana dal fronte, sede di strutture petrolifere e industriali vitali per il paese, la città costiera di Ras Lanuf è la piattaforma ideale per effettuare operazioni militari clandestine in relativa tranquillità. La notizia di una struttura militare segreta francese a sostegno di Haftar, se confermata, potrebbe notevolmente complicare gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione politica al conflitto.</p>
<p>Anche perché la guerra civile prosegue e le <strong>bombe</strong> continuano a cadere a poche centinaia di metri dai militari italiani di stanza a <strong>Misurata</strong>. Nella notte tra il 22 e il 23 agosto, l’aeronautica dell’Lna ha <a href="https://it.insideover.com/guerra/aumenta-la-tensione-in-libia-ancora-bombe-su-misurata.html">bombardato</a> l&#8217;area di Al Sikt, distretto meridionale della “Città-Stato” libica, sede di una temibile prigione militare dell’era Gheddafi. Vale la pena ricordare che l’aeroporto cittadino situato proprio a sud di Misurata ospita anche l’ospedale da campo italiano con una presenza di circa 300 nostri militari nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit). Secondo il <a href="https://www.facebook.com/ministerodifesa/photos/a.218112628255148/2449921941740861/?type=3&amp;theater">ministro della Difesa Elisabetta Trenta</a>, gli attacchi delle forze di Haftar sono “molto precisi” e i militari italiani in Libia “non sono un obiettivo” per nessuna delle fazioni in conflitto. Sperando che la mira di chi bombarda (che siano libici, emiratini o francesi) sia infallibile, il contingente italiano a Misurata ha finalmente <a href="https://t.co/3MKoEaAmIA?amp=1">ricevuto i rifornimenti</a> dopo il “<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-missili-di-haftar-sfiorano-gli-italiani-a-misurata-c130-inverte-la-rotta.html">dietrofront</a>” del C130J dell’Aeronautica italiana partito da Pisa e rientrato alla base dopo il raid aereo condotto la notte tra il 5 e il 6 agosto dall’Esercito nazionale libico contro un altro aereo da trasporto, un Iljushin 76 ucraino proveniente dalla <strong>Turchia</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia ha un problema: rischiamo di non avere più una difesa aerea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-difesa-aspide-camm-er.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 May 2019 10:44:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="844" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-300x132.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-768x338.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-1024x450.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia c&#8217;è un problema: parlare della Difesa è difficile, specialmente se si tratta di spese. Per decenni, il nostro Paese ha voluto rimuovere l&#8217;idea che i governi dovessero in qualche modo far fronte alla sicurezza nazionale anche pagando (e molto) per gli apparati militari. Convinti che in fondo bastasse &#8220;demilitarizzare&#8221; l&#8217;opinione pubblica e che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-difesa-aspide-camm-er.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="844" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-300x132.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-768x338.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Lanciatore_Albatros_e_radar-e1558003489341-1024x450.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Italia c&#8217;è un problema: parlare della <strong>Difesa</strong> è difficile, specialmente se si tratta di spese. Per decenni, il nostro Paese ha voluto rimuovere l&#8217;idea che i governi dovessero in qualche modo far fronte alla sicurezza nazionale anche pagando (e molto) per gli apparati <strong>militari</strong>. Convinti che in fondo bastasse &#8220;demilitarizzare&#8221; l&#8217;opinione pubblica e che i nostri problemi sarebbero stati risolti da alleanze internazionali, gli esecutivi non hanno mai voluto approcciarsi alla spesa per la Difesa in maniera netta. Perché in fondo nessuno è in grado di  far accettare al proprio elettorato in fatto che si necessario spendere soldi pubblici per le forze armate. E questo incide, sia a livello ideologico che a livello puramente elettorale.</p>
<p>Il problema è che la Difesa esiste. E non parlarne, o farlo come se si stesse discutendo di un tabù, non aiuta a far capire realmente il problema. Gli apparati militari ci sono, operano e l&#8217;Italia non può farne a meno. A meno che non si decida di delegare il tutto a Nato e Unione europea: o se ne esca diventando una sorta di Paese senza capacità strategiche.</p>
<p>Questo discorso, adesso, coinvolge anche Lega e<strong> Movimento Cinque Stelle</strong>. Dal momento che il governo giallo-verde, che è composto da anime molto diverse fra di loro, deve necessariamente discutere di Difesa. E il rischio è che l&#8217;ideologia di fondo del M5S limiti una modernizzazione degli apparati di difesa del nostro Paese che appare sempre più imminente e necessaria. Con la lega che inizia invece a rappresentare l&#8217;ala del governo più interessata a far sì che la Difesa ottenga i fondi necessari.</p>
<p>In queste ultime settimane si è tornato a discutere del programma per la difesa missilistica, con il tema di fondo rappresentato dallo scontro riguardo il sistema che dovrà sostituire i missili <strong>Aspide</strong>, che dopo una onorata carriera di 40 anni, stanno definitamente terminando la loro durata operativa standard. Cosa che in realtà è avvenuta già parecchio tempo fa ma che adesso diventa fondamentale. Il termine è il 2020: ma dalla Difesa tutto tace. Anzi, il pericolo è che al ministero abbiano eseguito l&#8217;input del ministro <strong>Luigi Di Maio</strong> che, quale leader politico del Cinque Stelle, aveva già detto a settembre di bloccare in commissione il tentativo di finanziare il nuovo sistema missilistico <strong>Camm-Er</strong>, che dovrebbe sostituire proprio il sistema Aspide. Un problema che per l&#8217;Italia non riguarda solo al modernizzazione delle armi, ma anche il fatto che senza un sistema adeguato che rispetti i nuovi standard Nato, potremmo avere difficoltà anche problemi relativi alla mancata capacità di adeguarci a quanto richiesto dall&#8217;Alleanza e dall&#8217;Unione europea, così come delle regole sulla sicurezza dei cieli. E il fatto che Di Maio abbia escluso per adesso l&#8217;opzione Camm-Er di fatto implica che l&#8217;Italia abbia un problema con la sicurezza dei nostri cieli. Il vice premier pentastellato, come riportato da <a href="https://formiche.net/2018/09/trenta-di-maio-missili/"><em>Formiche</em></a>, puntava il dito soprattutto sui costi del programma: 545 milioni di  euro da spalmare in due tranche fino al 2031. Ma il rischio che l&#8217;Italia si trovi sguarnita nella difesa aerea, fuori dai giochi per quanto riguarda i grandi eventi, obsoleta rispetto alla Nato e all&#8217;Ue e con il<strong> Regno Unito</strong> (parte del programma) pronto a dar battaglia.</p>
<p>Ma la questione Camm-Er è solo l&#8217;ultima di una lunga serie di questioni ancora aperte. E che per l&#8217;Italia significano punti interrogativi fondamentali nell&#8217;ambito della Difesa. Prima del sistema missilistico che dovrebbe sostituire Aspide, c&#8217;è stato (e continua a esserci) il tema <strong>F-35</strong>. Il dossier divide ancora Lega e Movimento Cinque Stelle. E gli Stati Uniti premono affinché l&#8217;Italia rispetti i contratti già siglati. Specialmente perché Donald Trump non sembra essere un presidente eccessivamente accomodante nei confronti dei partner Nato. Ha chiesto che gli Stati aumentino le spese per la Difesa: e l&#8217;Italia non l&#8217;ha fatto. Ha chiesto che il governo italiano compri gli F-35 che aveva già preventivato, e Roma non ha risposto direttamente di sì. E ora rischiamo di avere un problema tecnico: cioè l&#8217;incapacità di sostituire il nostro parco aereo (visto che, in tutto questo, non si sta cercando un&#8217;alternativa) e quello, più politico, di andare contro gli Usa. Scelta assolutamente legittima: poi però è difficile andare a Washington a chiedere che la Casa Bianca ci sia una mano sulla Libia o con le agenzie di rating. Gli Stati Uniti non sono certamente intenzionati a fare sconti.</p>
