La Francia starebbe aiutando le forze del generale Khalifa Haftar a bombardare i rivali in Libia da una base area segreta a Ras Lanuf, importante terminal petrolifero nel Golfo della Sirte. Il condizionale è d’obbligo perché in Libia la guerra si combatte anche con la propaganda e dall’offensiva del 4 aprile scorso si è letto e scritto di tutto. Ma è un fatto che i francesi siano stati colti con le mani nella marmellata a Gharian e non è affatto escluso che Parigi stia continuando a fare il doppio gioco: a parole, infatti, l’Eliseo riconosce il Consiglio presidenziale del Governo di accordo nazionale (Gna) sostenuto dalle Nazione Unite, ma nei fatti appoggia il tentativo dell’uomo forte della Cirenaica di conquistare Tripoli con la forza. A ventilare l’ipotesi di una presenza militare francese a Ras Lanuf è l’emittente televisiva Libia al Ahrar, media vicino ai Fratelli musulmani con sede centrale a Doha, in Qatar. La fonte è da prendere con le molle perché schierata dalla parte delle milizie che sostengono il Gna e, in particolare, dalla parte di Misurata, la “Sparta” libica intervenuta a Tripoli per sventare il golpe di Haftar contro il premier Fayerz al Sarraj.

La tv libica riferisce di aver ricevuto una soffiata dal Consiglio presidenziale su “un gruppo di militari francesi tra le fila dell’Esercito nazionale libico (Lna, la coalizione armata ai comandi del generale Haftar) altamente sorvegliato da elementi stranieri”. L’articolo non lo specifica, ma potrebbe trattarsi di uomini degli Emirati Arabi Uniti o dell’Egitto, i due principali sponsor arabi del generale Haftar. “I francesi risiedono negli alloggi dei lavoratori di una filiale della società Petrolcomet, in un sito chiamato Campo, localmente noto come Campo Ait Ashtewi al Sulaimani”, aggiunge la tv libica, ripresa in Italia anche dall’Agenzia Nova. Petrolcomet Service Co. Oil Engineering, questo il nome completo dell’azienda, si presenta sul proprio sito web come “un gruppo diversificato di settori integrati di ingegneria e servizi petroliferi” con sedi a Belgrado, Bengasi, Ras Lanuf e Tripoli. L’emittente aggiunge che i militari francesi avrebbero creato “una stazione per il lancio di droni all’interno di un hangar dell’aeroporto di As Sidr, vicino Ras Lanuf”. Si tratta di informazioni assai difficili da verificare, ma estremamente dettagliate e soprattutto finora mai smentite.

Non è la prima volta che si parla di francesi nella Mezzaluna petrolifera della Libia. Ad aprile la testata Formiche.net aveva parlato di “contractor francesi” dislocati a Ras Lanuf “per ragioni di sicurezza e intelligence da Parigi”, ipotizzando un “possibile coordinamento con gli emiratini pro-Haftar”. Fonti libiche vicine al governo Sarraj avevano riferito alla rivista italiana che “almeno un drone partirebbe dall’area di Ras Lanuf” con compiti non meglio specificati (attacchi a terra o illuminazione dei bersagli?). La posizione è senza dubbio strategica. Situata a metà strada fra Tripoli e Bengasi, saldamente in mano alle forze di Haftar e lontana dal fronte, sede di strutture petrolifere e industriali vitali per il paese, la città costiera di Ras Lanuf è la piattaforma ideale per effettuare operazioni militari clandestine in relativa tranquillità. La notizia di una struttura militare segreta francese a sostegno di Haftar, se confermata, potrebbe notevolmente complicare gli sforzi diplomatici per trovare una soluzione politica al conflitto.

Anche perché la guerra civile prosegue e le bombe continuano a cadere a poche centinaia di metri dai militari italiani di stanza a Misurata. Nella notte tra il 22 e il 23 agosto, l’aeronautica dell’Lna ha bombardato l’area di Al Sikt, distretto meridionale della “Città-Stato” libica, sede di una temibile prigione militare dell’era Gheddafi. Vale la pena ricordare che l’aeroporto cittadino situato proprio a sud di Misurata ospita anche l’ospedale da campo italiano con una presenza di circa 300 nostri militari nell’ambito della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (Miasit). Secondo il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, gli attacchi delle forze di Haftar sono “molto precisi” e i militari italiani in Libia “non sono un obiettivo” per nessuna delle fazioni in conflitto. Sperando che la mira di chi bombarda (che siano libici, emiratini o francesi) sia infallibile, il contingente italiano a Misurata ha finalmente ricevuto i rifornimenti dopo il “dietrofront” del C130J dell’Aeronautica italiana partito da Pisa e rientrato alla base dopo il raid aereo condotto la notte tra il 5 e il 6 agosto dall’Esercito nazionale libico contro un altro aereo da trasporto, un Iljushin 76 ucraino proveniente dalla Turchia.