Piovono bombe vicino ai militari italiani di stanza a Misurata, in Libia. Due raid aerei hanno sfiorato nel giro di poche ore l’Ospedale militare da campo italiano che ha curato in passato i miliziani libici vittoriosi contro lo Stato islamico a Sirte – ex roccaforte di Gheddafi divenuta per pochi mesi capitale del sedicente califfato in Nord Africa – e che oggi fornisce assistenza e supporto alla popolazione. Non è la prima volta che succede e non eravamo noi l’obiettivo di quei missili. Eppure un aereo da trasporto C130J dell’Aeronautica italiana diretto a Misurata, la città-Stato libica alleata di Tripoli, ha invertito la rotta a sud-est di Lampedusa lo scorso 6 agosto per fare ritorno alla base. A darne notizia è stato il monitoraggio effettuato sulla zona da Radio Radicale, che ha tracciato la rotta visibile in chiaro sui siti che rilevano i transponder degli aerei. L’inusuale dietrofront è avvenuto a poche ore di distanza dal raid aereo condotto la notte tra il 5 e il 6 agosto dall’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar contro un altro aereo da trasporto, un Iljushin 76 ucraino proveniente dalla Turchia. Secondo le forze dell’uomo forte della Cirenaica, il velivolo distrutto trasportava armi a munizioni alle “milizie terroriste” della Tripolitania.

Il cargo di proprietà della compagnia ucraina Skyaviatrans stava trasportando da Ankara “aiuti umanitari” per la Mezzaluna rossa libica, almeno stando alla versione fornita dal ministero degli Esteri di Kiev all’agenzia “Interfax Ukraine”. Sta di fatto che le esplosioni e le fiamme divampate in seguito al bombardamento sono state viste anche a diversi chilometri di distanza. Secondo quanto apprende l’Agenzia Nova, “un missile con un’ogiva a bassa intensità, simile a quello lanciato da un drone lo scorso 27 luglio contro lo stesso aeroporto di Misurata” ha colpito l’aereo “a 500-600 metri” dall’Ospedale militare da campo italiano che fornisce assistenza e supporto alla popolazione libica. Un bello spavento (il secondo in pochi giorni) per i circa 300 militari italiani del contingente italiano di stanza a Misurata nel quadro della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit).

I motivi per cui il C130J Hercules dell’Aeronautica italiana abbia deciso di invertire la rotta non sono ancora chiari. Secondo alcune fonti, la pista dell’aeroporto di Misurata era inagibile dopo il bombardamento notturno compiuto dalle forze di Haftar. Tuttavia, i voli civili da e per Misurata sono proseguiti normalmente il giorno successivo: perché l’aereo italiano non è atterrato come hanno fatto i voli di linea? Probabilmente perché gli aerei militari a Misurata utilizzano un ingresso separato – anche se contiguo, date le dimensioni ridotte dello scalo – rispetto ai velivoli civili. Sia come sia, è un fatto che un volo logistico che stava presumibilmente trasportando materiali destinati al contingente italiano di stanza a Misurata ha dovuto rinunciare all’atterraggio sul territorio libico, tornando indietro a metà strada: non era mai successo prima d’ora.

Non è tutto: secondo il sito web “The Libyan Address Journal, vicino all’Lna, le forze di Haftar hanno colpito ieri, 7 agosto, un aereo da attacco leggero L-39 del Governo di accordo nazionale (Gna, l’esecutivo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite e sostenuto dall’Italia) partito dall’aeroporto di Mitiga, a est Tripoli, e atterrato a Misurata dove sarebbe stato distrutto. Il colonnello Mohammad Manfour, capo della sala operativa dell’Lna, ha invitato “i civili a stare alla larga dagli assembramenti delle milizie terroristiche” nella zona di Misurata. Un’escalation preoccupante per il nuovo comandante della missione italiana Miasit, il generale di brigata Alessio Cavicchioli, proveniente dal 4° Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger, subentrato lo scorso 31 luglio al parigrado Domenico Ciotti.

Nel momento in cui scriviamo, dal ministero della Difesa e dallo Stato maggiore non è ancora arrivato alcun commento. Se è vero che il contingente italiano a Misurata non prende parte al conflitto e fornisce sostegno alla popolazione, è altrettanto vero che i bombardamenti dell’Lna colpiscono a pochi metri dalle piste civili. Vale la pena ricordare che i bombardamenti del generale Haftar non sempre si sono rivelati “chirurgici”: lo scorso 4 agosto almeno 40 persone sono rimaste uccise in un raid aereo dell’Lna a Murzuq, nel sud della Libia. Inoltre, in più di un’occasione il portavoce dell’Lna, Ahmed al Mismari, ha pubblicamente sollecitato l’Italia a ritirare il proprio contingente da Misurata: una specie  di minaccia più o meno velata, lanciata più per alzare il morale delle truppe che per spaventare Roma. E’ ovvio che non è nell’interesse di Haftar colpire l’Ospedale da campo di Misurata o l’Ambasciata d’Italia a Tripoli, altrimenti lo avrebbe già fatto. Sarebbe tuttavia opportuno che il governo fornisca rassicurazioni ai familiari dei circa 300 militari italiani che si trovano a pochissima distanza da una zona di guerra che si sta rivelando sempre più insidiosa per il nostro contingente.

La reazione della Difesa italiana

La mattina dell’8 agosto, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha ammesso che “negli ultimi due giorni gli aerei del generale Haftar hanno colpito anche l’aeroporto di Misurata, dove si trova la base italiana”. La titolare del dicastero della Difesa ha parlato di “attacchi molto precisi, che non hanno coinvolto in alcun modo gli italiani e il nostro ospedale e tale precisione indica che certamente non siamo noi l’obiettivo degli attacchi”. In un post sulla pagina Facebook del ministero, Trenta ha sottolineato che gli italiani “non sono un target” per nessuna delle fazioni in campo. Nessun accenno, tuttavia, all’inversione di rotta del C130 italiano. “In una situazione in cui non c’è nessuna possibilità di risolvere il conflitto militarmente e che presenta un forte rischio di radicalizzazione dello stesso, solo una soluzione politica può portare pace e stabilità durature e arginare la crisi umanitaria. Continuiamo ad esprimere vicinanza ai libici e a svolgere un’attività di diplomazia, che utilizza anche lo strumento sanitario, il cui scopo è far cessare l’uso delle armi e far sedere i diversi attori intorno a un tavolo”, ha aggiunto il ministro.