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		<title>Perché la crisi in Libia obbliga a mantenere i porti chiusi</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/perche-la-crisi-in-libia-obbliga-a-mantenere-i-porti-chiusi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2019 07:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, sostiene che la politica dei porti chiusi sia una misura occasionale che non può essere risolutiva per il contrasto all’immigrazione clandestina, dando così manforte a quanto già dichiarato dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio: “Sono appena tornata da un ultimo viaggio nel Corno d’Africa, ero stata poco tempo prima in Niger: in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/perche-la-crisi-in-libia-obbliga-a-mantenere-i-porti-chiusi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LAPRESSE_20190109142832_28138294-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, sostiene che la politica dei porti chiusi sia una misura occasionale che non può essere risolutiva per il contrasto all’immigrazione clandestina, dando così manforte a quanto già dichiarato dal ministro del Lavoro, Luigi Di Maio:</p>
<p>“Sono appena tornata da un ultimo viaggio nel Corno d’Africa, ero stata poco tempo prima in Niger: in questi Paesi abbiamo dei tassi di crescita demografica incredibili, il raddoppio della popolazione entro il 2030. Come pensiamo di poter gestire questo futuro con la chiusura dei porti? È impossibile, bisogna lavorare su una soluzione alternativa”.</p>
<p>La Trenta si spinge oltre affermando a Radio Capital: “Se si dovesse arrivare alla guerra, non avremmo migranti ma rifugiati e i rifugiati devono essere accolti”.</p>
<p>Una linea palesemente in contrasto con quella del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che invece mantiene la propria posizione sui porti chiusi come pilastro fondamentale del contrasto all’immigrazione clandestina, misura che ha portato a una drastica riduzione degli arrivi.</p>
<p>Ipotizzare una riapertura dei porti in un momento come questo significa però mettere a serio rischio la sicurezza nazionale per tutta una serie di motivi.</p>
<p>In primis è fondamentale tener presente che in Africa il jihadismo rimane una minaccia particolarmente elevata, specialmente nell’area del gran Maghreb, nel Sahara-Sahel, nella regione del lago Ciad, nel corno d’Africa con manifestazioni che arrivano fino al Mozambico. I jihadisti hanno tutto l’interesse ad infiltrarsi in Europa e non avrebbero alcun problema a farlo sfruttando i flussi dell’immigrazione tramite la rotta mediterranea.</p>
<p>Diversi Paesi nei quali la minaccia jihadista è attiva presentano problemi legati al controllo dei confini, tra questi anche quello tra Libia, Niger e Chad, paesi dove viene segnalata presenza di gruppi jihadisti attivi.</p>
<p>Lo scorso agosto il sito Middle East Eye aveva inoltre pubblicato un approfondimento sulla presenza dell’Isis in Libia nel quale citava l’allarme lanciato dal colonnello delle forze armate libiche, Ali Faida, sul reclutamento di immigrati da parte dei jihadisti: “Immigrati clandestini che cercano di raggiungere l’Europa arrivano in Libia in cerca di denaro e l’Isis li paga bene…Durante una delle nostre recenti battaglie abbiamo catturato molti foreign fighters dell’Isis che hanno confessato di essersi arruolati perché pagano bene”.</p>
<p>Un altro elemento da tenere in considerazione è poi quello degli arresti a Napoli, tra aprile e giugno del 2018, dei gambiani Sillah Ousman e Alagie Touray. I due avevano partecipato a un addestramento militare in un campo mobile dove si formano i futuri soldati o kamikaze dell’Isis ed erano pronti a compiere attentati in Europa. Nel dicembre del 2016 erano saliti su un barcone diretto in Italia ed erano arrivati sulle coste siciliane, a Messina. Touray era stato trasferito a Napoli; Sillah in Puglia.</p>
<p>In Gambia risulta tra l’altro particolarmente attiva la campagna di reclutamento dell’Isis, a partire dal 2016. I6mila immigrati pronti a partire, citati in un recente rapporto dell’Aise consegnato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non possono non preoccupare in quanto tra questi potrebbero annidarsi jihadisti pronti a colpire. In aggiunta riaprire i porti, oltre alle problematiche legate alla gestione del fenomeno e alla carenza di filtri adeguati che permettono di identificare chi entra, significherebbe permettere ai trafficanti di esseri umani di continuare a lucrare; fondi che tra l’altro rischiano di finire anche in mano al terrorismo.</p>
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		<title>&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 13:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Afghanistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/italia-afghanistan-trenta-171237.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il possibile ritiro del contingente italiano dall&#8217;Afghanistan agita il dibattito politico e il governo. Ma la Difesa continua a ritenere doverosa una rimodulazione dei propri impegni all&#8217;estero. A confermarlo è stato lo stesso ministro Elisabetta Trenta, che, in un&#8217;intervista rilasciata a Il Corriere della Sera, ha ribadito la linea dell&#8217;esecutivo: &#8220;Ci sono priorità strategiche nazionali. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="681" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/05/Flickr_-_The_U.S._Army_-_Colorful_Afghan_horizon-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>Il possibile <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ritiro-afghanistan-italia/">ritiro del contingente italiano dall&#8217;Afghanistan</a> agita il dibattito politico e il governo. Ma la Difesa continua a ritenere doverosa una rimodulazione dei propri impegni all&#8217;estero.</p>
<p><a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare" rel="attachment wp-att-61707"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-61707" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/11/strip_occhi_articolo_talebani.jpg" alt="strip_occhi_articolo_talebani" /></a></p>
<p>A confermarlo è stato lo stesso ministro Elisabetta Trenta, che, in un&#8217;intervista rilasciata a <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/19_gennaio_30/moavero-non-dovevo-informarlo-trenta-afghanistan-ritiro-militari-contingente-e9842bf0-2402-11e9-990a-2cd94550e24b.shtml">Il Corriere della Sera</a></em>, ha ribadito la linea dell&#8217;esecutivo: &#8220;Ci sono <strong>priorità strategiche nazionali</strong>. Le faccio un esempio: altri partner Ue hanno cambiato le loro prospettive, come Spagna e Francia, quest&#8217;ultima si è addirittura ritirata dall&#8217;Afghanistan alla fine del 2014, ma mantiene una presenza importante in Africa. Non vedo perché l&#8217;Italia non ne possa discutere, considerando che oggi il nostro principale interesse si focalizza, come è normale che sia, proprio in Africa e nel Mediterraneo&#8221;.</p>

<p>Da questa frase è possibile ripercorrere tutta la strategia italiana sulle missioni all&#8217;estero varata dal nuovo governo composto da <strong>Lega</strong> e <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. Una linea già espressa nel decreto Missioni, con il quale si era ampiamente prevista la possibilità di un cambiamento degli obiettivi dell&#8217;impegno italiano nelle missioni internazionali, spostando l&#8217;asse dal Medio Oriente e Asia centrale (Iraq e Afghanistan) per spostarlo verso il Mediterraneo e il Sahel.</p>
<p>L&#8217;idea del governo è che l&#8217;impegno militare italiano debba essere messo al servizio non di un interesse internazionale  o multinazionale, ma al servizio di un interesse nazionale più diretto, cui si aggiunge l&#8217;inevitabile placet degli Stati Uniti. Perché è del tutto evidente che il governo italiano, come tutti i precedenti, non possa fare a meno dell&#8217;ok della Casa Bianca, che rappresenta ancora oggi la superpotenza in grado di guidare l&#8217;Occidente.</p>
<p>In questo senso, non è un mistero che questo disimpegno (ancora potenziale) dell&#8217;Italia dall&#8217;Afghanistan sia il frutto di un discorso più ampio imposto dall&#8217;amministrazione Trump, che ha deciso di rivedere i suoi impegni internazionali. Gli<strong> Stati Uniti</strong> del presidente repubblicano hanno deciso di proporre una virata rispetto alle precedenti presidenze, da George W. Bush a quella di Barack Obama. E Kabul non rientra più nelle prerogative di Washington.</p>

<p>Proprio per questo motivo, l&#8217;Italia può può sfruttare la situazione per accodarsi al disimpegno Usa e cambiare la sua strategia dopo aver onorato per 18 anni una guerra che ha dato lustro al Paese, ma anche provocato la morte di 54 soldati, oltre a una spesa che si aggira intorno ai 7 miliardi di euro. <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-tornare-non-dimenticare/">Le forze armate italiane hanno fatto il possibile</a> per portare la pace in Afghanistan. Non è stato semplice e probabilmente la guerra non finirà come si era pensato nei primi anni di conflitto. Ma è giusto anche scegliere di interrompere <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-baratro/">un impegno che rischia di essere un tunnel senza via d&#8217;uscita</a>.</p>
<p>In questo momento, l&#8217;impegno internazionale in Afghanistan sembra essere messo in discussione e le chiavi di lettura sono molte. È certo che si tratti di un clamoroso fallimento della strategia dell&#8217;Occidente. La guerra è iniziata nel 2011 con l&#8217;intenzione di sconfiggere i talebani e porre un governo stabile e in grado di controllare il Paese. A quasi 20 anni dall&#8217;inizio della guerra, l&#8217;unica certezza è che i <strong>talebani</strong> controllano larga parte del territorio afghano. Una certezza cui si aggiunge quella secondo cui l&#8217;impegno di Usa e Nato ha solo portato a una cristallizzazione del conflitto, con il rischio che in aree del Paese si impiantino gruppi terroristici nuovi rispetto al panorama afghano, in particolare lo <strong>Stato islamico</strong>.</p>
<p>Ma proprio per questo motivo, il governo italiano ha scelto una doverosa via di rivisitazione del suo impegno a Herat e in tutto l&#8217;ovest dell&#8217;Afghanistan. Che non significa rinnegare il proprio impegno, ma prendere atto di una grande fase di transizione mondiale. Il mondo è diverso da quello del 2001. E per Roma gli interessi sono altrove, in articolare in <strong>Sahel</strong> e in <strong>Libia</strong>, visto che sono messe a repentaglio la stessa tenuta della stabilità del Mediterraneo e la sicurezza del nostro Paese. Controllare <strong>il flusso di migranti</strong> è prioritario per il nostro esecutivo: sicuramente lo è anche in chiave elettorale, non c&#8217;è dubbio, ma strategicamente appare anche più utile rispetto a un impegno in un Paese lontano e in un conflitto che anche chi l&#8217;ha iniziato (gli Usa) vuole finire al più presto. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afghanistan-ritiro-stati-uniti-talebani/">E tratta con i suoi nemici</a>, i talebani, proprio a questo scopo.</p>

<p>La pianificazione di un ritiro da <strong>Herat</strong> e dalle altre province afghane è un segnale che il mondo cambia e bisogna prenderne atto. Posto che ovviamente sarà il Parlamento a dover decidere. E lo ha ribadito lo stesso ministro. &#8220;Sarà il Parlamento, nel rispetto della sua centralità,a dover decidere. Ciononostante da parte mia, a nome del governo, c&#8217;è chiaramente un indirizzo politico, che abbiamo già indicato nel precedente decreto missioni e che sarà evidente nel prossimo decreto. Mi riferisco ad esempio alla <a href="http://www.occhidellaguerra.it/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno/">nuova missione Niger</a>, che per noi è fondamentale perché rivolta al controllo dei flussi migratori verso l&#8217;Italia&#8221;. Se poi questo è possibile che per gli Stati Uniti ci hanno dato il &#8220;permesso&#8221; è un altro tema: ma intanto stiamo rimettendo al centro le nostre priorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/italia-afghanistan-trenta.html">&#8220;Adesso l&#8217;Italia ha altre priorità&#8221; Perché vuole lasciare l&#8217;Afghanistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I nuovi tagli alla Difesa  preoccupano le forze armate</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/nuovi-tagli-alla-difesa-preoccupano-le-forze-armate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Oct 2018 12:57:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[f35]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono in arrivo nuovi importanti tagli al bilancio della Difesa per l&#8217;anno 2019. Dopo giorni di voci che hanno fatto seguito alle parole del vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, sono trapelate le prime linee di quello che sarà il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato. Nel comunicato stampa del Consiglio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/nuovi-tagli-alla-difesa-preoccupano-le-forze-armate.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/nuovi-tagli-alla-difesa-preoccupano-le-forze-armate.html">I nuovi tagli alla Difesa  preoccupano le forze armate</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_5068820-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono in arrivo nuovi importanti <strong>tagli al bilancio della Difesa</strong> per l&#8217;anno 2019. Dopo giorni di voci che hanno fatto seguito alle parole del vice presidente del Consiglio<strong> Luigi Di Maio</strong>, sono trapelate le prime linee di quello che sarà il disegno di legge relativo al bilancio di previsione dello Stato.</p>
<p>Nel <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-23/10148" target="_blank">comunicato stampa</a> del Consiglio dei Ministri dello scorso 15 ottobre, al punto 14 si legge testualmente: &#8220;Riduzione delle spese militari – Si prevede una riduzione delle spese militari pari ai fondi necessari per la riforma dei Centri per l’impiego&#8221;. </p>
<p>In ottemperanza a <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=0NY2YkBK7lk" target="_blank">quanto affermato dallo stesso vicepremier</a> recentemente, la riforma dei centri per l&#8217;impiego verrebbe a costare circa un miliardo di euro, ma è ragionevole supporre che la spesa sia superiore. Pertanto c&#8217;è da aspettarsi che la decurtazione del bilancio della Difesa per il prossimo anno ammonti a tale cifra.</p>
<p>Quali programmi della Difesa saranno tagliati?Camm ER</p>
<p>La prima vittima della scure grillina ha un nome: il programma <strong>Camm ER</strong>, acronimo di Common Anti-air Modular Missile Extended Range. </p>
<p>Il sistema missilistico da difesa aerea progettato dal consorzio europeo leader nel settore <strong>Mbda</strong> (di cui fa parte anche <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-guarda-ad-est-gruppo-leonardo-entra-cina/" target="_blank">Leonardo-Finmeccanica</a> al 25%) doveva andare a sostituire gli attuali sistemi di Esercito, Marina e Aeronautica che sono rispettivamente lo Skyguard, Albatros e Spada, tutti basati sul <strong>missile Aspide</strong>, ormai obsoleto avendo raggiunto i 40 anni di servizio.</p>
<p>Il valore del programma Camm ER è di <strong>545 milioni di euro</strong> &#8211; 95 per lo sviluppo e 450 per costi di acquisizione &#8211; spalmati tra il 2019 ed il 2031, ma che devono essere messi a bilancio programmatico subito sia nella Legge di Bilancio sia conteggiati nel Def (Documento di Economia e Finanza). </p>
<p>Le ambiguità sul destino dell&#8217;F-35</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/f-35-italiani/" target="_blank">F-35 Lightining II</a>, il cacciabombardiere stealth di quinta generazione che andrà a sostituire la linea composta da <strong>Tornado</strong> e <strong>Amx</strong> nell&#8217;Aeronautica Militare e da <strong>AV-8B Harrier II</strong> nella Marina Militare (in totale 250 velivoli), il Ministro della Difesa <strong>Elisabetta Trenta</strong> è stata alquanto ambigua nelle sue dichiarazioni che si sono susseguite a tre mesi di distanza.</p>
<p>Dopo il taglio del numero di aerei acquisiti voluto dal governo Monti (da 131 a 90), le parole del ministro lasciano presagire che si intenda <strong>rivedere ancora una volta a ribasso la quantità di F-35</strong> destinate all&#8217;Aeronautica e alla Marina. </p>

<p>Voci di corridoio sostengono infatti che i <strong>15 esemplari della versione B</strong> a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) destinati all&#8217;Aeronautica <strong>verranno cancellati</strong>, lasciando invariato il numero dei restanti 15 destinati alla Marina e dei 60 della versione A &#8211; di cui 9 già presi in carico &#8211; per l&#8217;arma azzurra. </p>
<p>Il ministro Trenta del resto, come ebbe a modo di dire via social network il 6 luglio scorso, è <strong>scettica in merito al programma</strong>. &#8220;Siamo infatti sempre stati critici del programma &#8211; ha fatto sapere il ministro &#8211; nessuno lo nasconde, proprio per questo non compreremo nuovi caccia e, alla luce dei contratti in essere già siglati dal precedente esecutivo, stiamo portando avanti un’attenta valutazione che tenga esclusivamente conto dell’interesse nazionale&#8221;.</p>
<p>Sibillina invece la risposta data alle accuse &#8211; peraltro non infamanti &#8211; che sono state rivolte all&#8217;esecutivo gialloverde in merito all&#8217;acquisizione dei <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://dod.defense.gov/News/Contracts/Contract-View/Article/1503297/fbclid/IwAR3jAVib8g8lEgXfHdFpkPMdj2E1kdRkKQS4ETfB1NpdsyONtrCpiqkEbLI/" target="_blank">Lrip 13 e 14</a> dell&#8217;F-35. </p>
<p>Sempre via social il Ministro fa sapere che &#8220;sto lavorando &#8211; con grande senso di responsabilità anche verso l&#8217;indotto occupazionale e il comparto delle imprese italiane coinvolte nel progetto &#8211; per cercare di mettere ordine nel caos che ci hanno lasciato&#8221;.</p>
<p>Ad onor del vero per il momento il programma di acquisizione dell&#8217;F-35 procede regolarmente, come evidenziato dal Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) 2018-2020 appena approntato dalla Difesa ma eredità della gestione Pinotti. Lo staff del ministro Trenta lo ha rivalutato e modificato in alcune aree, ma la programmazione finanziaria, compresa quella che destina, nel 2019, 766 milioni di euro (che saliranno a 783 nel 2020) per il cacciabombardiere stealth di quinta generazione rimane invariata.</p>
<p>Stop al &#8220;Pentagono&#8221; tricolore</p>
<p>Sempre il ministro Trenta fa sapere che ritiene la costruzione della nuova struttura che centralizzerà i dipartimenti della Difesa che avrebbe dovuto sorgere a Roma nel quartiere di <strong>Centocelle</strong> non necessaria per l&#8217;Italia.</p>
<p>Il 13 ottobre ha rilasciato una dichiarazione in cui attaccava la creazione del centro polifunzionale senza mezzi termini.<br />&#8220;Abbiamo deciso di sospendere dei programmi che potevano aspettare, abbiamo deciso di tagliare un progetto di cui la Difesa in questo momento non aveva assolutamente bisogno&#8221; aggiungendo che &#8220;Quando leggo che si vuole spendere un miliardo e mezzo per realizzare il <strong>Pentagono italiano</strong> e poi vedo che i nostri uomini e le nostre donne sul terreno, in Italia e all’estero, a volte non dispongono nemmeno degli equipaggiamenti necessari io mi fermo, rifletto e intervengo&#8221;.</p>
<p>Le criticità dei tagli al bilancio della Difesa</p>
<p>Nonostante i tagli non siano lineari e nonostante le rassicurazioni del Ministro Trenta che tiene a sottolineare che il governo &#8220;salvaguarderà tutto ciò che è strategico per la crescita del Paese e l&#8217;ammodernamento delle Forze Armate&#8221; <strong>la prospettiva per il 2019 non è affatto rosea</strong> per il mondo con le stellette.</p>

<p>Cancellare <em>tout court</em> il Camm ER significa affidarsi ancora agli Spada che, ahinoi, oltre ad essere arrivati alla fine della loro vita operativa risultano essere anche molto più dispendiosi nel loro esercizio proprio per questo motivo, pertanto la Difesa si troverà ad avere in dotazione un sistema missilistico costoso e sempre più inefficace contro le nuove minacce date non solo da velivoli di ultima generazione ma anche da missili da crociera e balistici di nuovo tipo. Senza dimenticare che gli Spada hanno anche una data di scadenza molto prossima posta al 2021.</p>
<p>Sull&#8217;F-35 abbiamo già avuto modo di dire che si tratta di una <strong>macchina rivoluzionaria</strong> che, sebbene abbia bisogno di svezzarsi, dovrà essere necessariamente la spina dorsale della nostra Aeronautica Militare in quanto non è possibile prolungare la vita del Tornado oltre il <strong>2025</strong>, anno in cui l&#8217;ultimo esemplare sarà ritirato dal servizio attivo.</p>
<p>L&#8217;Italia, ma anche l&#8217;Europa, hanno ormai perso il treno per un caccia di quinta generazione e pertanto <strong>l&#8217;F-35 resta l&#8217;unica alternativa</strong> al dover continuare a utilizzare caccia di quarta generazione in un mondo in cui le difese aeree sono già due passi avanti rispetto a loro.</p>
<p>Il progetto del Pentagono italiano è senza dubbio procrastinabile date le contingenze ma non si può pensare di continuare con la separazione di uffici e comandi con l&#8217;inevitabile duplicazione di &#8220;scrivanie&#8221; se si vuole davvero razionalizzare lo strumento Difesa.</p>
<p>Sempre il Ministro Trenta ha tenuto a ribadire che &#8220;Non sarà mai, e ripeto mai, toccato un solo euro degli stipendi dei militari e dei civili della Difesa&#8221; ed è proprio questa filosofia fonte di un&#8217;ulteriore criticità.</p>
<p>Se si riduce il bilancio senza tagliare il personale &#8211; a proposito la <strong>riforma Di Paola</strong> 50-25-25 che fine ha fatto? &#8211; e senza ridimensionarne gli stipendi, quindi tenendo fissa quella voce di spesa, è palese che il resto delle voci di bilancio, come <em>procurement</em>, missioni, esercizio e soprattutto innovazione vadano inevitabilmente ad essere intaccate con tutti i rischi che ne conseguono.</p>
<p>Rischi che ricadranno anche sul <strong>personale impiegato in missione</strong> che si troverà a dover combattere ed affrontarne i pericoli in territorio ostile senza i mezzi all&#8217;avanguardia dei suoi colleghi di altre nazioni.</p>
<p>Senza citare poi il fatto che l&#8217;intero strumento difensivo sarà soggetto ad una <strong>sempre più rapida obsolescenza</strong> dovuta all&#8217;usura dei vecchi mezzi che, giocoforza, causerà una maggiore manutenzione che non potrà essere effettuata per via dei tagli. Il classico cane che si morde la coda.</p>
<p>Le sfide per il futuro</p>
<p><strong>Investire nella Difesa</strong> non significa sprecare denaro pubblico che potrebbe essere utilizzato per creare lavoro o per il sociale, significa operare scelte oculate che servono a rendere l&#8217;Italia un Paese importante ed autorevole nel consesso internazionale.</p>
<p>Il panorama geostrategico globale odierno ci impone di essere all&#8217;avanguardia non solo perché facenti parte della <strong>Nato</strong>, ma perché si stanno riaffacciando nazionalismi di potenze medie e grandi che vanno a contrastare il predominio degli Stati Uniti in diversi scacchieri, non ultimo quello Euro-Mediterraneo dove, oltre alla <strong>Russia</strong>, si è affacciata con prepotenza la <strong>Cina</strong>, vero avversario di Washington e dei suoi Alleati.</p>

<p>Certe sfide si vincono con investimenti e &#8220;facendo rete&#8221; con i nostri partner europei &#8211; com&#8217;era il progetto Camm ER sviluppato con il Regno Unito &#8211; e vanno viste come un&#8217;assicurazione sulla vita della stessa nazione, che deve pensare non solo di essere una propagine dell&#8217;Europa ma di essere una Penisola in un <strong>Mediterraneo allargato</strong> che va dal Golfo di Guinea sino al Mare Arabico. </p>
<p>Per questo occorre guardare con interesse a progetti come il caccia <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/londra-svela-tempest-caccia-sesta-generazione-1554218.html" target="_blank">Tempest</a> recentemente presentato al salone di Farnborough che rappresenta una perfetta soluzione per un velivolo di sesta generazione che vada a sostituire gli Eurofighter Typhoon, stante il fatto che, ad oggi, del programma britannico non se ne conoscono i dettagli e pertanto non è dato sapere se possa anche essere una valida alternativa all&#8217;F-35. Oppure occorre investire in quel progetto europeo che ci permetterà finalmente di costituire un serio network di industrie della Difesa che si chiama <a href="http://www.occhidellaguerra.it/pesco-nasce-la-difesa-europea-litalia-serie-b/" target="_blank">Pesco</a> e che richiederà ulteriori fondi. </p>
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		<title>L&#8217;Italia sarà presto in Niger:  ecco cosa prevede la missione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Sep 2018 11:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Missione italiana in Niger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_4721865-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Approvata nello scorso mese di gennaio, la missione italiana in Niger si è trasformata subito in un autentico &#8220;giallo&#8221;. I militari italiani giunti a Niamey, capitale del paese africano, per mesi sono stati costretti a risiedere all&#8217;interno di una base americana senza armi e munizioni. Niente supporto logistico alle truppe locali, niente possibilità di poter &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html">L&#8217;Italia sarà presto in Niger:  ecco cosa prevede la missione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Gli obiettivi della missione</p>
<p>La missione in Niger, come detto, ha avuto il via libera del parlamento a gennaio. La legislatura era ancora quella passata, la missione è stata dunque architettata durante il<strong> governo Gentiloni</strong> e rientra in un piano più complessivo volto a rivalutare la presenza italiana nel Sahel. Infatti, proprio ad inizio 2018, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/litalia-sempre-piu-presente-niger-fermare-migranti-jihadisti/">l&#8217;allora ministro degli esteri Alfano ha inaugurato a Niamey</a> la prima ambasciata italiana nell&#8217;area del Sahel e, proprio in quell&#8217;occasione, è diventata concreta la possibilità della presenza delle nostre truppe in Niger. L&#8217;obiettivo principale è da subito apparso quello del contrasto all&#8217;immigrazione. Dal Niger infatti partono più del 90% dei migranti dell&#8217;area Ecowas diretti verso la Libia i quali, da lì, poi cercano di imbarcarsi verso l&#8217;Italia. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-la-cedeao-agevola-migranti-raggiungere-leuropa/">L&#8217;area Ecowas è una sorta di Unione Europea del Sahel</a>: si tratta di una zona di libero scambio tra Niger, Burkina Faso, Mali, Nigeria, Ghana, Costa d&#8217;Avorio, Senegal ed altri paesi che si affacciano sull&#8217;Atlantico. </p>
<p>Non esistono dogane o frontiere sigillate, dunque è molto semplice arrivare da questi paesi nel Niger che, a sua volta, confina a nord con una Libia senza alcuno Stato e dunque senza alcun controllo. Ecco perchè Niamey, Agadez ed altre città nigerine sono oramai diventate crocevia essenziale nelle rotte dei migranti. Si giunge in Niger con normali mezzi di linea, poi nel nord del paese africano si pagano i carovanieri. Quest&#8217;ultimi, a bordo dei pick up, trasportano i migranti verso il confine con la Libia. <strong>Da qui in poi entrano quindi in gioco i trafficanti presenti in Libia</strong>, con tutto ciò che ne consegue per la vita degli stessi migranti e per il fenomeno dell&#8217;immigrazione nel Mediterraneo. </p>

<p>“L&#8217;Italia entrerà in pieno supporto del governo nigerino e assisterà le autorità locali attraverso delle unità di addestratori, uomini e donne delle Forze armate con alte specialità e professionalità &#8211; <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.agenzianova.com/a/5ba3dc1e0b2651.74978053/2077054/2018-09-20/difesa-ministro-trenta-sbloccata-missione-in-niger-per-controllo-flussi-migratori/linked">ha dichiarato il ministro Trenta nella giornata di giovedì</a> &#8211; Formeranno le forze nigerine al fine di rafforzare il controllo sul territorio. Tutto questo, seguendo ovviamente le esigenze, le richieste e le necessità di Niamey.&#8221; Dunque, il ruolo degli italiani dovrebbe essere quello di <strong>addestrare le truppe locali</strong> al fine di rafforzare i controlli ed impedire ai carovanieri di portare con estrema facilità i migranti verso la Libia. La missione, si precisa dal ministero della Difesa, <strong>dovrebbe arrivare nei prossimi mesi ad avere un massimo di 470 uomini</strong> schierati nel paese africano. Per adesso, nel primo semestre, si arriverà ad un massimo di 120 soldati italiani stanziati in Niger. La missione dovrebbe essere operativa ed effettiva a partire dal mese si ottobre. </p>
<p>Lo zampino francese nello stallo della missione</p>
<p><strong>Il ritardo però nella partenza della missione italiana è notevole</strong>. Da gennaio a settembre sono trascorsi otto mesi, senza che qualcosa si sia realmente sbloccato. Nello scorso mese di marzo un reportage da Niamey ha sottolineato l&#8217;impossibilità degli italiani giunti per i primi impegni logistici di operare. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lo-stallo-dellitalia-in-niger/">Rinchiusi in una base americana,</a> i nostri militari non hanno potuto effettuare nemmeno perlustrazioni in vista dell&#8217;arrivo degli altri soldati. Il perchè viene visto, secondo diverse ricostruzioni, nelle mosse dell&#8217;Eliseo che non vedrebbe di buon occhio la presenza italiana in Niger. Il paese africano è stato una colonia francese e Parigi attualmente tiene a mantenere una profonda influenza sulle sorti di Niamey. Da qui il colosso dell&#8217;energia Areva estrae gran parte dell&#8217;<strong>uranio</strong> che serve ad alimentare le centrali nucleari in Francia, ovviamente con royalties quasi irrisorie. Ma non solo: il Niger appare strategico in quanto paese ponte tra la Libia ed il Sahel. Chi mette piede qui ha la sicurezza di poter avere un determinato peso specifico tanto in Libia, quanto nell&#8217;Africa sub sahariana.</p>
<p>È per questo motivo che da Parigi non sono arrivate molte approvazioni nei riguardi di Roma per la missione dei nostri soldati. Con la sua presenza a Niamey, anche l&#8217;Italia potrebbe avere un punto di osservazione privilegiato sia per i suoi interessi in Libia che per quelli inerenti la parte occidentale del continente nero. E questo, nell&#8217;ottica del braccio di ferro tra Francia ed Italia per il controllo delle risorse libiche e non solo, ha indispettito e non poco l&#8217;Eliseo. Del resto Parigi, oltre ai legami consolidati durante il periodo coloniale, <strong>qui ha installato diverse basi e sono presenti non pochi contingenti francesi soprattutto nel nord del Niger</strong>, lì dove sono presenti gran parte dei giacimenti di uranio. La presenza di italiani potrebbe aver rappresentato, nei piani del governo francese, un&#8217;autentica palla al piede.</p>

<p>Una prima prova delle presunte responsabilità francesi nello stallo della missione italiana in Niger, potrebbe provenire proprio dall&#8217;atteggiamento del governo nigerino nei mesi scorsi. In particolare da quello del ministro dell&#8217;interno, <strong>Mohamed Bazoum</strong>: astro nascente della politica locale, è stato accreditato di buoni rapporti personali con Macron e diversi politici francesi. Proprio lui nei mesi scorsi ha tuonato contro l&#8217;installazione di altri contingenti stranieri, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.askanews.it/esteri/2018/02/25/niger-proteste-contro-legge-finanziaria-e-basi-militari-straniere-pn_20180225_00068/">appoggiando anche le proteste popolari contro la presenza di altri militari stranieri in Niger</a>. In un&#8217;intervista a <em><a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Niger-Ministro-Interni-nessun-accordo-con-Italia-per-missione-militare-b4e83ed6-e3a7-4e87-b59b-0ffd9a410ab3.html">Rainews24</a></em>, Bazoum si è anche spinto oltre affermando la non esistenza di accordi tra Niamey e Roma: &#8220;Ho appreso la notizia del via libera alla missione italiana soltanto dai media&#8221;, ha dichiarato a marzo il ministro nigerino. </p>
<p>Il Niger nuova &#8220;caserma d&#8217;Africa&#8221; </p>
<p><strong>Adesso dunque la missione pare essersi sbloccata</strong>. Dietro il disco verde annunciato dal ministro Trenta, ci sarebbe un importante lavoro diplomatico avviato già nel mese di giugno. Proprio in quel mese il presidente del Niger, <strong>Mahamadou Issoufou</strong>, è stato a Roma ricevuto dal premier Giuseppe Conte. Per l&#8217;Italia essere in Niger è importante e non soltanto per la questione immigrazione. <a href="https://www.huffingtonpost.it/marco-perduca/gentiloni-in-niger-come-cavour-in-crimea_a_23317882/">Come scritto da Marco Perduca </a>alla vigilia della discussione in parlamento del decreto di autorizzazione della missione, l&#8217;invio di un contingente italiano in Niger si potrebbe paragonare alla mossa effettuata da Cavour in Crimea.<strong> Inviare cioè qualche centinaio di uomini per far notare la propria presenza</strong> in un&#8217;area diventata fondamentale nel contesto geopolitico africano e non solo. I soldati italiani non avranno compiti di pattugliamento o di combattimento, bensì solo di addestramento. In poche parole, per Roma l&#8217;importante a questo punto è esserci.</p>
<p>Come per l&#8217;Italia, anche per tanti altri Paesi. Non solo la Francia, ma anche gli Usa: qui Washington ha installato diverse basi dove operano gruppi speciali e da dove partono, con destinazione spesso la Libia, centinaia di droni al giorno. Per gli americani il Niger, secondo le dichiarazioni del Pentagono, è essenziale soprattutto per la lotta al terrorismo. Ma nel Paese africano sono presenti anche<strong> soldati tedeschi e canadesi</strong>. In poche parole, per via della sua posizione geografica e delle sue risorse, il Niger si è ritrovato crocevia di alcuni dei più importanti passaggi geopolitici attuali. </p>

<p>A questo bisogna aggiungere anche la competizione di natura economica. La<strong> Cina </strong>sta insidiando la Francia per quanto riguarda lo sfruttamento dell&#8217;uranio, Pechino e Niamey sono apparse sempre più vicine negli ultimi mesi. Il governo locale potrebbe sottoscrivere nei prossimi anni patti con il gigante asiatico dal valore doppio rispetto ai contratti firmati con i francesi. Un tutti contro tutti dunque, dove si intrecciano svariati interessi strategici. E dove, purtroppo, in tutto questo la popolazione appare sempre più povera e tra le più sofferenti del pianeta. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-italia-presto-in-niger-470-soldati-a-niamey-entro-un-anno.html">L&#8217;Italia sarà presto in Niger:  ecco cosa prevede la missione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il ministero detta la linea  su duplice uso e resilienza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/duplice-uso-resilienza-il-ministero-della-difesa-indica-le-linee-guida.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 10:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Aeronautica militare italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Militare Italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>L&#8217;utilizzo delle capacità militari per esigenze civili risale all&#8217;antichità, quando, per fare un esempio, in epoca romana, fu istituito il Genio militare, un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami e fabbri, preposto al supporto tecnico delle armate romane nella costruzione di opere di ingegneria militare. In tempi decisamente più recenti, dal secondo dopoguerra in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/duplice-uso-resilienza-il-ministero-della-difesa-indica-le-linee-guida.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_5908827-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p>L&#8217;utilizzo delle <strong>capacità militari per esigenze civili</strong> risale all&#8217;antichità, quando, per fare un esempio, in epoca romana, fu istituito il Genio militare, un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami e fabbri, preposto al supporto tecnico delle armate romane nella costruzione di opere di ingegneria militare. In tempi decisamente più recenti, dal secondo dopoguerra in poi, si è assistito ad un crescente uso dello strumento militare nazionale in compiti non militari per interventi conseguenti ad eventi calamitosi sia in patria sia all&#8217;estero.</p>
<p>Il trend degli ultimi anni</p>
<p>Il trend dell’impiego e delle iniziative di ciascuna forza Armata a favore delle istituzioni civili è in crescita, come conferma uno studio elaborato per il Centro Militare di Studi Strategici (Cemiss) nel 2017, dall’attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, dal titolo <em>L’utilizzo duale della capacità della difesa per scopi non-militari</em>. Nell&#8217;analisi delle più importanti esperienze di attività a duplice uso della Difesa, il ministro Trenta andava ad individuare i più significativi interventi condotti da Esercito, Marina e Aeronautica. Il quadro emerso evidenziava come le attività svolte dalle forze Armate, nell&#8217;esercizio della &#8220;quarta missione&#8221; prevista dal Libro Bianco, richiedessero di mettere sempre più a disposizione degli altri ministeri le proprie competenze e capacità per compiti non militari. La recente storia del duplice uso delle capacità della Difesa per scopi non militari e a supporto della resilienza nazionale non è certamente un fatto nuovo ed è esplicitata al terzo comma dell’art.89 del Codice dell’Ordinamento Militare in cui si legge  che &#8220;le Forze Armate concorrono alla salvaguardia delle libere istituzioni e svolgono compiti specifici in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità ed urgenza&#8221;.</p>
<p>Tra gli esempi più noti di questa tipologia di interventi spiccano l’alluvione del Polesine (1951), il disastro del Vajont (1963), l’alluvione di Firenze (1966), i terremoti in Belice (1963), Friuli (1976), Campania e Basilicata (1980), Umbria e Marche (1997). Particolarmente decisivo negli ultimi anni è stato il concorso delle Forze Armate in sinergia con Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e Polizia di Stato nel prestare soccorso alle popolazioni, in occasione degli eventi sismici dell’Aquila (2009), Emilia (2012), Norcia, Amatrice e Arquata del Tronto nel 2016.</p>
<p>L’operazione Sabina e gli altri interventi dual use</p>
<p>L’Operazione Sabina, questo il nome della missione di soccorso che, a partire dai drammatici <strong>terremoti</strong> del 24 agosto e 26 ottobre del 2016, hanno colpito Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, ha costituito, come ricordato dal Capo di Stato Maggiore Generale, Claudio Graziano, &#8220;l’espressione più nitida della capacità duale delle Forze Armate, ovvero la caratteristica di poter sfruttare proficuamente capacità nate per esigenze squisitamente militari in ogni situazione di emergenza, a favore della collettività civile”.</p>
<p>La Marina Militare, come ha ricordato in un’intervista pubblicata nel numero di giugno di <em>Rivista Marittima</em> il Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Valter Girardelli, esercita le sue funzioni duali attraverso le sue navi “che consentono di essere impiegate prontamente e senza necessità di ulteriori modifiche per esigenze e compiti non militari a supporto della popolazione civile come calamità, carestie, gravi disastri”. Come noto, infatti, le navi per loro intrinseca natura sono caratterizzate da elevata <strong>autosufficienza logistica</strong> e possono fornire molteplici tipologie di supporto e servizi che vanno dal concorso alla ricerca e valorizzazione del patrimonio storico/archeologico subacqueo alla bonifica di ordigni esplosivi, alla gestione delle emergenze iperbariche nell&#8217;area di Taranto e La Spezia (grazie alle convenzioni esistenti con le relative aziende sanitarie locali), alla tutela ambientale e al settore della ricerca scientifica, come confermato dalle attività di Nave Alliance nei Mari del Nord al limite del circolo Polare Artico, denominate High North e che vedono il coinvolgimento di diversi Enti nazionali di ricerca ed aventi per obiettivo lo studio dei <strong>fenomeni metereologici</strong> che influiscono sul nostro clima.</p>
<p>Lo stesso Servizio Meteorologico dell’Aeronautica è espressione di capacità duale, grazie all’impiego di assetti e risorse che operano indistintamente per la Difesa e per la comunità, non limitandosi alle sole previsioni del meteo ma svolgendo attività di prevenzione dei danni a persone e cose dovuti a eventi atmosferici intensi e la salvaguardia, mediante collaborazioni con le autorità nazionali preposte, delle vite umane (Cfr. Mario Renna, Informazioni della Difesa, n.3 – 2018). In tema di partnership pubblico-privato l’Aeronautica, insieme a Leonardo, sta realizzando la scuola di volo per piloti di quarta e quinta generazione che dovrà nascere a Galatina, in provincia di Lecce. Un esempio che, come dichiarato dal Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Enzo Vecciarelli durante l’airshow di Farnborough, lo scorso luglio, potrebbe estendersi ad altri settori della difesa (Cfr. Stefano Pioppi, La collaborazione fra Aeronautica Militare e imprese spiegate dal generale Vecciarelli, Formiche.net, 18/07/2018).</p>
<p>Il personale militare impiegato nelle operazioni internazionali e nelle operazioni nazionali</p>
<p>Per avere un’idea di quanto sia rilevante il contributo delle forze armate impiegate in operazioni in territorio nazionale per attività di duplice uso, basti pensare che sono circa 6.190 i militari impegnati in 39 missioni di cui 37 internazionali e in 24 Paesi, a fronte di circa 7.190 in servizio sul territorio nazionale. Nel novero di queste attività spicca l’Operazione Strade Sicure, in corso dal 2008, che vede il concorso di unità e reparti di Esercito, Marina e Aeronautica nel controllo del territorio insieme alle forze di polizia e ai Carabinieri. Un dispositivo che vigila quotidianamente su obiettivi sensibili e che consente di liberare, in diversi casi, risorse utili a compiti investigativi. A questi numeri vanno aggiunti gli interventi specifici previsti dall’art. 92 del Codice dell’Ordinamento Militare che, come nel caso delle catastrofi naturali, hanno visto impiegati, all’apice dell’operazione Sabina, circa 4mila uomini ed oltre 1.200 mezzi.</p>

<p>Numeri che confermano quanto gli interventi delle Forze Armate in circostanze di pubbliche calamità risultino essere di primaria importanza potendo mettere a disposizione, rapidamente, assetti preziosi e talvolta esclusivi, come quelli logistici, di telecomunicazioni e trasporto oltre che di comando e controllo, senza contare le caratteristiche del personale militare addestrato allo stress e alla fatica.</p>
<p>Lezioni apprese</p>
<p>Sulla base delle lezioni apprese da questa tipologia di interventi, svolti nella maggior parte dei casi in risposta a un evento perturbante, il documento <em>Duplice uso e Resilienza</em> va nella direzione tracciata ancora una volta dal ministro Elisabetta Trenta, in una recente intervista pubblicata su <em>Informazioni della Difesa</em>, “di consentire progressi sulla via della razionalizzazione tanto dei mezzi quanto delle procedure, un aspetto con importanti risvolti economici”. Su queste premesse il documento individua nel concetto di resilienza – quale pianificato utilizzo di tutte le risorse, sia civili che militari – la migliore risposta dell’intero Sistema Paese a tutto ciò che possa perturbare la sicurezza, stabilità interna e governabilità, da concretizzare nell’ambito di un rinnovato Anmd (Approccio Multi Nazionale Multi – Dimensionale), in aderenza al portato normativo di riferimento.</p>
<p>Il documento prende atto di quanto la capacità di resilienza nazionale sia basata non solamente sulla forte capacità di un governo, ma anche sul fattore coesione tra i sistemi pubblico – privato, con le università e le aziende. Un concetto bene espresso da un altro importante studio prodotto per il Cemiss nel 2017, da Elisabetta Trenta e Claudio Bertolotti, Capo dei ricercatori del Cemiss, dal titolo <em>Resilienza collaborativa e prontezza civile</em>.</p>
<p>L’indirizzo politico del documento <em>Duplice uso e Resilienza</em>, per far fronte ex ante agli effetti dei cambiamenti geostrategici, socio &#8211; tecnologici, ambientali, e alle nuove esigenze di sicurezza collettiva, è quello della trasformazione e del rinnovamento di uno strumento militare che &#8211; anche in chiave di duplice uso sistemico &#8211; possa essere al servizio della Repubblica ancora più efficacemente, a fronte delle nuove minacce ed esigenze di sicurezza collettiva, degli scenari e delle tendenze future.</p>

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		<title>La sfida italiana a Sophia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/italia-operazione-sophia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2018 07:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Frontex]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Sophia]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>L&#8217;incontro informale di Vienna fra i ministri della Difesa e degli Esteri dei Paesi membri dell&#8217;Unione europea pone di nuovo al centro il tema migranti. E l&#8217;Italia arriva nella capitale austriaca con un unico obiettivo: provare a cambiare le regole dell&#8217;operazione Sophia, la missione europea per il controllo del traffico di esseri umani nel Mediterraneo. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-operazione-sophia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/MIGRANTAPE-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p>L&#8217;incontro informale di <strong>Vienna</strong> fra i ministri della Difesa e degli Esteri dei Paesi membri dell&#8217;Unione europea pone di nuovo al centro il tema migranti. E l&#8217;Italia arriva nella capitale austriaca con un unico obiettivo: provare a cambiare le regole dell&#8217;operazione Sophia, la missione europea per il controllo del traffico di esseri umani nel Mediterraneo.</p>
<p>Che cos&#8217;è l&#8217;operazione Sophia</p>
<p>L&#8217;operazione Sophia, conosciuta anche come <strong>Enavfor Med</strong>, è l&#8217;operazione militare promossa dall&#8217;Unione europea per colpire il traffico di migranti provenienti dalla Libia. Istituita tra maggio e giugno del 2015, la missione europea prevede quattro fasi differenti il cui passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra deve essere deciso in ambito internazionale.</p>
<p><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.operationsophia.eu/media_category/assets/">In questo momento</a>, la <strong>nave San Marco</strong> della Marina Militare è la <em>flagship</em> dell&#8217;operazione. Insieme ad essa, operano il pattugliatore irlandese James Joyce, la fregata spagnola Numancia, e la nave da supporto tedesca Mosel. Insieme a queste navi, operano sui cieli del Mediterraneo altri mezzi europei, compreso un elicottero italiano.</p>
<p>Attualmente siamo nella <strong>Fase Due</strong>. Questa fase, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/op_intern_corso/eunavfor_med/Pagine/default.aspx">come spiega il ministero della Difesa</a>, prevede che &#8220;gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta <strong>suddivisa</strong> <strong>in una fase in alto mare</strong>, attualmente in corso, ed una in <strong>acque territoriali libiche</strong>, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell&#8217;invito del relativo Stato costiero&#8221;.</p>
<p>Una terza fase, invece, prevede direttamente l&#8217;intervento sia in mare che a terra per colpire e neutralizzare il traffico di immigrati clandestini e le reti criminali che lo controllano. Una fase di intervento più &#8220;drastica&#8221; ma che sarebbe probabilmente l&#8217;unica in grado di sradicare definitivamente il problema del traffico di migranti dalla Libia verso l&#8217;Italia.</p>
<p>L&#8217;operizione Sophia e i &#8220;porti sicuri&#8221;</p>
<p>Fino a questo momento, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://formiche.net/2018/08/immigrazione-operazione-sophia-trenta/">se guardiamo i numeri</a>, l&#8217;operazione Sophia ha funzionato. Dal 2015 ad oggi, sono state <strong>salvate 45mila persone</strong>. I barconi intercettati e neutralizzati sono 551 mentre più di 150 gli scafisti arrestati. Nel frattempo, la Guardia costiera libica è stata addestrata dalle forze europee e l&#8217;Italia ha consegnato pattugliatori e addestratori alle forze di Tripoli.</p>
<p>Ma c&#8217;è un problema fondamentale che l&#8217;Italia deve risolvere al più presto: quello dei &#8220;porti sicuri&#8221;. In base agli accordi con cui è stata istituita la missione, Eunavfor Med non ha un proprio regolamento sugli sbarchi delle persone salvate dai barconi, ma l&#8217;ha mutuato direttamente dalla <strong>vecchia missione Triton</strong> operata da Frontex. Il problema è che Triton considerava <strong>l&#8217;Italia l&#8217;unico Paese di sbarco</strong>. Ed è per questo che ci troviamo a gestire gli sbarchi dei migranti salvati durante l&#8217;operazione Sophia.</p>
<p>Per evitare di gestire tutto questo in solitaria, il governo di <strong>Giuseppe Conte</strong> sta tentando da tempo di modificare il regolamento che prevede l&#8217;Italia come unico Paesi utile agli sbarchi. Ma la solidarietà europea tanto decantata da Bruxelles e dai nostri partner europei, è finita nel momento in cui l&#8217;Italia ha provato a domandarlo. Non una novità in quest&#8217;Europa che da tempo ha lasciato i Paesi mediterranei a gestire da soli il flusso migratorio.</p>
<p>Ma è su questo e su altri punti che il governo italiano ha deciso di andare avanti, consapevole che l&#8217;unico strumento per risolvere, in parte, il problema sia quello di trovare un accordo per modificare il &#8220;Piano operativo&#8221;.</p>
<p>La proposta italiana</p>
<p>La proposta italiana innanzitutto prevede, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/08/29/trenta-navi-sophia-non-solo-in-italia_c140ab9f-a677-4899-b0bd-246cc239f7ee.html">come spiegato oggi</a> dal ministro <strong>Elisabetta Trenta</strong>, la rotazione dei porti di sbarco. Per il titolare del dicastero è <strong>inaccettabile</strong> il principio che l&#8217;Italia sia l&#8217;unico approdo dei migranti salvati al largo della Libia. Insomma, tutti i Paesi mediterranei devono fare la loro parte: perché l&#8217;Italia, secondo il governo, ha già dato abbastanza. </p>
<p>Ma non è tutto. L&#8217;Italia propone anche un meccanismo europeo di <strong>identificazione dei porti di sbarco</strong> nei diversi Paesi mediterranei gestito da una cellula di coordinamento in mano all&#8217;agenzia <strong>Frontex</strong>. La nuova Unità di coordinamento sarebbe composta da un rappresentante di ciascuno Stato membro del meccanismo di cooperazione.</p>
<p>L&#8217;auspicio del governo italiano è che per ogni operazione di salvataggio intervenga un meccanismo europeo di sostegno logistico e finanziario che faccia sbarcare i migranti direttamente nel porto sicuro identificato dall&#8217;agenzia. E per ottenere questo risultato, l&#8217;Italia è anche pronta a fare la sua parte allargando l&#8217;ambito di operatività nel <strong>Mediterraneo occidentale</strong>: lì dove adesso, tra Marocco e Spagna, sta esplodendo un&#8217;altra rotta migratoria.</p>
<p>Infine, altro punto cruciale, l&#8217;Italia è intenzionata a chiedere che gli sbarchi e la rotazione dei porti avvengano seguendo il <strong>principio Sar e non quello geografico</strong>. Un principio fondamentale che, se confermato, darebbe un colpo durissimo alla <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/ecco-perch-malta-non-fa-sbarcare-mai-i-migranti-che-1539078.html">politica sui salvataggi di Malta</a>. La Valletta infatti ha disegnato un&#8217;area Sar immensa, che va dalle isole Pelagie a Creta, ma poi considera il primo porto sicuro non il suo, ma quello più vicino geograficamente. Ed è per questo che poi i migranti salvati nelle sue acque Sar finiscono in Italia.</p>
<p>Secondo il governo, a prescindere dalla zona geografica in cui avviene il soccorso, chi è responsabile dell&#8217;area Sar in cui avviene il salvataggio, si deve assumere la responsabilità dello sbarco. In questo modo, finirebbe il giochetto maltese di avere quanto desiderato sulle acque Sar ma senza subirne le conseguenze.</p>
<p>Le resistenze dell&#8217;Europa</p>
<p>Per l&#8217;Italia, l&#8217;impresa non è affatto facile. In questi mesi siamo stati abituati alla mancanza di solidarietà da parte degli Stati europei e <strong>Roma è stata spesso lasciata sola</strong>. Amici non ne abbiamo. Non lo sono i nostri storici partner europei, a cominciare dalla Francia di Emmanuel Macron. Ma non lo sono neanche i nuovi amici di <strong>Visegrad</strong>, come hanno già fatto capire sia Viktor Orban che il primo ministro della Repubblica Ceca <a href="https://notizie.tiscali.it/politica/articoli/prendi-anche-solo-migrante-ma-babis-dice-no-conte/">Andrej Babiš</a>.</p>
<p>Nessuno vuole i migranti che sbarcano in Italia grazie al regolamento di Sophia. E sembra difficile credere che siano disposti a trattare per una modifica che metta a repentaglio questo meccanismo in cui siamo solo noi a subire le conseguenze degli interventi in mare. <strong>La speranza è che l&#8217;Italia trovi alleati</strong> in grado di sostenerla in questo cambiamento.Ma chi si assumerà il compito di dire al proprio elettorato di accogliere chi viene salvato nel Mediterraneo, a pochi mesi dalle elezioni europee?</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/italia-operazione-sophia.html">La sfida italiana a Sophia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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